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Autore: Ahiryn    21/07/2021    4 recensioni
Kieran Reed è un soldato con poche certezze nella vita, ma nessuna più ragionevole del: “mai fidarsi di Silas Vaukhram”. Non ha vissuto gli ultimi sette anni della sua vita a dare la caccia a quel bastardo per divertimento personale. Non lo ha trascinato di fronte alla giustizia sperando di cambiare idea. Nossignore. Ha fatto tutto questo per rimediare a un errore, il fatale errore di essersi fidato. Perché Silas è un traditore, un assassino, un bugiardo e la persona di cui più diffida al mondo.
Sfortunatamente è anche la sua unica speranza.

*steampunk / enemies to lovers*
[Rating arancione ma salirà a rosso più avanti]
Genere: Avventura, Hurt/Comfort, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi, Slash
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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La Dama Rossa

XII


 



Nonostante la zona dove sorgeva, la Dama Rossa era un bordello alquanto sfarzoso e frequentato. La musica del pianoforte risuonava allegra e accompagnava ballerine e ballerini su un piccolo palco di metallo, dove danzavano coperti da pochi veli. I tavolini erano occupati da molti clienti che fumavano narghilè colorati e bevevano alcool scadente. Il fumo impregnava l’aria del primo piano e Kieran non faticò a riconoscere il profumo dolciastro dell’oppio e dei fiori spettro.
Un uccellino meccanico suonava una nota quando l’ingresso si apriva, accogliendoli nell’anticamera spaziosa e illuminata da un lampadario di cristalli rossi. Dal soffitto pendevano talismani e pietre riflettenti, avvolti da nastri legati a forma di farfalla.
 Dietro un bancone coperto di velluto stava un automa, gli ingranaggi visibili erano decorati da fiori e merletti, un lungo abito rosso sfarzoso lo copriva fino a terra. Gli occhi tinti da bambola erano dritti e vuoti. Muoveva a scatti la testa e aveva un numero segnato sul petto che aumentava quando qualcuno entrava nel bordello. Sembrava soltanto decorativa, vicino infatti c’era una ragazza dall’aria annoiata che leggeva un giornale e sorseggiava del tè. Aveva un corpetto stretto e succinto, le labbra dipinte di un rosa chiaro, gli occhi contornati da brillantini. I capelli albini e la pelle opaca ricordavano quella delle fate, ma la ragazza era chiaramente umana.
‒ Cinque ottoni per accedere alla sala degli spettacoli. Le tariffe sono diverse per ognuno dei nostri ragazzi e ragazze, ma la base di partenza è trenta ottoni. Se volete tenere le maschere sono venti ottoni in più.
Aveva parlato senza neanche alzare la testa, svogliata. Kieran fu indeciso se togliersi la maschera, ma alla fine la sfilò e la appese all’ingresso. Silas si avvicinò al bancone con la sua aria indolente e smaliziata, i capelli neri legati in uno chignon disordinato.
‒ È bello rivederti Liv.
La ragazza alzò gli occhi su Silas e impiegò qualche secondo per metterlo a fuoco. Man mano che lo riconosceva, un sorriso da volpe le colorò lo sguardo.
‒ Non posso crederci. Per tutte le corti! Che diavolo ci fai qui, Falena? Dicevano che ti avevano già appeso per il collo e che la tua pellaccia era in mano al Consiglio!
Silas poggiò il gomito sul bancone. – Sono difficile da ammazzare – e ammiccò verso Kieran.
Questo roteò gli occhi al cielo, seccato.
‒ Ti prendo in parola stavolta! Certo che sei cresciuto parecchio dall’ultima volta, in che guaio ti sei messo stavolta? Di nuovo in fuga?
Il tono scherzoso prese Kieran alla sprovvista, ma Silas aveva ancora la guardia alzata a giudicare dai suoi occhi.
‒ Una lunga storia, ho di nuovo bisogno dei servizi della Dama. Vedo che tu hai fatto carriera invece.
La ragazza gonfiò un po’ il petto. – Non prendermi in giro. È un bel passo avanti stare dietro al bancone, soprattutto negli ultimi tempi. I clienti chiedono cose sempre più strane e fingere di essere un mezzosangue è stancante.
Le sfiorò una guancia. – Non hai bisogno di fingere, sei già molto graziosa.
Kieran lo osservò con sufficienza e scosse la testa, mentre la ragazza ridacchiò e allontanò le sue dita con un gesto scherzoso.
‒ Non graziosa quanto te, avresti potuto fare parecchi soldi a lavorare qui. Beh se avessi aggiustato quel tuo caratteraccio, ma di certo ad alcuni clienti sarebbe piaciuto.
Silas aveva perso la sua baldanza di poco prima. – Sei gentile, ma non è il posto adatto a me temo. Però non mi dispiacerebbe fare di nuovo affari. Credi che potrei incontrare la Dama? O qualcuno in sua vece?
Si grattò la nuca. – Non lo so, è molto impegnata. Gli ultimi tempi sono stati… difficili, i soldi scarseggiano, la città è sempre più una fogna.
‒ Sono sicuro che le farebbe piacere rivedermi.
Liv si sporse a guardare Kieran con occhi curiosi. – Siete qui con Silas?
‒ Lui è con me. Ma aspetterà fuori se preferisci.
‒ Io vengo con te o ce ne andiamo – replicò, brusco.
Liv lo studiò ancora e alzò un sopracciglio. – Non incontra persone che non conosce.
Silas le prese una mano. – Ti prego Liv, ricordi quando ti ho aiutato con quel tuo problemino? Guarda che curare certe infezioni con la magia è parecchio faticoso, sono rimasto quasi due giorni a letto a riprendermi!
Sbuffò. – Suppongo che in effetti tu mi abbia aiutato quella volta… ah e va bene. Vedrò cosa posso fare. Aspettate qui.
Si voltò e tirò fuori una chiave dalle gonne. La infilò nel petto dell’automa, che con un cigolio rumoroso scivolò di lato, lasciando apparire un ingresso stretto nel muro. La ragazza sparì al suo interno, inghiottita dal buio.
‒ Problemino?
‒ Un’infezione piuttosto grave, qui dentro è frequente. Le magie di cura sono talmente costose.
Kieran guardò verso la sala degli spettacoli. – Quanti giorni sei stato qui?
‒ Non molti.
‒ Pagasti così? Curando le prostitute dalle malattie veneree con la magia?
Silas ticchettò il bancone con le dita. – Non esattamente.
Prima che potesse chiedere altro, la ragazza uscì di nuovo dal tunnel e si soffiò una ciocca via dal viso.
‒ Vi riceverà, ma dovete lasciare le armi fuori.
Kieran reagì portando una mano sull’elsa della spada. ‒ Non abbiamo intenzioni ostili.
– E allora a che cosa ti servono?
Silas ridacchiò. – Sono contento di vedere che non hai perso la tua parlantina.
La ragazza sorrise e si distese le gonne. – Detto da te è un complimento!
Kieran sospirò seccato e sfilò spada e pistola. Li pose dietro il bancone a malincuore, ma tenne il coltellino nello stivale. Mentre deponeva le armi, vide un uomo ubriaco scendere dalla scalinata a destra del bancone, sorretto da un mezzosangue dall’aria eterea. Dai veli e dalla corporatura era impossibile dire se fosse maschio o femmina, forse nessuno dei due, ma era davvero seducente.
Kieran arrossì appena e distolse lo sguardo. La bellezza dei mezzosangue e delle fate era qualcosa di difficile da descrivere, soprattutto perché spesso si presentava aliena, lontana da ciò che loro conoscevano e definivano come “umano”.
‒ Nick, vieni qui a sostituirmi!
Il mezzosangue si voltò con un sorriso. Depositò il vecchio ubriaco su uno dei divanetti e andò dietro il bancone. Quando gli passò vicino Kieran venne investito da un tanfo di alcool e fumo.
‒ Chi sono i tuoi amici? – domandò curioso e avvicinò un dito a Silas.
‒ Nessuno che ti interessi. Mi raccomando, non ti distrarre.
S’inoltrarono nel tunnel, guidati da Liv, mentre il Discendente inclinava il volto efebico a osservarli sparire oltre l’automa.
La galleria era umida e opprimente, dopo pochi metri si ritrovarono a camminare fra le pozze. Liv si era alzata le gonne oltre le ginocchia.
 ‒ Hanno i fiori spettro qui dentro, riconosco l’odore – commentò Kieran a bassa voce, serio.
Silas annuì. – Ne vorresti un po’?
‒ Se trafficano questa droga, vuol dire che lavorano con la Tela.
Si voltò a guardarlo. L’umidità gli aveva appiccicato qualche ciocca addosso. – Non pronuncerei quel nome a voce alta con tanta disinvoltura, soprattutto qui. In ogni caso è ovvio, tutti i trafficanti e i criminali devono rendere conto alla Tela. Sono gli unici che raccolgono i fiori spettro al confine.
Kieran era nervoso. Abbassò la voce. – Allora sono più pericolosi del previsto.
‒ La Dama si limita a traffici più sicuri e meno sanguinari, la Tela la rifornisce e basta.
Il tunnel aveva diverse diramazioni e girarono sulla sinistra, dove una porta rossa bloccava la loro strada.
Liv bussò in una sequenza e l’ingresso venne aperto, illuminandoli di una luce fioca rossastra.
Il profumo era talmente forte e invadente che Kieran aveva fastidio al naso, soprattutto perché il puzzo dei canali di scolo si era mischiato in un odore acre.
Si ritrovarono in una saletta opprimente, piena di cucce scavate nel muro dove erano accasciati uomini e donne, gli occhi cisposi e arrossati, la pelle ruvida come una cartaccia. Le pipe e i narghilè erano accanto a ogni cliente, il fumo invadeva la sala in una cappa irrespirabile.
Kieran guardò i corpi immobili buttati nelle cuccette, le labbra macchiate di viola come se fossero dipinte.
Silas si schiarì la gola. – Deve aver ampliato i suoi affari…
‒ Tu dici?
‒ Kieran, penso davvero che dovresti aspettare fuori – sussurrò.
Osservò la luce bassa e rossastra di quella sala. – No, anch’io ho bisogno di un passaggio sul treno.
‒ Sei un guerriero di Ferro, lo capiranno, non è sicuro per te qui.
‒ Non farò nulla per attirare l’attenzione, ma è meglio non dividersi.
Silas socchiuse gli occhi, esasperato e riprese a seguire Liv, schivando i corpi sui cuscini.
Entrarono in un’altra porticina e si ritrovarono in quello che doveva essere lo studio della proprietaria: era una grossa stanza luminosa piena di affreschi mangiati dall’umidità e dalla muffa; aveva una scrivania intagliata e una libreria piena di statuette e libri. Un tavolino più piccolo era occupato da una macchina da scrivere e dietro di esso un ragazzo sonnecchiava.
Anche lì l’odore dei fiori spettro era forte e Kieran si accorse che provenivano dalla pipa della donna in piedi di fronte a loro.
La Dama Rossa, perché la sua pelle bianca era macchiata in più punti da voglie rosse che sembravano fiori, gli occhi erano bordeaux e i capelli scendevano lunghi fino a terra; aveva orecchie a punta e il naso schiacciato, le sue labbra erano di un viola innaturale, come quelle dei corpi drogati e ammucchiati nell’altra sala. Indossava una gonna cucita con ali di farfalle e un corpetto pieno di foglie e petali, era difficile dire quanti anni avesse, sembrava una donna di mezz’età, ma le rughe sul suo viso erano armoniose e simmetriche.
Un uomo sostava seduto alla scrivania fumando un sigaro, l’altro invece stava ritto in piedi con le braccia incrociate; le loro facce non apparivano molto amichevoli, Kieran sapeva riconoscere dei criminali incalliti quando li vedeva.
Silas fece un piccolo inchino e prese la mano alla donna in piedi. – Gabrielle, siete sempre splendida.
Le baciò uno degli anelli con delicatezza e si tirò indietro. La donna lasciò uscire una boccata di fumo dalla lunga pipa ornata che stringeva in mano e gli sorrise.
‒ Silas Vaukhram. Non avrei mai creduto di rivederti qui. Di nuovo in fuga?
Sorrise, nervoso. – Sempre.
Gli uomini stavano squadrando Kieran. Uno si avvicinò e iniziò a perquisirlo, poi passò a Silas. Non trovò il coltellino e questo gli diede un po’ di sollievo. La sua allerta era al massimo.
‒ Vi inviterei a sedervi, ma mi avete presa in un momento spinoso, non posso dedicarvi troppo tempo.
‒ Ma certo, ve ne ruberemo poco. Anche se permettetevi di farvi i complimenti per aver esteso l’attività.
Gabrielle guardò verso la porta. – Ti ringrazio, ho iniziato a investire in ambiti più… redditizi. Non c’è bisogno di essere così formali, ci conosciamo da tanto ormai.
Quando parlava strizzava gli occhi senza accorgersene, come se le dessero fastidio. Inclinò la testa ed esaminò il suo simile.
‒ Vorrei poter ricambiare il tuo complimento, ma ti vedo molto dimagrito, Silas, il tempo non è stato così clemente, dico bene?
‒ Qualche mese sfortunato, nulla che non si possa risolvere.
Gabrielle si sporse a osservarlo. – E chi sarebbe l’uomo imbronciato in tua compagnia?
Kieran distolse lo sguardo da Liv che lo stava sfiorando mentre usciva e lo riportò sulla donna di fronte a sé.
‒ Lui è Kurt, è un mio affiliato.
Gabrielle lo studiò e avvicinò la pipa alle labbra. – Sembra un soldato. Gendarme o spezza-ali?
Silas lo guardò come se fosse colpa sua e Kieran cercò di lamentarsi con gli occhi che non aveva fatto alcunché.
‒ Sono del Ferro – rispose per sé.
‒ Ah sì? Il tuo sguardo sembra molto corrucciato, sei qui per arrestarmi o hai bisogno di sfogarti?
Silas si sporse a dare una pacca a Kieran. – Quella è solo la sua brutta faccia, non può farne a meno, ma non devi preoccuparti di lui. Non farà un fiato, è con me, mi ha fatto evadere e ha bisogno di lasciare Moslon.
Gabrielle però sembrava interessata a Kieran all’improvviso. Si avvicinò e dalle narici uscì altro fumo.
‒ Un guerriero di Ferro che aiuta la Falena? Non si finisce mai di imparare.
Gli girò intorno, lo sguardo fatato catturato da qualcosa.
Kieran lasciò scivolare di nuovo gli occhi sulla pipa e la donna sorrise. – Sei interessato ai fiori spettro? Mi farebbe comodo avere qualcuno disposto a recuperarmene un bel po’, dicono che voi del Ferro siete resistenti alle magie fatate. Molti degli uomini a cui ho offerto il lavoro non sono mai tornati, le Terre Spezzate e i Valksha non perdonano. È una disdetta, in questo modo siamo costretti a dipendere da altri. Non sareste interessati a un lavoretto?
Si scostò il fumo con le dita. – Sono costretto a rifiutare – mormorò e fece un passo indietro. – Non vorrei diventare il giocattolo di qualche Valksha.
La donna rise appena. – Un peccato. Ne vuoi un po’?
Gli porse la pipa, la punta macchiata di viola dove le labbra la avevano stretta. Scosse la testa.
‒ Tutto d’un pezzo, come ci si aspetterebbe da voi del Ferro. Hai mai assaggiato i fiori o le foglie spettro?
Era capitato, mentre era in servizio al sud della Gardenia. Un mezzosangue drogava e uccideva persone dell’alta società in modo efferato, era stato mandato ad affiancare il gendarme a carico delle indagini. Lo aveva convinto ad assaggiare la droga per capire meglio la mente del nemico, o qualcosa del genere, non era molto bravo in lavori investigativi.
 Anche se i traffici illeciti dei fiori spettro non erano del tutto competenza del Ferro, erano comunque piante mutate dalla magia fatata delle Terre Spezzate, crescevano solo al suo confine ed erano allucinogeni potenti che potevano portare a mutazioni impreviste. Se fosse stato un giorno ordinario per lui avrebbe fatto chiudere quel posto e arrestato ogni singola persona. Peccato che non viveva più giorni ordinari da un po’.
‒ Sì, non fanno per me – rispose, secco.
Silas gli mandò altre occhiatacce per il modo laconico e distaccato con cui stava rispondendo.
‒ Ma la vostra pipa è molto graziosa – provò ad aggiungere, impacciato.
Il suo compagno socchiuse gli occhi e scosse la testa, come se non potesse credere a tanta idiozia.
La Dama non disse nulla, ma mantenne lo sguardo su di lui. ‒ Ma sentiamo, di cos’hai bisogno questa volta, Silas?
L’interpellato seguì Gabrielle con gli occhi, ma gli dava le spalle ed era concentrata su Kieran.
‒ Dobbiamo lasciare Moslon. In fretta. Sappiamo che i treni sono… inattivi durante i primi tre giorni del Solstizio, ma non i treni fantasma, giusto? Ci chiedevamo se potessi inserirci a bordo di uno di questi, sei stata così utile l’ultima volta, che so di poter contare sul tuo prezioso aiuto.
Kieran non era per nulla contento di tutto quello, ma doveva restarsene in silenzio. Imbarcarsi come clandestino su un treno fantasma era forse il punto più basso della sua vita, anche se molte esperienze tenevano testa a quella nuova e squallida situazione.
Avrebbero dovuto procurarsi degli abiti pesanti, i treni fantasmi erano gelidi visto che trasportavano solo merci e non avevano persone a bordo. Senza contare che procedevano fin troppo lenti e non avevano protezioni adeguate contro le fate.
‒ Ricordo quando venisti da me otto o nove anni fa, eri un ragazzino tutto spaventato – commentò divertita, il tono quasi smielato.
Kieran lo sbirciò, curioso.
Silas non sembrava interessato a rivangare. – Sì, beh è passato molto tempo e ora ho di nuovo bisogno dei tuoi servigi, così va la vita.
Gabrielle si voltò a osservarlo e abbassò la pipa. – E immagino che vorresti pagare come hai pagato l’ultima volta? Ma qui i passeggeri sono due, o sbaglio?
Kieran aggrottò le sopracciglia. – Al momento non ho molti soldi con me, ma ne ho tanti da parte.
Uno dei due uomini si lasciò scappare una grossa risata e spense il sigaro nel posacenere, tossendo e ridendo all’unisono.
Gabrielle osservò Kieran quasi con tenerezza. – Non prendo passeggeri a credito.
Silas alzò appena la testa e si sistemò la blusa. – Per il passeggero in più posso darti qualcosa di me. Una fiala del mio sangue.
‒ Lo sai che non m’interessa così tanto. Lo trovo macabro e di cattivo gusto. Ho il mio di sangue, certo non è potente come il tuo, ma mi basta. Ci penserei forse per le tue palle o per il tuo cazzo, i genitali dei mezzosangue sono molto rari, i nobili spesso non li conservano. Sai come vanno le cose, il perbenismo…
Silas rabbrividì appena. – Temo di non poterteli dare, mi servono ancora.
‒ E quando morirai?
‒ Spero che rimarranno attaccati al mio corpo… per ricordo.
Kieran sbatté le palpebre e si voltò verso Silas, ignorando quella ridicola conversazione. – Come pagasti la prima volta?
Gabrielle arrotolò un dito attorno ai capelli neri della Falena. – Pagò col suo corpo. Per un cliente.
Silas non sembrava entusiasta che lo avesse detto ed evitò lo sguardo di Kieran. – Se il prezzo è doppio significa che potrai avermi due volte in questo tuo posto delizioso. Non una di più.
Kieran era senza parole. Lo strattonò indietro per un braccio. – Assolutamente no – ringhiò. – Sei impazzito? Non si era parlato di questo.
‒ Calmati, lascia che me ne occupi io.
Gesticolò ferocemente con le mani. – No! Non a questo prezzo. Hai sentito che cos’ha detto? – domandò, sconvolto.
‒ Non è qualcosa che mi mette a disagio. E da quel che ricordo non eri uno che giudicava.
Si tirò indietro, punto dal ricordo di quella loro conversazione. – Non si tratta di questo, non voglio che paghi il mio passaggio in questo modo.
‒ Purtroppo, non posso andarmene se non c’è anche il tuo culo a bordo.
Gabrielle tossì appena e riportò l’attenzione su di sé. – Falena, quella volta ti proposi quest’accordo perché eri disperato e inoltre sapevo che qualcuno avrebbe pagato parecchio per averti. Sei un mezzosangue di alta qualità, avevi la pelle liscia e morbida dei nobili, un aspetto curato e in salute. Ora sei smunto e sporco, ma di nuovo disperato e chiedi ben due passaggi, uno dei quali per un maledetto guerriero di Ferro. Credi che sia sufficiente?
Silas assottigliò lo sguardo e sorrise in modo affilato. – Stai per caso insinuando che non sono abbastanza? Mi ferisci.
Gabrielle gli diede un buffetto, ma il suo sguardo era velenoso come i fiori che fumava.
 ‒ Ognuno di voi si pagherà il prezzo da solo. Il tuo amico qui ha un corpo a sua volta, o mi sbaglio?
Kieran spalancò la bocca, sorpreso, mentre Silas sgranò gli occhi. – Cosa? Vuoi lui?
Si mordicchiò il labbro inferiore, pensierosa. – Qui ho molti mezzosangue, nessuno con il tuo retaggio, questo è certo, ma quanto pagherebbero alcuni clienti, uomini e donne, per poter aver un rapporto sessuale col Campione del Ferro?
A sentire il titolo entrambi sussultarono appena, Silas però non perse il sangue freddo.
‒ Non dire idiozie, nessuno dei tuoi clienti crederebbe mai che sia davvero lui.
Gabrielle agitò la pipa e roteò gli occhi. – Qui si vendono fantasie. Qualcuno ci crederebbe, altri fingerebbero di crederci. Non vedo perché la mia richiesta vi risulti così indigeribile, un posto sui treni fantasma parte da un costo di duemila ottoni. Una serata con una prostituta ne frutta neanche cinquanta, vi sto facendo un prezzo di favore. Una mezz’ora con qualche ricco cliente per lasciare la città senza essere visti, in sicurezza, lontano da qualunque controllo.
‒ Non siamo così disperati – ribatté Silas, ma l’incertezza gli colorò la voce.
Gabrielle scoppiò a ridere e i suoi uomini la imitarono. Aprì un cassetto e tirò fuori un giornale, si leccò un dito e girò le pagine.
‒ Kieran Reed, giusto? Sai che tre giorni fa è uscita la notizia che la Falena sia fuggito o sia stato ucciso di nascosto per prenderne i pezzi?
Kieran sentì il fiato sparirgli dalla gola.
‒ Sembra che sia successo qualcosa durante una nottata di guardia e sono coinvolti un Consigliere e una guerriera di Ferro, il colonnello Bervana.
Qualsiasi traccia di colore morì sul suo volto e non riuscì a dissimulare. Gabrielle ripiegò il giornale e sorrise.
‒ La tua faccia sembra alquanto disperata, Campione.
Poggiò la pipa sulla scrivania e gli andò incontro con passi decisi. Kieran era ancora frastornato e la osservò stupito. – Cosa mi ha tradito?
‒ Seguo molto i giornali, come hai visto. Non so quali siano le ragioni che ti hanno portato qui, ma le immagino, e mi sembrate parecchio fottuti. Perché quindi non trovare un accordo? Per quanto la Falena sia un’attrazione incredibile, anche tu lo sei. Diverse persone pagherebbero per averti dopo le tue ultime imprese.
Gli tirò avanti il mento con un gesto brusco e Kieran impietrì, mentre la donna lo studiava. – Dicevano che avevi un aspetto rozzo, ma invece hai una fisicità particolare.
Gli sfiorò le cicatrici e gli sollevò le labbra. – Hai ancora tutti i denti, anche se questo è scheggiato. La tua pelle cicatrizza molto male, ma non stonano su di te questi segni. Sei robusto, i clienti più problematici potrebbero divertirsi con te.
Uno dei due uomini rise, mentre il ragazzo dietro la macchina da scrivere lo esaminava, annoiato.
Kieran guardò la pelle candida e scarlatta della donna, il suo profumo si confondeva con quello dei fiori secchi e della droga. Ebbe un capogiro, i suoni si abbassarono a poco a poco e il suo corpo cessò di rispondere ai comandi.
Pesava come un macigno, non riusciva neanche a respirare a pieni polmoni. Una patina di sudore freddo gli ricoprì la pelle.
Riconobbe quella sensazione e iniziò ad allarmarsi. Cercò di fare un passo indietro.
Si sentì strattonare la maglia. – Se con gli uomini non ti si alza, ho delle droghe che ti aiuteranno.
Gabrielle continuò a studiarlo, mentre rifletteva. – Larry, portami qui le foglie spettro e prepara la stanza rossa.
Il ragazzetto ubbidì, si alzò e uscì fuori dallo studio.
La Dama allungò una mano e gli afferrò i capelli in modo brusco. Li controllò. – Devo accertarmi che tu non abbia parassiti.
Non piangere, ragazzino.
Quella voce gli ferì le orecchie, ma era ancora abbastanza lucido da sapere che nessuno aveva pronunciato quelle parole, eppure gli sembrava di sentirle sussurrate nel suo orecchio.
No. Non perdere il controllo.
La stanza si inclinò e gli diede le vertigini. Aveva bisogno di vomitare.
Doveva muoversi, doveva riprendersi.
Ora basta – interruppe Silas e afferrò il polso di Gabrielle con un gesto brusco.
La sua voce gli arrivò ovattata, ma appena la donna indietreggiò, i suoni ricominciarono ad arrivargli. Si portò una mano alla bocca, così nauseato da sentire i conati in gola.
 – … detto che non è parte del pagamento e lo stai rintronando con la tua droga.
Silas si era frapposto fra lui e Gabrielle, ma Kieran era ancora scosso dai tremiti.
Si passò una mano sul viso sudato, attonito da quella reazione. Non gli capitava da tanto, come aveva potuto lasciare che accadesse in un momento così delicato?
Riprenditi, dannazione.
‒ Non si è rifiutato, mi sembra – commentò la donna e i suoi cani da guardia si fecero avanti.
Silas lasciò la presa e guardò Kieran, aspettando che dicesse qualcosa, ma aveva chiuso gli occhi per mitigare la nausea.
‒ Non importa, abbiamo soldi, abbiamo parti fatate e hai me. Questo è il pagamento che possiamo offrirti, prendere o lasciare.
Gabrielle aveva un bagliore offuscato negli occhi, sorrise, la droga le aveva macchiato i denti di viola. – Sei geloso del tuo amico? Puoi assistere se vuoi. Lo farò iniziare per gradi.
‒ Ho capito. Hai perso l’occasione. Ce ne andiamo.
Gli energumeni dell’entrata si avvicinarono a un cenno del capo di Gabrielle. Silas s’irrigidì.
‒ Vuoi usare la forza? Come sei caduta in basso.
‒ Gli affari vanno male, sempre meno turisti per colpa della tua Legione che assalta i treni, Falena. Inoltre i mezzosangue da reclutare per la Dama Rossa scarseggiano e ottenerli dai traffici della Tela è sempre più dispendioso.
Silas la osservò con disgusto. – Ti sei data a questo genere di trattative? Sei disgustosa. Tradisci la tua stessa gente.
‒ La mia gente? Per piacere. Cos’ho in comune con un viziato come te? Non potremmo essere più diversi. Se proprio vuoi biasimare qualcuno, la colpa è dell’alta società, strappano tutti i Discendenti dalla strada e dalle famiglie per tenerseli, ma poi vengono nei bordelli per scoparseli. Forse i più ubriachi e ignoranti scambiano Liv e le altre per mezzosangue quando le trucco, ma molti altri sono più intenditori.
Silas sbirciò Kieran di sottecchi, in attesa che reagisse. – Lui non è un mezzosangue.
‒ No, per l’appunto. Ma ho diverse richieste che potrebbe soddisfare. Lasciamelo per una notte e avrete il vostro passaggio fuori da Moslon in sicurezza. So che ti tiene al guinzaglio, non percepisco la tua magia, hai ancora i sigilli. Questo è un buon momento per renderlo più… docile, nei tuoi confronti.
Kieran capì a malapena il discorso, ma realizzò che Gabrielle stava cercando di mettergli Silas contro.
Silas d’altro canto appariva furibondo. ‒ Che cosa pensi di fare? Picchiarlo e farlo violentare? Hai visto quanto è grosso questo qui? Spaccherà i denti ai tuoi clienti.
‒ Per quello abbiamo le droghe. E la magia. Pensaci bene.
‒ Perché lo vuoi tanto? Qual è la vera ragione?
Mosse il collo, oziosa. – Mi sembra ovvio. Perché è un guerriero di Ferro. Perché si è messo in mezzo a uno dei più grandi traffici di mezzosangue della regione, perché è famoso e ha tutto da perdere. Tu, invece, non hai niente da perdere, non ti ricapiterà un’occasione come questa.
Il sospiro seccato di Silas risuonò per la stanza. – La mia risposta è no.
Si voltò verso Kieran con sguardo indagatore. – Sei fra noi?
‒ Eh?
Assottigliò gli occhi. – Stai bene?
Kieran lo guardò. – Sono in me, stavo riflettendo – mentì, ma la bugia gli uscì con un filo di voce e Silas non sembrò credergli.
‒ Riprenditi – gli ordinò, poi tornò a fronteggiare Gabrielle. – Noi ce ne andiamo, grazie per l’offerta, siamo costretti a declinare.
La donna si avvicinò. – Ve ne andrete quando lo deciderò io.
‒ Questo è un pessimo modo di fare affari, non mi sorprende che le cose ti vadano male.
Gabrielle lo ignorò e fissò gli occhi su Kieran. – Sento una sorta di energia provenire da te, quando ti ho toccato hai confermato la mia sensazione… ‒ mormorò fra sé e sé. – Hai con te qualcosa di interessante?
Kieran raggelò e non si mosse. Aveva portato con sé il gessetto, ma era quasi impossibile accorgersene, la traccia magica si percepiva soltanto toccandolo. Che lo avesse sfiorato mentre gli metteva le mani addosso?
Gabrielle notò il suo stupore. – Non fare quella faccia, il mio Gilbert qui perquisisce le persone in modo diretto, mentre la mia Liv lo fa con sottigliezza. Quando ti ha sfiorato, con i gesti mi ha comunicato che sei in possesso di qualcosa di interessante e toccandoti ho avuto la conferma. È flebile addosso a te, che sei imbottito di ferro, ma la percepisco.
Silas era indietreggiato in modo impercettibile. – Credevo che le parti fatate non ti interessassero. Sono macabre, no? Ti ho offerto il mio sangue.
Gabrielle staccò gli occhi da Kieran a fatica. – Sì, dei mezzosangue. Qui parliamo di qualcosa di più.
Prima che Kieran potesse muoversi, la Dama prese qualcosa in mano. Soffiò una strana polvere luccicante verso il viso di Kieran, che non fece a tempo a spostarsi e la prese quasi in pieno. Silas gli diede una spinta all’ultimo, ma non riuscì a sottrarlo dalla traiettoria.
Riposa fra le braccia della Dea.
Un sonno improvviso gli colpì gli occhi e il corpo. Barcollò, stordito, mentre le palpebre gli si chiudevano, ma combatté contro quella sensazione e cercò di non accasciarsi.
I muscoli gli si sciolsero come gelatina e iniziò a sognare, nonostante fosse ancora sveglio.
‒ Incredibile, allora è vero che voi del Ferro siete più resistenti agli incantesimi. Chiunque altro sarebbe già crollato.
Vedeva in modo confuso e sfocato. Silas si mosse, i suoi contorni sbiaditi. Afferrò Gabrielle per le spalle e la gettò a terra con violenza, tramortendola quando batté la testa.
Kieran, rintontito com’era, ricordò le prese che gli insegnavano in Accademia. Era sempre meglio placcare e incapacitate un essere fatato, Silas non aveva mai perso quello stile di combattimento.
Si sentì afferrare per un braccio e trascinare verso l’uscita. Uno degli uomini tentò di agguantarlo, ma Silas estrasse il coltellino di Kieran e glielo conficcò nel braccio. L’avversario però ricambiò il gesto e con un manrovescio rivoltò la testa a Silas e quasi lo mandò a terra.
Subito dopo si voltò verso Kieran e gli assestò un pugno dritto in pancia. Rimase senza fiato e quasi cadde in ginocchio, mentre tossiva.
‒ Cazzo.
Con il sonno che gli intorpidiva i muscoli riuscì comunque a tirare un colpo a sua volta. Le nocche si spaccarono quando incontrarono la mascella del bastardo di fronte a lui.
Venne di nuovo strattonato indietro e si voltò. Silas sedicenne gli sorrideva, esaltato. Sbatté le palpebre e scrollò la testa, mentre il ricordo si sbiadiva. Era sì Silas, ma adulto, pesto e furioso.
‒ Non ti addormentare! Dobbiamo filarcela, muoviti!
Si lasciò trascinare fuori dallo studio, rintronato. ‒ Dove… andiamo?
Gli arrivò un pugno in pieno viso e si ritrovò a inciampare fra i corpi dei drogati e a cadere. La botta gli aveva aperto una ferita sul sopracciglio, ma il torpore stava scemando.
‒ Figlio di puttana, non ti arrendi proprio tu – urlò Silas da qualche parte, mentre usava un narghilè come arma e lo frantumava sulla schiena del malcapitato.
Liv, che era all’ingresso della sala, urlò e si sentirono voci concitate alle loro spalle. Silas afferrò la ragazza per il braccio con violenza.
‒ Dammi la chiave.
‒ Silas, io…
Gliela strappò dalle gonne e la gettò indietro. ‒ E tu muoviti, bell’addormentato!
Corsero lungo il tunnel fino ad arrivare alla porta-automa. Silas infilò la chiave e iniziò a imprecare, mentre Kieran lo osservava con gli occhi gonfi di sonno.
L’automa finì di scivolare lateralmente e i due uscirono, richiudendosi la porta alle spalle e lasciando la chiave nella toppa.
Silas gli lanciò spada e pistola e corsero fuori dal bordello.
‒ Non mi sento bene – biascicò Kieran, mentre il sonno ritornava.
‒ Lo so, metti un piede dopo l’altro e corri.
Qualcuno scese dal piano di sopra e uscì dalla sala degli spettacoli, urlando ordini in cagnesco.
Si sentì afferrare per il polso e trascinare avanti, impiegò qualche secondo per capire che era Silas. Cercò di seguire l’ordine, ma gli sembrava di nuotare contro corrente. Voleva solo sdraiarsi e dormire, non gli importava dove, le palpebre erano così pesanti che a malapena riusciva a tenerle sollevate.
‒ Eccoli! Prendeteli!
Un colpo di pistola gli risuonò vicino all’orecchio, ovattato, seguito da un’imprecazione di Silas.
‒ Io lo avevo detto, ma tu no, voglio venire anch’io Silas, so cavarmela Silas, io dico che sono del Ferro come un idiota, che problema ci sarà?
‒ Sei troppo… veloce – mormorò con uno sbadiglio.
Silas si voltò e pigiò un dito sulla ferita al sopracciglio. Kieran sussultò e il dolore gli diede una scossa.
Lo allontanò con una smorfia. – Ahia.
‒ Buongiorno, hai dormito bene? Potresti correre prima che ci uccidano?
Si passò le mani sulla faccia e capì di essere in mezzo alla folla di Moslon, su una delle strade principali. L’aria tossica gli grattava la gola e il naso.
‒ Dove siamo?
‒ Non possiamo tornare direttamente alla pensioncina, ci troverebbero.
Si sentì afferrare dal colletto del cappotto indietro. Qualcuno urlò vicino e le persone si scansarono. Cadde a terra e vide sopra di sé una serie di maschere che lo osservavano, altre che scappavano.
Silas prese la sua spada e la puntò contro uno dei criminali.
‒ Dateci l’artefatto e tutto andrà bene – abbaiò uno degli uomini.
Kieran si tirò di nuovo su e sentì un altro colpo di pistola. Stavolta era partito da Silas, che gli aveva sfilato anche l’arma da fuoco.
‒ Qualcuno chiami i gendarmi! – urlò una donna fra i passanti che si disperdevano terrorizzati.
Si sentì strattonare di nuovo dal suo compagno di fuga e ricominciarono a correre fra i vicoli, schivando i passanti.
‒ Ruba una maschera! – gli ordinò Silas.
Kieran si guardò attorno e cercò di strapparne una da un signore. Questo agitò il bastone per colpirlo e Silas lo trascinò di nuovo via.
Stava ridendo a crepapelle, dopo averne afferrata una. – Come si fa a essere così incapaci?
Kieran aveva il fiatone e il sopracciglio sanguinante. – Sta’ zitto, io non sono un ladro come te e ho i sensi rallentati!
Si infilarono in un vicolo senza pensarci, ma quando arrivarono in fondo si accorsero di essere in trappola.
Le voci degli inseguitori si facevano più vicine. Silas sembrò riflettere in fretta.
‒ Togliti il cappotto.
‒ Eh?
‒ Sbrigati.
Gli sfilò il cappotto e la sciarpa e li buttò a terra dietro di loro, fra la sporcizia e la melma. Silas si sciolse i capelli e li lasciò ricadere lunghi sulle spalle, si abbassò la blusa, poi spinse Kieran contro il muro, dove era più buio.
‒ Che diavolo fai – protestò il Campione, schiacciato contro la parete.
Silas però guardava verso l’inizio del vicolo, dove la luce del sole arrivava flebile.
‒ Lì c’è qualcuno! – gridò una voce.
Silas gli afferrò il viso con un gesto deciso e lo baciò, coprendo i loro volti dietro ai capelli.
Kieran si ammutolì e rimase immobile, pietrificato. Aveva gli occhi aperti e vedeva le ciglia lunghe di Silas accarezzargli le guance. Sentì alcune voci, una pericolosamente vicina a loro che si fece una risata sguaiata e poi si allontanò.
Silas aveva aperto gli occhi ed erano spostati di lato, verso l’inizio del vicolo.
Si tirò indietro e si pulì la bocca col dorso della mano. – Aspettiamo qualche minuto e poi andiamo, credo che la abbiamo scampata per ora.
Kieran era ancora contro il muro, senza il cappotto iniziava a percepire un freddo pungente.
Silas si tirò su la blusa, i capelli sciolti gli coprivano metà del viso.
Si animò e lo spinse violentemente addosso al muro, tenendo il braccio di traverso contro il suo collo. – Non provare mai più a fare qualcosa del genere!
‒ Era per passare inosservati e ha funzionato, a Moslon la gente si apparta di continuo viste le stradine, i ponti e i vicoli, e soprattutto le maschere.
‒ Stronzate! So cosa stai cercando di fare, non pensare che io ci caschi di nuovo.
Silas non si mosse. – Ovvero?
Si tirò indietro e sputò a terra. – Toccami ancora e ti rompo il braccio.
L’altro non rispose subito. Kieran era pronto a ricevere qualche battuta del cazzo ed era vicino al perdere del tutto la testa quel giorno.
Silas invece non cambiò espressione. – Mi dispiace, era soltanto per nasconderci. Smettila di frignare, non volevo farlo neanche io. In questo modo mi hanno scambiato per una donna e hanno pensato che fossimo due persone appartate – rispose, con uno sforzo evidente nel mostrarsi razionale e convincente.
‒ Non m’importa, se proprio ti vengono queste grandi idee, vedi di chiedere prima di attuarle!
Gli occhi di Silas apparivano contrariati e aveva un’espressione impacciata. ‒ Ti ho detto che mi dispiace! Quante storie…
Kieran riprese il cappotto con un gesto brusco. – Non farlo più – ribadì. – Lasciamo perdere. Io devo riprendermi dall’incantesimo, ho bisogno di riposare un attimo.
‒ Il nostro alloggio è vicino, ce la fai a proseguire?
Annuì e lo precedette, irritato.
 
*
 
Erano tornati nella pensioncina senza fiato e senza un nuovo piano. Kieran era di umore nero, aveva una nuova cicatrice in faccia, un gran mal di testa e aveva perso entrambe le maschere appena comprate. Per non parlare del gesto sconsiderato e inopportuno di Silas.
Se prima almeno godevano dell’anonimato in città, ora i criminali della Dama li avrebbero cercati e stanati come ratti. Come se non avessero già abbastanza persone alle calcagna.
Lanciò la sciarpa sul letto con rabbia e si sedette, socchiudendo gli occhi. Silas era nel loro bagno a provare nuovamente a far funzionare le tubature e la caldaia. Non aveva osato fare parola per tutto il tragitto e Kieran si era goduto una rara occasione di silenzio.
Era così infuriato, con Silas e con sé stesso, per tanti, troppi motivi.
‒ La vecchia proprietaria mi ha detto che se lascio scorrere l’acqua per un bel po’ smette di sembrare putrefatta. Ma ha consigliato vivamente di non berla però – disse a voce alta dall’altra stanza e ruppe il silenzio.
Kieran aveva davvero bisogno di un bagno, puzzava e profumava al contempo, era intorpidito dagli strascichi dell’incantesimo e voleva togliersi di dosso lo sporco di quella città fatiscente e paludosa. Voleva togliersi di dosso le mani di quella donna, l’odore delle droghe, l’immagine del giornale e il bacio di Silas.
‒ Perché hai fatto accordi con quelle persone?
La voce gli era uscita brusca e accusatoria, Silas si affacciò con le maniche arrotolate e i capelli tenuti su con il coltellino rubato a Kieran.
Devo riprendermelo al più presto.
‒ Dovevo scappare dalla capitale, te l’ho detto. Quando fuggii dall’Accademia non c’era una corriera della Legione con una coccarda di benvenuto ad aspettarmi, dovevo cavarmela da solo. Era quello o la forca.
Kieran aveva tirato fuori alcune garze e gliene passò una. – E hai accettato un pagamento del genere.
Silas le prese e si guardò le nocche spaccate; ne succhiò una, sovrappensiero.
– Non è stato il mio periodo migliore. Ma non importa, ricordo poco. Ho bisogno di lavarmi e immagino anche tu. Poi dovremmo pensare a un nuovo piano.
‒ Chi era il cliente?
Scrollò le spalle. – Un pezzo di merda, ma in ogni caso ero troppo imbottito di foglie spettro per rendermi conto di quello che succedeva. Gabrielle però mantenne la parola data.
Kieran non riusciva neanche a parlare. Non si era mai interrogato troppo su come Silas se la fosse cavata per fuggire dalla città, non aveva pensato a quanto fosse stato difficile. Se ripensava a mente fredda a lui, diciottenne, nelle mani di un animale che... no, nessuno aveva puntato una pistola alla testa di Silas costringendolo a tradire. Erano state sue scelte.
Perché allora provava rimorso? Lui non aveva alcun controllo sulle sue azioni a quel tempo. Non avrebbe potuto convincerlo a restare neanche se ci avesse davvero provato.
In quei giorni non mi ero ancora rassegnato. Lo avevo cercato ovunque ed era qui, a vendersi per sopravvivere.
Scrollò di dosso quei pensieri, non riusciva ad affrontarli, avvertiva di nuovo quella nausea lancinante aggredirlo; allo stesso tempo però sentiva di dover sapere, di dover chiedere, non importava quanto fosse doloroso.
‒ Ti fece del male? – domandò in un sussurro.
‒ Perché chiedi queste cose? – sbottó Silas con tono sconfitto. – Mi hai malmenato un mucchio di volte in questi anni e anch’io. Abbiamo provato a ucciderci a vicenda, quindi cosa importa se uno sconosciuto mi abbia fatto o no del male?
‒ Sai che è diverso, è completamente diverso.
‒ Non lo è. Potevo difendermi.
‒ Lo hai fatto? Ti sei difeso?
Alzò gli occhi verso Silas, che pareva infastidito. – La tua faccia non la pensa come la tua bocca. Non fare domande di cui non vuoi sentire la risposta. Sono certo che entrambi abbiamo passato momenti dimenticabili in questi anni. Ho fatto quello che dovevo per sopravvivere e ho avuto la fortuna di dimenticarne gran parte. Non molti possono dire altrettanto.
Voleva replicare in così tanti modi. Voleva scuoterlo, prendere a pugni qualcuno, ma rimase seduto come un idiota.
‒ Non significa che non sia stato doloroso per te.
Silas socchiuse gli occhi e agitò le mani come se volesse afferrarlo. ‒ Smettila di fare così! Smettila di dire certe frasi.
‒ Non era per compatirti.
Serrò i denti e scosse la testa. – Lo so, ma tieniti per te anche la tua empatia, e il tuo dispiacere e tutte queste emozioni. Perché non riesci a capire che non voglio sentirti dire queste cose? Ma perché cazzo devi dirle?
‒ Non sono un pappagallo addestrato che parla solo per farti contento. Se ho qualcosa che voglio dire lo dico.
‒ È tardi per esprimere il tuo dispiacere, perché non riesci a capirlo? Che senso ha pronunciare queste parole? Non riesco a capirti, sei sveglio quanto un sasso, eppure io non riesco a capirti, la dea mi è testimone. Sei discontinuo e scostante, mi fai venire il mal di testa.
Kieran iniziava a offendersi e tornò sulla difensiva. Sapeva di essere contraddittorio, ma non voleva sentirselo dire.
– Tu eri disposto ad accettare di nuovo un pagamento del genere.
Gli veniva da vomitare.
‒ Ora sono più grande. Avrei gestito tutto molto meglio!
‒ Non… ‒ sospirò, frustrato. – Non è quello il punto.
Aveva un’aria sfrontata all’improvviso. – Voi altri siete troppo rigidi. Date troppa importanza a queste cose.
Kieran scosse la testa e socchiuse gli occhi. Si passò le mani sul viso. – Ti prego, non fare mai più qualcosa del genere per una mia richiesta. Non farlo e basta. Non m’importa se lo fai per te stesso, ma non per me.
Il suo tono suonò forse troppo impercettibile, perché Silas perse l’irritazione e distolse lo sguardo. – Come preferisci. Ma anche tu hai esitato.
‒ Cosa?
Non lo guardava. – Quando Gabrielle si è rivolta a te, credevo le avresti spaccato la faccia, invece ti sei fatto tutto docile. A malapena ti riconoscevo, per un attimo ho creduto che le avresti aperto la gola, ma invece te ne sei rimasto fermo come una statua, non ti avevo mai visto così.
Kieran si avvolse la garza intorno alle nocche spaccate. – Volevo trovare un modo per non mandare tutto alla malora, tu stesso mi hai detto di non farlo – mentì, deglutendo.
Silas emanò scintille dagli occhi violetti. – Oh no caro, non osare mettermi in bocca parole del genere. Non ti ho detto di prostituirti per il piano! Uscirò pazzo a parlare con te.
‒ Hai appena detto che diamo troppa importanza a queste cose, era il tuo stupido piano e reagisci così? Inoltre, non avrei mai accettato il suo squallido accordo, volevo trovare un… compromesso.
‒ Un compromesso? Tipo un lavoro di bocca?
Si umettò le labbra, irritato. – No, razza di idiota. Speravo in qualcosa di non sessuale, ecco, ma stavo riflettendo.
‒ Lo hai davvero considerato – commentò a metà fra l’incredulo e il meravigliato. – Perché? Sei la persona più orgogliosa che conosca! Ti saresti venduto a dei criminali per un passaggio su un treno? Ma chi sei tu?
‒ Non hai nessun diritto di farmi la morale, considerato che era il tuo piano di partenza. E comunque non lo stavo considerando!
Silas alzò le braccia al cielo. – Già, ma io sono io, va bene se lo faccio io. Forse ti ho davvero picchiato troppo forte negli ultimi anni.
Kieran aveva la bocca spalancata. ‒ Cosa diavolo dovrebbe significare che va bene se lo fai tu? Non ti nascondere dietro alla cazzata che per un mezzosangue è più facile, quando sei stato proprio tu a insegnarmi che non è affatto vero!
Silas arretrò di un passo, come se avesse ricevuto uno schiaffo. – Intendevo dire che io così in basso ci sono già caduto, no? Sapevo a cosa andavo incontro.
Aveva davvero voglia di annegarlo in uno dei canali della città. ‒ Questo è ciò che mi è sempre mancato meno di te, la tua completa incapacità di ammettere quando qualcosa ti ferisce. Non avresti neanche dovuto nominarli i trafficanti se il prezzo era questo.
‒ Non avevamo molta scelta e il prezzo non era così alto.
Si alzò in piedi per fronteggiarlo. ‒ Non so cosa vuoi dimostrare fingendo che non t’importi, ma sei ridicolo. E sarei io quello orgoglioso, sappiamo entrambi che in questo raggiungi vette d’idiozia inarrivabili per me.
‒ Pensala come vuoi. Non voglio sprecare fiato con un idiota.
‒ Se sono un idiota potevi lasciare che Gabrielle andasse fino in fondo con me e accettare la sua proposta, che mi drogasse e mi portasse in una delle stanze. E tu dai a me dello scostante.
Silas incrociò le braccia e si tamponò la ferita sullo zigomo con la manica. Frappose un po’ di distanza fra loro due e rimase in silenzio per qualche secondo, corrucciato.
Kieran era già pronto a chiudere la conversazione, a mandarlo al diavolo e a farsi una bella dormita, quando l’altro si decise a rispondere.
 – Ci sono diversi modi di voler distruggere qualcuno, quello non rientra nei miei. Qualcosa del genere non farà mai parte dell’odio che ho per te. Non mi abbasserò mai a quei livelli. Soltanto perché ci troviamo su fronti opposti non significa che devo trattarti in modo così disumano. Ci sono persone, come te, che non mi sembrano in grado di riprendersi da certe cose. Non credo che riusciresti a convivere con una simile esperienza. O forse non voglio conviverci io con l’idea di aver lasciato accadere qualcosa del genere. Pensala come vuoi.
Kieran rimase immobile, risentito perché tutta la rabbia era evaporata col tono serio e impercettibile di Silas. Aveva l’espressione di chi si aspettava un discorso di tutt’altro genere. Forse un lievissimo rossore gli colorò la punta delle orecchie, ma fu costretto ad abbassare lo sguardo mentre elaborava le parole. Silas a volte era così diretto che lo destabilizzava.
Quindi è come pensavo. Lui non sa nulla di quello che è successo.
Ne era intimamente sollevato, aveva vissuto nella paura che Silas tramite la Legione avesse scoperto alcuni retroscena compromettenti. Sapeva di non doversi sentire sollevato, ma era qualcosa che non aveva le forze di affrontare. Non al momento.
‒ Sono un uomo adulto, so gestire queste situazioni.
‒ Non ne sono convinto da come hai reagito. Ed è giusto così, nessuno di noi saprebbe come reagire. Figuriamoci uno che passa tutto il tempo con quei perbenisti dell’alta società come fai tu.
Accennò un mezzo sorriso. – Ho passato molto tempo anche fra i soldati.
Si prese qualche secondo per rispondere, voleva articolare una frase, un pensiero autentico, ma alla fine tirò fuori soltanto un laconico: ‒ in ogni caso ti ringrazio.
‒ Non abbiamo ottenuto nulla se non qualche livido, non devi ringraziarmi.
Rimasero in silenzio per un po’. Kieran avvertiva una sorta di familiarità, ma non voleva abbandonarcisi. Aveva avuto un momento di debolezza e il suo arcinemico era lì a prendere le sue difese. Ciò non rendeva però Silas affidabile, evidenziava soltanto quanto Kieran fosse solo.
 Forse a preoccuparlo davvero era quella vocina nella sua testa che voleva tutto quello; che voleva vedere Silas agire a quel modo, voleva che gli importasse come gli era importato un tempo.
Peccato che non c’era stato nulla di vero.
O forse no. Ma se anche gli fosse importato per un attimo, se anche qualcosa di quel periodo fosse stato autentico e sincero per Silas, compensava con tutto ciò che aveva fatto? Si poteva tornare indietro? No. Perciò sperare era ancora più stupido, ancora più sciocco, perché al di là di quanto potessero essere volubili la lealtà e l’affetto di Silas, era lui che doveva rimanere fermo nelle sue posizioni. Era lui che non poteva ritrattare o ritornare sui suoi passi, aveva già compiuto diversi scivoloni, voltandosi a guardare indietro.
Dalia gli avrebbe detto che forse un po’ gli piaceva, infliggersi quei pensieri. Forse perché a esaminarli ancora e ancora sperava che la soluzione sbucasse chiara, come in una formula alchemica in cui si era perso un passaggio nella fretta. Ma per queste situazioni non ci sarebbe mai stata una risoluzione ovvia, poteva soltanto prendere posizione e sperare di non crollare con le conseguenze.
‒ Dovremo andare nei quartieri borghesi per prendere un abito, anche se la tua divisa sarebbe stata meglio.
Sovrappensiero com’era si limitò ad annuire. Gli importava ben poco di prendersi un vestito al momento.
Si sdraiò sul letto, esausto e ignorò l’occhiata perplessa di Silas. – L’incantesimo mi ha fatto più effetto del previsto, ho bisogno di riposare un po’.
La fattura era stata il disastro minore di quella giornata; l’incontro con Gabrielle lo aveva fatto piombare in un luogo oscuro e non sopportava che la sua fune di fuga fosse stato quel disonesto traditore.
Silas si sedette sul letto dall’altro lato, si portò un ginocchio al petto e ci poggiò un braccio sopra. – D’accordo, io mi farò un bagno. Se mi trovi morto saprai… ah no giusto, sarai morto anche tu. Beh riposati. Le botteghe chiuderanno fra tre ore, abbiamo ancora tempo.
Avrebbe voluto che non fosse così piacevole sopportare le conseguenze.
Ma forse non lo avevano ancora raggiunto.
 

 
Ciao!
Scusate il ritardo. Ho iniziato a lavorare la settimana scorsa e sono tornata a casa sempre tardi ç___ç, quindi per forza di cose tornerò a un capitolo a settimana, anche se a volte potrei scivolare di qualche giorno.
Questo capitolo è frenetico, ma impazzisco per queste situazioni xD. Sono un po’ di parte e vorrei abbracciare Silas ogni tanto :’), che ha talmente poca cura di sé stesso. Ma anche Kieran, perché è sincero solo quando si arrabbia.
A presto!
 
 
 
   
 
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