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Autore: Nina Ninetta    05/07/2024    4 recensioni
Anita è una studentessa di 16 anni che vive un profondo disagio sociale e se ne sta fin troppo spesso per conto proprio. Completamente sola, all’inizio del terzo anno, si trasforma nella vittima perfetta di un gruppetto di bulli che la vessa con dispetti e insulti di ogni genere. Il peggiore fra tutti, secondo Anita, è Stefano: un ragazzo scaltro e intelligente che sa usare fin troppo bene le parole, cosa in cui anche lei è brava! Qualsiasi altra persona, al posto di Anita, si sarebbe lasciata avvilire da questa situazione, ma non lei, poiché non si sente affatto sola, c’è il suo migliore amico a darle man forte: ȾhunderWhite! Un ragazzo con cui chatta ormai da tempo e che ha conosciuto in rete, su un sito per giovani scrittori come lo sono loro! Sebbene vivano nella stessa città, Torino, non si sono mai incontrati di persona, fin quando ȾhunderWhite non sente il desiderio di vederla dal vivo...
Questa storia partecipava alla challenge “Gruppo di scrittura!” indetta da Severa Crouch sul forum “Writing Games - Ferisce più la penna” - aggiornamenti ogni 15 giorni.
Genere: Introspettivo, Sentimentale, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Ȼapitolo Ɗiciotto

Il cervello è una sfoglia di...




Il risultato di quel bacio fu che Anita Lentini non riuscì più a guardare Stefano Parisi dritto negli occhi. Non si era illusa, questo almeno lo aveva capito. La seccatura era un' altra: continuava a pensare a quel momento, arricchendolo di nuovi particolari, e ogni volta si sentiva lo stomaco in subbuglio, il sangue alla testa e le guance in fiamme. Fin tanto che queste sensazioni l’afferravano mentre era a fantasticare di sera, nel suo letto, non era un problema, poiché nessuno la vedeva.
Il dramma sorse con l’inizio della scuola, dopo circa una settimana dall’accaduto. Non aveva ancora considerato l’attimo in cui sarebbe successo, troppo presa dai mille pensieri e altrettanti crucci che l’avevano assillata nei giorni precedenti, non ultimo la confessione di Stefano che a giugno sarebbe andato a vivere in America.
Anita non riusciva a capire cosa provasse veramente, troppe emozioni tutte insieme e una diversa dall’altra. A volte si sentiva euforica per il bacio, il cui contatto le aveva trasmesso brividi e sensazioni che non avevano nulla a che vedere con quello che le aveva dato Mattia a Sorrento. Finalmente, aveva un metro di confronto, seppur minimo, e capiva che tra i due non c’era partita: il bacio di Mattia era stato un mero tocco di labbra, né più né meno, che non le aveva trasmesso niente, assolutamente nulla, né in bene né in male; al contrario, il bacio di Stefano era stato emozionante, le aveva cancellato dalla mente ogni pensiero logico e razionale. Per un attimo, il cuore le pareva essersi fermato, il tempo arrestato; non c’era stato più anno, mese o giorno. I fuochi d’artificio si erano trasferiti nel suo stomaco e sulla sua bocca, sebbene fosse rimasta inerme, un baccalà lesso.
“Non ti illudere” l’aveva ammonita. Ma illudersi di cosa? Avrebbe voluto rispondergli. Che lei gli piacesse? Ma per piacere, queste cose succedevano solo nei film per adolescenti, da quattro soldi per altro!
Ai ricordi, il corpo di Anita rispondeva con mille fremiti e lei avrebbe potuto scalare una montagna per l'adrenalina che sentiva in circolo. Però… però… c’era anche l’altra faccia della medaglia, ossia la partenza di Stefano per l’America.
America dove?
Questo non glielo aveva chiesto, ma serviva a qualcosa saperlo?
L’America è l’America, si trova dall’altra parte del mondo e difficilmente sarebbe tornato a Torino.
Solo uno stupido avrebbe preferito Torino all’America, dai!
Per questo motivo, una vocina recondita nella sua testolina le raccomandava di non affezionarsi, di prendere quel bacio per ciò che era: un augurio per il nuovo anno, tutto qui. Nessun coinvolgimento emotivo, nessuna sofferenza dopo.
Perché quando lui sarebbe andato via, come avrebbe fatto a sopportarlo?
Quindi, meglio restare coi piedi per terra fin da subito! E allora Anita si incupiva e le passava anche l’appetito.
Sua sorella Alessia, da quando Anita aveva scoperto la propria relazione con Fabio Morini, non perdeva occasione di farle sapere quanto fossero innamorati. Anita a volte l’ascoltava, perdendosi ben presto tra i suoi di pensieri, altre le diceva di uscire dalla stanza perché aveva da studiare. Era una bugia, è ovvio, ma davvero non aveva voglia di stare a sentire il suo sproloquio.
Le difficoltà si manifestarono in tutta la loro crudeltà dopo l’Epifania, quando tornando in classe Anita si trovò davanti il compagno di scuola con tanto di sorriso sornione stampato in faccia. La ragazza biascicò un “ciao”, nascondendosi fra le pagine del librone di letteratura italiana, rossa come un peperone e il cuore in gola. Come ci si comportava in quei casi? Come si faceva a fingere che nulla fosse accaduto?
Inoltre, come se non bastassero i suoi grattacapi, Barbara Scala rientrò dalle ferie con un piglio che nessuno le aveva mai visto. Indossava un semplice jeans e una felpa grigia, i capelli erano legati alla bell'è meglio e il viso non aveva un filo di trucco. Sbatté lo zaino sul banco e vi si accomodò. Seduta nella fila davanti, Anita rimase in attesa.
«Ehi, Barbie, pessima giornata?!» Scherzò Fabio che quasi venne incenerito dall’occhiataccia della ragazza bionda.
«Ehi, Morini, neanche quest’anno Babbo Natale ti ha regalato un cervello?»
Nell’aula calò il silenzio. Fabio fece per avvicinarsi a lei con aria minacciosa, ma Stefano lo fermò, dicendogli di sedersi.
«Che bravo cagnolino» sghignazzò Barbara.
Anita sorrise tra sé e sé: quasi quasi, preferiva quella nuova versione di Barbie alla precedente, tutta arcobaleni e unicorni sparati a salve.


Con l’inizio della scuola ripresero anche gli incontri pomeridiani inerenti al corso di scrittura creativa e, di conseguenza, i caffè in compagnia di Gianvy. Durante uno di questi appuntamenti, dopo appena una quindicina di giorni dal rientro in classe, Anita vide varcare la soglia del locale niente poco di meno che da Stefano Parisi, seguito a ruota da una ragazza che conosceva solo di vista, anche lei studentessa del loro medesimo istituto. Rimase a fissarlo con la bocca aperta e il terrore negli occhi. Gianvito se ne accorse e interruppe il suo discorso sui thriller psicologici per chiederle se stesse bene. Anita non fece in tempo a mentire che doveva andare via, aveva dimenticato un appuntamento dal dentista con la madre, che il saluto di Stefano la precedette:
«Ma che coincidenza!» Esclamò tutto allegro, giocherellando con le chiavi del motorino, quindi si presentò all’altro ragazzo. I due si strinsero la mano con sorrisi di circostanza, mentre Anita cercava di nascondere l’imbarazzo bevendo un sorso di tè caldo.
«Lei è Amanda» Stefano presentò la ragazza che lo accompagnava.
«Iolanda!» Lo corresse lei, visibilmente infastidita. Anita e Gianvy sollevarono una mano per salutarla.
«Possiamo sederci con voi o disturbiamo?» Continuò Stefano, che intanto aveva già scostato la sedia dal tavolo e vi si stava accomodando sopra.
«Certo che no!» Rispose Gianvito con garbo, lanciando un’occhiata verso la sua amica. Da quando erano arrivati quei due non aveva aperto bocca. Intanto, anche Iolanda aveva preso posto proprio fra i due maschi, mentre Stefano, seduto tra lei e la compagna di classe, chiedeva al cameriere di portargli un paio di caffè.
«Allora, di cosa stavate parlando?» Fece poi, con tutta la disinvoltura di cui era capace.
Anita Lentini si attenne a un rigoroso silenzio per quasi tutto il tempo (una ventina di minuti circa, non parecchio, ma a lei parvero un’eternità). Stefano non la guardò neanche per sbaglio, intrattenendo un dibattito sui libri e sull’esposizione cinematografica che a volte ne traevano.
Gianvy era tutto gasato, viveva per confronti come quelli.
Iolanda, invece, si accertò più di una volta che il trucco fosse impeccabile e i capelli in ordine. Lei e Anita incrociarono lo sguardo spesso, soprattutto perché quest’ultima la scrutava con attenzione, soffermandosi in particolare sui capelli così neri e lucenti che in natura erano impossibili da trovare, e sulle ciglia foltissime e scurissime che la facevano sembrare dieci anni più vecchia.
«Purtroppo io devo prendere l’autobus.» Il cambio di tono e di argomento da parte di Gianvito smosse finalmente le fanciulle dal loro torpore. Anita scattò in piedi, sollevata di lasciare la caffetteria e di respirare una boccata di ossigeno, ma di nuovo si allarmò quando anche Stefano disse che era ora di andare e Iolanda lo imitò. Uscirono tutti e quattro dal locale, i ragazzi si strinsero la mano augurandosi di ritrovarsi presto.
«Noi ci sentiamo dopo su Messenger?» Gianvito sfiorò con le dita il gomito di Anita, la quale annuì avvertendo addosso lo sguardo indagatore di Stefano.
«Allora vado anche io…» Iolanda si rivolse proprio a quest’ultimo, aspettandosi una risposta diversa che tuttavia non giunse. Quindi si sporse in avanti per congedarsi con un bacio, e prontamente Stefano si voltò di lato in modo che le labbra gli sfiorassero la guancia:
«Sì, sì certo!», la salutò frettolosamente.
Infine, rimasero solo lui e la compagna di classe.
Quella sera non pioveva, il cielo violaceo era limpido e cominciava a imbrunirsi. Le temperature erano gelide, eppure il sole mattutino si era rivelato piacevole. I lampioni si accesero in quel momento, mentre qualche stella si affacciava già nella volta celeste.
«”Ci sentiamo dopo?”» Stefano imitò la voce di Gianvito a mo’ di scherno. «Ma non ti annoi con quello lì?»
«Buona serata» fu la risposta secca di Anita, la quale girò i tacchi e s’incamminò verso casa. Di solito aspettava il bus, ma adesso aveva solo voglia di allontanarsi da lì prima possibile.
«E dai, aspetta! Ti do uno strappo con il motorino.»
«Hai consigliato anche a lei di non illudersi o è un trattamento che riservi solo in determinate circostanze?»
«Ehm? Non ho capito che-»
«Lascia stare, vado a piedi.» Rispose con tono smorzato Anita, che fece per incamminarsi, ma proprio in quel momento squillò il cellulare del ragazzo, regalo natalizio da parte del padre che oramai cercava di comprarsi l’affetto del figlio con il denaro.
«Mamma?!» Rispose Stefano, mostrando ad Anita un indice per chiederle di attendere un attimo. Lei sbuffò infastidita e riprese a camminare, ma, dopo appena qualche passo, lui la fermò per un braccio, aveva l’aria seria e preoccupata intanto che chiudeva la telefonata.
«Era mia madre dall’ospedale. Fabio e Alessia hanno avuto un incidente.»
Anita sbiancò, si sentì come in una bolla d’acqua, i suoni le arrivavano ovattati e le sembrò di muoversi al rallentatore mentre raggiungeva con Stefano il motorino di quest'ultimo, senza capire bene cosa stesse facendo. Non era lei a pensare, non era lei a muoversi. Prese in mano il casco blu che l’altro le porgeva e se lo mise in testa, cercando di allacciarlo con mani tremanti, la vista ormai offuscata dalle lacrime.
«Ehi, ehi!» Stefano le allontanò con delicatezza le dita dall’allacciatura del casco e glielo chiuse, chiedendole se fosse troppo stretto. Lei fece di no con la testa.
«Devi stare tranquilla, ok?», il ragazzo afferrò con entrambi i palmi il suo casco, in modo da guardarla direttamente negli occhi:
«Dovrei chiamare i miei, ma io non… non…», i singhiozzi le impedivano di parlare, qualche lacrima discese lungo gli zigomi e lui gliela asciugò con i polpastrelli. Erano freddi e ruvidi al contatto con la pelle morbida e calda di Anita.
«L’ospedale li avrà già avvertiti, è la prassi. Tranquilla, ok?»
Anita annuì con la testa, tirando su col naso.
«Voglio sentirtelo dire… ok
«Ok…» rispose con un filo di voce la ragazza, accomodandosi poi dietro il compagno. Non era mai andata in motorino, di certo non si sarebbe aspettata di farlo con Stefano Parisi, né tantomeno per un motivo angosciante come quello lì.


“Posso farti una domanda personale?”


Gli aveva scritto Storm una sera, mentre stavano chattando. Ⱦhunder, ovviamente, aveva risposto di sì:


“Puoi kiedermi tt quello ke vuoi, lo sai ;)”
“Ma tu, da grande, cosa vorresti fare?”



Era una domanda, quella, molto cara ad Anita, dal momento che lei era completamente incerta sul lavoro che le sarebbe piaciuto intraprendere. Un'idea ce l'aveva, a essere sinceri, ma le sembrava così effimera... eterea.


“Però! È davvero una bella domanda!”


Aveva digitato lui in un primo momento, poi, dopo diversi secondi, aveva aggiunto:


“Il medico. Credo :)”
“Un mestiere impegnativo” ci aveva scherzato su Storm.
“E tu?”



Anita era rimasta a fissare lo schermo del computer, le dita a mezz'aria sulla tastiera, digitando la risposta e vergognandosene un poco:


“La scrittrice :)” ma si era affrettata ad aggiungere una risata ironica e altre poche parole:


“Skerzo! In realtà, non lo so ancora. Di sicuro qualcosa che riguarda i libri...”
“Tipo bibliotecaria?”



Già, la bibliotecaria sarebbe stato il lavoro perfetto per lei: circondata da volumi stampati, immersa nel silenzio, pochi contatti con le persone, e avrebbe potuto leggere tutto ciò che voleva senza preoccuparsi di date di consegna e cauzioni da pagare.


“Xkè no! ;)”


Aveva risposto, con tanto di occhiolino, continuando:


“Dire di voler fare il medico però è molto generico. Ci sn tantissime specializzazioni. Ad esempio, ke parte del corpo umano t piace?”
“Mio o femminile?”
“CRETINO!”



Anita era arrossita fino alla punta dei capelli, ma aveva riso. In effetti, la domanda che gli aveva posto l'aveva formulata al quanto male, e – conoscendolo – gli aveva servito la battuta su un piatto d'argento.


“Intendevo dire: cosa t piacerebbe studiare? Il cuore, i polmoni, i reni...”
“Il cervello” aveva risposto Ⱦhunder, senza indugi. “Mi ha sempre affascinato molto, è dove tutto ha inizio e fine, l'intero corpo dipende dal cervello, ogni nostra emozione, dolore, sensazione.”



Storm era rimasta affascinata dalla risposta profonda e sensibile di Ⱦhunder e in quel preciso instante aveva deciso che se un giorno si fosse innamorata di qualcuno, beh, doveva essere come lui: simpatico e intelligente; ironico e gentile... ma si sa, ogni persona è fatta di mille sfaccettature (maschere, le avrebbe definite Pirandello).
E anche il cervello lo è! Non a caso, proprio in quel preciso istante, mentre si dirigevano all'ospedale per accertarsi della condizioni di Alessia e Fabio la sua mente le stava riproponendo quella conversazione, avuta luogo quasi un anno prima.

 
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Ciao a tutti!
Oltre che ringraziarvi, come sempre, per essere ancora qui in mia compagnia, volevo avvisarvi che il prossimo capitolo verrà pubblicato in via del tutto straordinaria martedì 16 luglio, questo perché vado in vacanza e il venerdì non potrei aggiornare (no, non ringraziatemi he he). 
Detto ciò, vi auguro uno splendido weekend di sole e mare!
Con affetto, la vostra
Nina^^
  
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