Crossover
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Autore: PGV 2    12/01/2021    2 recensioni
ATTENZIONE: LEGGETE QUESTA FIC SOLO DOPO ESSERE ARRIVATI AL CAPITOLO 43 DI "THE COMMUNITY - TALES OF AN UNDERWORLD"!!!
Quarant'anni prima che Lorenzo e Danilo giungessero nella Comunità sotterranea sconvolgendo le vite di tutti i suoi abitanti, le cose erano molto diverse in questa società all'apparenza perfetta, ma in realtà contenitore delle ombre più oscure che si possano trovare...
Ripercorriamo insieme, passo dopo passo, le vicende principali che hanno coinvolto la Comunità ed i suoi abitanti partendo dal 1903 fino al 1943, anno in cui i due Grim della Superficie sono giunti sottoterra cambiando il destino dell'intero mondo per sempre!
Genere: Avventura, Azione, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het, Shoujo-ai | Personaggi: Anime/Manga, Film, Fumetti, Giochi di Ruolo, Videogiochi
Note: AU, Cross-over, OOC | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'The Community!'
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… Ebbene signori e signore, ci siamo.
Il momento tanto atteso, e forse anche tanto temuto, è finalmente arrivato.
Oggi esce qui, su EFP, in via ufficiale, l’ultimo Capitolo della fic prequel “The Community – Tales of a Past History”!!!
… Ho esagerato? Lo credo anche io XD.
In fondo non è finita la fic principale, ma “solamente” quella prequel che funge da enorme flashback per gli eventi narrati in “The Community – Tales of an Underworld”, di conseguenza la fic in sé è tutt’altro che finita XD.
PERÒ con la conclusione della fic prequel abbiamo fatto un passo in avanti verso la conclusione sia della fic principale e sia della mia carriera da scrittore di fan fiction, di conseguenza un po’ di enfasi tutto sommato ci stava T_T.
Credo però di aver parlato anche troppo. Mi limito ad aggiungere che vi ringrazio tutti quanti, dal primo all’ultimo, se sono riuscito ad arrivare fino a questo punto, il merito è anche vostro se ho trovato la forza per continuare a scrivere questi Capitoli fino alla fine ;).
Per quanto riguarda i contenuti di quest’ultimo chap… diciamo che sarà solamente un epilogo conclusivo della fic prequel, e gli eventi davvero importanti saranno solamente due… di cui uno ovviamente ben spoilerato dal titolo, ne sono consapevole XD.
Ma che sarebbero arrivati prima o poi lo sapevamo tutti, di conseguenza non era un grosso spoiler. Perciò leggetevi e godetevi quest’ultimo Capitolo della fic prequel, sperando che alla fine vi piaccia come quelli venuti prima :).
Prima del chap però, come sempre, passo all’Angolo dei Commenti:

Ash Visconti: Ciao Ash Visconti :). Sono molto contento che lo scorso Capitolo ti sia piaciuto alla fine, anche se come hai anche sottolineato tu stesso non aggiunge nulla di nuovo a quanto si sa sulla morte di Kushina se non qualche piccolo dettaglio in più. Nonostante però tecnicamente non ci fosse nulla di nuovo ci tenevo lo stesso a mostrarvi la scena, anche solo per avere un senso di completezza quando poi la fic sarebbe stata completa al 100%, e sono contento se alla fine l’avete bene o male apprezzato tutti *_*. Kushina ha scoperto i traffici delle Rocket Foundation con il gruppo criminale di Doflamingo per puro caso, e difatti ci sarebbe da chiedersi cosa sarebbe successo se Kushina non si fosse ricordata proprio in quel momento di avvertire Giovanni, potremmo dire che è stata sia una fortuna che una sfortuna alla fine T_T. Il dialogo tra Xehanort e Giovanni è stato inserito quasi interamente per due motivi: innanzitutto per mostrare che quando Giovanni disse che era stato lui a fare pressioni affinché Kushina morisse non stava affatto mentendo, e seconda cosa perché approfondiva di più il personaggio di Xehanort, che seppur non avesse mai amato Kushina ci teneva comunque a lei come amica, e sperava di non doverla mai uccidere… ma per evitare di essere un ipocrita e fare favoritismi ha deciso di dare retta per stavolta a Giovanni e di ucciderla T_T. Se ci si pensa la cosa è molto triste, dato che Kushina è morta solamente affinché Xehanort dimostrasse che non faceva sconti a nessuno, neppure a lei T_T. Per quanto non verrà spiegata approfonditamente questa parte all’interno del Capitolo qui sotto, posso già confermare che effettivamente è andata così, l’hanno addormentata con un sedativo e poi le hanno iniettato la malattia direttamente in corpo mentre era svenuta, sfortunatamente la tecnologia medica della Comunità è molto avanzata come ho mostrato fin dall’inizio, e di conseguenza possono fare questo ed altro purtroppo T_T. Come ultima cosa… posso dire che sì, effettivamente hai ragione nel dire che la parte alla fine del Capitolo 23 che coinvolge Nami si può ritenere superflua, ma l’ho inserita per due motivi specifici a conti fatti: dare una conclusione al Capitolo che si riallacciasse all’inizio del 24, dato che altrimenti avrei dovuto introdurre la questione legata alla segreteria del Presidente ed avrei potuto allungare ancora di più il Capitolo, e sia per mostrare come mai Nami conoscesse dettagliatamente quanto accaduto tra Mirajane ed Elfman, dato che fu lei a spiegare a Lorenzo cos’era accaduto. Possiamo dire che la scena in sé è stata inserita per puro scopo di completezza e null’altro ;). Ti ringrazio ancora una volta tantissimo per tutto il supporto che mi hai dato in questa fic prequel, se sono riuscito ad arrivare alla sua conclusione è anche merito tuo, e per questo non ti ringrazierò mai abbastanza e spero che il finale della fic prequel, e la fic prequel proprio in generale, ti piaccia alla fine ;). Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti ed il tuo sostegno e spero che anche i futuri chap possano piacerti come quelli passati :). Grazie per il commento.

AlanKall: Ciao AlanKall :). Sì, purtroppo devo confermare che lo scorso è stato davvero il penultimo chap, e questo sarà l’ultimissimo della fic prequel!! T_T È stato un percorso lungo, mi sembra addirittura due anni o roba del genere, ma ormai ci siamo e stiamo per scrivere la parola fine a questa fic, sperando naturalmente che il finale vi piaccia :). La parte iniziale con Nami è servita soprattutto a chiudere la questione del colloquio di lavoro per il posto da segretaria del Presidente, dato che l’avevo aperto alla fine del Capitolo 23 e mi sembrava giusto concluderlo :) vi sarete accorti che non era nulla di ché, ma comunque per completezza avete visto com’è andata a finire ;). Kushina ha scoperto i traffici illegali di Giovanni letteralmente per caso, perché se non si dimenticava di avvertire il Direttore della pausa che si sarebbe presa non avrebbe mai sentito quella chiamata, e non sarebbe successo nulla T_T, tra l’altro, ha avuto molto coraggio a minacciare Giovanni di denunciarlo se non avesse interrotto i traffici illegali, dato che sapeva che mettersi contro Doflamingo poteva metterti un mirino addosso, e di questo bisogna rendergliene atto :). Xehanort non voleva ucciderla perché preferiva lasciarla morire nella Comunità dopo la distruzione del Generatore per non sporcarci del suo sangue, ma le circostanze l’hanno portato a dover prendere quell’orrenda decisione che non avrebbe mai voluto prendere, ma non poteva permettere né che gli altri dubitassero della sua leadership, e neppure mettere qualcos’altro prima del suo piano, che aveva la precedenza su ogni cosa dal suo punto di vista T_T. Sì, Xehanort ha sofferto nel dover prendere quella decisione, ma ci era quasi obbligato e non ha avuto scelta T_T mentre Giovanni ha tirato fuori un bel coraggio nell’urlare addosso al Gran Maestro ed è vero, potremmo quasi dire che è stato il suo unico momento di coraggio in tutta la vita… senza scherzare tra l’altro XD ;). Dato che il titolo del Capitolo stesso lo anticipa, posso dirti che sì, il giorno in cui è morta Kushina è lo stesso in cui i due Grim sono arrivati nella Comunità!! E questo significa che… (Significa che i due rompiscatole stanno per arrivare! N.d. Cell) (Potevi evitare di interrompermi, grazie -_-‘! N.d. PGV 2) (Beh, diciamo che grazie al titolo alla fine abbiamo già scoperto di cosa parlerà questo Capitolo! N.d. Sora) (Già, Shishishishishishi! N.d. Luffy) (Ma, quindi, significa che ci ricollegheremo alla fic principale? N.d. Naruto) (Possibile, per dare anche la sensazione di “finisce una, parte l’altra”! N.d. Goku) (Goku che dice qualcosa di vagamente intelligente?! Sono sbalordita O_O! N.d. Chichi) (Uff, potevi evitare quest’uscita però T_T! N.d. Goku) (Non è giusto che ci insultate sempre, Psyko ha ragione!! N.d. Signore delle Ombre) (Se vi insultiamo sempre è perché ve lo meritate, imbecilli! -_-‘ N.d. Bardak) (Linguaggio! N.d. Capitan America) (Per favore Capitano, almeno alla fine della fic prequel T_T! N.d. Teschio Rosso) (Stiamo delirando già adesso, fantastico -_-‘! N.d. PGV 2) (Già, siamo solo andati d’accordo su questo e null’altro! N.d. Vegeta) (Per ora… N.d. Trunks) (Tsk, dubito diventeremo mai amici, soprattutto se lei e gli altri continuano ad insultarmi -_-‘! N.d. Vegeta) (Però è vero, le tue malefatte le hai compiute! N.d. Bulma) (Ma poi mi sono pentito e mi avete perdonato. Altrimenti il discordo dovrebbe valere anche per il muso verde! N.d. Vegeta) (Io non rompo come te -_-‘! N.d. Piccolo) (Fantastico, ci mancava solo lui all’appello di chi mi insulta -_-‘! N.d. Vegeta) (Mi sa che ti devi rassegnare… N.d. Riku) (Già, sembrerebbe… -_-‘ N.d. Vegeta) (Tsk, la carriera da scrittore di quest’idiota dell’autore è quasi finita, dovrete sopportarmi ancora per un po’! N.d. Cell) (Sarà dura, credimi -_-‘! N.d. Videl) (Ben detto, senza di noi quest’Angolo dei Commenti sarebbe noioso!! N.d. Signore delle Ombre) (Sarebbe solo un posto migliore -_-‘! N.d. Bardak) (Eheheheheheheheh dubito di entrambe le cose, miei cari… N.d. Freezer) (Ah già, è vero che è in corso la guerra contro te ed Ophelia nella fic principale… N.d. Alphonse) (Ma tanto perderete comunque, come sempre! N.d. Edward) (Staremo a vedere… N.d. Freezer) (Se siamo asessuati è così che si partorisce. Quando sarete asessuati anche voi ne riparleremo! N.d. Re Cold) (O_O Grazie, ma no grazie!! N.d. Misty) (O////O ANCORA CON QUESTA STORIA?! N.d. Edward e Winry) (Guardateli, sono diventati rossi. Ihihihihihih! N.d. Sakura) (Divertente, Ihihihihih! N.d. Nami) (O////O N.d. Edward e Winry) (Ehi!! N.d. Ian e Danilo) (Voi non avete a che fare con il materiale canonico, non sorprendetevi! N.d. Gohan) (MA CERTO CHE TI PERDONIAMO!!!! *_* N.d. Quasi Tutte le Ragazze) (… Aiuto… N.d. Kiba) (Ho seriamente paura… N.d. Yamcha) (Anche io O_O. Temo sia meglio interrompere qui il siparietto con i miei pg, prima che finisca MOLTO male O_O. Ciao ed alla prossima!! :) N.d. PGV 2). Confermo che questo chap è bello lungo, 54 pagine di Word in pratica O_O, ma è una sorta di Epilogo e doveva essere così lungo, spero riuscirete comunque ad apprezzarlo :). Grazie mille per avermi aiutato ad arrivare fino a qui, e mi auguro che sia questo Capitolo conclusivo della fic prequel che gli altri Capitoli della fic principale ti piacciano alla fine!!! ;) Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti ed il tuo sostegno e spero che anche i futuri chap possano piacerti come quelli passati :). Grazie per il commento.

Nick Nibbio: Ciao Nick :). Sono davvero molto contento che ti sia piaciuto anche il penultimo Capitolo di questa fic prequel *_*. Trattava argomenti che bene o male erano già stato approfonditi nella fic principale e lo so bene, però mi sembrava corretto mostrarvi la vera dinamica degli eventi che era stata solo accennata… anche perché è stato un buono modo per mostrare meglio i vari personaggi :). E sì, ormai siamo alla fine della fic prequel, il che significa che siamo anche agli sgoccioli della fic principale T_T è stato un viaggio molto lungo, ed anche un po’ faticoso alcune volte lo ammetto, ma alla fine posso dirmi soddisfatto da come sia andata a finire T_T. Ma sto parlando come se la fine della fic principale sia dietro l’angolo, per cui è meglio se la smetto ora, altrimenti quando sarà il momento non mi fermerò più XD ;). La parte legata a Nami non era importantissima ai fini della trama principale e sono il primo a dirlo, ma anche per una questione di completezza ve l’ho voluta mostrare, e sono felice che vi sia piaciuta alla fine :). In questo modo abbiamo visto come la ragazza è riuscita a diventare segretaria del Presidente, anche perché una con il suo carattere faceva sicuramente comodo ad uno scansafatiche come Goku XD. Mentre Xehanort sì, considerando che fino a quando non avrebbe completato il piano avrebbe dovuto sbrigare le faccende da Vice Presidente, una con il suo carattere gli serviva come il pane, quindi è rimasto colpito molto in positivo da lei XD ;). Sì, Kushina è stata fortunata ed al tempo stesso sfortunata a scoprire i traffici illegali tra la malavita e le Rocket Foundation solo perché stava tornando nell’ufficio di Giovanni in quel momento, e considerando come poi è andata a finire non so se si possa definire del tutto un bene T_T. Ciononostante, ha avuto comunque il coraggio di affrontare Giovanni e di minacciare di denunciarlo se non avesse interrotto i traffici all’istante, e se Giovanni inizialmente ha provato un po’ ad affrontarla, alla fine ha ceduto davanti alla rabbia ed alle minacce della rossa… e va detto papale papale, non lo si può neppure biasimare alla fin fine XD ;). Giovanni ha insistito per l’omicidio di Kushina in modo da togliersi una spina nel fianco il più in fretta possibile, per questo quando Xehanort ha detto che avrebbe solamente stoppato il traffico illegale si è arrabbiato, potremmo quasi dire che ha avuto l’unico scatto di coraggio della sua vita… in tutti i sensi, visto che sappiamo bene quanto è fifone il Giovanni della fic XD ;). So che fa stranissimo vedere qualcuno come Xehanort, che fino a questo momento è stato spietato con chiunque, essere così “morbido” in una punizione verso chi si è messo contro il Concilio, ma è solo la dimostrazione pratica di come, nonostante lui si dimostri insensibile, sia forse il più sensibile di tutti lì in mezzo, al punto tale che aveva giurato a sé stesso che non avrebbe mai più pianto dopo la morte di Ansem… ed alla fine è stato prontamente smentito dalle lacrime per aver dovuto condannare a morte Kushina T_T. Forse non sapremo mai se Xehanort alla fine avrebbe portato Kushina e Naruto in Superficie con sé, si sa solo che dopo aver sterminato i Grim e lasciati vivi solo gli Illuminati si sarebbe ritirato a vita privata lasciando il comando del Concilio dei Sette agli altri Capi, quindi chi lo sa… magari per non vivere da solo li avrebbe portati con sé… ma temo che ormai non sapremo mai come sarebbero andate le cose in quell’evenienza T_T. Credo che il titolo di quest’ultimo chap sia già abbastanza eloquente, ma sì in questo Capitolo arriveranno i Grim nella Comunità nello stesso momento, più o meno, in cui Kushina muore!! *_* E questo significa diretto collegamento con la fic principale *_* e spero naturalmente che quest’ultimo Capitolo della fic prequel, che segna l’inizio della fine anche per la fic principale, vi piaccia alla fine, così come l’intera fic prequel nella sua interezza dato che ora avrete l’occasione di rileggerla tutta dall’inizio alla fine per vedere se vi piace completamente o meno ;). Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti ed il tuo sostegno e spero che anche i futuri chap possano piacerti come quelli passati :). Grazie per il commento.

Ed ora, con mia somma gioia ed anche un po’ di tristezza, ecco a voi il venticinquesimo ed ultimo Capitolo della fic prequel. Buona lettura e buon epilogo a tutti quanti!! :)


CAPITOLO 25 – L’ARRIVO DEI GRIM!



Evangelion Hospital, Fantacity, Comunità, 30 Aprile 1943:
Appena Kushina si era sentita male, Naruto aveva chiamato i soccorsi all’istante.
L’ambulanza era arrivata immediatamente ed aveva portato Kushina in ospedale, non c’era tempo da perdere e dovevano agire subito, dato che si erano subito resi conto che la questione era molto più grave del previsto.
Il ragazzo seguì i medici fino all’Evangelion Hospital, ed una volta a destinazione fu tenuto a distanza, anche per evitare che potesse intralciare una possibile operazione, visto che sembravano abbastanza delicati i sintomi.
Fu Bulma, ormai quarantaseienne, la prima a verificare le condizioni della rossa appena fu portata da lei e, accorgendosi che sembrava molto più grave del previsto, decise addirittura di operare personalmente, dato che era la migliore lì in mezzo.
Naruto fu tenuto fuori tutto il tempo, e per evitare problemi Winry decise di rimanere al suo fianco, in modo tale da calmarlo qualora gli venisse un attacco di panico oppure scoppiasse a piangere all’improvviso dalla disperazione.
Ormai era da circa un anno che Rockbell aveva iniziato a lavorare lì. Da quando aveva finito le medie, aveva deciso di appoggiare il programma che prevedeva un inserimento nel mondo del lavoro, scegliendo la carriera da psicologa.
Sembrava abbastanza strano che una così giovane potesse scegliere un mestiere così complicato, ma un anno dopo la morte dei suoi genitori la bionda si era accorta di avere uno “strano potere”, quasi innaturale…
Non sapeva neppure lei come fosse possibile, ma riusciva a capire quando qualcuno le stava mentendo semplicemente guardandolo in faccia mentre le parlava!!
Se ne era accorta quando qualcuno le aveva mentito in faccia ed aveva potuto constatare che aveva avuto l’intuizione giusta, e da allora aveva deciso di adoperare questa “abilità”, se così si poteva definire, per il bene comune.
Scegliendo la carriera di psicologa, avrebbe potuto aiutare quelli mentalmente deboli a ricostruirsi una vita, come lei stava facendo grazie all’aiuto di Bulma e dei suoi familiari. Voleva adoperare i suoi poteri per gli altri.
In fondo, era ciò che avrebbero voluto i suoi genitori…
Brief sembrava aver notato questa sua abilità, e proprio per questo aveva deciso di prenderla con sé all’Evangelion Hospital, dove era riuscita molto rapidamente a fare carriera, grazie al fatto che nessuno riusciva ad ingannarla.
La voce sul suo “potere” si sparse rapidamente, e tutti si convinsero che si trattasse di un’abilità innata che la giovane si era accorta di possedere solo recentemente, ed anche la bionda sembrò credere a questa voce…
Alla fine, l’operazione su Kushina, che ormai aveva quarantaquattro anni, avvenne durante la notte, con il ragazzo appostato fuori dalla sala operatoria tutto il tempo ad aspettare che l’azzurra gli comunicasse il verdetto… un verdetto che sperava fosse positivo, ovviamente.
Ci misero letteralmente tre ore Bulma e tutti gli altri per completare l’operazione sulla donna, c’era voluto molto perché si trattava di qualcosa di molto complicato, che non avevano mai visto in vita loro nonostante la malattia la conoscessero bene…
Comunque fosse, conclusero la loro operazione e, una volta terminato, la vedova di Vegeta uscì dalla sala operatoria per raggiungere Naruto, che aveva raggiunto i vent’anni, e Winry, ormai sedicenne, e naturalmente il ragazzo chiese immediatamente alla donna delle novità.
Lei aveva uno sguardo molto basso, quasi truce, e già questo non sembrava far presagire nulla di buono, ma il biondo cercò comunque di essere positivo quel poco che poteva e domandò alla donna come fosse andata l’operazione.
Ci vollero almeno cinque secondi prima che la madre di Trunks parlasse finalmente, e quando aprì bocca ciò che uscirono fuori furono tutto fuorché parole incoraggianti…
Kushina era stata colpita da una polmonite molto acuta, che le aveva distrutto i polmoni con una velocità tale che aveva sorpreso tutti quanti i medici dell’Evangelion Hospital lei compresa.
Ci avevano messo così tanto perché l’azzurra aveva provato di tutto per salvarle la vita, ogni singolo trattamento che le veniva in mente era stato adoperato per cercare di salvarle la vita e permetterle di riabbracciare il figlio…
Ma purtroppo la polmonite era stata più veloce, ed ormai era solo questione di giorni prima che la donna se ne andasse definitivamente…
Naturalmente quella notizia gettò nello shock più totale Naruto, il quale con gli occhi totalmente bianchi e le gambe tremolanti cominciò a sudare pesantemente, al punto tale che non riuscì a resistere e scoppiò a piangere sonoramente.
Si accasciò a terra in ginocchio e scoppiò a piangere con le mani davanti agli occhi, e Winry e Bulma non poterono fare altro che osservarlo malinconico, consapevoli che non erano riuscite a fare nulla per aiutarlo.
Lo sfogo del ragazzo durò praticamente cinque ore quasi ininterrotte, in cui nessuna delle due abbandonò il suo capezzale, difatti furono gli altri medici a trasportare la rossa fino alla sua stanza d’ospedale dopo l’operazione.
Alla fine, dopo aver cercato di calmarsi più che poteva, il biondo prese una decisione: anche se il destino di sua madre era segnato, sarebbe rimasto al suo capezzale fino a quando non avrebbe esalato l’ultimo respiro!
Sapeva che avrebbe dovuto rinunciare a diversi giorni di scuola, in base a quanto durava potevano essere addirittura settimane, ma non gli interessava nulla perdere lezioni che avrebbe potuto recuperare in seguito.
Erano gli ultimi istanti che poteva passare con sua madre, e non voleva perderseli per nessun motivo al mondo!!
Naturalmente sia l’azzurra che la bionda furono d’accordo e non si opposero alla sua decisione, e così, appena Kushina si riprese circa tre ore dopo, trovò il figlio al suo capezzale che, nonostante tutto, aveva un sorriso dolce sulle labbra.
Fu informata da Brief che non era andata bene l’operazione e non ce l’avrebbe mai fatta nonostante la tecnologia del loro ospedale, e pur consapevole della fine che stava per fare rimase comunque col sorriso, sempre.
Già da quando era in casa aveva capito che la faccenda era grave e che probabilmente non sarebbe sopravvissuta, e non voleva perdersi gli ultimi giorni di vita che le rimanevano crogiolandosi nel dolore.
Voleva passarli nel modo più semplice e salutare che conosceva… insieme a suo figlio!!
Passarono i giorni e Naruto rimase insieme alla madre per tutto il tempo, sia di giorno che di notte. Di solito l’orario delle visite non prevedeva che qualcuno potesse rimanere così tanto in una stanza d’ospedale anche se singola, ma fu fatto uno strappo alla regola per lui.
Furono dieci giorni intensi, in cui il giovane Uzumaki non si perse neanche un singolo momento in cui la madre era sveglia e, anche se attaccata a delle macchine che respiravano per lei, non perdeva mai il sorriso sulle labbra.
Risero, giocarono, si divertirono come se fossero stati ancora in casa, furono i dieci giorni più belli della vita di Kushina nonostante tutto…
Fino a quando, all’alba delle 18:20 del 30 Aprile, le condizioni della rossa cominciarono a complicarsi e lei iniziò a sentire un dolore enorme al petto, che le stava togliendo il respiro e che non sembrava volerle dare un attimo di tregua.
Naturalmente Naruto chiamò chi era disponibile, e Bulma e Winry si precipitarono subito nella camera per capire le condizioni della donna… ma bastarono poche occhiate all’azzurra per capire che il momento era arrivato.
La respirazione della donna rallentava sempre di più, stava andando scemando lentamente ed era solo questione di minuti, forse addirittura secondi, prima che si spegnesse definitivamente, proprio come pronosticato dopo l’operazione…
Il ragazzo cominciò subito ad entrare nel panico, ma prima ancora che potesse gridare o scoppiare a piangere… la donna lo bloccò immediatamente!
Ponendogli la mano sinistra sul braccio destro, dato che il giovane era posizionato a sinistra del lettino rispetto a dove stava guardando la rossa, la donna gli sorrise dolcemente e gli disse poche e semplici parole.
“Naruto, sapevamo che questo momento sarebbe arrivato. Devi solamente essere forte, per me, e per te…”
Considerando anche quello che stava per accaderle, Kushina valutò per un momento di dirgli la verità riguardo il suo vero padre. Gli aveva mentito per tutta la vita, forse era arrivato il momento di dirgli la verità…
Ma alla fine decise di lasciar perdere. L’ultima cosa di cui aveva bisogno il ragazzo era di un'ulteriore scossa emotiva in quel momento, sarebbe stato Xehanort stesso a rivelarglielo quando sarebbe stato finalmente pronto.
Il biondo ascoltò le parole che aveva pronunciato la madre, e dovette ammettere che per un momento avrebbe voluto scoppiare a piangere, al punto che dovette mordersi il labbro inferiore per resistere…
Ma non voleva farlo, quelle parole della genitrice servivano proprio ad impedirgli di versare lacrime, ne aveva già versate abbondantemente durante quei dieci giorni in cui era rimasto con lei, non avrebbe lasciato che l’ultima immagine di lui fosse una maschera piangente.
Proprio per questo, sforzandosi come non aveva mai fatto in vita sua, allargò la bocca fino a fare un sorriso a trentadue denti, uno dei suoi classici, chiudendo gli occhi e mostrando addirittura il pollice destro.
“Sarò forte mamma, è una promessa!” affermò a quel punto.
La rossa non poté fare a meno di essere fiera di come aveva reagito il figlio. Voleva disperarsi e si vedeva, ma era riuscito comunque a resistere alla tentazione ed aveva cercato anzi di mostrarle che stava andando tutto bene.
Sotto questo punto di vista aveva preso da Xehanort, ed ammetteva che qualche volta quando lo vedeva gli veniva in mente lui, proprio come in quell’occasione… forse un modo migliore per andarsene da quel mondo non c’era…
Proprio con questa consapevolezza, Kushina finì per abbozzare un dolce sorriso, quello più felice che riusciva a tirare fuori in una situazione come quella, ed allora pronunciò le ultime parole che voleva dire con il poco fiato che le era rimasto.
“Prenditi cura di te, Naruto. E buona fortuna… figlio mio…”
I macchinari cominciarono ad emettere un rumore lungo e sottile, mentre la donna lentamente chiuse gli occhi, il suo respiro si bloccava ed il suo cuore cessava di battere, il tutto nel giro di due secondi al massimo.
Pronunciare quelle ultime due frasi erano costate alla donna più di quanto volesse dare a vedere, ed il fatto che era già in condizioni critiche e stesse per morire avevano solamente aggravato la sua situazione, portandola alla morte rapidamente.
La linea della vita era retta, segno che non c’era più il battito cardiaco, ed in quella situazione anche Bulma sapeva che non c’era più nulla da fare, proprio per questo nessuno dei tre riuscì a dire una sola parola.
Winry non resistette neppure e, abbassando il volto sconsolata, si mise la mano destra davanti agli occhi mentre scoppiava a piangere sonoramente, aveva assistito ai suoi ultimi giorni di vita, per questo era così straziante.
Brief stava stringendo i pugni e digrignando i denti per resistere. Aveva già vissuto la fine di un proprio parente, la persona più cara che aveva al mondo, e sapeva che poteva essere un dolore che ti distruggeva dentro, ma voleva essere forte, almeno per Naruto…
Il quale, nonostante la madre fosse appena morta, non stava scoppiando a piangere, anzi non aveva mai abbandonato il sorriso a trentadue denti e il pollice destro alzato. Aveva solamente aperto gli occhi, per osservare il corpo del genitore.
Stava tremando, segno che desiderava piangere più forte che poteva, ma stava resistendo perché era quello che gli aveva raccomandato la madre prima di morire, e non voleva deluderla, almeno esternamente…
Perché internamente si sentiva morto dentro. La depressione prese subito il sopravvento della sua persona, ed anche se aveva passato dei bei ultimi momenti con la genitrice, la sola idea di averla persa per sempre lo stava disintegrando completamente.
Kushina Uzumaki era morta, e lui era rimasto da solo…

Nel frattempo, a Villa Brief, i figli Trunks, di sedici anni, e Bra, di sei anni, erano ignari di quello che stesse passando la madre in quel momento, e si trovavano in casa a rilassarsi.
I due, che ormai erano cresciuti entrambi, si trovavano tutti e due seduti sul divano della sala dedicata alla TV, quella posta a destra rispetto all’ingresso, e stavano osservando un programma televisivo insieme.
Il fucsia era seduto sul lato destro, con entrambi i gomiti poggiati sul divano dietro di sé, la gamba sinistra posizionata sopra quella destra ed un sorriso sincero sulle labbra, anche per via di quello che era successo negli ultimi mesi.
Aveva continuato i suoi allenamenti con Teresa, naturalmente quando la donna era disponibile e poteva dargli qualche lezione, e la bionda stessa aveva ammesso che stava vedendo alcuni miglioramenti nel suo stile di combattimento.
Naturalmente era ancora goffo quando si trattava di muoversi agilmente, sia con che senza spada, ma stava comunque mostrando una buona difesa ed un buon attacco, anche se doveva comunque migliorare la potenza con cui tirava gli attacchi.
La spadaccina sosteneva che, se avesse continuato così, sarebbe potuto divenire un giorno un combattente degno di imparare la Tecnica a Tre Spade, anche se arrivati a quel punto sarebbe stato tutto nelle mani del successore di Zoro.
Quest’ultimo, a differenza di Kenshiro, era molto rigido sull’ammissione nella Scuola di Hokuto, e riteneva che chi non superava il test non poteva ottenere una seconda chance, quindi avrebbe dovuto aspettare che Roronoa andasse in pensione prima di riprovarci.
Per Trunks non era un problema, a lui bastava solo imparare a combattere con la spada, e poteva ritenersi già soddisfatto. Forse anche per questo era abbastanza felice mentre guardava il televisore con la sua sorellina.
Quest’ultima, nonostante le tragedie che avevano colpito la sua famiglia negli ultimi tempi, sembrava stare piuttosto bene e non aveva mai perso il suo sorriso dolce ed innocente quasi neanche un momento.
Era seduta senza la schiena poggiata al divano, con in braccio Miss Usagi, il suo pupazzo, e le gambette che andavano avanti ed indietro mentre guardava il televisore tutta contenta, dato che quello era uno dei programmi che le piacevano molto.
Non era stato facile per lei superare la morte del padre Vegeta, era molto affezionata ad entrambi i genitori e per lei era stato un colpo terribile perderne uno dei due, era rimasta depressa almeno per tre mesi abbondanti.
Nonostante questo, aveva sempre mostrato un sorriso a trentadue denti fuori da Villa Brief, cercando di mostrare che stava bene e che non c’erano problemi, e questo anche se era una bambina abbastanza ingenua.
La madre le aveva chiesto di essere forte fuori da quella casa, perché solo così poteva evitare che la gente si preoccupasse troppo, compresi gli amici a cui voleva bene, e Bra aveva capito l’antifona nonostante tutto.
Nei primi tre mesi aveva cercato di giocare e di divertirsi con gli altri bambini, anche se dentro di sé era quasi morta dentro, poi però lentamente era riuscita a riprendersi e ad uscire da quella spiacevolissima situazione in cui era finita.
Adesso stava bene, e sembrava aver ritrovato quel dolce sorriso sincero che per tre mesi aveva perso almeno dentro quella casa, ma sapeva che non sarebbe durato a lungo se anche la madre fosse morta entro breve.
Bulma era l’unico genitore che le era rimasto, e la piccola temeva di non sopportare anche la sua perdita, non avrebbe neppure saputo cosa fare se quell’eventualità si fosse anche solo lontanamente manifestata…
Ma fortunatamente, almeno per la bambina che già a sei anni aveva conosciuto la morte, era un’eventualità parecchio remota, per questo si stava godendo il programma televisivo con il sorriso sulle labbra.
“Wow, è davvero un gran bel programma!!” disse addirittura l’azzurra sorridente.
Il fratello, che teneva a lei nonostante qualche volta litigassero, si limitò a risponderle “Già, piace molto anche a me!”
Sembrava che tutto andasse per il meglio e che entrambi stessero finalmente vivendo sereni e contenti, e ad aiutare questo c’era anche il fatto che, oltre alla madre, avevano anche la badante che li aiutava e si prendeva cura di loro…
Anche se quella badante non era ciò che loro due credevano!
Agatha, che ormai aveva sessantotto anni, in quel momento si trovava nella sala da pranzo, di conseguenza nella stanza dall’altra parte della hall rispetto a dove si trovava quella dove c’era la televisione, e stava osservando proprio i due ragazzi.
Da quando era stata assunta all’interno della casa, aveva svolto il compito che le era stato affidato dal Concilio pedissequamente, tenendo d’occhio sia i Brief che i loro figli, in modo che non intralciassero i piani degli Illuminati.
Sapevano tutti nell’organizzazione che l’azzurra era una filantropa, e poteva capitare che mentre aiutava qualcuno potesse capitare nel luogo sbagliato nel momento sbagliato e di conseguenza scoprire qualcosa che non doveva scoprire…
Fino a quel momento il Gran Maestro non aveva avuto motivo di lamentarsi di lei, e per questo poteva capire di star svolgendo bene il suo lavoro, anche se doveva ammettere che era davvero stressante quell’operazione.
Non per Bulma, che a dispetto del suo essere una nemica della causa rimaneva comunque una brava persona, e neppure di Trunks, che fin da bambino era abbastanza educato e, per cui, si trovava bene con lui…
Il vero problema era quella mocciosa di Bra!!
Era una bambina fin troppo vivace, allegra e spensierata, e quando ci si metteva pure rompiscatole, non la sopportava per nulla, e non poteva neppure lamentarsi del suo comportamento perché la causa veniva prima di tutto.
Stava facendo davvero molta fatica a sopportarla, e la sola idea di dover rimanere con lei per altri cinque anni la lacerava dentro, non pensava neppure lontanamente come sarebbe divenuta una mocciosa così “viziata” una volta cresciuta…
Certo, si era data una calmata quei tre mesi in cui aveva dovuto elaborare la morte di Vegeta, anche se solamente dentro casa era “tranquilla” dato che fuori quella villa rimaneva una discola, ma la “pacchia” era durata veramente poco.
Era tornata presto la ragazzina guastafeste che continuava ad importunarla con i suoi capricci e le sue lamentele, se solo non avesse avuto una copertura da mantenere probabilmente avrebbe usato la sua spada molto tempo prima…
E sperava che quel momento un giorno arrivasse!
Non chiedeva molto, solo di poter ammazzare quella mocciosetta prima di andare in Superficie a combattere la guerra dei Grim, era l’unica cosa che chiedeva prima di abbandonare la Comunità per sempre.
Si sarebbe accontentata di poco, le bastava solo mettere le mani addosso a Bra… anche se pensava che, anche se il Gran Maestro non le desse questa opportunità, avrebbe comunque ucciso la ragazzina senza farlo sapere a nessuno.
In fondo sarebbero dovuti comunque morire gli abitanti della Comunità, nessuno si sarebbe accorto nel caos che si sarebbe scatenato che mancava una mocciosa, seppur rompiscatole ed energica come lei.
*Cinque anni, devo aspettare solo cinque anni…* era ciò che stava pensando l’anziana mentre li osservava con un’aria abbastanza arrabbiata.
Quando sarebbe arrivato il grande momento se la sarebbe goduta completamente, mentre la sua spada lacerava la carne di quella bambina…

Mentre succedeva tutto questo a Villa Brief, a Palecity la vita continuava regolarmente.
Alcuni svolgevano le loro attività lavorative, altri invece erano a divertirsi al Luna Park o in un altro dei posti che caratterizzavano quella città, dato che era conosciuta come la capitale del divertimento della Comunità…
Altri ancora, andavano alla Basilica di San Alman per discutere con la Grande Sacerdotessa, per avere risposte da lei a dubbi che attanagliavano la loro esistenza, essendo il capo spirituale dell’intera società ed essendo molto saggia.
Quella era una giornata come le altre dentro la basilica, difatti Saori era seduta sul suo trono e, con il suo classico scettro in mano, stava osservando la fila di fedeli che erano giunti fino a lì per chiederle consulenza.
In quel momento stava parlando con una donna riguardo ad un problema che aveva avuto con il marito e, dopo averle scrutato il cuore, la sacerdotessa aveva capito cosa c’era che non andava e glielo aveva riferito.
La donna aveva ritenuto molto soddisfacente la risposta data da lei, al punto che con il sorriso sulle labbra le si rivolse dicendole “La ringrazio Grande Sacerdotessa, è sempre esaustiva ed una fonte di saggezza per tutti noi!”
“Non c’è di ché…” rispose allora la ragazza.
In verità non era proprio al settimo cielo la giovane in quel momento, anzi si poteva dire che era abbastanza depressa, ma in fondo era quella vita che proprio non le piaceva e non voleva accollarsi una tale responsabilità.
Se solo all’epoca avesse avuto l’opportunità di scegliere, di separarsi da quella figura che la stava tenendo intrappolata ed essere libera come tutte le ragazze normali della sua età… ma purtroppo non aveva scelta.
Quando c’era stato il rituale per eleggerla come nuova Grande Sacerdotessa, aveva capito l’importanza di quella figura e come mai proprio lei dovesse esserne l’incaricata, e di conseguenza non poteva lamentarsi se così era stato deciso.
Proprio a causa di ciò, Saori continuava giorno dopo giorno quella vita, ascoltando i problemi degli altri e risolvendoli grazie ai suoi poteri, anche se l’unico problema che non riusciva proprio a risolvere era il suo…
“Avanti un altro!” annunciò nel frattempo la viola.
A quel punto si fece avanti un uomo di mezz’età, che aveva anche lui un problema che la giovane avrebbe dovuto risolvere, ormai la tiritera era sempre quella e ci aveva fatto l’abitudine, quindi neanche se ne lamentava.
Anche se c’era da dire che quella mattina, grazie ai poteri che teneva celati a tutti quanti per non essere obbligata a parlare troppo e per “ordini”, aveva percepito che qualcosa di incredibile stava per accadere.
Non aveva idea di che cosa si trattasse, in verità non sapeva neppure se i poteri le stavano dando una fregatura oppure se fosse tutto vero, ma sembrava che entro la fine della giornata qualcosa sarebbe dovuto accadere.
Qualcosa… che avrebbe rivoluzionato per sempre la vita nella Comunità!!
“Certo che oggi ce n’è parecchia di gente!”
Intanto, i tre Cavalieri dello Zodiaco che erano stati predisposti per salvaguardare la sicurezza della Grande Sacerdotessa stavano presidiano la Basilica, in modo che nessuno potesse dare fastidio alla loro protetta.
Naturalmente questo non riguardava coloro che venivano lì per ricevere una consulenza direttamente da lei, ma possibili intrusi che potevano attentare alla vita della ragazza, oppure anche solo importunarla.
A parlare era stato Seiya, il quale era posto vicino all’ingresso insieme a Shun, mentre Shiryu, con entrambe le mani dietro la schiena, era posizionato alla sinistra della Grande Sacerdotessa essendo il capo delle sue guardie del corpo.
*Tutto procede tranquillamente, per ora…* fu l’unico pensiero che ebbe il Dragone, mentre scrutava tutta la Basilica da lì con occhio vigile e serio.
Ormai erano cresciuti tutti quanti e, mentre Saori aveva raggiunto i ventotto anni, gli altri tre avevano ventisei anni, e ciononostante dall’aspetto sembravano addirittura più grandi dell’età che effettivamente avevano.
Forse derivava dal fatto che lavoravano troppo, dato che non avevano un momento di pausa quasi tutto il giorno a parte quel breve momento in cui la chiesa rimaneva chiusa, ma comunque fosse i tre erano soddisfatti del lavoro che facevano.
Erano stati scelti per proteggere la Grande Sacerdotessa, ed avrebbero portato avanti quel compito fino alla fine, cascasse il mondo!
Anche se dovevano ammettere che certi giorni, con tutta la gente che veniva a chiedere consulenza a Saori, era davvero molto difficile lavorare, e per Pegasus quella era una di quelle giornate, per questo aveva pronunciato quelle parole di sorpresa sul numero di persone giunte fino a lì.
Shun, che era alla sua destra, replicò sostenendo “Ormai siamo abituati a file così lunghe, non dovresti più neanche sorprenderti…”
“Questo è vero…” rispose allora il castano, anche se subito dopo aggiunse “Però va detto che oggi la Grande Sacerdotessa non sembra molto in vena di voler ascoltare gli altri…”
Sembrava aver notato l’espressione triste che la viola aveva costantemente sul volto, e doveva ammettere di dispiacersi per lei. Era diverso rispetto all’aria malinconica che aveva di solito, stavolta era decisamente diverso…
Andromeda allora gli fece notare “Ha sempre un’espressione del genere, è il prezzo da pagare per essere la guida spirituale della Comunità. Credo che sia una costante in lei, quindi non dovremmo esserne sorpresi…”
In effetti, i tre Cavalieri dello Zodiaco, nonostante fossero sempre entusiasti di rimanere di fianco alla loro protetta, percepivano continuamente che la ragazza non fosse al massimo della gioia, in fondo bastava vederla per accorgersene.
Mentre gli altri erano più preoccupati a soddisfare i loro bisogni e non si accorgevano di questa cosa, loro le erano costantemente vicini e con il tempo si erano accorti di quanto fosse spiacevole per lei fare quel lavoro.
Tuttavia, avevano travisato quello che realmente pensava ed erano convinti che fosse così per l’enorme responsabilità che aveva nei confronti della Comunità, e non perché non voleva quella carica e desiderava solo vivere una vita normale.
Quel giorno sembrava più evidente rispetto alle altre volte, forse anche a causa della routine quotidiana, ma, anche a causa di ciò che Seiya aveva sentito quella mattina, non aveva compreso il reale motivo per cui era così giù.
Difatti, in risposta a quanto aveva appena detto Shun, esclamò “Sarà, però forse c’entra la “previsione” che ha avuto questa mattina…”
Naturalmente Andromeda, complice anche il fatto che erano lontani dalla fila e quindi nessuno li stesse ascoltando, si incuriosì sentendo le parole del Cavaliere, e per questo lo guardò incuriosito per capire cosa volesse dire.
“Una previsione?” domandò abbastanza confuso.
Pegasus ci tenne subito a specificare “Non si tratta di una previsione vera, non come quella della Profezia enunciata dalla Prima Grande Sacerdotessa. Mi riferisco ad una strana sensazione che la Grande Sacerdotessa mi ha riferito di avere da stamattina…”
Quindi Saori si era confidato con lui quella mattina prima di mettersi al lavoro… la cosa passò subito in secondo piano agli occhi del verde, dato che volle domandare subito “E che cos’è che ti ha detto?”
Seiya, che aveva sempre avuto le mani dietro la schiena tutto il tempo come Shiryu, rivelò “Non lo sa neanche lei perché, ma dice che ha come la sensazione che entro stasera succederà qualcosa nella Comunità che stravolgerà per sempre la nostra esistenza…”
“Addirittura?!” rispose l’altro osservandolo perplesso.
Andromeda si sorprese non poco, e non dubitò neanche per un momento delle sue parole, visto che conoscevano i poteri di veggenza che avevano le Grandi Sacerdotesse, anche se fino a quel momento era stata un’esclusiva della prima.
Dopo aver annuito, il castano continuò “Non so se sia vero o meno, ma la Grande Sacerdotessa non parla mai a sproposito, quindi immagino che un fondo di verità ci sia dietro tutto questo…”
Sembrava essere la stessa conclusione a cui fosse arrivato il verde, dato che annuendo tornò serio subito e, guardando davanti a sé in modo da proseguire il proprio lavoro, giunse ad un'unica conclusione.
“Direi che, arrivati a questo punto, l’unica cosa da fare è continuare il nostro lavoro… e vedere se la Grande Sacerdotessa avrà avuto ancora una volta ragione o meno…” concluse Shun.
“Già…” si limitò a rispondere il bruno allora.
Sembravano tutti e due concordi su quel punto. Le abilità della loro protetta viaggiavano su vie misteriose a tutti coloro che abitavano in quella Comunità, di conseguenza non era dato loro sapere come faceva ad avere quelle intuizioni e se fossero vere o meno.
Entrambi concordavano che, se anche avesse avuto ragione, probabilmente si sarebbe trattata di una sciocchezza e basta e non di qualcosa di davvero rivoluzionario, ma arrivati a quel punto non dovevano fare altro che aspettare ed attendere.
Qualche ora ed avrebbero saputo la verità…

In un'altra zona di Palecity, per la precisione all’interno del Luna Park che era considerato una delle attrazioni principali della metropoli, l’ennesima partita si concludeva e l’ennesima vittoria veniva consolidata…
“Hai perso, mi dispiace amico…” disse difatti ironicamente Lelouch.
Come ogni giorno che si rispettasse, il Nobile, ormai diciannovenne, si trovava nel parchetto interno del parco divertimenti e stava sostenendo la sua classica sfida aperta a tutti coloro che volevano provare a sconfiggerlo a scacchi.
Nessuno in tutti gli anni passati era mai riuscito a sconfiggerlo, anzi non l’avevano mai neppure impensierito, e sembrava che anche in quell’occasione non ci fosse possibilità per i suoi avversari, visto che aveva appena vinto…
Si trattava della ventesima vittoria consecutiva della giornata, e nonostante in teoria l’orario di sfide fosse già concluso, quello in cui rimaneva nel parchetto per accettare le lotte che gli venivano proposte, quel giorno aveva deciso di rimanere lì più del dovuto.
Questo aveva provocato un aumento enorme della fila per sfidarlo, al punto che almeno altri trenta individui si erano messi in fila per provare a sconfiggerlo, anche se fino a quel momento nessuno sembrava realmente crederci.
Chiunque fosse riuscito a battere Lelouch a scacchi sicuramente sarebbe divenuto famoso in tutta la Comunità per quanto quella battaglia fosse ritenuta impossibile, e tutti volevano quella fetta di popolarità nella loro vita.
Non era però il caso della donna di mezz’età che il ragazzo aveva appena sconfitto, che a differenza di alcuni non sembrò prendere troppo male la “batosta” subita, forse anche perché se l’aspettava tutto sommato…
“Oh che peccato, almeno ci ho provato…” disse difatti la donna con il broncio in volto ma, ciononostante, il sorriso sulle labbra.
Il Lamperouge maggiore dovette ammettere di apprezzare la sua sportività, dato che era sempre più comune che chi veniva battuto da lui sbraitasse per almeno un paio di minuti prima di andarsene, smuovendo di conseguenza chi era in fila.
Questo capitava soprattutto per chi tornava il giorno dopo per la rivincita e veniva successivamente umiliato di nuovo, un qualcosa a cui ormai lui ci aveva fatto l’abitudine, ma evidentemente gli altri no…
Proprio per questo, il nero ci tenne a sottolineare con un sorrisino “La sua sportività vi rende onore, non sono molti quelli che prendono una sconfitta contro di me con filosofia…”
“È normale non prenderla male. Lei è uno dei più intelligenti della Comunità se non il più intelligente, Nobile Lelouch, è difficile che qualcuno riuscirà mai a sconfiggerla a scacchi se continua così…”
“Non lo aduli troppo, signora!”
A parlare non era stata nessuna delle ragazze che erano in fila per sfidare il ragazzo, e neppure uno degli spettatori che si erano fermati lì per assistere allo spettacolo delle doti cerebrali del nipote di Charlez in azione…
Bensì era stata sua sorella minore, Nunnally!!
Lei, che ormai aveva sedici anni, era uno degli altri motivi per cui aveva deciso di fermarsi più del previsto al Luna Park quel giorno. Era riuscita a convincere i dipendenti che lavoravano per loro a portarla al parco divertimenti quel giorno.
Sapeva che non poteva divertirsi su nessuna delle attrazioni, e pure che non si sarebbe potuta godere quel luogo come invece facevano tutti gli altri… ma a lei non importava, voleva solamente assaporare quelle atmosfere almeno una volta nella vita.
Davanti ad una richiesta del genere, avevano finito per cedere ed accettare, e il fratello aveva deciso di accompagnarla e di tenerla vicina a sé, in modo che potesse assaporare almeno una volta ciò che lui provava tutti i giorni.
La ragazza era rimasta sorpresa dalla velocità con cui il fratello sconfiggeva gli altri a scacchi, in fondo le bastava sentire le loro imprecazioni o le loro lamentele nella maggior parte dei casi per capirlo, e doveva ammettere anche di starsi divertendo.
Dall’altro lato, per Lamperouge non era un problema averla lì, anzi così avrebbe potuto passare un po’ di tempo con la sorella, e se fosse successo qualcosa… beh, poteva sempre adoperare il suo Geass alla fin fine…
Nel frattempo, Nunnally aggiunse “Mio fratello si vanta troppo della sua intelligenza, certe volte qualche bella strigliata non gli fa male…”
Si stava riferendo a tutte le critiche che riceveva da alcuni dei suoi sfidanti quando vinceva troppo nettamente, e considerando che per lei doveva essere più gentile con i suoi avversari pensava che potessero aiutarlo a mettere la testa a posto.
La giovane si trovava alla sinistra del ragazzo, sulla sua classica sedia a rotelle, e fece scoppiare delle piccole risatine per la battuta che aveva fatto, evidentemente alcuni l’avevano trovata divertente…
Forse anche il parente la riteneva tale, visto che con un sorrisino beffardo affermò “Sei un po’ troppo cattiva con me Nunnally, ricordati che sono pur sempre tuo fratello…” il tutto con tono molto ironico.
Lei allora, con un dolce sorriso sulle labbra, esclamò “Lo so, sei il mio fratellone e ti vorrò sempre bene, ma rimani comunque molto arrogante in certe occasioni…”
Sembrava stesse incalzando ulteriormente, ma la donna che il ragazzo aveva appena sconfitto affermò “Non si preoccupi, Nobile Nunnally. Se c’è qualcuno che può vantarsi della sua intelligenza è proprio lui, non esiste qualcuno come lui nella Comunità, e per questo credo che nessuno riuscirà mai a batterlo. Ora sarò meglio che vada, buona serata!”
Pronunciate queste parole, la donna si alzò dalla sedia, fece un leggero inchino per salutare entrambi i Lamperouge e poi se ne andò via, per lasciare posto a qualcun altro che potesse così sfidare il nero a scacchi.
Inutile dire che si fece subito avanti l’avversario successivo, quello che sembrava essere un ragazzo di ventisette anni, che subito si sedette davanti al giovane pronto a cominciare la sfida… anche se in quel momento Lelouch era con la testa altrove!
Sia lui che Nunnally stavano pensando le stesse identiche cose in quel momento, e tutti e due sembravano essere concentrati su quanto avesse appena detto la donna, soprattutto la frase “non esiste qualcuno come lui nella Comunità”.
Già, nella Comunità magari no, ma non escludevano che in Superficie qualcuno di intelligente almeno quanto il Nobile potesse esistere, bastava pensare che cosa stesse facendo il Concilio lassù in accordo con quell’Hitler…
Per il momento però, la Superficie non era un loro problema, dovevano occuparsi piuttosto degli Illuminati e di ciò che gli avevano fatto, proprio per questo avevano stretto un’alleanza con Raichi in modo da poterli distruggere.
Ed ormai dovevano solamente aspettare cinque anni. Si erano già messi d’accordo, avevano ideato una buona strategia per poterli far cadere con le loro stesse armi, senza che neppure si rendessero conto di ciò che stava accadendo.
Purtroppo, affinché il piano potesse andare in moto, dovevano aspettare il giorno in cui il Gran Maestro e gli altri entrassero in azione per distruggere il Generatore, solo allora potevano agire, non prima.
Ma non era un problema, avevano avuto molta pazienza fino a quel momento, potevano ancora aspettare qualche anno. La vendetta era un piatto che andava gustato freddo, e se lo sarebbero sicuramente gustato fino all’ultima briciola…
Nello stesso parco, ma in una zona diversa del Luna Park, si trovava un’altra ragazza che stava camminando nervosamente per le strade dell’area divertimenti, senza provare neanche una delle attrazioni che c’erano.
Era già abbastanza agitata per conto suo, e non credeva che provarne una l’avrebbe aiutata. Se si trovava lì era solamente perché in mezzo alla gente aveva molte meno possibilità di svenire per l’emozione, e quello era il luogo più trafficato di Palecity.
Si trattava di Hinata Hyuga, che ormai aveva vent’anni ed i capelli lunghi, ed in quel momento mentre camminava aveva il volto basso, quasi totalmente rosso e si toccava nervosamente gli indici all’altezza del volto.
In questo caso non c’entrava nulla Naruto, se era nervosa era per un altro motivo. Erano ormai un paio di anni che si esercitava nel canto, una passione che aveva fin da bambina, sperando di riuscire a sfondare come cantante…
E finalmente era arrivato il grande giorno!!
Proprio poche ore prima, le era stato comunicato che le sue prove avevano colpito positivamente il Direttore del Teatro Proxy One, il teatro più rinomato dell’intera Comunità, e che probabilmente sarebbe stato solo questione di mesi prima che la facessero debuttare come cantante solista!!
Era praticamente un sogno che si avverava, e la giovane non poteva credere che stesse succedendo proprio a lei, era fantastico, stupendo, sensazionale, non aveva altre parole per descrivere la gioia che stava provando in quel momento.
*È-È fantastico, a-anni di lavoro s-stanno dando i-i suoi f-frutti…* balbettava persino nei suoi pensieri tanto era emozionata.
Probabilmente solo una confessione di Naruto avrebbe potuto essere più emozionante in quel mom…
Ah già, Naruto…
Ecco che cominciò a diventare paonazza ancora più di prima in volto, il solo pensare a quel ragazzo la metteva su di giri. Gli anni erano passati, ma ciò che provava per quel giovane non era cambiato di un millimetro.
Forse era meglio non dirgli del suo probabile debutto a teatro, se avesse saputo che era tra il pubblico e la stesse guardando in quel momento, avrebbe rischiato di mandare in malora la sua prima da cantante su un palco così prestigioso.
Fortuna voleva che lei abitasse in quella città, mentre Uzumaki si trovava a Fantacity, di conseguenza non correva rischi che si sentisse obbligato a venire a vederla, ed i contatti con lui sarebbero anche stati minori rispetto al “normale”.
Tra l’altro, aveva ben altri problemi a cui pensare ultimamente. Aveva saputo ciò che era accaduto a Kushina qualche giorno prima, e sperava con tutto il suo cuore che guarisse, non avrebbe potuto sopportare di vedere il biondo soffrire…
*Naruto…*
Immediatamente, Hinata chiuse la mano destra a pugno e se la portò all’altezza del cuore, mentre il rossore cominciava lentamente a sparire anche a causa delle condizioni della madre del ragazzo a cui stava pensando.
Poteva solo sperare che tutto andasse per il meglio, povero Naruto…

Da un'altra parte della città, per le strade di Palecity, due ragazze stavano camminando da sole nonostante il rango che possedessero.
Si trattavano di Elsa ed Anna, le due ragazze nobili che ormai avevano rispettivamente diciannove e diciassette anni e che stavano andando ad un incontro di beneficienza per la loro carica nobiliare e di quella della loro famiglia.
Non erano nuovi ad atti del genere, anche se non battevano mai le offerte generose di Bulma e della sua famiglia, e per questo molti erano grati a loro ed al loro casato per tutto quello che facevano per la Comunità…
Ma al tempo stesso, non potevano negare di avere un po’ paura di Elsa e delle sue capacità.
Sfortunatamente, la voce delle capacità di ghiaccio latenti nella bionda avevano fatto il giro della società, forse colpa anche della castana a cui era scappato un paio di volte, e di conseguenza tutti erano a conoscenza delle sue abilità.
Sapevano che, se avesse perso la pazienza, avrebbe potuto anche perdere il controllo dei suoi poteri e rischiare di conseguenza di congelare chi le stesse a tiro, quindi era normale che un po’ tutti avessero timore ad avvicinarsi a lei ed a parlarle…
E di sicuro non aiutava il caratteraccio che possedeva. Da quando era circolata la notizia che Schmidt era in fuga dai Grim e probabilmente era stato ucciso da loro, la ragazza era diventata molto più scontrosa.
Prima era spaventata, ma al tempo stesso riusciva ad essere comunque gentile con gli altri, da quel momento era diventata altezzosa, arrogante e troppo sicura di sé, risultando antipatica a quasi tutti ad eccezione della sorella.
Era anche convinta che Johann fosse stato ucciso dai Grim, non gli dava nessuna possibilità di salvezza ed era convinta che fosse una certezza, motivo per cui aveva sviluppato un odio viscerale per gli abitanti della Superficie.
In realtà tutti li odiavano, ma quello che stava provando lei andava ben oltre l’odio “normale”, sembrava quasi maniacale, ed anche per questo avevano tutti timore di stare vicino a lei o di nominare la parola “Grim” in sua presenza.
In quel momento, le due indossavano i loro classici abiti e stavano camminando per le strade trafficate di Palecity come già specificato, anche se non tutti sembravano contenti della loro presenza lì con loro.
Difatti, i passanti che dovevano passare vicino a loro, dopo aver guardato Elsa con timore ed al tempo stesso circospezione, finivano per allontanarsi e proseguire il loro cammino da un altro lato del marciapiede, intimoriti dalla sua presenza.
La bionda, che teneva un portamento altezzoso ed entrambe le mani unite all’altezza della vita, non sembrava badare a quelle piccolezze e proseguiva con il suo cammino con un atteggiamento ed un’aria abbastanza fredda e cinica.
La stessa cosa però non la si poteva dire per Anna, la quale era abbastanza preoccupata da tutti quegli sguardi malevoli e titubanti che erano rivolti verso la sorella, e soprattutto della sua indifferenza nei loro riguardi.
Era una Nobile ed aveva una reputazione da rispettare, di sicuro comportandosi in quella maniera ed atteggiandosi così cinicamente non avrebbe ottenuto gli effetti sperati, ma ci aveva provato mille volte a convincerla, e non era mai servito a nulla…
“Anna!” improvvisamente Elsa, mentre camminava davanti alla sorella, la chiamò e le disse “Ricordati di comportarti bene quando saremo a quell’incontro. Evitiamo brutte figure almeno questa volta…”
Si riferiva alla pessima abitudine della bruna di dire tutto quello che pensava senza peli sulla lingua e, nel tentativo di correggersi, finire solo per peggiorare la situazione. Anche se molti erano comprensivi e pazienti con lei per questo, altri non si erano dimostrati così…
Anna, che era sovrappensiero prima che la bionda le parlasse, quasi saltò sul posto sentendola parlare e, con un’aria quasi affranta, rispose “C-Certo sorella, non ti preoccupare…”
“Spero di non doverlo fare…” rispose allora la Nobile, come al solito con la sua classica aria altezzosa.
La castana dovette sottolineare mentalmente che, se c’era qualcuno che doveva fare attenzione a quello che diceva, era proprio lei, visto che avevano tutti paura di lei e bastava una parola fuori posto per farla arrabbiare.
E dire che una volta era così solare ed allegra, anche se abbastanza timida e spaventata. Era cambiata improvvisamente, tutto d’un tratto, e da allora non era più stata la stessa, cosa le era successo? Cosa aveva innescato tutto ciò?
*Ogni giorno che passa diventa sempre peggio. Io… io non so più cosa fare…* pensò difatti Anna, abbassando il volto sconsolato e parecchio depresso.
Se solo ci fosse un modo per tranquillizzarla e farla tornare quella che era prima che scoprisse che Schmidt rischiava la morte in Superficie…
Mentre loro continuavano ad avanzare per le strade di Palecity, anche qualcun altro si trovava in città, probabilmente per dare la caccia a qualche criminale che si trovava nella metropoli, ed aveva finito per incappare proprio nelle due Nobili.
Dalla cima del tetto, l’individuo in questione si era seduto sul bordo del cornicione di una delle case della città, con il piede destro poggiato su di esso mentre quello sinistro dondolava verso terra e il braccio destro era poggiato sul suddetto ginocchio.
Si trattava di Yugi Muto, il quale aveva raggiunto i diciassette anni e, con uno sguardo abbastanza severo, stava osservando le due sorelle che si trovavano sul marciapiede dall’altra parte della strada, per la precisione osservava la ragazza maggiore.
Nonostante provenisse da una famiglia nobile, era una donna abbastanza misteriosa, ed i suoi poteri potevano essere un serio pericolo per l’intera Comunità se ne perdeva il controllo, anche se pure in questo momento non era proprio brava a adoperarli.
Se tutto fosse andato male, avrebbe rischiato di essere una bomba ad orologeria che, in quattro e quattr’otto, si sarebbe ritrovata una taglia sulla testa per la troppa pericolosità e, di conseguenza, gente come lui alle calcagna.
*Spero solo che il giorno in cui lei sia una ricercata non arrivi mai…* essendo una delle pochissime insieme alla Grande Sacerdotessa ad avere dei poteri, sarebbe stato un bel problema per chiunque non facesse parte della Scuola di Hokuto…
Comunque fosse, la possibile taglia della bionda era l’ultimo dei problemi, visto che a scarseggiare erano quelle dei criminali veri, che ormai diventavano sempre meno lasciando poco lavoro ai cacciatori come lui.
Alcuni erano stati catturati da lui, quelli minori alcuni da Favaro e Nina ed altri da cacciatori di taglie minori, ma molti altri erano stati assassinati in circostanze sconosciute, perdendo di conseguenza la ricompensa sulla loro testa.
Dalle modalità di uccisione, sembrava che fossero stati gli Assassini a provocare gli omicidi di quei banditi, anche se la cosa strana era che non toccavano gli uomini di Doflamingo, come se ci fosse una sorta di veto tra di loro…
Ma era impossibile, se davvero la Gilda degli Assassini cercava di portare giustizia nella società come aveva sostenuto Bakura in fase di interrogatorio, non avrebbe avuto senso lasciare stare la banda di Donquijote.
Ed alla fine di tutto, quelli che ci rimettevano erano coloro che facevano il suo mestiere, che con sempre meno criminali rischiavano di rimanere sempre di più sul lastrico, anche se quello non era il suo caso.
Con tutti i soldi che aveva da parte per le grandi catture sostenute durante quei sei anni, si era messo da parte un bel gruzzoletto che sarebbe stato sufficiente per sopravvivere ancora per diversi anni, ma gli altri…
Tirando fuori dalla manica destra una delle sue classiche carte, Yugi cominciò ad osservarla e finì per pensare *Per come sta andando quest’industria, la prossima potrebbe essere la mia ultima cattura…*
E purtroppo era vero. Serviva una bella scossa per dare del movimento a quella Comunità, più in positivo che in negativo se possibile…

Andando invece a Fantacity, anche lì la vita trascorreva tranquilla per tutti gli abitanti, meno che per coloro che lavoravano all’Evangelion Hospital per ovvi motivi.
La sera stava ormai per arrivare e le luci della Comunità stavano per essere spente, motivo per cui i ragazzi avevano deciso di divertirsi durante quella serata, visto che finalmente erano anni che non c’erano problemi nella società.
Considerando che avevano dovuto avere paura prima degli ADAM e poi di Bakura, avere un lungo periodo di tranquillità come ai vecchi tempi non era affatto male, ed i giovani avevano deciso di approfittarne fino a quando ne avevano l’opportunità.
Tra di loro, c’erano anche quattro ragazzi che si erano dati appuntamento davanti all’Abe Sapiens Institute per decidere dove andare a rilassarsi ed a divertirsi tutti insieme, visto che ne avevano l’opportunità.
I quattro giovani erano Natsu Dragneel, di diciassette anni, Lucy Heartfilia, della stessa età del rosa, Medaka Kurokami, di diciotto anni, ed Issei Hyoudou, di sedici anni!
Erano dei ragazzi che, ad eccezione della bionda, avevano avuto una vita normale, crescendo in una famiglia normale e frequentando degli ambienti normali. L’unica che spiccava lì in mezzo per forza ed intelligenza era Kurokami, la quale era riuscita addirittura a diventare Presidentessa degli studenti del liceo che frequentavano tutti.
Per quell’uscita tutti insieme avrebbero voluto invitare anche Trunks e Naruto, ma il primo doveva rimanere a casa a badare alla sorellina insieme ad Agatha mentre la madre faceva gli straordinari in ospedale, mentre il secondo…
Beh, aveva il genitore in ospedale, non sembrava il caso a nessuno di invitarlo…
I quattro indossavano i loro classici abiti e, finalmente, si erano radunati tutti quanti visto che l’ultimo a mancare all’appello, Natsu, era arrivato proprio in quel momento correndo a perdifiato essendo in ritardo.
“Era ora che arrivassi. Sei in ritardo come al solito!!” si lamentò allora la bionda, con i pugni poggiati ai fianchi ed osservandolo malamente.
“Sai che sono dieci minuti che ti stiamo aspettando, vero?” lo rimproverò anche la blu, con le braccia incrociate ed uno sguardo che sembrava lo stesse fulminando.
Natsu non se ne accorse e, arrivato al capezzale dei tre amici, si fermò un attimo a riprendere fiato con il petto rivolto in avanti ed entrambe le mani poggiate sulle ginocchia, dato che si era fatto una corsa incredibile da casa fino a lì, e non era molto vicina casa sua…
“S-Scusatemi, h-ho perso l-la cognizione d-del tempo…” provò a giustificarsi il ragazzo a quel punto.
Issei, per allentare la tensione che sembrava star nascendo, provò a smorzare gli animi sollevando entrambe le mani, ponendo i palmi verso le ragazze e dicendo “Suvvia, in fondo l’importante è che sia arrivato, e neanche troppo tardi. Giusto?”
In verità, più che per il ritardo, le giovani erano arrabbiate perché per lui era ormai diventata la prassi fare tardi, ed arrivati a quel punto stavano iniziando a perdere la pazienza su quelle continue attese che sembravano non finire più…
Ma alla fine, entrambe tirarono un sospiro di rassegnazione e Lucy affermò “Non cambierai mai Natsu, mi sa che dovremo abituarci…”
“Ma dai, non essere così rassegnata. La prossima volta arriverò in orario, lo prometto!” provò a dire Dragneel con lo sguardo quasi offeso.
Medaka però sottolineò sempre con le braccia incrociate “L’hai già detto l’altra volta, e quella prima, e quella prima ancora, e potrei andare avanti ancora un po’…”
Wow, sapeva esattamente come smorzare l’entusiasmo del rosa, che dovette ammettere di essere abbastanza seccato ed al tempo stesso frustrato dal suo comportamento… ma non ci provava neppure a replicarle.
Era un talento naturale nelle lotte quella ragazza, si sarebbe ritrovato a terra e disarmato prima ancora di poter sollevare il pugno per tirarle un cazzotto, non era proprio il caso di mettersi contro di lei fisicamente parlando…
Ancora una volta per smorzare la tensione, Hyoudou provò a domandare abbastanza agitato “Allora, dove andiamo stasera?”
Sperava che bastasse quell’unica domanda per far tornare la discussione sui giusti binari… e sembrò effettivamente funzionare dato che, appena ebbe parlato, gli altri tre si voltarono ad osservarlo, essendo rimasto dietro le due ragazze tutto il tempo, con fare incuriosito.
“Già, hai ragione. Non sappiamo ancora dove andare…” rifletté Heartfilia, provando a pensare al luogo giusto per quella serata.
Natsu non perse tempo e fece immediatamente la sua proposta “Andiamo in palestra!! Ci divertiremo allenandoci un po’!!”
Peccato solo che la sua proposta fu subito bocciata da Medaka, che osservandolo malamente gli disse “È un'idea orribile…”
A quel punto fu Issei a proporre, sollevando entrambi i pugni al cielo e con un’espressione quasi sorgogna e perversa “Crown Brothel!!”
Inutile dire che Kuromaki affermò all’istante “Quest’idea è anche peggiore!! E smettila di fare il pervertito, idiota!!”
Hyoudou allora, con un’aria piuttosto contrariata, esclamò “Uffa, non mi fai mai divertire…”
Il castano era un pervertito enorme, e per questo la blu lo sopportava molto poco ed avrebbe desiderato prenderlo a pugni molto spesso, ma al tempo stesso gli rimaneva comunque accanto e manteneva ben salda l’amicizia con lui.
Lo considerava come un fratello minore, e riteneva anche che per questo fosse suo compito cercare di dargli una regolata e di calmarlo quando esagerava, per questo stroncava sul nascere ogni sua azione perversa, anche se senza mai usare la violenza.
Fortunatamente, Heartfilia sembrava avere l’idea che faceva al caso loro, dato che propose subito “Che ne direste di andare in discoteca?”
L’idea fortunatamente fu accolta da tutti, dato che Kuromaki dichiarò sorridente “Ecco, finalmente una buona idea!”
Pure Dragneel era della stessa idea, visto che con il sorriso a trentadue denti ed il pugno destro alzato affermò “Questa è una proposta anche migliore della mia!!”
Issei invece, con lo stesso sorriso del rosa solo con gli occhi chiusi, dichiarò “Non è il Crown Brothel, ma ci sono comunque parecchie ragazze carine!”
“Tu vedi di darti un contegno!!” replicò però Medaka cercando di stroncare l’entusiasmo fin troppo eccessivo dell’amico sul nascere.
“Uffa!” dichiarò allora il ragazzo buttando giù sia il petto che le braccia, che erano quasi a penzoloni.
Vedendo quella sua reazione, sia Dragneel che la figlia di Maes scoppiarono a ridere, era troppo divertente vedere le reazioni di Hyoudou alle raccomandazioni della Presidentessa, anche se quest’ultima non era il massimo dell’entusiasmo in quel momento.
Solamente che, mentre rideva, una di loro non poteva fare a meno di essere abbastanza malinconica…
Lucy sapeva bene chi fosse, sapeva che cosa doveva fare e cosa NON doveva fare.
Era un'agente del Concilio, incaricata di infiltrarsi tra gli studenti per scoprire possibili scenari che andassero contro le ambizioni del Concilio, e sua nonna e suo padre le avevano raccomandato assolutamente di NON affezionarsi a nessuno.
Sarebbero dovuti tutti morire cinque anni dopo, quando avrebbero distrutto il Generatore abbandonando tutti lì nel sottosuolo, e in casi estremi avrebbero dovuto uccidere alcuni di loro prima della partenza.
Per questo era sconsigliato caldamente legare con chi non faceva parte del Concilio… ma era in momenti come quelli che la bionda si accorgeva che, sfortunatamente, era andata contro il volere della sua famiglia senza volerlo.
Aveva finito per affezionarsi a loro, li considerava suoi amici, ma per il bene della missione doveva cercare di mettere da parte questi suoi sentimenti quando sarebbe stato il momento, niente doveva ostacolare la rivincita degli antenati sulla Superficie.
Fino ad allora però, nulla le vietava di godersi quei momenti alla fin fine…

Nello stesso momento, nel già citato da Issei Crown Brothel, i preparativi per la nottata stavano procedendo rapidamente.
Essendo un locale prettamente notturno, di giorno erano chiusi in modo da preparare l’occorrente per accogliere i clienti durante la serata e far passare loro delle ore divertenti, rilassanti e magari anche stimolanti.
Non mancava moltissimo all’apertura, e per questo i dipendenti stavano cercando di andare più in fretta che potevano per far sì che il locale notturno fosse pronto per l’orario designato, pulendo i pavimenti e sistemando i tavoli meglio che potevano.
A supervisionare tutto quanto c’era Marluxia, che in quel periodo aveva raggiunto i quarant’anni ed aveva iniziato ad indossare il soprabito nero che lo avrebbe contraddistinto nei mesi successivi, il tutto con le mani dietro la schiena.
“Forza ragazzi, cerchiamo di darci una mossa. Il Crown Brothel aprirà tra non molto e c’è ancora un bel po’ da sistemare!” fu quello che disse il rosa.
“Certo, Signor Direttore!!” fu ciò che dissero quasi in coro i dipendenti della struttura che stavano lavorando più velocemente che potevano.
Nessuno di loro aveva qualcosa da ridire sulla direzione che aveva preso il locale da quando il rosa l’aveva preso in gestione dopo la tragica morte di Irina per mano di Bakura, anzi era riuscito a portare la sua reputazione ancora più in alto.
Jelavic ad esempio era una di quelle che si accontentavano di ottenere il ricavo giornaliero e si sentivano già soddisfatte, si adagiava sugli allori e le bastava il lusso sfrenato in cui viveva, senza alcuna ambizione.
Al contrario, Marluxia era molto più ambizioso e desiderava il meglio sia per i dipendenti che per i clienti, e grazie a ciò era riuscito a portare qualche miglioria all’edificio che gli aveva consentito di ottenere ancora più pubblico di quanto non ne avesse già.
Anche per questo erano tutti soddisfatti del suo operato, anche se al rosa non interessavano quegli inutili dettagli come la gestione del Crown Brothel. A lui bastava essere pronto tra cinque anni, quando sarebbe stato il grande momento.
Il resto era solo un riempitivo, e quel night club faceva parte di questo “riempitivo”, era certamente un buon modo per ingannare il tempo, e grazie a questo riusciva anche a dimostrare di essere un imprenditore decisamente migliore del suo predecessore.
Pure Erza, che ormai aveva ventuno anni, era presente nel locale e, come di consuetudine prima di una serata in cui doveva combattere, si stava allenando all’interno della gabbia, tirando calci e pugni all’aria con più grinta che poteva.
Quella notte avrebbe dovuto affrontare un’altra donna, aveva sentito che era parecchio forte, ma lei non si lasciava intimorire dalle voci e continuava il suo programma di allenamento e di sfide meglio che poteva.
Era imbattuta da quando aveva iniziato a combattere all’interno della gabbia, e questo doveva essere un vanto per lei… anche se non aveva mai avuto l’opportunità di sfidare Mirajane e neppure suo fratello, quindi poteva essere un’imbattibilità “farlocca” la sua…
Senza contare che aveva ottenuto il titolo di Campionessa nella gabbia nel modo peggiore che avrebbe potuto pensare, a causa del ritiro della detentrice del titolo precedente per via della prematura dipartita di Elfman.
Era vero, aveva comunque vinto un torneo che le aveva consentito di ottenere quel titolo, ma riteneva lo stesso uno smacco non averlo potuto vincere quando ne aveva l’opportunità, per non aver sfidato Mirajane quando ne aveva la possibilità.
Anche per questo cercava di darsi da fare più che poteva quando era sul ring e provava ad onorare ogni avversario che aveva di fronte combattendo al meglio delle sue possibilità, era un modo per dimostrare a sé stessa che quel titolo lo meritava nonostante tutto.
*Devo mettercela tutta anche stasera, ne va del mio onore…* pensò difatti la ragazza, continuando a tirare calci all’aria in quel frangente.
Da quando era stata bocciata alla Scuola di Hokuto la sua vita era cambiata totalmente, e doveva cercare di vivere con quello che aveva quando poteva e come poteva, arrivati a quel punto era la sua filosofia di vita…
Infine, al bancone del bar c’erano due ragazze che stavano osservando i lavori di preparazione per la nottata che li avrebbe aspettati.
Una era Cana, che ormai aveva ventiquattro anni ed indossava i suoi classici abiti, la quale era seduta su uno degli sgabelli del bar con la schiena rivolta verso il bancone ed il busto rivolto verso i dipendenti che lavoravano.
Aveva entrambe le braccia poggiate sul tavolino dietro di sé, oltre che la gamba destra accavallata sopra a quella sinistra ed uno sguardo severo, e dietro di lei si trovava la sua migliore amica che stava pulendo i bicchieri del bar.
Si trattava di Mirajane, la quale indossava il suo classico abito ed ormai aveva raggiunto i trent’anni, ed a differenza della compagna sembrava avere uno sguardo soddisfatto ed un’aria felice mentre puliva un bicchiere con uno straccio.
“Ed ecco che un’altra serata al Crown Brothel ricomincia…” si lamentò a quel punto la castana, sempre con l’aria contrariata.
L’albina però cercava di essere più positiva di lei, e difatti continuando a sorridere esclamò “Ormai è così tutte le sere, dovresti saperlo bene visto che lavori da tanto qui!”
“Sì, ma non mi ci abituerò mai…” sostenne Alberona, la quale a quel punto si girò sullo sgabello, portando il busto di fronte alla sua migliore amica per poterla vedere meglio.
Dopodiché, con uno sguardo quasi sconsolato ed entrambe le braccia poggiate sul bancone, proseguì sostenendo “Questo lavoro mi serve unicamente per andare avanti, e non credere che mi piaccia venire qui a ballare ogni sera in intimo davanti ad un branco di pervertiti. Uff, la vita è davvero ingiusta…”
“Lo ripeti praticamente ogni sera, stai diventando leggermente monotona…” le fece notare allora la sorella maggiore di Elfman, senza mai però perdere il sorriso.
La figlia di Gildarst allora, facendo spallucce, rispose “Questo perché la mia vita è diventata monotona. Faccio casa-lavoro e viceversa praticamente ogni giorno, ed anziché migliorare la situazione peggiora costantemente. Vorrei solo una scossa a questa vita schifosa che sto vivendo, una scossa anche piccolina…”
Continuava ad essere parecchio depressa per la vita orribile che a sua detta stava vivendo. Non poteva neanche più contare sugli orfani dell’Orfanotrofio Yuei perché la maggior parte era stato adottato, mentre l’altra era quasi sparita nel nulla anche se sostenevano che pure loro erano stati adottati…
Detto in parole semplici, ormai Mirajane era l’unica cosa che le era rimasta e l’unica che riusciva a mandarla avanti in quella vita che continuava a ritenere schifosa a voler essere riduttive… anche se all’albina non piaceva vederla in quelle condizioni.
Difatti, poggiando il bicchiere sul bancone avendo finito di pulirlo, provò a dirle continuando a sorridere dolcemente “Suvvia Cana, vedrai che la vita migliorerà anche per te. Chi persevera nessun ostacolo avrà, ricordatelo sempre amica mia!”
“Ci spero naturalmente, ci spero…” si limitò a replicare Alberona, anche se stavolta cercando di abbozzare un lieve sorrisino anche solo per far star meglio l’albina.
Era sempre meglio di niente, e per questo Strauss non poté fare a meno di allargare ancora di più il suo sorriso… anche se dentro di sé una punta di amarezza c’era comunque, in fondo sapeva bene che tra cinque anni avrebbe dovuto farlo.
Avrebbe dovuto lasciare Cana nella Comunità a morire di fame e di stenti mentre lei si trasferiva in Superficie con il Concilio, ma non aveva scelta. Da quando aveva ucciso suo fratello aveva indirettamente giurato loro eterna fedeltà, e doveva andare fino in fondo.
Non farlo avrebbe significato rendere vano l’omicidio perpetrato ai danni di Elfman, e non voleva assolutamente vivere con il rimorso, non sarebbe riuscita a continuare a sopravvivere in quelle condizioni così orribili.
Doveva andare avanti al fianco del Concilio… per lui…

In un’altra zona della città, c’erano due ragazzi estremamente soddisfatti del loro operato.
Si trattava di Shinichi Kudo e di Heiji Hattori, i quali avevano raggiunto i vent’anni come le loro due fidanzate, indossavano i loro classici abiti come loro ed erano riusciti a coronare il loro sogno di aprire un’agenzia investigativa divenendo Detective a tutti gli effetti!!
Dovevano ammettere che non era stato facile riuscirci, avevano dovuto sborsare parecchi Benny per poter affittare il locale dove avevano deciso di mettere il loro ufficio, e sfortunatamente non c’erano neppure riusciti da soli.
Bulma aveva dovuto dar loro una mano economicamente per permettergli di stabilirsi lì proprio come volevano, e dovevano ammettere di sentirsi un po’ in debito nei suoi confronti, dato che li aveva aiutati più di quanto avrebbe dovuto.
Come se non bastasse, le loro fidanzate Ran e Kazuha, da quando avevano aperto, continuavano a sottolineare il generoso contributo della donna, rimarcandolo sempre e facendoli anche sentire un po’ in colpa…
Ma va beh, ormai erano abituati al carattere delle loro ragazze e quindi non si sorprendevano, soprattutto Toyama era quella che più di Mouri li tormentava sotto quel punto di vista, anche se non eccessivamente per fortuna.
Proprio come avevano deciso da ragazzini poi, Shinichi ed Heiji avevano dato il nome di L, Sherlock Holmes, all’agenzia investigativa, come tributo per quello che erano convinti fosse il più grande investigatore della storia della Comunità.
Certo, in questo modo avevano anche potuto evincere che non tutti si ricordavano di lui, anzi ormai era conosciuto con il suo nome fittizio ed il suo vero nome era stato dimenticato totalmente, ma va beh a loro poco importava dato che bastava che sapessero loro chi fosse…
In quel momento, i due ragazzi si trovavano all’interno del loro ufficio, Kudo seduto sulla sedia davanti alla scrivania con un giornale in mano, mentre Hattori in piedi davanti alla finestra subito dietro al compagno.
Avendo aperto da non moltissimo, i casi su cui potevano lavorare scarseggiavano, e quelli che avevano erano davvero svilenti per due investigatori intelligenti come si autodefinivano entrambi, dato che erano “casi minori”.
Non era ancora capitato un unico caso che potesse davvero catturare il loro interesse, e proprio per questo quando gli presentavano quelli più piccoli e quasi insignificanti erano molto tentati di rinunciarvi…
Ma avevano un affitto da pagare, e non potevano contare ulteriormente su Bulma, dato che si era già esposta abbastanza per loro, e quindi dovevano sbrigare quelle che per loro erano “faccende” anche controvoglia.
Almeno così si stavano facendo una reputazione, dato che i clienti erano sempre soddisfatti e li ricompensavano sia con i Benny e sia con un passaparola positivo, magari se avessero continuato così un giorno avrebbero avuto dei casi veri tra le mani…
Per il momento però, erano abbastanza tranquilli e stavano attraversando un momento di “magra”, dato che scarseggiavano in quel momento le richieste, e quindi erano lì a non fare letteralmente nulla.
Heiji arrivò addirittura a dire “Certo che in questo periodo non c’è proprio nulla da fare…”
Shinichi, che l’aveva sentito, rispose subito dicendo “È normale, in fondo abbiamo aperto da poco e non tutti conoscono la nostra bravura. Dobbiamo continuare a risolvere i casi che ci propongo, anche se sono bazzecole, solo così potremo ottenere dei casi veri…”
“Lo spero, perché è abbastanza seccante questa situazione…” affermò allora il nero, sbuffando davanti al vetro con entrambe le mani dentro la tasca.
A quel punto però… “Che cosa vi aspettavate?!”
Una voce proveniente dai divanetti posizionati davanti alla scrivania attirarono l’attenzione di entrambi, che voltandosi rivolsero la loro attenzione verso le fidanzate, che si trovavano lì insieme a loro in quel momento.
Kazuha era seduta sul divano alla loro destra, e sembrava anche piuttosto imbafulita mentre aveva le braccia incrociate, mentre Ran era seduta sul divano a sinistra, ed aveva entrambe le mani poggiate sulle ginocchia.
A parlare era stata Toyama, la quale aggiunse subito dopo “Siete dei novellini in questo campo, dovete farvi le ossa prima di essere chiamati per dei casi di omicidio. Tanto so che puntate a quelli, non sono stupida…”
“E dove sarebbe il problema?” rispose tuttavia il fidanzato, voltandosi del tutto verso di lei “In fondo sono quei casi, oppure quelli di rapimento o di furti gravi, quelli che danno maggiore visibilità ad un agenzia investigativa!”
“Quello è vero, ma se volete ottenere uno di quei casi dovrete prima mostrarvi degni di fiducia. Non pretenderete che degli squattrinati possano essere chiamati dalla Polizia per aiutarla come se niente fosse?!”
Ed ecco che ricominciava con il ricordargli che Bulma aveva dovuto aiutarli economicamente, ed Heiji naturalmente non gradì molto la cosa visto che una vena iniziò a pulsargli sulla fronte e cominciò anche ad osservare la ragazza quasi malamente…
Fortunatamente però, Ran intervenne cercando di calmare i bollenti spiriti, affermando “Quello che Kazuha cerca di dire, è che dovete arrivare ai casi più seri un gradino alla volta. Dovete fare esperienza con quelli minori, e quando ne avrete accumulata a sufficienza potrete passare a quelli maggiori…”
“Sì, lo sappiamo!” affermò allora Shinichi, che dopo un iniziale momento in cui aveva osservato le due ragazze era tornato subito a guardare il giornale che teneva in mano.
Non aveva però ancora finito, dato che aggiunse subito dopo “In fondo credo che anche L abbia accumulato esperienza in questo modo. Quindi la cosa migliore da fare è accettare ciò che passa in convento, fino a quando non saremo chiamati per qualcosa di serio…”
Sembrava che i due interventi uno dietro l’altro fossero stati sufficienti ad allentare la tensione che si era creata, dato che Heiji fortunatamente si calmò e, voltandosi ad osservare il collega di lavoro, assunse un’aria quasi speranzosa.
“Speriamo che sia così, mi annoio con questi casi…” specificò allora Hattori.
Kazuha allora, come suo solito, lo punzecchiò quasi malamente dichiarando “Ma non è vero. Sono certa che ti diverti anche per queste sciocchezze, in un modo o nell’altro…”
“No, non è assolutamente vero!!” replicò allora il nero voltandosi ad osservarla.
Stavolta però non sembrava imbufalito come prima, anzi sembrava aver replicato alla fidanzata in maniera quasi sorniona e sorridente, come se la possibile rabbia che stava nascendo in lui si fosse placata all’improvviso.
Anche Toyama, vedendo la reazione del fidanzato, non poté fare a meno di sorridere felicemente, era sempre bello scherzare con lui, era troppo suscettibile e si divertiva a provocarlo, forse anche per questo le piaceva molto…
I quattro difatti, dopo aver passato una vita insieme, avevano deciso di iniziare una relazione e, se da un lato Heiji e Kazuha erano abbastanza nevrotici ed avevano una relazione molto movimentava, gli altri due erano l’esatto contrario.
Shinichi e Ran erano molto tranquilli ed andavano anche d’accordo, per questo il loro rapporto funzionava decisamente meglio di quello degli amici che, al contrario, litigavano anche per delle sciocchezze, anche se sempre amichevolmente.
Vedendo difatti la reazione di entrambi alle loro ultime frasi, sia Kudo che Mouri non poterono fare a meno di osservare entrambi con il sorriso sulle labbra, felici che la loro amicizia fosse durata più di un decennio ed avesse superato ogni avversità.
Avevano tutti e quattro vent’anni e, avendo terminato gli studi, si erano gettati nel mondo del lavoro immediatamente. Da quel momento, sapevano benissimo che la loro vita sarebbe cambiata per sempre, in fondo anche se convivevano si sarebbero visti sempre meno…
Ma speravano comunque che il loro rapporto d’amicizia e d’amore continuasse a funzionare come un tempo, che il passare degli anni non influisse su quella che ormai era una routine continua che li divertiva e li faceva stare bene.
Erano una squadra affiatata e compatta, e speravano che questo non cambiasse mai…

“Immagino tu sappia come mai ti ho convocato qui, giusto?”
Sempre nello stesso momento, in un altro lato di Fantacity, si stava svolgendo una riunione lavorativa all’interno dell’ufficio di Giovanni, nella sede principale delle Rocket Foundation che si trovava in quella città.
All’interno della stanza, l’uomo, che aveva quarantacinque anni ormai, si trovava seduto davanti alla sua scrivania, teneva entrambe le mani unite davanti al volto ed i gomiti poggiati sul tavolo, mentre guardava davanti a sé colui che aveva fatto convocare…
Si trattava di Itachi, il quale era a circa due metri di distanza dalla scrivania che osservava il suo superiore nel Concilio con uno sguardo quasi freddo ed asociale, come se non gliene importasse nulla di chi aveva di fronte.
A parlare prima era stato l’uomo d’affari, e dopo un paio di secondi in cui il ragazzo rimase in silenzio lui rispose “… Voleva vedermi per discutere di un incarico, o sbaglio?”
Il ragazzo aveva ventiquattro anni e, nel corso degli anni in cui aveva studiato, aveva iniziato anche a frequentare dei corsi per divenire una buona guardia del corpo, ed una volta terminati gli studi aveva iniziato a lavorare.
Inizialmente aveva ottenuto solo piccoli incarichi, che però gli avevano lo stesso permesso di ottenere prestigio all’interno del settore grazie anche alle sue capacità combattive, e grazie a ciò aveva potuto fare il salto di qualità.
Il suo ultimo incarico difatti era stato proteggere un uomo d’affari abbastanza importante per un paio di mesi, in quanto aveva paura che la malavita l’avesse preso di mira e volesse ucciderlo, ed aveva svolto ottimamente il suo compito.
Giusto un paio di volte qualche criminale indipendente, e quindi non legato al Concilio, aveva provato ad attaccarlo, ma il nero era riuscito a sbaragliarli senza problemi portando a termine il suo incarico.
Nonostante quell’uomo d’affari non facesse parte degli Illuminati, Doflamingo non l’aveva mai preso di mira e, di conseguenza, le sue erano solo paranoie e basta, ma che avevano permesso al nero di farsi vedere da tutti.
Le richieste per i suoi servigi da quel momento erano raddoppiate, solo che Uchiha aveva dovuto annullarle tutte per via della chiamata che aveva ricevuto da Giovanni e che l’aveva portato lì, evidentemente per qualcosa di importante.
Difatti Giovanni, con un’espressione severa, dichiarò “Precisamente!”
Dopodiché, dopo aver atteso un paio di secondi per vedere se il nipote di Madara avesse recepito il messaggio, gli domandò “Credo che sia arrivata anche a te la notizia del problema che ho avuto ultimamente con Kushina…”
“In questo periodo non si parla d’altro tra gli agenti del Concilio!” confermò il nero, senza quasi farlo finire di parlare, anche se subito dopo aggiunse “… Si dice che abbia scoperto i traffici tra lei e Doflamingo…”
Con un sorrisino beffardo, l’imprenditore affermò “C’era da aspettarselo che la voce sarebbe circolata rapidamente…” poi, poggiando la schiena sullo schienale della sedia mantenendo comunque le mani unite, confermò “Sfortunatamente è la verità…”
C’era da immaginarselo, o almeno Uchiha se l’aspettava.
Se c’era una cosa che aveva imparato stando con loro era che le notizie non circolavano a caso ed avevano sempre un fondo di verità, d’altro canto chi era riuscito a mantenere nascosta la presenza di suo zio nella società era capace di questo ed altro.
Nel caso qualcosa del genere fosse circolata avrebbe significato che era vera, e le parole dell’uomo d’affari non avevano fatto altro che confermarglielo, anche se a quel punto un paio di domande su come fosse stato beccato gli stavano venendo in mente, ma non ci pensava neppure a chiederle dato che poteva incorrere alle ire del suo superiore…
Giovanni intanto non aveva ancora finito, dato che poi aggiunse “Kushina ha scoperto il documento dove avevo annotato le date e gli orari di ogni scambio tra me e Doflamigno, ed ha minacciato di denunciare tutto alla Polizia se non avessi interrotto i traffici immediatamente…”
Alla fine, aveva risposto da solo alla sua domanda, anche se la guardia del corpo domandò comunque “Ma il Comandante della Polizia è Raoul, avrebbe potuto insabbiare tutto…”
“Non se qualcuno dei poliziotti non dalla nostra parte avesse sentito tutto!” specificò allora il figlio di Madame Boss “Questa era una possibilità che andava presa in considerazione, e non ho avuto scelta a quel punto…”
Sembrava evidente a che cosa si stesse riferendo con quell’espressione, e certamente non aveva nulla a che fare con i traffici. Infatti, il nero rimase in silenzio con il suo sguardo freddo, in attesa che l’uomo confermasse i suoi sospetti…
Cosa che arrivò praticamente subito “Ho dovuto ricorrere a misure drastiche, con l’approvazione del Gran Maestro naturalmente…”
Ecco la conferma che aveva aspettato, difatti Uchiha allora domandò “Quindi suppongo che Kushina non abbia passato gli ultimi giorni in ospedale a caso…”
“Sei molto perspicace ragazzo, mi piace questo in un sottoposto!” affermò allora il figlio di Madame Boss, evidentemente soddisfatto del fatto che stesse capendo tutto subito.
Se da un lato era contento delle sue lusinghe perché stava ad indicare che stava svolgendo bene il suo lavoro, dall’altra non poteva non ritenere deplorevole quanto avesse fatto ad una donna solo per un suo errore…
Comunque fosse, mancava il punto focale per cui l’aveva chiamato lì, e per questo il ragazzo gli fece notare “… Ed io cosa c’entro in questa storia? Non capisco…”
Un’ottima domanda la sua, a cui Giovanni decise di rispondere subito voltando la sua sedia verso destra “È molto semplice ragazzo… ho bisogno del tuo aiuto!”
Del suo aiuto? Non comprendeva dove volesse arrivare…
Fortunatamente, l’imprenditore si fece più chiaro con le parole successive “Anche se ci siamo liberati del problema Kushina, il Gran Maestro ha preteso che i traffici si interrompessero comunque, perché ormai abbiamo armi a sufficienza per il gran giorno che arriverà tra cinque anni. Al tempo stesso, io e Doflamingo abbiamo convenuto che, se la notizia dei traffici iniziasse a trapelare anche ad altri esterni al Concilio, andrebbe salvaguardata la nostra immagine, per far credere che sia tutto falso ed al tempo stesso mantenere il nostro status quo…”
Sembrava evidente dove volesse andare a parare, o almeno lo era per il nipote di Madara, a cui era bastato fare due più due unendo le parole che aveva appena pronunciato alla sua presenza in quella stanza in quel momento…
Ed infatti Giovanni, voltando la sedia del tutto verso di lui, concluse il tutto sostenendo “Ho bisogno di una guardia del corpo che mi rimanga accanto per i prossimi mesi, e voglio che sia tu, Itachi Uchiha, a ricoprire questa carica!!”
Proprio come sospettava, quel tipo lo voleva come guardia del corpo in modo da mantenere attiva la recita sulle voci ed al tempo stesso debellare ogni possibilità che Giovanni sia qualcuno che lavorava sottobanco.
In fondo, se avesse mostrato di avere paura di una possibile ripicca della malavita, sarebbe potuto sembrare addirittura un martire, ed a quel punto la copertura sarebbe stata mantenuta senza che nessuno sospettasse minimamente.
Alla fine, il figlio di Madame Boss più che una richiesta gli aveva dato un vero e proprio ordine, visto che non gliel’aveva neppure domandato se lo voleva, quasi come se glielo stesse imponendo senza alcuna scelta.
Non che avesse avuto comunque qualcosa in contrario, al di là della questione Concilio proteggere qualcuno di importante come lui poteva dargli lo sblocco sufficiente per poter sfondare ancora di più come guardia del corpo.
Era un’opportunità più unica che rara, e proprio per questo Itachi, dopo circa tre secondi di silenzio, rispose con il suo classico atteggiamento freddo “… Sarà un vero onore per me proteggerla, Signor Giovanni!”
A quel punto il diretto interessato, con un sorrisetto maligno sul volto, dichiarò “Molto bene, così mi piaci ragazzi. Freddo e deciso, come gradisco…”
Alla fine, aveva apprezzato, come si aspettava, ma in fondo aveva solo detto ciò che si aspettava, e di sicuro non avrebbe potuto dire diversamente, ma come già sottolineato quella era una grande opportunità per lui.
La sua carriera avrebbe potuto fare un decollo enorme, sarebbe dovuto solo rimanere al gioco e basta…

Da un’altra parte della città, all’interno della Scuola di Hokuto, le lezioni erano finite da poco e teoricamente gli allievi sarebbero dovuti tornare a casa…
Tuttavia, i due maestri avevano convocato tutti e otto perché prima di lasciarli andare c’era qualcosa che volevano riferire loro, qualcosa di molto importante e che aveva a che fare con il loro rendimento dell’ultimo periodo.
Nel corso degli anni, sia Zoro che Kenshiro avevano ammesso all’interno del dojo un altro apprendista a testa, entrambi di età molto giovane, in quanto avevano superato brillantemente il test d’ingresso, almeno uno di loro.
Ken aveva preso con sé Rock Lee, che aveva mostrato grandi abilità secondo l’uomo, mentre Roronoa aveva scelto come nuovo apprendista Eren, anche se andava specificato che inizialmente non era molto convinto di volerlo.
Durante il test d’ingresso aveva presentato gli stessi problemi di Claire, troppa rabbia mentre combatteva e, per questo, imprecisione quando era il momento di colpire forte, e per il verde quello non era un dettaglio da sottovalutare.
Tuttavia, anche in questo caso Mikasa si era esposta in prima persona per Jaeger, tentando di convincere il mentore a prenderlo comunque per le sue abilità da spadaccino, che aveva ampiamente dimostrato durante il test.
Alla fine, avendo acconsentito con Teresa, Roronoa decise di accontentare anche la nera, ed il castano dovette ammettere di essere rimasto piacevolmente colpito dal fatto che la spadaccina aveva fatto tutto quello senza neanche conoscerlo…
Da quel momento, anche Rock Lee ed Eren avevano cominciato gli allenamenti nel dojo, e fortunatamente si erano mostrati molto in gamba, riuscendo ad avvicinarsi moltissimo al livello dei loro compagni in meno tempo di loro.
Certo, avevano avuto degli aiuti da parte degli altri tre allievi ben più esperti di loro, però ce l’avevano comunque fatta e questo aveva sorpreso in positivo tutti e due gli insegnanti della scuola di arti marziali.
Quello era uno dei motivi per cui avevano chiesto loro di rimanere, e tutti e otto avevano acconsentito mettendosi subito sull’attenti davanti ad entrambi i mentori in attesa delle loro dichiarazioni, qualunque esse fossero.
Da sinistra verso destra dalla prospettiva dei due insegnati c’erano in ordine Franky, quarantotto anni, Armstrong, quarant’anni, Rock Lee, ventidue anni, Gai, cinquant’anni, Teresa, trentotto anni, Claire, trentuno anni, Mikasa, quindici anni, ed Eren, quattordici anni.
Davanti a loro invece c’erano, dalla loro prospettiva, a sinistra Kenshiro, che ormai aveva quarant’anni, ed a destra Zoro, che aveva trentanove anni, entrambi in piedi che li osservavano con uno sguardo abbastanza severo.
Ciononostante, il loro tono era tutto fuorché severo, dato che Ken esordì immediatamente dicendo “Vi chiediamo scusa se vi abbiamo trattenuto qui oltre l’orario di allenamento, ma abbiamo una dichiarazione da fare a tutti voi…”
“Siamo tutt’orecchi, Maestri!!” affermò Cutty Flam abbastanza euforico.
“Diteci le novità!!” esclamò pure Alex con lo stesso atteggiamento dell’azzurro.
Nessuno lì si sorprese delle loro uscite, erano abbastanza eccentrici quando ci si mettevano e sapevano che erano fatti così, quindi nessuno badò a quello che avevano detto e Zoro preferì passare subito al sodo per chiarire la questione.
“Ultimamente abbiamo notato un notevole miglioramento da parte di tutti voi, sia nello Stile di Hokuto che nella Tecnica a Tre Spade, e dobbiamo ammettere di essere rimasti tutti e due piacevolmente sorpresi da questi miglioramenti…”
“Credavamo che ci avreste messo più anni per arrivare a questi livelli, soprattutto i novellini, ma abbiamo riscontrato che la vostra capacità di apprendimento è ben superiore alla nostra alla vostrà età, e questo è davvero notevole…”
Erano parole d’elogio nei loro confronti, e la maggior parte dovevano ammettere di essere molto orgogliosi di sentirglielo dire, soprattutto Rock Lee ed Eren che, essendo gli ultimi arrivati, erano i più inesperti di tutti.
“Vi ringraziamo infinitamente, Maestri!!” dichiarò difatti il nero parecchio contento.
“… Ma?” Mikasa però, sembrava abbastanza dubbiosa sulle loro parole, e sembrava quasi aver trovato una fregatura nelle loro dichiarazioni…
Fortunatamente, non era quello il caso dato che Zoro, sollevando leggermente la mano destra, ci tenne a sottolineare “Stavolta non c’è nessun imbroglio, almeno in questo caso non abbiamo pessime notizie da comunicarvi, ma anzi delle ottime notizie…”
Ottime notizie addirittura?
Gli allievi dovevano ammettere di essere abbastanza curiosi di capire a che cosa si stessero riferendo, sapevano che non mentivano ma al tempo stesso non comprendevano che cosa volessero dire loro…
Fu Kenshiro a svelare immediatamente di che cosa si trattasse “Io e Zoro, durante la pausa di oggi, abbiamo discusso riguardo i vostri miglioramenti degli ultimi tempi, ed abbiamo appurato che il momento per voi potrebbe essere vicino…”
“Il momento?” Eren non sembrava ben capire.
Non era però l’unico, anche gli altri non comprendevano che cosa stessero cercando di dirgli. Continuavano a tenere un alone di mistero attorno a qualcosa che potevano dire anche subito, era un po’ snervante la situazione…
Per fortuna, Zoro chiarì subito la questione, svelando “… Continuate così, ed entro pochi anni potrete apprendere anche voi le tecniche segrete della Scuola di Hokuto!!”
… COSA?! LE TECNICHE SEGRETE?!
Sentendogli dire quelle paroline magiche, tutti ed otto gli apprendisti strabuzzarono gli occhi e spalancarono la bocca quasi totalmente, come se fossero rimasti a dir poco scioccati e senza parole dalla rivelazione.
Non potevano crederci, le tecniche segrete erano la massima espressione sia dello Stile di Hokuto che della Tecnica a Tre Spade, ma erano difficilissime da apprendere e solamente chi poteva adoperare il 100% della tecnica poteva controllarle completamente.
Nessuno di loro aveva ancora raggiunto una percentuale così alta, Teresa e Gai, i migliori della scuola, non erano neppure al 90% volendo essere precisi, eppure loro quello lo sapevano e gli avevano comunque detto ciò…
“S-State… dicendo sul serio?!” provò a domandare Claire ancora perplessa.
“Mai stati più seri di così con voi…” sottolineò allora Kenshiro, assumendo un’aria abbastanza spettrale nonostante non fosse arrabbiato o freddo dentro di sé.
Inutile dire che, a quel punto, gli apprendisti scoppiarono quasi di gioia. Non si misero a saltare sul posto o ad esultare, però esternarono comunque la loro soddisfazione, persino i migliori non seppero trattenersi.
“Ma questo è fantastico!!” dichiarò difatti Franky felice.
“Poter apprendere le tecniche segrete così presto è un ottimo traguardo per noi!” aggiunse Gai con entrambi i pugni sollevati all’altezza del volto.
Anche Teresa affermò con occhi quasi sognatori “Una vittoria per tutti noi, non ci credo…”
“Ma…” stavolta sì che c’era un ma, e lo specificò subito Zoro.
Appena sentirono quelle parole, tutti gli otto apprendisti si bloccarono e si voltarono versi i loro maestri, in attesa di sentire che cosa stessero per dire. Non volevano che ci fosse la fregatura come supposto da Mikasa…
Però per fortuna così non era, dato che Kenshiro si limitò a dire “Questo sarà possibile unicamente se nei prossimi anni continuerete questo trend di miglioramento!”
“Continuate ad allenarvi ed a potenziarvi, e potrete apprendere le tecniche segrete prima del tempo!” concluse allora Roronoa.
Per bontà divina non era nulla di grave, anzi era solo un invito a continuare a perfezionarsi per raggiungere la percentuale di controllo delle tecniche sufficiente per poter così avere l’esperienza sufficiente per impararle.
Proprio per questo, facendosi prendere forse ancora dall’entusiasmo ed anche dalla disciplina, si misero sull’attenti e dissero all’unisono “Abbiamo capito, Maestri!!”
Un atteggiamento positivo e convincente, entrambi i mentori si poterono dire soddisfatti da come avevano reagito, e proprio per questo sorrisero entrambi nel vedere che fossero così concentrati sul loro obiettivo.
Avevano dato loro uno scopo per migliorarsi sempre di più, adesso erano spronati a dare il meglio di loro in tutto quello che facevano durante gli allenamenti e, se avessero fatto TUTTI le cose giuste, avrebbero appreso quelle tecniche.
Dovevano solo metterci tanto impegno e tanta buona volontà…

Alla Centrale di Polizia, intanto, la situazione era stabile e sembrava che fosse tutto tranquillo almeno momentaneamente.
Era ormai qualche anno che, per fortuna, le attività criminali si erano stabilizzate e i grandi colpi che venivano fatti in precedenza, o peggio gli assassinii ed i furti grossi, erano stati messi in naftalina.
Forse c’entrava il fatto che ormai le bande rivali della gang di Doflamingo erano state sbaragliate completamente, chi arrestato dalla Polizia e chi ucciso dagli Assassini si erano lentamente tolti di mezzo tutti quanti.
Ormai, a parte qualche criminale indipendente minore, la malavita organizzata era tutta controllata da Doflamingo, che si era erto come capo assoluto del mondo criminale della Comunità.
Sembrava assurdo da dire, ma questa si era rivelata essere una cosa positiva per gli agenti che pattugliavano e proteggevano la società, visto che in questa maniera le attività criminali si erano drasticamente ridotte.
Ora sì che potevano dire di vivere in una Comunità dove l’illecito era sì presente, ma in formato molto minore, e di conseguenza i cittadini riuscivano a vivere la loro vita quasi senza problemi ed a lavorare con assoluta tranquillità.
Ciononostante, questo non significava che potessero adagiarsi sugli allori, c’era comunque da lavorare dato che la gang di Donquijote continuava a svolgere le proprie attività criminali, e per questo andava fermata.
Qualche volta riuscivano a beccare qualcuno della sua banda, ma si trattava sempre di un criminale minore e, di conseguenza, non era di alcun aiuto per la cattura dei due pezzi grossi al vertice dell’organizzazione.
Quel giorno, non essendoci stato nessun caso durante tutto l’arco della giornata, i poliziotti stavano cercando di passare il tempo come meglio potevano, dato che non era facile perdere tempo in una Stazione di Polizia.
Al suo interno, la maggior parte dei poliziotti erano davanti alle loro scrivanie che ingannavano il tempo come meglio potevano, chi guardando qualche video sul computer, chi magari giocando online e chi fumando o bevendo.
Già, a quanto pareva quelle attività erano consentite all’interno della struttura, erano abbastanza liberali sotto quel punto di vista e consentivano ai loro agenti di poter svolgere quelle attività anche all’interno… purché circoscritte ovviamente, soprattutto il fumo.
In quel momento, uno degli agenti si trovava davanti al suo pc seduto davanti alla sua scrivania, sembrava stesse digitando molto rapidamente ed aveva un’espressione abbastanza severa, sembrava davvero assorto in quello che faceva…
Un’altra degli agenti sembrava aver notato quel particolare nel suo collega, e proprio per questo si avvicinò a lui per capire come mai fosse così impegnato quando tutti lì dentro sembravano addirittura starsi annoiando.
“Tenente Mustang, è tutto a posto?” domandò la ragazza a quel punto.
Il diretto interessato, continuando a mantenere il volto rivolto verso il suo computer, si limitò a rispondere “Sì Sottotenente, non si preoccupi…”
Si trattavano di Roy ed Hawkeye, i quali avevano rispettivamente trentacinque e trentatré anni ed erano riusciti a fare carriera all’interno del corpo di polizia, nonostante non facessero parte del Concilio, ed avevano raggiunto rispettivamente il grado di Tenente e Sottotenente.
Era stato Raoul in persona a volere la promozione, perché era convinto che avere dei poliziotti non affiliati tra gli Illuminati nei posti più alti della Centrale avrebbe giovato alla sua infiltrazione, e non c’erano neppure rischi dato che nel ufficio c’era la stanza segreta con le riprese delle varie telecamere.
Poteva tenerli in quella posizione, pur non avendo nulla a che fare con il Gran Maestro ed i suoi adepti, senza che rappresentassero un pericolo, ed anche per questo Xehanort aveva deciso di accettare, per salvare le apparenze e mantenerle.
Riza, intanto, non convinta dalla risposta del nero, incalzò domandandogli “Ne è sicuro? Sembra abbastanza concentrato e…”
Arrivati a quel punto, la donna non poté fare a meno di gettare un’occhiata verso lo schermo del collega per vedere cosa stesse visualizzando, ed in questo modo poté vedere… una foto di Donquijote stesso?!
Naturalmente la bionda rimase abbastanza perplessa, più che altro perché su quell’uomo avevano poco o nulla, e qualunque dato contenuto in quel computer era misero e, soprattutto obsoleto. Guardarlo era pressocché inutile…
Quasi come se le avesse letto nel pensiero, Mustang replicò continuando a guardare lo schermo del pc “Non si sorprenda Sottotenente, questo è il nostro lavoro in fondo…”
“Sì, questo lo so… ma sta comunque cercando dei dati che non sono in nostro possesso sul più grande criminale della Comunità nel nostro database, lo trovo abbastanza… stupido!”
Era stata molto diretta e cinica, ma il suo rapporto con il suo superiore era così, ed ormai anche lui c’era abituato ai suoi scatti di sincerità, anzi li apprezzava molto dato che non si nascondeva davanti a frasi di finto buonismo…
Il nero non poté darle del tutto torto, ma al tempo stesso specificò mentre continuava ad osservare lo schermo “Questo è vero, ma magari nei dati a nostra disposizione c’è qualcosa che ci è sfuggito, è sempre meglio guardare approfonditamente!”
“Anche quando è inutile?” la pronta domanda di Hawkeye.
“Soprattutto quando è inutile!” fu anche la pronta risposta di Mustang “Perché significa che non stiamo facendo bene il nostro lavoro!”
... Wow, una risposta davvero diretta e concisa!
Riza non aveva null’altro da dire davanti a quelle parole, anche perché non poteva dargli tutti i torti, ed anzi lo capiva benissimo. Si sentiva impotente davanti all’avanzare della gang di Doflamingo, quello stava cercando di dirgli.
Al tempo stesso, insinuava che la Polizia non stesse facendo tutto il necessario per assicurare alla giustizia quei criminali, e per questo approfittava di quei momenti morti per indagare su quel tipo e cercare di capire il più possibile.
Avevano pochi dati a sua dispozione, ed ancora meno sul sospetto braccio destro della sua organizzazione che doveva addirittura essere suo figlio, e ciononostante Roy si impegnava come poteva per indagare sul loro conto.
Una chiara dimostrazione di come la voce che la Polizia fosse corrotta fosse solamente una bufala, il Tenente era la prova vivente che così non era, e forse anche per questo lo rispettava molto, era il suo diretto superiore e ne era contenta.
Proprio per questo, la bionda finì per abbozzare un sorriso dopo aver fatto un’espressione sorpresa e finì per tornare ad osservare l’uomo. La sua era pura ammirazione nei suoi confronti, e sperava che un giorno diventasse il Comandante, se qualcuno se lo meritava era proprio lui…
E parlando proprio del Comandante, quest’ultimo si trovava all’interno del suo ufficio, seduto alla sua scrivania che stava osservando alcuni fascicoli che aveva davanti e che riguardavano i casi dei criminali non associati al Concilio.
Aveva raggiunto i quarantuno anni e, da quando aveva perso il suo posto nel gruppo principale del Concilio dei Sette, era sempre stato l’agente più vicino ai sette Capi, anche per via del fatto che conosceva l’identità del Gran Maestro.
Grazie a ciò, aveva sempre svolto un ottimo lavoro, Xehanort non aveva mai avuto motivo di dubitare di lui, ed era sempre riuscito a far raccogliere meno dati possibili della gang criminale di Doflamingo.
Doveva evitare che quantomeno i suoi membri di spicco come Mirajane ed Homing venissero catturati prima del gran giorno, e per farlo aveva sempre influenzato le indagini grazie alla sua grande influenza come Comandante.
Fortuna voleva che la gente si fidasse di lui e, grazie a ciò, potesse agire con la benevolenza di tutti e la convinzione che stesse facendo solo la cosa giusta… anche se poi sottobanco operava unicamente per il Concilio dei Sette.
Anche se c’era da dire che Roy Mustang e Riza Hawkeye potevano rappresentare un problema…
A differenza degli altri poliziotti che non erano associati agli Illuminati, avevano un po’ troppo senso del dovere e si impicciavano dei casi che non li riguardavano e che erano ancora aperti, anche quelli che non li riguardavano…
Per quella loro caratteristica aveva finito per promuoverli, se doveva salvare le apparenze loro erano perfetti allo scopo, ma al tempo stesso non poteva negare che con il tempo potessero rappresentare un serio pericolo per tutti loro.
Sperava di sbagliarsi, ma conoscendoli non si sapeva mai…

“Sparite, cialtroni!!”
In un'altra zona di Fantacity, per la precisione in una delle zone malfamate della città, c’era un cittadino che, pur gestendo un negozio in una zona abbastanza pericolosa della metropoli come quella, riusciva lo stesso ad andare avanti.
Fortuna voleva che la gang di Doflamigno non attaccasse mai piccoli negozi come i suoi, ed i cittadini anche per questo non avevano paura ad andare a prendere degli alimenti da lui, dato che gestiva un panificio.
Gli unici da cui effettivamente doveva guardarsi erano i criminali indipendenti, quelli minori, ma la maggior parte delle volte venivano arrestati dalla Polizia prima ancora che potessero anche solo sollevare un piede verso di lui.
Sembrava quasi strano, come se sapessero in anticipo quali fossero i loro movimenti… ma a lui tutto sommato non importava, gli bastava vendere e mandare avanti la sua attività, quella era l’unica cosa importante…
E proprio per questo non aveva potuto fare a meno di gridare contro quel furto!!
Qualcuno aveva cercato di rubare un paio di michette dal suo negozio, ma lo aveva scoperto in tempo e l’aveva così costretto a scappare, a lui ed alla sua assistente che lo seguiva dappertutto ed era quasi la sua ombra.
Sfortunatamente però, in questo caso non si trattava di criminali e delinquenti… erano due cacciatori di taglie, in difficoltà economica come al solito!!
Si trattava di Favaro e Nina, che avevano rispettivamente quarantacinque e sedici anni e che avevano provato a farla in barba al panettiere, peccato che l’afro non era riuscito ad essere abbastanza discreto ed era stato scoperto, costringendo entrambi a fuggire a perdifiato dal negozio. “Via!!” gridò difatti l’afro, con un’aria spaventata esattamente come la rosa.
Nel frattempo, il negoziante continuava ad urlare “Stupidi falliti, non fatevi mai più vedere in questa zona, avete capito?!”
La loro fama era conosciuta in tutta la Comunità, essendo cacciatori di taglie abbastanza incapaci erano costretti a piccoli furti quando si trovavano al verde, e quello era stato uno di quei casi purtroppo per loro…
Erano circa due settimane che non riuscivano a imprigionare qualcuno, e come se non bastasse l’ultimo catturato non aveva una taglia elevata sulla testa, quindi la somma che avevano ricavato era abbastanza piccola.
Andava aggiunto anche il fatto che ormai i criminali indipendenti erano pochi e l’unica gang in circolazione era quella di Doflamingo ed ecco che la frittata era fatta, anche se pure Yugi non se la passava benissimo da quello che avevano capito…
A causa di questa “scarsezza” di criminali, che era una buona notizia per la Comunità ma non per loro, certe volte erano obbligati a rubare ciò che gli serviva per vivere, come in quel caso, anche se non era un atto onorevole e lo sapevano bene.
Erano però troppe le volte che venivano sgamati, ed erano così obbligati a scappare esattamente come in quel caso, non escludevano neppure che i primi che li avevano scoperti avessero allertato tutti gli altri arrivati a quel punto.
I due cacciatori di taglie corsero molto rapidamente per le strade della città, ed alla fine riuscirono a seminare sia il negoziante, che comunque non era andato troppo lontano dal suo negozio, che coloro che si erano voltati ad osservarli per curiosità.
Infilatisi in un vicolo del quartiere malfamato della città, che ironia della sorte voleva che fosse quello dove qualche anno prima L e Fontaine avessero trovato la morte insieme, si fermarono a riprendere fiato.
“Anf anf anf!” cercarono di riprendere fiato entrambi, con il busto rivolto in avanti e le due mani poggiate sulle ginocchia.
Ci vollero almeno trenta secondi prima che si riprendessero completamente, dato che avevano dovuto correre come dei forsennati per riuscire a scappare il più lontano possibile, e subito Nina cominciò a parlare.
“Ci hanno scoperti di nuovo…” fu quello che disse.
“Maledizione!!” disse invece Leone affranto e quasi con le mani tra i capelli “Mi hanno sgamato. Ma come diavolo ci sono riusciti?!”
La rosa provò a rispondergli sostenendo “Magari se fosse meno irruento quando ruba…” il tutto anche con un’aria abbastanza contrariata.
Favaro sapeva bene che doveva essere meno impacciato quando rubava, ma non ci poteva fare niente. Si sentiva a disagio ogni volta che lo faceva perché riteneva che quell’azione non li rendesse per nulla diversi dai criminali che catturavano.
Però non avevano neppure molta scelta se volevano sopravvivere, i soldi scarseggiavano e dovevano mangiare in un modo o nell’altro, per questo quando erano obbligati rubavano solo lo stretto necessario, non di più.
Quando venivano scoperti tuttavia, finivano per rimanere con un palmo di mosche in mano e, di conseguenza, obbligati a mettersi in pausa almeno per un paio di giorni prima di riprovarci… e considerando che non avevano più nulla in casa non andava affatto bene…
“Lo so, lo so…” affermò allora il rosso di risposta alla ragazza, con uno sguardo basso ed un’espressione molto triste in volto.
Drango vide il volto che aveva assunto, ed iniziò a pensare di aver forse esagerato, poteva leggere quanto fosse disperato in quel momento anche se non lo dava a vedere, e le si spezzava il cuore nel vederlo in quelle condizioni…
Fortuna voleva che sapesse perfettamente come tirarlo su di morale, e difatti sorridendo dolcemente asserì “Meno male che ormai ci sono abituata, e quindi ecco qua!!”
Ed ecco che, dalla tasca, tirò fuori un paio di michette diverse da quelle che aveva cercato di rubare il cacciatore di taglie!!
Quest’ultimo ci rimase abbastanza di stucco nel vederla, e con occhi quasi stralunati dichiarò “M-Ma che… come diavolo hai fatto a rubarle?! Non c’era il tempo materiale…”
“Ormai ci hanno scoperto talmente tante volte che ho imparato come agire quando qualcuno la scopre, basta sapersi adattare al momento!” rispose allora la rosa continuando a sorridere.
In pratica stava dicendo che, mentre il negoziante scopriva e si lamentava con il cacciatore di taglie, lei era riuscita ad approfittarne per rubare quello che le serviva, aveva saputo fare tesoro delle vecchie esperienze per rigirarle a loro favore!!
Sentendo quello che aveva detto, l’afro non poté fare a meno di commuoversi e, dopo aver assunto un’aria quasi disperata, dichiarò “Q-Questa è la mia allieva!!”
E, in un impeto di emozioni, finì addirittura per abbracciare la ragazza, commosso dal suo gesto e di come le sue lezioni stessero servendo per aiutarla a migliorarsi ed a divenire brava a catturare la preda nel momento opportuno.
Era stato molto riluttante a prenderla all’inizio, ma man mano che passavano gli anni Favaro non poteva fare a meno di divenire sempre più fiero di lei. Non riusciva a darle la vita che avrebbe dovuto avere, ma era comunque contento di lei…
E la stessa cosa la si poteva dire anche per Nina!
Lei sapeva fin dall’inizio che quella sarebbe stata la loro vita, ma non le importava nulla. Lui era il suo salvatore, se era uscita dalla strada era solamente grazie a lui, ed era estremamente grata che fosse stato proprio lui a prenderla.
Si divertiva con lui, magari non vivevano la vita dei loro sogni, ma ridevano e scherzavano continuamente, anche quando la situazione sembrava disperata, e nel momento in cui Leone si deprimeva riusciva sempre a riportargli il sorriso.
Anche in quel caso, vedendo come fosse seriamente contento del gesto della rosa, per quanto fosse stato semplice e soprattutto avesse infranto la legge, Drango non poté fare a meno di sorridere dolcemente.
Leone la considerava la sua roccia, e da quando era entrata nella sua vita riusciva a trovare sempre il lato positivo delle cose, anche quando il momento non era dei migliori, aveva un ché di quasi magico.
Nonostante le avversità formavano una coppia d’acciaio, ed entrambi ne erano contenti!!

“CHE COSA?!”
Nello stesso momento, in un altro vicolo del quartiere malfamato di Fantacity molto lontano da quello dove si trovavano i due cacciatori di taglie, si stava svolgendo una riunione tra alcuni agenti del Concilio.
Telespalla Bob, che ormai aveva trentanove anni e non era cambiato molto ad eccezione che per gli abiti che finalmente erano casual, aveva saputo dal suo Capo Giovanni dell’interruzione dei traffici illegali con la malavita.
Robert non l’aveva presa benissimo, dato che era grazie alle armi che venivano acquistate dalla gang di Doflamingo se alcuni dei suoi agenti riuscivano a compiere le rapine dei materiali di cui necessitavano a lungo termine.
Tuttavia, aveva anche saputo che era un ordine diretto del Gran Maestro e, di conseguenza, anche volendo non poteva dire nulla. Inoltre, il figlio di Madame Boss aveva incaricato l’uomo di avvertire chi di dovere del cambio di piano.
Proprio per questo, Bob aveva organizzato un incontro con Isabella, che aveva sessantatré anni e come trafficante di bambini poteva essere interessata alla questione, i tre ragazzi che aveva convinto ad unirsi a loro, ossia Emma, Norman e Ray, che erano cresciuti di altezza grazie ai tredici anni che avevano raggiunto tutti e tre, e l’ex baby-sitter di Cana.
Quest’ultima si chiamava Turanga Leela, e da quando si era sottoposta all’esperimento per risvegliare il Genoma in lei era cambiata. Ora aveva un solo occhio, che però riusciva a nascondere bene in pubblico grazie agli occhiali di Raichi, e poteva trasformarsi.
Fortunatamente, tutti gli agenti degli Illuminati sapevano del suo unico occhio, e per questo poteva permettersi di rimanere senza occhiali in loro presenza, anche se non sembrava comunque aver preso bene la rivelazione dell’ex prigioniero.
“È così, a partire da oggi gli affari tra le Rocket Foundation e la vostra gang si interromperanno a causa di forza maggiore!” continuò allora Telespalla, abbastanza tranquillo.
Nel vicolo, organizzato come quello dove si erano fermati Favaro e Nina a diversi chilometri di distanza, Leela si trovava di fronte a Bob, ancora parecchio perplessa dalla rivelazione, mentre gli altri quattro erano alla destra dell’uomo.
“Ma è assurdo!!” si lamentò tuttavia la viola, che non sembrava voler accettare quella nuova disposizione del Gran Maestro.
La stessa cosa la si poteva dire però anche per i ragazzi, dato che Emma basita dichiarò “Ma… non capisco, perché interromperli adesso che mancano cinque anni al grande giorno?”
“Non vorrai dirci che le voci che circolano su Kushina sono vere?” domandò allora Norman, anche lui abbastanza sorpreso.
Aveva iniziato a circolare la notizia secondo cui Uzumaki avesse scoperto dei traffici illegali tra Giovanni e Doflamingo e l’avesse obbligato a stopparli, ma nessuno ci aveva creduto perché non pensavano che il Direttore potesse cedere ad un ricatto simile…
Ma Telespalla dovette confermare tutto “In effetti è tutto vero. Kushina ha davvero scoperto i nostri affari sottobanco, e il Gran Maestro ha deciso per questo che da oggi saranno interrotti per pura precauzione!”
“Tsk, a me sembra una sciocchezza!” sostenne tuttavia Ray, con le braccia incrociate e un’espressione molto severa “Siamo vicini al raggiungimento del nostro obiettivo, interrompersi adesso significherebbe ammettere la sconfitta davanti ad un'unica azione di una singola donna!”
“Appunto, Ray ha ragione!!” continuò Turanga, lamentandosi esattamente come il ragazzo con entrambe le mani poste in avanti ed i palmi rivolti verso l’alto “Se li interrompiamo davvero, finirà che qualcuno potrebbe pensare che le voci fossero vere. Così rischiamo di più che mandandoli avanti, perché non lo si capisce questo?!”
Wow, sembrava che la viola fosse parecchio incavolata per quella storia. Forse perché lei era una degli agenti che si occupava proprio di quegli affari, ed ora era praticamente stata riassegnata senza neppure essere stata consultata.
Però, colui che aveva una carnagione gialla sapeva che ci sarebbero potuti essere questi attriti nei confronti della decisione da parte di alcuni di loro, e proprio per questo spiegò loro cosa Giovanni aveva deciso di fare.
“Non dovete avere timore, abbiamo già abbastanza armi per il grande momento, ed il Direttore sa già come reagire. Chiederà ad Itachi di divenire la sua guardia del corpo, e manterrà una sorta di paura nei confronti di Doflamingo. In questo modo farà credere all’intera Comunità che Doflamingo lo voglia morto, e salverà la sua reputazione agli occhi dei civili… almeno la reputazione attuale, ovviamente…”
Detto in parole semplici, stava usando la psicologia inversa per far credere che fosse innocente agli occhi della Comunità, e che le voci di traffici interrotti avessero minato la reputazione di Donquijote che ora lo voleva morto.
Leela, per quanto si stesse lentamente calmando, non sembrava ancora del tutto convinta, dato che osservandolo severamente dichiarò “Ma siamo sicuri che funzionerà? La gente non ci cascherà mai…”
“Non sopravvalutare la capacità di giudizio della massa!” sottolineò allora Bob “La gente è ottusa, paurosa e pericolosa. Basterà poco per convincerli, fidatevi del Direttore che sa quello che sta facendo…”
“Io do ragione a Bob!” intervenne a quel punto Isabella, la quale per tutto il tempo era rimasta in silenzio con un’espressione abbastanza seria.
Dopo aver pronunciato queste parole, la donna aveva assunto un sorrisino quasi maligno, attirandosi in questo modo l’attenzione degli altri, soprattutto dei tre ragazzi che la osservavano incuriositi.
“Per esperienza personale, il popolo è un gregge a cui va indicata la direzione. Basterà solo che i nostri agenti, quando si presenterà l’argomento, sottolineino più volte la versione di Giovanni e nessuno sospetterà nulla!”
Quello che aveva detto Telespalla prima, solo con parole più semplici e dirette. Non che all’uomo dispiacesse la cosa, anzi il fatto che qualcun’altra lì aveva capito, dato che gli sembrava di parlare con i mulini a vento, era una cosa solamente positiva.
I tre ragazzi, davanti alle parole di quella che era quasi una madre adottiva per loro, sembravano essersi convinti, dato che sia Emma che Norman sorrisero ed annuirono dopo che ebbe parlato, sembravano davvero felici quando parlava lei, che aveva donato loro una casa ed una famiglia…
Ray sembrava quello meno convinto, dato che continuava ad avere le braccia incrociate ed uno sguardo severo, ma alla fine chiuse gli occhi, abbassò il volto ed affermò semplicemente “Spero solamente che abbiate ragione…”
“Sei ancora giovane, certi meccanismi di questo ambiente ti sfuggono ancora, ragazzo…” si limitò a repicare il sottoposto di Giovanni, mantenendo la sua espressione quasi fredda.
Turanga invece, nonostante non fosse ancora del tutto convinta di quella strategia adottata, decise di provare comunque a dargli fiducia, anche per via del fatto che era un ordine diretto del Gran Maestro, e quest’ultimo aveva sbagliato molto poco.
“… Uff, io invece do ragione al ragazzo: spero davvero che sappiate quello che fate…”
“Non avere timore, Leela, tutto andrà bene. Ed anche nello scenario peggiore in cui dovessimo essere scoperti, il Gran Maestro saprà che cosa fare!”
Ancora una volta, Isabella era riuscita ad attirare tutta l’attenzione su di sé per via delle sue parole d’elogio nei confronti del loro superiore. In fondo tutti rispettavano il leader, e tutti avevano fiducia in lui.
Lo sottolineò la stessa donna, mantenendo il suo sorrisetto maligno e dichiarando “È stato lui a riportare il Concilio ai fasti di un tempo, e quando sarà il momento ridarà a noi Illuminati ciò che ci spetta di diritto. Abbiate fede, amici miei, il nostro momento arriverà molto presto!!”
Ancora una volta i ragazzi erano rimasti estasiati dalle sue parole, in fondo la ammiravano molto e l’avrebbero seguita fino in capo al mondo per aver dato loro la famiglia che tanto desideravano da quando erano molto piccoli.
Gli altri due invece si limitarono ad ascoltare senza cambiare espressione e, mentre Bob dentro di sé dette ragione alla donna, Turanga era più scettica, nonostante concordasse con lei sulla fiducia illimitata nei confronti del Leader.
Anche se il traffico illegale tra le Rocket Foundation e la gang di Doflamingo era stato interrotto, le armi erano pronte e ne avevano a sufficienza, e se il Gran Maestro diceva che non c’erano problemi così era.
Lui sapeva sempre quello che andava fatto, per il bene di tutto il Concilio…

“Bravi, continuate così!!”
Sempre a Fantacity, nel vicoletto dove si trovava quella specie di campo da skateboard, c’erano dei ragazzi che si stavano allenando in uno degli sport più famosi della Comunità e, al tempo stesso, uno dei più particolari.
Si trattava dei Bladebreakers, una squadra composta da cinque ragazzi ed una ragazza che praticavano il Beyblade, uno sport in voga nella società che consisteva nel combattere l’uno contro l’altro adoperando delle trottole.
Sembrava strano che un gioco del genere potesse piacere così tanto, ma la particolarità di quegli oggetti, che erano fatti con materiali molto resistenti che potevano lacerare persino l’acciaio, aveva aiutato a rendere quello sport così affascinante.
Tutti i componenti di questa squadra avevano tredici anni, e fino a quel momento avevano vissuto una vita pressocché normale.
Avevano attraversato anche loro la crisi scatenata da Bakura, ed erano abbastanza grandi all’epoca per ricordarselo, però questo non aveva spento il loro entusiasmo e, soprattutto, la loro passione per il Beyblade.
I quattro Blader che combattevano attivamente del gruppo, Takao, Kai, Rei e Max, si erano conosciuti a qualche competizione amichevole che veniva organizzata ogni tanto, ed avevano finito per stringere amicizia, anche grazie alla fortuna delle circostanze.
Difatti, ogni tre anni si disputavano i Campionati di Beyblade in cui squadre composte da quattro giocatori rappresentavano ogni città della Comunità e, durante la competizione, si sfidavano con le altre per vincere il titolo.
Provenendo tutti e quattro da Fantacity ed essendo i migliori della città, avevano finito per fare squadra insieme in modo da rappresentare la loro città meglio che potevano, ed anche se qualcuno come Kai Hiwatari non era ancora del tutto convinto alla fine aveva accettato.
A loro si erano presto aggiunti anche un ingegnere che avrebbe riparato i Beyblade in caso fossero rimasti danneggiati, il Professor Kappa, ed una manager che gestiva le relazioni della squadra, Hillary Tachibana, ed in questo modo il gruppo era compatto.
Mancavano pochi mesi all’inizio ufficiale dei Campionati, e per questo cercavano di dare il meglio di loro per migliorare tatticamente parlando, ed anche dal punto di vista della forza, e presentarsi come meglio potevano.
In quel momento, nel classico spazio dove si allenavano di solito, erano Takao Kinomiya e Rei Kon quelli che si stavano battendo nell’area per gli skateboard, e gli altri quattro si trovavano poggiati al muro non molto distanti ad osservarli.
Kappa aveva il suo portatile aperto e stava osservando i dati dei Beyblade, che comprendevano la velocità di rotazione, la forza dell’impatto ed anche la stabilità dopo aver subito dei colpi, tutte statistiche essenziali per migliorare.
Accorgendosi che tutto stava andando come sperato, il castano aveva finito per uscirsene con quell’incoraggiamento, attirando in questo modo l’attenzione di tutti, i due ragazzi compresi mentre le loro trottole continuavano.
Il Professore spiegò subito loro “Rispetto a qualche settimana fa le capacità dei vostri Beyblade sono migliorate notevolmente. Se continuiamo su questa strada quando sarà il momento dei Campionati saranno migliorati abbastanza da resistere anche agli impatti maggiori!!”
Naturalmente le sue parole finirono per essere apprezzate da tutti, soprattutto da Kinomiya che, passandosi il pollice sinistro sotto al naso, affermò “Niente di nuovo, siamo sempre stati i migliori, e queste statistiche non fanno altro che dimostrarlo!”
“Non fare lo sbruffone, Takao!!” lo rimproverò tuttavia Hillary “Ai Campionati sono tutti forti, quindi anche se ci potenziamo non è detto che riporteremo la vittoria. Abbassa la cresta e cerca di concentrarti sull’allenamento!”
Il blu non gradì moltissimo il suo intervento, al punto tale che osservandola quasi scocciato pensò *Ma perché deve sempre criticare ogni cosa che faccio?! Uff…*
Tuttavia, Kai dovette concordare con la ragazza e, con le braccia incrociate ed un’espressione molto severa, affermò “Hillary ha ragione, anche se sei il migliore questo non significa che puoi battere la fiacca… anche perché altrimenti io ti raggiungerei!”
Dopo aver pronunciato queste parole, il ragazzo fece anche un sorrisetto quasi furbetto, a sottolineare che, anche se stava scherzando, ci sperava che quell’eventualità si verificasse e potesse così raggiungere il compagno.
Della squadra, Takao era sicuramente il più forte, motivo per cui era anche il Capitano del gruppo, e non era mai riuscito a batterlo neanche una volta. Un paio di volte ci aveva pareggiato, ma sentiva di essere sempre sotto di lui anche se di poco.
Questo in teoria non era un problema per lui, dato che lo spronava a migliorarsi avere un rivale… ciò che per lui era davvero un problema, era il fatto che, come se non bastasse, Tachibana era pure innamorata segretamente di lui!!
Doveva confessare che gli piaceva quella ragazza, era tosta ed energica, tutte caratteristiche che gli piacevano in una ragazza… ma lei aveva occhi solamente per il blu, e questo interiormente lo distruggeva quasi.
Fortunatamente era abbastanza forte caratterialmente parlando per sopportare tutto ciò, ma al tempo stesso cercava di non darci peso per non rovinare la sua amicizia con i Bladebreakers, visto che alla fine si era affezionato ad ognuno di loro.
Se la situazione l’avesse richiesto, probabilmente sarebbe stato anche disposto a morire per loro, anche se non voleva farglielo sapere e si sarebbe sempre nascosto dietro quella maschera da duro che si era costruito, per evitare che Hillary intuisse qualcosa…
Takao aveva udito le parole del rivale, e per questo, con un sorrisetto furbetto sul volto, dichiarò “È per caso una sfida? Perché se è così io la accetto…”
“Ehi Takao!!” però qualcuno non sembrava aver gradito il suo intervento, visto che Rei, con un’espressione abbastanza severa sul volto, fece tornare con i piedi per terra l’amico “Ricordati che in questo momento il tuo avversario sono io!!”
Solo allora Kinomiya si accorse che effettivamente aveva un allenamento ancora in corso e, con la mano dietro la testa, provò a scusarsi “Scusami, hai ragione. Eheheheheheheheh…” facendo anche una risatina amara per la figuraccia.
A quel punto, anche l’ultimo rimasto, Max Mizuhara, intervenne e, con entrambe le mani vicino alla bocca, intimò il blu “Non dargli retta Takao, stai andando bene. Devi solo continuare così, come dice il Professore!!”
Naturalmente il blu gradì le parole del biondo, al punto che si voltò ad osservarlo e, con un sorrisetto divertito sul volto, rispose “Grazie Max, tu sì che sei un amico!!”
“Takao, stai in guardia!!” ancora una volta si era distratto però, e questo il nero non l’aveva gradito particolarmente, al punto che mandò subito il suo Beyblade all’attacco.
Tuttavia, il suo attacco fu subito parato dalla trottola del ragazzo, che osservò anche il compagno d’allenamento con uno sguardo molto determinato ed un sorrisetto ancora furbo sul volto “Non mi sorprenderai mai così, Rei!!”
“E chi ti voleva sorprendere, volevo solo farti tornare con i piedi per terra. Ora in guardia!!” dichiarò ancora una volta Kon molto determinato.
“Fatti sotto!” incalzò ulteriormente Kinomiya lanciando il suo Beyblade all’attacco proprio come l’amico.
Tutti gli altri stavano assistendo all’allenamento senza dire una parola, anche perché si divertivano bene o male a vedere i loro amici combattere tra di loro per prepararsi al meglio per i Campionati, e l’atmosfera che si era creata tra di loro la adoravano…
Peccato solamente che non tutto fosse come sembrava!!
Anche il loro gruppo aveva una spia, un agente del Concilio che era stato infiltrato tra i Bladebreakers per tenerli d’occhio, per assicurarsi che nello sport che praticavano non ci fosse nessuna “fuga di notizie”.
La spia in questione era Max, il quale aveva svolto fino a quel momento ottimamente il suo lavoro, e nessuno era mai riuscito a sospettare di nulla. Era davvero un attore nato, si era calato nella parte ed aveva evitato di affezionarsi a loro.
Provava per lo più indifferenza nei confronti dei cinque ragazzi con cui faceva squadra, non erano altro che la sua missione e, quando sarebbe stato il momento, non avrebbe esitato a tradirli e ad ucciderli se il Gran Maestro l’avesse richiesto.
La cosa bella era che lo ritenevano sul serio uno di loro, prima Takao l’aveva definito “amico”, e sentire quella parola aveva fatto sorridere malignamente il biondo dentro di sé. Povero illuso, li aveva fregati per bene.
*Amico, eh…*

“Allora? È accesa?”
Sempre a Fantacity, stavolta davanti all’Evangelion Hospital, si trovavano due ragazzi che sembravano pronti per un servizio televisivo, visto che uno dei due aveva un microfono in mano e si stava facendo riprendere…
Si trattava di Rossana Smith, una ragazza di quattordici anni che possedeva un talento incredibile per il giornalismo, al punto tale che, a differenza di tutti gli altri suoi coetanei, aveva potuto accedere al programma per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro con un anno di anticipo.
Infatti erano diversi mesi che la castana lavorava pedissequamente come inviata speciale per i servizi più importanti, e questo perché erano bastati pochi giorni per far capire al suo Direttore che aveva la stoffa per compiere quel lavoro.
Sapeva essere impicciona il giusto per scoprire quello che doveva ma al tempo stesso non scavare troppo a fondo negli intervistati oppure tutti gli altri che sarebbero stati coinvolti nei suoi servizi, anche se ultimamente sembrava star virando verso la molestia…
Difatti, era ormai una settimana che Rossana, quando voleva fare un intervista, importunava fin troppo gli altri, e questo il suo cameraman se ne era accorto, anche lui entrato nel mondo del lavoro grazie allo stesso programma…
Donquijote Homing!!
Rispetto a quando aveva ottenuto i poteri, il biondo era cresciuto ed aveva quindici anni, l’età giusta per aderire al programma una volta terminate le medie, ed aveva finito in questo modo per lavorare insieme alla ragazza come suo cameraman.
“Un attimo, ancora qualche secondo e sarà accesa!” replicò allora il ragazzo, mentre con la sinistra reggeva la telecamera e con la destra cercava di sistemarla.
“Suvvia, sbrigati Heric. Tra poco siamo in diretta e dobbiamo muoverci!!”
Sì, per non essere riconosciuto e per mantenere la sua copertura senza essere visto, Homing aveva deciso di cambiare nome e di adottare la nomea di Heric Akito. Per l’anagrafe non sarebbe stato un problema, visto che Raoul era dalla loro parte…
Finalmente, dopo circa cinque secondi, Akito completò i lavori sulla telecamera e, posizionandosela sulla spalla destra, si preparò a mandare in onda la collega, avvertendola anche che stava per farla partire.
“Siamo pronti, tra dieci secondi si va in onda!”
“Perfetto!!” esultò allora Rossana, portando il microfono che reggeva con la mano destra davanti alla bocca e pronta a parlare.
Le piaceva davvero tantissimo quel lavoro, forse anche per questo era brava in ciò che faceva, e di conseguenza ogni volta che finiva in diretta si esaltava come non mai, anche se qualche volta si lasciava prendere la mano e lo sapeva.
“Tre… due… uno… azione!!” annunciò allora Heric, facendo partire la diretta.
A quel punto, la castana cominciò a parlare rapidamente, sapendo che tanti spettatori la stavano guardando in quell’istante “Qui Rossana Smith, in diretta dall’Evangelion Hospital per gli aggiornamenti sulle condizioni della Signora Uzumaki. La Vice Direttrice delle Rocket Foundation è stata colpita diversi giorni fa da una polmonite molto acuta, ed oggi la nostra emittente ha ricevuto il permesso di andare a visitare la stanza della Signora Uzumaki. Un’intervista esclusiva che potrete vedere insieme a noi secondo dopo secondo. Ma ora basta chiacchiere, scoperchiamo le porte dell’ospedale più famoso della Comunità e vediamo cosa c’è al suo interno!”
Appena ebbe pronunciato quelle parole, la ragazza si voltò verso la sua destra e, camminando sia davanti a sé che lateralmente per via della sua posizione, entrò all’interno della struttura, seguita a ruota dal suo collega di lavoro.
Continuava a parlare alla telecamera mentre proseguiva il suo cammino, in quanto sapeva che era una diretta e, di conseguenza, doveva trattenere il pubblico il tempo sufficiente di arrivare nella stanza della rossa, senza sapere la tragica notizia che avrebbero saputo…
Al tempo stesso, Homing non poteva dirsi molto soddisfatto di quello che stava facendo. Credeva che con gli agganci della malavita avrebbe ottenuto una posizione privilegiata nel giornalismo, ed invece il talento di quella ragazzina l’aveva frenato bruscamente.
Ora era ridotto a fare il mero cameraman, un talento per cui si era allenato per infiltrarsi adeguatamente buttato nel gabinetto a causa di quella sciocca e giovane svampita, che onta che era per lui…
Ma tanto era solo questione di tempo.
Doveva solamente avere pazienza e, al momento opportuno, il padre gli avrebbe dato l’ordine di uccidere Rossana, in quanto con i suoi servizi e il suo essere troppo d’impaccio potevano rappresentare un pericolo per il Concilio.
Doveva sopportare quella situazione ancora per poco, ancora per molto poco…

Nel frattempo, proprio il padre aveva appena ricevuto una notizia importante.
Doflamingo aveva ormai quarantanove anni e si trovava in quell’istante a Tipcity, il quartier generale della sua organizzazione dove nessuno avrebbe potuto trovarlo, dato che quella città serviva unicamente come discarica per i rifiuti dell’intera Comunità.
L’uomo si trovava seduto nel suo classico punto, sopra a delle scatole con il piede sinistro penzolante e quello destro poggiato sulla loro superficie, oltre che la schiena poggiata al muro trovandosi dall’altra parte rispetto all’ingresso.
Egli era stato avvicinato da poco da uno dei suoi sottoposti, per la precisione quello che oltre tre mesi dopo avrebbe assistito al suo discorso ed avrebbe spiegato al novellino chi erano il braccio destro ed il braccio sinistro di Donquijote.
Questi gli aveva portato un messaggio scritto dal Gran Maestro in persona, dato che non voleva adoperare i cellulari ritenendoli poco sicuri per informazioni così importanti, visto che riguardavano la prossima riunione…
Difatti, il biondo lesse molto rapidamente il foglio reggendolo con la mano sinistra, mentre il gomito destro era poggiato sul rispettivo ginocchio, ed al termine della lettura gli scappò un sogghigno maligno sul volto.
Naturalmente, vedendolo, il suo subordinato gli chiese “Allora, Capo? Buone notizie?”
“Direi più che buone, ottime!” rispose allora il malavitoso, continuando a mantenere il suo classico sorrisino divertito “Questa sera si terrà una nuova riunione del Concilio. Discuteremo degli aggiornamenti della Superficie e del fatto che il grande giorno si sta avvicinando sempre di più…”
Naturalmente il sottoposto aveva ben capito a che cosa si stesse riferendo, ma per pura sicurezza provò a domandargli “Intende dire… il giorno in cui torneremo finalmente in Superficie?”
Dopo circa un paio di secondi di silenzio, il diretto interessato gli rispose “Naturalmente. Quando ci riprenderemo ciò che ci spetta di diritto…”
Pronunciate queste parole, l’uomo rimase per circa cinque secondi in silenzio, un tempo quasi astronomico che spinse l’altro interlocutore a guardarlo abbastanza stranito, dato che si era limitato a sollevare lo sguardo verso l’alto.
In quel momento, Doflamingo si era preso quasi un momento di pausa per riflettere su ciò che era accaduto negli ultimi anni a lui ed al resto del Concilio…
Era stato un percorso duro e lungo il suo, ma alla fine era riuscito a scalare i ranghi della malavita ed a diventarne il leader assoluto. C’era riuscito grazie alla sua intelligenza ed alle sue capacità strategiche, senza neanche muovere un dito.
Ed ora, finalmente, tutto il suo duro lavoro stava per donargli il giusto riconoscimento. Doveva solamente aspettare altri cinque anni, e poi avrebbero distrutto la “prigione” ed i “carnefici”, tornando finalmente libero…
“Ehm, Capo…” nel frattempo, il suo sottoposto sembrava abbastanza preoccupato nel vederlo con la testa tra le nuvole, differentemente da come faceva di solito.
Tuttavia, il biondo si destò proprio in quel momento e, abbassando il volto per poterlo osservare, gli ordinò “Grazie della lettera, puoi andare!”
“Sissignore!” dopo aver detto questo, l’uomo fece un leggero inchino e si allontanò, lasciando in questo modo il malavitoso assorto nei suoi pensieri.
Appena se ne fu andato, la prima cosa a cui il gangster pensò fu al figlio. Si stava chiedendo come stesse andando la sua missione di infiltrazione, anche se l’aveva addestrato bene e sapeva che stava facendo un ottimo lavoro.
Era consapevole che provava grossa frustrazione nel dover sottostare ad una mocciosa viziata e rompiscatole come Rossana, ma doveva solamente resistere altri cinque anni e, poi, si sarebbe potuto sbarazzare di quell’impicciona.
Era solo questione di un lustro…

“Uff che noia!”
Passando invece in un altro luogo diverso da Fantacity, in una casetta isolata dal resto della Comunità, anche se sembrava più una villa che una casa, vivevano due individui ben noti all’interno del Concilio…
Si tratta della Vecchia Villa, l’abitazione che un tempo apparteneva al Primo Presidente e che ora, su richiesta di Xehanort, era divenuta il nuovo quartier generale degli Illuminati, il luogo dove svolgevano le riunioni.
Sempre su sua richiesta, era stato disposto che Madara e Freezer vivessero nella struttura, dato che il primo era creduto morto da tutti quanti ed il secondo non doveva essere visto da nessuno fino al grande momento.
La convivenza in quel luogo non era stata delle migliori per nessuno di loro, anche considerando che non scorreva buon sangue tra i due da quando Freezer era divenuto il “guerriero perfetto” che Ichigo aveva promesso sarebbe divenuto Uchiha…
Ma fortuna voleva che, con il tempo, avessero imparato a sopportarsi e, ora, riuscivano a convivere nella stessa casa quasi senza problemi… quasi perché comunque non andavano lo stesso d’accordo, ed ogni tanto qualche litigata ci scappava comunque.
“Ma devi sempre dirlo?!” come in quel caso, dato che il nero non pareva aver gradito l’uscita della creatura.
I due si trovavano nella hall della Vecchia Villa, e mentre Madara, che aveva ormai quarant’anni, era appena arrivato dalla sala da pranzo e si trovava al centro di essa, con la schiena che dava ancora alla stanza da cui veniva, Freezer era seduto sulle scale alla sua sinistra.
Aveva le braccia incrociate ed uno sguardo sia contrariato che divertito al tempo stesso, e per di più agitava in aria la coda lentamente, quasi come se volesse provocare l’altro coinquilino, anche se così non era.
L’essere allora, mantenendo il suo sorrisino, gli rispose sostenendo “Suvvia, abbiamo fatto questo discorso mille volte negli ultimi anni. Davvero tu non ti annoi a stare tutto il tempo qui dentro? Ormai quelli che posso uccidere sono dimezzati, ed a causa di questo le mie uscite sono sempre più ridotte…”
In effetti, ormai di dissidenti o di minacce per il Concilio nella Comunità ce ne erano davvero molto pochi, e quelli che potevano rappresentare una seria minaccia facevano parte degli Illuminati, di conseguenza la lista si era sfoltita di molto per il dispiacere dell’esperimento…
Non però dell’Uchiha, dato che in qualunque caso lui doveva rimanere tappato lì, a causa del fatto che nessuno doveva vederlo in giro perché sarebbe bastato un solo sguardo accennato nella sua direzione per far saltare tutto.
Proprio per questo, rimanendo freddo, il fratello maggiore di Obito spiegò “È una conseguenza degli anni che passano. Ormai controlliamo quasi tutta la Comunità, e tutti coloro che potevano rappresentare un serio pericolo per noi o sono morti o sono in carcere. Praticamente dobbiamo solamente aspettare cinque anni senza fare nulla…”
“E questo si che è una vera noia!” aggiunse allora Freezer, mettendosi in piedi “Cinque anni fermo qui a non fare nulla, non hai idea della noia che qualcuno creato per uccidere come me possa provare in situazioni come queste!”
“… Credimi, lo so molto bene…”
Madara, nonostante continuasse a ritenere il suo comportamento quasi da infante, anche se avendo dieci anni era “normale”, in questo caso non lo stava provocando, ma aveva parlato seriamente perché sapeva cosa provava.
Anche lui si sentiva una bestia in gabbia stando lì dentro, ciò che gli permetteva di andare avanti era la consapevolezza che quando sarebbe stato il momento avrebbe potuto uccidere Kenshiro, e nel frattempo non poteva fare nulla.
Avrebbe voluto allenarsi per migliorare le sue capacità con il Rinnegan, cosa che non aveva ancora potuto fare, ma Xehanort glielo aveva proibito perché se avesse fatto troppo rumore avrebbe potuto attirare l’attenzione dei treni che passano lì vicino, dato che essendo una tratta che porta al Palazzo Presidenziale era abbastanza trafficata, anche se c’era un solo binario d’andata ed uno di ritorno…
Detto in parole semplici, entrambi dovevano solo annoiarsi e basta… anche se fortunatamente almeno quel giorno così non sarebbe stato.
“Le vostre preghiere sono state esaudite, Signori!” esordì una voce proveniente dalla cima delle scale.
I due si voltarono in quella direzione, ed in questo modo poterono vedere che a parlare era stato Sebastian Michaelis, il maggiordomo di Xehanort!!
L’uomo, che nonostante avesse cinquantasei anni non dimostrava affatto la sua età, era in alto, proprio di fronte agli scalini che conducevano al piano di sotto, quasi sull’attenti come se fosse un soldato che attendeva gli ordini.
Naturalmente tutti e due rimasero abbastanza sorpresi di vederlo, non perché fosse sbucato fuori dal nulla, sapevano entrambi che aveva usato l’ascensore posto nella camera segreta dentro la stanza dove si tenevano le riunioni, ma per il motivo.
“E tu che cosa ci fai qui?” domandò difatti Madara, guardandolo abbastanza freddamente.
Rimanendo fermo dov’era, il maggiordomo si limitò a rivelare “Sono qui per avvisarvi personalmente che il Gran Maestro ha indetto una riunione per stasera, e di conseguenza dovrete prepararvi per ricevere i nostri ospiti!”
Ah, quindi si trattava di una riunione, niente di importante… tecnicamente parlando…
Difatti Freezer, voltandosi del tutto in direzione del cameriere, allargò ancora di più il suo sorriso e dichiarò “Se sei venuto personalmente a dircelo, significa che il Gran Maestro ha qualcosa di importante da dirci. Molto bene, finalmente qualcosa per spezzare la routine…”
Naturalmente la creatura non poteva essere più felice di così. Avrebbe potuto ammazzare un po’ il tempo che passava fin troppo lentamente all’interno di quella casa… e magari, se fosse stato fortunato, gli avrebbe anche ordinato di uccidere qualcosa.
La sola idea gli faceva già ribollire il sangue…
Uchiha invece rimase abbastanza freddo come al solito ad osservare il maggiordomo. Che ci fosse qualcosa di importante sotto l’aveva capito, ma non comprendeva di che cosa potesse trattarsi. A questo punto non rimaneva che aspettare.
“… Abbiamo capito. Grazie dell’informazione…” si limitò difatti a dire a quel punto il nero. “Sono qui per servirvi, miei Signori!” dichiarò allora l’uomo, facendo un leggero inchino in avanti portando anche la mano destra all’altezza del polmone sinistro.
Michaelis era stato mandato personalmente perché, come al solito, doveva preparare tutto il necessario per accogliere gli ospiti, essendo l’unico a parte i membri di spicco del Concilio e gli ex membri di spicco a conoscere la vera identità del Gran Maestro.
Si comportava da semplice maggiordomo, preparando tutto il necessario e poi andando via insieme all’albino quando sarebbe terminata la riunione. Solo che stavolta non era giunto con mezz’ora d’anticipo rispetto al suo Capo come faceva di solito…
Era stato anche questo ad insospettire entrambi, visto che era venuto talmente in anticipo che aveva portato personalmente il messaggio della riunione, ma alla fine a nessuno dei due cambiava nulla, l’importante era sapere dell’assembramento.
Dal canto suo, neppure il nero sapeva di che cosa dovesse parlare la riunione, ed era anche abbastanza dubbioso dato che il Gran Maestro difficilmente lo mandava in “avanscoperta” in quella maniera, ma evidentemente era qualcosa di davvero importante.
Per quanto ormai valesse dal suo punto di vista…
Nonostante dalle apparenze sembrasse devoto completamente alla causa degli Illuminati ed al suo leader, in verità dentro di sé, man mano che passavano gli anni, era cresciuto sempre di più il disagio, disagio di stare servendo i suoi salvatori nel modo sbagliato.
Aveva giurato alla madre di Xehanort in punto di morte di stare al suo fianco fino alla fine, e fino a quel momento aveva mantenuto la parola, eseguendo ogni ordine che gli impartiva il figlio del suo benefattore senza battere ciglio.
Ma più passava il tempo, più si accorgeva che, se voleva davvero mantenere la parola data alla donna, non poteva farlo nel modo di Xehanort, perché avrebbe significato compiacerlo e non aiutarlo come invece gli sarebbe servito.
La sua pazzia aveva ormai raggiunto livelli estremi, e cinque anni dopo quella follia avrebbe travolto sia la Comunità che la Superficie. Avrebbe voluto fermarlo, aiutarlo mettendo un freno al suo progetto dissennato, ma fino a quando era il suo maggiordomo non poteva fare nulla.
L’unico modo in cui poteva farlo era che lo licenziasse, ma era un’eventualità fin troppo remota secondo lui…

Tuttavia, non erano gli unici all’interno di quella casetta.
Anche qualcun altro si era spinto fino a lì in anticipo, anche perché era stato portato nella Comunità dal Gran Maestro circa mezz’ora prima e, non avendo nulla da fare lì sotto, aveva deciso di dirigersi alla Vecchia Villa immediatamente.
Si trattava di Schmidt, il quale in quel momento si trovava all’interno dell’ascensore che c’era dentro quella specie di sgabuzzino che rappresentava la stanza segreta dietro la sala dove regolarmente si svolgevano le riunioni del Concilio.
Aveva entrambe le braccia dietro la schiena, ed osservava davanti a sé con uno sguardo molto severo. Anche se aveva raggiunto i trentadue anni, a causa del “teschio rosso” che aveva al posto della faccia non li dimostrava per nulla.
Era pensieroso, stava riflettendo sugli ultimi aggiornamenti che aveva avuto da alcuni soldati Nazisti e che, personalmente, lo avevano fatto preoccupare, al punto tale che aveva deciso di chiamare il Gran Maestro personalmente.
Visto che non potevano continuare a basarsi sugli spostamenti di Xehanort, dato che Teschio Rosso poteva avere una notizia urgente da comunicare da un momento all’altro ed in qualsiasi circostanza, e per questo avevano deciso di prendere delle misure precauzionali.
Circa sei mesi prima, l’albino aveva regalato al suo uomo un cellulare, da portarsi dietro in qualsiasi circostanza e da usare per ogni evenienza urgente, facendo però attenzione di non essere visto in Superficie.
Là nessuno conosceva quello strumento tecnologico, e l’ultima cosa che volevano era che fin troppi facessero troppe domande, dato che era già tanto se tenevano a bada Hitler e la sua curiosità sulla loro tecnologia “misteriosa”…
Grazie a ciò, per l’ex migliore amico di Elsa era stato semplice mettersi in contatto con il suo Capo, e gli aveva potuto comunicare tempestivamente le grandi novità che c’erano state… anche se l’ultima era piuttosto preoccupante…
Aveva ricevuto un rapporto da parte di alcuni soldati che si trovavano in Francia: alcuni prigionieri che stavano venendo deportati erano riusciti a fuggire, e si erano persi non molto distanti dal Puy de Sancy, una delle montagne dentro cui si trovava uno degli ingressi alla Comunità, quello presidiato da Hughes ed Envy.
Quella notizia non andava affatto bene. Che lui sapesse era la prima volta che un gruppo di prigionieri riusciva a scappare dai Nazisti durante un trasporto, ed era anche la prima volta che i soldati stavano direttamente dentro il treno.
Ma che diavolo avevano combinato? Chi c’era dentro quel treno?!
L’unica spiegazione per tenere costantemente d’occhio i prigionieri dentro le cabine era che uno dei carcerati fosse qualcuno di importante, o comunque di pericoloso. Magari il capo di un gruppo che era riuscito a farla franca fino a quel momento…
Comunque stessero le cose, il fatto che proprio quel gruppo di prigionieri fosse riuscito a fuggire era una cattiva notizia, chiunque fosse il prigioniero, o i prigionieri ovviamente, era ancora a piede libero…
E per di più a pochi metri da un ingresso della Comunità!!
Sapeva che le possibilità che capitassero proprio lì erano remotissime, ma andava considerata ogni singola variabile, soprattutto considerando che da quello che sapeva il plotone di Nazisti a guardia del treno non aveva ancora trovato tre prigionieri.
Gli altri erano morti tutti, ma quel trio era ancora in circolazione, di conseguenza per pura precauzione aveva invitato il Gran Maestro ad indire una riunione quella sera, per avvertire tutti della possibile invasione.
Magari era solo paranoia la sua, ed il rapporto che l’HYDRA gli aveva consegnato alla fine si sarebbe rivelato solo stupido allarmismo, ma se anche Xehanort aveva acconsentito a svolgere quella riunione, forse non era del tutto campata per aria la sua preoccupazione.
*Spero solo di essermi preoccupato per nulla…* era la sua speranza maggiore in quel momento. Nel frattempo, le porte dell’ascensore si aprirono, e Teschio Rosso si ritrovò a quel punto dentro la stanza segreta vicino alla sala delle riunioni. Era arrivato a destinazione, ora doveva solo aspettare gli altri quattro…
Sempre che fosse riuscito a sopportare Madara e Freezer insieme ovviamente…

“Figli miei, il grande giorno è arrivato!”
Sempre nello stesso momento, in un’altra zona della Comunità sconosciuta praticamente a tutti, si trovava Masyaf, la terra dove risiedevano gli Assassini che si occupavano di uccidere tutti i nemici della società.
Quel giorno, Al Mualim, arrivato ai sessantatré anni, aveva organizzato una riunione che avrebbe coinvolto tutti gli appartenenti alla Gilda, e li aveva radunati tutti subito dopo l’ingresso delle mura che delimitavano il castello dimora dell’anziano, dove gli Assassini si allenavano.
C’erano tutti quanti, e stavano osservando proprio il vecchio che si trovava sopra di loro, poco davanti all’ingresso del castello effettivo, il quale li osservava dall’alto con entrambe le mani poggiate sulla balaustra di legno per parlare loro.
C’era un motivo se aveva voluto radunarli tutti quanti lì quel giorno, ed aveva a che fare con la situazione attuale della Comunità, dato anche che aveva potuto percepire una sorta di “dispiacere” per quanto accaduto.
Proprio per questo, dopo aver introdotto il discorso in quella maniera, il membro del Concilio andò avanti sostenendo “So bene che eravate tutti spaventati da questo giorno, ma dovremmo essere fieri di ciò in cui abbiamo trasformato questa Comunità!”
Nessuno dei suoi sottoposti sembrava parlare, osservavano tutti il vecchio per sentire che cosa avesse da dire, e nel frattempo lui proseguì dichiarando “Il nostro operato ha dato finalmente i suoi frutti. Abbiamo combattuto duramente, per assicurarci che gli innocenti non venissero attaccati dai criminali, e finalmente, per la prima volta da quando gli Assassini sono nati, possiamo dire di aver quasi raggiunto il nostro scopo!”
Dopodiché, prima di proseguire, Al Mualim puntò l’indice destro verso di loro. Non stava indicando nessuno nello specifico, il suo era un gesto simbolico per indicare ognuno dei suoi allievi e sottoposti.
“Ad eccezione della gang di Doflamigno, non è rimasto più nessun criminale che possa rappresentare una seria minaccia per la Comunità! Qualche malintenzionato di bassa lega è rimasto, ma si tratta di qualche piccolo furfante che rapina qualche negozio e basta, non la nostra area di competenza, non una VERA minaccia per tutta la Comunità!”
Stava dicendo il vero, ormai ad eccezione di qualche ladro che “lavorava” in proprio, la criminalità organizzata era stata smembrata ad eccezione della gang di Donquijote e quasi tutti gli assassini erano stati uccisi e/o arrestati.
“Di loro se ne occuperà la polizia!” sostenne intanto il vecchio “Il nostro compito è solamente rendere la Comunità un posto migliore, e possiamo dire che da oggi siamo ancora più vicini al nostro obiettivo!!”
Gli Assassini avevano ascoltato ogni singola parola del suo discorso, e dovevano ammettere di essere rimasti tutti parecchio ispirati dalle sue parole. Quando voleva, l’anziano sapeva quali erano le parole giuste da pronunciare.
Tuttavia, qualcosa che non andava rimaneva comunque. Sentivano lo stesso la sensazione di disagio dovuta al fatto che ormai i criminali si erano drasticamente ridotti e passavano la maggior parte del tempo a Masyaf per questo…
Ma, quasi come se avesse letto la loro mente, Al Mualim sollevò il pugno destro al cielo e concluse il suo discorso sostenendo “So che siete abbattuti dal fatto che il nostro carico di lavoro si è drasticamente diminuito, ma questo deve essere motivo di orgoglio per voi. Significa che avete adempiuto al vostro compito e che, se la Comunità è un posto migliore oggi, è soprattutto grazie a voi. Gioite figli miei, perché la pace tanto desiderata da noi è quasi vicina!!”
Parole che nessuno si aspettava, forse perché non credevano che il Maestro potesse sentire cosa provassero in quel momento, ma quel tipo li conosceva molto bene e non dovevano neanche sorprendersene alla fin fine.
Ecco, quelle parole finali sì che vennero percepite positivamente dagli Assassini, che a quel punto non poterono fare a meno di sollevare il pugno al cielo e di esultare quasi urlando, finalmente consapevoli di quello che avevano fatto.
“Abbiamo protetto degnamente questa Comunità!!” “I criminali sono quasi del tutto spariti!!” “Viva il Maestro Al Mualim!!” era ciò che urlavano la maggior parte degli studenti.
Erano davvero contenti, la sensazione di disagio era quasi sparita totalmente dai cuori di quasi tutti gli apprendisti, ed il merito era delle ultime parole del vecchio. Lui sapeva sempre qual era il modo migliore per tirarli su di morale…
Peccato che tutti ignoravano che a lui dei suoi studenti non importasse proprio nulla!!
L’anziano aveva imparato col tempo a non affezionarsi a nessuno di loro, a mantenere le distanze proprio come voleva il Gran Maestro, e poteva dire di esserci riuscito visto che provava pressocché indifferenza verso ognuno di loro.
Quel giorno li aveva radunati perché aveva percepito che erano quasi depressi per il poco lavoro degli ultimi giorni, e per questo Al Mualim aveva provato a mantenere vivo l’entusiasmo dei presenti, anche per la sua copertura.
Se gli Assassini si fossero annoiati troppo, avrebbero potuto trovare altri modi per passare il tempo, indagando troppo sul vero motivo dell’esistenza di Masyaf e, così, scoprire che il loro mentore era un impostore.
Poteva dire di aver portato a termine il suo compito, dato che da quel discorso ne erano usciti tutti soddisfatti. Un vero peccato che, tra di loro, Altair era l’unico a cui era davvero affezionato e che, cinque anni dopo, avrebbe portato in Superficie.
Tutti gli altri avrebbero fatto una brutta fine…
Parlando di Altair, quest’ultimo aveva raggiunto i trentadue anni ed era in mezzo ai componenti della Gilda, solamente che, a differenza degli altri, era uno degli unici due che non aveva esultato al termine del discorso del loro Maestro.
Si stava limitando ad osservare severamente l’anziano mentre li guardava indirettamente dall’alto verso il basso, fregandosene altamente di ciò che aveva appena detto nonostante fosse consapevole che era la verità e si trattava di una cosa positiva.
Doveva essere contento che la Comunità stava lentamente diventando un posto migliore… ma, se così fosse successo, avrebbe finito per perdere l’unica vita che aveva mai avuto!
Non stava augurando che la criminalità aumentasse, anzi lui sarebbe stato il primo a volerla estinguere nel caso, però non poteva negare comunque di sentirsi… quasi vuoto in quel caso, come se una parte di sé fosse andata via insieme alle varie minacce.
Era una strana sensazione, ma che lui sapeva essere provocata dal fatto che essere un Assassino era l’unica cosa che conosceva, senza questa professione… forse non avrebbe neppure avuto senso che esistesse su quella Terra.
*Che razza di sensazione, sentirsi inutili…* fu il pensiero che ebbe addirittura.
Se anche la gang di Doflamingo fosse stata distrutta, a quel punto gli Assassini non sarebbero serviti a nulla ed avrebbero potuto sciogliere la Gilda, ed il solo pensiero lo mandava talmente tanto in tilt che non poteva fare a meno di pensarci.
Lui sarebbe stato il primo a dare la caccia a Donquijote quando sarebbe stato il momento, ma non poteva comunque nascondere l’inquietudine che provava, anche se cercava di celarla dietro quella sua classica espressione fredda.
Che essa non fosse stata sempre nient’altro che la manifestazione di ciò che provava dentro di sé?
L’altro che non stava esultando in quel momento era Ezio, il quale aveva ormai quarantadue anni e, a differenza del compagno, stava osservando l’anziano con uno sguardo quasi preoccupato, mentre intorno a lui gli altri adepti dell’organizzazione esultavano.
Il fatto che la Comunità stesse diventando sempre più un luogo sicuro era una splendida notizia per lui, si parlava di aver quasi azzerato la criminalità ad eccezione di un'unica gang, fino a qualche anno prima, soprattutto nel periodo con Fontaine, sembrava impossibile.
Però rimaneva comunque un problema… proprio la gang di Doflamingo!!
Lui aveva notato che Al Mualim li mandava sempre contro tutti i criminali della Comunità, ma guardacaso evitavano sempre di toccare gli uomini di Donquijote, neanche uno era mai stato preso di mira dalla loro Gilda.
Era l’unico ad averlo notato ed era sicuro, altrimenti non sarebbe stato l’unico a non esultare alle parole del Maestro, e Altair non lo considerava perché lui era diverso dagli altri Assassini, era più rabbioso e più… solitario…
Proprio perché era l’unico, non poteva neanche fare più di tanto per quella storia, ma quel dettaglio non gli era mai sfuggito e l’aveva sempre ritenuto sospetto. Non aveva senso che proprio il biondo venisse sempre escluso, e con lui per coincidenza anche i suoi sottoposti…
Anche se, viste le voci che avevano iniziato a circolare negli ultimi giorni, forse una piccola spiegazione poteva esserci.
Pure lì era arrivata la diceria secondo cui le Rocket Foundation e la gang di Doflamingo avessero fatto degli affari illegali sottobanco e che Kushina, Vice Direttrice della società, avesse obbligato Giovanni ad interromperli immediatamente.
E se per caso Doflamingo fosse in affari anche con Al Mualim?!
Tuttavia, fu una possibilità che scartò quasi subito *No, non è possibile. Al Mualim è un uomo d’onore, non lo farebbe mai…*
Lo escludeva a priori. Quell’idea gli balenò per la mente solamente per un secondo prima che la mettesse da parte, l’anziano poteva anche avere un carattere… diciamo difficile, ma aveva comunque un codice e rispettava il Credo degli Assassini.
Non sarebbe mai sceso a patti con dei gangster, non l’avrebbe mai fatto. Stava parlando dell’uomo che aveva addestrato ogni singolo Assassino lì presente, insegnandogli l’onore e una vita senza vizi e devota al sacrificio.
Poteva anche non convincerlo per alcuni comportamenti, e magari poteva rimanere sospetto il fatto che l’intera gang di Doflamingo fosse sopravvissuta fino a quel momento, ma escludeva categoricamente che avesse qualcosa a che fare con Donquijote.
Si vergognava quasi di aver dubitato di lui…

Alla prigione di Azkaban invece, la giornata era identica a tutte le altre.
Le guardie si alternavano per badare ai prigionieri che, naturalmente, facevano baccano ed erano parecchio indisciplinati, almeno alcuni visto che altri invece erano abbastanza educati e rimanevano buoni nelle loro celle.
In fondo sapevano benissimo che, una volta dentro quella cella, non vi sarebbero mai più potuti uscire, quindi tanto valeva non lamentarsi e passare quel poco che rimaneva della loro vita chiusi in quattro metri quadri o giù di lì.
L’unico che, a differenza di tutti gli altri, stava tenendo un comportamento abbastanza diverso rispetto agli altri si trovava in una cella di isolamento, con le pareti grigie ed a disposizione unicamente un lettino, un gabinetto, un lavandino ed uno specchio, null’altro.
Si trattava del criminale che per due anni consecutivi aveva terrorizzato l’intera Comunità con i suoi omicidi efferati ma che poi, grazie alla testimonianza di una bambina, era stato catturato e alla fine incarcerato…
Si trattava di Ryou Bakura!!
L’uomo, che indossava la classica divisa carceraria della prigione, in quel momento si trovava al centro della sua cella d’isolamento e stava facendo delle flessioni più velocemente che poteva, il tutto con un’espressione molto severa in volto.
Si stava tenendo in allenamento perché nel suo periodo passato con gli Assassini aveva imparato che, battendo la fiacca per troppo tempo, il fisico si indeboliva, e questo non voleva permetterselo, visto che faceva della sua agilità la sua arma principale.
Era un esercizio che faceva ogni giorno, anche perché quando sarebbe stato il momento di uscire da lì voleva essere se non al massimo delle sue capacità quasi, in fondo aveva parecchio lavoro da svolgere, e non poteva permettersi di essere “moscio”…
Sapeva benissimo che nessuno era mai riuscito ad uscire da lì, sia come evasione che come semplice scarcerazione ad eccezione di un paio di individui come tale Telespalla Bob, ma a lui tutto ciò non importava nulla.
Si era prefissato l’obiettivo di farla pagare a tutti coloro che l’avevano sbattuto in cella per un crimine che non aveva mai commesso. Diamine, era stato un fottuto paradosso che proprio l’unico omicidio che non aveva compiuto l’avesse fatto incarcerare.
Naturalmente la lista comprendeva Winry Rockbell, la bambina che aveva testimoniato contro di lui sbattendolo in quella cella, ed anche i due testimoni che l’avevano visto a Palecity, per non essersi fatti avanti quando era il momento.
In teoria avrebbe anche potuto considerare gli Assassini nella lista per avergli dato la caccia assiduamente, oppure anche la Polizia, ma nessuno di loro l’aveva mai catturato o trovato, al massimo poteva includere Yugi per averlo immobilizzato il tempo sufficiente affinché i poliziotti lo prendessero, ma la precedenza l’avevano gli altri.
Molti lì dentro finivano per impazzire, ma la consapevolezza della vendetta che lo aspettava una volta fuori di lì era ciò che lo manteneva sano di mente e ben lucido, avere un obiettivo era davvero stimolante.
Mentre faceva le flessioni, Bakura pensava *Non posso permettermi di rimanere fermo, quando sarò uscito di qui la farò pagare a tutti quanti, soprattutto a lei…*
Già, aveva in mente quale sarebbe stata la sua prima vittima, ed in fondo non c’era neanche bisogno di pensarci. Lei l’aveva indicato come colpevole dell’omicidio dei suoi genitori, e se era lì era soprattutto colpa sua.
Quella maledetta ragazzina gli aveva rovinato la vita, ed in cambio appena sarebbe evaso gliel’avrebbe fatta pagare. Perché tanto sarebbe evaso e lo sapeva lui tanto quanto lo sapeva lei, era solo questione di tempo…
Pensando a Rockbell, Ryou finì per stoppare gli esercizi e, sedendosi a terra con le gambe accavallate e le mani poggiate sulle ginocchia, sollevò il volto con un sorrisino maligno, di chi era pronto a commettere un omicidio entro breve.
*Ragazzina, mettersi contro di me sarà stato l’ultimo sbaglio della tua vita. Non la passerai liscia, evaderò di qui… e ti ucciderò con le mie mani!!*
La sfida era stata lanciata, anche se mentalmente, e la sua missione era già pronta. Avrebbe deciso cosa fare dopo essersi vendicato solo a conti fatti, per il momento doveva solo pregustarsi il momento in cui avrebbe messo le mani addosso alla bionda.
Quando lui sarebbe evaso… Winry sarebbe morta!!

“Soldati! Attenti!!”
Passando infine al Palazzo Presidenziale, anche lì tutti proseguivano con i loro lavori senza avere alcun problema.
L’orario di chiusura per via dello spegnimento delle luci della Comunità si faceva sempre più vicino, e ciononostante c’era comunque un continuo via vai sia di lavoratori che di turisti che riempivano la piazza principale.
Quelli che lavoravano in quel palazzo si spostavano perché dovevano dirigersi a casa oppure in ufficio per sbrigare le ultime faccende, mentre invece i turisti erano rimasti nella zona della struttura soprattutto per un motivo.
Difatti, come era tradizione, ogni sera i Soldati Presidenziali si radunavano in piazza per l’ultima esercitazione pubblica, l’unica che poteva essere vista dal pubblico in quanto si trattava unicamente di un discorso del Capitano.
Quest’ultimo, che era arrivato ad avere ventinove anni, si trovava a destra rispetto all’ingresso, per non ostruirlo e permettere a tutti di andarsene o di entrare senza problemi nell’edificio, ed aveva di fronte tutti i suoi sottoposti.
Erano in file ordinate uno di fianco all’altro, avevano composto circa sei file ed erano tutti sull’attenti come ordinato dal superiore, con le braccia distese per il lungo attaccate al corpo ed il volto rivolto verso il proprio ufficiale in comando.
A destra di Hans, leggermente più indietro rispetto a lui, c’era il suo Vice Capitano, una ragazza che aveva fatto carriera molto rapidamente all’interno dei soldati e che era diventata così brava da guadagnarsi praticamente subito quel ruolo.
Si trattava di Kallen Kozuki, la quale aveva solamente diciannove anni e, ciononostante, era molto ligia alle regole ed al dovere, al punto che con un’espressione molto severa si stava limitando ad osservare i soldati anche lei sull’attenti.
Nel frattempo, il Capitano, con entrambe le mani dietro la schiena, cominciò a parlare loro “Anche questa giornata d’addestramento si è conclusa, e ci tengo a sottolineare che per quanto mi riguarda avete svolto un lavoro egregio ed encomiabile. Continuate così, e proteggete il Presidente e questa Comunità fino alla morte!!”
“Sissignore!!” gridarono a quel punto in coro i soldati.
Solamente che, questa volta, Kallen incalzò la mano gridando “Non abbiamo sentito!!”
“SISSIGNORE!!” gridarono a quel punto i sottoposti con un tono di voce ancora più forte rispetto a quello di prima.
Quello era solamente l’inizio del discorso di Hans, e bisognava dire che ripeteva quasi sempre le stesse parole a meno che non fosse successo qualcosa di molto grave durante la giornata, eppure Kozuki faceva sempre così.
Incalzava i soldati in modo che mostrassero rispetto nei confronti del loro superiore ogni volta, ma nessuno se ne lamentava perché era anche uno dei compiti del Vice Capitano compiere azioni del genere, e poi bisognava dire che tutti lì rispettavano l’uomo.
Era stato nominato Capitano fin dalla giovane età, e si era guadagnato la fiducia di praticamente tutti quanti, comportandosi in maniera onesta e leale sempre ed addestrando nel migliore dei modi ogni singolo soldato, esaltando le sue capacità singole.
Anche per questo Kallen aveva iniziato a nutrire un grande rispetto nei confronti dell’uomo. Lo vedeva come un modello da seguire e, nonostante combattivamente parlando l’avesse superato da un pezzo, continuava a perdere tutti i loro duelli.
L’ultima cosa che voleva fare era umiliare chi rispettava di più a questo mondo, pur essendo omosessuale ed innamorata perdutamente di Erza, la combattente del Crown Brothel, di conseguenza aveva scelto volutamente di sembrare inferiore a lui.
Quando sarebbe stato il momento di succedergli avrebbe sconfitto il Capitano e preso il suo posto, ma solo quando sarebbe stato il momento e non prima, ed al tempo stesso non avrebbe mai rivelato comunque la sua vera forza, sempre per l’ammirazione che nutriva verso di lui.
Al tempo stesso però Hans, mentre pronunciava il suo discorso davanti ai soldati ed alla folla che stava attorno a loro per vedere, non poteva fare a meno di ritenere chi non fosse un agente del Concilio carne da macello.
Alcuni di quei combattenti erano sottoposti del Gran Maestro, ma altri erano semplici uomini e donne che volevano fare “la cosa giusta” e si erano uniti a loro. Naturalmente Hans li aveva accettati per salvare le apparenze, ma al tempo stesso non poteva evitare di avere una bassa opinione di loro.
Quando sarebbe stato il momento sarebbero morti, ed anche Kallen. Era un bravo soldato, ligio al dovere ed obbediva ad ogni suo ordine, ma al tempo stesso non faceva parte degli Illuminati, e proprio per questo doveva morire tra cinque anni, come tutti gli altri.
La folla intanto stava osservando tutto quanto con occhi ammirati e affascinati, dato che per alcuni era la prima volta che vedevano i Soldati Presidenziali durante l’esercitazione, mentre gli agenti del Concilio erano abbastanza indifferenti.
Tra di loro c’era anche un certo insegnante dell’Abe Sapiens Institute, che dopo aver terminato il suo orario lavorativo aveva deciso di dirigersi verso il Palazzo Presidenziale per vedere come se la stava cavando Hans.
Si trattava di Marik Ishtar, il quale aveva ormai trentaquattro anni ed indossava i suoi classici abiti, inoltre aveva le braccia incrociate mentre osservava con uno sguardo abbastanza freddo l’esercitazione in corso.
Doveva confessare di non avere mai avuto l’opportunità di vederne una, quella era la sua prima volta, ed ora che ne aveva avuto l’occasione poteva dire che Hans ci stava mettendo un po’ troppa enfasi in quello che faceva.
Si scatenava come se dovesse essere l’esercitazione della vita, eppure lo faceva ogni singolo giorno e doveva essere un abitudine ormai, d’accordo che aveva una copertura da mantenere, ma al tempo stesso non doveva esagerare secondo lui.
*Bah, chi lo capisce è bravo…* pensò addirittura l’insegnante mantenendo la sua espressione fredda di prima.
Poco gli importava di quello che faceva il Capitano mentre era in servizio, egli manteneva la sua copertura e lui faceva altrettanto, però almeno poteva evitare di sembrare che ci tenesse a quel lavoro, dato che sapeva non essere così…
Infine, fuori dalla struttura, si trovava anche il cecchino che si occupava di sorvegliare il Palazzo Presidenziale per controllare che nessun malintenzionato provasse a penetrare nella struttura mettendo in pericolo la vita del Presidente.
Si trattava di Xigbar, il quale, nonostante i suoi quarantasette anni suonati ed il fatto che fosse senza l’occhio destro coperto ormai da una benda nera, era riuscito a mantenere la sua mira quasi perfetta.
Per esercitarsi dopo la perdita dell’occhio, che aveva giustificato con un combattimento contro uno scagnozzo di Doflamingo con il consenso di quest’ultimo, aveva intrapreso un nuovo hobby, ossia sparare contro gli uccelli che arrivavano fino a lì.
Nonostante l’unica via d’accesso per arrivare lì fosse il tunnel del treno, c’erano altre aperture naturali che gli animali che vivevano nella Comunità sfruttavano a loro vantaggio, ed anche lui faceva altrettanto approfittando della loro presenza.
Se inizialmente la gente si spaventava quando sentiva il rumore dei suoi Tiratori che sparavano, ormai ci avevano fatto l’abitudine e ancora un po’ e non sentivano neanche più il Nessuno sparare contro gli uccelli in aria.
Avevano addirittura istituito un piccolo gruppetto di persone che, quando era il momento, andava in acqua con una barchetta a recuperare il cadavere dell’uccello, anche se non era il loro unico lavoro dato che gestivano anche alcuni dei negozi che si trovavano lì.
In quel momento, Xigbar si trovava in cima all’edificio dove si era stabilito per fare la guardia e, dato che non vedeva nessun nuovo ingresso da parecchi minuti, aveva deciso di prendersi una pausa, sedendosi sul bordo con il piede sinistro poggiato su di esso ed il suddetto braccio poggiato sul ginocchio.
Reggeva ancora in mano i suoi due fucili, e sembrava star sorridendo come suo solito mentre da lontano sentiva Hans fare il suo classico discorso della sera. Non lo vedeva bene da lì, ma riusciva a sentirlo tanto urlava.
“Ecco che ricomincia, ormai è la routine…” disse sempre divertito.
Dopodiché, l’uomo cominciò a bere dalla bottiglietta d’acqua che reggeva con la mano destra e che si portava sempre dietro per rimanere idratato, dato che non poteva muoversi di lì fino a quando l’orario d’ufficio non fosse terminato.
Non che la sua presenza servisse davvero lì, dato che la Sala Controlli teneva costantemente d’occhio ogni angolo del Palazzo Presidenziale e notava subito se qualcuno si infiltrava senza permesso, ma serviva anche per calmare la popolazione.
Sapendo che c’era un cecchino come lui a fare la guardia si sentivano più protetti, anche se tecnicamente parlando a gestire i controlli erano membri del Concilio e, di conseguenza, i pericoli che correvano erano pari a zero.
Ma va beh, se serviva per tenerli buoni e non destare sospetti…

“Ragazzi, un attimo di attenzione per cortesia!”
All’interno del Palazzo Presidenziale invece, i lavori all’interno del Reparto Scientifico stavano andando avanti, con il Dr. Raichi, ormai settantenne, che era intento a coordinare i lavori di tutti i suoi scienziati come Capo di quel settore.
Tuttavia, l’anziano aveva voluto attirare l’attenzione dei suoi sottoposti, se così si potevano definire ovviamente, su di sé anche per spiegare loro un paio di novità che erano emerse proprio nelle ultime giornate.
Mentre gli uomini e le donne che lavoravano per lui si trovavano in ogni parte della sala e, nonostante questo, stavano tutti osservando il vecchio, quest’ultimo si trovava al centro del laboratorio mentre parlava.
“Chiedo scusa se ho interrotto momentaneamente i vostri lavori, vi prometto che durerà solo pochi secondi ciò che sto per dire…” continuava a fare il “misterioso”, ormai c’erano tutti abituati lì e quindi non si sorpresero neppure.
Ci vollero due ulteriori secondi prima che l’uomo con la pelle azzurra decidesse di proseguire il suo discorso, rivelando “Sono lieto di annunciare che, da trent’anni a questa parte, abbiamo finalmente raggiunto delle nuove scoperte riguardo il DNA contenuto negli animali!”
Dopodiché, mentre tutta l’attenzione era ancora rivolta verso di lui, il dottore si voltò alla sua destra, sempre con l’ausilio della sfera da cui non poteva mai staccarsi, ed osservò le capsule che si trovavano lì e che contenevano degli incroci tra più specie.
“Siamo riusciti con successo a fondere il DNA di più specie animali creando degli ibridi geneticamente modificati con successo. Supportati dal Presidente e dal Vice Presidente, abbiamo fatto esperimenti per anni fallendo continuamente, ma ora finalmente siamo riusciti a produrre i primi esperimenti andati a buon fine…”
Non aveva però ancora finito, dato che subito dopo lo scienziato tornò a voltarsi davanti a sé, anche se gli scienziati che lo osservavano si trovavano in più parti del laboratorio, anche dietro di lui, e proseguì il suo discorso.
“Entrambi sono fieri del lavoro che abbiamo portato a termine, e questo deve essere motivo d’orgoglio per ognuno di voi. Continuate così, ed un giorno tracceremo il DNA umano completo e riusciremo a salvare più vite di quante ne salviamo ora!!”
Naturalmente tutti apprezzarono il suo discorso, al punto che riservarono per lo scienziato un applauso lungo circa un minuto abbondante, in fondo li aveva motivati con quelle parole, probabilmente il suo scopo fin dall’inizio.
“La ringraziamo, Dr. Raichi!” “È sempre un esempio per tutti noi!” “Non sa quanto le siamo grati per ciò che ha detto!” erano questi i commenti che andavano per la maggiore all’interno del laboratorio.
Tutti quanti lì rispettavano molto l’anziano, era un veterano della Comunità che aveva visto ben tre Presidenze, conosceva più cose di quante loro ne avrebbero mai sapute in tutta la loro vita e la sua saggezza era inarrivabile per chiunque.
Ricevere complimenti da lui era da considerarsi un onore, anche tenendo conto del fatto che era molto burbero quanco ci si metteva, anzi la maggior parte delle volte era ligio al suo lavoro e molto freddo di volto.
Era raro vederlo così, e per questo gli erano profondamente grati.
Dall’altro lato, Raichi era contento di vedere che avessero apprezzato il suo discorso. Alcuni erano agenti del Concilio mentre altri erano scienziati normali, eppure tutte e due le fazioni applaudivano il suo discorso ed il suo operato in quel momento.
Doveva ammettere che tutti e due i gruppi avevano fatto un ottimo lavoro ed era fiero di loro… peccato solamente che quegli esperimenti, all’insaputa di Goku stesso, erano solo una montatura da parte del Concilio dei Sette.
Non erano interessati agli ibridi umani, non avevano alcun interesse in quell’argomento, era stato il Presidente a volere quegli studi sul DNA animale in modo da aiutare quello umano, ed il Gran Maestro l’aveva appoggiato soprattutto per convenienza.
Studiare il DNA umano poteva essergli utile, difatti aveva creato Freezer partendo proprio da una lucertola, ed inoltre era grazie a quegli studi che avevano scoperto che solo gli umani avevano il Genoma, ma a parte quello dovevano solo essere una facciata.
Una maschera per tenere nascosti gli esperimenti umani che tenevano proprio lì, in quel laboratorio, all’insaputa di tutti i non appartenenti al Concilio e che potevano essere definiti disumani tanto erano crudeli.
Difatti, proprio in quel Reparto Scientifico, c’era una stanza nascosta dove Raichi teneva gli esperimenti del Concilio, ed in quel momento quel “gruppetto” era composto da Jack Frost, Alice e gli esperimenti noti come Alien e Predator.
Tutti e quattro erano dentro delle capsule criogeniche, posti all’interno del liquido verde che consentiva loro di respirare mentre dormivano immersi, con gli occhi chiusi e senza sensi, essendo in uno stato di quasi coma.
Loro erano i veri esperimenti dell’organizzazione, e Raichi non poteva fare a meno di essere triste per l’orrenda fine che avevano fatto, costretti a mutarsi con la forza ed a servire gli Illuminati per il resto della loro vita…
Jack Frost, arrivato a ventidue anni, ed Alice, arrivata invece a quindici anni, erano convinti che fossero dei salvatori che li avevano sottratti da Fontaine, colui che li aveva per davvero torturati e quasi seviziati, ed anche per questo li appoggiavano quasi pedissequamente, ma cosa poteva dire degli altri due?
Erano stati strappati dalla loro vita all’età di tre anni un decennio prima, ed obbligati a trasformarsi in delle creature istintive ed assetate di sangue, che conoscevano solo la morte e la distruzione, in un processo da cui non sarebbero mai potuti tornare indietro.
Un destino orribile, a cui il dottore si sarebbe voluto opporre con tutte le sue forze, se solo avesse potuto. Quel dispositivo in testa e la bomba su cui era seduto perennemente non gli lasciavano altra scelta, non poteva neppure tentare il suicidio.
Doveva servire il Concilio fino alla fine dei suoi giorni… o almeno, questo era ciò che credevano Xehanort e gli altri!
La sua alleanza con Lelouch e Nunnally alla fine aveva portato i suoi frutti, aveva ideato la strategia giusta da adottare il giorno in cui avrebbero distrutto il Generatore, ed era certo che avrebbe funzionato perché non sarebbe mai andato contro gli Illuminati, e di conseguenza il dispositivo non l’avrebbe mai fermato.
Doveva solo aspettare cinque anni, e poi finalmente i crimini commessi dagli Illuminati sarebbero stati espiati, ed il suo migliore amico Ansem avrebbe trovato la pace…

“Molto bene!”
Come ultima cosa, all’interno dell’ufficio del Presidente, quest’ultimo stava discutendo con il Vice Presidente e con la sua segretaria riguardo il rapporto sui ricavi ottenuti dal Palazzo Presidenziale nell’ultimo mese, considerando che era periodo di bilanci.
Anche se quella struttura era il centro dell’intera Comunità, doveva comunque occuparsi di guadagnare per poter mandare avanti i lavori al suo interno, che a loro volta garantivano la prosecuzione dell’organo istituzionale.
Goku, che ormai aveva quarantacinque anni, si trovava seduto davanti alla sua scrivania, con un paio di fogli in mano che riportavano come già detto i ricavi dell’ultimo periodo, il tutto con uno sguardo molto attento.
Ad aver redatto quel documento era stata Nami, la quale era arrivata ad avere ventuno anni e si trovava proprio di fronte a Son, anche se spostata a destra rispetto a lui, e lo stava osservando con una cartellina in mano.
Indossava i suoi classici abiti da lavoro, compresi gli occhiali, e dato che era ormai un anno o quasi che lavorava per lui sperava di aver fatto un buon lavoro. Fino a quel momento non aveva mai sbagliato, ma non si poteva mai sapere.
Dopo un anno di esperienza poteva dire che l’avevano avvisata con buona fede che non sarebbe stato facile quell’impiego, ed in effetti era davvero faticoso!!
C’erano state occasioni in cui Goku era sparito per settimane e si erano dovuti occupare lei e l’albino di tutto quanto, al punto che avrebbe tanto voluto tirargli un pugno in faccia a quel nullafacente del Presidente…
Però al tempo stesso non poteva non ammettere che quel lavoro, anche se le dava molto da fare e da cui pensare, le regalava anche parecchie soddisfazioni. Essere la segretaria del leader della Comunità era un vero onore, e si sentiva fiera di essere là dove molti altri avrebbero voluto essere…
Anche Xehanort, che ormai aveva quarantuno anni, era presente all’interno della stanza, e si trovava alla destra dell’arancione che osservava il suo superiore con entrambe le mani dietro la schiena ed uno sguardo abbastanza severo in volto.
In verità non era arrabbiato, né con lui né con la ragazza, era semplicemente pensieroso. In fondo, se i calcoli che aveva fatto erano giusti, significava che Kushina o stava per morire… oppure era già morta da poco…
Non avrebbe pianto, non si sarebbe sfogato davanti a due che non facevano parte del Concilio, anche perché aveva ormai superato la disperazione del momento, ed era arrivato alla fase della rassegnazione o dell’accettazione…
Ma al tempo stesso non poteva fare a meno di continuare a pensare alla donna, aveva sperato fino all’ultimo di non doverla uccidere prima del tempo, ma non gli aveva lasciato scelta come aveva sottolineato giustamente Giovanni.
Poco male, avrebbe voluto dire che avrebbe cercato di dimenticarla rapidamente… se non fosse stato per Naruto.
Già, quel ragazzo… l’aveva intravisto a malapena in due occasioni, ma non poteva neppure dire di conoscerlo davvero, dato che non si erano mai presentati ufficialmente, e neppure parlati alla fin fine, forse neppure il loro sguardo si era mai incrociato.
Anche se Uzumaki lo conosceva per nome, era letteralmente un estraneo per lui, e sicuramente fino a quando sarebbe rimasto in vita non avrebbe mai dovuto sapere che era suo padre, non doveva conoscere quel particolare.
Quando sarebbe stato il momento di incontrarlo per la prima volta, avrebbe fatto finta di non conoscerlo, così non avrebbe avuto problemi, anche se non gli avrebbe omesso che era un vecchio amico di sua madre.
Non poteva mentire, non su quello…
Certo che era davvero buffo, era forse la prima volta da chissà quanti anni che pensava così assiduamente ad un argomento che non aveva nulla a che fare con il Concilio o con il suo grande piano di sterminio.
Anche se era ad un passo dalla morte, Kushina riusciva ancora ad influenzarlo così pesantemente, davvero furba quella donna… ma doveva voltare pagina come già sottolineato, e pensare unicamente al suo grande progetto.
Cinque anni, mancavano solo cinque anni… e poi tutto sarebbe finito…
Nel frattempo, Goku completò la lettura del bilancio e, alla fine, dichiarò “Uhm sì, direi che quadra tutto, e siamo addirittura in guadagno!”
Parlava come se fosse un grande evento il fatto che fossero in guadagno, e sotto un certo punto di vista non era neppure sbagliato. Certo, erano più le volte che guadagnavano rispetto a quelle in cui perdevano, ma i guadagni non erano comunque eccessivi.
Subito dopo, Son pose i fogli sulla scrivania e, rivolgendosi a Nami, le disse “Congratulazioni, è ormai un anno che svolgi questa mansione, e sei riuscita a fare un lavoro sempre impeccabile, cosa non da tutti visto di cosa stiamo parlando!”
Naturalmente l’arancione si sentì molto in imbarazzo davanti ai complimenti del leader in persona, e proprio per questo con le guance leggermente rosse abbassò il volto e rispose “L-La ringrazio, Signor Presidente…”
“Chiamami Goku, te l’ho già detto!” sottolineò però il nero.
Xehanort allora intervenne sostenendo “E io le ho già ripetuto mille volte che fino a quando saremo sul posto di lavoro non si dovranno usare formalità!”
Il nero allora, con un’espressione contrariata ma al tempo stesso molto buffa, affermò “Uffa, sei sempre troppo duro Xenny!”
Ancora quel suffisso che detestava così tanto, il figlio di Ansem dovette resistere non poco per evitare di mandarlo a quel paese all’istante, ma decise di replicare semplicemente, anche se in maniera abbastanza diretta e quasi brutale.
“Se lei non scappasse continuamente, sarei meno duro. Questo glielo assicuro!” dichiarò difatti senza tanti giri di parole.
Nami lo interpretò anche come un modo per provare a difenderla, dato che pareva aver confermato che se non tutti potevano fare quel lavoro era per via proprio del capo nullafacente e scansafatiche che si ritrovavano appresso.
Il Presidente però, sollevando l’indice destro, precisò “Le mie sono ricerche importanti, non me ne vado unicamente per scappare dalla routine!”
“Certo, come no…” scappò stavolta all’arancione.
Il Gran Maestro dovette ammettere che fece uno sforzo enorme per trattenersi dal ridere. L’aveva zittito con tre sole parole, evidentemente un anno le era stato più che sufficiente per inquadrarlo, ed in fondo non le dava neppure torto…
Goku non si sentì offeso dalle sue parole, anzi ancora con l’espressione offesa ed al tempo stesso buffa di prima esclamò “Ora ti ci metti anche tu, uff…”
Pure la ragazza in questa occasione dovette trattenere le risate. Quando faceva quelle espressioni il Presidente era proprio buffo, ma al tempo stesso non voleva dargliela vinta, dato che ridere avrebbe potuto anche simboleggiare un segno di resa o roba del genere…
Dato che secondo lui ormai la discussione era terminata, Xehanort girò la schiena per rivolgersi verso la porta d’uscita e dichiarò “Andiamo Nami, direi che qua abbiamo finito…” e cominciò subito ad avviarsi.
La segretaria venne colta un po’ alla sprovvista, al punto da assumere un’espressione quasi perplessa, ma poi si accorse che aveva ragione e disse “Eh? Oh sì, giusto. A dopo, Signor Presidente!”
Dopodiché, la giovane fece un leggero inchino verso il nero in segno di rispetto e si allontanò, seguendo il Vice Presidente fuori dalla stanza e chiudendo la porta dietro di sé, lasciando in questo modo Goku da solo…
Da solo con i suoi pensieri…
Già, perché anche se non l’aveva dato a vedere era da quando erano stati “citati” i suoi viaggi che non aveva mai smesso di pensare alla lettera che gli era stata spedita un paio di giorni fa da alcuni ricercatori.
Dichiaravano di star sostenendo degli scavi, che potevano portare a delle scoperte a dir poco sconcertanti per le origini della Comunità, anche se al momento non avevano ancora delle prove concrete per poter affermare quello.
Son ci aveva riflettuto per un paio di giorni, ed era arrivato alla conclusione che forse valeva la pena di assentarsi dal Palazzo Presidenziale per qualche giorno, se veramente si fosse trattato delle origini della Comunità avrebbe potuto essere molto importante quella spedizione.
Era vero che qualche volta fuggiva qualche giorno solamente per non sopportare l’idea di gestire un’intera Comunità, quello che temeva quando era apprendista di Ansem in pratica, ma quella sarebbe stata un’occasione ben diversa…
Naturalmente non avrebbe lasciato Xehanort e Nami a gestire tutto quello che dovevano fare di punto e in bianco, sarebbe rimasto qualche giorno per aiutarli a sbrigare le faccende più importanti, e dopo sarebbe partito.
Aveva stimato in quei giorni che con cinque giornate sarebbe riuscito a fare tutto, ed una volta ultimate le pratiche urgenti sarebbe partito, come al solito senza dire nulla a nessuno, dato che l’avrebbero sicuramente fermato.
In fondo si trattava di un paio di settimane di assenza, non di più…

Infine, al confine di Palecity la noia la faceva da padrone.
Come al solito, vi erano presenti Envy, trent’anni, e Hughes, trentanove anni, che controllavano che tutto andasse per il meglio e facevano la guardia affinché nessuno potesse scavalcare il muro ed andare così all’interno del tunnel posto diversi metri più avanti.
Più avanti c’era una voragine che puntava verso l’alto e che conduceva in Superficie, la terra dei Grim, e nessuno doveva avventurarvisi per nessuna ragione, era già tanto se diversi anni prima si fossero fatti convincere da Schmidt a farlo andare.
Da quel giorno non era più tornato… inutile dire che indirettamente era anche a causa di ciò se avevano deciso di essere molto più duri quando si trattava di attraversare il confine, anche se si trattava di civili.
Ormai erano le 18:30, dieci minuti erano passati da quando Kushina era spirata, ed in quell’arco di tempo così come durante tutta la giornata le due guardie erano rimaste lì a non fare quasi nulla, a parte parlare con i turisti.
Quel luogo era una meta per turisti, soprattutto considerando che era uno degli accessi alla Superficie, e loro facevano un po’ da cicerone, spiegando che cosa ci fosse oltre quel tunnel e l’origine di quel confine.
L’ora delle gite però era concluso e stava per calare la notte, o per meglio dire stava per venire l’ora in cui avrebbero dovuto spegnere le luci della Comunità, e quel giorno toccava ad entrambi fare il turno di notte.
Non potevano neppure svagarsi con i cellulari, dato che per evitare distrazioni era stato chiesto a tutte le guardie di confine di non portarseli più al lavoro, e di conseguenza quel lavoro era diventato anche più noioso di quanto non fosse già.
“Bah, che noia…” si lamentò difatti Envy.
Quest’ultimo era poggiato al muro a sinistra dell’ingresso rispetto la prospettiva del tunnel che conduceva fino in Superficie, con le braccia incrociate, reggendo la sua lancia con la mano destra, ed il piede destro poggiato al muro. Ai suoi piedi aveva anche una torcia piccola e lunga dal manico bianco.
Maes invece era composto, rimanendo in piedi a sinistra dell’ingresso, quindi dall’altra parte rispetto al compagno e senza essere poggiato al muro, il tutto con un sorriso sul volto e la lancia tecnologica che reggeva con la mano destra.
Sentendo il compagno, si voltò verso di lui e gli disse “Lo dici praticamente ogni giorno, ormai quella tua frase ha perso di significato…”
Ed era vero, dato che il collega di lavoro non faceva altro che ripetere ogni volta quella frase, come se non avesse nient’altro di meglio da fare o da dire… e sotto un certo punto di vista era vero, però poteva evitare di ripeterlo ogni volta.
Il verde però, voltandosi ad osservarlo quasi irritato, rispose “Dico solamente la verità. Già questo lavoro era una palla colossale, e da quando ci hanno confiscato i cellulari è diventato anche peggio, una vera tortura…”
In quel caso non poteva del tutto dargli torto, però il continuare a lamentarsi quasi ogni giorno non migliorava di certo la situazione, anzi la rendeva anche più noiosa di quanto non lo fosse… ed anche per questo a Hughes venne un’idea.
Quasi come se avesse avuto un illuminazione, fece un sorrisino beffardo e si rivolse al compagno dicendogli “Vorrà dire che ti intratterrò io… raccontandoti dell’ultima volta che la mia cara Lucy ha ottenuto il massimo punteggio ad un test!!”
Le ultime parole le aveva dette con uno sguardo ammaliato ed un’espressione al tempo stesso fiera e soddisfatta, quando parlava di sua figlia o della sua famiglia in generale finiva sempre così, ed ormai lo sapevano tutti…
Anche Envy “No, per favore no!!”
Al punto che iniziò quasi a supplicarlo di fare silenzio, il tutto con un’aria parecchio spaventata. Quando iniziava a parlare dei suoi familiari non lo fermava più nessuno, e come se non bastasse diventava anche abbastanza noioso ed a tratti appiccicoso.
Ma questo non fermò di certo il nero, che cominciò subito a parlare “Tutto è cominciato circa due settimane fa, quando Lucy mi ha informato che entro pochi giorni avrebbe avuto un test difficilissimo, quasi impossibile…”
Mentre raccontava, Maes non smetteva mai di avere quello sguardo sorgnone e soddisfatto, arrivando addirittura ad agitare le mani per dare più enfasi a ciò che diceva, per sottolineare sempre più quanto fosse fiero.
A quel punto, il verde si accorse che sarebbe stato quasi impossibile riuscire a fermarlo, e proprio per questo piegò il busto in avanti e si mise la mano destra sul volto, disperato ed ormai rassegnato ad un racconto MOLTO lungo.
*Fantastico, siamo a posto…* pensò addirittura, sapendo già che dopo i primi minuti si sarebbe rotto ed avrebbe sperato che un fulmine lo incenerisse all’istante.
Sperava in qualcosa, qualsiasi cosa che lo fermasse…
E sembrò che il suo desiderio fosse stato esaurito, dato che improvvisamente sentirono un rumore fortissimo, come dei massi enormi che erano precipitati da un’altezza a dir poco chilometrica… e che proveniva dal tunnel davanti a loro!!
Fu un rumore davvero assordante, che quando si concluse con quello di un enorme impatto sembrò addirittura sollevare un polverone, dato che dall’interno del tunnel fuoriuscì una ventilata di polvere quasi di getto.
Fortunatamente si disperse un paio di metri dopo essere uscita dal tunnel… ma fu inutile dire che il rumore e quel polverone furono più che sufficienti per allertare le due guardie, le quali inizialmente fecero uno scatto di spavento.
In fondo nessuno dei due si aspettava qualcosa del genere arrivare all’improvviso, e per un momento ebbero anche paura, al punto che Hughes, in via del tutto eccezionale, aveva interrotto il suo racconto sulla figlia.
“Ma che cavolo…” disse a quel punto l’uomo.
Envy invece non si risparmiò per nulla “MA CHE CAZZO È STATO?!”
Spesso il compagno era volgare, e per questo il nero non ci badò, anche perché era più interessato a quello che era accaduto… per di più là dove c’era la Superficie… che cosa…
“P-Proveniva… dal tunnel che conduce dai Grim…” affermò Maes allora, visibilmente spaventato. Anche Envy non poteva negare di essere spaventato… però al tempo stesso era quel genere di “incidenti”, se così si poteva definire dato che non sapevano ancora neppure cosa fosse, che movimentava un po’ una giornata noiosa.
Proprio per questo, raccogliendo la torcia che aveva ai piedi, la guardia affermò “Andiamo a vedere cosa è successo. Se si tratta davvero di Grim come temi, noi siamo la prima linea di difesa della Comunità, non possiamo stare qui con le mani in mano…”
Maes dovette ammettere di essere sorpreso dalle parole del collega, sembrava quasi svogliato quando svolgevano quel lavoro, ma quando era il momento di entrare in azione tirava fuori la grinta necessaria.
Dovette ammettere che era un peccato che non facesse parte del Concilio, e proprio per questo quando sarebbe stato il momento avrebbe dovuto ucciderlo, ma almeno aveva iniziato ad apprezzarlo un pochino.
Proprio per questo, l’altra guardia annuì e, con uno sguardo determinato, rispose “Sì, andiamo…”
Anche il collega annuì dopo aver assunto un’aria molto seria e determinata, e subito dopo tutti e due, reggendo con la mano destra la lancia tecnologica ed Envy con la sinistra la torcia, si diressero verso il tunnel.
Non essendo molto lontano dal posto di controllo dove si trovavano loro, vi entrarono immediatamente, cercando di evitare di fare rumore il più possibile e rimanendo in silenzio, se ci fossero stati dei nemici non avrebbero dovuto sapere che stavano arrivando.
Naturalmente potevano farlo solo fino ad un certo punto, dato che il rumore delle scarpe che si muovevano rieccheggiava nel tunnel come eco visto il silenzio tombale che c’era, e proprio per questo speravano sempre più che non ci fossero nemici.
Avevano un po’ il cuore in gola, ma al tempo stesso erano ben determinati a capire che cosa fosse successo, e dopo circa tre minuti di camminata arrivarono finalmente in fondo al tunnel, là dove poi si estendeva la voragine verso l’alto.
Inizialmente, a causa del buio pesto che vi era lì dentro, non compresero bene che cosa fosse successo, anche perché speravano che quella torcia illuminasse molto di più ed invece non era tanto utile…
Ma quando finalmente si fermarono in prossimità dell’uscita e poterono finalmente vedere meglio ciò che si estendeva davanti a loro… beh, rimasero a dir poco scioccati!!
Davanti a loro c’era uno spettacolo agghiacciante, dei massi erano precipitati dall’alto ed avevano impattato contro il suolo… portandosi dietro addirittura tre ragazzi con loro!!
Potevano scorgerli, due di loro erano malridotti e si vedeva, ma al tempo stesso erano ancora integri, mentre il terzo… non avevano ben capito chi fosse stato prima, ma adesso non era più umano…
Non era neanche più solido, c’era solo… non sapevano neppure descrivere quella poltiglia orribile, doveva essere precipitato da parecchio in alto per ridursi in quelle condizioni.
I due rimasero in silenzio per almeno trenta secondi abbondanti, ammirando quello spettacolo orribile che si palesava davanti a loro con lo sguardo quasi fuori dalle orbite e la bocca spalancata, nessuno dei due sembrava crederci.
Ma alla fine, dopo quei trenta secondi, Envy esplose gridando “MA COSA CAZZO È SUCCESSO QUI?!?!”
L’urlo dell’uomo destò anche Maes, che era quasi caduto in catalessi nel vedere quello spettacolo, e subito l’uomo disse “Ma… cos’è accaduto? E quelli chi sono?!”
Naturalmente aveva notato i due ragazzi, di cui uno era bruno e l’altro era biondo, e quella specie di poltiglia che prima doveva essere una persona, ed aveva finito anche per indicarli con l’indice sinistro, l’unico libero.
Envy a quel punto mollò la presa dalla torcia e, avvicinandosi ad uno dei due giovani, dichiarò “Devono essere ragazzi di Palecity che hanno scavalcato il muro senza farsi vedere da noi. Che imbecilli, ma hanno la merda al posto del cervello?!”
Stava gridando e soprattutto sparando parolacce a tutto spiano, con anche un’espressione infuriata, ma Hughes lo conosceva abbastanza bene per sapere che era molto preoccupato per quello che era successo.
“Ma come hanno fatto a non farsi vedere da noi? Incoscienti!!” dichiarò pure il padre di Lucy iniziando ad avvicinarsi all’altro ragazzo rispetto a quello da cui stava andando il verde.
Quest’ultimo arrivò al capezzale del bruno, che era riverso a terra con il volto rivolto verso l’alto e palesemente svenuto, ma non se ne stupiva nessuno considerando quella che doveva essere la caduta che aveva fatto.
Envy finì per prenderlo in braccio, per assicurarsi che stesse bene, e dopo una rapida occhiata arrivò alla conclusione “Questo qui sta bene, anche se sembra ferito abbastanza gravemente…”
“Anche questo è nelle stesse condizioni!” aggiunse Maes, che si era avvicinato al biondo, sdraiato a pancia in giù e quasi nelle stesse condizioni dell’altro, ed aveva controllato il battito cardiaco dal polso destro con la mano sinistra.
Però subito dopo dovette aggiungere “Però non possiamo dire la stessa cosa per lui…” per poi volgere lo sguardo verso la “poltiglia”.
Anche l’altra guardia seguì il suo esempio, e vedendo le condizioni di quel povero ragazzo non poté fare a meno di dire “Già, poveraccio. Speriamo che la nostra scienzia riesca quantomeno a ricostruirgli il corpo, per consentirgli una sepoltura degna di tale nome!”
La loro medicina fortunatamente ne era in grado, ma la procedura era talmente delicata e dura che era fattibile solo con i cadaveri, una persona viva sarebbe sicuramente morta nel processo, per questo non potevano adoper…
Oddio!! Che stupido che era stato!!
Non ci aveva pensato, ma dovevano chiamare i soccorsi immediatamente!!
Difatti, volgendo lo sguardo verso il suo collega, Envy disse abbastanza agitato “Svelto, vai a chiamare aiuto, abbiamo perso fin troppo tempo qui e non c’è un secondo da perdere!!”
Il figlio di Agatha sapeva che aveva ragione, e proprio per questo assumendo un’aria molto seria annuì subito con la testa e rispose “Vado subito, tu bada a loro!” per poi alzarsi ed iniziare subito a correre in direzione del tunnel.
Fortunatamente riuscivano a vedere tutto perché la torcia, cadendo, aveva finito per puntare la luce proprio in quella direzione, e grazie a ciò il soldato trovò rapidamente l’uscita per tornare al confine e, successivamente, in città.
Mentre si allontanava, poteva sentire il verde imprecare e dire “E voi non vi azzardate a morire tra le mie braccia, ci siamo capiti?!”
Era visibilmente preoccupato e si percepiva e sentiva, ma in fondo non poteva neppure dargli torto, anche lui lo era… soprattutto perché non conosceva quei due che aveva appena visto!!
Come guardia di confine, conosceva bene quasi ogni singolo abitante della Comunità, e quei due non li aveva mai visti in vita sua, neppure su scheda, e come se non bastasse provenivano dall’alto, quindi…
La teoria che gli stava balenando nella testa era che potessero essere dei Grim, ma non voleva neanche prendere in considerazione quella possibilità, perché se così fosse stato sarebbero stati tutti quanti in guai molto seri.
Doveva sapere che cosa fare, e proprio per questo prese una decisione…
*Devo avvertire immediatamente il Concilio, se le mie paure sono esatte… i Grim ci hanno trovati!!* pensò mentre correva all’interno del tunnel intravedendo l’uscita ed il muro che rappresentava il confine.
Non era naturalmente sicuro che fosse vero, però anche con la più remota possibilità che potesse essere tutto vero doveva chiamare uno dei pezzi grossi degli Illuminati, probabilmente Giovanni che era quello più facilmente rintracciabile.
Se quei due erano dei Grim… la Comunità poteva perdere la sua copertura!!

“CHE COSA?!”
Fu inutile dire che Hughes fece esattamente come aveva pensato: prima di chiamare i soccorsi affinché venissero a dare una mano a lui e ad Envy, aveva contattato Giovanni, per comunicargli quello che era successo.
Considerando chi aveva contattato, l’uomo d’affari andò nel panico appena ebbe sentito la novità, al punto che quando il telefono fu riattaccato si disperò poggiando la testa sulla scrivania e portando entrambe le mani alla testa.
Fortuna voleva che fosse stata organizzata quella sera una riunione d’emergenza del Concilio, per alcune novità che al momento nessuno conosceva, e ne avrebbe sicuramente approfittato per comunicare ai suoi colleghi quanto accaduto.
Le 22:00 arrivarono molto rapidamente, ed i sette membri di spicco degli Illuminati, con Sebastian in casa pronto ad intervenire qualora i suoi servigi fossero richiesti, si radunarono all’interno della loro classica sala delle riunioni.
Stavolta, a differenza delle altre volte, nessuno era poggiato al tavolo per discutere, e di conseguenza erano tutti coperti dal buio che permeava nella stanza, ad eccezione della candela accesa al centro del tavolo di legno.
Proprio per questo, non si poteva vedere chi fossero seduti ai rispettivi posti, anche se si capiva che erano occupati e, grazie a ciò, bastava ricordarsi dove ogni componente dell’organizzazione si metteva a sedere per capire di chi si trattasse.
Prima ancora che Teschio Rosso potesse comunicare la novità dei Nazisti che avevano perso di vista tre prigionieri, ecco che il Direttore delle Rocket Foundation, senza perdere tempo, gridò ai quattro venti la novità.
La reazione? Beh, Doflamingo se ne uscì con quell’urlo quasi scioccato, e non fu neanche l’unico.
“STAI DICENDO SUL SERIO?!” anche Al Mualim dal tono sembrava visibilmente preoccupato.
Giovanni, che anche se non si vedeva si poteva capire che fosse disperato dal tono di voce che aveva adottato, replicò “È così, la guardia di confine Hughes ne è sicura. Sono precipitati tre individui dalla Superficie, e mentre uno è morto gli altri due sono gravi ma vivi. Ho pensato di avvertirvi perché… perché… n-non vorrei che…”
Sembrava davvero troppo spaventato anche solo per concludere la frase, al punto che fu Madara a concluderla con il suo classico tono freddo “… Dei Grim…”
Tutti avevano pensato a quell’eventualità nell’esatto momento in cui il figlio di Madame Boss aveva concluso la sua frase precedente, ma solamente Uchiha sembrava aver avuto il coraggio di concluderla davvero.
A quel punto, un silenzio quasi tombale calò all’interno della sala, nessuno sembrava voler parlare perché quell’eventualità, che dei Grim potessero anche solo piombare nella loro Comunità, non l’avevano neppure presa in considerazione.
Tutti gli ingressi alla Comunità erano costituiti da delle voragini profonde, che non permettevano a nessuno che ci finisse dentro di sopravvivere, e di sicuro nessuno avrebbe potuto avere la brillante idea di finirci dentro per vedere cosa c’era in fondo senza un indizio che rivelasse che effettivamente c’era qualcosa…
Non poteva essere, mancavano solamente cinque anni, avevano resistito fino a quel momento… ed ora dei Grim, per la prima volta nella storia, piombavano nella loro società, e rischiavano addirittura di sopravvivere!!
Quel silenzio durò circa quindici secondi, fino a quando Freezer, visibilmente divertito, dichiarò “Uhuhuhuhuhuhuhuh, questo sì che è molto interessante. La faccenda si sta facendo finalmente avvincente…”
In fondo giusto qualche ora prima aveva manifestato la monotonia delle sue giornate, vedere che degli abitanti della Superficie erano capitati da loro avrebbe reso le cose più frizzanti, almeno dal suo punto di vista.
Ma Teschio Rosso non sembrava essere della sua opinione, dato che lo rimproverò esclamando “Dacci un taglio, non è il momento…”
Di solito lui prendeva sottogamba le situazioni da quando aveva assunto il Siero del Supersoldato, ma stavolta non lo faceva perché aveva capito chi fossero quei tre… dovevano essere i prigionieri scappati dai Nazisti in Superficie!!
Avrebbe voluto comunicarlo in quel momento a tutti, ma convenne che non era il momento adatto considerando che alcuni erano già abbastanza nel panico per gli affari loro. Quando la situazione si sarebbe stabilizzata glielo avrebbe comunicato, anche se credeva non fosse necessario…
Circa due ore prima, quando le guardie di confine di Palecity si erano assentate per assistere i soccorsi mentre i due ragazzi ed il cadavere del terzo venivano trasportati, dei soldati Nazisti erano scesi per la voragine di Palecity.
Fortunatamente era bastato che loro facessero la chiamata sbagliata, comunicando la loro intenzione di scendere nella voragine proprio a Johann, e per di più mentre era nella Vecchia Villa con Madara, Freezer e Sebastian.
A quel punto, Freezer aveva voluto fare l’autodidatta e, sentito dalle parole di Johann solamente che dei Nazisti stavano scendendo nella Comunità, aveva preso il suo soprabito ed aveva usato i passaggi segreti degli Illuminati per attraversare la società.
Era arrivato giusto in tempo per trovare quel plotone, e lo fece fuori nel giro di poco tempo, per poi far sparire i cadaveri ed il segno del loro passaggio prima che Hughes ed Envy tornassero alle loro postazioni una volta terminato il trasporto alla stazione.
Nessuno aveva saputo perché i Nazisti erano scesi fino a lì, ad eccezione di Schmidt dato che il comandante di quel plotone glielo aveva comunicato, ma il Capo dell’HYDRA aveva preferito non dire nulla ai membri del Concilio presenti per comunicare tutto direttamente durante la riunione.
Considerando però le ultime novità, forse era meglio aspettare qualche giorno.
Certo, Freezer aveva sospettato qualcosa per l’assenza delle guardie di confine sul posto, ma Teschio Rosso l’aveva liquidato spiegando che le aveva fatte assentare lui per permettergli di agire indisturbato, anche se gli aveva al tempo stesso detto che la sua “iniziativa” gli avrebbe portato non pochi grattacapi con Hitler.
Però, a parte quello, nessun altro aveva sospettato qualcosa, e dovevano continuare così per il momento…
Nel frattempo, Freezer replicò al soldato spiegandogli “Suvvia, ammettilo anche tu che questo renderà la vita qui nella Comunità molto più interessante…”
“Non è il momento per divertirsi!” sottolineò tuttavia Al Mualim, che era preoccupato tanto quanto gli altri “Siamo in una situazione di emergenza, dei Grim sono giunti nella Comunità… dei Grim sono tra di noi, ed a cinque anni dal nostro progetto…”
“Già!” anche Doflamingo sembrava preoccupato “E se fossero abbastanza svegli potrebbero scoprire la verità sulla nostra Comunità, e se ciò dovesse accadere, oltre trent’anni di progettazione andrebbero in rovina…”
“Che sfortuna!” dichiarò allora Giovanni, sempre nel panico “Proprio ora che mancava così poco…”
“Forse siete un po’ troppo tragici!” sottolineò Madara, anche se poi dovette aggiungere “Certo, non dobbiamo neppure dimenticarci della Profezia…”
Giusto, la Profezia!!
Come avevano fatto a non pensarci?!
C’era anche quella dannata Profezia in mezzo, che sosteneva che un Grim avrebbe “dissipato le tenebre” che avvolgevano quella Comunità, e quelle tenebre potevano essere un chiaro riferimento a loro, il Concilio dei Sette…
Appena ebbero anche solo nominato essa, il figlio di Madame Boss asserì “Oh no!! Me ne ero totalmente dimenticato, c’è anche la Profezia!!”
“Se tutto ciò fossero vero, significherebbe che la loro presenza qui… sarebbe la nostra rovina…” aggiunse pure Schmidt.
Lui, che conosceva anche i dettagli di come erano capitati lì, sembrava essere il più preoccupato. Troppe coincidenze con la Profezia sul modo in cui erano capitati in quella società, e quello non andava affatto bene, maledizione…
In tutto quello però, Xehanort non aveva proferito parola.
Era rimasto in silenzio tutto il tempo, ascoltando quello che avevano detto e, soprattutto, riflettendo sugli ultimi avvenimenti. Dei Grim arrivati nella loro Comunità era qualcosa mai successo, e per di più una di quelle cose che non aveva assolutamente previsto.
Ed in fondo come poteva prevederlo?
Ma se c’era una cosa che sapeva fare bene era improvvisare, quei due ragazzi se si fossero ripresi non avrebbero rappresentato un pericolo per i suoi piani, anzi sarebbe riuscito a volgere la situazione a suo vantaggio se la situazione l’avesse richiesta…
Però, quando ebbe sentito quei discorsi sulla Profezia, non poté fare a meno di dire “Che mucchio di ridicolaggini!!”
A quel punto, il figlio di Ansem attirò tutta l’attenzione su di sé e, mentre i suoi sei subordinati lo stavano osservando, l’albino spiegò “Non dimenticatevi che noi siamo discendenti diretti degli Illuminati, noi siamo uomini di scienza e non crediamo a sciocchezze come Profezie, previsioni e coincidenze astrali!”
Nessuno ebbe nulla da replicare, forse anche perché mentre parlava aveva leggermente alzato il tono, a dimostrare che tutti quei discorsi non gli piacevano per nulla, e preferivano non contraddirlo per evitare problemi.
Xehanort andò avanti rivelando “Per quanto riguarda invece quei due Grim, non dovete avere paura. Ci siamo già trovati in difficoltà nel corso degli anni: il colpo di stato di mio padre, la morte di Ichigo, Raichi ed i suoi moralismi, Cana e i suoi sospetti su Leela, Fontaine ed i suoi ADAM, l’incidente dei nipoti di Charlez, Bakura ed i ricattatori, il tentato abbandono di Mirajane ed Elfman e le falle negli esperimenti. Ma ne siamo sempre usciti vincitori e più forti di prima, ed anche questa volta non sarà da meno…”
Elencando passo per passo tutto ciò che avevano dovuto affrontare in quarant’anni aveva abbastanza scosso i presenti. Sotto quel punto di vista aveva ragione, ne avevano attraversate tantissime, alcune che avevano rischiato di distruggerli completamente…
Ma ne erano sempre usciti, in un modo o nell’altro, ed addirittura si erano rafforzati col tempo, ritrovando la forza che avevano gli Illuminati quando più di centocinquant’anni prima si erano trasferiti sottoterra per sfuggire alle persecuzioni.
Xehanort, abbozzando un sorrisino maligno in mezzo all’oscurità, concluse il suo intervento sostenendo “Fidatevi, amici miei. Non sarà una stupida Profezia, né tantomeno due ragazzini della Superficie a rovinare i nostri piani. Troveremo un modo per sbarazzarci di loro, e quando tutto sarà finito ci trasferiremo in Superficie… e i Grim e gli abitanti di questa sciocca prigione capiranno finalmente che cos’è la vera paura!!”
Il messaggio era stato lanciato, forte e chiaro, niente avrebbe potuto bloccare il progetto che preparavano da trent’anni, quell’imprevisto sarebbe stato schiacciato esattamente come tutto ciò che era venuto prima, e loro ne sarebbero usciti vincitori!
Niente avrebbe potuto fermarli, niente!!


Così si conclude la storia della Comunità.
Partita come un semplice rifugio per gli Illuminati in attesa di tempi migliori, divenne molto lentamente la loro casa, e chi si staccò dal Concilio non condividendo più i suoi ideali di vendetta finì per non informare i suoi discendenti, cancellando in questo modo l’odio dalla mente delle nuove generazioni.
Anche il Concilio sembrava pronto finalmente al grande passo, ma Xehanort riportò gli Illuminati sui binari della vendetta, rinforzando i ranghi dell’organizzazione come nessun altro avrebbe mai potuto fare e creando in questo modo una specie di “esercito del male”.
Molti avevano provato a contrastarlo, sia direttamente che non, ma il Concilio dei Sette ne era sempre uscito rafforzato, grazie agli agganci che aveva disseminato per tutta la Comunità, e costruendo un vero e proprio regno di bugie e sotterfugi…
Ma tutto questo stava per cambiare, perché i due ragazzi che il Gran Maestro sosteneva non avrebbero mai creato problemi sarebbero stati l’ago della bilancia.
Essi erano Lorenzo e Danilo Ferraro, due fratelli rispettivamente di ventuno e di sedici anni, che fuggendo dai Nazisti insieme a Boyce Lee, migliore amico di Lorenzo, avevano finito per capitare nella Comunità per sbaglio.
Tuttavia, quell’incredibile coincidenza si sarebbe rivelata solamente l’inizio di un filo conduttore che avrebbe portato inevitabilmente ad una battaglia all’ultimo sangue che si sarebbe combattuta sia al Palazzo Presidenziale che nel resto della Comunità.
Nel bene e nel male, Lorenzo e Danilo avrebbero cambiato quella Comunità… per sempre!!

T H E E N D ! ! ! !



Vi è piaciuto questo venticinquesimo ed ultimo Capitolo della fic prequel?
Vi avevo già anticipato che non avrebbe contenuto tantissimo a livello di importanza se non due eventi importanti, ossia la morte di Kushina e l’arrivo di Lorenzo e Danilo nella Comunità, ma ciononostante mi sembrava comunque corretto mostrarvelo.
Perché? In quanto le dinamiche dell’arrivo dei Grim nella Comunità erano state solo accennate nella fic prequel, ed ora invece ve le ho mostrate interamente in modo da farvi avere il quadro completo dell’intera vicenda, compreso il dialogo misterioso alla fine del Capitolo 3 ;).
Il Capitolo era anche dannatamente lungo, forse il più lungo che abbia mai scritto finora, ma trattare ogni singolo personaggio rilevante della Comunità richiedeva tempo, di conseguenza spero mi perdonerete se dovrete dedicare tantissimi minuti alla lettura di questo Capitolo T_T.
Naturalmente ho approfittato dell’epilogo anche per mostrarvi quei personaggi, come ad esempio l’intera squadra dei Bladebreakers, che non ho mai mostrato nella fic prequel perché prima dell’arrivo dei Grim non gli era successo nulla di davvero rilevante, e spero abbiate gradito anche la loro presenza ;).
Per quanto riguarda invece le recensioni ai commenti di quest'ultimo Capitolo... le pubblicherò qui sotto, in modo che siano ben visibili a tutti quanti con la stessa modalità che utilizzo per tutte le altre recensioni ;).
Di conseguenza, qui sotto trovate tutte le risposte alle recensioni di quest'ultimo Capitolo, vi avviserò tramite mp quando le avrò pubblicate, e spero che le risposte vi piacciano alla fine!!! :)

Ash Visconti: Ciao Ash Visconti!! :) Mi sembra che siano passati due anni quasi precisi, perché se ricordo bene ho cominciato la fic prequel a Gennaio 2019, e l’ho conclusa adesso a Gennaio 2021, quindi neanche a farlo apposta ci ho impiegato due anni precisi precisi per concluderla, e giuro che non è stato fatto volutamente XD ;). La morte di Kushina è stata la prima parte che ho mostrato di quest’ultimo Capitolo perché era una delle pochissime parti essenziali dell’Epilogo, visto che poi il suo decesso viene trattato anche nei primissimi Capitoli della fic principale, e sono contento che alla fine questo pezzo vi sia piaciuto :). Invece, per quanto riguarda l’arrivo di Lorenzo e Danilo nella Comunità, ho voluto mostrare l’altra faccia della medaglia per vedere come l’hanno vissuto Hughes ed Envy, in modo da avere così il quadro completo sia del durante la caduta che del dopo, visto che nella fic principale avevo solo accennato alla cosa ;). La parte di Giovanni che assume Itachi l’ho mostrata perché era stato spiegato nella fic principale che ciò era accaduto dopo che avevano iniziato a circolare le voci sui traffici illegali tra la criminalità e le Rocket Foundation, e per completezza ho voluto mostrare quei momenti in modo da darvi anche in questo caso il quadro completo della vicenda :). Mentre su Raichi ammetto che solo dopo mi sono ricordato che nella fic prequel non avevo ancora spiegato come e perché erano partiti gli esperimenti sul DNA animale che avevamo visto all’inizio della fic principale, e così ho approfittato dell’Epilogo della fic prequel per spiegarlo subito, è stata una mia dimenticanza in questo caso che ho provato a riparare all’ultimo, sorry T_T. Riguardo al fatto che alcune scene dell’Epilogo non erano necessarie confermo, molte sono servite unicamente per mostrare i pg come stavano mentre i Grim arrivavano nella Comunità, ma posso dire che lo scopo ultimo dell’ultimo chap della fic prequel era proprio questo: mostrare come ogni singolo personaggio è arrivato alla fine della fic prequel ed all’inizio della fic principale. Era un modo per mostrare la continuità della fic e come certi personaggi sono partiti in un modo all’inizio della fic e sono arrivati in un altro alla fine della fic, quindi potremmo dire che sono servite unicamente per completezza nei confronti della caratterizzazione e della situazione di alcuni personaggi ;). Sulla fic in generale invece, mi rendo conto che alcune situazioni non erano indispensabili ed alcuni Capitoli non portavano avanti per nulla la trama principale, erano quasi dei filler in pratica, ma anche in questo caso quelle scene, seppur non necessarie, servivano per mostrare la caratterizzazione dei pg e dare un senso di continuità all’interno della Comunità, dato che molti eventi hanno influenzato le vite della maggior parte degli abitanti ;). Inoltre, e questa è una cosa di cui mi sono reso conto anche io, entrambe le fic di The Community rendono meglio lette tutte insieme anziché a Capitolo, nel senso che è altamente probabile che leggendo tutti i 25 Capitoli di questa fic prequel essa scorrerà più velocemente di quanto sembra e che quelle parti non necessarie possano comunque risultare godibili, al contrario The Dream League a me ha dato la sensazione opposta, ossia che rendeva meglio seguendolo Capitolo per Capitolo, seppure entrambe siano godibili anche nella lettura dell’altro formato… spero O_O. Bisognerebbe tentare un esperimento e provare a leggere l’intera fic prequel di seguito ora che è finita, ma non ho il tempo per farlo e quindi mi sa che dovrò rinunciarci T_T ma un giorno va provato perché credo che le scene non necessarie che possono risultare pesanti lette Capitolo per Capitolo possano invece risultare godibili lette tutte d’un fiato, ma naturalmente bisognerebbe tentare questo esperimento T_T. Felice comunque che tutto sommato non ti sia dispiaciuta la lettura della fic prequel, ed a questo punto spero che anche il continuo della fic principale ti piaccia alla fine :). Grazie ancora per tutto quanto ed a presto!!! ;) Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti, il tuo sostegno e per aver seguito la fic prequel di The Community fino alla fine, spero a questo punto che anche ciò che manca della fic principale di The Community ti piaccia alla fine!! :)

Nick Nibbio: Ciao Nick!! :) Non ti preoccupare se hai recensito in ritardo quest’ultimo Capitolo, essendo l’ultimo questa storia non deve essere più aggiornata, e di conseguenza potete prendervi tutto il tempo di questo mondo per leggere e commentare, hai fatto benissimo ;). Mi fa molto piacere, comunque, che hai apprezzato molto il finale di questa storia *_* ed è vero, era davvero pieno di risvolti e di personaggi questo Capitolo, di conseguenza ti capisco se non hai potuto citarli tutti XD ;). Molti di loro sono stati inseriti unicamente per mostrarli, dato che il mio scopo era far vedere cosa stavano facendo tutti i pg mentre i Grim finivano nella Comunità, e se ci sono riuscito mi ritengo molto soddisfatto :) anche se molti hanno avuto scene pressocché inutili T_T. Iniziare con la morte di Kushina era un ottimo modo per collegare la vicenda direttamente a quanto accaduto nel finale dello scorso Capitolo… e sì, considerando che Kushina era comunque una persona amata, molti ci sono rimasti male per il suo decesso, Naruto su tutti T_T. E sì, anche Xehanort c’è rimasto male, per quanto cerchi di fare il distaccato e soprattutto di non pensarci, in fondo abbiamo visto che tutto sommato ci teneva a lei, seppur l’avesse messa da parte per il suo piano di vendetta T_T. Già, Goku aveva programmato di stare via giusto qualche settimana, ma non avrebbe mai pensato che sarebbe incappato in una Primeval Rock che l’avrebbe fatto tardare molto più del necessario… tenendolo lontano proprio nel momento del bisogno XD. Bene o male sì, mi sono limitato a mostrare bene cosa buoni e cattivi hanno fatto nella società mentre Lorenzo, Danilo e Boyce finivano sottoterra :) e la parte di Lelouch l’ho inserita soprattutto per mostrare come qualche volta Nunnally sia andata a trovarlo… ed anche che qualche volta chi si complimenta con lui c’è XD. Avete presente quanto accaduto sia nel presente che in alcuni chap del passato con gente che si lamentava? Ecco, quella è la norma per il “povero” Lelouch XD. Posso confermarlo, ad Itachi tutto sommato non frega nulla dell’obiettivo degli Illuminati, né tantomeno del suo datore di lavoro, sa solamente che lavorare per lui potrebbe favorire la sua carriera da guardia del corpo ed ha acconsentito, infatti appena Giovanni ha dichiarato nel presente che non gliene importa nulla di lui Itachi ha fatto spallucce e cambiato schieramento in un attimo XD ;). Vero, Al Mualim all’epoca non poteva immaginare che sarebbe stato proprio Altair ad ucciderlo XD avrebbe pensato più ad Ezio, di cui come detto da lui stesso al Concilio non riusciva a fidarsi completamente perché “pensava troppo”, ma mai ad Altair… ma dal momento che l’ha mandato ad uccidere Bulma se lo sarebbe dovuto aspettare u.u XD ;). Sì, tutto il resto mostrato nel Capitolo alla fin fine non era molto importante… tranne la parte legata all’arrivo dei Grim, quella come ben sappiamo era essenziale per il proseguimento degli eventi XD ;). La parte dei soldati Nazisti e di Freezer l’ho voluta specificare soprattutto per confermare anche a chi non aveva ancora compreso che era stato Freezer ad ucciderli, un ulteriore conferma per schiarire del tutto i possibili dubbi rimasti ;). Come ha sottolineato Sebastian a Villa Brief, in verità Xehanort ha paura della Profezia e la teme, quindi tutte le sue dichiarazioni sul fatto che sono “solo” sciocchezze servono a mentire a sé stesso alla fin fine, e come stiamo vedendo nei chap finali forse qualcosa di vero c’è in quelle parole, lo stesso Freezer se n’era accorto prima di morire u.u XD ;). Come ultima cosa, questa fic serviva effettivamente a chiarire per bene quanto accaduto nella fic principale ed a dissipare quasi tutte le domande legate ai personaggi ed alla storia… sì, quasi tutte, perché come sappiamo i genitori di Winry e la questione del Genoma non sono stati trattati in questa fic, se non in maniera superficiale XD ;). Ma l’importante è che abbiate gradito sia quest’ultimo Capitolo che l’intera fic, e sono davvero molto contento che alla fine ti sia piaciuta parecchio questa storia prequel di The Community *_*. A questo punto spero che anche gli ultimi chap della fic principale ti piacciano come quelli di questa fic prequel :) nel frattempo grazie ancora per tutto quanto, ed a presto!!! *_* Ancora un enorme grazie per i tuoi complimenti, il tuo sostegno e per aver seguito la fic prequel di The Community fino alla fine, spero a questo punto che anche ciò che manca della fic principale di The Community ti piaccia alla fine!! :)

Beh, non credo di avere altro da dire, di conseguenza spero che questo epilogo della fic prequel sia stato di vostro gradimento alla fine :) e no, non è ancora finita con “The Community”.
Manca ancora da concludere la fic principale, che ha ancora un numero a due lettere di Capitoli da essere pubblicati prima di vedere la fine, ma da adesso mi concentrerò unicamente su di esso e sulla sua conclusione.
Quando anche la fic principale sarà conclusa… allora lì sì che sarà davvero finita T_T ma fino ad allora cerchiamo di goderci questo viaggio che ci separa dal gran finale, sperando naturalmente che anche esso sia di vostro gradimento alla fine :).
Naturalmente riprenderò la pubblicazione della fic principale con un chap ogni due settimane, praticamente la pubblicazione che c’era prima che subentrasse la fic prequel, un piccolo “ritorno alle origini” in parole semplici XD ;).
Credo di aver detto tutto quanto, di conseguenza vi ringrazio ancora tantissimo tutti quanti per il vostro supporto, il vostro sostegno e la vostra fiducia a questo mio progetto conclusivo della mia carriera da scrittore di fan fiction, e vi lascio al ritorno della fic principale per il 26 Gennaio 2021!!!
Un grazie ancora a tutti quanti ed arrivederci!!! :)

PGV 2.
   
 
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