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Autore: Ahiryn    08/06/2021    2 recensioni
Kieran Reed è un soldato con poche certezze nella vita, ma nessuna più ragionevole del: “mai fidarsi di Silas Vaukhram”. Non ha vissuto gli ultimi sette anni della sua vita a dare la caccia a quel bastardo per divertimento personale. Non lo ha trascinato di fronte alla giustizia sperando di cambiare idea. Nossignore. Ha fatto tutto questo per rimediare a un errore, il fatale errore di essersi fidato. Perché Silas è un traditore, un assassino, un bugiardo e la persona di cui più diffida al mondo.
Sfortunatamente è anche la sua unica speranza.

*steampunk / enemies to lovers*
[Rating arancione ma salirà a rosso più avanti]
Genere: Avventura, Hurt/Comfort, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi, Slash
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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Il Treno

V




Kieran si svegliò con il sorgere del sole e non fu un risveglio piacevole. Non sapeva se avessero influito di più gli incubi, i sensi di colpa o l’agitazione di dormire con accanto un predatore sanguinario pronto a sgozzarlo nel sonno. In ogni caso aveva un forte mal di testa e si sentiva tutt’altro che riposato.
Nonostante questo spiacevole inizio, seguì la sua routine mattutina. Silas sembrava ancora addormentato, i capelli neri sparsi e annodati, il corpo legato sotto le lenzuola.
Prima ancora di fare colazione si adoperò in qualche rapido esercizio per sciogliere gli arti e scaldare i muscoli. Poi ordinò il cibo in cabina, informandosi sulle condizioni del viaggio con uno dei servitori. Erano in perfetto orario, questo gli restituì un briciolo di controllo. Fergus diceva sempre che nei momenti di agitazione bisognava aggrapparsi alle piccole cose che danno conforto e sicurezza. Per Kieran era quando qualcosa andava da programma; sapere che un treno stava progredendo in orario e avrebbe raggiunto la sua destinazione per tempo gli dava un sollievo irrazionale. Peccato che la sua vita fosse talmente disorganizzata che rare volte gli era concesso quel sollievo.
Si sedette al tavolino a consumare la colazione. Il generale non aveva badato a spese per il suo viaggio. La teiera calda lasciava uscire un profumo di vaniglia e cannella molto delicato, le paste alla crema e i biscotti di burro sembravano squisiti, ma mangiò un po’ di pane con burro e marmellata, si sbucciò una pera e aspettò che la sua tazza di tè smettesse di essere bollente.
– Hai intenzione di slegarmi o pensi di lasciarmi così per l’intero viaggio? Mi aspetto di essere imboccato allora, preferibilmente da qualcuno di grazioso.
La sua colazione era appena stata guastata dalla voce più fastidiosa che esistesse al mondo, roca dal sonno, musicale come quella di tutte le maledette mezze fate.
Era troppo presto per avere a che fare con quell’individuo. Iniziò a rimpiangere di non aver chiesto due cabine separate, almeno per mangiare la colazione senza dover essere disturbato. Sarebbe dovuto andare al vagone ristorante.
– Potresti gentilmente sbrigarti?
– No, credo che me la prenderò con calma, questo pane è così morbido e caldo.
Gli occhi viola assunsero quasi una tinta nera mentre lo minacciavano. Sembrava disturbato quasi quanto lui dal risveglio. Quasi.
Andò a slegarlo con svogliatezza, il pane in bocca e gli abiti ancora slacciati. Silas si tastò i punti in cui la corda aveva stretto, ma i segni erano a malapena visibili, esclusi i polsi dove i morsi delle catene erano ancora evidenti.
– Muoio di fame – sospirò Silas e andò a sedersi al tavolino. Si versò una tazza di tè. – Non servono caffè su questo treno? Ho bisogno di qualcosa di più forte.
Kieran si portò il tè alle labbra. – Domani lo chiederò – commentò disinteressato. – Inizia a dettare meno ordini.
Silas scrocchiò il collo passandoci una mano, legò i capelli in una treccia nera disordinata e iniziò a mangiare. La sua etichetta era superiore a quella di Kieran, riusciva a mangiare biscotti croccanti e farinosi senza far cadere neanche una briciola, la posa eretta, il collo alto. Era pur sempre un aristocratico, malvagio e pericoloso, sì, ma aristocratico.
– Come trascorreremo questa splendida giornata? – domandò con un finto tono argentino e stucchevole.
– Io a studiare il viaggio, tu puoi dormire o startene buono.
Alzò un sopracciglio. – Mi divertivo di più in cella.
Kieran aveva appena finito di prepararsi la seconda fetta di pane e marmellata che Silas la addentò sporgendosi pericolosamente avanti in un colpo solo. I denti tranciarono il pane e gli occhi brillarono di soddisfazione al sobbalzo dell’altro.
– Buono – commentò.
– Prova un altro scherzo del genere e ti rompo il naso – abbaiò Kieran punto nell’orgoglio.
Quello si dondolò con la sedia in modo strafottente. – Sembrava appetitoso. Hai detto che vuoi studiare il piano. Ce l’hai almeno un piano decente?
– Certo che sì. Domani andrò a fare un giro del treno e a dare un’occhiata agli ospiti per essere sicuri.
Sapeva che a bordo del treno c’erano almeno un paio di guerrieri di Ferro, per motivi di sicurezza nessuna locomotiva viaggiava sguarnita di soldati del Ferro. I treni potevano reggere attacchi fatati esterni su grande scala e nessuna fata purosangue poteva entrare al suo interno e rimanere illesa a tutto quel ferro runico. La sicurezza però non era mai troppa.
Dovevano esserci anche diversi gendarmi di guardia, a metà fra la coda e la punta. C’era il rischio che loro o il Ferro potessero riconoscere Silas. Era improbabile che altri passeggeri potessero ricollegarlo alla Falena, l’unica fotografia sbiadita di Silas in circolazione risaliva ai tempi dell’Accademia, insieme ad altri cadetti, dunque era difficile che altri potessero riconoscerlo. Nessuno presente al processo avrebbe potuto essere su quel treno, le Gilde e gli aristocratici viaggiavano in aeronave. A bordo del treno c’era la zona più aristocratica destinata ai viaggiatori facoltosi, nobili minori, mercanti, banchieri e altro, ma nessuno di loro poteva aver avuto accesso al processo.
– Puoi procurarmi almeno un giornale o un libro?
Alzò gli occhi su di lui, mentre rifletteva. Era troppo concentrato e non ascoltò davvero la sua richiesta.
Silas non poteva uscire dalla cabina, questo era imperativo. Anche se le probabilità che qualcuno lo riconoscesse erano molto basse, doveva restare confinato lì per l’intero viaggio.
– Allora? Odio quando t’incanti così.
Si riscosse. – Vedrò se trovo qualcosa.
Per tutta la mattinata e il pomeriggio nessuno dei due mise piede fuori dalla stanza. Si ignorarono per ore, Silas tentava di infastidirlo di volta in volta, ma neanche lui sembrava avere voglia di interagire.
Il silenzio fra loro gli risultava quasi insostenibile a momenti. Gli sembrava che le ore formicolassero e si protraessero più del normale. Quando scese la sera Kieran si sentiva stanco come se avesse corso la distanza percorsa a piedi. Il rimanere vigile lo sfiancava, così come la tensione e il senso di minaccia costante.
Era piegato sul tavolino e stava tracciando con un carboncino leggero il percorso che avrebbero dovuto intraprendere. Fingeva di avere un piano sensato, impedendosi di vedere come tutto gli stesse crollando intorno.
Prese in mano il foglio che aveva strappato dai registri, dove si parlava dell’esperto di sigilli. Non sapeva neanche lui che cosa aspettarsi, che cosa sperava di ottenere. Forse sarebbe stato tutto inutile.
Una mano gli strappò il foglio e Silas si sedette accanto a lui, leggendolo. Alzò gli occhi dalle scritte e tenne il pezzo di carta fra il medio e l’indice.
– Lo hai strappato dai registri ufficiali?
– Ho fatto in modo che lo strappo non si notasse, è un libro che non veniva consultato da anni, non mi ha visto nessuno.
Silas fece un cenno ammirato. – Com’è possibile che tu sia così… attento e preparato nel tradire i tuoi superiori?
Si riprese il foglio con un gesto brusco. – Quando sai come funziona qualcosa, non è difficile sapere come aggirare quel funzionamento.
Non smetteva di guardarlo in modo insistente. Kieran si grattò l’ombra di barba che non aveva potuto radersi e tornò a esaminare la mappa.
– Ora che abbiamo un po’ di tempo e sono fuori da quella maledetta cella, posso chiedertelo: perché? Perché mi hai fatto evadere?
Fermò il carboncino; aveva temuto quella domanda, sperava che la spiegazione datagli in prigione sarebbe bastata, ma la Falena era tutt’altro che un idiota, non perdeva mai occasione di trovare informazioni e sfruttarle.
Silas continuò: – quando ho lasciato l’Accademia…
– Tradito – lo corresse. – Mentendo, rubando e uccidendo.
Fece un gesto spiccio. – Sì, quando ho lasciato i guerrieri di Ferro, o qualunque verbo tu voglia usare, hai iniziato a braccarmi. Mi aspettavo ripercussioni, ma non di ritrovarmi una spina nel fianco come te. Mi hai inseguito passo passo, pronto a sfasciare qualsiasi missione o piano avessi in mente, mi hai dato la caccia per potermi catturare, come un fottuto segugio. Mi sei stato alle costole per sette anni, mi hai catturato e poi mi hai fatto evadere. Perché? Ti annoiavi? Ti sentivi senza scopo?
Kieran poggiò un braccio sulla mappa e lo guardò con serietà. – Eri davvero convinto che non ti avrei braccato fino in capo al mondo dopo ciò che avevi fatto? Che ti avrei lasciato andare, che mi sarei arreso?
C’era una rabbia trattenuta a stento nella sua voce, voleva sopprimerla, voleva nasconderla, ma era impossibile. Ogni volta che si trovava insieme a lui, ricordava quella notte, ricordava tutto ciò che era accaduto. Voleva chiudere la bocca e smetterla di alimentare le sue provocazioni, ma non poteva stare zitto.
– Ero convinto che avresti trovato qualcosa da fare prima o poi, invece che darmi la caccia. Non era nulla di personale e lo sai, non mi è mai importato nulla di te, nel bene o nel male.
Ci fu un momento di silenzio. Forse gli facevano male quelle parole, non sapevo dirlo con certezza in mezzo alla rabbia che provava, ma gettavano sale su ferite mai del tutto guarite.
Si inumidì le labbra mentre rispondeva, il tono talmente misurato da dargli i brividi. Non credeva di poter essere così calmo mentre parlava di quel ricordo.
– Tu hai ucciso l’unica persona che mi abbia davvero aiutato. Mi hai strappato via un maestro e un amico. Mi hai usato, manipolato e ingannato. A causa tua, il suo sangue era anche sulle mie mani, perché mi sono fidato di te. Dopo i primi due anni ho smesso di odiarti, non ne valeva la pena, ma era compito mio rimediare e fermarti, visto che non c’ero riuscito quella notte. Chiamala vendetta, chiamala giustizia, chiamala rimediare a un errore, fa lo stesso. Tu lo hai reso personale nel momento in cui hai ucciso il maestro Fergus.
Calò per un attimo il silenzio.
Kieran aveva già rivolto quel discorso a Silas, anni prima, urlandolo in preda alla rabbia e al dolore, voleva ucciderlo, voleva annientarlo. Era incredibile riuscire a pronunciare quelle parole con autocontrollo, non sapeva se esserne fiero o disgustato.
Sapeva però che non sarebbe importato nulla a Silas. Forse aveva una coscienza, ma ormai era talmente sotterrata che le sue parole non avevano alcun effetto. Ricordava però il suo sguardo inorridito quando gli aveva giurato che lo avrebbe inseguito per tutto il mondo pur di ucciderlo per ciò che aveva fatto.
La solita compostezza di Silas vacillò appena e cambiò discorso. – Non hai risposto alla mia domanda però. Mi odi, d’accordo, lo so da tempo. Allora perché?
Ticchettò sul tavolo. – Il sigillo non è solo un rischio per la mia vita, è un rischio per ogni cosa. Vogliono usarmi, vogliono corrompermi e hanno il potere di farlo. Non voglio che abbiano questo potere su di me. O su di te.
Lasciò uscire una mezza risata. – Non dirmi che ne sei rimasto sorpreso.
– Ho a che fare con la politica della Gardenia da più tempo di te ormai. Molte persone hanno cercato di farmi fuori o escludermi, farmi cadere in disgrazia o rovinare la mia carriera. Il punto è che non avevano nulla da usare contro di me. Ora purtroppo non è più così – mormorò, quasi fra sé e sé.
Silas inclinò la testa e sorrise. – Cosa ti hanno chiesto?
– Non ne parlerò certo con te. Questo vincolo porterebbe a conseguenze disastrose, ho scelto il male minore.
Lo osservava con un certo distacco. – Sei cambiato. Un tempo concetti come il “male minore” ti infastidivano.
Gli veniva da ridere, con ben poca gioia però. Era così che Silas lo ricordava? Come qualcuno di incorruttibile e trasparente?
– Ho risposto, ora puoi smetterla di girarmi intorno come un avvoltoio?
Silas si avvicinò alla vetrina degli alcolici con uno sbuffo. Kieran lo sentì bofonchiare qualcosa, ma non riuscì a udire le sue parole.
 
*
 
Il suo giro per il treno l’indomani si rivelò più utile del previsto. Si era mosso sul pomeriggio tardi, poco prima di cena, sperando di trovare poche persone fuori dalle cabine.
Una parte di lui rimaneva affascinata ogni singola volta che metteva piede dentro uno di quei mostri di metallo. I titani d’acciaio che attraversavano le zone inurbane, gargantueschi, impenetrabili, erano un miracolo della tecnologia moderna. Si articolavano su due piani ed erano molto larghi oltre che lunghi, non erano veloci e richiedevano moltissime risorse, ma offrivano una protezione che in rare occasioni altri mezzi potevano concedere. Le aeronavi erano le uniche altrettanto sicure, le fate non si spingevano così in alto nel cielo. Erano però costose e più ristrette, il rischio di farsi notare sarebbe stato troppo elevato.
Quel treno era piuttosto vecchio, ma ancora scintillante a suo modo. Era un modello di parecchi anni prima e si poteva notare anche dallo stile interno. Il vagone ristorante era elegante e vintage, con il bancone in legno lucido, sedie bordeaux con cuscini di velluto, piccole tende a coprire i tavoli infossati nelle pareti di metallo, lampade a gas opache, dipinti di simposi e feste appesi alle pareti.
C’era anche un vagone dedicato ai giochi, con tavolate di partite a carte e a dadi, l’aria lì era una cappa di fumo per i sigari e i bocchini, gli ospiti sgrullavano la cenere, le donne ridevano alticce, il tutto in una nebbiolina stordente, mentre un ragazzo suonava un pianoforte sul fondo. Quell’area era riservata agli ospiti di un certo livello, la gente comune non era ammessa; bisognava pagare un’iscrizione per potervi accedere.
Avevano anche una piccola sala da lettura, con tavoli singoli dove studiare o lavorare, le pareti sostituite da mensole e librerie. Era possibile trovare lì molti viaggiatori a qualsiasi ora, avvocati che ripassavano carte, economisti, notai, studenti di medicina, meccanica o arti magiche.
I viaggi in treno potevano durare anche settimane: gli imprevisti erano all’ordine del giorno e gli aiuti potevano impiegare ore ad arrivare, se non giorni. Si andava ovunque con quel mezzo, dovevano avere tutto l’occorrente per la lunga permanenza dei loro ospiti. Questo treno non era neanche uno dei più costosi e attrezzati che avesse visto, il Diamante organizzava a bordo spettacoli di burlesque e cabaret, aveva delle saune e dei bagni turchi, un salone di bellezza e un piccolo bordello per i clienti più esigenti.
Si era concesso un giro veloce anche nella coda, dove le cabine ospitavano molte più persone e i servizi erano meno efficienti. Gli ultimi vagoni erano occupati dalla zona cargo, dove erano tenute diverse vaporette, un paio di cavalli e altri carichi pesanti.
Ritornò nella cabina dopo aver finito il giro e raggelò sull’ingresso quando trovò l’interno vuoto. Estrasse subito uno dei suoi pugnali e si guardò attorno, certo che Silas fosse pronto a saltargli addosso da qualche punto cieco.
Merda. Avevo chiuso a chiave!
Controllò negli scompartimenti e negli armadi, guardò sotto i letti e dietro le tende, ma non c’era traccia di lui. Doveva essere uscito.
Un fiotto di panico gli risalì subito per il petto; se qualcuno lo avesse riconosciuto o se avesse fatto del male a uno degli ospiti… no, doveva rimanere calmo e cercarlo. Non poteva lasciare il treno, era sigillato e chiuso, non avrebbe potuto uscire all’esterno e chiamare rinforzi, inoltre non aveva la sua magia.
Cercò di chiudere gli occhi e percepire il vincolo che li univa, ma si rese presto conto che era inutile. Il vincolo poteva indicargli la direzione dell’altro quando erano separati da una certa distanza, ma ora lo percepiva vicino.
Ripercorse il treno a grandi falcate, nel mentre malediceva tutta la stirpe di Silas e sé stesso per aver di nuovo abbassato la guardia.
Per fortuna non dovette cercare a lungo.
Lo trovò nella sala giochi con una sigaretta in bocca, un bicchiere di liquore nell’altra e una giovane ragazza in braccio. Stava giocando a carte ed era circondato da un nutrito gruppo di persone.
Kieran rischiò lo svenimento.
Almeno aveva indossato il travestimento, aveva le orecchie a punta coperte e gli occhi viola riparati da due occhiali a fondo di bottiglia. Gli abiti vaporosi e larghi nascondevano le forme del suo corpo.
– Guardate chi si vede, il mio compagno di viaggio, Reed.
Kieran perse un battito mentre diverse persone si voltavano a osservarlo. Udì dei bisbigli intorno, lo stavano riconoscendo a poco a poco. Sui giornali erano circolate molto di più le sue fotografie ingiallite.
Si fece avanti una donna con un corsetto ricamato e una gonna lunga azzurra. – Siete proprio voi, il Campione! Non sapevamo foste a bordo o vi avremmo invitato alla nostra… festicciola privata. Unitevi a noi, lasciate che vi prenda da bere!
Si schiarì la gola e sfoderò un sorriso educato. – Siete molto gentile signorina, purtroppo sono in via ufficiale e non posso svagarmi troppo al momento. Il mio compagno…
– Oh è adorabile – mormorò un ragazzo seduto vicino a lui. – Si tratta davvero di un vostro apprendista? – e ammiccò.
Aggrottò le sopracciglia, mentre Silas si stiracchiava come un gatto e sgrullava la cenere. – Reed mi sta insegnando tutto ciò che c’è da sapere. È un maestro molto esigente, ma non si rilassa mai. Siamo amici di lunga data noi due. Perché non ti unisci a noi?
Sentì la mano della donna di prima stringergli piano un braccio per invogliarlo a cogliere l’invito. Era incredibile come Silas fosse a suo agio, come se fosse stato in quella situazione decine e decine di volte. Doveva essere andata così, prima che diventasse un traditore della patria. Salotti con aristocratici, passeggiate a Joyful Park nelle giornate assolate o su una vaporetta decappottabile, sport con gli amici, l’opera e le serate di gala. Anche adesso che era un ricercato e un prigioniero si comportava come se fosse tutto normale. Maledetto, figlio di un…
Non poteva insultarlo ad alta voce, ma i suoi occhi emanarono promesse di morte di fronte al sorriso beffardo dell’altro.  Gliela avrebbe fatta pagare eccome, se ne fossero usciti senza essere riconosciuti per lo meno.
Eppure gli sguardi adesso erano verso di lui. Incuriositi, quasi affamati e Kieran faticò a non sentirsi sopraffatto. Doveva essere educato, doveva ricordarsi il giusto modo di rivolgersi a tutti.
– Avete davvero sconfitto il Danzante in un duello all’ultimo sangue?
– Ho sentito che avete affrontato centinaia di fate nella vostra carriera.
Cercò di rispondere a poco a poco, mentre emanava sguardi di fuoco a Silas e scivolava accanto a lui per minacciarlo. Silas lo aveva notato, ma si limitava a guardare le carte con aria divertita.
– Sì, amico mio, raccontateci – mormorò contento, mentre teneva la sigaretta fra il pollice e l’indice.
Perché continua a sorridere come un idiota, non capisce quanto sia rischioso?
Aveva talmente tanta voglia di picchiarlo che gli prudevano le mani.
Si accorse che qualcuno stava difatti osservando Silas con un certo interesse. Un giovane uomo vestito elegante, intento a giocare a carte in un altro tavolo. I suoi occhi lo studiavano con meticolosità. Kieran sperò di sbagliarsi, ma c’era qualcosa di avido nel suo sguardo.
– Maggiore Reed – lo chiamò qualcuno, facendogli distogliere gli occhi.
 Si presentò un uomo di mezz’età con una coda di capelli scuri e due occhiali tondi sugli occhi. – Ho sentito della ritirata che avete ordinato dalle miniere del Mirna e volevo sapere quando avete intenzione di riprenderle.
Kieran iniziava già ad avvertire mal di testa. – Ci stiamo lavorando, appena tutto sarà ultimato io…
– Ragazzo, il titolo che avete non si guadagna per caso! Dovete dimostrare di meritarlo. Non credo che stiate facendo abbastanza per la gente come noi, perdere le miniere del Mirna ha fatto crollare le nostre azioni.
Kieran inasprì gli occhi, mentre ripensava ai minatori rimasti uccisi e a quelli che avevano perduto tutto. A volte gli sembrava davvero di vivere in un mondo separato rispetto a quelle persone. – Farò ciò che posso.
Una delle ragazze si accasciò sul pavimento d’improvviso e tutti i presenti accorsero a sventolarla e a controllarla.
– Un giramento di testa, devo aver fumato troppo – mormorò con voce flebile.
Silas si alzò lasciando le carte. – Anche noi dovremmo ritirarci, è stato un piacere gentili signori e signorine – salutò con un occhiolino e ottenne diversi risolini.
Kieran si trattenne fino all’ultimo prima di trascinarlo di peso nella cabina.
 
*
 
– Qual era il tuo grande piano? Prendere uno di loro in ostaggio?
Silas era sdraiato sul letto con una gamba accavallata e un braccio dietro la testa. – Farmi un giro, una partitina a carte, fumare e bere un po’.
– Credi che questo sia un gioco?
– Sì, e tu fai di tutto per renderlo noioso.
Kieran lo tirò su di peso e lo sbatté contro la parete metallica. – Perché non riesci per cinque minuti a essere una persona seria? Vivi la tua vita come se nulla fosse importante, la tua leggerezza mi ripugna.
Gli occhi baluginarono e si strinsero offesi come non mai. Lo spinse indietro, dimostrando di avere ancora molta forza nonostante la malnutrizione.
– Io prendo sul serio moltissime cose. Ed è il motivo per cui me ne sono andato.
Gli girò attorno come un predatore, senza allontanare gli occhi o perdere il contatto visivo. – Sei una vera delusione rispetto a sette anni fa, davvero. Ti hanno del tutto ammansito.
Kieran voleva così disperatamente picchiarlo. – Sei un traditore spregevole, mi importa ben poco di cosa pensi di me.
– Smettetela di lusingarmi, maggiore Reed, potrei montarmi la testa.
Imprecò. – Non ti stanchi mai di indossare questo personaggio, Silas? Di queste stronzate fastidiose? Non sei fra aristocratici, puoi anche smetterla di recitare questa parte ridicola.
Il sorriso si dissolse dal suo volto. Abbandonò anche la sua posa rigida da esteta e il portamento fiero, sembrava solo minaccioso all’improvviso. – Non tutti possono permettersi di essere così stupidamente onesti. Ah già, neanche tu ormai.
Si stropicciò gli occhi. Voleva nascondere il suo disprezzo, ma non ci riusciva, credeva di poter gestire meglio il rancore che ancora sentiva per Silas, la rabbia, il senso di tradimento.
– Cos’hai fatto a quella ragazza?
Silas alzò gli occhi al cielo. – Per tutte le fate, ora è anche colpa mia se una donna si è stretta troppo il corpetto! Sono senza magia, debole come un anziano, ma posso far svenire le donne con il pensiero, come no.
– So soltanto che dove vai tu le persone si fanno male o muoiono, meglio che rimani nella parte dello stronzo arrogante, che l’innocente non ti riesce affatto bene.
Si sistemò le maniche della blusa, infastidito. – Con te funzionò al tempo.
Fermò il pugno prima di colpirlo e lo abbassò piano, mentre si mordeva le labbra. Non ne valeva la pena.
Silas stappò il whiskey col pollice e si versò due dita nel bicchiere di cristallo. Si sedette in modo scomposto sul divanetto e inclinò la testa. Kieran strinse i pugni e s’impose di calmarsi. Andò a sedersi al tavolo e cercò di scrollarsi di dosso la rabbia.
– Piuttosto – esordì Silas dopo qualche minuto, come se avesse atteso che l’altro riprendesse il solito autocontrollo, – mentre conversavo con quell’adorabile signorina, ho fatto alcune domande…
– Domande? – domandò Kieran allarmato.
Silas poggiò i gomiti sulle ginocchia e incurvò la schiena, pensieroso. – Sui rappresentanti del Diaspro che erano al processo. Soltanto loro sarebbero in grado di lanciare questo tipo di incantesimo vincolante. O qualcuno con enormi possibilità economiche e abbondante sangue di fata nelle proprie vene. Anche se quelle persone non erano presenti, è un evento di cui l’alta società ha spettegolato per giorni.
– Che cos’hai domandato, loro…
– Rilassati Reed, non sono un principiante, sono stato discreto. Non mi sono stati molto d’aiuto, ma sono certo che tu abbia indagato. Chiunque abbia lanciato la fattura, potrebbe essere una risposta più efficace di uno studioso sperduto chissà dove oltre il confine.
Kieran non sapeva come rispondere. – Potrebbe essere chiunque, non solo i maghi del Diaspro. Non m’intendo di magia come te, ma ho pensato che sarà servito il nostro sangue o i nostri capelli…
– Corretto – annuì Silas. – Senza qualcosa del nostro corpo non avrebbero potuto lanciarlo, ma è un vincolo molto articolato, chi lo ha lanciato doveva conoscere un po’ di magia, anche se ammetto che la natura del vincolo mi appare… caotica. Se non era un Discendente e non si intendeva di magia, allora doveva aver accesso ai resti di una fata purosangue potente, e soltanto il Diaspro e le Gilde hanno questa possibilità.
Kieran poggiò un gomito sul tavolo, pensieroso; anche Silas sembrava molto concentrato, ne sapeva molto più di lui di magia d’altronde.
– Articolato e caotico? – chiese cauto.
Bevve un sorso di whiskey e socchiuse gli occhi. – Non ho la mia magia, ma chiaramente il vincolo è potente. Non posso percepire la firma magica, ma c’è qualcosa di strano. Ancora non abbiamo scoperto tutti i suoi aspetti. Questo mi preoccupa, quest’incantesimi tendono a evolversi, a svilupparsi in modo indipendente una volta lanciati.
– E cosa potrebbe accadere? – chiese angosciato.
Si portò il bicchiere alle labbra e scosse la testa. – Non so dirlo, magari non accadrà. Potremmo iniziare a sentire il dolore fisico dell’altro, questo sarebbe un enorme problema.
Si passò una mano sul viso. – Merda.
– Come hai sottolineato, tu sei l’esperto, tu conosci le Gilde e la politica – disse con una punta di ironia. – Chi pensi abbia lanciato questo sortilegio?
Kieran portò la mano sulla nuca e scrollò le spalle. – Può essere un mio nemico come può essere un tuo alleato. Magari entrambe le cose.
– Un mio alleato non lo avrebbe fatto. Il vincolo è pericoloso anche per me.
– Tu ne trai più vantaggi. Hai scampato la condanna a morte, no?
Rovesciò la testa. – Oh per piacere. In ogni caso, hai molti nemici?
– Definisci il “molti”.
Alzò un sopracciglio di fronte al sorriso nervoso di Kieran. – D’accordo, dunque molti. Non mi sorprende.
– Non ho tutti questi nemici, qualche nobile risentito, una Gilda o due offese, ma sono normali reazioni quando fai il tuo lavoro senza preferenze.
Con un cenno della testa indicò la porta della cabina. – Come quel vecchio ingessato di prima. Il Ferro è uno strumento politico, è normale che ti chiedano favori.
– Non per me.
Gli sfuggì una risata, ma non sembrava la solita risata sarcastica, era più autentica. – Posso solo immaginare le facce di questi “nobili risentiti” quando hai respinto le loro richieste. Non mi sorprende che tu abbia nemici segreti che ti lanciano sortilegi. Anche all’Accademia ti sceglievi male gli avversari.
Sembrava divertito e Kieran non riuscì a sopprimere a sua volta un sorriso. – Sono sempre stato più bravo a far saltare i nervi alle persone, invece che a piacergli – commentò un po’ impacciato.
– Lo ricordo bene. Però sembra qualcosa di molto personale. Una ragazza delusa? Un vecchio amante tradito?
Abbassò gli occhi, imbarazzato. – No.
– No?
– Io… non ho avuto… molto tempo per queste cose. Le persone in questione lo sapevano, non si sono mai aspettate nulla da me. E comunque sono anni che… – non concluse la frase e si schiarì la gola. – Ad ogni modo non è possibile. Forse qualcuno dei tuoi, sono molto più numerosi da quel che ricordo.
Silas studiò il bicchiere vuoto e lo osservò con sufficienza. – Cos’è, sei invidioso? Parliamo di sette anni fa, e in ogni caso mi avrebbero lasciato venire impiccato senza complicarsi la vita.
– Magari volevano salvarti.
– Un atto d’amore? Sei un sentimentale, ma è impossibile. Non ho mai avuto quel tipo di legame con nessuno.
Per un solo secondo gli sembrò che gli occhi di Silas lo evitassero di proposito. Si affrettò a imitarlo.
C’è stato un tempo in cui ho creduto che quel legame esistesse. Fra noi. Che sciocchezza.
– E nessuno di loro aveva certe capacità in ogni caso. Sono anni che… ? Finisci la frase, Reed.
Kieran si versò a sua volta da bere. – Non sono affari tuoi.
Silas poggiò la guancia sul pugno. – Anche se eri cristallino e onesto, è possibile che qualcuno abbia frainteso. La gelosia e l’ossessione non sono sempre controllabili – considerò.
– Nessuna delle persone con cui… con cui sono stato avrebbe avuto i mezzi.
– Nessun Discendente?
Gli occhi saettarono su di lui. – Perché sono io quello sotto processo? Tu hai manipolato e sedotto un mucchio di gente.
– Sai benissimo che non è vero, è ciò che hanno sempre detto su di me, ma non ho mai manipolato o ingannato nessuno per venire a letto con me. Lo hanno fatto perché lo volevano. Se poi parliamo di persone gelose, ossessive e patetiche, beh, di quelle ne ho incontrate diverse, ma andavano oltre il mio controllo. Puoi raccontarmi dei tuoi scabrosi amanti, non sono il tipo che giudica.
Kieran alzò gli occhi al cielo. – Perché vuoi farti gli affari miei?
– Sei sempre così sulla difensiva. Sei stato o no con un Discendente?
La gamba si alzava frenetica sotto il tavolo e cercò di fermarla. – Una volta. Ma non sapeva usare la magia, non aveva imparato.
– Era un ragazzo o una ragazza?
– Smettila. Non è rilevante.
Silas gli sorrise appena. – Magari ti ha detto di non saperla usare, ma non era la verità.
Kieran si grattò la testa, sconsolato. – Parliamo di sei anni fa, faceva parte della Gilda dei meccanici. Non so che fine abbia fatto, non ha mai più mostrato interesse per me, dunque non è possibile.
– Com’è stato scoparsi un Discendente?
– Vai al diavolo.
Silas scoppiò a ridere. – Come se suscettibile! Non si può neanche scherzare.
Kieran era provato da quella conversazione e affondò l’imbarazzo nel bicchiere. La sua pelle bianca lo tradiva sempre quando arrossiva.
– Non capiremo mai chi è stato, è un discorso inutile. Ma forse l’esperto di sigilli saprà come romperlo.
Silas ticchettò il tavolo. – Non è certo un processo facile. Senza chi l’ha lanciato potrebbero volerci settimane prima che l’esperto capisca come procedere.
– Lo so, ma non abbiamo alternativa.
Rifletterono entrambi sulla conversazione, senza parlare.
Kieran però riusciva soltanto a chiedersi come fosse passato dal lottare all’ultimo sangue con quell’esaltato al parlarci di vecchi amanti su un treno mentre sorseggiavano whiskey. E poi Magda fingeva di poter predire il futuro, come se una qualche magia avrebbe mai potuto spiegare quell’imprevedibilità.

 
Chi di voi ha letto il capitolo il primo giorno avrà notato che ho deciso di spezzarlo in due. Quindi nel prossimo capitolo leggerà cose già viste. Ho riflettuto che è meglio accorciare i capitoli e magari pubblicare più spesso, così da non farvi affaticare troppo gli occhi mentre leggete. (Mi scuso con chi ha deciso di leggerselo dopo ç__ç, ma è questione di pochi giorni in fondo).
Scusate per il disguido! 
   
 
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