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Autore: heliodor    04/05/2021    0 recensioni
Valya sogna di diventare una grande guerriera, ma è solo la figlia del fabbro.
Quando trova una spada magica, una delle leggendarie Lame Supreme, il suo destino è segnato per sempre.
La guerra contro l’arcistregone Malag e la sua orda è ormai alle porte e Valya ingaggerà un epico scontro con forze antiche e potenti per salvare il suo mondo, i suoi amici… e sé stessa.
Genere: Avventura, Fantasy, Guerra | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Cronache di Anaterra'
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Messaggero
 
Dall’alto di una delle sei Dita, Valya fissava l’orizzonte con espressione accigliata. Ogni tanto pensava di scorgere una figura in movimento sulla pianura coperta dall’erba ingiallita, strizzava gli occhi nella speranza di riconoscervi Zane, ma poi si accorgeva che era una volpe o un uccello che si era posato per riposare le ali e poi spiccare di nuovo il volo.
Da tre giorni saliva in cima a quella torre per sorvegliare la pianura e vi passava parte della giornata prima di tornare giù, tra i soldati di Lormist e la guarnigione di Talmist.
C’erano altre vedette sulle torri, ma le era stato vietato di salire. I Talmist non si fidavano a dare loro l’accesso alle torri, ma quella era la più bassa e non era occupata dalla guarnigione.
I soldati di stanza nella fortezza erano meno della metà del numero necessario, secondo Refu. E Demia aveva concordato su quella valutazione.
“Ho contato centoventotto scudi” aveva detto l’erudito. “Duecentoventi tra inservienti, uomini di fatica, cuochi e altri servitori e” a questo punto aveva fatto una breve pausa. “Diciotto mantelli, compresi il comandante della guarnigione e il suo secondo in comando.”
Demia aveva fatto una smorfia. “Comandante. È dura chiamarlo in quel modo.”
A detta della comandante, Sabar Hemp era a malapena degno di quel titolo. Il loro primo incontro non era stato un successo secondo Pharum e gli altri soldati di Lormist.
“Ci hanno confinati fuori dalle mura” si era lamentato il soldato. “Neanche fossimo noi i nemici. Se ora ci attaccassero, non avremmo il tempo di reagire. Che ci siamo venuti a fare quaggiù, dico io? Tanto valeva lasciare che questi dannati Talmist se la sbrigassero da soli contro il rinnegato.”
“Così sarebbe finita come con Rodiron e re Nestaryn” aveva ribattuto Craith, uno dei soldati della formazione di Pharum.
Valya aveva sentito parlare di quello che era accaduto al sovrano di Rodiron. Il suo regno era stato il primo del continente a essere invaso dall’orda. Il re aveva radunato un’armata e aveva marciato contro l’invasore, vincendo alcune battaglie prima di ritirarsi in una fortezza e attendere che il nemico tentasse un assedio.
Invece di un’armata assediante, davanti alle mura si era presentato Malag con una scorta ridotta a pochi soldati e qualche stregone.
Re Nestaryn lo aveva catturato e fatto portare all’interno per interrogarlo e Malag non aveva opposto alcuna resistenza. I due si erano rinchiusi in una sala della fortezza, da soli.
Tutti quelli presenti avevano pensato che la guerra fosse già finita e che Malag stesse trattando la sua resa e l’esilio a Krikor piuttosto che la morte sulla pubblica piazza.
Invece, quando le porte della sala si erano aperte, re Nestaryn aveva annunciato a tutti la loro nuova alleanza con l’orda.
I comandanti. I soldati e i mantelli di Rodiron che si erano ribellati a quella decisione poterono andarsene senza venire inseguiti e uccisi e ripararono a Talmist e altri regni, dove avevano diffuso quelle notizie.
La paura più grossa tra i soldati di Lormist era che Talmist, una volta invasa dall’orda e sconfitta, si legasse a Malag, rafforzando l’esercito del rinnegato.
“Sarebbe una cosa terribile” aveva detto Pharum. “Talmist e Rodiran insieme potrebbero mettere in campo un esercito enorme e noi saremmo indifesi.”
“Oldorak verrebbe in nostro soccorso” aveva ribattuto di nuovo Craith. “Nemmeno a loro converrebbe una nostra sconfitta. Se ciò accadesse, i prossimi a marciare con le insegne dell’orda potremmo essere noi.”
“Oldorak” aveva risposto Pharum. “Come nell’ultima guerra, quella contro Vulkath.”
“Non eravamo alleati allora?” aveva chiesto Craith con tono provocatorio.
“Alleati è una parola grossa. Si presentarono sul campo di battaglia quando noi avevamo già sacrificato le nostre truppe migliori e si presero il merito di aver conquistato Mashiba, dopo che quell’idiota di Ovrant aveva commesso una strage inutile.”
“Ovrant è considerato un eroe di guerra” aveva protestato Craith. “Vuoi negare anche questo, vecchio?”
“Hai detto bene. Io sono vecchio e tu sei giovane, non puoi ricordare. Io a Mashiba c’ero, anche se prestavo servizio nella retroguardia. Ero una giovane recluta e ho visto i volti di quelli che diedero l’assalto alla fortezza e che tornarono indietro.” Aveva scosso la testa. “Persino Bruff il Massiccio, che ammazzava i nemici con un martello da guerra, aveva gli occhi pieni di lacrime.”
“Attendente” disse una voce alle sue spalle facendola sussultare.
Girandosi riconobbe il viso di uno dei valletti della fortezza, un bambino che poteva avere dieci o undici anni. Ne aveva notati altri in giro e aveva chiesto a Pharum se anche i Lormist arruolassero dei bambini.
“Li abbiamo anche noi” aveva risposto il guerriero. “Di solito sono figli minori di nobili locali, mandati a servire sotto un comandante per imparare il mestiere delle armi. E poi occupano poco spazio e mangiano anche di meno, quindi conviene averli in giro.”
“La comandante Vauru ti vuole vedere.”
Valya lo seguì di sotto e quando raggiunsero la base della torre, si ritrovarono nella fortezza vera e propria, un edificio esagonale dal quale spuntavano le sei Dita.
Demia l’attendeva in una delle sale interne, di fronte a un focolare. “Eccoti qui” disse vedendola arrivare. “Finita la tua ronda per oggi?”
Valya si fermò davanti alla donna. “Ho lucidato gli stivali e l’armatura e sistemato le pergamene che avevi lasciato in giro per la stanza.”
“Mi stai rimproverando per il disordine?”
“No” disse Valya restando seria. “Non potrei mai.”
“Pharum dice che non hai fatto molti progressi con lo scudo e la lancia.”
“Non è la mia arma preferita” disse sfiorando con le dita l’elsa della spada legata al suo fianco.
“Capisco, ma se vuoi combattere in una formazione devi imparare a usare la lancia e lo scudo. La spada è un’arma buona per una mischia disordinata e anche per quella, l’ascia o il martello sono più efficaci.”
“Io sono efficace con la spada” disse trattenendo a stento la rabbia. “Chiedilo a Pharum se non mi credi.”
“È astio quello che sento nella tua voce?” Il tono di Demia era serio ma la sua espressione divertita.
“No” rispose Valya stringendo i denti. “Perché dovrei provare astio nei tuoi confronti?”
“Forse perché non ho fatto molto per trovare il comandante Stanner?”
La domanda aleggiò come un fantasma tra di loro. Valya fu tentata di usare parole irrispettose, ma si trattenne. “Io credo” iniziò a dire.
Demia alzò una mano. “Quello che ti credi è irrilevante, Valya Keltel. Quello che io ritengo giusto è l’unica cosa che conta.”
“Ma stai abbandonando Zane al suo destino” disse Valya senza riuscire a trattenersi oltre. “Questo non è giusto.”
“Cosa ne sai tu di cosa è giusto e di cosa non lo è? Io devo badare a cinquemila soldati accampati lì fuori. Tu hai solo te stessa a cui pensare.”
“Basterebbero pochi soldati per cercare Zane. Ho parlato con alcuni di loro. Molti si offrirebbero volontari se tu lo chiedessi.”
“Se potessi, andrei io stessa a cercare Zane” disse Demia. “Ma non posso abbandonare l’armata al suo destino. E non posso mandare dei soldati alla sua ricerca, per quanto pochi e desiderosi di farlo, senza sapere cosa li aspetta lì fuori. Per quanto ne sappiamo, la regione è piena di pattuglie di rinnegati. Hai idea di cosa accadrebbe se catturassero una delle nostre?”
Valya scosse la testa.
“Li obbligherebbero a parlare. E lo farebbero. Tutti alla fine cedono al ricatto o alla tortura. In quel caso potrebbero rivelare i nostri piani, l’entità delle nostre forze. Quanti siamo, quanti sono feriti o menomati, quanti sono veterani e quanti reclute alla prima battaglia.”
“Io” fece Valya.
“E cosa accadrebbe qui quando una di quelle pattuglie non tornasse? Altri si offrirebbero volontari per cercare i dispersi e io dovrei organizzare una nuova pattuglia e prepararmi ad avere altre perdite.” Scosse la testa. “Non ti auguro di dover comandare un giorno, Valya Keltel.”
“Ma Zane è lì fuori da qualche parte. In pericolo. Non ha più il suo cavallo. Dove potrebbe andare senza?”
La pianura che si estendeva oltre la fortezza sembrava immensa. Refu le aveva rivelato che la valle si allungava per trecento miglia verso oriente e ne misurava ottocento da settentrione e meridione. Ed era quasi del tutto priva di corsi d’acqua, foreste o villaggi.
“Lo chiamano il Grande Vuoto” aveva detto l’erudito chiudendo la mappa sulla quale le aveva mostrato la valle. “Ma ha anche altri nomi. Non ha strade ed è isolata dal resto del continente.”
“Purtroppo non posso fare niente per lui” disse Demia. “Spero solo che riesca a trovare il modo di tornare.”
“Tu non puoi fare niente” disse Valya. “Ma io sì. Manda me a cercare Zane.”
Era un piano a cui aveva pensato molto in quei giorni, dopo che la comandate si era opposta all’idea di mandare una pattuglia alla sua ricerca.
Demia la fissò incredula. “Tu? Non sopravviveresti mezza giornata lì fuori.”
“Sono sopravvissuta otto giorni mentre cercavo di raggiungervi.”
E sono stati i più duri della mia vita, aggiunse nella sua mente.
Aveva passato notti insonni, avvolta nella coperta di lana datale da Ferg, temendo di venire attaccata dai rinnegati, da qualche animale selvaggio o dai soldati mandati da Dalkon per darle la caccia. E tutte le volte che era stata tentata di tornare indietro perché stava finendo l’acqua o il cibo, aveva resistito solo nella speranza di raggiungere l’armata di Lormist e unirsi a Zane.
A loro.
È stata tutta un’illusione, si disse.
“E ti sei fatta sorprendere da Astryn e la sua pattuglia. No, Valya Keltel, tu non sei pronta per una missione del genere. Nessuno lo è e io non posso permettermi d sacrificare i pochi soldati che ho per dare la caccia a un fantasma.”
“Zane non è morto” protestò Valya.
“Lo spero” replicò Demia. “Ma finché non avremo la prova che è ancora vivo dovremo considerarlo morto. E ora basta. Mangia la tua cena e poi ritirati nella tua stanza. Sono stanca e non ho voglia di discutere oltre.”
Valya andò nella sala dove gli abitanti della fortezza consumavano i loro pasti e prese un vassoio dalla cucina. Non c’erano valletti che servivano ai tavoli e tutti potevano riempire il vassoio con quello che era a disposizione su dei tavoli posti sotto una delle pareti. Le pietanze cambiavano ogni giorno, passando dalla carne, che era molto rara, agli ortaggi. C’erano anche dei formaggi che avevano un odore poco invitante e la frutta secca come noci o mandorle, un frutto che Valya non aveva mai provato prima di allora.
“Vengono dalle Isole Orientali” le aveva spiegato Refu. “Viene anche chiamata Noce Orientale, ma non da tutti. Quello che arriva a noi è il suo seme, al cui interno si trova il frutto. Ti piace?”
“Non molto” aveva ammesso.
“Nelle mie terre la usano per farne dei dolci molto buoni” aveva detto l’erudito con tono nostalgico.
“Tu da dove vieni?”
“Da un gruppo di isole nella parte occidentale del Grande Continente” aveva risposto l’erudito. “Molti le considerano le terre più a occidente del mondo e per questo la culla del sole.”
Valya sedette a tavolo col vassoio davanti a sé, aveva preso una scodella di zuppa d’avena, del pane e una fetta di formaggio stagionato che aveva della muffa sopra la scorza. Grattò via la muffa prima di addentarne un pezzo e masticò in silenzio, immersa nei suoi pensieri.
Se potessi andare da sola, si disse. Troverei di sicuro Zane. Con la spada posso battere chiunque e i rinnegati non sono un problema, ma come faccio a spiegarlo a Demia? Eppure, sa che so usare la spada meglio di chiunque altro nella sua armata, potrebbe anche concedermi un po’ di fiducia.
Due soldati con le insegne di Talmist la superarono e sedettero a un paio di tavoli di distanza. Uno era giovane e l’altro più grande di cinque o sei anni con qualche spruzzata di bianco nella folta barba.
“Pare che stanotte non si dormirà molto” disse quello giovane.
“Io non vedo l’ora che finisca tutto questo” rispose l’anziano. “Mi ero arruolato per portare a casa qualche soldo, ma non mi aspettavo che scoppiasse una guerra. Quei dannati rinnegati. Proprio ora dovevano arrivare?”
“Ora che ci sono qui i Lormist, vinceremo di sicuro.”
“Come se mi importasse qualcosa” rispose l’anziano. “Se quel Malag mi desse qualche soldo in più di paga, sarei ben felice di arruolarmi nell’orda.”
“Che dici?” fece il giovane a bassa voce. “Qualcuno potrebbe sentirti.”
“E allora? Metà della guarnigione la pensa come me. Non ci stiamo a morire per la miseria che ci danno.” Guardò il vassoio pieno di verdura e zuppa. “E di certo non per questo schifezza.”
Valya decise di alzarsi e andarsi a sedere altrove. Si sentiva nauseata e voleva solo andare a dormire, anche sapendo che non sarebbe stato un sonno riposante.
Stava per addentare il pane quando il suono di un corno le ferì i timpani. Pensò subito a un allarme.
“Ci attaccano” disse balzando in piedi.
Il soldato anziano le rivolse un’occhiata divertita. “Si vede che non sei mai stata in una fortezza. Quello non è il suono di un allarme.”
Il corno suonò un’ultima volta e poi tacque.
“Di cosa allora?” chiese al soldato.
“Tre suoni” rispose l’uomo. “Vuol dire che è arrivato un messaggero da fuori, probabilmente da Ferrador.”
Il cuore di Valya smise di battere per un istante e poi iniziò a martellarle nel petto.
Un messaggero da Ferrador, si disse. Di sicuro è partito dopo la mia fuga.
Un istante dopo stava marciando fuori dalla sala.

 
  
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