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Autore: Flaminia_Kennedy    01/03/2012    2 recensioni
Lo chiamavano Leone Rosso, per il coraggio che dimostrava in battaglia e per la criniera di fulvi capelli indomiti.
Un Principe alla sua prima vera conquista, una città sacra e un giovane Custode, tutto avvolto dal mistero e dal suono scintillante e dal tocco raschiante della sabbia che scorre.
Genere: Avventura, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Axel, Roxas, Un po' tutti, Xemnas
Note: AU | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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Lo chiamavano Leone Rosso, per il coraggio che dimostrava in battaglia e per la criniera di fulvi capelli indomiti.
Principe di un regno in continua espansione, non possedeva sangue nobile come si poteva pensare: quand'era fanciullo, un orfano sporco e disadattato, era stato notato dal Re Ansem in persona per la sua grande bontà d'animo e per l'indomito cuore che gli batteva nel petto. Da quel giorno, il ragazzo era stato preso e cresciuto nella lussuosa corte del Re di Persia, diventandone il figlio adottivo, amato più d'ogni altra cosa.
Il suo nome, un tempo urlato con rabbia per una pagnotta rubata, ora veniva esultato per le strade, spesso al ritorno da battaglie vittoriose, trionfanti.

    Onore a te Axel, Principe di Persia!

Quelle erano le urla di gioia che lo acclamavano, quando passava sul suo destriero attraverso le strade della capitale, per tornare al palazzo dov'era cresciuto e dove aveva imparato a leggere e a scrivere, diventando più erudito di quanto non avrebbe mai pensato in realtà.
Il padre putativo l'aveva eletto a Capitano delle Guardie quando aveva raggiunto la maggior'età e quando la sua abilità con la spada batteva la velocità con cui la sua lingua parlava «Figlio, quest'oggi dovrai accompagnare tuo zio Xemnas verso una nuova conquista che ci porterà nuove ricchezze e nuova popolazione: una città pacifica chiamata Alamut. Non penso avrete dei problemi, te e le tue Guardie» aveva detto il padre posando una mano sulla spalla forte del figlio "Ho intenzione di far visita allo Sceicco Asmar e ad Alamut penso che troverò graziosi doni da portargli. La politica è un continuo scambio di regali, lo sai bene".
Il principe aveva sorriso "siete un ottimo politico padre, allora, fare doni è la vostra specialità" disse Axel e il Re si lasciò andare a uno sbuffo divertito "siccome sarà la tua prima e vera conquista, ti lascerò decidere cosa tenere come trofeo di guerra. Non è da tutti far soccombere una città, per quanto indifesa sia".
Risate generali "ma padre! Devo ancora partire!" aveva risposto il principe e Ansem gli aveva fatto un piccolo occhiolino "dettagli, figlio, dettagli. Ora preparati, tuo zio aspetta solo te e i tuoi uomini, per partire. Avrete un quarto del mio esercito come supporto, in ogni caso" e detto ciò il Re aveva salutato calorosamente Axel prima di ritirarsi nelle sue stanze per fare il lavoro che ogni buon Re deve fare.
Il principe, da parte sua, aveva sfregato insieme le mani mentre usciva dal palazzo e si dirigeva verso il cortile esterno, dove i suoi uomini spesso e volentieri solevano allenarsi "sembrate più soddisfatto del solito, maestà! Che successe, vostro padre ha promesso a tutti noi delle donne con cui divertirci?" aveva ridacchiato Xaldin, il suo secondo in comando.
Axel lo guardò e quando si avvicinò all'uomo, gli agganciò il collo con il braccio per farlo avvicinare e parlargli di nascosto: parecchie guardie erano lì apposta per ascoltarli, curiosi com'erano "ancora meglio amico mio, ancora meglio. Abbiamo una nuova missione, conquistare una città....una città intera, puoi immaginare?" gli aveva detto il principe.
Xaldin rimase in silenzio ad ascoltare, poi ridendo gli aveva dato una pacca in mezzo al petto, così forte da fargli svuotare i polmoni "certo che posso. Nuove donne in arrivo!" aveva detto in risposta facendo girare i verdissimi occhi del suo Principe, poi si era voltato verso le guardie "coraggio, gruppo di cialtroni! Preparatevi a partire e a fare il volere del nostro Re!" aveva esclamato il burbero secondo di Axel.
Nel cortile entrò anche Xemnas, avvolto in fluttuanti vesti scure e pregiate, ricamate d'oro "oh, buongiorno nipote! Vostro padre vi ha informato della nostra piccola gita di piacere?" chiese e Axel rise, camminando assieme allo zio verso le stalle reali, dove il suo sauro preferito si cibava del miglior fieno di Persia "certo zio, sono pronto e la mia spada è affilata" disse.

I preparativi furono lesti e il contingente persiano si mosse nel primo pomeriggio verso la loro meta, le sabbie del deserto spostate e rapite dal vento, muovendosi in turbini che ferivano gli occhi di chi non era accorto abbastanza da distogliere lo sguardo.
C'impiegarono tutto il giorno e parte della fredda notte prima di scorgere, oltre un'alta duna sbiancata dalla luna, le luci tremolanti di Alamut, addormentata e calma.
Le mura che circondavano la città erano alte, ma non rappresentavano un vero e proprio ostacolo, per gli uomini di Axel "zio raccontatemi, perchè proprio una città indifesa come Alamut? Deve contenere tesori veramente inestimabili, per catturare l'occhio bellico di mio padre" aveva chiesto il principe, mentre si erano accampati appena sotto la sommità della duna per evitare che i loro fuochi venissero notati.
Xemnas prese un legnetto e rimestò le braci del loro fuoco, appena fuori la tenda "vedete, nipote carissimo, vostro padre ha scelto Alamut non solo per i suoi tesori, ma anche per la posizione strategica in cui è stata costruita. Il Re avrebbe una difesa più ampia contro gl'imperi dell'ovest, controllando anche Alamut.
Da sempre è stata indipendente, che io ricordi, quindi vostro padre è così interessato" raccontò Xemnas, mentre il rosso osservava le braci e poi su, seguendo il fumo fino a guardare le stelle brillare nella notte tersa che era quella.
Axel sospirò, inspirando gli odori rinvigorenti del deserto, sentendosi riempire di serenità: quella era una notte meravigliosa, sebbene di lì a poco una rappresaglia avrebbe stracciato i silenzi della notte come veli di seta "è bella la nostra vita, zio" disse lui e sentì Xemnas ridacchiare "certo nipote" aveva risposto.
Per il principe non c'era nulla di meglio che sentire la battaglia solleticargli la pelle come la brezza stava facendo in quel momento, assaporare quei momenti di calma, prima che il caos, il sangue e lo stridere delle lame lo rendesse completamente schiavo, come un serpente incantato dal flauto del suo padrone.
"E' ora" disse all'improvviso Xaldin, giungendo nei pressi della tenda regale.
Le luci delle sparute guardie di ronda sui torrioni si erano spente, segno che in quel momento la città aveva abbassato le poche difese che possedeva.
Axel si alzò in piedi agile e nervoso, poi raggiunse la cima della duna controllando verso il basso: come un'isola, una piccola foresta di palme respingeva la sabbia, rendendo Alamut ancora più preziosa di prima "andiamo" disse ai suoi uomini, scavalcando la cresta di sabbia e scivolando agilmente verso il basso.
Giunse silenzioso come un gatto fino alla base delle mura e tastando appena i roccioni si voltò indietro, facendo un cenno con la mano.
Dal buio della foresta arrivarono tre lance a velocità straordinaria, che si conficcarono diramente nelle fessure del muraglione formando una scala.
Era stato lui stesso a ingegnare quel metodo e addestrando i suoi uomini al lancio con la balestra, era riuscito nel suo intento: s'arrampicò agile e una volta sul camminatoio si guardò attorno.
Nessuna guardia in vista. Erano fortunati "forza Xaldin! Dobbiamo aprire i cancelli principali!" disse Axel protendendosi per dare una mano a salire all'uomo, che era meno agile di lui nello scalare "la fai facile tu, magrolino come sei...si vede che sei cresciuto in strada" sbuffò quello, mettendosi le mani sulle ginocchia per riprendere fiato.
Axel ridacchiò, poi si diresse dall'altra parte del camminatoio e guardò verso il basso "nessuno in vista, fa con calma, io mi prendo onore e gloria!" disse lui, facendo un salto verso il basso e atterrando abile prima sul tettuccio in legno di una stalla, poi sul selciato a parecchi metri dalla leva che avrebbe fatto alzare le grate del cancello principale.
Il silenzio era pressante, il principe poteva contare i battiti del proprio cuore, da quanto le sue orecchie fossero vigili a captare i suoni attorno a lui "onore e gloria, puah" aveva sentito borbottare Xaldin, sorrise alla frase e poi si mosse, calibrando i passi e raggiungendo velocemente la leva, sfiorandola con una mano "che i giochi inizino" sussurrò, iniziando a spingere sulla leva, facendo girare così la ruota.
La catena della cancellata iniziò ad avvolgersi attorno a quella sorta di gigantesca carrucola, tendendosi con forti tintinnii e sollevando il cancello "Axel abbiamo visite!" la voce di Xaldin dalla cima delle mura non era per nulla gioiosa, seguita poi dal raschiare di spade che si scontravano e urla di uomini che cadevano dal muraglione "resisti amico, tra poco arriveranno i rinforzi!" aveva risposto Axel con un grido. Doveva solo finire di alzare i cancelli e poi sarebbe potuto correre a prendersi la sua bella dose di malmenate assieme alle guardie speciali del Re di Persia...se solo non avesse notato il soldato che lo stava raggiungendo di corsa con un grido.
Agile il principe lo scartò e quello cozzò contro le leve della carrucola "scusa, me lo tieni un attimo?" chiese Axel, per poi dargli un pugno in mezzo agli occhi scoperti della guardia per farla svenire proprio sotto la leva, bloccando il meccanismo "Xaldin! Dai il segnale, io mi addentro in città!" disse ridacchiando il rosso mentre estraeva la spada e iniziava a danzare con altri soldati, ferendoli per poterli superare.
Come preferiva fare, Axel si trovò qualche appiglio per poter proseguire la sua corsa lungo i tetti, sentendo in lontananza le urla dell'esercito persiano che si abbatteva dalla duna sulla città come un'onda contro lo scoglio, uno tsunami di potenza immane, la potenza della Persia.
Il suo sguardo venne catturato dalla torre più alta del palazzo al centro della città, quello dove probabilmente il Governatore comandava il proprio popolo, dove una luce calda e folgorante proveniva dalle ultime finestre.
Il volto del principe venne percorso da un ghigno felino: che fosse il riflesso dell'oro, colpito dalla luce di molteplici torce? Già Axel s'immaginava un'immensa stanza del tesoro, cumuli d'oro come fossero le dune del deserto, pietre preziose grosse come pugni e poi ancora sete preziose, gioielli raffinati.
Gli venne l'aquolina in bocca e saltando giù da un basso tetto si ritrovò in un vicoletto proprio sul retro del palazzo.
Le guardie erano tutte verso il cancello a tentare di fermare l'assalto dell'esercito, quindi non ebbe problemi a rompere la serratura della porta con un possente calcio ben piazzato e iniziare a correre su per le scale, attraversando corridoi perlopiù deserti e raggiungendo la porta da dove veniva quel luccichio "FERMO!" venne un urlo alla sua sinistra.
Un'alabarda venne calata dove qualche secondo prima aveva la mano, a pochi centimetri di distanza dal pomo della porta e Axel venne obbligato a fare un salto indietro per evitare di rimaner ferito dall'attacco "Non fare un singolo passo, Persiano!" aveva aggiunto la stessa voce.
Il principe allargò gli occhi, nell'osservare il ragazzino che gli si parava di fronte.
La prima cosa che l'aveva ammaliato erano stati gli occhi: due occhi così non li aveva mai visti, erano azzurri come il cielo d'estate, colmi d'ira e di paura, due gemme incastonate in un visino che ancora doveva maturare, coperte a tratti dai capelli biondo grano.
Era conciato in modo strano, gli occhi erano stati contornati di nero mentre pittura dorata era stata utilizzata sul suo volto per creare motivi arabeschi sulla sua fronte e ad una più attenta occhiata anche le mani erano state dipinte in quella maniera, quasi riprendessero le cuciture dorate del vestito candido che indossava.
Il petto era lasciato un po' scoperto fino a metà, mentre indossava un giubbino con le maniche lunghe e larghe, e una fascia color della terra gli cingeva la vita tenendo i pantaloni bianchi su.
Sembrava portare vestiti di qualche taglia più grande del dovuto, comunque, come se quegli abiti non fossero stati fatti per lui "calma, calma" disse Axel tirando su le mani come in segno di resa, sebbene avesse notato il tremore delle mani che reggevano l'alabarda "perchè avete attaccato la nostra città!" esclamò il ragazzino, il suo fiato era corto e Axel pensò giusto in quel momento di reagire, scartando velocemente di lato per catturare con una mano sola i polsi del ragazzino e stringerglieli così forte che il biondo fu costretto a mollare la presa sulla spada, con un gemito di dolore "ah, perfetto!" venne la voce di Xemnas dal fondo del corridoio "la stanza del tesoro. Hai parecchio fiuto nipote" aveva detto ancora, con un sorriso beffardo e senza troppe storie mettendo la mano sul pomo per aprire la porta.
Axel diede un'occhiata dentro rimanendo incantato, proprio mentre il ragazzino si dimenava e cercava disperatamente di raggiungere la porta ormai spalancata "No! Non ti avvicinare!!" aveva urlato ancora, perdendo però la rabbia con cui prima aveva parlato, sostituita ora dalla paura e dall'angoscia.
La stanza era rotonda, con le pareti coperte di veli candidi e non possedeva però le montagne d'oro che il principe aveva immaginato: a creare quella luce dorata e baluginosa era una clessidra, alta due uomini e con la sabbia che scorreva sia in un verso sia nell'altro, in un eterno movimento "guarda nipote, quale prezioso tesoro sei riuscito a farci avere!" disse Xemnas a braccia aperte di fronte alla clessidra luminosa.
Il ragazzino s'era imbizzarrito e tirava la presa di Axel, volendo ritornare nella stanza per cacciare gl'intrusi "e vedo che ti sei trovato uno schiavetto pieno di spirito" aggiunse ancora Xemnas, girandosi e raggiungendo il ragazzo "zio, che cos'è quell'oggetto? E' strabiliante" aveva chiesto Axel, senza riuscire a togliere gli occhi dalla sabbia dorata e luccicante.
Lo zio prese il volto del biondo tra le dita e lo fece guardare nella sua direzione "niente che possa interessarti..." aveva risposto, mentre guardava i simboli sul ragazzino.
Esatto, era quello che stava cercando...doveva solo trovare la chiave "se trovi qualche altro oggetto vieni pure a riferirmelo. Oramai la città è in nostro possesso, stiamo racimolando il possibile da portare a palazzo per la visita dello Sceicco" continuò a parlare Xemnas senza smettere di osservare il ragazzino.
Probabilmente l'aveva lui, l'oggetto che gl'interessava "portalo ai piani inferiori, finirà insieme agli altri. Gli schiavi e i servi vengono sempre..." non riuscì a concludere la frase che il biondo ragazzo gli sputò in faccia, rabbioso come un serpente.
Axel ridacchiò malizioso a quel gesto, ma il fratello e consigliere del Re non parve altrettanto compiaciuto "pittosto la morte!" aveva sibilato il ragazzino, venendo poi colpito da uno schiaffo così forte che lo strappò dalle mani del principe.
Axel non pensò che lo zio potesse essere così manesco con un ragazzino "forza principe, portatelo con gli altri..." rimbeccò nuovamente Xemnas, prima di chiudersi in quella stanza.
Il biondo rimase a terra, una mano a proteggere la parte offesa del volto e gli occhi brillanti di lacrime di rabbia e di disperazione, che fecero dispiacere il Leone Rosso di Persia "forza, ti aiuto" disse piano dopo qualche secondo, avvicinadosi al ragazzino.
Quello si alzò di scatto, come oltraggiato da quelle parole, e lo osservò con i pugni chiusi e la guancia arrossata "aiutarmi...sei una rovina per il mondo!" aveva urlato, mentre nuovamente le mani del principe si serravano sulle sue braccia.



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Angolo dell'Autrice

Eccomi a voi, popolo lettore! :D
Era un po' che non mi facevo sentire, brutto calo nella scrittura, perdonatemi v.v
Sto iniziando questa fic perchè...amo Dastan >3< e Jake Gyllenhaal, così voglio unire il mio attore preferito con il mio personaggio preferito, ditemi che ne pensate! XD
Ah, si, la pic in cima alla storia con tanto di Super Macho Axel l'ho fatta io per intero xD
   
 
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