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Autore: Star_Rover    18/09/2022    4 recensioni
Stephen Mallory ed Henry Winterton non potrebbero essere più diversi. Il primo è un giovane impulsivo e passionale, l’altro invece è freddo e razionale.
Fin da ragazzi i due si ritrovano a competere l’uno contro l’altro, che sia per vincere una gara sportiva o conquistare il cuore di una fanciulla.
La loro rivalità perdura nel tempo, fino allo scoppio della Grande Guerra. Al fronte una questione personale metterà a dura prova due promettenti ufficiali dell’Esercito britannico.
Genere: Guerra, Introspettivo, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza | Contesto: Il Novecento, Guerre mondiali
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Carissimi, era da tempo che questa storia vagava nella mia mente e finalmente ho deciso di intraprendere questa impresa. Sarà una narrazione breve, probabilmente di 3/4 capitoli.
Ogni volta che mi impongo di cambiare il periodo storico dei miei scritti fallisco miseramente, quindi eccovi l’ennesimo racconto ambientato (in parte) durante la Grande Guerra. Spero comunque che possa interessarvi.
Vi ringrazio per essere passati da queste parti.
Buona lettura^^

 
I. Oxford
 


Oxford, 1910.
All’alba la corte era avvolta dal silenzio, la maggior parte degli studenti riposava ancora nel proprio letto. Nel dormitorio del lato nord la prima luce ad accendersi fu la lampada a gas di Henry Winterton. Come di consueto, il giovane era già in piedi per dedicarsi all’esercizio fisico prima di iniziare le lezioni. Era sempre stato preciso e metodico nel seguire la sua routine, restando fedele alla sua determinazione. Dopo aver stiracchiato i muscoli intorpiditi dal sonno si stendeva a terra per una sessione di addominali e flessioni, per poi uscire a completare l’allenamento con una corsa sulle rive del fiume.  Ciò avveniva indipendentemente delle condizioni metereologiche. I suoi compagni l’avevano visto affrontare il freddo invernale, la pioggia e la neve con stoica indifferenza.
Fortunatamente in quella tiepida mattinata autunnale Henry non dovette preoccuparsi delle intemperie. Con ampie falcate attraversò il ponte e proseguì lungo il sentiero che conduceva al parco. Trovava salutare l’aria fresca del mattino e il profumo dell’erba umida di rugiada.
Quando rientrò all’interno del cortile sembrò soddisfatto di aver portato a termine la prima fatica della giornata.
L’inserviente che stava spazzando la lunga scalinata gli rivolse un cortese saluto.
«Buongiorno Henry»                                                       
Il ragazzo ricambiò con un sorriso, era felice che finalmente quell’uomo avesse smesso di rivolgersi a lui in modo formale. Winterton e i suoi compagni portavano particolarmente rispetto nei confronti del signor McLean, un reduce della sanguinosa battaglia di Magersfontein. Durante la seconda guerra boera era stato gravemente ferito a una gamba, per questo zoppicava. In ogni caso McLean era uno scozzese testardo e orgoglioso che non aveva mai cercato compassione.
I ragazzi lo chiamavano scherzosamente Wauchope, poiché oltre ad assomigliare al famoso generale, era anche un suo grande estimatore, avendo avuto il privilegio di incontrarlo personalmente. Era dunque probabile che iniziasse a parlare di lui durante ogni genere di conversazione.
Henry apprezzava intrattenersi con McLean per farsi narrare qualche avventuroso episodio di guerra, e anche l’ex-militare sembrava averlo preso in simpatia.
«Vedo che continui a mantenerti in forma» commentò l’uomo con approvazione.
«Oh, certo. La costanza è fondamentale, ma non devo certo parlare a lei di disciplina»
McLean raddrizzò le spalle con fierezza, come se stesse esibendo ancora la divisa dei Black Watch.
«Bravo ragazzo, sono certo che questa dedizione ti sarà utile»
Winterton voltò lo sguardo verso i cancelli, aveva scorto dell’insolito movimento oltre al viale.
«Che succede laggiù?» domandò con sincera curiosità.
McLean rispose prontamente: «ci sarà un po’ di movimento in questi giorni, sono arrivati i nuovi studenti»
Henry non diede troppa importanza a tutto ciò, la notizia lo lasciò piuttosto indifferente. Il giovane si congedò e rapidamente raggiunse la sua ala del dormitorio. Dopo essersi lavato e rasato si vestì con calma, abbottonò la camicia e indossò la giacca. Ancora ignaro di quel che sarebbe successo pensò che quello sarebbe stato un giorno come tanti ad Oxford. 

 
Henry raggiunse i suoi compagni in una più ampia stanza comune. Il fischio del bollitore lo informò che era arrivato proprio al momento giusto. Solitamente la colazione veniva consumata tra sbadigli e commenti assonnati riguardanti la notte appena trascorsa oppure la giornata non ancora iniziata. Quella volta intorno al tavolo Winterton percepì un certo fermento. I suoi amici sembravano particolarmente coinvolti nella loro discussione. Li sentì parlare a voce alta partecipando alla conversazione con gran trasporto. Alle sue orecchie però erano giunte solo parole frammentate, da cui non aveva potuto intuire molto sull’argomento trattato.
«Di che state parlando?» domandò ad un certo punto, incuriosito e insospettito dalla situazione.
«Del nuovo arrivato in fondo al corridoio» rispose Philip, il suo vicino di stanza. 
Winterton sollevò appena un sopracciglio, in quel momento ricordò ciò che gli aveva riferito McLean.
«Uno del primo anno?» ipotizzò.
«Oh, no. Sarà in corso con noi. È stato trasferito qui dall’Hertford»
Henry non comprese il perché di tanto sgomento per l’arrivo di un nuovo studente, fino a quel momento non trovava nulla di interessante in quella vicenda.
«Si è già presentato?»
«No, non abbiamo ancora avuto occasione. In ogni caso tu lo incontrerai presto. È un canottiere, vi vedrete spesso al club»
Winterton non espresse particolare entusiasmo a quell’idea. Quell’anno voleva assolutamente conquistarsi il posto nella squadra come vogatore di corsa, un nuovo componente avrebbe potuto rappresentare un potenziale avversario.  
Henry rimase a rimuginare sulla questione, il suo sguardo si incupì. Aveva atteso a lungo quel momento e non aveva certo intenzione di rinunciare a quell’opportunità tanto facilmente, non poteva permettere che qualcuno si intromettesse rovinando i suoi piani. 
 
Per il resto della mattinata Henry non fece altro che pensare a chi potesse essere il nuovo arrivato e quale aspetto potesse avere. Trascrisse gli appunti distrattamente durante le lezioni, la sua mente era occupata da altre preoccupazioni.
Philip attirò la sua attenzione con una leggera gomitata.
«Sai, ho sentito dire che il nuovo arrivato è il figlio di un maggiore dell’esercito»
«Per quale ragione la questione ti interessa tanto?»
«Be’, quel ragazzo è qui da poche ore e già tutti parlano di lui, deve essere una persona interessante. Dovremmo invitarlo al circolo per una delle nostre serate!» esordì con fin troppo entusiasmo.
Winterton sbuffò: «non sappiamo nemmeno chi sia»
«Il suo cognome è Mallory»
Henry si stupì: «come hai fatto a scoprirlo?»
Philip rispose con lieve imbarazzo: «ho chiesto a Wauchope, lui sa sempre tutto di tutti. Purtroppo però non conosceva il suo nome»
L’altro dovette sforzarsi per fingere indifferenza.
«Sei fortunato» commentò Philip.
Winterton non capì: «per quale motivo?»
«Sarai il primo di noi a incontrarlo!»
 
***
 
Henry non sapeva perché si sentisse così nervoso all’idea di quell’incontro. Sembrava che tutti fossero impazziti, non riusciva proprio ad immaginare che cosa potesse avere quel ragazzo di così speciale per aver attirato su di sé tante attenzioni. Per lui tutto ciò era incomprensibile.
Credeva di fare la sua conoscenza nel refettorio per pranzo, ma al tavolo dei canottieri il suo posto rimase vuoto. Ciò non fece altro che aumentare le aspettative e la curiosità intorno alla sua figura.
Winterton ebbe modo di confrontarsi sulla questione con Roland, uno dei membri più anziani del club.
«Questo è un posto noioso, le novità eccitano sempre, e le chiacchiere viaggiano in fretta» fu il suo commento.
«Ritieni che tutte queste notizie su di lui non siano vere?»
«Ovviamente non posso saperlo. Ma sono in grado di confermare che certe voci non sono false» disse con leggera malizia.
«A cosa ti stai riferendo?»
«Al suo aspetto. Tutti dicono che è un ragazzo particolarmente bello e affascinante. Non mi ritengo adatto a giudicare certe caratteristiche in un uomo, ma avendolo visto solo una volta posso dire che non passa di certo inosservato»
Henry non disse nulla a riguardo, decretando che la questione non lo riguardasse. Tutti quegli elogi nei confronti di uno sconosciuto però non lo lasciarono indifferente. L’impatto di quel giovane non era affatto trascurabile.
 
Winterton dovette attendere fino a quel pomeriggio per poter finalmente mettere fine a quell’estenuante attesa. Il club era deserto, quasi tutti gli atleti erano schierati sulle rive del Tamigi per gli esercizi di riscaldamento. Henry aveva intenzione di unirsi a loro quando negli spogliatoi notò una sagoma sconosciuta davanti allo specchio. Dopo un primo momento di esitazione decise di avvicinarsi, non aveva alcun dubbio, quello doveva essere il nuovo componente della squadra.
Appena lo vide emise un sospiro di sollievo, quel ragazzo era troppo alto e magro, non possedeva le caratteristiche fisiche di un buon vogatore.
Con ritrovata serenità il giovane si protese a rivolgergli la parola.
«Benvenuto a Oxford, io sono Henry Winterton»
Il suo coetaneo rispose con un cordiale sorriso e si presentò con una virile stretta di mano: «Stephen Mallory»
Henry non ritenne opportuno rivelare di conoscere già bene il suo cognome, ma si lasciò comunque sfuggire un commento.
«Mallory è un cognome irlandese»
Il ragazzo si irrigidì, come se avesse inteso le sue parole come una critica, d’altra parte non tutti vedevano di buon occhio gli irlandesi.
«Già, ma la mia famiglia vive in Inghilterra da generazioni. Mio padre è un ufficiale delle Irish Guards»
Henry ebbe in breve la conferma che quelle voci sul suo conto fossero reali.
Inevitabilmente la sua mente lo riportò a ciò che gli aveva riferito Roland. Per quanto non fosse solito ad esprimere opinioni riguardanti il fascino maschile doveva ammettere che trovandosi davanti a Stephen aveva provato una certa soggezione. Egli era un giovane dai capelli biondi e gli intensi occhi verdi. Possedeva un fisico slanciato e aitante, che pareva sfoggiare con orgoglio. I lineamenti del suo volto erano armoniosi e delicati, Winterton pensò che sarebbe stato il soggetto perfetto per il ritratto di un pittore romantico. Poté comprendere il motivo per cui fosse considerato un giovane affascinante, ma non restò particolarmente impressionato dal suo aspetto. Era più interessato a scoprire le sue doti atletiche per potersi confrontare con lui.
 
Durante l’intero allenamento Henry non staccò lo sguardo dal suo potenziale avversario. Lo studiò con interesse scientifico, provando a stimare la potenza dei suoi muscoli che si contraevano e flettevano ad ogni esercizio.
«A quanto pare il nuovo arrivato ha fatto colpo!» disse Roland con tono di scherno.
Winterton ignorò il suo commento.
«Credi che la sua aggiunta sarà un bene per la squadra?»
Roland alzò le spalle: «sembra che la sua presenza sia ben accetta»
L’altro non poté contraddirlo, Stephen pareva a suo agio nel ridere e scherzare insieme agli altri atleti, i quali l’avevano accolto benevolmente.
Quando fu il momento di portare le barche in acqua Henry si appostò sulla riva del fiume, scegliendo la posizione migliore per osservare il suo compagno in azione.
Anche in questo caso analizzò ogni suo movimento con estrema severità. Fin dal primo istante notò che Mallory non sembrava applicare alcuna tecnica. Non distendeva bene le gambe, il torso era troppo piegato all’indietro, avrebbe dovuto alzare di più i gomiti per ottimizzare lo sforzo. Vogava con troppa foga, le bracciate erano eccessivamente ampie e generavano un impatto duro con l’acqua. I suoi movimenti non erano né fluenti né aggraziati come quelli di un atleta esperto, eppure c’era qualcosa di affascinante in quella manifestazione di potenza e volontà. Lottava contro la corrente e la resistenza dell’acqua con veemenza, c’era qualcosa di primordiale in lui.
Henry rimase colpito da quella prova, dovette comunque ammettere di non aver mai visto nessuno remare in quel modo.
Ciò che risaltava in Mallory come vogatore non era la sua professionalità, ma la sua capacità nel coinvolgere i compagni nel dare il tutto per tutto. Era carismatico e appassionato, qualità che Winterton non possedeva in egual modo, e che la sua superiorità tecnica non avrebbe potuto sostituire.
Nell’istante in cui l’imbarcazione di Stephen raggiunse il traguardo tra l’esaltazione dell’equipaggio e dei compagni rimasti a terra, ma ugualmente coinvolti nella gara, capì che egli era l’avversario da battere per ottenere il ruolo che bramava.
 
Al termine del faticoso allenamento Henry scese nei sotterranei per raggiungere la grande sala da bagno. Dopo quell’estenuante giornata aveva intenzione di godersi qualche istante di pace e tranquillità. Aveva bisogno di rilassare i muscoli e liberare la mente.
Il ragazzo si sciacquò il volto in un lavandino, soffermandosi ad osservare il suo riflesso allo specchio.
Aveva un viso leggermente allungato, dai lineamenti decisi e gli zigomi sporgenti. I capelli castani, solitamente perfettamente lucidati e pettinati dietro alla nuca, erano umidi e scompigliati. Lo sguardo, caratterizzato da due intensi occhi grigi, era stanco e spento. Aveva proprio necessità di rimettersi in sesto con una doccia fredda o un bagno caldo.
Stava pensando a questo quando all’improvviso da dietro una colonna comparve la figura di Stephen. Henry trasalì accorgendosi che il compagno indossava solo un asciugamano stretto in vita. Il fisico asciutto, ma dai muscoli definiti, risaltava sotto alla pelle imperlata di sudore.
Winterton distolse rapidamente lo sguardo, arrossendo pudicamente. L’indifferenza di Mallory nel mostrarsi praticamente nudo davanti a lui lo fece sentire ancor più a disagio in quella situazione. Se avesse potuto sarebbe scomparso all’istante in una nube di vapore.
Stephen invece parve divertito dall’imbarazzo che il compagno tentava maldestramente di nascondere.
«Winterton, piacere di rivederti!» disse spavaldo.
Egli tentò di ricomporsi: «vedo che ti sei adattato in fretta»
«Già, credo proprio che Oxford sia il posto per me!»
Henry mostrò un sorriso nervoso più simile a un ghigno. Prese un profondo respiro e tornò a calmarsi.
«Complimenti per la vittoria di oggi, è stata davvero meritata» disse con sincerità.
«Grazie, solitamente preferisco dare il meglio nelle gare importanti, ma volevo dimostrare a tutti di cosa sono capace»
Henry dovette ammettere che egli fosse riuscito nel suo intento. L’intero club era rimasto colpito dalla sua esibizione.
«Mi hanno detto che quest’anno sei uno dei favoriti per il ruolo di vogatore di corsa» continuò Mallory.
«Spero di ottenere il posto ufficiale» affermò Henry con decisione.
Stephen poggiò le mani sui fianchi e lo guardò dritto negli occhi: «dunque saremo rivali»
Henry non fu sorpreso dal suo spirito competitivo: «suppongo che sia così»
L’irlandese sorrise con aria di sfida: «allora che vinca il migliore!»
 
***
 
Quella sera Henry ripensò a ciò che era accaduto. In sole poche ore la sua prospettiva era completamente cambiata, un solo incontro aveva rimesso in discussione ogni sua certezza. Il giovane non poté evitare di tormentarsi con quei pensieri, avrebbe dovuto impegnarsi con tutto sé stesso in quella sfida.
Ad un tratto la porta della sua stanza si aprì e Philip entrò quasi di corsa. Si mostrò particolarmente eccitato, prese posto sulla sua solita poltrona e si sporse in avanti.
«Allora? Come è stato il tuo primo incontro con Mallory?» domandò con impazienza.
Winterton gli rivolse un’occhiata furente.
«È il ragazzo più presuntuoso e arrogante che abbia mai conosciuto, ma è un vogatore degno di considerazione»
Philip sospirò: «dunque hai avuto occasione di parlargli?»
Henry avvampò al vivido ricordo della loro conversazione avvenuta nella sala da bagno.
«A dire il vero è stato un dialogo piuttosto breve. Ho scoperto solo che il suo nome è Stephen e che ha origini irlandesi. È davvero il figlio di un ufficiale, un maggiore delle Irish Guards»
Il suo compagno ascoltò con trepidante interesse.
«Dobbiamo chiedere al signor McLean di recapitargli una lettera d’invito»
«Davvero vorresti quel borioso irlandese al nostro circolo?»
«Perché no? Potrebbe essere un ospite stimolante»
Henry guardò il compagno con sospetto, iniziava a pensare che non fosse solo per questioni di reputazione e popolarità che volesse includere quel giovane nel suo giro di conoscenze. In ogni caso preferì non approfondire la questione.
Per quel giorno ne aveva avuto abbastanza di Stephen Mallory, voleva trascorrere almeno il resto della serata senza pensare a lui.
 
Nonostante le sue intenzioni per Henry fu difficile allontanare il pensiero di Stephen dalla sua mente. Quella notte si rigirò più volte nel letto, ritrovandosi a rimuginare sull’accaduto. La presenza di Mallory nella sua vita era diventata un vero tormento. Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva i suoi occhi verdi e il suo irritante sorriso.
 
***
 
Per qualche giorno Henry riuscì a ritrovare un precario equilibrio. Tornò a dedicarsi alle sue corse mattutine e si concentrò maggiormente sugli studi. L’idea di dover competere con Mallory però restava un chiodo fisso nella sua mente. Era certo che non avrebbe ritrovato pace finché quella faccenda non si sarebbe conclusa.
La compagnia di Philip non era di certo d’aiuto, anch’egli era rimasto ammaliato dal potere incantatore di Mallory. Sembrava che il suo unico interesse fosse riuscire a farsi notare da lui, per ragioni che Henry ancora non comprendeva ai suoi occhi Stephen era una persona meritevole di stima e ammirazione.
 
Una sera Henry raggiunse gli altri al circolo, era stanco e desiderava solo riposarsi in compagnia dei suoi amici, un buon libro e magari del brandy.
La scena che si ritrovò davanti agli occhi lo lasciò interdetto. Al centro della stanza vide Stephen che sorseggiava un bicchiere di whiskey intrattenendo i presenti con le sue chiacchiere. Gli studenti radunati intorno a lui sembravano pendere dalle sue labbra, Mallory aveva una storia da raccontare per ogni genere di situazione. Probabilmente inventava sul momento la maggior parte di quelle vicende, eppure riscuoteva sempre più successo.
Henry pensò che tutto ciò fosse assurdo, era come vivere in un incubo. Dovette dedurre che Philip avesse infine deciso di mettere in atto il suo piano, e che Stephen non avesse rifiutato l’invito.
Con disapprovazione, ma ormai rassegnato, Winterton trascorse la prima parte della serata rintanato in un angolo della stanza, il più lontano possibile dalla confusione.
Dopo un po’ fu raggiunto da Philip: «coraggio, non puoi comportarti sempre in questo modo con i nuovi ospiti!»
«Questa volta ho le mie ragioni per voler evitare di fare vita sociale»
L’amico scosse il capo: «sono certo che se provassi a conoscerlo meglio potresti anche apprezzarlo. È un tipo a posto, dico sul serio»
«Ti ho già detto che non ho alcun interesse nei suoi confronti»
«Almeno potresti affrontare questa situazione in modo maturo e non come un ragazzino imbronciato!»
Winterton si sentì tradito da quella mancanza di rispetto, ma dovette ammettere di aver forse esagerato. Aveva pur sempre a che fare con un altro uomo civile ed educato.
«Guarda, adesso è solo. È una buona occasione» lo incitò Philip.
Henry era già pentito di essersi alzato dalla poltrona, ma ormai le gambe lo stavano conducendo nella sua direzione.
 
Mallory era davvero solo al tavolo da biliardo, impegnato a imbucare palle per trascorrere il tempo.
Henry si avvicinò, fermandosi a qualche passo di distanza. Per un po’ rimase ad osservare le sue mosse senza dire nulla.
«Vuoi fare una partita?» domandò Stephen notando la sua presenza.
Winterton accettò più per orgoglio che per cortesia.
Tra un turno e l’altro, mentre giravano intorno al tavolo, i ragazzi iniziarono a conversare.
«Hai dei piani dopo il college?» domandò Henry con tono indagatore.
Mallory si poggiò sul bordo colpendo con precisione la sua palla.
«Mio padre vorrebbe sicuramente che mi arruolassi nell’Esercito»
Winterton si lasciò sfuggire un ironico sorriso, un po’ di disciplina spartana era ciò di cui quel ragazzo aveva davvero bisogno.
«Immagino che tu non abbia intenzione di seguire il suo esempio» intuì.
L’espressione sul volto di Stephen si incupì, per la prima volta si mostrò senza la sua maschera di arroganza e insolenza.
«È complicato» si limitò a dire dopo aver gettato in buca l’ennesima palla.
Henry non insistette sull’argomento.
«E tu invece? Che cosa hai nei tuoi progetti? Sembri uno che ha le idee chiare sul futuro» continuò Mallory.
«Ho ottenuto una borsa di studio in legge»
Stephen mantenne lo sguardo sul tavolo da gioco: «la tua famiglia deve essere orgogliosa di te»
Henry annuì: «sono l’unico figlio maschio, mio padre ha grandi aspettative su di me»
«Capisco. Per fortuna ho due fratelli maggiori e questo ruolo non è toccato a me»
Winterton notò una luce brillare nei suoi occhi, per un istante provò leggera invidia per il suo senso di libertà. La sensazione però svanì immediatamente.
I due proseguirono la partita in silenzio, allo scadere del tempo terminarono in perfetta parità. A causa dell’ora tarda scelsero di concludere così la serata, lasciando la questione in sospeso.
Henry si stupì per l’inaspettata remissività del suo compagno, sembrava che la loro conversazione l’avesse davvero turbato nel profondo.
 
***
 
Nel periodo seguente Henry ebbe occasione di vedere il suo avversario soltanto durante gli intensi allenamenti. Ormai l’intera squadra era a conoscenza della rivalità tra i due atleti, alcuni avevano iniziato a schierarsi, esprimendo giudizi e preferenze.
Winterton preferiva restare in disparte, dal suo punto di vista la faccenda riguardava soltanto lui e Mallory.
Al contrario Stephen non perdeva mai l’occasione di mettersi in mostra in cerca di supporto e approvazione. Il che gli risultava piuttosto semplice, soprattutto grazie al suo carattere affabile e al suo innato carisma.
Ormai non mancava molto tempo alle selezioni, entrambi i pretendenti avevano ottenuto gli stessi risultati. Sarebbe stato difficile decretare il migliore tra i due in una simile condizione di parità.
Per quanto diversi Henry e Stephen apparivano al contempo complementari, per questo nessuno riusciva a spiccare sull’altro. Eppure il ruolo di vogatore di corsa poteva essere ricoperto da un’unica persona, dunque prima o poi sarebbe stato uno solo il vincitore.
 
Il giorno in cui furono esposte le liste ufficiali al club Winterton scoprì di essere stato scelto come membro dell’equipaggio, ma con delusione realizzò di non aver ottenuto il ruolo tanto ambito. All’ottavo rematore, il più importante, corrispondeva il nome di Stephen Mallory, lui invece era il settimo. Ciò significava che non solo aveva perso la sfida, ma che avrebbe dovuto anche sottostare al comando del suo acerrimo rivale.
Stephen si mostrò onorato e appagato, aveva lottato arduamente per prevaricare l’avversario in una gara ad armi pari. Il giovane manifestò un comportamento sportivo nei confronti del compagno sconfitto, in fondo doveva ammettere di aver tratto soddisfazione nel confrontarsi con qualcuno che si era dimostrato alla sua altezza.
Winterton dovette trattenere la rabbia e il rancore, almeno per orgoglio personale. Tutto quel che gli restava era la sua dignità.
La squadra così composta sembrò trovare un delicato equilibrio, nonostante le continue tensioni a poppa dell’imbarcazione. Quando qualcuno domandava come stesse proseguendo l’allenamento gli altri compagni rispondevano sempre: «con Mallory e Winterton possiamo solo vincere o affondare»
Per qualche assurdo motivo quel pericoloso affiancamento parve funzionare e nelle gare stagionali la squadra riuscì ad ottenere ottimi risultati.
Quell’anno l’equipaggio vinse la regata di primavera con Mallory al comando e Winterton al suo seguito. Un risultato ammirevole, destinato a restare nella memoria di Oxford per molto tempo. Al di fuori del club però sarebbe rimasto un mistero il motivo per cui nella foto commemorativa uno degli atleti non stesse sfoggiando come gli altri un raggiante sorriso.
  
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