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Autore: SheHadTroubleWithHerself    28/12/2021    1 recensioni
Elisabetta è in perenne lotta con se stessa.
Mentre si lamenta della sua vita monotona, trema al solo pensiero di un cambiamento che possa stravolgerla.
Nella sua testa non può fidarsi di nessuno, e questo l'ha portata a chiudere diverse amicizie, ma ciò che brama di più è poter cadere sapendo che qualcuno l'afferri in tempo.
“Che cosa pensi potrebbe aiutarti a farti sentire meglio?”
“Una persona che riesca a farmi pensare che valga la pena svegliarsi ogni mattina e vivere un'altra giornata.”
Genere: Malinconico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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CAPITOLO UNDICI

A giudicare dalle sue occhiaie, Elisabetta non ha dormito bene la notte scorsa. Non è riuscita a fare a meno di costruire nella sua testa il discorso perfetto anche se ogni volta sfociava in una lunga serie di insulti per ogni persona con cui ha dovuto lavorare nell'ultimo anno. Ora è nervosa e quando si ricorda di aver fatto questa scelta solo perché incapace di lasciare Claudio vorrebbe colpirsi ripetutamente in testa e poter perdere i sensi.
Tasta il comodino alla ciecaper spegnere la suoneria del suo cellulare e ancora avvolta dal buio della stanza sbadiglia rumorosamente e cerca di stendere ogni muscolo presente nel suo corpo. Potrebbe sempre ripensarci, far finta di niente e trovare il modo per allontanare una volta per tutte Claudio senza finire necessariamente in mezzo alla strada, ma non ha dimenticato la sensazione di sollievo provata al solo pensiero di poter finalmente abbandonare quel posto.

Si prepara in silenzio certa di poter evitare ogni singola persona di quella casa e uscire senza dover dare alcuna spiegazione ma per un istante dimentica che Claudio sta dormendo proprio a metà strada tra la camera da letto e la porta d'ingresso. Cammina in punta di piedi con la torcia del telefono accesa perché il perenne cielo nuvoloso le impedisce di riconoscere persino il mobilio della casa.

“Sei già sveglia?” sente bisbigliare improvvisamente. Sobbalza sul posto e girando la visuale può intravedere Claudio muoversi sotto il piumone compiendo i suoi soliti lamenti gutturali.
Non può fare a meno di avvicinarsi per rispondere, si accovaccia davanti a lui e nota il volto quasi completamente coperto se non per gli occhi e la fronte.
“Non voglio far tardi il giorno delle dimissioni.” ironizza con un peso nel petto mentre adesso cerca ogni scusa possibile per poterlo guardare per sempre.
“Allora fatti valere.” risponde schiarendosi la voce, “Posso avere un bacio prima?” continua sospirando di stanchezza e agitando un braccio per far fuoriuscire la mano allo scoperto.
Sa benissimo che non è una buona idea tuffarsi un'altra volta in quel turbinio di emozioni, ma né è così tanto in astinenza da doversi avvicinare quasi con disperazione e scontra quelle labbra morbide con le sue abbandonando qualsiasi altra opzione che il suo cervello gli offre. Claudio le massaggia la linea della mascella e si lascia sovrastare dal peso della ragazza che si spinge sempre più verso di lui per non abbandonare quel contatto.
Elisabetta non capisce cosa ci sia di diverso, una sensazione di caldo soffocante, sa solo che se non ci fossero altre persone in quella casa si sarebbe voluta spogliare di qualsiasi indumento e permettere a Claudio di fare del suo corpo tutto ciò che avrebbe voluto. Per questo motivo staccarsi risulta difficile, ma il ragazzo interrompe il contatto esprimendo un suono soddisfatto e tornando quasi alla posizione originale.
“Torni qui dopo?” Elisabetta è ancora leggermente stordita e può sentire un leggero pulsare sulle sue labbra mentre cerca nella sua testa una risposta adeguata e si lascia sopraffare dalla sensazione di perplessità che tutte quell'emozioni le hanno lasciato.
“Vedremo” replica infine riprendendo in mano telefono e borsa.

Varca la soglia di casa pienamente consapevole di cosa stia facendo anche se stenta ancora a crederci. Si concentra nel contare i propri passi per non far prendere il sopravvento al suo cuore che pompa sangue velocemente annebbiandole per un attimo i pensieri e una volta arrivata davanti alla serranda sollevata solo per metà capisce di non avere più tempo.
Rimane ferma ad osservarla e cerca di raccogliere tutto il coraggio sparso nel suo corpo prima di decidere di entrare. Una mano sulla spalla ferma ogni sua decisione e non fa in tempo a sobbalzare che il viso di Federico si posiziona in parte del suo raggio visivo.
“Pronta?” chiede con la probabile intenzione di infonderle l'entusiasmo necessario, ma tutto ciò che Elisabetta riesce a fare è sorridere leggermente senza proferire parola.
Superare l'entrata le fa provare la stessa sensazione di una persona legata da testa a piedi che si dimena per la libertà, il silenzio mattutino la mette in soggezione e sapere di dover cominciare lei il discorso le fa seccare la gola. Compie i pochi passi per arrivare nel piccolo ufficio dove come al solito c'è la sua titolare con il capo chino e sommersa da documenti e scartoffie. Borbottano entrambe un buongiorno solo perché si sentono in dovere di farlo ed Elisabetta rimane immobile aspettando il momento giusto per iniziare il discorso.
“Manuela posso parlarti?” il tono di Elisabetta non tradisce il suo nervosismo e questo sembra già un bel traguardo.
“Mhm.” pronuncia solamente la signora davanti a lei che continua a scrivere numeri su numeri con una pessima calligrafia.
Elisabetta comincia a parlare solo quando ha davvero la sua attenzione e con gli occhi puntati su di lei.
“Lo so che è improvviso, ti assicuro che il mio intento non era quello di provocare problemi all'organizzazione del lavoro, però non posso più continuare così.” ogni tanto i suoi occhi fissano il pavimento, quella donna l'ha sempre intimorita abbastanza. Manuela sembra non capire, aspetta con una smorfia neutra di capire fino in fondo la motivazione di quella conversazione. “Io mi licenzio.” butta fuori pochi secondi dopo.
“Sì, direi che è piuttosto inaspettato, ma sono sicura che con le due settimane di preavviso riuscire a trovare qualcuno che possa prendere il tuo posto.” risponde con diplomazia, senza alzare la voce e conscia di avere tutto sotto controllo.
“Ecco volevo arrivare proprio a questo... io voglio finire adesso. Senza giorni di preavviso, senza nemmeno iniziare questa giornata.” è proprio in quel momento paradossale in cui Manuela perde ogni certezza ed Elisabetta si sente sulla vetta più alta del mondo che tutto sembra precipitare.
Manuela cerca di dissuaderla ricordandole le opportunità ricevute con quel posto di lavoro e sottolineando che perderebbe giorni di retribuzione ma Elisabetta è irremovibile e con ancora il giubbotto e la borsa in spalla firma con mano tremolante le tanto attese dimissioni e finalmente può lasciare andare un grosso sospiro di sollievo. Esce dall'ufficio con tutti gli sguardi puntati su di lei, tutti ugualmente frastornati, e lancia un ultimo sguardo gelido prima di avvicinarsi a Maddalena.
“Spero sarai soddisfatta la metà di quanto lo sono io.” è solo un piccolo sussurro, ma abbastanza potente da farle sgranare gli occhi e non permetterle subito di rispondere a tono.
Federico la segue e chiama più volte il suo nome ma Elisabetta non si ferma finché non varca l'uscita del negozio e solo in quel momento permette a Federico di riempirla di domande.
“Perché l'hai fatto? Potevamo parlarne tra di noi e cercare di risolvere.” Federico e la sua inguaribile positività perfettamente mescolata alla sua mania di avere tutto sotto controllo si percepiscono forti e chiare nelle sue parole.
“Smettila di pensare che ogni cosa possa essere incastrata: odio questo lavoro ed è ancora più stancante cercare di andare d'accordo con Maddalena. Così saremmo contente entrambe.” sputa freddamente la ragazza impedendo intanto al collega di ricercare un contatto fisico.
“Ma di che stai parlando?” chiede ancora più confuso e con un tono di voce ancora più alto.
“Fede, basta. Venire qui ogni giorno era l'equivalente di camminare verso il patibolo, devi solo accettare la mia decisione.” non ammette alcuna replica, ricomincia a camminare per potersi allontanare il più possibile e come uno strano segno del destino incrocia il suo sguardo con quello di sua madre che però le dedica solo un istante prima di proseguire per la sua strada. Non riesce ad innervosirsi ulteriormente perché negli istanti successivi respira davvero una boccata di libertà e fatica a riconoscere la serenità che si espande all'altezza del petto.

Torna in albergo per cambiarsi velocemente prima di recarsi nuovamente da Claudio e non riesce a smettere di sorridere nemmeno quando sale sulla metropolitana e
sente parecchi sguardi fermi su di lei.
Sale di fretta gli scalini e il fiatone è così presente da farle credere di poter perdere i sensi una volta arrivata alla porta socchiusa. Apre con premura, incerta se i genitori di Claudio siano ancora in casa ma quando vede il ragazzo aspettarla a pochi passi di distanza non riesce più a contenersi.
Un sorriso le spacca il viso e cresce il desiderio di chiudersi un'altra volta tra quelle braccia riconoscendo immediatamente il suo profumo all'altezza del collo. Claudio per la prima volta si sente stringere forte a sua volta ed è incredulo di poter sentire un entusiasmo che non si è ancora spento, l' ammira dall'alto e prega per l'ennesima volta e con tutte le sue forze che quella sia la volta buona.
“Ti senti meglio?” le chiede mentre le braccia scivolano sui suoi fianchi senza distaccare i loro corpi.
“Molto.” quella parola è difficile da pronunciare, forse perché per la prima volta non ha motivazioni per evitarla. Si sente meglio davvero.
Il volto di Elisabetta si muove con lentezza e le sue labbra percorrono una strada ormai nota per poterle ricongiungere con quelle di Claudio che rimane scioccato per la seconda volta. Le mani di lei mappano la sua schiena mentre bacia con devozione ogni porzione di pelle che capita sotto le labbra, le dita scorrono sotto la maglietta leggera e deve averle piuttosto fredde perché riesce a sentire la pelle rabbrividire.
Claudio scopre questa nuova sensazione in cui è libero di restare immobile e raccogliere tutte quelle attenzioni che non vedeva l'ora di ricevere. Non gli importa che siano ancora in mezzo al salotto, né che lui sia in pigiama mentre lei ha il giubbotto ancora addosso e completamente abbottonato; L'unica cosa a cui riesce a pensare sono le dita che massaggiano e solleticano la sua schiena e le labbra che delicatamente lo stanno coccolando.
“Possiamo andare in camera tua?” sussurra Elisabetta al suo orecchio rendendo ogni loro ossa pura gelatina. Si muovono dondolanti e faticano a coordinare i piedi nel tentativo di non fermare alcun bacio.
Si percepisce di nuovo quella forte sensazione provata poche ore fa, come se andassero a fuoco. E' la prima volta che Claudio senza doverci pensare insinua le sue mani sotto la maglietta della ragazza e ne assapora ogni curva a occhi chiusi lasciando ogni grammo del suo peso appoggiato alla porta chiusa che li isola dal mondo.
Nonostante la fame che sentono ogni movimento è lento e calcolato ma Elisabetta non ricorda come siano arrivati a sdraiarsi sul letto. Si risveglia improvvisamente congelando ogni muscolo.“Non dobbiamo farlo per forza.” ansima Claudio provando a ristabilire il suo originale tono di voce senza riuscire però a spostare le mani dalla curva dei suoi fianchi.
Elisabetta lo sovrasta ma tiene gli occhi bassi sull'addome appena scoperto e cerca in ogni modo di non chiudersi nel turbinio dei suoi pensieri che creano infinite paranoie. “Io voglio farlo,” chiarisce prima di ogni cosa ricreando un contatto visivo. “Ma è passato tanto tempo...” non termina volontariamente la frase, consapevole che Claudio ne abbia comunque inteso il significato. Lascia che i suoi pollici possano giocare con le ossa del suo bacino.
“Non hai niente di cui preoccuparti.” sussurra più calmo di prima e tenta di risedersi senza doverla spostare da sé.
Claudio incastra tra le dita i lembi della maglia di Elisabetta che scorre verso l'alto con l'aiuto delle braccia alzate, appoggia poi le labbra chiuse sulla sua spalla e compie un piccolo percorso mentre accarezza la sua schiena. La sente sospirare quando il viso si avvicina al solco al centro del seno.
“Fai solo ciò che senti.” suggerisce Claudio con voce bassa, contemplando con lentezza ogni suo centimetro di pelle.
E' solo una frase, ma le dà la forza necessaria per sollevare le mani e incastrare le dita tra i capelli corti del ragazzo e avvicinarsi ancora di più a lui. I loro petti aderiscono perfettamente. Gli sfila poi la maglietta e per la prima volta riesce ad ammirare qualcosa di diverso dal suo viso. Lo bacia e completamente alla cieca legge ciò che ha scoperto con il solo ausilio delle mani e si rende conto in pochi secondi di quanto adesso sia così semplice lasciarsi trasportare dagli eventi. Niente schemi o regole, né tanto meno una lunga lista di dubbi e incertezze. Riesce solo a godere del piacere di quel corpo a contatto con il suo insieme alle parole che ogni tanto le sussurra all'orecchio.
Ha sempre letto quelle storie nei libri in cui i corpi come per magia si incastrano e tutto sembra essere semplice senza doverci minimamente pensare e, finalmente, ci crede. I loro movimenti sembrano non avere senso ma se riuscisse a vederli da fuori ammirerebbe quella sintonia che sembra esistere solo nei film. Si lascia avvolgere da tutte quelle attenzioni e nonostante lo stato confusionale riesce a regalarne altrettanto a Claudio che sta riscattando tutto ciò che fino a quel momento si è sempre immaginato.
Elisabetta però capisce che la parte migliore arriva dopo, quando sono semplicemente infagottati nelle coperte ancora nudi e intrecciati tra loro. Hanno entrambi le palpebre pesanti ma non riescono a smettere di scambiarsi lenti baci e carezze melense.
“Non avrei mai pensato che sarebbe successo così.” ride Claudio totalmente incapace di toglierle le mani di dosso. Sente una strana voglia di stringerla in ogni momento, di strizzare la pelle tra le sue dita per dimostrare a se stesso che lei è lì per davvero. Complice forse la paura che quel momento possa finire da un momento all'altro.
Elisabetta sembra non riuscire a fare altro che sorridere e mentre le guance si imporporano di imbarazzo nasconde il viso nell'incavo del collo e in netto contrasto con quell'emozione aggancia con sicurezza la gamba ai fianchi del ragazzo che la scruta con gli occhi colmi di tenerezza.
“Sei bellissima quando non ti controlli .” bisbiglia nel silenzio, curioso di come possa rispondere a quella confessione.
“Smettila di adularmi.” sogghigna spalmandogli l'intera mano sul viso impedendogli malamente di continuare a parlare. Ma in risposta Claudio pianta dei piccoli baci asciutti su tutto il palmo della mano ed Elisabetta sa di non poter nascondere la pelle d'oca che si è formata sul braccio nonostante sia coperto dal piumone.
“Va bene, allora cambiamo discorso.” annuncia cambiando posizione repentinamente, la ragazza si imbroncia brevemente avvicinandosi più che può all'altro corpo. “Che cosa vorresti per Natale?” chiede con gli occhi incollati su di lei, curioso per la risposta.
Elisabetta sbuffa in un sorriso e nasconde il viso da Claudio prendendosi del tempo prima di cominciare a parlare.
“Non so mai come rispondere a questa domanda,” spiega tornando a guardarlo, e data la sua confusione si trova costretta a dare spiegazioni. “Non ho alcun desiderio.”
“Tutti hanno desideri.” afferma schiarendosi la gola.

Elisabetta è pronta a ribadire la sua posizione, quando nella sua testa la risposta arriva prepotente e chiara. E' strano ripensarci ancora, ma le sembra ancora più strano arrivare a quella conclusione mentre crede di essere nel posto migliore del mondo.
Eppure, anche se aveva sempre sognato una situazione simile, la possibilità che lei smetta di sentire qualsiasi cosa non la turba minimamente.
Forse è un'ennesima paura di non poter tenere stretto quel momento, il terrore che possa finire per ragioni esterne la porta a credere che una volta sola possa essere sufficiente.
“Che succede?” lo guarda e Claudio sembra pentirsi immediatamente della domanda, ma continua a scrutarla.
“Nulla, scusa mi sono persa nei pensieri.” cerca di minimizzare compiendo piccoli movimenti, fingendo di trovare una posizione più comoda.
“Lo vedo, ti sei rabbuiata di colpo.” Claudio è teso, lo percepisce dalle dita che non sono più adagiate morbidamente sulla sua pelle. Ora sono rigide e i polpastrelli la sfiorano appena.
Elisabetta vorrebbe ribattere, dirgli che non è vero, che si sbaglia. Ma Claudio non si è mai sbagliato se non quando ha creduto di poterla davvero tirar fuori dal girone infernale che lei stessa si è costruita. E' più facile quindi mettersi seduti sul materasso senza provare vergogna per il lenzuolo che le scopre il seno solo perché nella sua testa i pensieri si schiantano uno sopra l'altro e registrarli tutti sembra un'impresa impossibile.
“Vado a lavarmi.” annuncia senza enfasi il ragazzo che prima di alzarsi del tutto indossa i boxer in maniera approssimativa. “Puoi lasciarmi solo? Devo studiare per l'esame.”
Tutto ciò che prima vorticava nella sua testa si ferma solo per notare il tono freddo di Claudio che si sta dirigendo verso il bagno.
E' attonita, completamente paralizzata ma consapevole di aver spezzato ogni sua speranza riposta. Claudio sta iniziando a capire, e presto le dirà di non poterla più vedere.
Non riesce a quantificare i minuti o gli anni che ci impiega per rivestirsi, sulla pelle sente il leggero velo di sudore ormai asciutto ma che continua a fare attrito con i vestiti. I capelli sono un cumulo di nodi che una coda non riesce completamente a nascondere, ma l'ultima cosa che vorrebbe fare è chiedere a Claudio una spazzola. Sistema con cura le lenzuola forse perché in cuor suo spera che Claudio possa tornare in camera e cercare nuovamente un contatto con lei, ma sente ancora l'acqua della doccia scrosciare e pensandoci non saprebbe con quale coraggio guardarlo negli occhi. Ha bisogno però di togliersi un peso dalla coscienza e se Claudio non potrà sentire le parole uscire dalla sua bocca, potrà almeno leggerle su un foglio di carta.

Si sofferma più del dovuto nel soggiorno di quella casa ad ascoltare il completo silenzio e il lento ticchettare del piccolo orologio appoggiato su un mobiletto. Sono circa le due del pomeriggio e se pensa anche solo per un istante al fatto di aver saltato il pranzo, lo stomaco si stringe in un nodo ancora più forte regalandole un sensazione di nausea. Quando finalmente si incammina verso la porta per uscire definitivamente la maniglia di questa si abbassa rivelando in pochi secondi il padre di Claudio probabilmente affannato dalle rampe di scale.
“Eli, ciao!” nonostante il suo essere incredulo non sembra essere scocciato dalla sua presenza. Elisabetta, al contrario, ha sgranato per qualche secondo gli occhi.
“Ciao Franco...” risponde, sperando con tutto il cuore che non decida di farla restare oltre in quell'abitazione. “Scusa ma sono di fretta.”
“Oh, scusa, ma tanto sarai con noi a Natale. Giusto?” chiede per conferma con un sorriso commovente, di chi anche se volesse non fingerebbe mai l'entusiasmo che prova in questo momento.
Elisabetta fa mente locale, mancano meno di dieci giorni. Non dà una vera e propria risposta, semplicemente annuisce con un sorriso non del tutto sincero e una camminata all'indietro per niente aggraziata.
Franco richiude poi la porta lentamente e sistema con cura la tracolla e il cappotto sull'appendiabiti prima di rimuovere le scarpe senza l'ausilio delle mani. Avverte il getto dell'acqua chiudersi dalla stanza del bagno e pochi secondi dopo suo figlio entra nel suo campo visivo con solo un asciugamano in vita.
“Ciao papà.” gli sorride, ma il tono di voce è diverso dal solito, un po' distratto.
“C'è qualcosa che non va?”chiede indagatore Franco anche se sa che suo figlio si aprirà a lui in poco tempo.
“Non mi va di parlarne, so già che cosa diresti.” le sopracciglia dell'uomo si aggrottano e rendono la sua espressione confusa e interdetta.
“Questo non vuol dire che non ti ascolterò.” lo rassicura mentre si siede sul divano in attesa del prossimo sproloquio.
“Non sono più sicuro di poterle stare accanto.” dice allora prendendo posto nella poltrona adiacente al divano, del tutto incurante della macchia umida che si creerà sul tessuto. “Non che non ne abbia voglia o la forza, ma forse è lei stessa a non voler stare con me e mi sono illuso di poter essere speciale per lei.”
E' doloroso per un padre stare a guardare senza avere le risposte giuste, soprattutto quando questo non è il solito cuore spezzato adolescenziale.
“Non credo sia questa la motivazione.” è l'unica replica che riesce a dare per prendere tempo e confortarlo sul serio.
“E allora perché non riesce ad essere felice con me? Perché quando tutto sembra andare bene lei riesce comunque ad avere pensieri negativi, me lo sai dire?” la voce è ferma, ma Franco nota quasi subito il tremore della mano che stringe ossessivamente un lembo dell'asciugamano.“Claudio, lo so che la cosa fa star male. Non pensi che anche lei ne soffra? Come ti sentiresti se non riuscissi a sentire gioia in determinati momenti?” il padre lo lascia riflettere nel suo silenzio per un paio di minuti prima di continuare. “E' un percorso lungo, sofferto, e in più non ha un sostegno da parte della sua famiglia...”
Il discorso cade nel momento in cui Claudio si alza con le braccia costellate dalla pelle d'oca e il freddo che si è impossessato del suo corpo. Ritorna in camera sua senza fiatare e dopo essersi vestito svuota la scrivania da ogni oggetto presente facendoli volare sul pavimento. Nel salotto Veronica strizza gli occhi dallo spavento ed è immediatamente pronta a correre in soccorso, ma le dita di Franco arpionano il suo braccio stringendola in un abbraccio.

Il ritorno nella camera d'albergo è rassicurante quanto un bunker ben attrezzato nel bel mezzo di una guerra nucleare.
E' da codardi scappare lasciando un misero bigliettino su una scrivania, eppure sa benissimo di non essere in grado di fare altro. Cosa avrebbe potuto aggiungere a parole quando è ormai chiara la sua incapacità di esprimersi.
Ha letto la delusione nei suoi occhi e nonostante fosse sicura da tempo che sarebbe successo è comunque difficile da digerire, perché una minuscola parte di lei ha sempre creduto che Claudio le sarebbe rimasta accanto finché non si sarebbe convinta di poter andare oltre ciò che la tormenta da tempo. Dall'altra parte, quasi come fosse il classico diavoletto sulla spalla, una voce le sta ricordando di quanto aveva ragione a pensare che anche lui prima o poi l'avrebbe abbandonata e che è troppo complicato riuscire a stare dietro a una persona come lei. Nel contempo, riuscire a sentire ancore il suo odore sulla pelle le dona la pace sufficiente per smettere di pensare.

Risvegliarsi il mattino dopo è meno traumatico del solito e ringrazia se stessa per non aver impostato alcuna sveglia la sera prima.
Ci impiega più del dovuto per ricordarsi come mai si trova nella sua stanza d'albergo al posto del letto confortevole di Claudio, e il suo primo pensiero è quello di annusare nuovamente la sua pelle per constatare tristemente che il suo odore non c'è più. Se non fosse impresso nella sua mente potrebbe pensare di esserselo sognato ma al contempo ripercorre la loro discussione. E' tutto vero ed irreparabile, e si pente di aver lasciato quella nota su un misero pezzo di carta perché Claudio non merita atti di codardia.
E' mentre i pensieri si affollano nella sua testa che capisce di dover fare qualcosa per annebbiarli e istantaneamente una doccia bollente sembra essere la soluzione ad ogni problema. La doccia la rigenera completamente, si sente quasi di buon umore o almeno è abbastanza serena da uscire dalla sua stanza d'hotel, pagare alla reception l'ultima settimana trascorsa senza chiedersi quante altre potrà permettersi e decidere di fare una passeggiata nonostante il tempo grigio e freddo.
Non si era resa conto fino a quel momento che la città è ovviamente decorata a festa. Ci sono le solite decorazioni attaccate da un edificio all'altro e che vede ogni anno da quando ha memoria, la gente che le cammina affianco è colma di buste e scatole impacchettate da carta regalo oro e rossa.
Tutto quello le fa venire in mente che si sente in dovere di fare dei regali ai genitori di Claudio anche se non è molto sicura di riuscire a festeggiare con loro, i pensieri iniziano a vorticare in cerca di idee anche se dubita esista un regalo abbastanza prezioso per ringraziarli di ogni gesto gentile.
E' sempre stato molto difficile per lei riuscire a fare i regali. Nella sua mente sembra tutto molto banale e la paura del giudizio le ha sempre fatto vivere questo periodo dell'anno come una vera e propria agonia se si aggiunge il poco affetto tra i suoi familiari. Hanno quasi sempre festeggiato il Natale tra loro quattro, non ha più memoria di giornate affollate dai parenti e con la tavola imbandita di cibo, gli ultimi anni erano caratterizzati da pasti leggermente più abbondanti del solito, sua padre fin troppo catturato dallo schermo della tv e sua sorella che cercava in tutti i modi di ravvivare il clima.
Mentre si ferma davanti a una delle numerose vetrine arricchite da neve finta e scritte d'auguri finalmente pensa a come sarebbe stato il Natale con Claudio. S'immagina la musica di sottofondo, le chiacchiere animate e la totale assenza della concezione del tempo. Forse si sarebbe imbarazzata nel caso avesse conosciuto altri suo parenti, ma le piace pensare che Claudio l'avrebbe tenuta per mano per tutto il tempo.

Si sente ancora più stupida adesso ad aver avuto quel pensiero maligno tra le sue braccia, lo trova quasi inconcepibile, ma sa ormai da tempo che molte cose non hanno senso ed è ancora più difficile spiegarle a qualcuno se a malapena la persona stessa riesce ad accettarle.
Per tutta la durata del viaggio di ritorno si chiede in quale occasione riuscirà a consegnare il misero regalo, addirittura vorrebbe farsi coraggio e mandare un semplice messaggio a Claudio, ma ovviamente ci ripensa visto che lui non ha avuto alcuna reazione alle ultime parole che gli ha lasciato scritte sulla scrivania.



Era doveroso chiudere l'anno "in bellezza" e cosinderando gli ultimi eventi questo capitolo si può considerare un vero e proprio capolavoro. (scherzo, ovviamente)
Non ho molti commenti da fare, mi sembra quasi che succeda sempre la stessa cosa forse perché mi sono ancorata troppo all'atteggiamento della protagonista e sono ossessionata dalla coerenza quindi non le do scampo. 
Non è una promessa, ma le cose dovrebbero movimentarsi un pochino e sento di essere vicina a tagliare il traguardo ma siccome tra un aggiornamento e l'altro passano all'incirca sei mesi allora non considerate minimamente le mie parole. (Probabile anche che a forza di cambiare idea entrino in scena zombie e alieni tutti insieme allegramente.)

   
 
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