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Autore: NyxTNeko    09/01/2022    1 recensioni
Napoleone Bonaparte, un nome che tutti avranno letto almeno una volta sui libri di scuola.
C'è chi l'ha adorato, chi odiato, chi umiliato e chi glorificato.
Ma siamo sicuri di conoscerlo veramente? Come si sa la storia è scritta dai vincitori e lui, il più grande dei vincitori, perse la sua battaglia più importante.
Dietro la figura del generale vittorioso e dell'imperatore glorioso si nasconde un solitario, estremamente complesso, incompreso che ha condotto la sua lotta personale contro un mondo che opprime sogni, speranze e ambizioni.
Un uomo che, nonostante le calunnie, le accuse, vere e presunte, affascina tutt'ora per la sua mente brillante, per le straordinarie doti tattiche, strategiche e di pensiero.
Una figura storica la cui esistenza è stata un breve passaggio per la creazione di un'era completamente nuova in cui nulla sarebbe stato più lo stesso.
"Sono nato quando il paese stava morendo, trentamila francesi vomitati sulle nostre coste, ad affogare i troni della libertà in mari di sangue, tale fu l'odioso spettacolo che colse per primo il mio occhio. Le grida dei morenti, i brontolii degli oppressi, le lacrime di disperazione circondarono la mia culla sin dalla nascita".
Genere: Drammatico, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza | Contesto: Rivoluzione francese/Terrore, Periodo Napoleonico
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Capitolo 128 - Sarei perduto s'io vivessi un solo momento senza di te -

10 gennaio 1796

Le frequentazioni tra il generale Buonaparte e la sua Joséphine erano praticamente quotidiane, dal momento che i due si erano fidanzati e il corso era sempre più desideroso di sposarla. Era stato sul punto di riferirglielo, ma impegni urgenti, che non dipendevano dalla sua volontà, come i richiami da parte del Direttorio e di Barras in particolare, glielo avevano impedito e aveva dovuto rimandare. "Quando avremo un po' di intimità lo farò, anche perché sto quasi per impazzire dal desiderio" si diceva ogni volta per farsi forza.

Inoltre lo stesso cittadino Barras, qualche giorno addietro, aveva ripreso il discorso che avevano avuto riguardo questa storia, constatando quanto serie fossero le intenzioni di Buonaparte con Rose e alla fine aveva acconsentito al fatto che potesse farsi carico di lei "Mi fa un enorme favore" pensò quasi ridacchiando Paul "Perché mi toglierà una donna che ormai non soddisfa più il mio piacere, è diventata soltanto una spesa inutile per me, a differenza di madame Tallien che mi allieta e mi eccita".

Non appena poté parlare privatamente con il giovane corso gli diede la sua "benedizione" - Ma sì, perché no? Sei isolato, non sei legato a nessuno. Tuo fratello Giuseppe ti ha mostrato la via del matrimonio, eccolo tirato fuori dalla miseria grazie alla dote Clary - gli aveva dato un'amichevole pacca sulla spalla e mostrato un cordiale sorriso, aggiungendo - Sposati dunque, un uomo sposato è al proprio posto in società, offre maggior superficie e resistenza ai suoi nemici - il direttore notò Napoleone quasi sbiancare, probabilmente non si aspettò questo suo intervento positivo, forse era convinto di dover lottare ancora per ottenerla - Lei è legata all'Ancien Régime e al nuovo, ti darà più consistenza, la sua casa è la migliore di Parigi

Napoleone, a questo punto, non poté farsi sfuggire un simile invito, tanto gentile e apparentemente disinteressato da parte del suo superiore. Nessuno dei due poteva prevedere ciò che tale scelta avrebbe provocato nel destino di entrambi.

Tuttavia Joséphine, che stava imparando a conoscerlo sempre di più, aveva cominciato a percepire l'agitazione in eccesso che il suo fidanzato manifestava, nel momento in cui si incontravano. Anche se la attribuiva a quella passione travolgente che le dimostrava e la spaventava non poco, non le era mai capitato di trovarsi davanti un uomo del genere, capace di catalizzare il suo amore soltanto su di lei e di volerla dominare completamente, attraverso la soggezione scaturita dal suo sguardo scrutatore.

"Nessuno mi aveva mai guardata in quel modo" pensava nel ricordare quegli occhi "Non di certo il mio primo marito, che mi considerava una ragazzina stupida, né tantomeno Barras, per il quale non sono altro che una delle sue tante amanti, comprendo che ormai il suo interesse si sia spostato verso la mia cara amica Thérésa, che è molto più giovane di me" si rimirò allo specchio, notando alcune righe che si erano formate da un po' di tempo e le stirò un pochetto "Forse non sono più attraente come un tempo e non potrei biasimarlo, in fondo ho superato i trent'anni da un bel po'" poi si rilassò "Eppure quel ragazzo mi osserva come se fossi una divinità, davvero strano come individuo" dopodiché si diresse verso la sua poltrona preferita e si accasciò con grazia innata.

- Madame, il generale è arrivato e chiede di poter entrare - le riferì uno dei suoi servi più devoti, giunto quasi di corsa, in quanto non era prevista alcuna visita da parte sua per quella giornata.

La donna si sentì colta alla sprovvista da quella venuta non programmata. Era vestita miseramente, secondo il suo pensiero, dato che sfoggiava un abito che avrebbe fatto invidia a qualunque parigina - Non puoi dirgli di venire un'altra volta? - propose la donna, che non aveva molta volta di prepararsi per vederlo. Pensava che per qualche tempo il lavoro lo avrebbe tenuto occupato, per sua fortuna non aveva invitato altri in casa, quel giorno, altrimenti si sarebbe dovuta sorbire le sue manifestazioni di gelosia.

- Ho già provato madame, ma afferma, con particolare enfasi - ci tenne a precisare l'uomo - Che sia molto urgente ed importante - arrossì nel ricordare che quel giovane lo stesse quasi supplicando, per non dire strattonando, per convincerlo a riferire tale messaggio. Doveva essere realmente importante se si comportava così.

La donna sospirò profondamente, sapendo che non poteva, a questo punto, rifiutarlo e acconsentì. Nemmeno il tempo di riferirglielo che Buonaparte si precipitò, al pari di un fulmine, immediatamente da lei, nel mentre si stava aggiustandosi l'acconciatura per non sembrare impresentabile. Ma lui la strinse tra le sue braccia e la riempì di baci - Oh Joséphine - sussurrò lentamente - Finalmente ti rivedo, amore mio, mi sei mancata... - annusò quella pelle leggermente sudata, ma a lui piaceva comunque, anzi lo eccitava particolarmente.

- Buonaparte...non ti aspettavo - emise la donna con stupore, cercando di sottrarsi alla sua morsa che la attanagliava, la stringeva all'altezza dei fianchi. Era meravigliata dalla sua incredibile forza ed energia, soprattutto se comparata con il suo fisico asciutto.

Il generale si accorse dalla sua espressione che stava provando dolore e la lasciò all'istante - Perdonami, non era mia intenzione farti del male... - e si chinò ai suoi piedi, afferrando una mano della sua amata con delicatezza, accarezzandola e baciandola - Ma il desiderio di rivederti inebria i miei sensi e non riesco a controllarmi...

- Avessi saputo le tue intenzioni, mi sarei aggiustata - emise lei imbarazzata, se non quasi infastidita da tutte quelle premure. Iniziava a non sopportare più queste sue manifestazioni di affetto così esagerate "Comprendo il sentimento, ma mi sembra esuberante, alla lunga stufa..." sì sforzava di non mostrarlo, specialmente perché poi le avrebbe propinato la sua interminabile sfilza di domande e non aveva voglia di stargli dietro - So che per te sono sempre perfetta, persino con i capelli scombinati e l'aspetto lievemente trasandato, ma per me è fondamentale mostrarmi al meglio - ribadì sempre in modo gentile e cortese - È quasi vitale, capisci

- Comprendo perfettamente Joséphine - confermò il giovane alzandosi in piedi, ricomponendosi - Come per me lo è mostrarmi in abiti militari, con quelli civili mi sento leggermente a disagio, se proprio devo ammetterlo - Ridacchiò divertito - Li trovo un po' troppo appariscenti e scomodi per i miei gusti, ma se serve, a volte, per confondersi tra la folla ad esempio, è un sacrificio da fare - il pensiero era rivolto al circolo di Babeuf, che continuava ad essere strettamente sorvegliato, come da ordini e non poche erano state le volte, in cui aveva dovuto infiltrarsi in quel modo.

Josèphine lo immaginò vestito alla Barras o come altri importanti signori della vita mondana della capitale e per poco non scoppiò a ridere. Nascose la risatina tra le labbra - Effettivamente non riesco a vederti in modo diverso da così, hai ragione su questo punto - ammise sorridendo e guardandolo; nonostante i suoi ventisei anni pareva ancora più giovane, in particolare quando rideva, in quel momento sembrava un ragazzino.

- Io ho sempre ragione - affermò con malcelata arroganza, nel mentre la avvicinava a sé e la baciava nuovamente. Non riusciva a resistere all'impulso di toccarla, averla tra le sue braccia, assaporarla, era qualcosa di unico ed inebriante. Mai avrebbe creduto di provarlo realmente sulla sua pelle, si era convinto che sarebbe rimasto confinato tra le pagine di quei libri che amava tanto leggere, immedesimandosi in quegli eroi che avevano vissuto quelle esperienze di dolce struggimento che l'amore provoca.

Joséphine lo guardò quasi d'istinto, stupefatta da quella sicurezza che non poche volte aveva mostrato. Non poteva negare di non rimanerne affascinata; al contrario ricalcavano le esclamazione di incontenibile gioia che le aveva riferito Barras sui suoi confronti. E sorgevano le domande su quale fosse la sua vera natura: quella affettuosa, gentile, premurosa e amorevole fino alla nausea che le rivolgeva, o quella determinata, ambiziosa, volenterosa, quasi spietata che mostrava agli altri. Oppure lo erano entrambi, forse la risposta più corretta per un individuo come lui.

Napoleone si voltò preoccupato - È successo qualcosa? - le domandò leggermente con preoccupazione, a cui si sommava l'impazienza per ciò che aveva intenzione di dirle.

- Niente di grave, volevo soltanto sedermi con te - disse lei replicando nuovamente la recita del mancamento e puntualmente il generale ci cascava ogni volta - Ultimamente mi sento stanca, ma per fortuna ci sei tu che mi sorreggi, ti ringrazio... Buonaparte

Il generale la tenne salda e la fece sedere sulla sua poltroncina preferita, porgendole anche il ventaglio - Ti faccio portare un po' d'acqua? - stava già chiamando uno dei servi, ma la donna lo frenò, toccando semplicemente il suo braccio. Il ragazzo si bloccò e la guardò annuendo - Ho capito...va bene, amore - il colorito gli tornò in volto, rasserenandosi. Si sedette accanto a lei, senza smettere di tenerle gli occhi puntati "È così meravigliosa e tutto questo mi sembra un sogno" diceva ogni volta la sua parte più razionale.

- Adesso puoi dirmi il motivo della tua venuta, era così urgente, mi sembra - gli ricordò la donna, per smuoverlo.

In effetti il generale si ridestò - Giusto, ora siamo più tranquilli - sorrise dolcemente. Quei denti bianchi e puliti suscitavano non poca invidia nella donna, che non credeva potesse esistere un uomo che avesse una dentatura perfetta in bocca, glielo aveva riferito qualche settimana prima, scoprendo che se li lavava tutti i giorni e non si limitava solamente la bocca. Ecco perché era sempre profumato e pulito, nonostante la poca cura del vestiario.

Si mise in ginocchio e le prese la mano, tremando leggermente, era emozionato. Un conto era fare le prove tra sé, un altro era riferirlo alla persona amata; non era facile. Ingoiò la saliva e la guardò - Joséphine - esordì guardandola intensamente, ma anche con affetto, strinse leggermente quella mano - Volevo chiedere se vuoi sposarmi, ho atteso un po' prima di riferirtelo, ma questo desiderio era presente nel mio cuore fin da quando ho scoperto di amarti come nessun'altra...

La vedova spalancò gli occhi, non credeva alle proprie orecchie, ritrasse la mano, guardandola stralunato "Sposarlo? Ma è impazzito per caso?" gridava la sua voce interiore. Si rese conto di aver oltrepassato il limite che si era prefissata, quell'uomo era davvero, perdutamente, innamorato di lei, così tanto da volerla come sua moglie. Ma lei non voleva, non lo voleva come fidanzato, figuriamoci come marito. Come poteva riferirgli del suo rifiuto? Sì sarebbe sicuramente offeso o avrebbe reagito in modo imprevedibile; l'aveva spiazzata.

Napoleone comprese da quell'espressione, che effettivamente era stato un azzardo rivelarle la sua intenzione in tale maniera. Si diede dello stupido "Sono il solito indelicato" si rimproverava.

- Ecco... Buonaparte... - disse lei sudando freddo - Questa proposta è così improvvisa... vorrei avere del tempo per conoscerti...

- Comprendo il tuo atteggiamento - fece Napoleone a testa bassa - C'è troppa differenza di rango tra noi due, vero che la Rivoluzione le abbia diminuite, ma non può farle sparire... - sospirò - Ma io ti amo troppo e voglio costruire un futuro con te - i suoi occhi brillarono intensamente, l'ambizione si era risvegliata assieme all'amore, ne usciva rinvigorito - Farò carriera, manca ormai poco alla realizzazione del mio progetto e non ti farò pentire di avermi sposato...

Lei sviò lo sguardo per non doverlo incrociare e scoprire le sue intenzioni; sì, poteva prendere tempo, magari, non era un affermazione e nemmeno una negazione, in modo da poter comprendere come potersi muovere con lui - Per questo direi di aspettare - rimise la mano sulla sua, in modo da rassicurarlo, e le sorrise a labbra strette - C'è molta instabilità e poi sei un militare no? Voglio essere sicura che la tua posizione sia adeguata per te e per noi, abbiamo bisogno entrambi di sicurezza...

Buonaparte capì che per il momento non se la sentiva, non voleva insistere per evitare di infastidirla e poi aveva effettivamente ragione. Stava andando troppo veloce, tuttavia aveva avuto il consenso di Barras, se lei avesse parlato con lui, magari si sarebbe convinta, poiché era anche volontà del direttore. Per una volta considerò quell'uomo come alleato e non come nemico. Doveva aspettare ancora un po' e avrebbe ottenuto entrambe le cose. Sospirò e annuì - Va bene, attendiamo che la situazione si stabilizzi, soprattutto per me - le diede un appassionato bacio sulla guancia. Anche se avrebbe voluto assaporare le sue labbra.

Improvvisamente la donna si ricordò di quella vecchia indovina, che si chiamava Eliama, che risiedeva nella lontana Martinica, la sua terra d'origine, che un giorno le aveva letto la mano e le aveva profetizzato che si sarebbe sposata giovane ma sarebbe stata infelice, com'era effettivamente accaduto con il defunto Visconte de Beauharnais, e precocemente vedova "Vedo una corona..." Ricordava la voce di quella signora, era convinta di ciò che vedeva "Sarai più di una regina" con il secondo matrimonio.

Ridacchiò, la sua superstizione le aveva fatto credere a simili sciocchezze, non poteva essere Buonaparte quell'uomo, era impossibile "Non è un re, né un nobile, oltre a non avere un becco di quattrino... ma credo che sia da intuire come un qualcosa di figurato, per dire che sarei arrivata ad una posizione di prestigio..." Pensò a Barras, con il suo amante l'aveva effettivamente raggiunta, senza doversi nuovamente sposare, impegnarsi seriamente con un solo uomo. Poteva ancora restare legata a più amanti, la situazione era ancora sotto il suo controllo.

- Sono stato avventato - emise Napoleone che, nel frattempo, si era rialzato - Avrei dovuto aspettare un altro po', ma sono sempre in attesa - sorrise, si sforzava di non mostrare la delusione e la rabbia verso se stesso - Può succedere di tutto in questi giorni, in fin dei conti chi si sarebbe aspettato che un generale come me sarebbe diventato uno dei bracci forti del Direttorio - vi era una punta di ironia in quel tono.

Eppure la donna colse la serietà nelle sue parole, perché era la verità. Buonaparte era un sognatore, visionario, molte volte esagerava nei suoi propositi, un individuo strano e quasi inconsueto, però era anche una persona molto razionale e lucida - Vuoi del tè? Mi sono rimaste un po' di foglie provenienti direttamente dall'India, è una specialità che conservo per le occasioni come la nostra - le propose la donna dolcemente, cercando di smorzare quel gelo.

- Volentieri grazie - annuì il generale, riaccomodandosi, poggiando il cappello sulle gambe magre - Poi però mi farai salutare i ragazzi? - domandò speranzoso - È sempre un piacere avere la loro compagnia...






 

 

   
 
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