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Autore: ConstanceKonstanz    02/10/2022    0 recensioni
Questa storia inizia nel passato.
In un mondo diverso dalla Terra, più freddo della Terra, più piccolo della Terra.
Dove abbiamo imparato a lavorare il ghiaccio, a usarlo come arma, come sostegno per le case. Dove la pioggia non è acqua, ma un tesoro da conservare. Dove la neve è più di un elemento: è una pietra preziosa. Dove il nostro nemico maggiore è ciò che ha permesso ai vostri antenati di sopravvivere: il fuoco.
Questa storia inizia nel Mondo del Natale.
Ed inizia con un nome.
Quello della mia nemica, o dell’unica persona che abbia mai conosciuto veramente: Dinah.
Genere: Avventura, Fantasy, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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PROLOGO (OBBLIGATORIO)

Questa storia inizia nel passato.
In un mondo diverso dalla Terra, più freddo della Terra, più piccolo della Terra.
Dove abbiamo imparato a lavorare il ghiaccio, a usarlo come arma, come sostegno per le case. Dove la pioggia non è acqua, ma un tesoro da conservare. Dove la neve è più di un elemento: è una pietra preziosa. Dove il nostro nemico maggiore è ciò che ha permesso ai vostri antenati di sopravvivere: il fuoco. Così semplice da procurarsi, così distruttivo. Capace di sciogliere case, città, montagne.
Questa storia inizia nel Mondo del Natale.
Ed inizia con un nome.
Quello della mia nemica, o dell’unica persona che abbia mai conosciuto veramente:  Dinah
Era notte, faceva freddo, le imposte sbattevano, le piante si piegavano. Io ero piccola. Non potevo avere più di cinque anni. Dinah sei. Non ricordo dove fossero i nostri genitori. Non ricordo neppure dove fossimo noi. E tutt’ora ogni volta che provo a rivivere quei momenti la testa mi gira e ogni cosa perde di significato.
“Ho paura” avevo detto a Dinah.
“Non devi.” Mi aveva risposto “E’ solo vento … Il vento non è pericolosa.”
Nello stesso istante, il rombo di un tuono aveva coperto gli ululati del vento e fuori aveva iniziato a diluviare.
Ricordo di aver iniziato a tremare. “Dinah … la pioggia è pericolosa?”
Lei mi aveva guardata. Aveva solo un anno più di me, ma i suoi occhi erano già quelli di un’adulta. Scuri, profondi, velati di una sfumatura di tristezza che avrebbe dovuto conoscere solo più tardi. 
“No”
“Però fa paura lo stesso”
“La paura è per i soldati, Siena, i contadini, le persone comuni. Non per una principessa”
Mi ero sentita mortificata. Avevo già sentito quella frase. Mio padre me la ripeteva sempre. E mia madre, la notte, prima che mi addormentassi, raccontava solo storie di principesse intelligenti e abili nel combattere. Principesse che non avrebbero mai avuto paura di un temporale.
Avevo guardato Dinah. Non sembrava avere paura.
“Dinah” avevo sussurrato “Tu sei una principessa?”
Ricordo distintamente il suono della sua risata. Basso, amaro, una specie di borbottio che esplodeva in un unico boato spaventosamente simile a quello dei tuoni.
“No, non lo sono e per quel che mi riguarda, non dovresti esserlo neppure tu”
Non avevo reagito.
Il temporale era durato tutta la notte.
Dinah era mia cugina, ma non era destinata al trono. I suoi genitori erano stati accusati di tradimento ed erano stati condannati al esilio. Mio padre, il re, aveva deciso di perdonare la loro unica figlia, all’epoca poco più di una neonata,  e di accoglierla nel suo palazzo. Ma non sarebbe mai più stata trattata come una nobile. Le furono tolti i titoli, i possedimenti, l’eredità dei suoi genitori, perfino i suoi ricordi. Mia madre le spiegò che i suoi genitori erano dei traditori, che lei era stata graziata e che avrebbe passato il resto della sua vita a difendermi. Nessuna di noi due seppe mai nulla di più al riguardo. Dinah fu la mia prima guardia del corpo. Trascorse diversi anni in una scuola militare, imparò a maneggiare il guio, un piccolo pugnale dalla lama di ghiaccio, la nostra arma più resistente e più umile. Quando terminò l’addestramento venne dichiarata primo Babbo, il grado militare più basso,  e durante una cerimonia d’investitura legò la sua vita alla mia e giurò  di proteggermi fino alla morte.
Quella fu la prima volta che la vidi.
Al termine della cerimonia, Dinah  venne condotta davanti a me.
“Principessa” sussurrò, inchinandosi.
“Alzati, guerriera” replicai come mi era stato insegnato.
Ricordo che la vidi scuotere la testa e portare una mano al pugnale. Non mi mossi. Mi era stato insegnato che la mia figura era inviolabile ed io non avevo mai dubitato, neppure per un secondo, che qualcuno potesse toccarmi senza il mio permesso.
“Grazie, principessa” borbottò infine, allentando la presa e alzandosi.
Io l’avevo guardata. Avevo cercato nel suo volto qualcosa che testimoniasse la nostra parentela, ma i suoi occhi erano marroni, i suoi capelli castani e corti, i suoi tratti più dolci, la sua carnagione più scura. Non ci assomigliavano. Eppure, quando lei aveva incrociato il mio sguardo avevo avvertito la sensazione, netta e inconfondibile, che le nostre vite, da quel momento in poi, sarebbero state legate per sempre. 
   
 
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