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Autore: Genziana_91    08/04/2021    2 recensioni
Quando un giovane finisce per caso su uno strampalato sito archeologico, Villa Eleni e i suoi abitanti diventano il fulcro di un gomitolo di intrighi e di una misteriosa sparizione.
Genere: Commedia, Introspettivo, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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5. Chi si fa i fatti suoi...

Rimasi immobile e ad occhi chiusi nel mio sacco a pelo, tendendo l’orecchio. Cinguettii di uccellini, uno sciacquone da qualche parte, tintinnii di piatti e posate. Attraverso le palpebre chiuse, intravedevo della luce filtrare dalle tapparelle. Cauto, aprii gli occhi. Ero solo, nessuna traccia di erinni o bestie pronte a divorarmi. La stanza era come me la ricordavo: un cimitero di vestiti buttati, letti disfatti e deodoranti abbandonati. Mi alzai e mi vestii, poi mi avventurai in corridoio. L’odore di pane tostato e caffè riempiva l’androne deserto e semibuio. Mi guidò attraverso il dedalo di corridoi e verso un chiacchiericcio sempre più distinto.

La saletta con cucina era affollatissima. Cinque o sei persone si aggiravano urlando, spostavano piatti e bicchieri, muovevano sedie. Come comparvi sulla porta, un uomo sulla cinquantina si fermò a guardarmi, poi mi sorrise:
“Ah! Il nostro ospite! Vieni, prima che questi si finiscano tutto il caffè!” Mi fece gesto di sedermi al tavolo.
“No, ma io non…”
“Albè non assaltare questo poveraccio!” Tommaso, il tipo che mi aveva accolto la sera prima, indossava la stessa felpa tremenda con scheletri e chitarre elettriche e si agitava per la stanza cercando qualcosa.
“No grazie, ma sto bene…”
“Dai che siamo in ritardo” Il cinquantenne mi forzò sulla prima sedia libera.
In fondo al tavolo, una ragazza con il caschetto biondo e la felpa color senape alzò lo sguardo da alcuni fogli che stava leggendo, mi ignorò e si rivolse a Tommaso: “Se cerchi la tua bandana, sta in bagno.”
Tommaso si fermò un momento, mi mise una mano sulla spalla, poi:
“Giro rapido: il tipo che ti sta versando il caffè è Alberto, lei è Letizia” la ragazza fece un cenno rapido con la mano senza smetter di leggere “e quelli di là sono Elisa e Gerardo” da qualche parte in cucina rispose una voce maschile.
Poi Tommaso si rivolse agli altri:
“Bene, salutate tutti il nostro nuovo amico Stefano, poi muovete il culo che siamo in ritardo e se oggi non troviamo come minimo un altro guerriero armato, vi costringo ad un re-watch di tutto il Signore degli Anelli, extended version. Vedete che dovete fare.”
“Ciao.” Agitai la mano imbarazzato “Grazie, no ma io adesso tolgo il disturbo…”
“Macchè togli il disturbo, il Professore ha detto che sei dei nostri.” Alberto, intanto, mi aveva versato il caffè e mi aveva riempito il piatto di pane e marmellata, “Mangia che poi sennò alle undici ci arrivi sui gomiti.”
“No ma veramente io vorrei solo tornare a San Damiano…”
Il ragazzetto biondo della sera prima, Gerardo, mi passò rapido accanto con una borraccia in mano e la stessa gioia di vivere della sera prima “Lascia stare, quando Alberto si accolla, non te lo togli più…”
Alberto sorrise soddisfatto. Letizia dall’altro lato della stanza lanciò un’occhiata all’orologio da polso, mise da parte i fogli e tirò giù l’ultimo goccio di caffè: “Ottimo, muoviamoci. Tommaso presta delle scarpe da cantiere a Stefano, Alberto vai a chiamare il Professore, Gerardo vedi se Elisa oggi viene con noi e poi fuori tutti che è tardi.” Si alzò e sparì oltre la porta d’ingresso.
Gerardo tornò nel cucinotto, Alberto mi diede una pacca sul braccio e strizzandomi l’occhio “Mangia”, poi sparì anche lui da qualche parte verso le camere. Il silenzio calò di nuovo sul minuscolo salotto. Feci come mi era stato detto e mangiai, più per inerzia che altro.

Dopo poco, sentii dei passi dietro di me, mi voltai e mi trovai davanti il Professore. L’uomo si sedette accanto a me, lanciando occhiate all’ingresso.
“Professore, credo che ci sia un malinteso, io non…”
“Ho bisogno di te ragazzo.”
“Sì, grazie… No, davvero…”
“Due notti fa, è sparito un reperto…”
“Sì, ma io non posso restare…”
“…un reperto molto prezioso. Ora, vedi, i ragazzi sono molto bravi e preparati, ma possono diventare delle vipere per certe cose. Io ho solo una certezza: che tu non puoi essere stato…” Mi guadò negli occhi e mi mise una mano sul braccio.
“Io…no ma non posso aiutarla, che vuole che faccia? Io con queste cose non so’ bono…”
“Facciamo così, tu mi aiuti a ritrovare questa spada, e io ti riporto a San Damiano…eh?”
Mi morsi il labbro che sapeva ancora di caffè e mi accorsi per la prima volta che il Professore aveva dei chiarissimi occhi azzurri. Volevo rifiutare, era la cosa più sensata da fare. Già quel viaggio era stata una follia, non avevo bisogno di un’altra avventura fallimentare. Recuperare un reperto, poi? Che ne sapevo io di reperti? Magari era solo finito dietro la dispensa. Pensai al mio monolocale e al caldo romano. Da fuori mi arrivava il chiacchiericcio confuso del resto dell’equipe, Letizia e Tommaso stavano discutendo di qualche dettaglio tecnico che non capivo. La luce inondava ogni angolo del piccolo salotto, filtrata dalla vegetazione rigogliosa del giardino mediterraneo che avevo visto di sfuggita la sera precedente. Non so come potessi aver pensato che quel luogo fosse inquietante.

“Va bene.”
Me ne sarei pentito e lo seppi nell’istante in cui lo dissi.

Il Professore sorrise, poi disse qualcosa rivolto agli altri e sparì anche lui oltre la porta, facendomi l’occhiolino. Rimasi a fissare il fondo della mia tazzina, poi un colpo di clacson mi riscosse. Stavano aspettando solo me. Uscii, il furgoncino ora era strapieno di gente, strumentazione, zaini. Alberto mi fece posto sul sedile dietro, sorrideva e continuava a ripetere: “Vedrai che figata…”. Il mezzo partì e discese il vialetto pavimentato, per poi avventurarsi su una strada tutta buche e dossi. A ogni sobbalzo, rischiavo di rivedere tutta la colazione.

Ma perché non mi ero fatto gli affari miei?
   
 
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