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Autore: nachiko_nene    20/01/2023    0 recensioni
Nina è una cacciataglie piuttosto vivace e, ancor prima, un'umana. Annoiata dalle questioni politiche, riesce ad accendersi solo quando si parla di missioni avvincenti, feste scatenate e storie romantiche, di quelle che fanno battere il cuore.
Ormai rassegnata all'idea che nella galassia non ci sia più posto per gli umani, civiltà alla quale è stata inferta una grave ingiustizia, volge lo sguardo al futuro consapevole che nulla potrebbe più sorprenderla ormai.
E se, durante una missione, Il ricercato più pericoloso e irriverente che abbia mai conosciuto dovesse iniziare a mettere in discussione ogni sua certezza?
DAL CAPITOLO 1:
" Si avvicinava con calma. La visiera della maschera luccicava nell'oscurità donandogli un'aura ancora più sinistra; Indossava un lungo mantello nero dall'aspetto piuttosto pesante che celava armi di vario genere.
(...)
«Sei un completo disastro» La prese in giro, osservandola rantolare sul pavimento, esausta e dolorante. «Dovresti assicurarti di essere all'altezza del nemico prima di uno scontro.»
«Ma stai un po' zitto... » Boccheggiò tenendosi lo stomaco con entrambe le mani. "
Genere: Avventura, Romantico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo dieci: La Sfilata dei Folli

 





Quella sera Nina scelse di non tornare a Palazzo.

Troppe persone moleste desideravano farle il terzo grado e in quel momento non ne aveva affatto voglia. Senza dire nulla ad anima viva si rifugiò nell'appartamentino da lei acquistato un paio di anni prima, una piccola ma deliziosa mansarda che usava in rare occasioni.

Chiuse bene la porta e non si premurò nemmeno di accendere luci. 
Si avvicinò al divano a sacco posto nel mezzo del soggiorno e vi ci sprofondò dentro.
Rimase lì, a fissare l'ampio lucernario.
Aveva dimenticato quanto fosse rilassante e romantico quel panorama.

Si impegnò a scrutare le costellazioni e i pigmenti delle nebulose, godendosi il silenzio, senza pensare a niente.
Le palpebre calavano per la stanchezza, ma ogni volta che provava a lasciarsi andare vedeva il volto di quell'uomo. 
Si rannicchiò su un fianco, tirando la coperta fin sopra il naso. Si rigirò a destra e a sinistra nel pouf e quando comprese che non si sarebbe addormentata tanto facilmente si rimise a sedere.

Rifletté sulle ultime parole che le aveva rivolto Haeist e fu attraversata da un brivido.

«La prossima volta verrà lui, ha detto...»
Mormorò nascondendosi il viso tra le mani.
«Come dovrei sentirmi adesso?»


 

•••∆•••
 

Quella notte si prospettava rigorosamente bianca per Nina così, dopo essersi crogiolata nel letto, decise di uscire e godersi le ultime ore del Carnevale. I festeggiamenti si sarebbero conclusi proprio quella sera con la Sfilata dei Folli.

Appena scese in città Nina finì proiettata in un carnaio animato da musiche travolgenti e colori accesi. L'aria era carica di odori: alcool, sudore, cibo, fumo. Assomigliava a una grande discoteca a cielo aperto, ma molto più sfrenata e sfarzosa. Nel mezzo della strada sfilavano enormi carri allegorici accompagnati da orchestra e ballerini.

Improvvisamente su tutti gli schermi della città comparve un messaggio lampeggiante scritto a caratteri cubitali.

Nina guardò in su e strizzò gli occhi, non sicura di avere letto bene. Era l'ordinanza di sospendere all'istante ogni festeggiamento e liberare le vie principali della città, alla base di quella richiesta assurda nessuna motivazione.

Nina inarcò le sopracciglia, osservando scettica la folla che incurante continuava a orbitare intorno ai carri e la banda di musicisti. Certe persone, già ubriache fradice, si prendevano gioco dei poliziotti che senza alcuna speranza tentavano di sciogliere il corteo.
I visitatori alieni invece facevano orecchie da mercante, continuando a godersi quella fantasmagoria.

Tese l'orecchio, cercando di captare qualche informazione nel fitto vociare del pubblico:


 

"Più avanti la polizia sta cercando di fare evacuare la gente, ma si rifiutano di darci spiegazioni„

 

"Forse non vogliono scatenare il panico?„

 

"Ehi, mia cugina mi ha appena scritto, dice che nel quartiere di Hoven è appena scoppiato un incendio!„

 

Nina sbiancò, iniziando a capire cosa stava accadendo.

Non può essere, in quel quartiere si trovano le prigioni...che sia...?

Le venne naturale indietreggiare infilandosi in un vicoletto nascosto. Rimase lì per qualche minuto con il fiato sospeso, guardandosi intorno impaurita. Il cuore le rimbalzava nel petto come una pallina impazzita e una sensazione strana si fece largo dentro di lei, come una vibrazione crescente che le contorceva le viscere. Capì che il suo corpo le stava suggerendo di scappare da qualcosa che si avvicinava.

Di colpo le mancò l'aria nei polmoni. Avvertì due forti braccia circondarle la vita in una stretta crudele e una voce le sussurrò all'orecchio:

«Mantengo sempre le promesse»

Nina spalancò la bocca dalla sorpresa ma le fu subito tappata da una mano.

«Sssst...»

Si sforzò di guardare oltre la sua spalla e incontrò un paio di occhi affilati che la fissavano.

«Non urlerai, non cercherai di fuggire o di attirare l'attenzione. Se lo farai sarò costretto a usare i miei poteri in mezzo a tutte queste persone. Afferrato?»

Nina annuì energicamente e dopo una breve esitazione sentì la presa sul suo corpo allentarsi.
Haeist la fece voltare verso di lui, le sfilò gli occhiali dal naso e le alzò il mento esaminandole il viso con attenzione.

«Abbiamo gli stessi occhi» commentò con una nota compiaciuta nella voce. Poi iniziò a farle una serie di domande, con un espressione serissima:

«Qualcuno ti ha vista?»

«No»

«Pensi di avere destato sospetti?»

«No»

«E i tuoi poteri? Riesci a tenerli a bada?»

Fece segno di si con la testa.

«Sicura?»

Nina esitò un attimo, facendo fatica a guardarlo negli occhi.

«Credo di sì.» Rispose in un mormorio.

L'uomo la fissò con intensità, poi abbozzò un sorriso e le strinse le guance tra le dita facendole emettere un lamento contrariato.

«Cos'è tutta questa docilità? Volevo fare un po' il bullo per vendicarmi, ma se continui a guardarmi così mi farai sentire in colpa.»

Tirò su il cappuccio e ignorando le sue deboli proteste la trascinò fuori dal vicolo, mescolandosi tra la folla.
Una volta riacquistato il pieno controllo di sé Nina tornò a parlare:

«Vuoi uccidermi?»

«Non ho ancora deciso.»

Lei spalancò la bocca e solo quando le rivolse un'occhiata divertita capì che la stava prendendo in giro.

Ma che... bastardo.

Haeist diede un piccolo strattone a Nina, impedendole di scontrarsi con un uomo che sorreggeva due enormi boccali di birra.

«In realtà ho bisogno del tuo aiuto» aggiunse poi, parlando a bassa voce. «Il modo più veloce e discreto per allontanarsi dal centro è usare l'Hyperdrive, ma come ben saprai solo i nativi possono farne uso.»

Nina lo guardò sorpresa.
In effetti gli stranieri avevano solo due possibilità per salire a bordo dei mezzi ad alta velocità: con un visto speciale o con la presenza di un accompagnatore dystopiàno. Era una misura discutibile, ma permetteva un maggiore controllo sugli spostamenti.

«Quindi è vero, non sei un Dystopiàno»

Haeist schioccò la lingua.

«No Detective»

Rallentò il passo fino a fermarsi e appoggiò entrambe le mani sulle spalle della ragazza.

«Se mi dai una mano riusciremo a raggiungere la periferia più in fretta, passando per un canale meno trafficato. Niente polizia, niente scontri spiacevoli, niente feriti. È la soluzione migliore»

«Ho poco margine di scelta, non credi?»

«Si, non ne hai» ribatté calmo lui.

La giovane alzò appena la testa, osservandolo da sotto le folte ciglia. «D'accordo, ma in cambio voglio farti alcune domande».

L'uomo alzò le sopracciglia, sorpreso.

«Non sapevo fossi nella posizione per negoziare»

«Allora consideralo un incentivo per spronarmi a collaborare meglio»

«Ah, davvero?» chiese divertito, osservando l'espressione determinata di Nina. Esitò qualche attimo, poi acconsentì con un cenno del capo.

«Bene, allora abbiamo un accordo.»

 

•••∆•••
 

Stazione Hyperdrive

L'Hyperdrive, seppur vetusto e arretrato rispetto ad altri pianeti, era in assoluto il mezzo di trasporto più rapido perché sfruttava la tecnologia spazio-temporale. 
Le cabine erano piuttosto piccole con tre, massimo quattro posti a sedere compreso quello del guidatore. Sostavano in coda sulle rotaie, pronte per attraversare il grosso tunnel a distorsione temporale che avrebbe ridotto di parecchio la durata del viaggio. Ne scelsero una a caso, poi la ragazza appoggiò il polso sullo scanner e una spia verde iniziò a lampeggiare sul display:

Benvenuta a bordo. Hai scelto il veicolo 0-4-8-9-4....

Nina strinse nelle spalle, sbirciando la plancia di comando attraverso il finestrino.

«Be' dovrai guidare te»

Haeist si voltò verso di lei.

«Eh?»

Nina fece spallucce.

«Io questo affare non so guidarlo»

Ci fu un momento di silenzio.

9-8-2-0....

«Non parli sul serio»

«Certo che parlo sul serio.»

Si fissarono per qualche attimo, poi Haeist scosse la testa e andò a sedersi al posto del guidatore.

«Male, male» la rimbeccò. «Non ti stai impegnando a dovere per rispettare il nostro accordo, sappi che potrei ritrattare.»

Entrò anche lei all'interno della cabina e lo sportello si chiuse alle sue spalle facendo un gran baccano. Lo vide armeggiare tra leve e pulsanti e, senza troppa sorpresa, vide il veicolo iniziare a muoversi.

«Visto? Haeist sa fare qualunque cosa» commentò sarcastica accomodandosi lì accanto.

Quel viaggio sarebbe durato una manciata di minuti, giusto il tempo di scambiare due parole con lui.

«Tanto per iniziare» iniziò a parlare Nina, «Mi piacerebbe sapere che ne è stato di Rey.»

Sul viso di Haeist calò un'espressione scocciata.

«Ho lasciato il Sacerdote davanti all'ingresso del Tempio, legato da testa a piedi. È stata l'ultima volta che l'ho visto. Quando sono tornato in superficie era sparito, sfortunatamente

«È riuscito a fuggire?»

«Non ne ho idea e non mi interessa»

Fece una breve pausa, poi riprese a parlare:

«E non dovresti preoccuparti nemmeno te, considerato che sei diventata un suo bersaglio ora.»

Nina scoppiò a ridere guadagnandosi un'occhiataccia.

«REY? Non mi farebbe mai del male!»

«No? Credi che non proverà a ucciderti alla prima occasione? Non so che tipo di rapporto abbiate, né da quanto tempo vi conosciate, ma i Sacerdoti del culto dei Grandi Spiriti fanno esattamente questo: uccidono chi, dal loro punto di vista, è corrotto...e che ti piaccia o no, mia cara, lo sei.»

La crudezza di quelle parole la lasciò di stucco. Non seppe neppure come ribattere, perché quel che diceva Haeist non faceva una piega. Nina però riconosceva la bontà in un uomo ed era certa che, se mai si fossero rincontrati, Rey l'avrebbe ascoltata comprendendo la sua situazione.

Cercò di cambiare discorso.

«Mi dici come ti chiami?» gli chiese a bruciapelo.

«Ah-ah, domanda respinta.»

Nina arricciò il naso e si abbandonò contro il finestrino della cabina emettendo un sonoro sbuffo.

«Intendevo solo il nome» brontolò, «che differenza vuoi che faccia?»
 

Non ricevette risposta e presto solo il ronzio del tunnel riempì il silenzio tra loro.

A pochi passi da lei dentro quell'abitacolo angusto sedeva un criminale letale, eppure in cuor suo sapeva di non correre alcun pericolo. Inverosimilmente iniziava a sentirsi a proprio agio. Perse qualche momento a osservarlo mentre era occupato alla guida. Sulla guancia, proprio sotto la barba scura, si intravedeva un taglio sottile che immaginò fosse opera di Rey. I capelli nerissimi erano perennemente trattenuti in un bun in cima al capo e si chiese quanto fossero lunghi da sciolti.

Assomiglia a un samurai, pensò divertita, immaginandolo con altri abiti addosso.

«Non hai caldo vestito così?» gli chiese nel tentativo di spezzare il silenzio. Lui scrollò le spalle.

«Nel posto dove sono cresciuto le temperature sono ben più alte»

«Dev'essere l'Inferno.»

Haeist si sforzò di rimanere serio ma i suoi occhi sorridevano.

Finalmente, dopo interminabili minuti, giunsero a destinazione. Quando scesero dal veicolo si resero conto di essere gli unici in tutta la stazione.
 

•••∆•••
 

Mentre si allontanavano a passi svelti si chinò su di lei, sussurrandole qualcosa tra i capelli.

Nina si voltò di scatto.

«Davvero?»

Lui le strizzò l'occhio e in risposta vide un sorrisetto allargarsi sul viso della ragazza, nello sguardo una sfumatura di emozione.
 

Lukasz, mimò Nina con le labbra.







 

*Lukasz: pronunciato Lukash

  
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