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Autore: ordnassela    22/11/2022    0 recensioni
Una giovane ragazza che ha perso da poco i genitori, si ritrova a dover andare a vivere con la sorella nella vecchia casa dei nonni nel fitto dei boschi montani.
Questo cambiamento la porta a conoscere persone nuove e una nuova realtà, che non avrebbe mai potuto aspettarsi.
Nella tranquilla cittadina vicina, si annida qualcosa di innaturale; a Luna bastano pochi giorni per trovarsi in un nuovo mondo tanto incantato quanto crudele.
[PS. Ho notato che c'erano problemi per la visualizzazione su telefono, dovrei aver risolto. Buona lettura!]
Genere: Avventura, Fantasy, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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CAPITOLO 3
La nuova alunna - Parte 1



“Lu, svegliati! Muoviti che è tardi!” una concitata sbattuta alla porta fece sobbalzare Luna sul letto. Ancora intontita accese il cellulare per guardare che ore fossero, mentre si sforzava per capire cosa avesse detto sua sorella ‹‹Sveglia è… cos’è che ha detto? È… è…›› appena lo schermo del dispositivo si illuminò Luna lesse l’orario “7:47? Perché mi hai svegliat…?” Luna non terminò la frase, il suo cervello si era finalmente svegliato facendole ricordare tutto “È tardissimo! Le lezioni cominciano alle otto e dieci! Sorella inutile, perché non mi hai svegliata prima!?” Luna cominciò a correre avanti e indietro fra il settimanale, lo specchio e il piccolo bagno, qualche gradino più in basso da camera sua. In meno di quindici minuti era vestita e sistemata in cucina.
Tia era indaffarata a truccarsi davanti allo specchio del bagno del pian terreno “Sei pronta, Lu?” disse sistemandosi il rossetto
“Sì… circa.” Rispose la ragazza inzuppando un biscotto nella tazza di latte che aveva appena versato “Quanto ti ci vuole? Non voglio far tardi il mio primo giorno!”
“Ho quasi fatto, e… finito! Come sto? Ho un’aria abbastanza da persona seria?” si voltò verso Luna cercando di fare la faccia più matura possibile “Allora?”
“Se la smettessi di fare quella smorfia orribile sarebbe meglio. Fidati di me, sei tremendamente seria anche senza tutto quel fondotinta. Dovresti sapere che la tua naturale pelle cadaverica è sempre perfetta per intimidire le persone.”
“Non voglio intimorire nessuno! Tra l’altro abbiamo ereditato entrambe la pelle di mamma, è inutile che insulti me, lo stai facendo anche a te stessa.”
“Giusto sono pallida anch’io, ma a me sta una favola questo colorito.” rispose Luna facendo una piccola linguaccia alla sorella e ficcando la tazza nel lavello “Andiamo Tia, sono già le otto e cinque!” si infilò la giacca nera e corse all’auto. Tia la seguì a ruota chiudendo il grande portone. Salì in auto appoggiando lo zaino sui sedili posteriori e dando una spazzola a Luna “Non avevi nemmeno preso lo zaino e hai i capelli che sono un disastro. Almeno hai provato a pettinarli?”
“L’ho fatto come minimo dieci volte, ma con questa roba addosso è impossibile pettinarli bene!” rispose spazientita la ragazza strattonandosi il bendaggio sulla fronte. Tia, con mano ferma, gliela tolse osservando dolcemente il suo viso, come aveva fatto ogni volta da quando erano partite per il trasloco.
“Prova a pettinarli ora, dovresti farcela.”
Luna si guardò usando la fotocamera anteriore del cellulare mentre la sorella guidava. Preferì non avere più il bendaggio in testa ma si ritrovò a cercare in tutti i modi possibili di coprire il taglio che aveva in fronte. Quando finalmente arrivò a scuola Tia si soffermò a guardare il suo abbigliamento “Non avevi detto che non avresti preso solo capi scuri?”
“Avevo detto che non avrei preso solo vestiti neri… e i pantaloni sono blu scuro! Ora devo andare e di corsa!”
“Ciao Lu!” Luna non sentì la sorella, era troppo concentrata sull’orario per notare il resto del mondo. Ormai erano le 8:15. Entrò correndo nell’atrio dell’edificio e in quell’istante si rese conto di non avere la benché minima idea di dove sarebbe dovuta andare.
Cinque minuti dopo era seduta fuori dall’ufficio del preside che avrebbe dovuto darle il benvenuto nella nuova scuola e indicarle l’aula, ma pareva che l’attesa si dovesse prolungare di molto: prima di lei, in fila, c’era un altro ragazzo e dall’ufficio, a tende chiuse, si sentivano urla di un docente che, dal tono, pareva disperato. Luna stava zitta e ferma ad ascoltare le sue canzoni classiche preferite, tutto quello che la circondava sembrava lontano e ciò le dava un senso di leggerezza sconvolgente. Cercando di non addormentarsi nel corridoio, iniziò ad osservare ogni minimo dettaglio che riusciva a scorgere di quello che sarebbe diventato uno dei suoi posti più frequentati: i pavimenti scarlatti parevano appena tirati a lucido ed erano sporchi solo del fango portato dentro da un alunno, i muri bianchi e gli armadietti verdi le ricordavano i soliti cliché che si vedevano nei film per ragazzi. Un po' le piaceva l’idea di essere in una di quelle scuole.
Lo striscione della squadra di football si estendeva da una parete all’altra del muro d’ingresso ed era ornata da ricami in oro ‹‹I… i pipistrelli d’oro?? Ma chi è che si inventa questi nomi assurdi?›› lasciò sfuggire un sorriso dal suo volto impassibile e stanco. Il ragazzo seduto a tre sedie di distanza da lei le stava facendo un cenno con la mano, Luna non se ne accorse e con occhi socchiusi rimase ad osservare il cartellone mentre la musica le inondava le orecchie. Di colpo si sentì toccare timidamente la spalla, si voltò velocemente si tolse le cuffie e, imbarazzato, il ragazzo si era avvicinato sul posto accanto al suo. Luna cercò di sembrare meno scontrosa e stanca possibile “Sì?” aveva alzato la sua voce di almeno due tonalità per dare una parvenza in più di femminilità. Il ragazzo aveva i capelli abbastanza lunghi, scompigliati e castano scuri, aveva una corporatura atletica che rendeva il camice bianco che indossava aderente. Non era molto alto e non sembrava affatto sicuro di sé, anzi sembrava quasi intimorito dal parlare con Luna.
“C-Ciao, m-mi chiamo Robert Jackson, m-ma di solito gli amici mi chiamano Jackyll, con la a non con la e.” appena finita la frase abbassò lo sguardo, il suo volto aveva assunto una tinta accesa “Ah, c-comunque tu mi puoi chiamare come vuoi! I-in realtà solo una persona mi chiama con quel nomignolo…”
“Tranquillo, mi piace: Jackyll! È una citazione da…?”
“…Dr. Jekyll e Mr. Hyde, sì! Il mio migliore amico me l’affibbiò dopo la prima volta che mi ha visto arrabbiato, a-anche se non è successo nulla di particolare in realtà…”
“Ad ogni modo è un bel soprannome. Io sono Luna Anderson, sentiti libero di chiamarmi come vuoi.”
“Sei la ragazza nuova, giusto? Mi sembrava di averti già vista prima.”
Luna rimase un momento ferma a guardare il ragazzo, il suo volto non l’aveva mai visto prima di quella mattina “Scusa ma, ci siamo già conosciuti per caso?”
Jackson rimase stupito per un momento per poi inondarla di domande, una dietro l’altra, osservandola con occhi assetati di risposte “Certo, l’altra sera quando Dan ti ha trovata nel bosco e… a-aspetta, che sbadato! Tu ti eri fatta male, giusto? Come stai? Ti ricordi quello che è successo? La ferita si è già rimarginata?” chiese indicando la fronte della ragazza, che puntualmente pensò a coprirsi ancora di più. Involontariamente Luna abbassò lo sguardo a terra, tornando al suo solito tono di voce basso e malinconico.
“Quindi c’eri anche tu? Ieri intendo. Non ricordo bene quello che è successo. In realtà non ricordo praticamente nulla… che bella figura che devo aver fatto, una prima impressione unica.”
Il ragazzo alzò indeciso le spalle “B-Beh, è difficile considerarla una prima impressione. Ti avevo vista svenuta con mezza fronte ricoperta di sangue, in quel momento non pensavo molto a che tipo di persona avessi potuto essere; pensavo più a curarti.”
Luna risollevò gli occhi sul volto di Jackson “Non ho potuto ringraziare nessuno di voi a dovere, onestamente non so chi mi abbia tirata fuori dal bosco. Conoscevo solo Thomas e non è che sia un simpaticone, supponente com’è!”
“Tom sarebbe supponente? Sembra un eufemismo, penso che sia la persona più umile che io conosca… è abile con le mani ma con le parole non ci sa fare proprio.  Prova a dargli un’altra possibilità, noi abbiamo concordato sul fatto che ti abbia già preso a cuore. Avresti dovuto vedere quanto agitato era prima che arrivasse la tua amica.”
“Era mia sorella maggiore e non è mia amica, ma sembra che abbia legato molto con quel boscaiolo.” Jackson ridacchiò ripetendosi quella parola come fosse una barzelletta divertente.
“S-Sai cosa? Ti andrebbe di venire all’annuale festa in maschera di Halloween di Angels’ Mountain? N-Non è nulla di che, ma di solito ci si diverte sempre, per un motivo o per l’altro!”
“Ci andrei volentieri, ma non conosco molte persone.”
“Proprio per questo dovresti venire!”
“Ma non ho nemmeno un costume.”
“Nessun problema: basta chiedere a Loty! Suo padre ha il miglior negozio di costumi della città, nonché l’unico negozio di costumi.”
“Stai per caso parlando di una ragazza muta con una benda sull’occhio?” Luna si sentiva imbarazzata al solo pensiero di rincontrare la giovane.
“Sì, proprio lei! La conosci??” Luna svicolò la conversazione per evitare di finire in un altro incontro con la strana ragazza che l’aveva sbattuta fuori dal negozio.
“Non esattamente, solo di vista. Comunque, Jackyll, tu cosa ci fai qui dal preside?”
“B-Beh, i-io non… i-insomma…” fra un balbettio e l’altro il ragazzo non riuscì a dire nulla di senso compiuto. In quel momento un omuncolo cicciottello, sulla cinquantina e con la barba e i capelli grigi uscì dall’ufficio asciugandosi i baffi dal caffè “Oh, Jackson! Insomma, sei di nuovo da me? Spero di non dover chiamare i tuoi genitori di nuovo, sarebbe la terza volta questa settimana!” bofonchiò sbuffando divertito “Insomma, entra! Stai aspettando un invito scritto? Oh! oh! oh!”
Jackyll, rosso come un peperone, cercò di ignorare le provocazioni del preside ed entrò nella stanza.
Luna tentava di capire cosa potesse aver fatto un ragazzo tanto sensibile come quello con cui aveva appena parlato ‹‹Non è possibile che abbia fatto qualcosa di male, non mi pare gli si addicano le cattive azioni, insicuro com’è!››
Stava per rimettersi le cuffie quando il preside notò anche la sua presenza “E, insomma, lei signorina? Come mai è qui?” Luna si alzò in piedi spegnendo immediatamente la schermata del telefono “Buongiorno! Io sono nuova nella scuola, mi è stato detto di presentarmi da lei per sapere in che classe sono stata assegnata.” l’uomo parve parecchio turbato dalla notizia e tirò subito fuori un’agendina dai lunghi tasconi dei suoi calzoni “Oh capperi! Insomma, è veramente oggi! Me n’ero totalmente scordato! Ehm, cioè. Insomma: con tutti questi impegni, sai, insomma… da preside, è difficile ricordare tutto! Quindi, insomma, tu sei la figlia di Albert e Lucinda.”
In quell’istante Luna ebbe quasi un collasso e probabilmente fece una strana smorfia dato che l’uomo aveva assunto uno sguardo interrogativo.
Solo allora lei si rese conto che il libro che aveva letto le notti precedenti era stato scritto da sua madre ‹‹Albert: papà, e Lu di Lucinda: mamma! Perché non ci ho pensato prima? Tra l’altro anche la calligrafia era la sua! Sono proprio una pessima detective! Che ca…!›› i suoi pensieri vennero infranti dalla voce profonda dell’omuncolo
“Ti hanno mai detto che hai la stessa pelle…”
“Lo stesso pallore di mia madre? Già.”
“Sì, insomma, volevo dire la stessa pelle candida di tua madre ma penso vada bene lo stesso!” il preside aveva abbassato il volume della voce, quasi imbarazzato, per poi farla tornare come quella di prima, forse anche un po’ più alta.
“Ho saputo dei recenti accadimenti, le mie condoglianze. Se la scuola può fare qualcosa per aiutarti, insomma, sappi che basta chiedere!”
“Grazie infinite signore ma non ce ne sarà bisogno, glielo assicuro.” Luna non voleva venir trattata in modo differente dagli altri a causa dei suoi genitori, non lo sopportava proprio.
In un minuto il preside cacciò il povero ragazzo in camice al di fuori del suo ufficio, facendole sorpassare la fila.
Dopo centinaia di insomma intervallati da qualche parola, Luna si ritrovò in piedi di fronte al professore della seconda ora della classe in cui era stata assegnata. Il tragitto fu tanto rapido che non fece nemmeno tempo a salutare Jackyll, se non di sfuggita con un movimento della testa.



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CARO LETTORE,
mi spiace per il tempo che mi ci è voluto per pubblicare questo capitolo e il tempo che potrebbe volermici per i prossimi capitoli. Grazie per aver letto fin qua e vi prego di lasciare commenti se potete, anche piccoli per sapere se vi sta piacendo o meno.
Buona giornata e buona lettura!

   
 
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