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Autore: Nocturnal Valex    12/09/2021    1 recensioni
Il corpo di Snape non fu mai ritrovato nella Stramberga Strillante, dove Harry era sicuro di averlo visto morire, ma sei anni dopo quel giorno Harry ha ben altro a cui pensare: qualcuno ritornerà dal passato, e tra amori vecchi e nuove minacce, Harry deve riuscire a mantenere insieme i pezzi della sua vita.
Genere: Angst, Azione, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Harry Potter, Severus Piton | Coppie: Harry/Ginny, Harry/Severus, Ron/Hermione
Note: Lime, Missing Moments, What if? | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Dopo la II guerra magica/Pace
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La guerra era finita, Voldemort era stato sconfitto e la vita di tutti era continuata a scorrere. Harry di questo ne era consapevole, eppure la sua testa era ferma a quel giorno di maggio di cinque anni prima, specialmente di notte.
Se prima era convinto che gli incubi sarebbero spariti una volta sconfitto Voldemort, ora è sicuro che quelli l’avrebbero perseguitato in eterno, notte dopo notte, rendendogli impossibile vivere normalmente. Ai sogni sulla guerra, inoltre, si erano aggiunti quelli sul suo lavoro. Una volta diventato Auror, dopo aver concluso i suoi studi ad Hogwarts, Harry aveva scoperto che il male non si nascondeva solo nei Mangiamorte, ma era annidato ovunque. Certo, nulla a che vedere con Tom Riddle e la sua schiera, ma aveva rischiato la sua vita e quella dei suoi compagni più di una volta, ed era capitato anche di veder morire qualche collega. Non si sapeva come, ma erano proprio le espressioni dei caduti a tormentare i sogni del Prescelto. Le vedeva nitide, come se i loro occhi urlassero tutta la paura del momento. Poi, veniva il buio, ed Harry si svegliava.
I primi tempi dopo la guerra il risveglio era brusco, urlava madido di sudore e si metteva a sedere di scatto sul letto. Durante la convivenza Ginny lo aveva aiutato, si svegliava anche lei in seguito alle urla e lo stringeva a sé con fare protettivo, sussurrandogli che andava tutto bene e restando con lui finché Harry non si riaddormentava. Ma poi il ragazzo aveva iniziato a notare la stanchezza negli occhi di quella che era diventata sua moglie, notava come Ginny fosse sempre più distratta dal sonno che si portava dietro dalle notti in bianco, e aveva dovuto escogitare un piano alternativo.
Aveva iniziato a passare le notti in ufficio, oppure tornava a casa all’alba, troppo esausto anche solo per sognare qualcosa. Quando non aveva altra scelta se non tornare a casa a cena allora inventava qualche scusa per dormire sul divano, così Ginny poteva dormire tranquilla. Non ci volle molto affinché la rossa riacquistasse la sua energia e perdesse le occhiaie, ma ci volle un po’ prima che Harry si rendesse conto che qualcosa, a causa sua, tra loro si era rotto.
Non che non si amassero più, Harry la riteneva ancora la donna più bella che avesse mai visto e Ginny ancora si preoccupava che il marito mangiasse abbastanza, ma questo non era sufficiente. Mancavano le notti insieme, la complicità tra di loro. Harry aveva permesso al lavoro, nonché ai suoi ricordi, di frapporsi tra lui e la moglie, e non avevano più tempo per stare insieme e fare qualcosa di diverso dai silenziosi pasti intorno ad un tavolo scarno, a parlare di lavoro.
Fu l’amore che ancora c’era tra i due a imporgli di ritentare. Lo decisero insieme, ma senza mai parlarne. E così, sei anni dopo la fine della guerra, nacque James Sirius Potter. James era il frutto di un amore in rovina, ma che aveva attraversato anni di guerra, difficoltà e incubi. Ed Harry, nel momento in cui suo figlio aveva aperto gli occhi per la prima volta, aveva ricominciato ad amare il mondo e a vedere una luce in fondo al tunnel.
Gli incubi non erano spariti, semplicemente ora James si svegliava troppo spesso per dare al suo cervello il tempo di elaborarli, e quando riuscivano a tornare a galla non urlava più, semplicemente apriva gli occhi e si alzava, andando a controllare suo figlio prima di dirigersi nel suo studio, dove poi terminava la notte. Per la prima volta le occhiaie di Ginny erano dovute a qualcosa di estremamente buono.
Ma quando un amore è distrutto, recuperare non è più una scelta possibile. Ci vollero solo sei mesi dalla nascita di James prima che entrambi, sempre in silenzio, si resero conto di aver sbagliato ad insistere nel tentativo di recuperare qualcosa tra di loro, e ora c’era un bambino tra di loro a rendere il tutto ancora più doloroso.
Non ci furono urla o litigi tra i due. La scelta di divorziare fu un passaggio tranquillo e abbastanza rapido, James era ancora troppo piccolo per capire più di tanto. Una sera Ginny aveva messo a letto James ed era tornata in salotto, dove Harry stava ricontrollando alcuni documenti di lavoro, e aveva guardato il marito negli occhi con la risolutezza che Harry aveva amato fin dal primo istante. Non si erano detti nulla in un primo momento, seduti uno davanti all’altra sul divano mentre si tenevano le mani, poi Ginny aveva lasciato scivolare una lacrima sulla sua guancia e Harry l’aveva raccolta col pollice prima di abbracciarla stretta come non succedeva da mesi e sussurrarle un “andrà tutto bene” nei capelli. Erano bastate quelle poche parole per far scoppiare a piangere la forte Ginevra Weasley, perché lei quelle esatte parole gliele aveva mormorate centinaia di volte nell’orecchio quando Harry si svegliava di colpo, ed ora lei si sentiva così piccola e fragile in quelle braccia strette attorno a lei. Era così che si sentiva Harry quando piangeva dopo aver sognato la morte di qualcuno che era sparito da anni?
Tempo un mese e Grimmauld Place era diventata la nuova testimone dei vecchi incubi di Harry. In quella casa non esisteva nulla che potesse far tornare il sorriso ad Harry, ma allo stesso tempo era il posto che più gli trasmetteva tranquillità. Ogni angolo gli risvegliava un ricordo: se in una stanza riusciva a ricordare quanto Sirius lo amasse, in quella dopo ricordava il brutto periodo di guerra in cui lui, Ron ed Hermione avevano vissuto lì.
Tuttavia, quella era solo una sistemazione provvisoria in attesa di trovare, aiutato da Granger, una nuova casa in cui fosse consono ospitare suo figlio negli anni a venire senza che il ritratto di Walburia Black, risvegliata da chissà quale microscopico rumore, lo traumatizzasse fin dalla più tenera età. Proprio per evitare questo Harry passava il tempo con suo figlio, quello programmato al momento del divorzio, solo a casa della sua ormai ex moglie, con lei o in sua assenza. “Tanto mi fido di te Harry, è tuo figlio e questa era la tua casa” gli aveva detto quando lui le aveva chiesto se fosse sicura di lasciarlo a casa sua mentre lei andava al lavoro. Harry, ancora una volta, si era reso conto di quanto splendida fosse quella donna, peccato che fosse troppo tardi.
E così nulla era cambiato nella vita del Prescelto, ma allo stesso tempo era cambiato tutto. Nella Londra magica la vita scorreva felice e colorata, nessuna minaccia all’orizzonte preoccupava i cittadini, ma Harry ancora si guardava le spalle quando passeggiava da solo per le vie della città e ancora si svegliava dopo aver visto una volta Cedric, un’altra Remus e Tonks e quell’altra volta ancora Fred morire tra le sue braccia, benché molti eventi non li avesse vissuti in prima persona. E ogni volta che si svegliava e cacciava via le lacrime, ad accoglierlo c’era solo il grigio soffitto di una camera che ancora non sentiva appartenergli.
 
 
   
 
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