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Autore: crazyfred    03/12/2021    2 recensioni
Alessandro, 45 anni, direttore di una rivista di lifestyle. Maya, 30 anni, sua assistente personale. Borgataro lui, pariolina lei. Self made man lui, principessina viziata ma senza un soldo lei. Lavorano insieme da anni, ma un giorno, la vita di entrambi cambierà radicalmente ... ed inizieranno a guardarsi con occhi diversi. Sullo sfondo: Roma.
(dal Prologo) "Quando Alessandro l'aveva assunta, oltre al suo aspetto patinato, aveva notato la sua classe e il suo buon gusto, oltre ad una sensibilità ed intelligenza nascoste, ma scalpitanti e volenterose di venire fuori. Forse nemmeno Maya si rendeva conto, all'epoca, che razza di diamante grezzo fosse. Alex però, che nello scoprire talenti era un segugio infallibile, non se l'era fatta sfuggire."
Genere: Commedia, Introspettivo, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Sotto il cielo di Roma'
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Capitolo 19



"Allora Maya mi raccomando, appena hai il nuovo numero mi chiami così lo salvo. Va bene?"
"Sì certo"
"È stato un piacere conoscerti, davvero"
"Anche per me. Buonanotte"
Maya chiuse la porta tirando un grosso sospiro di sollievo. Era finita, finalmente. Non lo avrebbe richiamato, era evidente. Si era inventata quella scusa del cambio di gestore solo per non dargli il suo numero. Per i social, si sarebbe inventata qualcosa nel caso non avesse capito l'antifona. Si girò verso i padroni di casa che, l'una con le mani nel lavello sotto l'acqua corrente, l'altro con un canovaccio e un piatto tra le mani, la guardavano con il fiato sospeso, in attesa del responso.
"Allora, voi due" Maya, imperiosa, puntava il dito contro Olivia e il suo compagno "la prossima volta che vi viene in mente di incastrarmi con qualcuno con la scusa di una cenetta tranquilla …"
Quando l'avevano invitata a cena era stata veramente contenta di accettare. Si era da poco riappropriata della sua auto e le era mancato girare per Roma al volante, scaricando le tensioni lavorative accumulate nella giornata sul traffico dell'ora di punta, e cercava ovunque pretesti per guidare. Tuttavia quando era arrivata da Olivia e Max a Rione Monti, si era presto resa conto che non solo non sarebbero stati solo loro tre, ma che Eugenio, il ragazzo che si sarebbe unito a loro per la cena, era tornato casualmente da poco da Berlino ed era altrettanto casualmente single. Un appuntamento al buio in piena regola, ma con testimoni.
"Te l'avevo detto che era una pessima idea" borbottò Olivia nei confronti del ragazzo.
"Ma dai Maya, Eugenio è perfetto per te!"
In effetti, sulla carta, Eugenio era veramente perfetto: architetto, di buona famiglia, tornato con un curriculum di tutto rispetto dalla Germania per aprire uno studio tutto suo, elegante ma alla mano, in procinto di acquistare un 15 metri da attraccare ad Ostia per l'estate. Fosse tornato a Roma con qualche mese di anticipo, Maya non se lo sarebbe di certo fatto scappare. Ma ora era tutto diverso: viveva a Testaccio, casa arredata un pezzo alla volta come fosse una coperta patchwork, cene formula All You Can Eat, shopping online. E poi c'era quell'altra questione - Alex, ma preferiva non pensarci.
"Lascia decidere a me chi è meglio per me, Max!"
"Lo sapevo!"
Olivia lasciò cadere le posate nel lavello e rubò lo strofinaccio a quel povero malcapitato di Max per asciugarsi sommariamente le mani e avventarsi 
risoluta su Maya, scaraventandola sul terrazzino alquanto sgraziatamente; a Maya non piaceva particolarmente la casa di Olivia: il parcheggio era più un miraggio nel deserto, i soffitti erano bassi a causa dei soppalchi e il bagno era piccolo e con una misera finestrella, ma se c'era una cosa che le invidiava era la vista. In fondo al viale, oltre un arco del muraglione, uno scorcio del colonnato del Tempio di Marte.
Le due si accesero una sigaretta, anche se Maya più che altro la teneva accesa, facendo un tiro di tanto in tanto, distrattamente.
"C'entra il tuo capo … come si chiama … Alex, vero?"
"Non so di cosa tu stia parlando" dissimulò "è solo che non mi piace quando la gente pensa di sapere chi o cosa sia meglio per me. Non è che perché ho 31 anni allora devo per forza stare con qualcuno!"
"Non fare la melodrammatica Maya, non ti si addice" ribatté Olivia, braccia conserte e spalle al muro, studiando l'amica attentamente; Maya fingeva indifferenza, ma quegli occhi che la squadravano la mettevano a disagio.
"Tra voi due è successo qualcosa"
Non glielo stava chiedendo.
"Te lo ha detto Lavinia?"
Olivia scosse la testa "È dal giorno che l'ho conosciuto che lo penso … prima o poi tra quei due scatta la scintilla"
Bisognava riconoscerlo, Olivia era sempre stata molto intuitiva: aveva capito che stava attraversando un periodo di difficoltà e ora si era accorta dell'attrazione tra lei ed Alex.
"È stato solo un bacio" tentò di minimizzare, affacciandosi al cornicione.
"Solo?! Non avresti disdegnato Eugenio se si fosse trattato solo di un bacio. Magari se ammettessi di essere attratta da lui sarebbe tutto più semplice"
"Ma quello lo ammetto senza problemi" esclamò Maya ironica, ridendo nervosamente rivolgendosi all'amica "a Roma Glam siamo tutte attratte da lui, chi più chi meno. Tranne Elena del settore Cultura, ma lei non fa testo, a lei gli uomini non piacciono proprio"
"Maya dai stiamo facendo un discorso serio!" la riprese Olivia, intenzionata a non prenderla alla leggera "Non parlo di sbavargli dietro … parlo proprio di immaginarsi insieme con lui. Mentre fate … " Maya si raggelò al pensiero di quello che avrebbe potuto dire, ma Olivia la sorprese " … cose normali da coppia"
Se possibile, era anche peggio: Maya non lo sapeva cosa erano cose normali da coppia, non aveva avuto una relazione abbastanza lunga per far subentrare la routine.
"Di cosa hai paura?"
Maya prese un lungo respiro "Non lo so…un paio di settimane fa sua figlia è venuta in redazione ed io..io mi sono sentita fuori posto. Lui ha i suoi figli e questo io non lo posso cambiare"
In realtà c'era altro e non solo non riusciva a raccontarlo, ma cercava anche di non ricordarlo. Una sera, riaccompagnandola a casa, Maya chiese ad Alex se poteva fermarsi ad un supermercato per fare la spesa. Ne approfittò anche lui. Quindi, a ben vedere, una risposta alla domanda di Olivia ce l'aveva: a fare insieme cose da coppia con lui ci si vedeva benissimo.
"Sì ma non possiamo sempre pensare agli altri" l'ammonì l'amica "ogni tanto bisogna pensare anche a noi stessi"
"E qui ti sbagli Olli, perché nel suo caso è un pacchetto unico. I suoi figli ci saranno sempre e io devo farci i conti fin da subito. E non mi sento pronta per quel genere di cose"
Era da un po' che aveva iniziato a pensare ad Alex come a qualcosa di più del suo superiore, e se inizialmente si era detta che la sua situazione familiare era la parte meno difficile, ora non era più sicura.
"Pronta per cosa? Per essere felice? Perché di questo si tratta …"
"È che…con la bambina … io mi sono sentita all'improvviso come se fossi parte della famiglia e quella sensazione mi ha … mi ha spaventata, ok?! Perché io voglio un uomo, ma non voglio ritrovarmi a fare la madre o la mogliettina che prepara la cena per la famiglia"
Maya non cercava una relazione a tutti i costi, non più, non per i motivi che l'avrebbero spinta qualche mese prima ad accasarsi con il primo riccone che capitava; voleva finalmente provare ad avere quello che tutte le ragazze sue coetanee avevano vissuto già qualche anno prima: una relazione spensierata, anche un po' adolescenziale, libera da programmi e aspettative.
"Ma lui ti conosce, lo sa come sei e non credo che pretenda questo da te" la rassicurò Olivia.
Non conosceva Alex, ma era ragionevole pensare che se si era dato da fare per Maya, non poteva essere uno stronzo da una botta e via.
"E poi" continuò "la bambina una mamma ce l'ha, no?"
"Non tocchiamo questo tasto…"
"Ascoltami: tu provi qualcosa per Alessandro?" Maya provò a protestare e a glissare di fronte a quella domanda ma Olivia la bloccò "Rispondimi"
"Credo di sì ... ma è la prima volta che provo qualcosa del genere"
"E allora smettila di andarci con i piedi di piombo, perché così non farai tanta strada e farai solo tanta fatica. E se davvero senti qualcosa per lui, prova! Cosa hai da perdere?!"
"Tutto Olli, tutto"
"Ma vedi allora che sei cretina?!" Per come la vedeva lei, si era speso troppo per ridurre tutto ad una scopata. "Alex non è così stronzo, sono sicura che non ti lascerebbe mai in mezzo ad una strada. E poi non è che te lo devi sposare o andarci a vivere insieme domani. Un passo alla volta: intanto mi pare di capire che non sa di questo tuo interessamento. Comincia da lì …"
Dall'interno dell'appartamento, un fragore interruppe la conversazione. Maya vide Olivia sbiancare e spegnere la sigaretta in fretta e furia nel posacenere sul tavolino in terrazzo. Lei fece con tutta calma, approfittando di quel fortunato intervallo per riprendersi un po' da quella conversazione che era stata un po' come andare sulle montagne russe. Si sentiva tutta sballottolata dentro, confusa, la testa un po' le girava.
"MASSIMILIANOOOO"
Nessuno chiamava mai Max con il suo nome per intero, nemmeno Olivia; doveva essere successo qualcosa di grosso.
Maya si precipitò all'interno e trovò Max impietrito nella zona cucina dell'open space che guardava la sua compagna, inginocchiata per terra, spaesato e mortificato.
"Che succede?"
Ma Olivia non le dava ascolto: era troppo impegnata a raccogliere dei cocci da terra.
"Lo sai quanto costa questa ciotola del cazzo? OTTANTA CAZZO DI EURO" tuonò con un frammento in mano, usandolo per minacciare Max. Maya indietreggiò, impaurita. "È un pezzo di design, porca puttana. Porcellana e oro 24 carati e tu la maneggi così, come se fosse una tazza dell'Ikea!"
"Ma dovevo rimettere a posto i piatti!!!"
Olivia era fuori di sé. Continuava a blaterare del valore di quella insalatiera, dell'artista che l'aveva fatta, di una non ben identificata antica tecnica giapponese. Maya ne approfittò, senza dire nulla, per squagliarsela. Fece un cenno con la mano al povero Max, sperando di non leggere di lui tra le pagine di cronaca nera del giorno dopo. Riuscì a tagliare la corda con un po' di fortuna da quella specie di terzo grado, ma questo non le impedì di riflettere su quanto le aveva detto l'amica. Per quanto lo volesse, era determinata a non scoprirsi troppo: le sue paure, sebbene le argomentazioni di Olivia fossero ragionevoli, erano ancora intatte e solo il tempo, forse, sarebbe riuscito a scalfirle.


Se c'era una categoria di persone che Alex biasimava, quelli erano gli uomini separati. Ora che si trovava dall'altra parte della barricata capiva finalmente quanto fossero fondamentali quelle serate tra amici, le partite di calcetto, i motoraduni, persino le rimpatriate di scuola, che per anni aveva snobbato. Erano degli anestetici perfetti.
Si considerava un privilegiato, nella sua posizione la separazione non gli aveva alterato la vita in maniera radicale, ma i pensieri e le preoccupazioni erano raddoppiati, questo non poteva negarlo.
Se lasciare il tetto coniugale era stato un sollievo, una liberazione dai musi lunghi e dai litigi, quella pace e quel silenzio tanto agognati diventavano assordanti nel momento in cui si ritrovava da solo, senza i figli. Già solo quando andava a prenderli la gioia di rivederli si mischiava all'amara consapevolezza che le ore, non importava che fossero 4 o 48, erano limitate e tutto il tempo che passava con loro si trasformava in un continuo compensare i sensi di colpa, cercando di goderne appieno. I mi mancherai della sua Puffetta ma anche solo i ci sentiamo su Whatsapp di Edoardo, detti a mezza voce e con noncuranza, al momento dei saluti, si trasformavano in coltellate. Avrebbero meritato una famiglia unita, ma era più importante dare loro dei genitori sereni e quel pensiero era l'unica cosa che lo aiutava a contare le ore che lo separavano prima della visita successiva.
Quelle serate, dunque, erano il modo migliore per provare a spegnere il cervello per un po', persino quando il pretesto era turno infrasettimanale della Serie A a casa di Francesco, nel suo villone all'Olgiata.
Oltre ad Alessandro, ospite dell'avvocato erano altri tre compagni dei tempi dell'università: Nicola, come Alex iscritto a Lettere Moderne, ora insegnante di Italiano in un liceo al Talete; Silvio, Economia e Commercio, ora commercialista di mezza Montecitorio e Riccardo, detto Ricky, Economia e Management, direttore di uno dei più grandi alberghi di Roma. Alex li aveva conosciuti quando, al terzo anno di università, erano partiti per sei deliranti mesi di Progetto Erasmus in Olanda. Francesco, Silvio e Ricky erano tutti ragazzi della Roma bene, rigorosamente di destra e rigorosamente biancocelesti, erano partiti solo per fare caciara a sera fino a tardi e lontani da occhi indiscreti. Nicola, nativo di San Lorenzo, quartiere popolare quanto Testaccio, era romanista come lui ed era quello che raccoglieva gli altri ubriachi per strada e li riportava al dormitorio.
"Che partita de merda"
Francesco spense la televisione buttando sul tavolino davanti a sé il telecomando, deluso dal risultato.
"Vabbeh ma te ancora segui la Lazio" gli fece notare Alex, gongolando e alzandosi dalla poltrona per andare a prendere una birra.
Francesco stette in silenzio per pochi istanti, rimuginando su qualcosa da dire per controbattere.
"A' giallorosso! Te dico solo na cosa: 26 maggio 2013. V'AVEMO ARZATO LA COPPA 'NFACCIA!" cantò, in coro con gli altri due laziali.
"Ciao core! Ci campate di rendita ormai" fece notare loro Nicola.
"Forse noi ci campiamo di rendita professore" rimbecco De Stefanis "ma a voi brucia ancora!"
"E a voi quanno ve ricapita"
Punzecchiarsi sulle reciproche squadre era la cosa che gli riusciva meglio. Silvio, che tra di loro era quello meno incallito di tutti quando si trattava di calcio, si era messo il grembiule da cucina addosso
, nonostante Francesco esibisse orgogliosamente più collaboratori domestici che stanze in casa, quando era abbastanza palese che la Lazio, quella sera, non avrebbe portato a casa i tre punti … ma nemmeno uno. Li invitò a sedere a tavola, servendo loro la più classica spaghettata da post partita. Nicola accese di nuovo la tv, per continuare a seguire gli approfondimenti.
"Professore, insomma, ma questo è accanimento terapeutico, la prego di risparmiarci questo stillicidio"
"Avvocato" lo canzonò l'uomo, paffutello e brizzolato, parodiando il suo modo di parlare dell'amico "Casus a nullo praestantur"
"Che tradotto per noi economisti?"
"I casi fortuiti non sono imputabili a nessuno … il che significa che non è colpa mia se perdete pure contro i morti. E mo ve sucate pure il post partita" decretò Nicola, portando una forchettata di pasta alla bocca.
"Comunque ti sei comprato un bel giocattolino " fece notare Ricky a Francesco, indicando il televisore.
"Hai visto, eh? Siamo d'accordo che sotto ai 50 pollici manco s'entra in negozio, ve'?"
"Ovviamente"
Iniziò una lunga e noiosissima disquisizione su quale marca fosse meglio, sui colori, sulle prestazioni durante le partite e altre cose che ad Alex non fregavano minimamente. Per come ne parlavano, ad un certo punto non era più nemmeno sicuro che stessero parlando di televisori.
“’A zì qua se sta a parlà de roba seria mica se potemo perde in chiacchiere. Eddai, famo i seri …” l'avvocato rimproverò Nicola sguaiatamente, quando gli fece notare che non tutti si potevano permettere l’home theatre in casa “se devi far er purciaro pure per na televisione è mejo si nun t'a compri proprio!"
Non c'era niente da fare: era un boro, anche se abitava nella Beverly Hills di Roma, tra ville con piscina, country club e un campo da golf a 27 buche 
- o forse era proprio quello il motivo. Però era il mattatore delle serate, con lui non c'era un attimo per rimanere seri e per spegnere il cervello era l'ideale.
Dopo cena, erano rimasti solo Alex, Francesco e il povero Nicola che, con la scusa del giorno libero dalla scuola, era stato confinato alle mansioni di sguattero per il post serata.
"Allora direttore caro, che mi racconti … è da un po' che non facciamo una bella chiacchierata" 
"Niente di nuovo sul fronte occidentale" ironizzò Alex, citando il titolo del romanzo di Remarque.
"Nicolino, qua la situazione è critica … uno stallone di razza come il nostro direttore non può rimanere in questo francamente pietoso stato di inattività. Questo filo di barba alla divo di Hollywood mi aveva fatto ben sperare, ma vedo che qui non si batte chiodo."
"Non ti preoccupare che a me ci penso io"
Francesco, che si era stravaccato in poltrona con un bicchiere di scotch, scattò in piedi e si diresse verso Alex, guardandolo con fare inquisitorio, di sbieco e con gli occhi serrati. Anche Nicola, posata la spugna insaponata, si asciugò le mani e andò a sedere sul bracciolo della poltrona, dove Alex era rimasto per chiacchierare con i due. Ovviamente avevano capito entrambi che, al contrario di quanto lui diceva, c'era qualcosa che bolliva in pentola.
"Domanda fondamentale" fece l'avvocato "È legale? Non è che mi finisci ar gabbio? Perché Franceschino tuo c'è sempre per te, tu poi hai sempre pagato le parcelle, ma un'accusa di pedofilia …"
"Ma sei scemo?" Alex si alzò, indignato "No … hai sbattuto la testa da piccolo, altrimenti non si spiega. È Maya"
"Maya chi?" domandò Nicola.
"La mia assistente, lui la conosce. E Maya ha 31 anni, mica 13"
"Dio che bomber!" esclamò Francesco, con un'espressione in volto che era tutto un programma "lo vedi che quando ascolti a Franceschino tuo tutto funziona a meraviglia? Non una gnocca Nicolì … la più gnocca. E pure principessa"
Francesco divideva le donne in due categorie: principesse e maleducate; lui di solito, finiva sempre con le maleducate.
"Ma Alex, per una relazione seria come speri che le cose possano funzionare con qualcuno così tanto più giovane di te? Cosa avete in comune?" chiese l'amico professore, che era completamente estraneo a tutta la faccenda e la analizzava come poteva, nella maniera più spicciola e concreta che poteva.
"Ma chi ha parlato di avere una relazione seria?" lo interruppe l'avvocato "Alex parliamoci chiaro…un matrimonio basta e avanza. Pensa a divertirti … vacci a letto, goditela e quando ti stufi le trovi un posticino di lavoro da qualche parte e te la levi di torno. Tanto le donne sono tutte uguali, bastano una passeggiata al mare e un bracciale tennis per farle contente."
"Fai schifo …" sputò Alex, stizzito; anche Nicolino alzò le braccia in segno di incredulità "Mamma mia che squallore però France'!"
"Ma perché che ho detto di male?" si difese l'uomo "Scopate, che la vita è troppo amara per perderla in inutili complicazioni"
"Maya non è una di quelle con cui esci tu. Se a loro sta bene essere trattate come 'n par de mutande fatti loro, ma Maya è molto di più di una botta e via"
Non ci stava a sentirlo vaneggiare ancora. Francesco era sempre stato così, prendere o lasciare, amare od odiare. E lui fino a quel momento lo aveva quasi sempre amato, ma non negli ultimi mesi: sentirgli fare certi discorsi, era diventato sempre più difficile. Ora si rendeva conto che, in realtà, quei siparietti, quell'umorismo becero e sessista erano solo un diversivo dal piattume della sua vita coniugale. Se una cosa funziona per un po', non significa che funzionerà per sempre: era il suo mantra da quando era ragazzo, eppure solo in quel momento riusciva a metterlo davvero in pratica, iniziando a pretendere di meglio per sé stesso. Preferiva restare da solo piuttosto che in un matrimonio senza amore, preferiva restare senza amici, piuttosto che con gente che non condivideva i suoi stessi valori.
"Dai Alessa' dove vai?" gli domandò il padrone di casa, vedendolo prendere la giacca e il casco.
"Dove vuoi che vada? Io con gente che tratta le donne come pezze da piedi non ci parlo."
"Ma fai sul serio? Ma era una battuta!"
"Una battuta? Ma stiamo scherzando?"
"Dai ti chiedo scusa…non avevo capito che con Maya facevi sul serio"
"Vuol dire che in questi 20 anni che ci conosciamo non hai capito niente di me e non so se la cosa mi fa più rabbia o tristezza"
Uscì dalla dependance lasciando Francesco con un palmo di naso, incredulo che l'amico di una vita, quello che lo aveva scelto come testimone di nozze stesse veramente troncando la loro amicizia per una battuta come mille ne aveva fatte da quando si conoscevano. Nicola invece lo inseguì nel giardino.
"Alex! Alex!"
"Nico non ti ci mettere pure tu"
"Ma no Alex, fai come credi … io con tutti voi mi sento solo per queste rimpatriate, viviamo vite troppo diverse per giudicarvi, sono solo un professore di liceo in confronto a voi" 
"Non dire così, lo sai che per me non c'è differenza"
"Lo so e lo apprezzo. E mi fa piacere un paio di volte l'anno ricordare i vecchi tempi, pensare di avere ancora vent'anni. Ma dimmi…tu con una ragazza così giovane fai davvero sul serio?"
"Ha 31 anni, è una donna fatta e finita. Io quei 15 anni di differenza non li sento … è l'unica con cui mi sento davvero me stesso, Nico … né il caporedattore di Roma Glam, né un ricco imprenditore… solo Alex. E credimi era da tanto."
"Lo capisco, ma pensaci … magari è solo una fase, magari stai solo cercando di superare Claudia, non è così improbabile"
"È quello che dice anche lei"
"Perché evidentemente è sveglia, più sveglia di te. Non voglio sminuire quello che provi ma pensa anche solo che siete in due fasi diverse della vita"
"Che significa?"
"Voglio dire, tu hai avuto la tua vita in famiglia, lei alla sua età magari vuole una famiglia e tu sei veramente disposto a ricominciare tutto daccapo? Pannolini, nottate, pappette …"
"Ao' ma che è stasera, la serata del vince chi la spara più grossa? Io vi ho solo detto che c'è una donna che mi piace: quello mi dice di farmi una mantenuta e tu che devo prepararmi a pannolini e pappette. A me interessa solo capire se ho ancora una chance con lei in questo momento …"
Mise il casco e partì via, alla volta di Roma, non aspettò nemmeno che l'amico ribattesse, non aveva bisogno dei consigli di nessuno. Nella vita lui ce l'aveva sempre fatta da solo, e ne era sempre uscito vincitore. Qualcuno avrebbe avuto da ridire sulla sua sicurezza, Maya l'avrebbe rimesso al suo posto con una freddura delle sue, ma nella sua testa era sicuro che l'avrebbe spuntata anche stavolta.

  
"Sei in ritardo"
Maya avrebbe voluto ribattere a Lisa che lei era lì dalle quattro di quel pomeriggio, che era tornata a casa solo per prepararsi e la punizione divina le aveva inflitto un imbottigliamento nel traffico. Ma non lo fece: la caposervizi nella sezione Food considerava la redazione come una vera e propria catena alimentare, dove lei era ovviamente alla sommità e Maya, assieme ad Alice e Giovanni lo stagista, si collocava più o meno a livello del krill; al livello plankton, sotto di loro, solo addetti alle pulizie, corrieri e rider.
"Sì scusami" troncò, senza fare troppe polemiche "sono rimasta bloccata nel traffico"
"Partivi prima" la rimproverò la donna "lo sai che questa serata è troppo importante!"
Maya alzò gli occhi al cielo mentre la donna le dava le spalle. No, non lo sapeva. Era la festa per i 10 anni di Roma Glam: di solito, per l'anniversario della rivista, Alex faceva organizzare una festa aziendale semplice, senza troppi fronzoli, con il personale e qualche collaboratore esterno; certo 10 anni erano una cifra tonda significativa ma, per qualche motivo che non aveva condiviso nemmeno con lei, sembrava tenere particolarmente a che la serata fosse memorabile e a questo giro non aveva badato a spese, con tanto di party planner e una lista di invitati esterni alla rivista da fare invidia agli after party della settimana dell'Alta Moda. La lista degli invitati includeva anche ospiti stranieri, giornalisti ed editori di diverse riviste straniere del settore, quindi probabilmente voleva solo evitare di sfigurare e dimostrare di essere alla loro altezza. Ecco perché aveva passato l'intero pomeriggio di fianco all'organizzatrice per assicurarsi che tutto fosse come aveva richiesto Alex; sapeva benissimo quanto fosse orgoglioso e competitivo: per lui l'importante è partecipare non era affatto un atteggiamento contemplato.
Maya entrò nel palazzo e fece le due rampe di scale affollate di ospiti nella sua jumpsuit nera e le sue Aquazzurra nuove di zecca, il primo acquisto stravagante dopo mesi di ristrettezze; quasi perdeva la cappa rossa, appoggiata sulle spalle, per la fretta di arrivare a destinazione per fare … non sapeva bene cosa a dire il vero, visto che tutto era sistemato. La location era delle più esclusive, manco a dirlo, la Terrazza Caffarelli ai Musei Capitolini, con una delle viste più esclusive di Roma - cosa che si poteva dire probabilmente di almeno un altro centinaio di posti della capitale ma, nella giornata giusta, non c'era posto migliore per gustarsi lo spettacolo della città spaparanzata ai propri piedi, il panorama sui Fori, gli alberi del Gianicolo, persino gli autobus e il traffico dell'ora di punta: meglio di una sessione di un massaggio thailandese.
Uscì sulla terrazza, dove un gazebo moderno ed elegante ospitava la sala ristorante e i tavoli per la cena. All'esterno invece, tutto era già in fermento per il cocktail di benvenuto; non importava che fosse ancora febbraio: nonostante la serata imponesse ancora il cappotto, nessuno - romano e non - si sarebbe perso un lussuoso aperitivo affacciati sull'Altare della Patria.
Cercò Alex tra la folla, ma fu più facile per l'uomo trovare lei.
"Sei meglio di un faro con questa mantellina" ironizzò lui.
"Ho esagerato?" domandò lei, sentendosi le guance avvampare, sistemando la cappa e abbottonandola.
"Neanche per idea"
Come avrebbe potuto? La generosa scollatura sul davanti - e anche sulla schiena, ma Alex questo non poteva saperlo - erano il perfetto complemento al rosso fuoco del cappotto; una cosa era certa: Maya sapeva come attirare gli sguardi su di sé, e Alex pensò che forse l'idea di essere guardata la lusingava, ma non avrebbe voluto condividere quella vista con nessun altro. Da un lato si morse la lingua per quel commento idiota e le avrebbe volentieri slacciato quel bottone che aveva ricomposto, ma dall'altro fu soddisfatto dalla prospettiva che, in quel modo, nessun altro, oltre lui, avrebbe goduto della vista di quel dettaglio.
"Appena entriamo nella sala e tutti saranno seduti ai tavoli avrò bisogno del discorso" le disse, cercando di ricomporsi dal quel pensiero indecente. Le aveva fatto una promessa, anche se non si sentiva più in grado di poterla mantenere.
"È già pronto sul leggio, nel tuo portadocumenti"
"Poi per favore, in giro ci dovrebbe essere l'avvocato De Stefanis … trova qualcuno che lo tenga alla larga da me"
Non gli era ancora passata l'arrabbiatura per i commenti della serata di un paio di settimane prima ma gli inviti erano stati inviati un molto prima e Francesco restava pur sempre il rappresentante legale della rivista, anche se, Alex lo ammetteva, tenere lavoro e vita privata separati gli riusciva proprio male, era più forte di lui.
"Non ti preoccupare …" Maya non poté fare a meno di notare il tono astioso con cui aveva pronunciato il cognome del suo amico. Evitò di fare domande, ma se lo stava allontanando era solo un bene; a lei, l'avvocato, non piaceva per niente. "Non sarà facile" aggiunse "ma al suo tavolo ci dovrebbero essere un paio di modelle che attireranno la sua attenzione per un po'"
Alex annuì: Maya era sulla sua lunghezza d'onda.  
"Qualcosa da sapere sugli invitati per non fare brutta figura?" le domandò, togliendo la cravatta e mettendola in tasca, sbottonando il primo bottone della camicia; lo faceva sempre quando era nervoso: gli conferiva un'aria energica e risoluta, di chi ha talmente tutto sotto controllo da non aver bisogno di seguire certi canoni prestabiliti per dimostrare la propria autorità.
"Vediamo … al tuo tavolo è seduta la direttrice di Funny Vegan … se fossi in te eviterei di rompere il ghiaccio parlando dei mini hamburger di Scottona del buffet" spiegò Maya, che voleva essere totalmente seria ma entrambi finirono per ridere pensando all'eventuale pessima figura. "Poi da qualche parte in sala c'è Berardi … il produttore cinematografico. La ragazza con lui è la sua compagna, non sua figlia, fai attenzione … ed è anche in dolce attesa. E naturalmente l'ambasciatore francese … grande appassionato di tartufi"
"Ricordami perché lo abbiamo invitato..."
"Per ottenere Palazzo Farnese per un photoshoot di moda"
"Perfetto … ah Maya un ultima cosa e poi puoi goderti la serata pure tu …" le disse, allontanandosi.
"Dimmi"
"Lunedì ricordami di chiamare la contabilità per darti un premio, te lo meriti tutto"
Maya non sapeva se prenderlo come uno scherzo, una provocazione o come la verità, ma Alex non era noto per essere una persona imprevedibile e se diceva una cosa era da prendere sempre alla lettera; accennò un sorriso discreto per mostrarsi riconoscente, ma dentro in realtà ballava la conga: era bello sentirsi apprezzati.
Arrivato il momento di prendere posto, Maya si recò al tableau per trovare il suo. A memoria avrebbe condiviso il tavolo con le acidelle del settore moda, un vecchio tennista prezzemolino del jet set romano, uno scrittore fallito e un paio di stilisti emergenti, tra cui Marzia, la ragazza che le aveva cucito l'abito per il gala e che aveva finito per comparire proprio sullo speciale - eccezionalmente stampato - per il decennale.
Strabuzzò gli occhi una, due, tre volte per essere sicura di aver letto bene. Il suo nome era stato spostato dal tavolo 5 a quello 1, proprio di fianco ad Alex. Inutile chiedere spiegazioni alle hostess, ne sapevano meno di lei. Si guardò intorno e, in lontananza, tra la folla, appoggiata al bancone del bar Alice la fissava con un flute di champagne tra le mani. Aveva raccolto i capelli in un'acconciatura stile anni venti con un frontino dorato e indossava un abito corto azzurrino, troppo leggero per quella serata, un po' stile Great Gatsby, un po' Biancaneve.  Era perfetto per lei. Maya la raggiunse a grosse falcate, quasi a tempo di marcia militare. Probabilmente, pensò, la gente intorno avrebbe potuto vedere il fumo uscirle dalle orecchie per la rabbia.
"Cosa cazzo hai combinato?" disse a bassa voce, per non farsi sentire ma il tono era chiaramente perentorio e minaccioso. Se avesse potuto l'avrebbe strozzata lì, davanti a tutti.
"Ho fatto di necessità virtù, Maya"
"Che significa?"
"Significa che il sindaco ha dato forfait all'improvviso e abbiamo dovuto rimediare"
"Abbiamo chi?"
"Io, me stessa e me medesima naturalmente" commentò fiera la ragazza "il tavolo più importante non poteva certo restare sguarnito, con tutti i fotografi che bazzicano in giro per la sala questa sera"
"Eh certo … e tu hai ben pensato di mettere me con tutte le persone ben più importanti che ci sono tra gli invitati!"
"… non c'è di che" concluse Alice, caustica, alzando il flute per un brindisi e prendendo sotto braccio al volo uno dei commercialisti della rivista per sfuggire alle grinfie della collega.
Maya rimase con un palmo di naso: sapeva che Alice prima o poi le avrebbe fatto qualche dispetto nella convinzione di aiutare lei ed Alex ad avvicinarsi, ma non si aspettava di certo che avrebbe agito in una serata del genere. Non aveva più tempo per sistemare alcunché, ormai non poteva fare altro che andare con la corrente e cercare di limitare di danni.
"Che ci fai tu qui?" le domandò Alex vedendola prendere posto al suo tavolo anziché in quello alle sue spalle, come concordato; era stato talmente preso contropiede che non riuscì nemmeno ad alzarsi per spostarle la sedia per farla sedere.
"Il sindaco ha dato forfait e una certa persona che lunedì ucciderò con le mie mani si è divertita a fare di testa sua con i posti a sedere. Ma se vuoi cedo il posto a qualcun altro …"
"No no ... va benissimo così, non è colpa tua. E poi averti come spalla mi fa stare più tranquillo"
Le aveva detto spalla per non metterla a disagio, ma nella sua testa in realtà aveva in mente qualcosa di più intimo e personale; la sua presenza al suo fianco aveva un effetto benefico che non provava con nessun altro, e con il discorso che si apprestava a fare ne aveva proprio bisogno. Maya sorrise, grata che non le facesse pesare quell'imprevisto: in passato probabilmente lo avrebbe fatto, ma questo Alex aveva poco a che vedere con l'uomo che l'aveva assunta. Approfittando del riscaldamento poté levare la giacca, mettendo in mostra la schiena scoperta e la generosa scollatura del davanti: pur non scadendo nel volgare, era estremamente sexy ed Alessandro non riusciva a rimanere indifferente; cercò di rimanere composto anche se improvvisamente la sua sedia sembrava essere ricoperta di chiodi e il riscaldamento pareva essere stato alzato a temperature tropicali. Aveva una mezza idea di chi le aveva fatto quello scherzetto, e forse avrebbe dovuto premiare anche lei: gli stava servendo un assist preziosissimo.
A fine serata, gli ospiti stavano lasciando la location e Maya, come sempre, era stata braccata da Lisa per raccattare dalle poltrone quelli che, a causa dell'open bar, alzavano il gomito e rispedirli a casa, assicurandosi che non prendessero l'auto. Era un compito ingrato, lo odiava, ma a causa della famosa catena alimentare, toccava per forza a lei, Alice e allo stagista.
"Allora, come è andata? Vi ho visti molto complici" la punzecchiò la collega, avvicinandosi mentre si preparavano finalmente ad andare via.
"Stai zitta … avresti meritato di essere licenziata in tronco" rispose Maya stizzita "ringrazia che Alex è un santo"
No, non ce l'aveva affatto con lei, alla fine era stata veramente una serata piacevole, eppure quella strana sensazione di essere la padrona che faceva gli onori di casa non l'aveva abbandonata un secondo e se la sarebbe risparmiata volentieri e farglielo pesare un po' e tenerla sulle spine era il suo modo per vendicarsi. Nel piazzale di fronte al palazzo, salutata Alice, Maya tirò fuori il telefono dalla pochette per chiamare un taxi.
"Sei venuta in taxi?" Alex sulla moto, si fermò proprio davanti a lei. Maya annuì. "Salta su, ho il casco di mio figlio nel bauletto, posso accompagnarti io"
"Non se ne parla, è lontanissimo da qui"
"Sciocchezze, saranno sì e no 5 minuti con le strade vuote a quest'ora. E poi non voglio che rimani qui da sola ad aspettare"
Avrebbe potuto dirle che avrebbe aspettato il taxi insieme a lei e avrebbe sortito lo stesso effetto premuroso e gentile; invece no, si era proprio proposto per accompagnarla a casa, dopo che tutta la sera erano rimasti vicini, troppo vicini per quanto la riguardava. Non che a Maya fosse dispiaciuto, ma si sentiva in colpa con sé stessa per quello che provava. Eppure, puntualmente, lasciò che il suo istinto prevalesse e che Alex aprisse il bauletto per prendere il casco e salire in moto con lui.
"È stata una bellissima serata, vero?" domandò lui, fermi al semaforo vicino al Teatro Marcello.
"Mmmm sì … tutto sommato…"
"Perché?"
"Perché non so chi ha contrattato con il catering ma io muoio di fame. C'erano tre pappardelle nel mio piatto. Tre. Fossi in te li pagherei la metà."
Alex ridacchiò a quel commento, perché era se lo sarebbe aspettato da sua madre, ma certo non da Maya, eppure ora che gli era stato fatto notare, aveva anche lui un certo languorino, in effetti. Come sempre quando si tratta di eventi aziendali, non importava quanto formali, il suo focus per gli affari finiva sempre per distrarlo dai bisogni primari. Sempre un bicchiere pieno d'acqua a portata di mano per non avere la bocca impastata e poteva andare avanti per ore a discutere di lavoro senza accorgersi di nient'altro.
"Dai ci penso io" decretò Maya, senza riflettere "conosco un posto che fa al caso nostro"
"Cosa?! Vuoi offrire tu? Ma non se ne parla nemmeno!"
"E dai su! Che sono ancora questi stereotipi di genere?" protestò lei, a voce alta, ridacchiando "Non muore nessuno se pago io e poi … e poi tu comunque ci metti la moto"
Forse perché il casco era una sorta di schermo, forse perché non aveva i suoi occhi puntati su di lei, forse perché non c'erano centinaia di persone attorno a loro, ma in quel momento si sentiva più libera e sicura ad esprimersi con naturalezza e leggerezza.
Alex ci pensò un po' su e poi, complice la fame che iniziava a mordere nello stomaco domandò: "Dove la porto signorina?"
"Faccia inversione signor Bonelli, andiamo a Campo de Fiori"


 

Oggi, eccezionalmente, vi lascio un capitolo più lungo del solito. Mi sono interrogata parecchio su come dividere la parte della storia che affronteremo da qui in avanti. Sinceramente, non mi andava di lasciarvi con un capitolo di transizione, che vi desse l'impressione che questi due si erano impantanati di nuovo a fare chiacchiere con i personaggi non protagonisti. E così ho aggiunto la terza parte del capitolo, in cui si apre uno scenario veramente interessante. Voi che dite? Sono aperte speculazioni su quello che succederà dopo, sono curiosa di sentire la vostra opinione.
Come sempre, quando i miei personaggi parlano romano, uno SCUSA mastodontico va a tutti i miei lettori/le mie lettrici di Roma e dintorni. Io faccio del mio meglio.
Vi aspetto e vi mando un abbraccio
Fred ^_^
   
 
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