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Autore: Soe Mame    23/09/2022    0 recensioni
C'era una volta un tritone che pensava che gli umani fossero stupidi. L'incontro con un pirata spagnolo lo convincerà di avere ragione.
[La millemilionesima rivisitazione de La Sirenetta feat. un sacco di robe pesciose e non.]
Genere: Generale, Parodia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shonen-ai | Personaggi: Altri, Inghilterra/Arthur Kirkland, Nord Italia/Feliciano Vargas, Spagna/Antonio Fernandez Carriedo, Sud Italia/Lovino Vargas
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo VIII.V
Il silenzio è d'oro ~ Tutto ciò che assomiglia ad un'anima svanisce


L'acqua della Gretta Grotta Grama era sempre fresca. Doveva essere perché non riceveva mai sole diretto. Lovino vi mosse la mano. Aveva imparato che i tritoni non funzionavano come le piante - Non bastava mettere una mano in acqua per assorbirla ed espanderla a tutto il corpo, se ci si stava essiccando ci si doveva bagnare integralmente. In quei momenti, sdraiato sulla pietra, rotolava e si lasciava cadere in acqua, per poi riemergere e tornare sul semicerchio di pietra.
Non aveva idea del perché fosse andato proprio lì. Era il posto più stupido in cui potesse andare. La sensazione della pietra sulla pelle era troppo familiare, e guardare il soffitto roccioso rievocava ricordi che non avrebbe voluto rievocare. No, balle, altrimenti non sarebbe andato lì. Non sapeva perché fosse così stupido da farsi del male in quel modo.
Non che fosse rimasto lì tutto il tempo - A colazione, pranzo e merenda era andato da Catriona o da un altro eletto dagli dei per mangiare tutto ciò che voleva, e ovviamente mettere tutto sul conto del bastardo. Aveva mangiato a sazietà e aveva dormito un numero ridicolo di ore. Non fosse stato per i ricordi legati a quel luogo, avrebbe potuto dire che quella fosse stata la giornata più rilassante di sempre.
«Lovinò!»
Lovino sbuffò. Rimase immobile. Magari il piccione se ne sarebbe andato in fretta.
«Lovinò! Se mi senti, rispondi, s'il te plait
Ma non aveva appena finito di pensare quanto fosse stata bellissima e rilassantissima quella giornata? Francis non aveva nessun altro da molestare? Gli mancavano qualcosa come due ore prima di diventare un servitore dello Stregone del Mare, perché doveva abbandonare la sua libertà con una rottura di coglioni?
«Si tratta di Antoine!»
... No. Non si sarebbe gettato in acqua e no, non sarebbe uscito da quella grotta e no, non avrebbe permesso che Francis lo localizzasse. Assolutamente no. Il bastardo poteva anche marcire in fondo al mare, circondato da tanti mostri senz'anima.
«Lovinò!»
Non voleva sapere cosa fosse successo a quell'idiota. Se era morto, tanto meglio. A lui non dispiaceva. La cosa non l'avrebbe minimamente colpito. Non voleva sapere niente.
«Antoine» Non voleva sapere niente, aveva detto! «sta per sposare Arthùr!»
...
Si gettò in acqua. Con poche bracciate, uscì dalla grotta, si arrampicò sullo scoglio più vicino e si alzò in piedi. Alzò lo sguardo al cielo, alla ricerca di un pollo irritante. Un secondo, e il pollo irritante trovò lui.
«Ero sicuro fossi da queste parti!» Non aveva mai visto Francis ridotto in quello stato - Pallido, spettinato, con gli occhi cerchiati di nero, sembrava appena riemerso da un viaggio in un maelstrom. La cosa peggiore di tutto quello era che, se un tacchino vanitoso come Francis era in quelle condizioni, non doveva star dicendo puttanate. «Avrei dovuto immaginare fossi-»
Lovino lo bloccò. Ricordò di non avere più la tavoletta e che non avrebbe potuto scrivere sugli scogli. Sperò l'altro capisse i suoi gesti o, semplicemente, fosse abbastanza sagace da capire che non gliene fotteva nulla dell'introduzione.
«Non so esattamente come sia successo.» Francis fu abbastanza sagace. «Ma Arthùr si sta spacciando per te-»
"Cosa?"
«-e ha convinto Antoine a sposarlo. Si sposeranno tra-» Guardò alla sua destra. Lovino seguì il suo sguardo. Sentì il cuore saltare, sbattere sulla gola e riprecipitare nel petto. Un galeone stava prendendo il largo ed era partito dal castello. «Beh, direi poco.»
Non gli importava del bastardo. Non gliene importava, no. Lo faceva solo incazzare che lo Stregone del Mare avesse... Cosa, in effetti? Cosa pensava di fare? Che cazzo di piano era, quello? Cosa voleva ottenere? Come se non bastasse, la sua forma umana si stava disfacendo sempre di più - Ecco perché sentiva le gambe molli, e faceva fatica a stare in piedi. Ecco perché sentiva di colpo così freddo, perché l'aria era più fredda dell'acqua e lui sarebbe presto dovuto tornare in acqua. Ecco perché gli occhi bruciavano tanto, perché non erano abituati all'acqua salata. E-
Si toccò le guance. Risalì fino agli occhi. "Ma che cazzo...?" Cosa minchia stava succedendo. Partenope, infine stava succedendo: gli si stavano squagliando gli occhi! Diede un colpo meno leggero del previsto al braccio dell'altro e, quando si voltò verso di lui, si indicò gli occhi - Forse con più fretta del necessario, forse con la mano che tremava più del necessario. Ma era giustificatissimo - Prima il cuore che si staccava dalla gabbia toracica e andava in giro, ora i bulbi oculari che si liquefacevano. Era svenuto quando era diventato umano, non pensava che la trasformazione potesse essere così cruenta-
«Lovinò...» Francis non era allarmato. Sembrava... dispiaciuto?
"Oh, guarda, Lovinòòò, ti si stanno sciogliendo gli occhi, sono molto dispiaciuto per te!" Non lo stava prendendo sul serio?
Forse il cormorano, lì, capì qualcosa. «Va tutto bene. Succede, agli umani.»
Ah, bene. Soffocavano sott'acqua e i loro occhi erano soliti sciogliersi - Oltre alla loro bizzarra mania per il loro vello e la carenza di scaglie ovviata da strati di stoffa scomoda. Gli umani erano creature assurde. Visto, però, che ancora ci vedeva e che l'unica controindicazione dello scioglimento oculare sembrava essere un leggero bruciore e dell'acqua in faccia, poteva rilassarsi e pensare alla cosa più importante: sopprimere bastardo e Stregone del Mare.
Una cosa non tornava però. Guardò di nuovo Francis. Indicò il galeone, poi lui, unì i polpastrelli e agitò la mano. "E tu che minchia c'entri con loro?"
Il Francis che conosceva lui sarebbe rimasto a godersi lo spettacolo. Certo, l'avrebbe avvisato, ma non con quell'aspetto stravolto, non con quel tono d'urgenza.
«In breve.» Parlò più velocemente del solito. «Arthùr si è travestito da te, ma non può certo pensare di ingannare moi. Ha ingannato tutti gli altri, in compenso.»
Ovvio che avesse ingannato il bastardo. Persino Feliciano c'era riuscito, fallire sarebbe stato una vergogna.
«Non ho intenzione di far finire Antoine nelle sordide trame di Arthùr.» Ma lo conosceva? «E, soprattutto,» La sua voce divenne un ringhio. «non permetterò ad Arthùr di sposarsi con qualcun altro, non dopo aver rifiutato tutte le mie proposte!»
... Ora aveva capito. Avrebbe dovuto realizzarlo prima. Per quanto si atteggiasse, Francis aveva dei gusti di merda.
«Potrei intervenire, ma» Francis sospirò, più per calmarsi. «sembrerei solo un gabbiano che sta dando fastidio. E Antoine crederebbe più ad Arthùr - anzi, a te - che a me.»
Lovino gli scoccò un'occhiata. Dato che non era del tutto sicuro di volerlo guardare male, lo guardò e basta, poi che deducesse lui.
«Devo portarti sulla nave.»
No. Lui doveva arrivarci, sulla nave, e non c'era nessuna legge che imponeva il volo su gabbiano maniaco come mezzo di raggiungimento del suo obiettivo. Alzò le braccia e le incrociò in una X.
Quando Francis rispose, l'unica sfumatura nella sua voce e nella sua espressione non era di incredulità ma di leggera irritazione. «Se vuoi arrivare in tempo, farai meglio a mettere da parte i tuoi pregiudizi.»
Pregiudizi di cosa, Lovino era serissimo. Anche Francis era serissimo, e la situazione era così assurda che la sua frase suonava sensata. Tuttavia, proprio perché lo conosceva da tempo sapeva di non potersi del tutto fidare di lui - Tipo, fino a un minuto prima non sapeva né delle sue mire sullo Stregone del Mare né tantomeno che lo conoscesse, cosa vietava che fosse anche suo complice? Una persona più ingenua avrebbe risposto "il modo in cui è ridotto", ma Lovino stava cercando scuse per non farsi sfiorare dal fagiano e non avrebbe prestato attenzione all'ovvio. Doveva esserci un altro modo per arrivare alla nave in tempo. Doveva solo-
«Mierda! No deberíamos haberlos conseguido tan baratos!»
Lovino guardò in direzione della voce - Delle voci - e notò Francis fare altrettanto. Sì, c'era un galeone in lontananza ma, ben più vicine, due barchette che fluttuavano nel mare stavano facendo la schiuma. Una terza barchetta era ancora sulla spiaggia. Gli uomini che la circondavano, pronti a metterla in acqua, si bloccarono.
«Quién cojones tuvo esta idea de mierda?»
«Fue Raul!»
«Mierda, Raul!»
Una decina di uomini nuotava verso la riva. Avevano abbandonato le barchette schiumose - Che si facevano piccole, sempre più piccole, fino a scomparire in una pozza di schiuma frizzante.
«Sono...» Francis era esterrefatto. «barche idrosolubili? Ne avevo sentito parlare, ma...»
Lovino guardò bene. Il legno e le vele erano diventate bolle. Le reti e le corde, invece, galleggiavano, lasciate a loro stesse. Erano reti e corde vere, dunque?
Aveva avuto un'idea. Probabilmente destinata a fallire, dato che l'aveva concepita lui, ma voleva provare comunque.
Fece segno a Francis di seguirlo. Aveva bisogno di una superficie su cui scrivere e la spiaggia era vicina. Tutto ciò che gli serviva era vicino.
Lo Stregone del Mare l'aveva fatto incazzare, ovvio. Tuttavia, dato che non gliene fotteva uno stracazzo di niente del bastardo, avrebbe fatto in modo che si ricordasse di lui: se, per quanto poco pensabile, fosse riuscito nel suo piano, avrebbe potuto dire di avergli finalmente rovinato qualcosa.

*



Ora che era più lucido, Gilbert poteva dire con assoluta certezza che tutta quella situazione fosse una cazzata gigantesca.
Era un matrimonio, e già si partiva male. Aveva sviluppato un'intolleranza ai matrimoni. Certo, quella volta non era il testimone ma addirittura il celebrante - E per fortuna che aveva ritrovato la sua tunica bianca e nera, ché sennò aveva giurato che avrebbe celebrato nudo, tanto non sarebbe dispiaciuto a nessuno - e l'unico legame che aveva con uno degli sposi era il fatto che quest'ultimo fosse suo amico, capitano e datore di lavoro - Sì, insomma, era un pochino meno emotivamente coinvolto in prima persona, ma il suo Magnifico intuito gli diceva che tutto quello fosse una cazzata.
«Oh, la ciurma non ce l'ha fatta a venire?»
«Sembra abbiano preso navi idrosolubili.»
Antonio sospirò. «Se solo fossero arrivati in orario, sarebbero saliti insieme a noi e non avrebbero dovuto reperire altre barche per raggiungerci...»
Gilbert - e tutti i presenti, a quanto pareva - evitarono di fargli notare che avrebbero semplicemente potuto raggiungerli a nuoto. Evidentemente, anche la ciurma al completo pensava che niente stesse avendo senso.
Antonio continuava a preferire le orrende decorazioni al suo sposo che, in verità, continuava a fregarsene bellamente e a stare seduto sulla balaustra, con fare annoiato. Non gli dava torto: le decorazione erano davvero brutte e consistevano in lenzuola. C'erano lenzuola appese agli alberi della nave, una a schermare i cinque ospiti (Manon, Lucilin, Abel, il damerino e... Liz.) dal sole - Che tanto era prossimo al tramonto, quindi cazzo gliene fregava? -, l'altra a schermare il nulla, visto che la ciurma non era arrivata. Un altro lenzuolo era srotolato a terra, a mo' di tappeto. In un primo momento, Antonio aveva preteso un arco di lenzuola sopra la sua Magnifica persona, ma c'erano stati due problemi: il primo era che non c'erano appigli di nessun tipo, il secondo era che il lenzuolo era fuggito. Alla fine, con una parlantina da far invidia al più spietato degli avvocati, Manon era riuscita a convincerlo della poesia degli archi di nuvole nel cielo, risparmiando a tutti i presenti tante ore di sofferenza e a lui la sofferenza di dover stare sotto qualcosa di tanto orrendo.
Gli abiti erano messi giusto un pochino meglio. A parte il suo Magnifico abbigliamento clericale, gli altri erano vestiti... eleganti, supponeva? Avevano reperito - in qualche modo - dei vestiti da sera, Antonio e Romano erano gli unici vestiti interamente di bianco. Liz era vestita di verde, ed era bellissima come sempre. Si era legata i capelli in un'acconciatura ridicolmente complicata e strapiena di fiorellini, che su di lei sembravano raffinati e non pacchiani per intercessione di qualche divinità florale.
Ma Liz aveva iniziato a guardarlo male - Ancora non le aveva dato spiegazioni -, quindi era meglio pensare ad altro. Tipo. Il disastro che stava per compiersi.
«Ma tu...» Gilbert si avvicinò ad Antonio. Parlò a bassa voce, e per lui fu quasi una sofferenza. «Sei proprio sicurissimo al massimo come non mai in vita tua che vuoi sposarti Romano ora adesso in questo momento?»
Antonio lo guardò. Solo lo sguardo tradiva una probabile intossicazione da sangria. «Assolutamente sì. Non ho mai desiderato qualcosa così tanto.»
Gilbert annuì, ma era ancora meno convinto di prima. Si avvicinò a Romano, dall'altra parte della nave, e gli parlò a voce ancora più bassa. «Senti, ma...»
Romano gli rivolse un'occhiata di sufficenza. Dov'era finita tutta la sua rabbia?
«Quand'è che scade il tuo patto?» Gettò uno sguardo al sole prossimo al tramonto. «Mi pareva fosse questi giorni. Azzarderei persino oggi.» Un dubbio, e non gli piaceva. «Cosa vuoi fare? Trasformarti davanti a lui? È questa la tua vendetta?»
Romano sorrise. Di nuovo quel sorriso che non gli piaceva.
Quell'idiozia era un piano di Romano? Possibile che Romano avesse ideato un piano con una consequenzialità logica? E, se così era, cosa intendeva fare, esattamente?
«È ora, Gil!»
Gilbert trasse un respiro profondo. Lanciò un'ultima occhiata titubante a Romano, prima di rivolgersi ad Antonio. «Sì. Arrivo.»
Aveva il sospetto che quella situazione non fosse così degenerata come credeva. Era sempre più sicuro che, nella prossima ora, sarebbe stato peggio. Si preparò.

*



«Cette chose est absurde et je n'en vois pas le sens, mais» Francis stava più borbottando tra sé e sé che parlando con lui. «j'espère que ton plan fonctionne.»
Lovino annuì, serrò la presa sulla corda. Il piano era semplice. Tutti i suoi piani lo erano. Avevano soltanto la tendenza a fallire - Ma non a fallire nella messa in pratica, a fallire nel loro obiettivo. Dato che, in quel caso, la messa in pratica coincideva con l'obiettivo, aveva più fiducia nella sua riuscita.
«Te l'ho già detto,» Francis stava di nuovo per dire qualcosa di stupido. «ma sei conscio del fatto che questa cosa vada contro svariate leggi della fisica, vero?»
Lovino si passò una mano sotto il mento. "Me ne sbatto delle leggi della fisica."
La corda era stata legata. Lui stava tenendo la corda con entrambe le mani. Francis stringeva il capo libero della corda.
Il principe agitò un pugno. "Un colpo secco."
Il gabbiano annuì. Non era convintissimo, ma era meglio lo fosse, perché metà del piano dipendeva da lui - E dalla sua rabbia. Lovino non si fidava così tanto di Francis, ma non dubitava della sua furia calamaricida. Il pollo si alzò in volo e andò nella direzione opposta alla nave. La corda si tese nell'aria. Quando divenne una perfetta diagonale nel panorama, Francis si fermò. Lovino piantò i piedi, si avvicinò alla corda come a volerla tenere anche con i gomiti.
La cima della corda tesa iniziò a muoversi verso il galeone. Era come aspettare l'istante in cui una nave si fosse scontrata con gli scogli. Un solo istante prima del botto. Un solo istante, e lui si teneva agli scogli per non essere sbalzato via. Era la stessa, identica cosa.
Un colpo secco, la superficie saltò. Le mani rimasero incollate alla corda - Le gambe tremarono, ma riuscì a riportarle dritte. Gli Scogli Scomodamente Stazionati si disancorarono dalla loro posizione e si piegarono in diagonale, trascinati dalla corda. Ecco, la piega diagonale non l'aveva del tutto prevista - Infatti i piedi continuavano a scivolare e, alla fine, dovette arrendersi a mettersi a cavalcioni della corda.
Lui non era mai stato bravo con i piani. Ma quel piano comprendeva una nave e degli scogli - Poteva dire di cavarsela, con quelli. E, se la nave non andava agli scogli, allora avrebbe fatto sì che gli scogli andassero alla nave!
Il fianco della nave si avvicinava a velocità sempre maggiore. Nonostante gli schizzi negli occhi, riusciva ormai a distinguere le figure sul ponte - Erano in pochi, c'era il bastardo e c'era... Se stesso? Odiava ammetterlo, ma lo Stregone del Mare era davvero bravissimo nel travestimento.
La punta più alta degli scogli era in dirittura d'incontro con il legno. Ancora una volta. Un solo istante prima del botto. Trattenne il respiro, l'aria era impregnata di sale.
Un boato. Lovino scivolò dall'altro lato della corda, le braccia e le gambe ancora allacciate - probabilmente per sempre, se avesse stretto un altro po'. Alzò lo sguardo. Esattamente sopra di lui, la punta degli scogli si era fatta strada nel legno, seguita dalle altre punte. Quei metri erano ormai uno scolapasta, ed erano bastati solo una manciata di secondi!
Delle voci dall'alto, le persone coperte dalla roccia degli scogli. Cercò un punto adeguato. Uno dei fori più grandi era abbastanza largo da permettergli di passare. Piano piano, si arrampicò lungo la corda, fino a raggiungere la roccia che gli serviva. Non aveva considerato si sarebbero messi in diagonale, ma quella posizione gli offriva un'infinità di punti d'appoggio insperati.
S'infilò nella nave. Che Francis prendesse tempo. E che il sole non avesse fretta di tramontare.

*



Antonio, Manon ed Erzsébet erano corsi al parapetto. Gilbert si era avvicinato piano, come se stesse camminando su una trave sospesa a mezz'aria. Roderich era rimasto seduto, composto, e si era limitato a sistemarsi gli occhiali.
Lucilin, immobile sulla sedia, si voltò verso Abel. I suoi occhi erano due sfere perfette. «Un gabbiano ha appena trascinato degli scogli con una corda?»
Abel sbattè le palpebre. La mano andò al taschino dove teneva la pipa. Guardò la balaustra. Guardò suo fratello. «Quindi non l'ho visto solo io.»
«Abbiamo bucato!» squittì Manon: «Questo non lo ripariamo neanche pregando!»
«Possiamo dire addio all'ultima nave che ci era rimasta.» Gilbert si portò un pugno al petto. «Dovremo tornare in Spagna con il treno.»
Erzsébet sbuffò. «Te lo sconsiglio.»
Arthur li osservava. Non si era mosso dall'"altare" - Il castello di prua. Aveva messo le braccia conserte. Non sapeva cosa stesse succedendo, ma era curioso di saperlo.
«Arthùr.» No, d'accordo, non era più curioso di saperlo. «Tu as juré que tu n'épouserais personne!» Stava delirando, poverino. Trattenne un ghigno. Ma davvero pensava che quella cerimonia sarebbe arrivata alla sua conclusione?
«Francis?» Antonio tornò al centro della nave, lo sguardo verso l'alto.
Il gabbiano maledetto si era posato sul pennone centrale dell'albero maestro, pugni ai fianchi e sguardo fisso su di lui. Quando Arthur incontrò il suo sguardo, alzò appena il mento, in un gesto di sfida. Che provasse a dire qualcosa, tanto nessuno gli avrebbe creduto. (In tutto ciò, il pennuto era riuscito a vedere oltre il suo travestimento? Allora era vero che fosse un osservatore molto attento...)
«Ma perché sei un gabbiano?»
«Antò.» Gilbert lo raggiunse. «Non puoi chiedere alla gente perché è un gabbiano.»
Arthur soffocò una risata. Gabbiani, granchi, pesci, calamari... Il povero capitano era suo malgrado - e a sua insaputa - frequentatore di una discreta quantità di fauna marina.
«Qualsiasi cosa stia succedendo,» Antonio era serio. «dobbiamo riprendere il matrimonio.»
Gilbert lo guardò, gli occhi così sgranati da sembrare un teschio. «Forse stiamo imbarcando acqua e tu vuoi continuare-» Si bloccò un istante. «E poi continuare cosa, ché ho detto solo "Siamo tutti qui riuniti"?»
«È comunque iniziato!» La risposta del capitano fu secca, fredda. Il potere della magica palla otto magica era spaventoso. Arthur aveva ragione - Come sempre - nel definirlo un artefatto pericoloso.
«Io mi oppongo!» Francis lo urlò, come solo un gabbiano irritante poteva urlare.
Fu la volta di Antonio di sgranare gli occhi. Ma lui non era spaventato o incredulo. Era indignato. «Non osare.»
Arthur fece qualche passo avanti. Era uno spettacolo meraviglioso - Anche il resto del pubblico doveva pensarla così, visto come erano tutti tornati ai loro posti e si stavano passavano dei popcorn spuntati dal nulla.
«Sì che oso!» Ad essere sinceri, Arthur doveva ammettere di non aver mai visto Francis così fuori di sè, e quel dettaglio era istantaneamente diventato la sua cosa preferita della serata. «Guardalo bene, Antoine!» Francis lo indicò. «Sei davvero sicuro sia chi afferma di essere?»
«Ma che...» Francis urlava, Antonio aveva abbassato la voce. «Cosa sono questi trucchetti, Francis? E cosa t'importa? È perché non ti abbiamo invitato?»
«Oh, sì, forse avreste potuto invitarmi.» Non staccava gli occhi da quelli di Arthur. «O forse Romanò non mi avrebbe voluto qui presente?»
Arthur si trattenne dal sospirare. Era divertente, quasi tenero, nella sua furia e nella sua impotenza, nel suo starsene lassù a starnazzare, nel suo poter solo dare fastidio per-
Aspetta. Perché Francis se ne stava lassù a starnazzare, invece di gettarglisi addosso e cercare di gonfiarlo di botte? Non aveva mai visto Francis così furioso, sì, ma non aveva mai neanche visto Francis così prono all'immobilità. Sembrava quasi stesse prendendo temp-
Un botto. Gli sguardi di tutti furono calamitati dal boccaporto aperto di scatto.
Sì, Francis aveva preso tempo. Arthur guardò verso la linea dell'orizzonte. Lasciò andare il sorriso. Aveva come l'impressione che presto avrebbe riso di gusto.

*



Lovino emerse dal boccaporto. Cazzo erano quei lenzuoli. Vabbè, non era importante. Francis era appollaiato sull'albero maestro. Sotto un lenzuolo sospeso - Partenope, cosa minchia stava vedendo - c'erano Manon, Lucilin, Abel e due persone che non conosceva. Sul castello di prua, disturbante a vedersi, c'era una sua copia - Lo Stregone del Mare -, vestita di bianco. Non gli stava male, ma il contesto gli diede una morsa allo stomaco - Era un conato, ovviamente. A pochi metri da lui, Gilbert era vestito con poca fantasia cromatica, anche se mai quanto il coglione accanto a lui, monocromatico, bastardo e idiota.
Salì sul ponte. Nessuno venne in suo soccorso, e vaffanculo, già aveva corso per arrivare fin lì, e ringraziava di aver già esplorato relitti per avere una vaga idea di dove andare. Vide Gilbert allontanarsi - Pure! E vaffanculo! O forse aveva uno sguardo troppo omicida che l'aveva terrorizzato? Beh, chissene fotteva.
Il bastardo era immobile. Lo fissava come se avesse appena visto un fantasma - O, non lo sapeva, uno spietato mostro senz'anima che riemergeva dagli abissi. Aveva già visto quella faccia di cazzo al tramonto. L'ultima volta era stato ventiquattr'ore prima. Ventiquattr'ore prima non era così incazzato come in quel momento. Era solo... Solo cosa? Ma che cazzo gliene fotteva.
Scoprì i denti. Corse verso il bastardo e lo centrò con una testata - E lo colpì preciso sul mento, pochi centimetri sopra e gli avrebbe fatto saltare i denti! Magari gli avrebbe potuto fare così male da spaccargli le labbra e impedirgli di parlargli e di baciarlo. Sì, sarebbe stata un'ottima idea. Avrebbe dovuto prendere meglio la mira.
«Romano...?» Il bastardo era indietreggiato di qualche passo, ma era tornato subito da lui. Gli aveva afferrato le braccia e poco ci mancava lo scuotesse.
Lovino si liberò delle sue mani. Gli artigliò le spalle. Lo guardò negli occhi. Cazzo quanto lo odiava. «Vaffanculo!» Era da tanto, tantissimo che voleva dirglielo. «Mi chiamo Lovino!» Affondò le dita nella stoffa. «Se ti sembra stupido, cazzi tuoi!»
Le gambe cedettero. Antonio lo afferrò per la vita. I piedi non rispondevano più come prima. I pantaloni gli stavano stritolando le code. La stoffa tra le sue dita era scomparsa sotto la membrana verde. Puntò le pinne contro il legno, ma non si scostò. Che il bastardo lo sorreggesse, almeno, dopo tutto quello che aveva fatto di male.
Il sole era scivolato al di sotto della linea dell'orizzonte. Il cielo era ancora dorato. Sul castello di prua, lo Stregone del Mare aveva estratto qualcosa da un bracciale e il qualcosa si era trasformato in fumo rosso.
«Cosa» Il bastardo non aveva mai abbandonato il suo sguardo. Esitava. «sta succedendo?»
«Volete raccontarglielo voi, maestà?» La voce dello Stregone del Mare costrinse tutti a voltarsi nella sua direzione. Quando realizzarono le sue parole, Lovino sentì gli sguardi di tutti i presenti tornare su di lui. Non rispose. Si limitò ad incenerirlo con lo sguardo.
«Maestà...?»
Lovino evitò lo sguardo del bastardo. Ne aveva avuto abbastanza.
«Allora farò io!» Lo Stregone del Mare era troppo su di giri. «Ebbene, capitano Carriedo...» Finalmente quello là smise di guardarlo, per rivolgersi al finto Romano. «Il principe Lovino ha stretto un patto con me - A proposito, io sono il re dei Sette Mari, nonché Stregone del Mare - per potersi vendicare di te, e ha messo in gioco la sua voce, la sua libertà e il suo regno.» Sorrise. «Indovina un po'? Ha perso!»
Il bastardo era sempre pronto a rispondere con la cosa più sbagliata possibile e proprio in quel momento non aveva parole. Era davvero inutile. Lovino avrebbe voluto sentirlo parlare, perché la voce dello Stregone del Mare gli era insopportabile.
«Tutto questo è colpa tua, capitano Carriedo!» Lo Stregone del Mare aprì le braccia. «E ti è bastata un'unica frase per distruggere una persona! Sei davvero uno dei pirati più abili dei Sette Mari!»
Ne aveva abbastanza. «Tutto questo non era nei patti!»
«Proprio perché non era nei patti» ridacchiò lo Stregone: «ho potuto farlo. Siete ridicolmente superficiale, principe Lovino, dovreste prestare più attenzione a ciò che firmate!»
Avrebbe davvero, ma davvero voluto spaccargli la faccia. Però lui era distante, c'erano in mezzo delle fottute scale e- Antonio lo sollevò di peso e lo fece sedere sulla balaustra di legno.
«Anche se» disse lo Stregone del Mare. Il suo tono era sinceramente confuso. «tu non dovresti essere qui. Avevo fatto in modo che tu sparissi fino a dopo il tramonto. Avrebbero dovuto rilasciarti ora.»
«Alfrèd e Mathieu!» esclamò Francis, a voce fin troppo alta. «Mon Dieu, allora, forse-»
«Ro- Lovino.» Il bastardo lo distrasse. Lovino si degnò di dargli di nuovo attenzione. In realtà era più difficile non farlo, dato che l'aveva fatto sedere ma non l'aveva lasciato. «È davvero» Si accorse che si stava sforzando di non abbassare lo sguardo. Parlava a voce troppo bassa per essere lui. «colpa mia?»
Sì. Era una sillaba facile da dire. Era una sillaba che voleva dirgli, che gli avrebbe permesso di rinfacciargli tutto, di farlo sentire la merda che era. Era solo una sillaba.
«Della tua stupidità? Sì.» L'aveva detto. Era stato facile. Del resto, non gli aveva chiesto se fosse "tutta" colpa sua.
Finalmente il bastardo lo lasciò andare. Aveva abbassato lo sguardo, infine. Si era scostato da lui. Mai che ne facesse una giusta.
«Il momento dei saluti è finito, principe Lovino.» Lo Stregone del Mare non la smetteva di sorridere in quel modo sinistro. «Anche perché credo che tra un po' inizierete ad essiccarv-»
Uno scoppio, delle scintille volarono per la nave - Ma, stranamente, non prese fuoco. Lo Stregone del Mare si voltò alla sua destra. Sembrava sorpreso.
«Capitano Carriedo!» Mosse un piede come per fare un passo indietro, ma cambiò idea. «Sei stato rapido, e sì che stavo guardando-»
«È una stregoneria, questa?» Il bastardo era sul castello di prua, l'alabarda che era appena stata sbalzata all'indietro da qualcosa, prima che potesse toccare lo Stregone.
«Una semplice barriera.» Lo Stregone tornò a sorridere, trionfante. «Sai, nel caso qualcuno cercasse di darmi fastidio mentre sono distratto.»
«Quella dannata barriera!» Francis planò fino al ponte, e atterrò al fianco di Gilbert. «Preferivo quando te la scordavi!»
«Motivo in più per ricordarmela.»
«Cosa succederà ora a Lovino?»
Lo Stregone del Mare guardò il bastardo. Non rispose subito. Rise, piano, e si passò una mano tra i capelli. Quelli, da castano rossicci, tornarono biondi. «Come da contratto, ora lui - e il suo regno» Lo calcò. «sono di mia proprietà.»
Dato che era stupido, stavolta fu il bastardo per intero ad essere sbalzato ad un metro di distanza, e poco ci mancò gli atterrasse l'alabarda sul naso. Idiota.
Lovino scosse la testa. «Piantala, bastardo.» Era uno spettacolo penoso. Non capiva come gli altri si stessero strafogando di popcorn.
«Pensi di fare qualcosa, capitano?» Se Francis era fuori di sé come Lovino non l'aveva mai visto, lo Stregone del Mare non era mai stato così di buonumore.
«Non ti farò scendere da questa nave.» Il bastardo - stupido, idiota, senza speranza - si rimise in piedi. «Dovessi portarti con me in fondo al mare.»
«Ehi, e noi?» sussurrò Manon, allarmata.
Lucilin la rincuorò con una pacca sulla spalla. «Lo sai che agli spettatori non succede mai niente.»
«In fondo al mare.» Stavolta, lo Stregone del Mare rise. «Vuoi portarmi a casa mia, capitano?»
«Ci sei nato, ci morirai.»
Forse lo Stregone del Mare ci aveva ripensato, sul ripensarci nel fare un passo indietro. Smise di ridere, ma non abbandonò il suo sorriso. «Provaci, allora.»
«Oh, non lascerò che mi ammazziate Arthùr.» Francis si avvicinò. Ora che Lovino guardava bene, aveva una spada. Dove straminchia l'aveva tirata fuori una spada? Cos'era poi, un fioretto? «Però consentimi di fargli un po' male, Antoine.»
Antonio gli scoccò un'occhiata rapida. La sua espressione era gelida. «Hai interrotto quella farsa di matrimonio. Te lo devo.»
«Merci.»
«In tal caso...» Guardò un'altra persona. «Gilbert.»
«Sarei intervenuto comunque.» Gilbert estrasse una spada da sotto la tunica e salì a sinistra. «Non sta simpatico neppure a me.»
«Gilbert...» Lo Stregone del Mare ridacchiò. «Sono sicuro l'abbia pensato anche tu. Il mondo di superficie è davvero minuscolo.»
Gilbert ghignò. «Almeno su una cosa ci troviamo d'accordo.»
Lo Stregone del Mare gli rivolse un'ultima, lunga occhiata. Guardò il bastardo, alla sua destra, poi il pennuto, davanti a sé. «Oh, no.» Alzò le braccia. «Sono circondato. Povero me.»
«Fai pena come attore.»
Arthur tornò a guardare Antonio. «Me lo dici proprio tu, capitano? Tu non che mi hai neppure distinto dal tuo caro Romano?»
«Che cosa pensavi di fare?» Il bastardo si avvicinò. Gilbert e Francis fecero lo stesso.
Lo Stregone del Mare indietreggiò. Mise un piede sullo sperone. «Cosa pensavo di fare cosa? Tutto ciò che volevo l'ho ottenuto.»
«Il matrimonio.»
«Oh, quello!» Un altro passo indietro. «Volevo abbandonarti sull'altare.» Un altro passo indietro. «E umiliarti davanti a tutti. Sarei stato una creatura a dir poco crudele e senz'anima, non è vero?»
Il bastardo non disse nulla. Sembrava pietrificato.
Lovino sbuffò. Distolse lo sguardo. Perché la stavano tirando tanto per le lunghe? Perché stavano perdendo tempo? Ormai era quasi calata la sera, lui aveva perso e doveva già essere lontano da lì. Stupidi. Stupido bastardo. Sarebbe dovuto tornarsene al suo castello brutto e riflettere sulla sua stupidità, e lasciarlo in pace una volta per tutte.
Il boccaporto tremò. Dalla botola aperta uscì qualcuno - Qualcuno molto alto, molto corpulento, molto biondo e molto incazzato.
«Seehexenmeister!» Ogni passo sul ponte era come un tuono. Poco ci mancava le sedie saltassero di qualche centimetro. La frusta schioccò sul legno. «Wo ist Feliciano?»
... Ora. Sì, non aveva mai visto Francis tanto arrabbiato, ma non aveva mai visto Ludwig tanto arrabbiato. Il buio in arrivo, la sua stazza, la voce fonda e quella lingua dura, insomma, davano un po' di autosuggest- Però, prima. Più importante.
«Che cazzo hai detto di Feliciano?»
Vide le spalle di Ludwig tremare. Era trasalito? Il crostaceo si voltò verso di lui, guardandolo come se l'avesse visto solo in quel momento - Probabile, in verità.
«Principe...» Si riscosse. «Feliciano è scomparso» Cosa. «e la colpa è dello Seehexenmeister.» O aveva appena bestemmiato, o parlava dello Stregone del Mare. Che era più o meno la stessa cosa.
«Cosa cazzo hai fatto a Feliciano?» Se avesse avuto il suo pugnale e la capacità di deambulare per terra, si sarebbe unito a quei tre debosciati e al decapode.
«Feliciano?» Lo Stregone del Mare quasi sputò quel nome. Come osava. «E che ne so io?»
«Tranquillo, Ludovic.» s'intromise Francis, stranamente calmo. «Temo c'entrino le adorabili murene di Arthùr. Se è così, è al sicuro.»
Ludwig non parve troppo rassicurato, ma sembrava meno folle di prima. Lo Stregone del Mare sbattè le palpebre più volte. «Cosa... Hanno preso il principe sbagliato?»
Partenope e Abisso, cosa cazzo stava succedendo.
Lo Stregone del Mare, però, fu presto distratto dai quattro che gli si avvicinavano sempre di più. Aveva una barriera, certo, ma nessuno aveva detto che quella barriera fosse impenetrabile. Soprattutto con un'alabarda, una frusta, un fioretto, una spada, un granchio rancoroso, un granchio incazzato, un gabbiano incazzato e un imbecille incazzato.
«Uh, che slealtà...» Lo Stregone del Mare era ormai arrivato a metà dello sperone. Ammirevole come riuscisse a rimanere in equilibrio. «Quattro uomini armati contro un povero Stregone disarmato.»
Qualcosa parve scattare in Francis. «Merde!»
Lo Stregone del Mare si lasciò cadere di lato, e scomparve alla vista.
«Si è buttato in acqua!»
«Sta scappando!»
«Fermi!» Francis volò e riuscì ad afferrare Gilbert, ma non Antonio né tantomeno Ludwig. «Non vi avvicinate alle balaustre!»
Onde si alzarono nel fragore di un temporale e l'acqua di mare travolse il ponte. Lovino si aggrappò alla balaustra. Con la coda dell'occhio, notò Abel prendere al volo Manon e Lucilin e la donna sconosciuta tenere una mano alla balaustra e l'altra a stringere l'uomo sconosciuto. Dal castello di prua, Francis era riuscito a volare via, mentre Gilbert era sì volato ma sul ponte, per svariati metri, fin quasi precipitare nel boccaporto aperto. Ludwig era rimasto saldo nella sua posizione. Il bastardo aveva infilato l'uncino dell'alabarda nella balaustra ed era riuscito a limitarsi a scivolare lungo le scale. Nella sera, dieci torri erano emerse dal mare e avevano circondato la nave. In simpatia, ciascuna torre, molle e ricoperta di ventose grosse come pugni, stringeva un arpione.
«So che vi state chiedendo» Lo Stregone del Mare riapparve sullo sperone, ma solo la sua metà superiore era antropomorfa. «da dove sono usciti gli arpioni.»
«Veramente no.» Gilbert sputò una copiosa quantità d'acqua.
«Dai, bruder...» Ludwig lo guardò, titubante. «Ce lo vuole dire, non è educato non farglielo dire.»
«Tu passi troppo tempo con Felicianò.»
Lovino si premurò di coprire la frase di Francis con un accoratissimo: «A' Ludwig! Ma vattene affanculo!»
«Mentre tu eri preso dall'incantesimo della magica palla otto magica-»
«La cosa?»
«Magica palla otto magica.» Lo Stregone del Mare mise le braccia conserte. «Ricordi la palla nera di stanotte? Ah, giusto, la voce era del principe, ma ero io a parlarti.»
Il bastardo si era tirato su, e guardava i tentacoli giganti con una certa inquietudine - Lovino, a malincuore, lo comprese. «Sono stato ingannato da una palla?»
«La cosa si fa sempre più umiliante.» Lo Stregone del Mare annuì, con fare saputo. «Ma dicevo degli arpioni. Mentre il capitano era perso nell'incantesimo, io ho incastrato gli arpioni qui sotto la nave. Sapevo sarebbero tornati utili!»
«Una palla mi ha lanciato un incantesimo?»
«Hai sentito, Vest? Era una puttanata!» Gilbert tornò alla prua. «Basta cincischiare e andiamo a pesca!»
«Gilbert...» Francis gli si avvicinò, ma si sentiva benissimo cosa gli stesse dicendo. «Siamo quattro contro dieci.»
«Dodici.» Lo Stregone del Mare riportò le braccia lungo i fianchi. Da non si sapeva dove, erano spuntate due spade.
«Cherì!» Il gabbiano sembrava indignato. «Sei inavvicinabile!»
«Non sono il re dei Sette Mari per mancanza di pretendenti!»
Un'altra esplosione. Il bastardo aveva provato a colpire un tentacolo ma, a quanto pareva, anche quelli erano protetti dalla barriera.
«Fatemi indovinare...» Ludwig si portò la mano libera alla radice del naso. «Noi non possiamo colpire lui ma lui può colpire noi.»
«Non vinci niente,» fu la laconica risposta di Francis: «era scontato.»
Ovvio. Andasse bene una cosa - Una. E uno dei tentacoli era pure schifosamente troppo vicino a dove era seduto lui. Gli tornò in mente quando gli si era schiaffato sulla bocca - Rabbrividì. Fissò la carne, i colori inscuriti dal buio. Facevano più impressione le ventose, in realtà.
Non aveva il pugnale con sé. Se solo l'avesse avuto, ne avrebbe approfittato per cercare di piantarglielo nel primo spazio disponibile. Non aveva il pugnale, ma aveva qualcos'altro di affilato.
I denti si richiusero tra due ventose. Le mandibole lo mandarono affanculo e la lingua si suicidò. Il tentacolo tremò come se fosse stato colpito da una torpedine. Nelle orecchie, un'imprecazione in una lingua che non conosceva, da una voce che conosceva e trovava irritante.
«Let me go! Let me go, you fucking-»
Con uno strattone, la presa venne meno e Lovino atterrò sul ponte bagnato, e rotolò per qualche metro - Piantò le mani e le code a terra, in tempo per evitare il volo nel boccaporto.
«Credo che noi due dovremmo discutere, principe Lovino.»
Qualcosa gli stritolò lo stomaco, e i fianchi, e la schiena. Il legno sotto le code e le mani venne meno e si allontanò troppo velocemente. Il mare, invece, si stava avvicinando troppo velocemente. Come uno scoglio in testa, si ritrovò sott'acqua. Stavolta poteva respirare, anche se stava annegando.

.

Note:
* Il titolo del capitolo viene da The Disappearance of Hatsune Miku -DEAD END-, canzone composta da CosMo@Bousou-P e cantata da Miku Hatsune.
* Il dialogo della ciurma:
«Cazzo! Non avremmo dovuto prenderle così economiche!»
«Di chi cazzo è stata quest'idea di merda?»
«È stato Raul!»
«Cazzo, Raul!»

* «Cette chose est absurde [...]»: «Questa cosa è assurda e non ne vedo il senso, ma spero che il tuo piano funzioni.»


Questo è ufficialmente il capitolo più breve (Anche se era parte del precedente, quindi in realtà- Vabbè, avete capito) ed è anche quello a cui sono più legata. Strano a dirsi, vista la scarsa lunghezza e il fatto che oggettivamente ci siano solo due scene, ma sono Scene Importantissimissime, aromatizzate di harmony (Cose che capitano, con la Spamano) e, soprattutto, pregne di cazzate.
Ah, se vi state facendo domande sul perché e per come Lovino sia riuscito ad azzannare Arturo, non temete, sarà spiegato! (Io spiego tutto! E, se una cosa non viene spiegata, è perché me la sono scordata! (๑•̀ㅂ•́)و✧)

Spero che questo capitolo vi sia piaciuto e vi saluto! Ciao!
  
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