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Autore: Milly_Sunshine    24/11/2022    0 recensioni
Novembre 2002: al termine di una serata con gli amici, Mark ha un appuntamento con la fidanzata Ellen, ma lei rimane ad attenderlo invano, senza ricevere sue notizie. Il giorno dopo, l'amara realtà: è stato brutalmente assassinato, mentre si trovava in un luogo in cui già fu consumato un atroce delitto. Il mistero legato alla sua morte non viene svelato, ma provoca la morte di altre persone. Novembre 2022: a vent'anni di distanza, Ellen e gli amici di Mark si ritrovano di nuovo nel loro paese natale per commemorarne la scomparsa, senza sapere che chi ha già ucciso vent'anni prima è ancora in agguato. Li aspetta un mistero fatto di lettere anonime, identità scambiate e intrighi di varia natura. // IN FASE DI STESURA, I CAPITOLI VENGONO SCRITTI E PUBBLICATI, NON CI SONO GIORNI FISSI PER LA PUBBLICAZIONE (SE POSSIBILE 2 VOLTE A SETTIMANA).
Genere: Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
Capitoli:
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Ellen camminava senza meta per le strade di Goldtown. La serata trascorsa insieme a Steve era stata bella e non aveva nemmeno dovuto sorbirsi eccessive prediche da parte di Janice al suo ritorno, forse perché l'altra sembrava improvvisamente più interessata alla faccenda delle Robinson. Ne avevano discusso fino a sera inoltrata, senza giungere ad alcuna conclusione. Quella vecchia vicenda che Ellen aveva cercato di ricostruire tempo prima, quantomeno nelle sue sfumature, rischiava di essere più contorta di quanto avesse ipotizzato. Sapeva che prima o poi avrebbe fatto meglio a recarsi sul posto nel quale si erano consumati gli eventi, ma non si sentiva di farlo quel giorno.
Stava passeggiando, raccontando a se stessa qualcosa sulla necessità di tenersi in movimento e di fare attività fisica, invece di concentrarsi soltanto sul lavoro. Si stava raccontando che, dopotutto, quello era un giorno festivo, quindi non vi erano ragioni per dedicarsi a questioni che facevano solo ed esclusivamente parte della sua professione. Non sapeva se ci credesse fino in fondo - la sua relazione passata con Mark Forrester non le permetteva di qualificarsi come del tutto estranea - e non era ancora giunta a una conclusione definitiva, quando all'improvviso un'automobile di colore grigio metallizzato parcheggiò poco più avanti, a lato della strada. Ne scese un uomo al quale Ellen non fece molto caso, ma che doveva avere fatto caso a lei.
«Ellen?» chiamò.
Era una ragione più che sufficiente per mettere lo sguardo su di lui. Per un attimo Ellen i sentì spiazzata, poi si fece un'idea più definita. Quell'uomo lievemente stempiato, con i capelli lunghi fino alle spalle, un castano chiaro che tendeva lievemente al grigio in alcuni punti, non era un semplice sconosciuto.
Andò a colpo sicuro: «Jack.»
Fecero qualche passo l'uno verso l'altra.
«Sapevo che eri tu» disse Jack. «Mi sembrava di averti vista anche ieri, ma avevo pensato che non fosse possibile. Quindi, quando ti ho incrociata, poco fa, ho deciso di verificare.»
«Quindi» dedusse Ellen, «Non eri appostato come uno stalker.»
«No, figurati. Anzi, mi dispiace averti disturbata.»
«Nessun disturbo.» Ellen si avvicinò a lui e lo strinse in un fugace abbraccio. «Hai fatto benissimo. È sempre bello ritrovare un vero amico... soprattutto se si tratta di qualcuno che è stato davvero un amico.»
Si allontanarono e per qualche istante si fissarono in silenzio.
«Non riesco ancora a crederci» ribadì Jack. «Anzi, proprio non ci credo, continuo a pensare che presto mi sveglierò e sarà stato tutto un sogno.»
Ellen ridacchiò.
«Come sei diventato poetico, in questi ultimi anni. Se qualcuno ti sentisse, penserebbe che io e te abbiamo avuto una storia, in passato.»
«La gente banale lo penserebbe, ma tu non sei per niente banale. Dopotutto non capisco perché così tanta gente metta l'amore al primo posto e voglia a tutti i costi ricordarsi le proprie relazioni sentimentali con piacere. Le partner prima o poi ti mettono da parte, le amiche magari se ne vanno, spariscono per più di diciotto anni, poi all'improvviso ritornano ed è sempre un piacere incontrarsi un'altra volta.»
Ellen abbassò lo sguardo.
«Mi dispiace se non mi sono mai fatta viva.»
«Comprendo la tua scelta.»
«Voglio dire, ai tempi staccare con tutto e con tutti mi sembrava una buona opzione, poi, però, non ho cercato di riallacciare i contatti con nessuno, nemmeno da quando sono venuti fuori Forever Net e gli altri social.»
«Sei su Forever Net?»
«Sì.»
«Non sono mai riuscito a trovarti.»
«Mi chiamo Ellen Hicks.»
«Sposata?»
«Non più.»
«Anch'io sono stato sposato, in passato, ma non sto più insieme a Elizabeth.»
A Ellen non era nuovo quel nome.
«La tua crush adolescenziale?»
«Proprio lei.»
«Quindi, dopo che me ne sono andata, sei riuscito a conquistarla?»
«Non proprio dopo che te ne sei andata. Sono passati diversi anni, prima che io ed Elizabeth ci mettessimo insieme. Non è andata bene, ma ho due figli stupendi.»
«Anch'io ho una figlia.»
«Una piccola Ellen?»
«Non tanto piccola, ha già quattordici anni.»
«Essenzialmente, se ho fatto bene i miei calcoli, sei diventata mamma quattro anni dopo avere lasciato Goldtown... e quattro anni dopo avere lasciato Steve.»
«Steve l'ho incontrato ieri» gli confidò Ellen. «Sono andata nel suo negozio a sviluppare delle foto e poi mi ha invitato a cena.»
Jack parve positivamente impressionato.
«Dai che magari vi rimettete insieme. È single, adesso.»
«Lo so, ma non penso che ci rimetteremo insieme.»
«Mi piacevate come coppia.»
«Non posso scegliere se fidanzarmi e con chi sulla base di quello che pensi tu» obiettò Ellen. «Ho trentanove anni. Non posso fare scelte sulla base di quello che succedeva quando ne avevo venti o ventuno. Comunque sono felice che pensi tuttora che io e Steve facessimo una bella coppia, insieme. All'inizio non erano in tanti a stare dalla mia parte, ma tu mi hai sempre sostenuta, anche se per te non ero nessuno, solo la ragazza di Mark.»
«A proposito di Mark» disse Jack, con tono un po' esitante, «Oggi...»
Ellen comprese subito dove volesse andare a parare.
«Oggi sono passati vent'anni dalla sua morte, lo so.»
«Io e gli altri ragazzi ci dobbiamo trovare tra una decina di minuti nel posto in cui è morto. Vogliamo lasciare un mazzo di fiori, un segno che non l'abbiamo dimenticato.»
«Perché proprio sul luogo del delitto e non sulla sua tomba?»
«Perché sarebbe troppo facile entrare in un cimitero. È andare là, dove l'hanno ammazzato, che è davvero complicato. Glielo dobbiamo.» Guardò l'orologio che portava al polso. «Anzi, si sta facendo un po' tardi, è meglio che vada. Ti aggiungo su Forever Net, va bene?»
«Sì, puoi aggiungermi» replicò Ellen, «Ma vorrei venire con te.»
«Ne sei sicura?»
«Sì. Non sono riuscita a incontrarlo, la notte in cui fu ucciso, andare là sarà un po' come ricongiungermi con lui per un attimo.»
«Va bene, andiamo in macchina.»
Salirono a bordo. Mentre si allacciava la cintura, Ellen azzardò: «Ci siete tu, Danny e Steve?»
«Io, Danny, Steve e Kevin.»
«Kevin è venuto a Goldtown?»
Dopo avere acceso il motore, Jack si mise in strada.
«Certo che è a Goldtown. Ci abita. Anzi, mi stupisce che tu non l'abbia visto.»
«Sei l'unico che ho incontrato per caso» chiarì Ellen.
Jack le spiegò: «Non mi riferivo a un incontro casuale. Hai detto che sei andata in negozio da Steve o sbaglio?»
«Non sbagli.»
«Strano che tu non l'abbia incontrato, dato che lavora là.»
Ellen strabuzzò gli occhi.
«Kevin lavora insieme a Steve?»
«Sì, perché, la cosa ti stupisce?»
«Mi stupisce che Steve non me l'abbia detto. Mi ha raccontato che ha un collega, che non era presente in negozio ieri pomeriggio, ma non mi ha detto chi fosse. Anzi, mi aveva lascito intendere che non fosse un mio conoscente. In più, se non ho capito male, mi ha raccontato che Kevin si è sposato e ha lasciato Goldtown, in passato.»
«Infatti è andata proprio così» confermò Jack. «Kevin si è sposato con una certa Leanne, sarà stato una decina d'anni fa, poi è tornato quando si sono separati. Deve essere stato tre anni fa, quattro, non ricordo con esattezza.»
«Allora devo avere capito male» azzardò Ellen. «Forse avrei dovuto essere più esplicita, quando ho chiesto a Steve di voi.»
«Steve ti ha parlato di noi?»
«Sì, di te e di Danny. Mi ha accennato al fatto che i vostri matrimoni siano finiti, lo ricordo con chiarezza. Non mi sembra, però, abbia detto alcunché sulla separazione di Kevin. Magari credeva non mi interessasse saperlo.»
«Mhm...» borbottò Jack, senza aggiungere altro.
Ellen non lo esortò a esprimere un parere più concreto e chiaro in proposito: era meglio non sapere. Rimasero in silenzio per tutto il resto del tragitto. Arrivarono un po' in ritardo, erano gli ultimi.
Già prima di scendere dalla macchina, Ellen riconobbe Steve. Accanto a lui, con i fiori in mano, c'era Danny, che aveva i capelli più corti che in passato, tagliati a spazzola. Kevin era girato di spalle, ma non le volle molto per riconoscerlo. Di lì a poco, quando lo vide girarsi, le sembrò che, nonostante l'aspetto decisamente più adulto, non fosse cambiato molto rispetto a quando era ragazzo.
Jack scese dall'auto, Ellen fece lo stesso. Sarebbe stata dura spiegare a Steve come mai si fosse presentata sul posto, si disse, per poi realizzare che non doveva sentirsi in obbligo.
Dopo avere salutato tutti, Jack riferì: «Ho incontrato Ellen, che adesso è qui a Goldtown, e ho pensato di chiamare anche lei.»
«Da quanto tempo!» esclamò Danny. «È un piacere rivederti, Ellen.»
Ellen accennò un sorriso.
«È un piacere anche per me, Danny. E anche rivedere te, Kevin. Per quanto riguarda te, Steve, invece, ci siamo già visti di recente.»
Steve abbassò lo sguardo.
«Già. Non pensavo ci saremmo rivisti così presto.»
«Non vorrei avere in qualche modo disturbato i vostri piani» disse Ellen. «In realtà non è stato Jack a chiedermi di venire con voi, quindi non prendetevela con lui, sono stata io a insistere.»
«Non ti devi giustificare» intervenne Kevin, la prima volta che le rivolgeva la parola da quando era arrivata. «Sei qui e va bene così.»
Ellen non era del tutto sicura che la sua presenza fosse gradita, o quantomeno che nessuno la trovasse imbarazzante, ma non disse nulla.
Jack, nel frattempo, domandò agli amici: «Siete già stati sul posto? Voglio dire, a dare un'occhiata?»
«Non c'era niente a cui dare un'occhiata in anticipo» replicò Danny. «Stavamo aspettando voi. O per meglio dire, stavamo aspettando te. Adesso che siete arrivati, possiamo andare. Peccato solo che non ci sia Jennifer con noi, ma non è a Goldtown.»
«Jennifer?» chiese Steve. «E che cazzo c'entra con la morte di Mark?»
«Jennifer non c'entra niente con la morte di Mark, è vero, ma era una sua amica» ribatté Danny. «Anche lei sarebbe dovuta venire con noi.»
«Però si è tenuta ben lontana da Goldtown» azzardò Steve. «Evidentemente Mark e il suo anniversario di morte non erano al centro dei suoi pensieri.»
«Jennifer ha preso il coronavirus, mentre era a casa dalla madre» puntualizzò Danny. «Non è tornata perché non può ancora tornare.»
«Quindi» azzardò Steve, «Dopo tornerà per andare a lavorare nel negozio con sua zia Sophie?»
«Immagino di sì.»
«Peccato. Poteva mandare Roberta al posto suo, come fa altre volte. Sarebbe stato meglio per tutti.»
«Meglio per te, forse. Per me Roberta è un'estranea, Jennifer invece è la mia migliore amica.»
«Potresti frequentare gente migliore.»
«Lo so» tagliò corto Danny, secco, «E infatti frequento anche delle teste di cazzo come te. Hai rotto con le tue polemiche contro Jennifer. Ti lamentavi sempre quando ti toccava di vederla, adesso ti lamenti solo perché viene menzionata. Non ti sembra ora di smettere?»
Steve non replicò.
Jack li esortò: «Andiamo?»
«Sarà meglio andare.» Danny si avviò verso la pineta, seguito da Ellen. «Anche perché tra poco inizierà a fare buio.»
Continuò ad avanzare in mezzo agli alberi, nella direzione della zona nella quale il povero Mark era stato assassinato. Ellen continuò a seguirlo, sentendo rami rompersi al di sotto dei propri passi. Dietro di lei, si erano accodati tutti gli altri.
A giudicare dal modo in cui Danny sussultò, lasciando cadere il mazzo di fiori a terra, vide la donna vestita di bianco nello stesso momento in cui Ellen le posò gli occhi addosso.
I lunghi capelli biondo platino erano sparsi intorno a lei e il lungo abito candido era imbrattato da macchie rosse.
Ellen si voltò di scatto, scontrandosi accidentalmente con Steve, per quanto era desiderosa di distogliere lo sguardo.
«È la donna di ieri sera» mormorò. «È quella che per poco non abbiamo investito.»
Qualcuno imprecava, qualcuno si lasciava andare a commenti carichi di orrore. Ellen non avrebbe saputo attribuire ogni parola alla voce esatta che l'aveva pronunciata. Forse di lì a poco tutti quanti avrebbero avuto ricordi confusi di quanto era appena successo.
Riconobbe solo con chiarezza che era stato Jack a parlare, quando questo esclamò: «Cazzo, è Kimberly!»


«Kimberly Richards» ripeté Janice. «Sei riuscita a capirci qualcosa, a capire chi fosse?»
Ellen sbuffò, esasperata.
«Ti rendi conto che ho dovuto ripetere almeno venti volte quello che ho visto? Sono stata interrogata per quasi due ore. Mi è stato chiesto perfino perché io sia tornata a Goldtown. Uno degli agenti più anziani si ricordava di me. Ha insistito a farmi parlare di Kimberly, senza che ne avessi mai sentito parlare fino a oggi pomeriggio.»
Janice si rendeva conto dello stato d'animo di Ellen. Per fortuna non si era mai ritrovata né a scoprire il cadavere di una persona assassinata né a dovere rilasciare una deposizione in proposito, ma riusciva a fare uno sforzo di immaginazione. Nonostante tutto, riteneva importante ricordare a Ellen quale fosse il suo scopo.
«Non ti ho chiesto di quello che hai vissuto oggi» chiarì, «Ma solo se qualcuno dei tuoi amici ti ha spiegato chi fosse quella Kimberly. Peraltro, è accertato che si tratti proprio di lei?»
Ellen fece un sospiro. Quando riprese a parlare, era molto più calma.
«Non ti so dire con esattezza se la sua identità sia confermata, ma Jack è convinto che si tratti di una certa Kimberly Richards e anche gli altri sembrano concordare con lui. Pare sia stata una fidanzata adolescenziale di Mark, che aveva lasciato Goldtown ancora prima della sua morte, quando era appena maggiorenne o appena diplomata. Pare non si facesse più vedere a Goldtown da una vita.»
«Wow, questo è interessante» azzardò Janice. «Voglio dire, non era una tizia qualsiasi, era una ex di Mark. Ed è stata uccisa nello stesso posto a esattamente vent'anni di distanza.»
«E con tutta probabilità è la donna che abbiamo incrociato per strada ieri sera io e Steve.»
«Ne sei certa?»
«Non ne ho la certezza matematica, ma le somiglia molto, per quel poco che ho avuto modo di vedere.»
«L'hai detto alla polizia?»
«Mi è stato chiesto se avessi mai visto la vittima e ho spiegato che ieri sera, mentre ero in auto insieme a Steve, abbiamo rischiato di investire una donna che stava in mezzo alla strada, una che poteva somigliarle, ma che non potevo dire con sicurezza se si trattasse della stessa persona.»
«Ti hanno creduta?»
«Non lo so, ma perché non avrebbero dovuto credermi?»
Già, perché non avrebbero dovuto crederle? Per la seconda volta, dopo vent'anni, Ellen si ritrovava coinvolta suo malgrado in un caso di cronaca nera, sarebbe stato assurdo darle delle colpe. Janice non disse nulla e, anzi, fu scossa da un brivido quando Ellen ricominciò a parlare.
«Ho avuto una strana impressione.»
«Quale?»
«Che quella donna vestita di bianco potesse essere Mabel. Stamattina ho trovato un suo messaggio, che mi aveva mandato ieri sera verso ora di cena. Era lungo e ben articolato, sembrava quasi una delle sue lettere di un tempo.»
«Perché Kimberly Richards avrebbe dovuto scriverti? Cosa voleva da te?»
«Non ne ho idea, ma se Mabel non dovesse più farsi viva sarebbe un indizio a sostegno della mia teoria.»
Janice fu tentata di dirle che le sue teorie erano dettate dallo shock per il ritrovamento del cadavere, ma preferì tacere. Non aveva idea di come Ellen avrebbe reagito agli avvenimenti di quel giorno e preferiva non avere, nemmeno involontariamente, influenza negativa su di lei.
   
 
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