Recensioni per
Diademi di Quetzal
di fervens_gelu_

Questa storia ha ottenuto 18 recensioni.
Positive : 18
Neutre o critiche: 0


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Recensore Veterano
20/09/17, ore 22:32

Ciao fervens!
Purtroppo - e sì, sarò ripetitivo - questo periodo è molto scompigliato per me e per i miei programmi. Come presto vedrai, non arriverò più puntuale a recensire le tue poesie: questo mi spiace, perché so che il mio parere ti è molto caro ed importante (e infatti ti ringrazio tantissimo per la sottigliezza d'analisi che ogni volta mi sottolinei), ma purtroppo non dipende né potrà dipendere da me. Vedrò di essere il più costante possibile, comunque ;)

In questo componimento ho letto tantissima tristezza e molta, molta malinconia. Un attaccamento spropositato, direi quasi, ad una storia che, nel bene o nel male, è finita.
Un amore corrosivo ha lasciato nel cuore uno strascico di sensazioni forse mai provate: e questo nuovo assemblaggio di emozioni contrastanti è a sua volta dannoso per l'amore stesso - che finisce per odiare - e per la persona che lo nutre.

Ho apprezzato moltissimo il riferimento al fatto che il cuore venga popolato dai piccioni. Essi sono - purtroppo non mi piace dirlo, ma è così - animali infestanti, talvolta, che occupano un posto e, al pari di topi o insetti, finiscono per impossessarsene totalmente. Il piccione potrebbe rimandare ad una particolare idea di vuotezza colmata da un essere umile, che si ciba di molliche - forse intese come la speranza di poter amare di nuovo - che vengono lui date da passanti, no?

E così i ramoscelli crescono nel giardino del cuore, laddove, un cortile non più curato dall'amore, permette a piante infestanti - anche queste, sì - di crescere incolte. Le rose che sorgono e che pungono tra queste sono elementi di dolore: la rosa è bella, profuma tantissimo e rimanda molto alla passionalità emotiva e carnale. I petali della rosa sono il simbolo quasi emblematico del romanticismo: eppure, molto spesso, si tende a dimenticare che questa pianta sia in grado di pungere e ferire a sangue. Mi chiedo: ma non è forse un po' come l'amore stesso?
L'amore è attraente, ammaliante, profuma dell'odore dell'amato, eppure, sotto petali dolci e rosei, nasconde insidie che potrebbero anche ferirci, se colto il suo stelo dalla parte sbagliata.

E bellissimo il finale: le margherite tornano a sorridere, dopo che l'anima ha versato il suo sangue, soffrendo. Il sole illumina i ricordi, gli consente di ricavare il loro nutrimento permettendogli di portare a termine il processo di fotosintesi - sempre in richiamo alla flora - con cui sopravvivere. E quindi i ricordi non muoiono, non vengono lasciati nel dimenticatoio di uno scaffale del cuore, ma risorgono nelle code del pavone, che - come già analizzato un'altra poesia della raccolta, se non erro - è simbolo di immortalità... di resurrezione... di rinascita.

Che bella, bellissima poesia. Non ti smentisci proprio mai.
Sei bravo, molto bravo. E mi colpisci sempre con ogni tuo verso. Non vedo l'ora, dunque, di continuare a leggerti dopo questa breve pausa.
Makil_
(Recensione modificata il 20/09/2017 - 10:37 pm)

Recensore Master
18/09/17, ore 20:05

Buona sera.
Tu sei dotato di una grande sensibilità, e in più sei molto attento ai dettagli.
Questo si nota, le descrizioni presenti nelle tue poesie sono sublimi, di quelle che ti puoi immaginare senza troppe difficoltà.
Molto elaborato anche questo componimento, come sempre si vede che ci metti il cuore.
Complimenti anche qui.
Buona serata e a presto :)

Recensore Veterano
17/09/17, ore 16:04

Ciao, carissimo!
Anche questa volta sei riuscito nell'impresa di stupirmi e lasciarmi di stucco dinanzi alla bellezza eterea di versi perfettamente incastrati tra loro in una fusione di immagini molto suggestive. Questa piccola opera d'arte mi ha lasciato a bocca aperta dall'inizio alla fine di ogni sua strofa, tanto sono rimasto compiaciuto dalla bellezza di ogni parola, come al solito, perfettamente utilizzata ed inserita in un contesto molto più grande ed emotivamente più carico. 

Ho letto, questa volta, di uno smarrimento totale lungo il percorso della vita: un cammino impervio, spesso in salita, altre volte - ahimè - in discesa, e spezzettato da numerosi ostacoli di piccola o grossa portata. Ho letto di boschi oscuri, cresciuti sul cammino, abitati da creature infestanti come i pipistrelli. Un bosco, chiaramente, da attraversare. Ma passarci dentro e superarlo, non significa forse anche uscirne provati? E' ben noto a tutti che i pipistrelli sono spesso ricordati per la loro mania di attaccarsi ai tessuti e/o ai capelli: è come se fossero, nel nostro caso, le ferite che il "il bosco di spettri" ci causa: gli ostacoli, nel cammino, non ci fanno mai andar via illesi, ma ci provano a tal punto da lasciare sulla nostra pelle sempre delle nuove compagnie, delle nuove esperienze. 
Inoltre, il pipistrello non è mai stato visto come un simbolo di vera e propria solarità da popolo a popolo e di secolo in secolo. Basti pensare che, nell'antica Grecia, il nome riservato a quest'animale fosse νυκτερίς, sostantivo derivante dalla radice vύξ, notte, appunto. E la notte non è forse il momento della giornata più tetro per molti?

Il resto del componimento si dipana proprio a partire dalla freddezza cupa della notte, sembrando di volerne porre rimedio. Ci viene mostrata la nascita di una fragola, la rinascita di una luca paragonata a quella del sole. E' come se, nel cammino impervio citato poco prima, finalmente sia sorta una fiaccola, una speranza, che sembra, però, essere anche deleteria per il protagonista che sta camminando sulla via: essa, infatti, pur di crescere, sottrae la sua essenza all'errante. Ed essendo luce, attrae la falena che giace nel corpo di colui che percorre il sentiero, facendo sì che si perda, per equità, la sua parte da farfalla. 

Ma il passo più bello lo abbiamo sul finale: l'errante sul sentiero riesce a sfuggire alla presa robusta delle difficoltà del percorso, attraversa il tratto di strada che si inerpica sulle colline - punto più alto, più profondo della sua esistenza: forse il passo finale e decisivo - e da lì riesce ad illuminare l'intero cammino percorso: e così scorge le mete che ha superato, la tappa della sua infanzia, probabilmente quella da cui è partita la strada. 

Ho letto del cammino della vita, questa volta. Il significato che ho colto è stato proprio quello di dare un senso molto originale al percorso che ognuno di noi compie, su quel sentiero che, giorno dopo giorno, conduce sempre più avanti, dentro ai boschi, oltre gli ostacoli, fino alle colline più alte da cui poter ammirare il proprio corso riuscito, terminato. E così,tutti noi muoriamo falene, attratti dalla ricerca incessante di luce. 

Una poesia bellissima, con uno stile unico ed un registro aulico perfettamente coerente con la portata magistrale del suo significato. Certo è che un tono così pomposo, a tratti regale, del linguaggio ha sempre il suo fascino e il suo impatto. 
Un abbraccio, fervens, e sempre i miei più sentiti complimenti!
Makil_
 
(Recensione modificata il 17/09/2017 - 04:09 pm)

Recensore Master
17/09/17, ore 13:17

Buon pomeriggio.
Una poesia molto originale e creativa, questa.
Bene, come sempre tu fai entrare il lettore nel tuo mondo, e il testo è molto descrittivo e piacevole da leggere.
Ho apprezzato anche questo scritto, tra l'altro abbastanza lungo, complesso ed elaborato ^^
Bene, continua così!
Buon proseguimento di giornata e buona domenica :) a presto!

Nuovo recensore
15/09/17, ore 19:46
Cap. 1:

Un componimento davvero delicato, sembra quasi sfiorarti quando lo leggi. Poche parole per dire tanto, tantissimo. In quattro versi si trova tutta la leggerezza e la semplice meraviglia della poesia, come qualcosa che non ha bisogno di pavoneggiarsi, di esplodere per essere guardata e adorata.
L'immagine della farfalla è sublime, la vedo volteggiare per la mia stanza e ho l'impressione non se ne andrà per molto tempo.
Grazie per questo dono e complimenti,
Sally

Recensore Veterano
15/09/17, ore 17:30

Ciao, fervens!
Seppur con un lieve ritardo, eccomi qui a recensirti anche quest'altra volta.
Certo è che questo componimento mi è piaciuto moltissimo: ormai sto divenendo ripetitivo nelle mie recensioni, ma non saprei in che altro esprimerti tutti i miei complimenti per una raccolta che stai curando alla perfezione, con poesie davvero belle, emotivamente e stilisticamente, e molto acute, fini e delicate - passami i termini. Inoltre, continuo anche a complimentarmi con te per la larga presenza di apparizioni di animali nei versi, che riesci ad inserire in qualsiasi contesto ed in qualsiasi componimento, senza mai, però, lasciare nulla al caso.

Passando a ciò che il componimento mi ha lasciato, posso dire di aver letto molta malinconia tra le righe, cosa assolutamente differente, per dirne una, dal componimento che ha preceduto quest'ultimo.
Vedo nelle tue "anime soul dargli argentei riflessi" lo spettro, il riflesso - scusa per il gioco di parole - del vuoto, dell'essenza dell'essere umano privo di scopi, di obiettivi, praticamente svuotato, sviscerato e smembrato.
E tali ombre di uomini, tentano di guardare i loro lineamenti in pozze scure e cupe, altri rimandi alla vuotezza della loro interiorità sciupata e ricolma di ansia, di paranoie... e di malinconici pensieri.

E la sula che si perde nella disgustosa macchia nera, inghiottita dal nulla più totale, è la rappresentazione stessa dell'uomo che, una volta macchiatosi di quel petrolio, finisce per rimanerne, ahimè, divorato completamente. Come se quella macchia e quelle pozze di catrame fossero in realtà la società in cui viviamo oggi, la successione degli eventi monotoni della vita che, via via, si ripetono ogni giorno e che ci sottopongono ad una cruda alienazione che, lentamente, ci impregna di nero fino a sconfiggerci e ad omologarci tutti quanti, cospargendoci di un unico e solo unguento oleoso che ci cancelli radicalmente.
Ed è per questo che l'uomo, alla fine, piange le sue lacrime (e qui ti segnalo la svista di "un" al posto di "una" ahah), mentre continua a stagliarsi sulle pozze nere, nel tentativo di evitare il suo totale fallimento.
Avrò divagato... ma è questo che, a caldo, ho immaginato nel leggerti oggi: ogni volta, è sempre un'immagine nuova, sempre un'immagine più poetica e bella della precedente.
A presto e complimenti, carissimo!
Makil_
(Recensione modificata il 15/09/2017 - 05:37 pm)

Recensore Master
15/09/17, ore 14:23

Buon pomeriggio.
Eccomi anche qui ^^
Bene, questa poesia è molto forte, hai scelto un lessico che colpisce l'attenzione.
Gli ultimi due versi sono di una bellezza sconcertante, sembra di viverli sulla propria pelle, mentre vengono letti.
Complimenti, davvero molto bravo!
Buon proseguimento di giornata e a presto :)

Recensore Veterano
13/09/17, ore 14:56

Ciao, caro!
Devo dire che questa poesia mi è piaciuta tantissimo. Credo rientri, ad ora, tra le mie preferite di questa raccolta, che ammontano ad un numero alquanto elevato.

Nell'intero componimento si respira l'aria salmastra dell'oceano, il suono delle onde che si infrangono sui litorali bagnati. E' evidente quanto profondo sia il suo testo: riesco proprio a sentirmi accarezzato dalla brezza marina, tra conchiglie, sabbia, coralli e delfini.
Tra l'altro - cercando sempre di dare un'interpretazione generale al testo e al suo insito significato - posso dire che la figura del delfino è intrisa di una simbologia importantissima per lo scenario in cui hai ambientato il componimento. Il delfino era considerato dagli antichi come compagno dei marinai, una guida semidivina, la cui natura speciale è stata anche celebrata nella Commedia di Dante ("Come i dalfini, quando fanno segno/ a’ marinar con l’arco de la schiena/ che s’argomentin di campar lor legno"; Inferno, XXII). I delfini, pertanto, sono dei veri e propri moniti per l'uomo, e stanno ad indicare una prossima sventura da cui stare all'erta... certamente, un finale del tutto burrascoso (nel nostro caso, oserei direi, più che perfetto come esempio). 

I primi versi della poesia ci mostrano un mare cristallino e lucente divenire di colpo di una gradazione del porpora. La limpidezza delle acque viene distrutta da un colore che può sì significare sventura, ma anche passione. Ed è proprio di passione che l'intero testo è annacquato
Potrei farti un elenco di tutte le parole che ho trovato quanto mai precise e puntuali nel loro contesto e nel loro compito di disegnare una figura perfetta, ma sarebbe soltanto inutile. Nessuna parola è lasciata al caso: dagli aggettivi come pirateschi, cerulei alle immagini dei coralli. 
E ho apprezzato molto anche la direzione che le strofe assumono. Lentamente, il componimento si dipana fino ad uno scioglimento totale. L'estate - la stagione della passione, dell'arsura dei cuori e non solo - si discioglie per lasciare spazio ad un gelido Inverno, sinonimo di freddezza non solo atmosferica, ma anche fisica e sentimentale. E così, dove un tempo il nostro protagonista passava le giornate, coccolato e beato, nel misto di afa e calore di un'arsa spiaggia, ora non resta altro che una costa gelata. Direi: proprio come il suo cuore. 
Un componimento davvero, davvero molto bello!
Un abbraccio e vivissimi complimenti - ormai pleonastici - ma, sono sicuro, sempre ben accetti!
Makil_

 

Recensore Master
13/09/17, ore 13:44

Buon pomeriggio.
Bene, ho notato con grande interesse che hai pubblicato una poesia piuttosto lunga, complessa ed articolata.
Hai giocato molto con le immagini, e devo dire che, mentre leggevo, esse prendevano forma nella mia mente(il potere della poesia!), e mi sono parse molto suggestive.
Sei stato forte con le descrizioni e col lessico utilizzato; poca musicalità nei vari versi, ma ok, va bene, è davvero un buon lavoro.
Buon proseguimento di giornata e a presto :)

Recensore Master
11/09/17, ore 15:03

Buon pomeriggio.
Bene, noto che sei molto bravo a sfornare piccole perle di questo genere!
Quasi mi verrebbe da spronarti a scrivere anche qualche componimento più lungo ed articolato.
Bel lavoro; non c'è molta musicalità tra i versi, e non appaiono neppure rime, tuttavia il testo ha il suo fascino, che non si può non gradire.
La poesia mi ha rilassato molto, mentre la leggevo.
Buon proseguimento di giornata e a presto :)

Recensore Veterano
10/09/17, ore 21:27

Ciao fervens!
Sono ancora qui, ovviamente, a deliziarmi il gusto e la vista con questi tuoi meravigliosi componimenti poetici.
Ormai è divenuta una consuetudine dirti che hai proprio la penna di un poeta, ma non mi stancherò mai di ribadirlo: quando è giusto farlo, è anche necessario che sia fatto.

Passando al componimento in sé: questa volta ho totalmente interpretato a mio modo le parole. Non so per quale esatta ragione, ma l'immagine che mi si è prostrata davanti leggendoti è stata quella di un rapporto carnale tra due persone distese su un letto al termine dell'amplesso. Le coccinelle attorno a loro come simbolo di abbondanza e prosperità, più intesa quasi come il senso della parola latina "copia": perciò, nel piccolo, mi ha dato l'idea della protezione e della felicità innescata dal rapporto sia fisico che umano.
Il resto del componimento è tutto ciò che segue all'atto, no? I sussurri, i flebili sospiri, le carezze... in una tonalità armoniosa, pura e tanto naturale da richiamare alla voce i tronchi e le coccinelle.

Tra l'altro, le parole utilizzate per dare più intensità alla poesia (del tipo tronchi sudati, violini sussurrati e membra) mi sono sembrate molto consone sempre al tipo di atmosfera immaginata.

Non so se sono andato "fuori tema" - per dire così - ma dopotutto la poesia rimane la forma di libera espressione ed interpretazione più varia tra tutti i testi scritti... per cui, perché non sbizzarrirsi?
Sempre tanti, grandissimi complimentoni!
A presto,
Makil_
(Recensione modificata il 10/09/2017 - 09:28 pm)

Recensore Master
07/09/17, ore 15:06

Buon pomeriggio.
Spero mi perdonerai se non ti ho recensito ogni poesia, ma davvero, poco fa mi sono messo a leggerle, e ne sono rimasto così affascinato che non ho saputo proprio fermarmi!
Davvero, sono bellissime. Certe perle possono venire solo dal cuore.
Complimenti, non è semplice sapersi esprimere in un modo così fluido e musicale, per me questo è davvero un ottimo lavoro, in generale!
Mi sono piaciute tanto tutte queste poesie, e cercherò di far del mio meglio per poter continuare a seguire assiduamente questa raccolta.
Buon proseguimento di giornata :)

Recensore Master
07/09/17, ore 10:57
Cap. 1:

Buongiorno.
Oh, che bello, che qualità! Complimenti, davvero sublime!
Ho trovato davvero molto dolce questo componimento, mi ha colpito tantissimo.
Ho visto che ne hai pubblicato altri... non vedo l'ora di poter tornare e di proseguire nella lettura.
Complimenti già da adesso!
Buona giornata e a presto :)

Recensore Veterano
06/09/17, ore 14:50

Ciao fervens!
Ormai sono di casa presso le tue meravigliose poesie.
Questo componimento è stato davvero molto sentito: trovo che ci sia un dolore soffocante tre le righe, come il mare che ricopre tutto e che stringe il respiro fino all'asfissia.
Un amore probabilmente finito, nel male o nel bene, ma comunque distruttivo e capace di irretire ogni senso. Il dolore causato dalla ferita è più importante nel mare, che a contatto con il taglio lo fa bruciare come un fuoco appena acceso. E la colpa, in questo caso, non è di nessun partito. Il destino ha fatto il suo gioco, e il narratore lo sa bene, infatti - pare - riesce ad accettare la cosa (come è giusto che sia) e a immergersi un'altra volta nel mare che è la vita (bellissima frase, tra l'altro) tra le onde di un nuovo vivere, nelle impetuose correnti che - chissà - potranno portarlo ad approdare su un altro scoglio e a fargli assaporare nuovamente l'ebbrezza della potente droga della vita.
Chiari e lampanti, nonché simboli di dolore, i riferimenti agli esseri marini "disturbanti" per antonomasia. I granchi, che con le loro chele stanno sempre all'erta, e i ricci, pronti a pungere i passanti noncuranti di ciò che hanno sotto ai piedi. Un po' come il destino stesso, dopotutto, o sbaglio?
Non sappiamo cosa può riservarci il Fato, ma sappiamo che - una volta nel mare della vita - possiamo andare incontro a tanti granchi o ricci, quanti merluzzi, delfini e mante: sta a noi decidere se immergerci o meno e quanto in profondità andare. Magari, ponendo attenzione ad evitare l'edera velenosa che ci avvinghia a lei e ci ostacola il percorso, la traversata potrebbe rivelarsi migliore della precedente... ma cosa ci sarebbe di bello nello svincolarsi da qualsiasi rischio ed arrivare al capolinea senza un minimo sforzo?
Bellissima poesia anche questa; ho trovato davvero le sue parole molto più sentite e dirette, quasi come delle vere e proprie frecce scagliate contro il lettore che, a sua volta, è costretto ad immedesimarsi - a suo piacere - nel dolore narrato. E nell'odio.
Makil_

p.s. Noto con piacere che hai aggiunto un titolo alla tua magnifica poesia, perfettamente in linea col suo contenuto. Sono davvero felice che tu abbia accolto il mio consiglio ^^
(Recensione modificata il 06/09/2017 - 02:56 pm)

Recensore Veterano
04/09/17, ore 16:07

E rieccomi qui!
Una poesia a suo modo meravigliosa anche questa, con un stile particolarmente accattivante che, ormai, ho intuito essere il tuo. Mi piace moltissimo, lo ammetto: questo tuo modo di fare poesia rende il tuo stile molto simile a quello fine, elegante e magistralmente curato dei poeti antichi, di quelli che si ingegnavano - non proprio volontariamente, talvolta - nell'arricchire i loro componimenti con la dolcezza delle parole arcaiche e dal significato sublime.
Questo componimento possiede una certa specularità nella sua morfologia: (Grido e non mi senti/Urlo e precipiti in un sogno) - (Grido e non mi senti, urlo e precipiti nel mondo). Il narratore, in questo caso, risulta assuefatto, soggiogato, da qualcosa di più profondo e grande di lui, che però pare abbandonarlo spesso al suo destino tragico e crudele. Eppure, proprio come una farfalla poco dopo aver chiuso il suo corpo in un bozzolo, egli rinasce vivo e completamente diverso, le piume bianche di un cigno in contrapposizione a quelle nere dell'entità che si lascia alle spalle, mentre si libera della "poltiglia nera finissima", il catrame, l'onta disgustosa che lo lega al cigno nero. Tra l'altro i riferimenti al cigno, in questa poesia, sono spiccatissimi: i Greci sostenevano che fosse l'animale consacrato al dio Apollo, perciò protettore degli aedi (i vecchi poeti della loro vetusta civiltà). Il cigno era proprio il patrono della scrittura e della poesia, delle arti musicali e del canto.
Ma c'è di più: il cigno era anche simbolo di morte, oltre che di purezza e saggezza, così com'è stato considerato nell'epoca medioevale. Ho apprezzato tantissimo tutti questi riferimenti, nella poesia, al suo significato, che sono sicuro tu abbia studiato abbastanza a lungo prima di inserire non a casaccio ^^
Questa poesia è proprio sinonimo di rinascita, secondo la mia visione, che si conclude con il distacco definitivo del protagonista dalla sua ossessione nera.
Be', ovviamente sempre tantissimi complimenti. Questa volta devo anche ringraziarti per aver lasciato una recensione - bellissima e profondissima - alla mia piccola opera: risponderò quanto prima nella sezione adeguata ;)
A presto,
Makil_

p.s. Perché non aggiungere un bel titolo ad ogni poesia? Mi sono accorto che sono denominate solo da numeri e mi sono chiesto come mai, in verità, dato che potresti comporne di belli e poetici al pari del contenuto delle tue stesse opere ^^
(Recensione modificata il 04/09/2017 - 04:09 pm)

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