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Autore: storiedellasera    25/11/2021    0 recensioni
Estate del 1968.
Tom, Wyatt e Evelyn sono dei ragazzi di Louistown, una piccola e remota cittadina dell'Arkansas.
Le loro vite stanno per essere sconvolte da un mostro crudele... un mostro che adora uccidere le persone e che predilige i giovani.
Genere: Horror, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
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♦ Nulla di strano ♦






Se si prende la Main street e si procede in direzione dell'Algenon river, che attraversa la parte meridionale di Louistown, ci si trova di fronte a una piccola stradina di campagna.
Su entrambi i lati della stradina si trovano dei rigogliosi cipressi.
Per questo motivo i locali chiamano quella via Cypresses road, nonostante il suo nome originale sia Woodward avenue.






L'Impala del '67 lasciò Main street per immettersi nella piccola via di campagna. Entro pochi minuti avrebbe raggiunto la fattoria dei Williams.
La signorina Rosenberg, al volante, procedeva con tranquillità. Spesso alzava lo sguardo in direzione dello specchietto retrovisore per controllare i suoi due passeggeri: Tom Williams e Evelyn Reese.
Tom non gradiva la compagnia della signorina Mary Rosenberg, nonostante si trattasse di una donna gentile e affabile.
Ma Mary Rosenberg era la sua insegnante di matematica... e Tom, nel suo inconscio, aveva associato quella persona alla scuola e a tutto ciò che trovava noioso a questo mondo. Inoltre, il profumo al patchouli della donna sembrava ristagnare nella vettura, rendendo l'aria quasi irrespirabile.

Mary Rosenberg aveva ventisei anni. Era nata e cresciuta a Little Rock ma si era trasferita a Louistown dopo aver ottenuto la cattedra in una delle scuole della città. Si trattava di una persona allegra, lei stessa si definita uno spirito gioioso.
Indossava spesso abiti variopinti. Questo, insieme ai suoi enormi occhiali dalla montatura rossa e la sua impressionante capigliatura riccia, le dovano un aspetto molto originale. Si poteva infatti distinguere la signorina Rosenberg in una folla di persone con un solo colpo d'occhio.
Dallo specchietto retrovisore della sua Impala ciondolava una collanina con un grande pendaglio a forma di simbolo della pace.
Alcuni abitanti di Luoistown non gradivano la presenza di Mary Rosenberg. La chiamavano Hippie ma con tono dispregiativo.
“Grazie ancora per il passaggio” aveva squittito Tom. Avrebbe fatto qualunque cosa per interrompere quel silenzio che regnava in maniera così pesante nell'auto.
Al suo fianco, Evelyn se ne stava in silenzio, immersa nei suoi pensieri.
A differenza di Tom, la ragazzina sembrava trovarsi a suo agio in quella situazione.
“Nessun problema” rispose Mary Rosenberg con tono allegro, e scoccò un'altra occhiata a Tom attraverso lo specchietto retrovisore.

L'Impala si fermò di fronte alla casa dei Williams.
Tom balzò rapidamente fuori dalla macchina. Era convinto che l'odore del patchouli sarebbe rimasto sulla sua pelle per almeno una settimana. Anche Mary ed Evelyn scesero dall'auto. Furono tutti e tre immediatamente aggrediti dal calore di quella giornata. Il sole faceva risplendere le colline che si perdevano a vista d'occhio lungo tutto l'orizzonte. E il canto delle cicale era quasi assordante.
Proprio in quel momento, dall'abitazione, uscì Scott Williams.
Il padre di Tom vestiva un paio di jeans e una camicia verde a scacchi. Aveva le mani sporche di grasso e cercava di pulirle con un panno.
Stirò un sorriso ma si vedeva che era confuso da quella situazione. Tom colse anche un certo imbarazzo nel volto di suo padre.
La luce del sole colpì i suoi grandi occhiali da vista che sembrarono brillare come oro. “S-signorina Rosenberg...” esordì Scott “...le stringerei la mano ma... bhè! Stavo riparando il trattore del mio vecchio. A cosa devo la sua visita?”
Mary prese parola: “ho incontrato suo figlio e la sua amica in città e ho pensato di dar loro un passaggio.”
Scott invitò l'insegnante di Tom ad entrare per bere un tè freddo.
Lei rifiutò cortesemente: “non mi tratterrò a lungo” aggiunse subito dopo.
Fu in quel momento che le attenzioni di Scott si concentrarono su Evelyn.
< Mio figlio ha un'amica?! > Strane emozioni presero forma dentro di lui.
Evelyn fece un passo nella sua direzione: “Piacere di conoscerla, signor Williams, mi chiamo Evelyn Reese...” allungò la mano nella sua direzione “...un po' di grasso non mi spaventa.”
Tom rimase meravigliato dalla sicurezza della ragazzina... quasi stordito.
Senza neanche rendersene conto, aveva stretto la mano di Evelyn, avvertendo la presa salda di quel piccolo scricciolo.
Si voltò poi verso suo figlio: “avresti dovuto fare tu le presentazioni, Tom.”
Tom si limitò ad annuire, imbarazzato.
Scott tornò a parlare con Evelyn: “hai detto... Reese? Sei la figlia di Wiara Reese.”
“Proprio così, signore.” Rispose la ragazzina.
La signorina Rosenberg intervenne: “non tratteniamo oltre questi ragazzini, è una bella giornata, lasciamoli andare.”
Tom prese la palla al balzo e salutò suo padre e la sua insegnante. Agguantò poi per  un polso Evelyn e la condusse in direzione del campo di granturco.
“Devo mostrarti una cosa” gli aveva sussurrato.
Il contatto della sua mano attorno al polso di Evelyn lo fece arrossire.
Tom avvertì le sue guance andare a fuoco.
Alle sue spalle sentiva suo padre ridere e chiacchierare con la signorina Rosenberg. Non riusciva a sentirli ma era sicuro che stessero parlando di lui e delle sue lacune in matematica.
< Ecco >... pensò Tom... < adesso mio padre andrà a riferire tutto alla mamma e lei mi costringerà a studiare matematica fino alla fine dell'estate. >
Per un momento quello scenario gli parve piacevole... quasi consolatorio.
Si, Tom si ritrovò a desiderare quella situazione. Avrebbe voluto tornare ad avere problemi del genere... invece che preoccuparsi del mostro che cercava di ucciderlo.
Poco dopo, la signorina Rosenberg rientrò nell'auto e lasciò la fattoria dei Williams.

“Eccoci arrivati” Tom si fermò nel bel mezzo del sentiero che tagliava in due il campo di granturco. Le piante erano cresciute rigogliose quell'estate. I filari erano alti il doppio di Tom. Proiettavano strane ombre su di lui e su Evelyn.
Lei si guardò attorno: “cosa dovrei vedere?” Chiese mentre si strusciava la mano sporca di grasso sulla sua maglia.
Tom rispose: “volevi tanto sapere dove ho incontrato per la prima volta l'uomo mezzo marcio? Bhè... ci siamo. E' questo il posto.”
Eve deglutì e il canto delle cicale si fece più forte.



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Diana Williams era impegnata a lavare i piatti del pranzo.
Dalla finestra della cucina che si affacciava sulla piantagione, la donna scrutò suo figlio in compagnia di una ragazzina. Non la vide in volto ma notò che si stava inoltrando con Tom tra le piante di granturco.
Non le piacque per nulla quella situazione.
Sentì le sue labbra contrarsi in una smorfia mentre i suoi occhi rimasero incollati ai due ragazzini fino a quando non sparirono dal suo campo visivo.

Suo marito Scott la raggiunse subito dopo, ancora impegnato a pulirsi le mani.
Diana, senza distogliere lo sguardo dalla finestra, si rivolse a Scott: “caro... hai visto...?” Indicò l'esterno.
Scott sorrise: “oh, si. Tom ha portato un'amica. Si chiama Evelyn Reese.”
“Reese? Reese...” Diana ridusse i suoi occhi a due minuscole fessure. Dove aveva sentito quel cognome?
“La figlia della signora Wiara” rispose Scott, come se avesse udito i suoi pensieri.
< E' la figlia di Wiara Reese! > Pensò Diana. E la sua mente fu subito affollata dai ricordi delle sue amiche che sparlavano di quella signora.
Ogni volta che Diana si riuniva con le altre donne dal parrucchiere o dal vecchio droghiere Pawtucher, finivano spesso a parlare di quella solitaria polacca sfuggita ai nazisti:

è una poco di buono.

Non mi convince.

Si dice in giro che fa entrare gli uomini in casa sua durante la notte, e con la figlia che sente ogni cosa dalla sua stanza.

Mio marito crede che sia una spia dei comunisti.

E' una troia, credetemi.
E se è vero che la mela non cade lontano dall'albero...

Diana riemerse da quel turbinio si ricordi. Si voltò verso Scott: “a te sta bene che Tom frequenti la figlia della polacca?”
Suo maritò si limitò a fare spallucce e dire: “doveva accadere prima o poi. Tommy sta crescendo e non può sempre ronzare attorno a Wyatt. Sta iniziando a interessarsi delle ragazze.”
“Ma è solo un bambino” replicò Diana.
“Ha tredici anni”
Battibeccarono per po'. Poi Diana portò le mani alla vita: “molto bene...” disse  “...in questo caso, dovrai fargli il discorsetto il prima possibile.”
“Quale dis...? Oh, quel discorsetto. Ma perchè proprio io?” Scott stirò un sorriso nervoso.
“Ne abbiamo già parlato, se nasceva una femminuccia ci avrei pensato io. Ma ci è nato un maschietto quindi tocca al padre spiegare come funzionano le cose.
Io gli dirò come rispettare una donna. Ma il... ecco ...meccanismo dovrai descriverlo tu.”
Scott sbuffò: “in questo momento vorrei tanto avere una figlia femmina.”
Diana si avvicinò al marito: “se avevamo una figlia, a quest'ora si trovava in un campo di granturco in compagnia di un tredicenne.”
Un rapido ma intenso brivido gelido attraversò la schiena di Scott. Che brutta immagine aveva visto nella sua mente.
Diana lo abbracciò e i due si scambiarono un fugace bacio. Seguirono una serie di battute su quella situazione.
Su una radiolina posta vicino al lavello uscirono le note di Moon river, di Henry Mancini. Diana e Scott si ritrovarono ad improvvisare un lento nella sala da pranzo.
Anche se l'infortunio al ginocchio aveva distrutto il suo sogno di diventare una ballerina, Diana si muoveva ancora con un'eleganza fuori dal comune.
“Non siamo più giovincelli” aveva sussurrato la donna al marito.
“parla per te, nonnina” replicò Scott.
Entrambi scoppiarono a ridere.


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Evelyn si accovacciò ad esaminare il terreno.
Cercava delle impronte o magari dei mozziconi di sigarette. Rammentava che suo padre era un accanito fumatore... o almeno lo era prima di diventare l'uomo mezzo marcio. “Sei sicuro di aver incontrato proprio qui il mostro?” Chiese a Tom. Quest'ultimo si trovava alle spalle di Evelyn, incuriosito dai modi di fare della ragazzina che si improvvisava detective.
Annuì e dopo qualche altro secondo aggiunse: “però ho solo sentito la sua voce. Ho visto l'uomo qualche ora dopo. Ero insieme a Wyatt in quell'occasione.”
“E dove l'avete visto?” Evelyn si alzò e si scrollò la terra dai pantaloni.
“Tra l'erbaccia attorno la casa del vecchio Price...” rispose Tom “...quando io e Wyatt stavamo scappando da faccia-da-pizza Ron.”
“Capisco” si limitò a dire Evelyn. Pareva molto pensierosa.
Dopo un momento di riflessione rivolse un'altra domanda a Tom: “l'uomo mezzo marcio ti ha detto qualcosa quando eri qui?”
Lui alzò le spalle e rispose: “si limitava solo a chiamarmi con la sua voce da oltretomba. Mi diceva hey ragazzino... hey ragazzino
Tom provò a imitare la voce del mostro e rimase sorpreso del risultato. Per un attimo riassaporò la paura che aveva provato in quei momenti e si pentì amaramente di trovarsi di nuovo tra i filari di granturco.
Un brivido gelido percorse la schiena di Evelyn e... non erano degli occhi quelli che la stavano fissando tra le piante?
Eve si voltò in quella direzione con un movimento così improvviso da far sussultare Tom.
La ragazzina scrutò a lungo tra la vegetazione ma non vide nulla di anomalo. Forse si era trattato della sua immaginazione o un gioco di luci e ombre tra le piante. In effetti quel punto tra i filari, in cui si trovava insieme a Tom, era un po' troppo buio per i suoi gusti. L'aria faceva oscillare le piante in un modo che a Evelyn ricordava il fruscio generato da un uomo che passa nell'erba alta.
Giurò di aver anche captato il suono di pagliuzze che venivano calpestate.
Ricordò di aver visto un documentario in televisione di come le mosche, non vedendo le ragnatele, finivano intrappolate in quelle tele mortali.
Eve, in quel momento, si sentiva come una piccola mosca che non vedeva alcuna ragnatela... ma di sicuro ne avvertiva la presenza.
Notò che anche Tom era teso: < probabilmente anche lui ha percepito qualcosa. >

Quella strana atmosfera di silenzio e rumori sommessi fu interrotta bruscamente da un trillo argentino. Wyatt Sinclair stava sfrecciando nella loro direzione in sella alla sua bici. Si trovava sulla stradina di terra battuta che collegava la casa dei Williams a Cypresses road. Svoltò verso il campo di granturco senza decelerare e fece squillare un'altra volta il campanello della sua bici.
Frenò a pochi centimetri di distanza da Evelyn e Tom per poi balzare a terra.
Eve sentì il suo cuore battere all'impazzata e una mano, quasi involontariamente, aveva iniziato a giocherellare con una ciocca dei suoi capelli castani.
La sua cotta per Wyatt si faceva sempre più intensa.
Quest'ultimo fissò Evelyn con occhi gelidi: “che ci fai tu qui?”
La ragazzina gli rivolse un'occhiataccia: “ma ciao anche a te” rispose con tono aspro e seccato.
Tom si intromise: “io e Eve fino a poco fa eravamo in città e Curt Limpshire ci ha beccati. Siamo riusciti a fuggire e la Rosenberg ci ha dato un passaggio fin qui.”
“Curt Limpshire?!” Domandò incredulo Wyatt.
Tom e Evelyn annuirono all'unisono.
“Curt-psicopatico Limpshire? Proprio quel bastardo...?”
“Si, Wyatt...” tagliò corto Tom “...proprio lui. E sta cercando anche te. Non ha gradito il fatto che hai aperto la testa di suo fratello con una pietra.”
Wyatt emise una risatina beffarda ma anche nervosa: “frottole. Senza offesa, Tommy, ma davvero vuoi vendermi la storiella che sei riuscito a scappare da Curt?”
“Posso provartelo” rispose Tom, e dalla sua tasca estrasse il coltello a serramanico del bullo. Fece scattale la lama, che sbucò all'improvviso dal manico con un suono secco e deciso. Il coltello brillava di luce sinistra nella penombra della piantagione.
Wyatt fu terrorizzato nel vedere quell'oggetto: “hai rubato il coltello di Curt?”
“Gli era caduto a terra” provò a giustificarsi Tom.
“Hai rubato il coltello di Curt?!....” ripeté il suo amico “...ti sei fottuto, Tom. Ti sei fottuto con le tue mani. E hai fottuto anche me e lei.” Indicò Evelyn.
Lei iniziò a difendere Tom ma Wyatt era troppo nervoso per ascoltarla.
Iniziò a camminare avanti e indietro: “sai cosa farà Curt quando ci beccherà per strada, Tom? Lo sai? Cercherà di vedere se la mia testa riuscirà a entrare nel tuo secco didietro!”
Tom ed Evelyn ridacchiarono.
“Dico sul serio, ci ucciderà un paio di volte prima di farci a fettine. Poi butterà i nostri resti in pasto a Buckley!”

I due ragazzini smisero all'istante di ridere.
Se c'era una parola in grado di far suscitare un brivido di terrore in tutti gli abitanti di Louistown, quella parola era proprio Buckley.
Si trattava del mastino dei Limpshire. Era l'incrocio tra un mastiff e Dio solo sapeva cosa. Per Tom poteva trattarsi benissimo di un orso o di una sorta di cane preistorico.
Aveva il pelo corto e grigiastro, con dei riflessi che sembravano quasi azzurrognoli. La pelle del muso era calante come una maschera di cera che inizia a sciogliersi al sole. I suoi occhi erano coperti da varie grinze della pelle ma le occhiaie rosse erano orrendamente ben evidenti.
Si trattava di un cane piuttosto vecchiotto ma dotato di una forza e di un'energia straordinaria. Inoltre era particolarmente aggressivo... tant'è vero che i Limpshire erano costretti a tenerlo nella loro fattoria, legato a palo con una spessa catena.
Raramente Curt lo portava in città, e lo faceva solo per far morire di paura i passanti che incrociavano il suo cammino.
Gli abitanti di Louistown erano convinti che, prima o poi, Buckley avrebbe azzannato qualcuno.

“Non mi avete ancora risposto...” ripeté Wyatt “...perchè siete qui?” E indicò la piantagione tutt'attorno a lui: “non ditemi che si tratta della questione dell'uomo mezzo marcio?”
Tom e Evelyn si scambiarono degli sguardi di colpevolezza.
Wyatt si sbracciò di nuovo: “Tom! Ma che diavolo?! Ti avevo di lasciar stare!”
In un altro momento, Tom avrebbe riso del comportamento isterico del suo amico. Evelyn prese parola: “l'uomo mezzo marcio è entrato in camera di Tom ieri notte.”
Wyatt si fermò di colpo. Posò i suoi occhi terrorizzati su Tom, in cerca di una sua conferma.
Tom si limitò ad annuire, non servivano altre spiegazioni.
Eve aggiunge: “è successa la stessa cosa che è successa a te quest'inverno.”
Wyatt le puntò un dito con fare minaccioso: “a me non è successo un cazzo!”
Ma la ragazzina gli rivolse un sguardo carico di compassione: “non negarlo. L'uomo mezzo marcio ha fatto visita a ognuno di noi. Sa entrare nelle nostre case e chissà in quante altre abitazioni della città.”
“E cos'hai intenzione di fare?” Domandò Wyatt. C'era un non so che di provocatorio nel suo tono di voce.
Evelyn fissò Wyatt per diversi secondi senza di nulla. Aveva assunto la sua tipica espressione da sfinge. Tom rimaneva estasiato ogni volta che si ritrovava a fissare quell'espressione.
Finalmente lei rispose: “Tom mi ha detto che tu e lui l'avete visto vicino la casa di Price.”
“Thomas!” Lo sgridò Wyatt.
Ma Evelyn continuò: “e se l'uomo mezzo marcio abitasse in quella casa?”
I due ragazzini si voltarono verso Eve. Lei aveva catturato la loro completa attenzione: “quella casa è abbandonata da quando Price è morto. Quanti anni sono passati? Ad ogni modo voglio avvicinarmi alla casa e vedere se l'uomo mezzo marcio abita lì.”
“E una volta fatto?” Chiese Wyatt.
“Avvertiamo la polizia o i nostri genitori.”
“Facciamolo adesso e saltiamo la parte in cui ci avviciniamo alla casa di Price... sai, la parte in cui rischiamo di morire.”
“Devo essere sicura che il mostro si trovi in quella casa, altrimenti avremmo chiamato le autorità per nessun motivo. Siamo dei ragazzini, i poliziotti... anzi ...tutti gli adulti difficilmente crederanno a questa storia...” Eve imitò con una mano la cornetta del telefono, se la portò vicino l'orecchio e abbassò di qualche tono la sua voce, come se volesse scimmiottare un adulto “...buonasera, agente, la chiamo per informarle che mio figlio presume che un mostro semi-umano viva abusivamente nella vecchia tenuta di Price. Potrebbe mandare una volante a controllare?
Smise quella recita: “sentite quanto suona assurdo? Dobbiamo andare a colpo sicuro. Ecco perchè devo sapere se l'uomo mezzo marcio vive in quella casa diroccata.”
“Quando hai intenzione di andarci?” Chiese Tom.
“Oggi” sentenziò lei.
“Oggi?” Tom strabuzzo gli occhi.
Evelyn annuì e indicò entrambi i ragazzini: “preferite passare un'altra notte sotto le coperte a fissare i vostri armadi, pregando che nessun mostro esca fuori da lì?”
Tom e Wyatt si scambiarono delle occhiate cariche di terrore.
Tom disse: “ci vuole un bel po' per raggiungere la casa di Price da qui. Dovremmo prendere delle bici. Ne ho diverse nel capanno della fattoria” e indicò un grande edificio alle sue spalle. Malgrado l'erba alta del granturco, si poteva scorgere il tetto di legno di quel capanno e un tratto di parete verniciata di rosso.
Wyatt però scosse il capo: “io non vengo.”
“Come?” Esclamò Tom.
L'amico raccolse da terra la sua bici e salì in sella: “mi dispiace...” disse con tono rabbioso “...ma non ho la minima intenzione di fare questa cretinata. Accertarsi della presenza di un mostro prima di chiamare le autorità... pfff ...ma non vi rendete conto di quanto risulti ridicola questa idea?!”
“Lo so che hai paura...” disse Evelyn.
Ma Wyatt la interruppe bruscamente: “perchè, tu no?”
“Ovvio, però dobbiamo fare qualcosa prima che il mostro riesca a catturarci.”
Un brivido percorse la schiena di Tom. Immaginò lui stesso, mentre dormiva nel suo letto, e delle mani lunghe e nere che si proiettavano dall'armadio verso di lui.
Wyatt però continuava a protestare: “dobbiamo fare qualcosa... certo! Ma qualcosa di intelligente! E fidati quando ti dico che il tuo piano è una bella cretinata.”
Tom si fece avanti e tentò più volte di convincere Wyatt a cambiare idea. Riuscì solo ad ottenere una serie di dinieghi.

Quando Wyatt andò via, Tom lo seguì con gli occhi per un bel po'. Era convito che loro due avrebbero fatto qualsiasi cosa insieme, l'uno accanto all'altro.
Tale sentimento si era rafforzato da quando erano riusciti a seminare Ron Davis nell'erbaccia che abbracciava la tenuta di Price.
Tom sbuffò e diede un calcio a una pietra che si trovava vicino a lui.
Alzò poi gli occhi verso Evelyn: “vado a prendere le bici” disse con un filo di voce.


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Il sole nel cielo aveva assunto una strana e ardente tonalità arancione.
Sembrava malato... e malate sembravano tutte le cose illuminate dai suoi raggi vermigli. Le colline erano insolitamente silenziose, solo di rado si poteva udire un flebile fruscio del vento o un fugace stridio di qualche cicala.
Tom e Evelyn avevano smesso di pedalare da un po'. Portavano a mano le loro bici mentre percorrevano un sentiero di terra battuta che tagliava in due la campagna.
Tom aveva l'impressione di essere entrato in un altro mondo, una sorta di dimensione alternativa della sua realtà... dove tutto sembra essere morto o marcescente.
Il campo da baseball, che poteva intravedere in lontananza, alla sua destra, era deserto.
La casa del vecchio Price si stagliava all'orizzonte come una cosa nera e crudele. Sembrava una sorta di creatura mostruosa appollaia sulla cima di un colle. Una creatura che attendeva l'arrivo di qualche bambino indifeso.
Tom non si era mai reso conto di quanto fosse spaventosa quella casa. Deglutì: < vedrai non troveremo niente > la sua mente cercava di rasserenarlo.
< Non vedremo alcun mostro. Nessun uomo mezzo marcio ci sta aspettando. >
Una parte di Tom ancora non riusciva a credere a tutta quella storia. Semplicemente non poteva accettare l'esistenza di una simile creatura.

Una folata di vento fece frusciare i fili d'erba che costeggiavano la strada.
Tom si guardò attorno: ogni cosa sembrava... minacciosa. Avvertì di nuovo quella sgradevole sensazione di essere osservato.
Evelyn, al suo fianco, camminava silenziosamente. Il suo sguardo da sfinge era fisso sulla nera casa del defunto Price.
Aveva da poco indossato il suo berretto poiché i raggi del tramonto le davano fastidio agli occhi.
Per un attimo, Tom avrebbe voluto parlarle... chiederli se si sentiva nervosa come lui. Ma desistette dal farlo. Dire una cosa simile non avrebbe fatto che aumentare la tensione, anziché lenirla.
Ma Tom ormai era un fascio di nervi. Ogni rumore attorno a lui risultava sospetto: un crepitio di foglie secche, un frusciare di erba o altri rumori dalla dubbia provenienza.

Nell'ultimo tratto, la stradina di terra battuta si inclinava leggermente verso l'alto.
Tom ed Evelyn lasciarono lì le bici. Avere entrambe le braccia libere infondeva, in un certo senso, un pizzico di tranquillità nei loro animi spaventati.
Iniziarono a risalire la collinetta dove svettava la casa di Price.
L'ombra della dimora abbandonata si era prolungata in avanti, avvolgendo i due ragazzini. Tom non si era mai avvicinato così tanto all'abitazione e ora poteva scorgere elementi che non aveva mai visto.
Questo contribuì ad aumentare la sua tensione: c'era un vecchio trattore abbandonato tra lunghe spighe di erbaccia ingiallita dalle incurie.
Il mezzo era ormai un catorcio di lamiere arrugginite, con entrambi i fanalini rotti e i cingoli completamente immersi nella terra.
Delle vecchie bottiglie verde scuro erano state gettate un po' da per tutto. Alcune erano rotte e altre erano intatte. Un enorme scolopendra fece capolino dal fondo di una quelle bottiglie.
Tom, inorridito, distolse lo sguardo da quell'animaletto e si concentrò sulla casa. Alcuni verti delle finestre erano rotti, lasciando intravedere l'interno dell'abitazione: si potevano distinguere solo ombre e qualche inquietante sagoma nera.
Tom era ormai certo di star per scorgere il ghigno dell'uomo mezzo marcio da una di quelle finestre. L'architrave del portone d'ingresso era crollato a terra, bloccando così l'accesso da quel punto.
Sulle pareti c'erano diversi segni di vandalismo: fori di proiettile e diverse scritte oscene che recitavano cose che i due ragazzini a stento comprendevano.
Evely continuò ad avanzare fino a raggiungere una delle finestre. Iniziò a sbirciare al suo interno.
Tom la fissò con aria meravigliata: < dove trova tutto questo spirito di iniziativa? >
Ma il senso di stupore svanì improvvisamente e al suo posto giunse irruento un intenso terrore.
I sensi di Tom lo avevano messo in allerta per qualcosa... qualcosa che il ragazzino non aveva compreso. Il suo istinto lo costrinse a voltarsi, dando così le spalle alla casa.
Il suo fiato si fece corto, iniziò a sudar freddo e i brividi sottopelle lo facevano sentire indolenzito... come se stesse per svenire da un momento all'altro.
Ma Tom non vide nulla di strano attorno a lui. L'erbaccia continuava ad oscillare, cullata dal vento. I raggi rameosi del sole continuavano a farsi sempre più cupi.
Nulla di strano.
Tom dedusse che tutta quell'improvvisa paura, quell'improvviso istinto di fuga, era dettato dal semplice fatto che non poteva più sopportare quella situazione.
E fu allora che lo vide.
Lo spaventapasseri dietro il vecchio trattore lo stava fissando.
Un occhio del fantoccio era fatto con un bottone nero, l'altro invece era caduto e al suo posto si trovava un forellino da cui faceva capolino un ammasso di vermi.
Tom provò a urlare ma sentì la sua gola chiudersi ermeticamente, impedendogli persino di respirare.
Il ragazzino smise di essere del tutto lucido ma dedusse di esser riuscito a emettere un rantolo o un verso strozzato, perchè Evelyn si era voltata di scatto nella sua direzione.
Sussultò quando vide anche lei ciò che Tom stava vedendo.
Lentamente, lo spaventapasseri piegò una delle sue braccia, facendo oscillare il guanto biancastro che aveva come mano... per rivolgere un macabro saluto ai due ragazzini.


⁓•⁓•⁓•֍•⁓•⁓•⁓



Non urlarono.
Non dissero nulla. Non aveva bisogno di dire nulla.
Non appena lo spaventapasseri iniziò a salutarli, Tom e Evelyn iniziarono a correre. Scesero a capofitto dalla collinetta, lasciandosi alle loro spalle la casa di Price.
Lo spaventapasseri si era lanciato all'inseguimento, immergendosi lì dove l'erbaccia si faceva più alta e più fitta.
Tom ed Evelyn non lo videro più ma avvertivano il rumore dell'erba che veniva smossa da lui... avvertivano l'eccitazione di quella cosa mentre dava loro la caccia.
Era sempre più vicino.

I due ragazzini avevano quasi raggiunto le bici quando da un fianco della stradina sbucò lo spaventapasseri. Era veloce come una scheggia.
Provò ad agguantare Evelyn ma lei riuscì ad accelerare. Tom invece fu costretto a bloccarsi. Lo spaventapasseri aveva diviso la coppia, mettendo in mezzo a loro.
Il suo sguardo inespressivo era rivolto verso Tom.
Il ragazzino vide la testa di iuta di quella creatura a pochi centimetri da lui. Si trattava di un vecchio sacco ma qualcosa al suo interno, qualcosa di orrendo, strisciava, zampettava e si contorceva.
Lo spaventapasseri era molto alto. Avanzò verso Tom.
Ogni suo movimento generava un rumore simile a una busta piena di foglie morte che veniva agitata.

Tom si sentiva in trappola... inoltre Evelyn era fuggita, abbandonandolo.
Passo dopo passo, lo spaventapasseri era sempre più vicino.
Il ragazzo teneva la testa verso l'alto, incapace di distogliere lo sguardo da quel volto fatto di iuta e chissà cos'altro.
Dall'interno dello spaventapasseri poi provenne una voce... una voce che Tom aveva imparato a riconoscere e temere: “hey, ragazzino!”

Se la mente di Tom gli stava implorando di fuggire, Tom non era più in grado di ascoltarla. Neanche si rendeva conto che stava piangendo.
Alle spalle dello spaventapasseri apparve d'un tratto Evelyn. La ragazzina stringeva tra le mani un lungo bastone.
Corse, sollevò quell'arma improvvisata sulla sua testa e urlò con tutte le sue forze prima di sferrare l'attacco.
Evelyn colpì con violenza il volto dello spaventapasseri.



cic

   
 
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