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Autore: Moira2020    05/08/2022    0 recensioni
La nascita di Evelyn Moore corrisponde con la morte di Vincent Cooper. Come possono due persone divise dalla morte incontrarsi?
Evelyn agli occhi degli altri appare come una ragazza normale; ha un lavoro, una casa e pochi amici. Ma dentro di se ha un mostro, un mostro chiamato depressione. Il suo demone interiore la porterà ad una decisione drastica, ma qualcuno verrà da lei per salvarla.
Tratto dalla storia:
Evelyn aprì per un attimo gli occhi. I suoi occhi grandi e all'insù quasi come quelli dei gatti. - Chi sei?- chiese con un filo di voce.
Vincent sorrise. Era la prima volta che i loro occhi si incontravano. - Sono il tuo angelo custode.-
Genere: Dark, Malinconico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago, Sovrannaturale
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Prologo



10 Novembre 1993

Quella notte la temperatura era scesa bruscamente a causa di un forte temporale. Il vento, costante e minaccioso, continuava a soffiare portando con se acqua e foglie.
A Vincent non dispiacevano i temporali a patto che fosse al riparo, magari nel suo salotto con il camino acceso. Quella sera invece lo aveva colto proprio mentre stava per tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Sulla spalla teneva la sua chitarra comprata da poco più di due mesi e cosi, invece di correre sotto alla pioggia come avrebbe fatto di solito, si sistemò al di sotto di un piccolo balcone. Si strinse nella giacca di pelle e si maledì per non aver scelto una giacca più pesante.
Rovistò per qualche secondo nella tasca dei jeans neri e strappati per poi trovare il pacchetto di sigarette. Ne tirò fuori una con le labbra e cercò di accenderla nonostante il vento impetuoso. 
- Che tempo di merda!- esclamò buttando fuori il fumo.
Avrebbe aspettato ancora qualche minuto, sperando che la pioggia diminuisse. Se fosse rimasto lì sarebbe comunque morto congelato. Il tempo di finire la sigaretta e il temporale sembrò diminuire abbastanza per poter fare gli ultimi metri verso la porta di casa. Dopo aver buttato il mozzicone di sigaretta a terra si incamminò, cercando di proteggere la chitarra. Non poteva permettersi di rovinarla; era nuova e non aveva abbastanza soldi per poterne ricomprare un'altra. E poi la sera seguente avrebbe suonato insieme alla sua band nel locale più famoso della città. A quel pensiero sorrise, era un periodo felice e tutto sembrava andare bene. 
- Ehi, che hai lì bello? - 
Quella voce improvvisa lo fece quasi sobbalzare. Quando si voltò vide due ragazzi che lo stavano fissando. 
- Beh, ti potrei dire che è una braca, ma credo che si capisca molto bene che in realtà è una chitarra. - rispose lui indicando lo strumendo ben riposto nella sua custodia. I due si guardarono. Il più grosso tra i due si avvicinò a Vincent con aria minacciosa. 
- Credi di essere simpatico, amico? Dammi quella chitarra e tutti i soldi che hai e nessuno si farà male. - 
Vincent alzò gli occhi al cielo. Il momento di felictà era appena finito e quello era un grosso guaio. No, non avrebbe dato la sua chitarra a quel ragazzino. 
- Posso darti i soldi, non la mia chitarra.- rispose infine. L'altro si voltò verso l'amico ed entrambi iniziarono a ridere. 
- Dammi tutto quello che hai! - lo incalzò lo sconosciuto. 
- Senti io stavo solo andando verso casa, non voglio rogne. Ho dieci dollari nella tasca e un pacchetto di sigarette. - Vincent iniziava ad innervosirsi. Anche lui era cresciuto per strada e sapeva bene che finire a rubare era semplice. Fin troppo semplice per degli adolescenti. 
Il ragazzo, con un gesto deciso e senza parlare, tirò fuori una pistola.
- Non sto scherzando, amico. - disse puntando l'arma verso Vincent. 
La sua vita o la chitarra. La situazione era degenerata in una manciata di minuti. Eppure la giornata era iniziata nel migliore dei modi, il lavoro era andato bene e aveva addirittura avuto un ingaggio. Vincent sbuffò e poi lentamente posò la chitarra a terra. 
- Avanti, vieni a prenderla - disse poi alzando le mani in alto. 
- Vedo che non sei poi così stupido - rispose l'altro avvicinandosi continuando a tenere in alto la pistola. Proprio mentre il ragazzo si abbassò per prendere la chitarra, Vincent lo afferrò per il braccio, facendo cadere l'arma. Dopo di che lo spinse via, facendolo cadere a terra. 
Quando sentì il rumore dello sparo pensò che fosse un tuono. Come aveva potuto sparare se il ragazzino era a terra? Si voltò lentamente e vide l'altro sconosciuto con in mano una pistola ancora fumante. Abbassò lo sguardo e vide del sangue sgorgare dalla suo stomaco. Gli avevano sparato e tutto divenne nero. 
Non avrebbe potuto dire quanto tempo fosse passato, ma il buio divenne luce. Una luce talmente forte che gli impediva di tenere gli occhi aperti. 
- Come ti senti, Vincent? - 
Quella voce risuonò da ogni lato. 
- Uno schifo... - rispose lui quasi in un sussurrò. La luce si affievolì e lui si ritrovò in una stanza d'ospedale. Non era lui il paziente. Una donna accanto a lui stava partorendo. Era confuso e stanco. Non capiva come potesse trovarsi lì in quel momento. Gli avevano appena sparato e forse era morto. 
- Una bambina! Una bella femminuccia!- 
Il pianto della creatura appena nata attirò l'attenzione di Vincent. 
- Evelyn, mia piccola Evelyn... - 
   
 
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