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Autore: Helen_Book    02/05/2021    1 recensioni
Eileen ha perso la voce e la capacità di trasformarsi. Sente di non aver nulla da offrire al proprio branco. L'incontro inaspettato con un lupo randagio cambierà totalmente la sua esistenza e la porterà ad addentrarsi nei più oscuri ricordi del suo passato.
Genere: Introspettivo, Romantico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate | Contesto: Contesto generale/vago, Sovrannaturale
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Per la seconda volta in poco tempo, Eileen si ritrovò a correre nella foresta come una forsennata. Questa volta, però, non aveva una destinazione da raggiungere.

Voleva solo allontanarsi il più possibile dalla scuola, da quella donna, da Roman, dai bambini, da se stessa.

Non riusciva a comprendere le sue emozioni, erano troppo amplificate, troppo difficili da gestire, da controllare.

E se un giorno avesse finito per agire di impulso ferendo qualcuno?

Lei era un dottore, curava la gente, non la metteva in pericolo.

Smettila, ora stai diventando paranoica.

Una vocina dentro di lei cercò di calmarla.

Rallentò il passo e per riprendere fiato, appoggiò la schiena ad un albero e, senza forze, finì per sedersi per terra.

Vedrai che tutto si sistemerà. Appena potrà, Roman verrà a cercarti e risolverete questo stupido malinteso.

Le dosi di puro ottimismo erano entrate in circolo. Non sarebbe sopravvissuta senza.

L’odore di Mala arrivò alle sue narici.

La ragazza non era lontana, poteva raggiungerla in pochi minuti.

Di scatto, si rialzò e iniziò la ricerca.
 
La mattina dopo (pov Mala)
Non fu la luce del sole a svegliare Mala, ma uno strano fastidio al naso. Aprì gli occhi lentamente e notò alcune striscioline di erba pizzicarle il naso. Realizzò di non aver dormito in un letto. Eppure, non riposava così bene da…secoli.

Si strofinò gli occhi e involontariamente fece cadere la coperta di lato.

Aspetta, ma non mi sono addormentata con una coperta addosso. 

Si issò sui gomiti e si accorse che non si trattava di una coperta, ma del maglione variopinto di Ziki.

A proposito, dov’è? Cosa ci fa il suo maglione qui?

Neanche il tempo di domandarselo che il ragazzo entrò nel suo campo visivo. Tutto bagnato, fece il suo ingresso con solo i pantaloni addosso.

Portava le scarpe a mano, mentre con quella libera cercava di aggiustarsi i capelli. Li aveva liberati dalle treccine e sebbene fossero bagnati, avevano già acquisito la loro forma: ondulati, quasi ricci.

Sorpresa, Mala continuò a fissarli. Aveva un fetish per i capelli, doveva ammetterlo. Sin da piccola, sua madre le aveva trasmesso quella passione e ora amava toccarli, acconciarli.

Shura era stato la sua cavia per anni, ora invece aveva una voglia matta di mettere mano in quelli di Ziki.

Il ragazzo non sembrò notare nulla e, ignaro, si avvicinò a lei.

“Buongiorno, raggio di sole” le sorrise, sedendosi accanto a lei.

“Visto che non ti serve più, potresti ridarmi il maglione?” le chiese, indicandolo.

Mala glielo passò e biascicò un ‘grazie’, chiaramente imbarazzata per quel gesto galante.

Possibile che Ziki provasse qualcosa per lei? 

Tempo prima, era stato Shura a coprirla con la sua giacca e lei aveva dato di matto. Solo ripensandoci, si pentiva di aver agito d’istinto. Era difficile muoversi con razionalità quando era nelle vicinanze. Riusciva a far venir fuori il peggio di lei.

Tutto questo perché continuava a vederla come una bambina, a trattarla come tale.

Come poteva fargli cambiare idea?

“Scommetto che stai pensando a qualcosa di mooolto profondo” scherzò Ziki, riportandola al presente.

“Cosa te lo fa pensare?” domandò lei, colta in fragrante.

“Quelle rughe lì, sulla fronte”

“Wow, ho quasi paura di respirare ora” rise lei, subito dopo aver sbadigliato.

“Non ti preoccupare, non ti chiederò il contenuto dei tuoi pensieri, se è di questo che hai paura” la provocò, appoggiando i gomiti sull’erba.

Lo sguardo di Mala fu attirato dalle goccioline d’acqua che dai capelli, cadevano sul maglione variopinto, bagnandolo.

“Dovresti asciugarti i capelli” gli consigliò dando voce ad i suoi pensieri “oppure finiranno per bagnarti completamente la felpa.”

“Non sapevo di questo tuo lato da mamma chioccia” le rispose, prendendola in giro.

“Questo è solo l’inizio. Se ti chiedessi una cosa, mi prenderesti per pazza?”

Quella domanda lo sorprese tanto da farlo ritornare nella posizione precedente, da mezzo steso a seduto.

“Spara, mi hai incuriosito” affermò, in attesa.

“Potrei acconciarti i capelli? Se non ti piacerà il risultato, farò tutto ciò che vuoi per un giorno intero” contrattò lei, ponendo la richiesta a mo’ di sfida.

L’espressione del ragazzo cambiò radicalmente. Lo sguardo vitreo dava l’idea che avesse appena visto un fantasma. Per la prima volta, rimase completamente senza parole.

Imbarazzata, ritirò la sua proposta all’istante: “Come non detto, fai finta che non ti ho detto nulla” si alzò velocemente, in cerca di una via di fuga.

“Aspetta!” il tono di voce perentorio, la convinse a bloccarsi. Non ebbe però il coraggio di guardarlo.

“V-va bene, mi dispiace per la mia reazione. N-non ero pronto” l’ultima frase fu a malapena un sussurro. Non aggiunse altro, lasciando cadere il silenzio tra di loro.

Stupida, stupida, potevi evitare di chiederglielo.   

Si maledì per aver rovinato l’atmosfera.

“Per favore, potremmo fare un passo indietro e cancellare gli ultimi secondi di questa conversazione? Prova a richiedermelo, ora sono pronto” riprovò lui con più convinzione. Sebbene gli desse le spalle, percepiva il suo rammarico.

Stava provando a rimediare. Era il suo unico amico lì, non poteva lasciare che un momento imbarazzante rovinasse tutto.

Strinse i pugni e sforzandosi di sorridere, si girò a guardarlo: “Posso provare ad acconciarti i capelli?” chiese lei, titubante. Voleva aggiungere una frase simpatica per sdrammatizzare, ma non le venne nulla in mente.

“Certo, dove vuoi che mi metta?” le chiese, alzandosi in piedi.

Sembrava parecchio agitato e la cosa la divertiva e la incuriosiva allo stesso tempo. Il momento di imbarazzo era stato rimpiazzato dalla sua felicità di poter mettere mani nei suoi capelli.

Doveva ammetterlo: si accontentava di poco per essere felice.

“No, rimani seduto, è meglio” gli riferì, spostandosi alle sue spalle.

Le gambe incrociate, la schiena rigida, il corpo di Ziki assomigliava ad una statua. Mala non capiva cosa lo avesse spinto ad essere in tensione. Decise di non pensarci troppo e di mettersi all’opera.

In ginocchio, esitò qualche secondo e poi con delicatezza, sfiorò qualche ciocca in prossimità della nuca.

Ziki smise di respirare.

Peccato che in quella posizione non riuscisse a scorgere il suo viso. Era curiosa di capire cosa stesse succedendo dentro di lui e l’unica via di accesso ai suoi pensieri erano i suoi occhi. La sua espressione facciale comunicava più di quanto volesse.

Decise di non farsi troppi problemi e di continuare. Se Ziki avesse trovato la cosa insopportabile, glielo avrebbe detto chiaramente.

Iniziò a canticchiare un piccolo motivetto, mentre cercava di dare una forma alla testa riccia del ragazzo.

Dopo una decina di minuti, notò che la schiena rigida iniziava a curvarsi: si stava rilassando.

Meglio così.

Per tutto il tempo, Ziki non spiccicò parola. Lo sguardo perso all’orizzonte.

“Che canzone è?” le chiese d’un tratto, non appena smise di cantare.

“Mmh, questa sì che è una bella domanda. Io l’ho sempre chiamata la canzone del lupo e dell’orso. Mia madre me la cantava ogni volta che lo desideravo” e poi dopo la sua morte, Shura iniziò a cantarmela. Decise di omettere quell’ultima parte.

Meno parlava di lui e meglio era.

“Non l’ho mai sentita, ma ha un non so che di rilassante…continua a cantarla” la pregò, sciogliendosi ulteriormente.

Mala riconobbe, in quella richiesta, la bambina che era stata.

Anche lei aveva pregato sua madre di ricantarla più e più volte, sperando di poterla trattenere accanto a sé il più possibile.

La stessa cosa era capitata con Shura. Anche durante la sua adolescenza, lui non si era tirato indietro. Negli anni, la sua voce era diventata sempre più profonda, ma non aveva smesso di cantarle la canzone del lupo e dell’orso.

Poi ad un certo punto, era stata lei a mettere fine a quel rito.

Se voleva essere trattata da adulta e non da bambina, era fondamentale che si comportasse come tale. Era stato suo padre a farglielo notare, durante una delle loro conversazioni. Non erano neanche catalogabili come litigi, suo padre non si abbassava a tanto.

Lui parlava e basta. E tutti gli altri ascoltavano. 

All’inizio quelle parole, l’avevano ferita.

Poi, durante una delle tante notti insonni, era arrivata ad una conclusione. Suo padre involontariamente le aveva fornito la soluzione ai suoi problemi.

Shura l’avrebbe guardata in modo diverso se si fosse comportata diversamente. E così aveva fatto.

Aveva smesso di aspettarlo. Doveva crescere e dimostrargli che poteva cavarsela da sola, senza che lui soddisfacesse ogni suo capriccio.

Evitarlo era diventato il suo sport preferito. Rispondergli a tono era ormai parte della routine. Stargli appiccicata non aveva funzionato, l’unico modo per farlo reagire era facendogli sentire la sua mancanza.

Eppure, qualcosa non aveva funzionato.

“Ti ho turbata in qualche modo?” le chiese Ziki, non sentendola cantare.

“Scusami, mi ero persa” rise, ricominciando a canticchiare.

Dopo pochi minuti, concluse il suo lavoro e con soddisfazione ritoccò le ultime ciocche.

“Fatto!” annunciò, spostandosi di fronte al ragazzo.

“Devo ammetterlo, hai dei capelli ribelli, ma tutto sommato ho azzeccato l’acconciatura giusta per te” continuò lei, toccandogli il volto più volte, per osservare meglio il risultato finale.

“Ruotando la testa, si notano maggiormente questi particolari” gli spiegò, continuando ad osservare il suo capolavoro. Aveva realizzato un’acconciatura ibrida, formata in parte da treccine e in parte aveva lasciato i capelli al naturale. Alla fine, aveva congiunto le due parti in una morbida crocchia.

Ziki aveva assunto di nuovo una postura rigida, con lo sguardo perso nel vuoto. Probabilmente aveva smesso di respirare.

Mala ritirò le mani, vedendolo pian piano ritornare in se stesso. Decise di non indagare oltre. Non era pronta neanche lei per quel passo.

“Abbiamo bisogno di uno specchio, così potrai vederla con i tuoi occhi” disse, continuando a guardarlo.

Non poteva negare che era un bel ragazzo. La sera prima aveva ammirato i lineamenti delicati, e più volte, aveva notato il fisico asciutto e proporzionato.
Differiva in molti aspetti da Shura.

Tristemente si ritrovò a paragonarli.

Ziki era un ragazzo, Shura invece era un uomo e lei purtroppo ne era consapevole.

“Andiamo, ti porto al ruscello” le disse lui, riprendendosi definitivamente dallo stato di trance.

Una volta arrivati, Mala ne approfittò per lavarsi velocemente il viso e le mani. L’acqua fredda la aiutò ad uscire dal torpore del sonno.

Al suo fianco, il ragazzo si sporse in avanti, guardando il proprio riflesso nell’acqua.

Mala si aspettava di ricevere subito qualche commento, ma non accadde. In silenzio, Ziki tastava la sua creazione delicatamente per paura di rovinarla.

Subito dopo, si girò verso di lei, regalandole uno dei sorrisi più belli che avesse mai visto: “Grazie.”

Tutto il viso si illuminò, mentre pronunciava quell’unica parola. Semplice, ma impregnata di significato.

Le ci volle qualche secondo per ricordarsi di reagire: “Quando vuoi” rispose, cercando un modo per tenersi occupata.

Non si aspettava assolutamente che Ziki la ringraziasse con tale entusiasmo. Era sicura che l’avrebbe presa in giro o sminuito il suo lavoro, invece l’aveva lasciata senza parole.

“Dovresti prendere in considerazione la carriera di parrucchiera” affermò lui, guardandola asciugarsi il viso.

“Sì, come no. Nel branco non sono una priorità” rise lei, aspettando che lo facesse anche lui.

“E chi lo dice?” le rispose, serio in volto.

“Il branco?”

“Esatto. Motivo per cui non voglio trascorrere la mia vita qui. Ho intenzione di andarmene, prima o poi” confessò, senza toglierle gli occhi di dosso.

Stava di nuovo sondando ogni sua reazione.

Voleva la sua approvazione?

“Lo sai che non sopravviveresti neanche un mese senza un branco” lo schernì, ricambiando lo sguardo.

“Appunto per questo ne voglio creare uno tutto mio” spiegò, con aria da saccente.

“Da solo? Mi sembra un’impresa impossibile” disse lei, alzando un sopracciglio.

“Chi ti ha detto che sarò da solo?” rispose lui a tono, lasciandola di nuovo senza parole.

Un rumore tra gli alberi attirò la loro attenzione, costringendoli ad alzarsi di scatto, pronti ad attaccare.

Eileen fece capolino da dietro un pino.

“Mio Dio, Eileen ci hai spaventati a morte” affermò Mala, dopo aver tirato un sospiro di sollievo.

Scusate, segnò lei, con un’espressione colpevole stampata in faccia.

“Mio fratello ti ha lasciata andare?” scherzò Ziki, notando il fatto che era sola.

Il viso di Eileen si rabbuiò tutto in una volta, non lasciando alcun dubbio sul suo umore.

“Ho toccato un tasto dolente” si grattò la testa, imbarazzato.

Subito ricevette una gomitata nelle costole dalla ragazza al suo fianco.

Sorpreso, la guardò male, ma lei non ricambiò. La sua attenzione era tutta per l’amica.

“Vieni a dare un’occhiata alla mia opera d’arte” la incoraggiò, indicando i capelli del ragazzo.

Eileen lentamente si avvicinò a loro e, di tacito accordo, si sedettero in cerchio, continuando la conversazione.

Sei propria un’artista, uno di questi giorni dovrai mettere mani ai miei capelli. Ultimamente sono un disastro. 

Sorrise, toccandosi la coda disordinata. Casualmente, sfiorò il piccolo laccio di Roman.

Subito ritornò il malumore.

Sono corsa via dalla scuola dopo aver fatto una scenata. Sono sicura che Roman sia arrabbiato con me.

Segnò lentamente, in modo che l’amica potesse comprendere. In silenzio, Ziki la guardava muovere le mani.

“Aspetta, una scenata per cosa?” chiese Mala, chiaramente confusa.

Ieri sera l’ho visto in compagnia di una donna e credo ci sia qualcosa tra loro. Lo sento. Oggi si è ripresentata e sono scoppiata.

 “Quindi, ricapitolando, ieri sera all’asilo si è presentata una donna. E si è ripresentata anche stamattina, giusto?”

Eileen annuì energicamente.

“La mamma di uno dei bambini?” chiese Ziki, avanzando un’ipotesi.

Eileen si ritrovò ad annuire di nuovo, senza staccare gli occhi da lui.

“Allora si tratta di Tara, è una vedova. Tutti sanno che ha una mezza cotta per mio fratello, più che altro perché le è stato vicino dopo la morte del suo compagno” spiegò, giocherellando con l’erba.

Quella notizia riuscì a calmarla e preoccuparla allo stesso tempo.

Per quanto fosse dispiaciuta per la perdita di Tara, non riusciva a togliersi dalla testa l’immagine di Roman intento a consolarla.

In che modo si è preso cura di lei?

La gelosia le bruciava come una lama incandescente.

Formulò la domanda con le mani, mentre Mala la riferì ad alta voce.

“Sinceramente non ne ho idea. Però ti posso assicurare che mio fratello non ti ferirebbe mai, almeno non intenzionalmente” disse lui, con sincerità.

Involontariamente peggiorò la situazione.  

Non a caso, si beccò un’altra gomitata da parte di Mala.

“Ci stai prendendo gusto?” chiese lui, pizzicandole il fianco in risposta.

Sorpresa, sobbalzò, trattenendo a stento un urlo.

In tutto ciò, Eileen era divorata dai mille interrogativi che affollavano la sua mente.

Era possibile che Roman avesse avuto una relazione con quella donna, ma lei cosa ci poteva fare?

Era successo prima che si incontrassero. Non poteva permettere alla gelosia di rovinare ciò che stavano costruendo.

Tuttavia, aveva bisogno di parlarne con lui. Voleva conoscere la verità, voleva che fosse sincero con lei.

Proprio come tu lo sei con lui, sì come no.  

Una vocina la rimproverò, ricordandole ancora una volta della piccola grande bugia che ancora non gli aveva rivelato.

È tutta questione di tempo, ci sono altre questioni più urgenti. 

Si giustificò, zittendo la propria coscienza.

“Eileen, tutto bene?” le chiese Mala, accarezzandole il braccio.

Si era completamente dimenticata di essere in compagnia.

Sforzandosi di nascondere i propri dissidi interiori, sorrise.

Devo tornare al lavoro.

Segnò, comunicandolo all’amica, ma soprattutto a se stessa.

Avrebbe trovato il modo di parlare con Roman una volta compiuto il suo dovere quotidiano. Per quanto si struggesse per questi nuovi sentimenti, doveva aggiornare la lista delle sue priorità.

Lei era un medico, la gente aveva bisogno di lei.





Buonasera a tutti/e! 

Eccoci con un nuovo aggiornamento. Finalmente le cose iniziano ad essere più chiare e vedrete che nei prossimi capitoli, lo saranno ancora di più ;)

Ho ancora intenzione di prendermi quella famosa pausa di cui vi parlavo la scorsa volta, ma ancora sono indecisa sulle tempistiche. Ne riparleremo in seguito!

Anyway, stay tuned! 

Vi abbraccio tutti/e!

Helen 

  
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