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Autore: EmmaJTurner    05/07/2024    3 recensioni
Una profezia che non funziona, una montagna spaccata, vecchie conoscenze, creature acquattate nell'ombra, paludi, cascate — e i nostri due immancabili eroi, ancora insieme nonostante tutto. Qui si chiude la saga di Cercasi Ammazzamostri. Pregate che tutto vada per il meglio.
Genere: Avventura, Azione, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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- Questa storia fa parte della serie 'Cercasi Ammazzamostri'
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Spazio dell'autrice
Un regalo per il vostro weekend <3









Come la Gramigna

 

Un lampo. Un tuono assordante scosse il cielo. Meli cadde in ginocchio.

L’aveva ingannata. L’aveva fatta parlare a vanvera illudendola che una redenzione fosse possibile. 

La mutaforma batté le mani e rise di cuore. Una letizia delirante le infiammava i lineamenti.

“Oh oh oh. Cos’è quella faccia? Sei delusa? Pensavi davvero che potesse finire diversamente?”.

Ci furono un lampo accecante e un improvviso squarcio di tessuto. Alle loro spalle, il cancello era aperto. Meli non aveva bisogno di guardarlo per ricordare quanto fosse immenso e spaventoso. E chissà quanti altri erano stati aperti, chissà dove, pronti a riversare nel mondo una fiumana di creature infernali.

La mutaforma le si avvicinò e la prese per i capelli, costringendola a alzare il viso. Le iridi rosse erano scintillanti di una felicità malata. Meli cercò di divincolarsi, ma una forza innaturale la tenne inchiodata a terra mentre un brivido freddo le solleticava i pensieri. La mutaforma stava entrando nel suo cervello.

Vide Logan, e il cuore le scoppiò d’amore, ma quel pensiero venne subito allontanato come poco importante; vide Aiden, Lynette e Gale; vide il sorriso di Astrid, e fu felice: quell’immagine indugiò più a lungo sulla sua corteccia prefrontale; il conforto dei balsìk — no, inutile — sua madre, le strigi — il tradimento che le lacerava l’anima — nonna Nene, il negozio; e indietro nella memoria, e poi ancora avanti, scartabellando reminescenze, sensazioni e ombre. La violenza mentale si fece più sottile e dolorosa; spezzò le ultime barriere, arrivò ai pensieri più ipocriti e inconfessabili. Meli ansimava. L’umiliazione le scottava il viso, gli occhi le bruciavano di lacrime.

Poi accadde qualcosa di strano. 

Vide Theo. Il momento esatto in cui aveva deciso di portarlo con sé, al negozio, spinta dal suo sguardo implorante. Lo vide in viaggio per i boschi, ridente, solare. Provò di nuovo l’angoscia dilaniante della sua malattia e la successiva gioia nel vederlo al sicuro. Theo che faceva domande inopportune; Theo che offriva una rapa a Astrid perché mangiasse con loro. Il suo incrollabile senso di giustizia. Le sue lacrime di gratitudine per un bastone intagliato nemmeno troppo bene. La meraviglia di fronte a pignoleti, marroche, troll, fate. La pimpinella.

La presenza della mutaforma nella sua mente inciampò su quei pensieri e ne rimase intrappolata. Spaventata, cominciò ad agitarsi e a cercare una via di fuga.

Le lacrime si fecero meno brucianti. Meli riuscì a inghiottire un respiro e a recuperare parte della sua coscienza. La mutaforma non aveva ragione. Aveva torto marcio. La rabbia la aiutò a concentrarsi: tornò al momento presente con uno strappo feroce. D’improvviso era di nuovo in ginocchio sul pavimento dell’Incompiuta, con il vento bollente del cancello che le scottava la schiena. Gli occhi rossi della mutaforma erano ancora fissati nei suoi: enormi, increduli, spaventati.

Le parve di tuffarsi a sua volta in quelle iridi rosse, e fu attorniata da un vorticare di ricordi sbiaditi come acquerelli. La mutaforma — no, una versione molto più piccola, di nove o dieci anni — rideva davanti ad uno specchio. Trasformò il suo viso in quello di un gatto. Una donna entrò nella stanza, la vide, urlò. I ricordi cambiarono, mostrando ora una serie di volti contorti e inorriditi, scambi di denaro, catene. Meli fu investita dalla spietatezza del rifiuto, dell’apatia della solitudine; dal desiderio suicida e omicida di vendetta; da un odio cocente, debilitante, che le riempì la bocca di bile e l’anima di ribrezzo.

Vide una bambina diversa, sola, rifiutata, abusata. Si sentì esausta quanto lei; provò la sua stessa straziante disperazione.

La mutaforma urlò, un verso acuto che spaccava le orecchie. Lo spazio vuoto tra loro esplose con un contraccolpo doloroso; il contatto visivo si ruppe. Meli scivolò a terra semisvenuta. Un velo di sudore le copriva la faccia, il collo e le mani. L’aria si era fatta calda e irrespirabile.

Anche la mutaforma era a terra. Il pavimento attorno alla sua figura esile crepitava di magia inespressa. 

Ormai senza forze, Meli sfilò il coltello che portava alla cintura. Il dolore alla spalla era lancinante. Vedendo il mondo attraverso una patina di lacrime, strisciò in avanti. Raggiunse la ragazzina. Quando entrò nel campo elettrico di magia, la Vibrazione le sollevò i capelli dietro la nuca.

Sapeva cosa doveva fare. Alzò il coltello.

La sua anima vacillò.

Così, esanime, fragile, la vide per quello che era. Una bambina abusata perché diversa. Una vita ingiusta, alimentata dalla sofferenza e dalla violenza. Una vita che avrebbe potuto essere molto differente, se solo…

La mutaforma spalancò gli occhi. Vide il coltello. L’ombra di tradimento che le passò sul viso, per qualche strana ragione, le spezzò il cuore. 

Meli venne subito disarmata. Non oppose resistenza quando si sentì afferrare per i capelli dietro la testa; era troppo debole. Il freddo della lama le punse il collo.

“E adesso?” sussurrò Meli, con voce rotta, a un palmo dal viso pallido e sudicio della ragazzina. 

Un tuono spaccò il cielo e riecheggiò a lungo tra le volte della cattedrale. Le risate delle strigi arrivarono planando fuori dal cancello.

Anche la mutaforma aveva la voce spezzata. E le lacrime agli occhi.

“Adesso inizia l’Apocalisse. E tu morirai”. 

Non fece in tempo ad avere paura. Registrò appena la presenza di altre persone che correvano nella loro direzione. Qualcuno urlò: “Eccola, è laggiù!” e, appena prima che la mutaforma la sgozzasse con il suo stesso coltello, vennero colpite e separate.

La ragazzina strillò di frustrazione. L’energia magica attorno a lei si fece bollente. Meli si aspettò che si trasformasse in un orso, o in un serpente gigante, per combattere i nuovi nemici che la circondavano.

E lo fece. Solo, non era un orso. Né un serpente. 

Perché la creatura che si allargò fino al soffitto, invadendo l’intera crociera centrale dell’Incompiuta, era fatta interamente di piume e di luce. 

La creatura spalancò sei ali. Occhi rossi ricoprivano il corpo oblungo, cangiante e sfaccettato come fluorite e dotato, nella parte inferiore, di un numero eccessivo di zampe artigliate.

I lampi e i tuoni si susseguivano a velocità allarmante. Il temporale era arrivato. Lo scroscio della pioggia si unì alle urla degli uomini, alle deflagrazioni delle armi da fuoco, alle risate delle strigi e ai ruggiti delle bestie immonde che stavano inesorabilmente uscendo dal portale. Una ruvida sabbia ocra aveva ricoperto le lastre del pavimento.

L’Apocalisse era iniziata.

Un gruppo di uomini armati di archibuso avanzò verso la creatura, la quale li spazzò via con guizzo di artigli. Altri iniziarono ad aggredire i mostri, e presto strepiti di dolore si unirono al baccano della sala. Meli cercò di capire chi fossero quelle persone, ma non riusciva a vedere bene. Sentiva gli arti mollicci e il cervello ridotto a un colabrodo. Il cancello, aperto alla sua destra, continuava a sfornare mostri — riconobbe una leobachera e un nekorai — e sabbia arancione; la creatura di luce, proprio di fronte a lei, sibilava furiosa contro le frecce e le picche che la punzecchiavano.

Due mani forti la sollevarono e la portarono fuori dalla ressa. Quando vide che appartenevano a Logan, libero e illeso, le venne da piangere.

“Logan!” ansimò senza fiato. “Dov’è Theo? Dove sono gli altri?”.

Lui la prese per le spalle e la studiò febbrile. Se era sorpreso di trovarla lì, non lo diede a vedere.

“Theo è al sicuro. Gli altri sono qui in giro. Dobbiamo andarcene. La situazione è fuori controllo e andrà sempre peggio”.

Meli sbirciò al di là della semicolonna dietro cui erano nascosti. “Chi sono queste persone?”.

“Dovresti saperlo. Sono i soldati della Guardia. Sono stati loro a liberarci”.

Meli emise un singulto di gioia. La sua lettera non era stata ignorata.

Logan non sembrò altrettanto entusiasta. “Sono in pochi e non sono addestrati ad affrontare le atrocità che stanno uscendo da quell’affare. Dobbiamo andarcene”.

“Non possiamo!”.

“Possiamo e dobbiamo. Ci abbiamo provato, è andato tutto nel peggiore dei modi; non resta che battere in ritirata”.

“Che fate ancora qui?”. Era la voce ansante di Astrid ad accusarli. “Non so se ve ne siete accorti, ma è decisamente arrivato il momento di levarci dalle palle”.

“Lynette?”.

“Non è ancora rientrata. Gli altri — Gale!”.

Astrid supero l’altare e lanciò nel mezzo della navata dove Gale stava lottando contro una strige. La bestia aveva affondato gli artigli nel braccio del ranger e ora rideva selvaggiamente.

La vampira le fu addosso con un balzo e le dilaniò il collo con i denti. Tutti e tre caddero a terra e vennero coperti dal marasma dei combattimenti.

Meli sentì il cuore precipitarle sotto lo stomaco. “Dobbiamo aiutarli!”.

“Sta’ qui” le ordinò Logan prima di superare la cattedra e sparire anch’egli nella bolgia.

“Sta’ qui un corno” borbottò Meli, alzandosi a fatica.

Estrasse l’ultimo coltello che le era rimasto e strisciò fuori dall’anfratto tra le semicolonne. Cercò di individuare il punto della navata in cui erano spariti i suoi compagni. Strinse gli occhi nella semioscurità: si era fatta notte. L’unica fonte di luce era la creatura alata, che emetteva un bagliore cangiante. Anche al di là del cancello, sopra la distesa di sabbia, il cielo era torbido e scuro.

Con il sottofondo di sferragliare di armi, urla e ruggiti, Meli estrasse una spada dalla carcassa di un mostro bitorzoluto che pareva un ammasso di stracci. La roteò. Non era granché, ma se la sarebbe fatta andare bene.

Zigzagò tra i combattimenti in corso, registrando a malapena le giubbe gialle, le strigi, i nekorai e altri mostri di cui non conosceva il nome, pieni di arti, zanne e aculei nei posti sbagliati.

Non riusciva a vedere Astrid, né Logan. La solida euforia del centocchio cominciava a scemare, lasciando al suo posto solo angoscia e istinto di sopravvivenza.

Evitò un toro con un corno al centro della fronte, spinse via un soldato che le era venuto addosso e si ritrovò davanti a una mantide religiosa alta quanto lei. 

Meli sferrò un fendente alla zampa uncinata che tentò di staccarle un braccio, si chinò e continuò a correre. Le parve di vedere una testa bionda. Si lanciò in quella direzione. Gale e Astrid, schiena e schiena, menavano fendenti e unghiate contro le strigi. Sembravano esausti, ma non feriti.

Meli stava per raggiungerli quando vide un’ombra ondeggiare sulla destra. Un uccello deforme, alto quanto un orso, si avvicinava sulle lunghe zampe arcuate. Spalancò il becco pieno di denti. Astrid, impegnata a staccare un’ala da una donna-demone, non se n’era accorta.

Con gli occhi puntati in alto, Meli sganciò dalla cintura una boccetta verde. Non era certa che avrebbe funzionato. Tentò lo stesso. 

La boccetta di aconito fece un arco perfetto, finendo nella bocca spalancata del mostro proprio nel momento in cui stava per chiudersi sulla vampira. Con un singulto soffocato l’uccello indietreggiò e cadde in un putiferio di piume. Morì tra gli spasmi mentre una bava verdognola colava fuori dal becco.

Astrid, ricoperta di sangue e polvere, finì di squarciare la strige. Notò Meli e il mostro agonizzante. La ringraziò con un cenno del mento.

Sollevata, Meli fece un passo avanti, ma un peso le cadde addosso e finì a terra. Il dolore alla spalla le fece vedere le stelle mentre un odore di metallo le riempiva le narici. La prima cosa che vide, quando aprì gli occhi, fu un intrico di tatuaggi su un petto glabro.

“Leo?”.

Il vampiro si alzò rapido da lei. “Mi pareva che avessi un odore familiare”. Le afferrò il braccio destro e la aiutò a rimettersi in piedi. Meli recuperò la spada che aveva perso.

“Salutami tua sorella” le urlò. E sparì.

Per un attimo Meli fissò stranita il punto in cui era sparito nel caos infernale. 

Doveva essere impazzita. Soldati. Vampiri. Mancavano solo…

Uno schizzo di sangue e interiora le imbrattò il viso. Si voltò giusto in tempo per vedere Logan che estraeva la spada dalla pancia di un rettile a tre code.

“Non sei dove ti ho lasciato” l’accusò.

“Tu…”.

“Giù!” urlò la voce di Aiden. Fecero appena in tempo a buttarsi a terra che un artiglio cangiante saettò sopra di loro.

Tenendosi il braccio dolorante, Meli alzò lo sguardo. 

La creatura di luce, orrido ibrido tra un angelo e un ragno dalle mille zampe, li sovrastava al centro esatto della navata dell’Incompiuta. Tutti i suoi occhi rossi erano puntati su di lei.

Logan la rimise in piedi. Gale, Astrid e Aiden, armi sguainate in pugno, si strinsero a cerchio. Tutt’attorno uomini e bestie lottavano e gridavano oscenità. Il pavimento era scivoloso dal sangue dei corpi dilaniati. 

La creatura spalancò le ali e allargò le mille zampe. Investita da quella luce cangiante e stretta ai compagni spalla a spalla, Meli sentì davvero che tutto stava per finire. Alla sua sinistra, Aiden stava mormorando una preghiera. Alla sua destra, Logan aveva il viso schizzato di sangue e il respiro affannato.

“Ti ricordi dell’Elementale?” gli disse piano. “Quella volta ho pensato che non mi sarebbe dispiaciuto arrivare alla fine del mondo con te”. 

Le nocche di Logan si irrigidirono attorno all’elsa della spada. “Mel”. 

“Scusa. Suonava più romantico nella mia testa”.

“Mi dirai tutte le romanticherie che ti pare dopo”.

“Sono contenta che tu sia ancora abbastanza fiducioso da credere che ci sarà un dopo” soffiò lei, atterrita.

Logan non rispose, ma Meli non se ne preoccupò. Anche perché a breve sarebbero morti. A meno che, ovviamente, lui non avesse ancora qualche ridicolo asso nella manica. Ad esempio…

“Lynette!”.

La fatina svolazzò fino a loro nel suo rassicurante bagliore dorato. Sorrideva e, con la sua inconfondibile voce da vecchia alcolizzata, esclamò: “È arrivata la cavalleria, citrulli”.

Creature nere invasero l’interno della cattedrale dalle finestre divelte e d’un tratto l’unica cosa visibile fu l’agitarsi di migliaia di ali che sfrecciavano nel buio. Un ronzio costante sovrastò ogni rumore.

I balsìk erano arrivati.

Meli si strinse a Logan, proteggendosi il viso dallo sfarfallare di ali, ma continuò a guardare. Come uno sciame di cavallette affamate, l’enorme massa nera, perfettamente coordinata, si avventò sulla creatura alata, oscurandola. 

I balsìk odiavano la luce. Meli ricordava bene cosa avevano fatto a quei cacciatori di taglie, tanto tempo prima.

Nello stesso momento, Aiden sollevò e calò la spada come aveva fatto nel dungeon di Darren. Il pavimento tremò. Con un bang assordante, tutto esplose.

***

Il ritmico picchiettare sulle guance le fece riprendere conoscenza. Pioggia e polvere cadevano dal cielo. Il temporale doveva essere passato, lasciando dietro di sé solo una pioggerella silenziosa nell’ora blu prima dell’alba. L’aria odorava di calcinacci, di pietra umida e di mare, le cui onde si udivano infrangersi contro gli scogli metri e metri più in basso. Meli tremò di freddo. Non riusciva a muoversi. La spalla sinistra premeva dolorosamente sul pavimento duro, schiacciata da un peso che la bloccava a terra e le impediva di respirare. 

Quando si accorse chi era quel peso, la consapevolezza di quanto era successo le diede una forza sovrumana.

“Logan!” chiamò disperata. 

Fece leva per alzarsi e farlo rotolare al suo fianco.

Cos’era successo? Si era messo in mezzo? Era ferito? Lo chiamò ancora mentre controllava febbrilmente se avesse traumi visibili. Gli portò due dita al collo, poi al polso. Non sentiva il battito.

Una consapevolezza più grande e schiacciante le compresse il petto fino a farla singhiozzare.

Qualcuno si alzò di fianco a lei. Aiden era illeso. Cercò di spostarla dall’uomo a terra, ma era inamovibile.

“Meli, spostati. Fammi vedere”.

Nella nebbia della disperazione, Meli ricordò che Aiden era un guaritore. Si fece da parte in fretta, continuando a singhiozzare, il petto stretto in una morsa dolorosa.

Seppur allo stremo delle forze, Aiden chiuse gli occhi e mormorò una preghiera. Guizzi di luce bianca si dissiparono da sotto le sue dita allargate al centro del petto di Logan.

Accecata dalle lacrime e soffocata dal nodo che le bloccava la gola, Meli pregò che non fosse troppo tardi. Si rifiutava di credere che fosse troppo tardi.

“Hai ancora un rinvigorente?”.

Meli controllò le boccette alla cintura. Erano tutte spaccate. Tutte tranne una. La passò a Aiden, che la fece colare con attenzione tra le labbra dischiuse dell’ammazzamostri.

Ci fu un lungo, lunghissimo momento di attesa.

Logan rinvenne con un rantolo.

Meli si portò entrambe le mani alla bocca. Ringraziò Aiden, Dio, tutti i santi del paradiso e i demoni dell’inferno. In un parossismo di sollievo, giurò che avrebbe fatto in ginocchio la scalinata dell’Abbazia del Roseto.

Il mezzelfo tossì e prese un paio di respiri asmatici prima di riuscire a parlare.

“Che cazzo è successo?”.

Meli non riuscì a rispondere. Si gettò su di lui, abbracciandolo con tutta la forza che le restava in corpo, inondando di lacrime la camicia stracciata sotto le cinghie degli spallacci.

Aiden rispose qualcosa riguardo a un’esplosione che aveva fatto saltare via mezza Incompiuta. Meli non ascoltò nulla. Era troppo confusa, troppo felice.

Una mano guantata si posò ad accarezzarle i capelli. Alzò la testa e guardò Logan nei suoi maledetti occhi grigioverdi.

Nella sua voce c’era gentilezza e un accenno di sorriso. 

“Smettila di piangere. O credevi forse di poterti liberare di me?”.

Meli tirò su col naso. A questo sapeva rispondere. 

“L’ho detto subito, io, che di quelli come te non ci si libera più” dichiarò con la voce che tremava. “Come la gramigna. O gli scarafaggi”.

Logan sbuffò dal naso. Le accarezzò una guancia. “Tu stai bene?”. 

“Sì” singhiozzò lei. “Adesso sì”.









 

Spazio dell'autrice
Siamo quasi alla fine (sob). Con prossimo capitolo  — breve — e l'epilogo, si chiude questa avventura lunga un anno. So che questi ultimi capitoli hanno diversi difetti, quindi segnalatemi pure cosa pensate che possa essere migliorato. Questa storia è in continua revisione, ed è stato anche bello vedere come sono migliorata nel tempo. Spero davvero che fino a qui vi siate almeno un po' emozionati con me.
Alla prossima,
Emma

   
 
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