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Autore: Swan_Time_Traveller    21/07/2022    0 recensioni
[Fanfiction sull'origine di Eddie Munson, partendo proprio da quando tutto ha avuto inizio.]
Andarsene, in un posto lontano. Ovunque, purché i giudizi affilati della gente di Hawkins non la raggiungessero: nella mente di Liz però, quelle parole sarebbero risuonate ugualmente, a prescindere dal suo nuovo inizio. E davvero si parlava di questo, di un capitolo da aprire ex novo? Era tutto nelle sue mani, e tutto dipendeva da lei, inclusa la vita che nove mesi dopo avrebbe cambiato la sua esistenza per sempre: forse era proprio quello il punto, settembre. Il momento in cui quella nascita sarebbe stata concreta, l'attimo in cui sarebbe diventata una madre.
Le incognite erano però troppe, così come la vergogna, le lacrime versate mentre suo padre, Christopher Munson, le ripeteva di non tornare a casa mai più.
Tutto quel di cui Liz era sicura era scappare. Fuggire, allontanarsi per sempre da una cittadina che le aveva voltato le spalle, assieme alla sua intera famiglia.
Genere: Avventura, Drammatico, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Eddie Munson, Nuovo personaggio, Sorpresa
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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Winter of '65

“One fine day, you'll look at me
And you will know our love was meant be
One fine day, you're gonna want me for your girl”


Alla tavola calda subito fuori i confini di Hawkins, nell’Indiana, Elizabeth Munson era seduta al bancone, fissando il milk-shake che aveva pagato con i pochi spicci che aveva in tasca. Il jukebox nell’angolo stava trasmettendo “One Fine Day” delle Chiffons: l’aveva scelta l’unica coppia di ragazzi presente nel locale, che stava ballando allegramente tra i tavoli, ignorando totalmente l’umore di chi era lì presente, ma totalmente su un altro universo. Non che a qualcuno dovesse importare minimamente dello sguardo vuoto e devastato di Liz, la quale ormai aveva capito quanto fosse necessario abituarsi al diventare invisibile.
Anzi, magari fosse stato da subito quello il punto, essere invisibile. A giudicare dalle ultime vicissitudini che l’avevano vista come sfortunata protagonista, Liz era diventata per Hawkins e per la sua famiglia qualcosa di cui parlare e, per la seconda, di cui vergognarsi: a scuola, in quelle passate settimane, non trascorreva un minuto tra i corridoi, davanti all’armadietto, in aula, senza sentire un vociferare divertito o scandalizzato, che finiva sempre per menzionare il suo nome.
Liz distolse lo sguardo dal suo frullato, per dare un’occhiata distratta all’esterno: il vento freddo che aveva piegato Hawkins nell’ultima settimana di dicembre sembrava essere cessato, ma le temperature erano ancora estremamente rigide. Poco male, perché a lei l’inverno non aveva mai turbato granché: eppure quel gennaio 1965 era iniziato davvero in modo catastrofico, così come si era concluso l’anno precedente … E con ogni probabilità, ogni mese sarebbe andata peggio, per far culminare il disastro a settembre.
Non c’era tempo per pensare ad un piano B. La soluzione, temporanea o definitiva che fosse per Liz, era una ed una soltanto.
Andarsene, in un posto lontano. Ovunque, purché i giudizi affilati della gente di Hawkins non la raggiungessero: nella mente di Liz però, quelle parole sarebbero risuonate ugualmente, a prescindere dal suo nuovo inizio.
E davvero si parlava di questo, di un capitolo da aprire ex novo? Era tutto nelle sue mani, e tutto dipendeva da lei, inclusa la vita che nove mesi dopo avrebbe cambiato la sua esistenza per sempre: forse era proprio quello il punto, settembre. Il momento in cui quella nascita sarebbe stata concreta, l'attimo in cui sarebbe diventata una madre.
Le incognite erano però troppe, così come la vergogna, le lacrime versate mentre suo padre, Christopher Munson, le ripeteva di non tornare a casa mai più. Aveva scelto il giorno di Capodanno per confessare alla sua famiglia di aspettare un figlio, da un ragazzo che tra l’altro aveva incontrato nuovamente ad una festa, e anche se ricordava il nome, per lei non era mai iniziato nulla, e nemmeno per lui. Era difficile spiegare, accettare, ammettere di aver compiuto un errore madornale davanti al padre, così rigidamente cattolico e dedito al suo nido familiare, e alla madre Ella, che mai si era sbilanciata a favore dei figli, lasciando sempre ampio margine e un intero palcoscenico al marito.
Quell’ultima sera del 1964 Liz dovette uscire di casa forzatamente, tra le lacrime che le rigavano il viso così velocemente che nemmeno le gelide temperature di Hawkins potevano bloccare: l’unica persona che aveva supplicato di fermarsi era stato suo fratello maggiore, Wayne. E lei non si era voltata nemmeno per guardarlo un’ultima volta: sapeva che separarsi da suo fratello avrebbe reso la scelta finale ancor più drammatica.
Ma alla fine, il dado era tratto, e Liz in quella tavola calda non sarebbe rimasta ancora per molto.
Tutto quel di cui era sicura era scappare. Fuggire, allontanarsi per sempre da una cittadina che le aveva voltato le spalle, assieme alla sua intera famiglia. E sperare per ciò che sarebbe nato nove mesi dopo, una vita migliore.
   
 
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