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Autore: Mordekai    14/01/2022    0 recensioni
''Nessuno conosce la sua storia, nessuno sa da dove provenga o a quale borgo appartenga. Sappiamo solo che un giorno questo potente mago è comparso tra i cittadini, dispensando le sue conoscenze e segreti per espandere la grandezza della Stella a Cinque Punte. Questo fino al fatidico giorno in cui venne imprigionato nella Torre senza nome, incolpato di un crimine non commesso da parte di coloro che si fidava. Maledetti traditori bastardi. Perdona la mia rabbia, ma io ero l’unico testimone presente quando è avvenuto e nessuno mi ha voluto ascoltare. Ma io direi di iniziare concretamente, che ne pensi? Ottimo! Aberakazam!''
Genere: Azione, Dark, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Quarto Borgo, Tihrian. Stella a Cinque punte. Secondo giorno d’autunno. Anno: 719.
 
‘’Governatore Hays? Governatore si svegli!’’- esclamò la voce di un nano robusto, armato di un pesante martello che poggiò violentemente sulla scrivania del governatore, incrinandola e facendo svegliare di soprassalto l’uomo. Hays fulminò con lo sguardo il nano dalla pelle color granitica, appollaiatosi sul legno infranto con un sorriso divertito e con un braccio sul manico dell’arma.
 
‘’Posso sapere cosa vuoi ora, Dastam? Sei stato pagato una settimana fa per i tuoi servigi.’’- disse muovendo la mano come se volesse scacciare una mosca. Il nano proruppe in una risata bella fragorosa, sbattendo le mani sui fianchi del governatore, complimentandosi per la battuta; i colpi furono abbastanza forti da provocare bruciore e spostarlo di qualche passo.

‘’No, signor Hays non si tratta di pagamenti. Sono qui per informarla che sia la governatrice Markides che i due nobili del giorno prima sono svegli.’’- iniziò a dire il nano, prima di essere interrotto dalla voce del governatore gioioso per la novella. Il nano, però, aggiunse qualcosa inerente ai due nobili che lo terrorizzò:

‘’Hanno intenzione di interrompere il patto d’alleanza con la Stella.’’- e con ciò diede una lettera chiusa al suo amico governatore, che la strinse tra le tremolanti dita. Hays la aprì e lesse rapidamente il contenuto, impallidendo ad ogni parola che i suoi occhi scorgevano.

‘’Alla luce dell’aggressione avvenuta il giorno del nostro arrivo, per proteggere la nostra incolumità e quella dei nostri luoghi di provenienza, ogni contratto d’alleanza stipulato con la Stella a Cinque Punte. I contratti commerciali resteranno invariati, come i Trattati delle Risorse, ma in caso di guerre che possano coinvolgere la Stella non interverremo. L’Illustre Sovrintendente Luccio Alvio dell’Impero di Cenzo e il nobile Cancelliere Ramni Avith del Califfato Suwidaha si rammaricano di questa scelta ponderata dopo ore di discussioni, ma per preservare l’incolumità dei loro luoghi d’origine la decisione è stata presa. La aspettano nel Borgo dei Magius, nello studio dell’illustre Archimede.
Cortesi saluti,
Wall.

’E adesso questo Wall chi sarebbe?’’- domandò Hays, asciugandosi la fronte sudata e gettando via la lettera, stropicciandola. Il nano però non rispose, impegnato a lisciarsi i baffi e la barba specchiandosi sulla testa del martello da guerra che portava con sé. Il governatore bisbigliò una minaccia rivolta alla folta peluria e il nano, furente, si voltò brandendo l’arma con astiosità:

‘’Che cos’ha appena detto della mia barba?’’- domandò Dastam, pronto a sferrare il primo colpo sulle ginocchia del governatore. L’uomo riformulò la domanda, cercando di scoprire chi fosse l’autore della lettera. Il nano, con il martello ancora alzato per attaccare, saettò gli occhi alla ricerca della risposta finché ricordò con un sorriso incredulo:

‘’Wall è la condottiera che ha protetto i due uomini dal potere del mago. Bontà di birra, quella donna è magnifica quanto temibile.’’- e le gote del nano si arrossarono, immaginando qualcosa di poco promettente. Il governatore inizialmente non fece caso alle parole del nano, ma successivamente arretrò confuso:

‘’Aspetta, hai detto condottiera? L’omaccione con lo scudo in realtà è una donna?! Dimmi che hai bevuto troppo, Dastam.’’- ma il nano continuò a sorridere e confermò quanto detto prima. Quella rivelazione fece svenire il povero uomo, lasciando al nano dalla pelle granitica il compito di sorvegliare su di lui.

‘’Seriamente io devo lavorare ancora per lui?’’- si chiese il nano, osservandolo con aria di sufficienza, massaggiandosi l’arcata nasale. Nel medesimo entrò qualcuno vestito di stracci, privo di pelle e solo ossa leggermente incrinate, diverse crepe sul teschio e sulla mandibola eppure si reggeva ancora in piedi. Il nano e Mortimer si scambiarono un breve sguardo, per poi concentrarsi sul povero governatore brevemente e poi tornare ad osservarsi:

‘’Perché svenuto?’’- chiese Mortimer sedendosi su una delle sedie presenti nello studio attendendo che il nano terminasse di ridere sotto la folta barba.

‘’Oh, ha scoperto che Wall, il cavaliere con lo scudo è una donna. Dovevi vedere la sua faccia! Pallida come un cencio! Ma perché sei qui tu, Ossicino?’’- domandò a sua volta il nano prendendo una fiaschetta di liquore dal cassetto della scrivania del governatore, bevendone un gran sorso condito da un rutto e poi si asciugò la folta barba ove alcune goccioline erano rimaste imprigionate. Mortimer si grattò la crepa sulla sua calotta cranica come se tentasse di ricordare. Schioccò le ossa riuscendoci:

‘’Ricordi del catastrofico evento del giorno prima? Bene, alcune di quelle vittime già defunte hanno presentato gli stessi segni di corruzione mostrati da Gabràn. Archimede ha analizzato quegli strani liquami rilasciati dai cadaveri ma i suoi strumenti si sono fusi nel tentativo di scoprirlo.’’

‘’Tento ad indovinare: gli serve un compenso monetario per le riparazioni?’’- domandò lui, posando l’arma sulla propria schiena coriacea. Lo scheletro vivente annuì, facendo schioccare le falangi per concretizzare il concetto. Il nano replicò che avrebbe riparato lui gli strumenti del giovane mago essendo in grado di riconoscere i vari oggetti di Archimede e di come maneggiarli e, inoltre, chiese allo scheletro vivente se avesse un frammento o qualcosa che potesse permettergli di vedere meglio cosa e quali materiali usare. Mortimer recuperò una scatola d’acciaio bianco e lo consegnò al nano. I piccoli occhi indagatori osservarono ogni dettaglio, il naso si schiacciò sulla superficie assorbendo gli odori emanati e, quasi come un pazzo, leccò un paio di volte la facciata.

‘’Oh, ma tu guarda! Un condensatore di energia magica! Roba che scotta, Ossicino. Non sarà facile riparare aggeggi del genere.’’- replicò il nano con uno strano barlume d’interesse negli occhi, prima di riconsegnare nelle falangi di Mortimer il condensatore. Dastam stava per andarsene ma si ricordò del governatore svenuto, così fece scricchiolare le dita e con un violento schiaffo sul viso di Hays lo risvegliò. La guancia sinistra si tinse di rosso e si gonfiò appena, lasciando intravedere controluce le cinque dita callose del nano che rideva di gusto:

‘’Sei impazzito? Nano bastardo!’’- esclamò Hays, rialzandosi massaggiandosi la guancia arrossata; notò anche il cassetto della sua scrivania aperto e la fiaschetta nelle mani di Dastam. Stava per aggiungere altri insulti, ma Mortirmer si intromise:

‘’Per favore, calmi tutti e due. Dastam, vai da Archimede e aiutalo con gli strumenti. Governatore dobbiamo parlare.’’

Non appena le acque si placarono, Hays e Mortimer discussero di ciò che disse in precedenza lo scheletro vivente al nano combattente, di come Archimede tentò di analizzare la materia melmose espulsa dalla corruzione sui corpi dei vari cadaveri e di come gli strumenti, per l’eccessiva energia presente all’interno dei sieri, esplosero creando non pochi danni e feriti. Mortimer estrasse anche un foglio che mostrava il costo: duecento drakirh, Eppure quella valuta non sembrò destargli molti problemi:

‘’Drakirh? Non equivalgono a poche monete d’oro dei popoli d’oltre dune, come quelle usate dai nani?’’

‘’Equivalgono a mille Leoni di Giada, gli stessi Leoni di Giada usati per finanziare le vasche vitali andate distrutte. Lo scambio di valuta è diverso, quindi se pensava che fossero pochi, in verità son molti. Io adesso mi son trattenuto troppo in chiacchiere. Non si dimentichi di raggiungere i due nobili nel borgo.’’- e così Mortimer si avviò verso l’uscita, lasciando nel tombale silenzio il povero Hays. In meno di ventiquattro ore l’intera Stella a Cinque Punte si ritrovò non solo ad affrontare una minaccia di un futuro lontano ma anche una minaccia economica che poteva condurli al baratro della povertà e carestia. Restò a grattarsi la nuca fino a scorticarla per poi alzarsi con uno scatto da far cadere la poltrona sulla quale era seduto, adirato per tutti gli eventi accaduti fino ad ora. Corse, tra varie passerelle e piattaforme, al borgo dei Magius non prima di finire nel bel mezzo di una discussione tra umanoidi dalla pelle bluastra e creature gelatinose su cesti colmi di oggetti; uno di questi traboccava dello stesso materiale gelatinoso proveniente dal corpo degli strani esseri melmosi. Destreggiandosi in quel trambusto, giunse alla porta per poi discendere una serie di scale a chiocciola che lo condussero finalmente all’esterno del palazzo. Ma qualcosa di innaturale era accaduto: una grossa fenditura che si allungava dall’entrata fino alla torre del Custode Hallvar, diramandosi poi in diverse altre direzioni con minore intensità e danni. Il povero governatore, frustrato, imprecò sonoramente e si avviò rapido all’uscita del proprio borgo. Continuò a camminare tra la polvere e la sabbia, accompagnato dal torpore autunnale per poi far echeggiare i suoi passi su della pietra scura. Si ritrovò in una stanza a lui familiare, non tanto per l’odore di chiuso e segatura e altri profumi, le colonne annerite dal fuoco di candele sempre accese ed uno strano velo di morte:

‘’Governatore Hays? Lei qui e senza alcun invito?’’- domandò una voce gracchiante, da far accapponare la pelle. Hays si voltò di scatto trovandosi faccia a faccia con un vecchio dalla schiena ricurva, dita ossute e affusolate sporche di cenere, occhi infossati e arrossati come se non dormisse da giorni.

‘’Oh, tu dovresti essere il mago che si occupa di magia oscura…Zargas, giusto?’’- e quella domanda ricevette come risposta un duro colpo di bastone sul suo ginocchio, provocando un secco suono di ossa rotte.

‘’Il mio nome è Zalbas, governatore! Si ritenga fortunato di avere ancora la rotula, altrimenti…Un secondo. Ora che ci penso: come ha fatto a giungere qui dal suo borgo? Di solito ci vuole un’oretta.’’

‘’E lo chiedi a me, dannazione? Prima evito una lunga voragine comparsa nel mio borgo e adesso mi trovo trasmigrato nel borgo dei Magius. Sono qui solo per parlare con Archimede. Nient’altro.’’- una lunga catena avvolse il corpo di Hays in quell’istante, issandolo come se fosse un salame stagionato impedendogli di parlare. Zalbas stava per aggiungere qualcosa se non fosse stato per l’intervento di Archimede, lesto nel far scomparire quella catena e trascinare il governatore nel suo studio sprofondando nel pavimento. Zalbas, ancora ignaro, afferrò un lungo coltello dalla lama seghettata sporco di sangue rappreso:

‘’Caro Hays, visto che lei è qui senza invito e solo per il vecchio Archimede, sa benissimo che richiedo sempre un compenso. Gradirei prendere un suo dito e studia…’’- e rimase in silenzio quando vide la catena tagliata a metà da qualcosa di incandescente.

‘’Accidenti a te Archimede!’’- esclamò a gran voce Zalbas, scaraventando il coltello lontano adirato per aver perso una potenziale cavia. Una volta nello studio, Hays si ritrovò al cospetto dei due nobili visibilmente scossi e anche adirati, e alle loro spalle capeggiava la condottiera dello scudo, con la visiera dell’elmo alzata così da poter mostrare i suoi occhi inespressivi e freddi come l’ardesia. Lo stesso gelo che si percepiva nello studio di Archimede:

‘’Allora, beneamati nobili ecco a voi il governatore Hays. Se avete bisogno del mio aiuto, mi troverete in uno dei laboratori.’’

‘’Cortesemente, Archimede, devi restare anche tu. Dobbiamo discutere anche con te.’’- rispose Luccio, con voce pacata ma a tratti imperiosa tanto da innervosire il ragazzo che prese a torturarsi le dita, costernato dalla situazione. Ramni Avith, invece, invitò i due a sedersi e prendere un foglio presente sul tavolino poco distante da un servizio da tè. Fu lui stesso a prender parola:

‘’Come potete leggere dal rapporto stilato poche ore fa, l’assalto procurato dal vostro ospite ci ha fatto rivalutare il desiderio di essere vostri alleati. Lei, governatore, sa che i rapporti commerciali resteranno invariati ma non quelli bellici e diplomatici. La presenza del mago che dice di provenire da un’altra linea temporale è assurdo quanto impossibile secondo le nostre conoscenze. I suoi poteri inoltre sono un pericolo per il benessere collettivo dei nostri luoghi. Quello che abbiamo visto è anche descritto lì.’’- ed indicò il foglio nelle mani del governatore. Le visioni descritte presagivano uno scenario apocalittico, peggiore di quello attuale, devastazioni in ogni dove, tempeste di fulmini e interi paesi demoliti da baraonde d’energia arcana. Il governatore sembrò estraniarsi sempre di più ma Archimede si intromise:

‘’E la ragione della mia presenza invece? Ho commesso qualche errore della quale sono all’oscuro?’’

‘’Sì, riguarda le armi che portavamo. Erano due daghe, uno stocco dall’elsa di platino di Ramni, due pistole e una cintura di pugnali, delle cartucce di polvere da sparo incantato e…’’- Luccio si fermò per riflettere su quali altri oggetti mancassero.

‘’Un dodecaedro di vetro opaco.’’- disse Ramni, accavallando la gamba ancora dolente. Archimede sbarrò gli occhi, facendo saettare le pupille a destra e manca alla ricerca dell’oggetto. Fortunatamente lo vide poggiato su uno sgabello e prontamente lo indicò imbarazzato.

‘’Perfetto, ma le armi?’’- domandò ulteriormente il cancelliere, impaziente di conoscere le sorti di quegli oggetti. Archimede tentennò e balbettò qualcosa di indecifrabile, suscitando un leggero riso d’ironia nel sovrintendente Luccio, quasi additando il ragazzo come un bugiardo ed un paranoico.

‘’Le Vostre armi, beneamati nobili, sono tornate nei rispettivi luoghi. A quanto pare, l’assistente meccanicizzato di Archimede ha ritenuto quelle armi importanti per la Vostra carica e non ha voluto distruggerle.’’- esordì la condottiera con lo scudo, salvando dall’infarto Archimede e che annuì frettolosamente.

‘’Oh sì! Dusty è un drone molto intelligente che riconosce quando qualcosa è importante o meno! Sì, sì! Un dono d’estrema utilità anche quando sono impegnato in altre faccende.’’

I due nobili si scambiarono uno sguardo perplesso e confuso, specialmente rivolto alla loro guardia del corpo, impassibile nonostante osservasse Archimede ancora imbarazzato. Luccio e Ramni, non avendo ulteriori domande si congedarono, ma ordinarono a Wall di restare nella Stella a Cinque Punte e sorvegliare il mago straniero così da poter fare rapporto a fine missione. Wall si sentì spiazzata da quell’ordine ma non rispose, limitandosi al saluto militare e alla benedizione per i due uomini che lasciarono la stanza scortati da un altro uomo che si trovava con loro. Wall si tolse l’elmo, rivelando il viso e la capigliatura quasi vichinga, con i lati della testa rasati e strani tatuaggi su di essa: da lontano assomigliavano a teschi di corvi, eppur avvicinandosi sembravano essere teschi umani. La donna, ormai in presenza di un governatore timoroso ed un mago imbarazzato, non si fece problemi a togliersi anche l’armatura mostrando la sua muscolatura ben definita.

‘’Wall è il tuo nome oppure è solo un…titolo che ti sei data?’’- domandò balbettando Archimede, cercando di distogliere lo sguardo dalla donna che lo aveva difeso.

‘’Il mio scudo.’’- replicò brevemente la condottiera, mostrandolo ai presenti. Simile ad uno scudo scapezzato, dai bordi taglienti e tendendo ad allungarsi verso il basso.

Lo stemma inciso sulla parte frontale era impossibile da vedere in quanto i segni d’usura, di guerre distanti e dure ammaccature furono i protagonisti di quella superficie metallica. Hays, venendo distratto dal bagliore emanato dallo scudo, si riprese dal suo stato catatonico e si sorprese di notare la condottiera senza più la sua armatura.

‘’Oh Sacripante, dove sono Luccio e Ramni? Cos’hanno detto?’’- domandò il governatore alzandosi frettolosamente dalla poltrona con il documento ancora tra le mani.
‘’Sono andati via, convinti dalle parole della prode condottiera qui di fianco!’’- rispose Archimede con un sorriso a tratti il nervoso e l’imbarazzato, per nulla intimorito dalla sua stazza. Il governatore sembrò confuso dall’inusuale comportamento di Archimede, temendo che avesse sbattuto la testa da qualche parte. Hays rivolse nuovamente lo sguardo al documento e rileggere quelle parole gli misero un forte malumore.

‘’Come li hai ingannati quei due? Hanno sempre la puzza sotto il naso.’’- borbottò il governatore massaggiandosi la fronte e il naso, tentando di rimuovere le ultime tracce di sonno e rabbia del giorno precedente. La condottiera replicò:

‘’Si fidano ciecamente di me. Ho detto loro che l’assistente meccanico di Archimede ha teletrasportato le loro armi nei luoghi d’origine, in modo da salvare ulteriori compensi economici. Che non potete permettervi, adesso. E hanno detto ciò che è scritto sul documento, ma mi hanno espressamente ordinato di restare a vigilare sul vostro ospite.’’

‘’Ospite? Oh, il mago. Già, comunque io ora devo incontrare la Governatrice Markides. Archimede conducimi da lei.’’- e con una pacca ricevuta sulla spalla il mago si riprese, tornando sé stesso e accompagnando il governatore verso una piattaforma esterna, la stessa piattaforma usata da Orchidea il giorno precedente. Nel tragitto, la piattaforma mobile venne scossa da un forte tremito che preoccupò sia il governatore che il mago. Dopo un po’ la piattaforma si mosse con velocità innaturale, catapultati ben presto nella sala medica dove Markides soggiornava per le cure e la piattaforma si guastò poco dopo, incendiandosi; l’enorme capitombolo spalancò la porta, rompendone i cardini e travolgendo anche un altro mago guaritore che si imbrattò di unguenti e garze insanguinate:

‘’Siete impazziti per caso? Ci vorranno ore per ripreparare questi unguenti, dannazione!’’- esclamò infuriato, cercando di sistemarsi la divisa e togliersi i liquidi appiccicosi da sopra, imbrattandosi ulteriormente le mani. Archimede lo afferrò per il colletto e gli mostrò la piattaforma danneggiata da chissà cosa e l’uomo si scusò per aver reagito in quel modo. Il destino sembrava odiarli al tal punto da rendere inutilizzabile uno dei mezzi di spostamento importanti per il borgo dei Magius:

‘’Ah, perdonami ma sai se Blackstone sa altro?’’- domandò Archimede all’uomo, ancora sporco e intento a raccattare le ultime cose.

‘’Inerente a?’’- chiese lui, perplesso dalla domanda e ancora innervosito per il pasticcio causato da eventi incontrollati.

‘’Ai due nobili Luccio e Ramni. Per caso, durante la loro guarigione, hanno rivelato dettagli non inseriti nei documenti lasciati? Non so, qualcos’altro inerente ad accordi o misure…’’- e terminò gesticolando in un tentativo di farsi comprendere dal collega. Il mago guaritore fece mente locale e con uno schiocco di lingua disse che i due nobili aveva intenzione di un plotone d’arresto nei confronti di Parnasso per il suo comportamento oltraggioso nonché astioso nei confronti dei due nobili.

‘’Un plotone d’arresto per Parnasso? Buona fortuna, il governatore ha l’immunità diplomatica a seguito del Patto dei Sei Principi stipulato sei anni fa. E pur volendo, non possono usare la forza contro di lui.’’- si intromise Hays, ridacchiando divertito dal gesto.

‘’Non se quel plotone d’arresto è l’Anello delle Catene!’’- corrispose il mago guaritore, andandosene verso i propri doveri, lasciando amareggiati e incupiti i due uomini. L’Anello delle Catene non era un comune plotone d’arresto, era uno dei più importanti tra i vari plotoni militari esistenti, riconoscibili da un anello di catene legato al polso sinistro mentre sul petto mostravano uno stemma più dettagliato e ancor più terrificante delle semplici catene legate al polso. Nessuno è stato in grado di vedere il loro volto da quando il plotone è stato creato, indossano sempre una maschera che li cela completamente da sguardi incuriositi concedendo loro libero passaggio tra villaggi o repubbliche. Archimede si passò le mani fra i capelli, inorridito dal dover incontrare nuovamente quegli uomini:

‘’Quanti sono in quel manipolo di norma?’’- domandò il governatore mentre proseguiva insieme ad Archimede verso la stanza ove alloggiava la governatrice Markides.
‘’Negli ultimi vent’anni sono diventati quasi mille, ma molti di loro si occupano di scartoffie o hanno altri doveri da svolgere per compito dei loro signori. Temo di più i Dieci dell’Anello, i fondatori dell’ordine militare. In fin dei conti, ‘plotone d’arresto’ è solo una formalità.’’- rispose Archimede evitando che il piccolo Dusty andasse nuovamente a schiantarsi da qualche parte dandogli una mano a superare degli scaffali. Una volta arrivata all’alloggio della governatrice, il mago e il governatore si fermarono a pochi metri da esso notando la presenza di due uomini intenti a parlare ed uno di questi indossava proprio una catena che avvolgeva l’intero braccio.

‘’Non promette nulla di buono. Specialmente se Blackstone li conosce…’’- bisbigliò Archimede, impedendo al governatore Hays di proseguire oltre, trattenendolo dalla spalla. I due continuarono a dialogare fin quando il soldato con la catena notò la loro presenza indesiderata, facendolo presente al suo interlocutore:

‘’Hai visite Blackstone. Rifletti sulle mie parole e pondera le tue decisioni. Ricorda: l’integrità della Stella è a rischio…’’- sentenziò il soldato, creando un portale dimensionale dalla quale si lasciò inghiottire e svanire alla loro vista. Blackstone si volse in direzione del governatore Hays e il suo collega Archimede con fare stanco e annoiato, ma con un gesto della mano invitò i due ad avvicinarsi per poter parlare. Archimede ed Hays titubarono inizialmente ma presero coraggio e si avvicinarono per ascoltare il richiamo di Blackstone, dato che non sopportava seccatori mentre era impegnato in questioni di suo interesse, specialmente se riguardavano i membri dell’Anello. Insospettito dall’insolito dialogo tra i mago e il soldato, il governatore volle immediatamente delle spiegazioni.

‘’Prima di essere un mago guaritore al servizio della governatrice Zea e del borgo Magius, facevo parte anche io dell’Anello delle Catene. Ho mantenuto i contatti con loro, dato che mi forniscono molte volte ‘cavie’ per i miei esperimenti. Se state per chiedermi informazioni sui vari membri, quelli non devono interessarvi, governatore Hays. Né a te, caro Archimede.’’- rispose Blackstone, sibilando per incutere timore aggiuntivo grazie anche alla sua statura robusta. Ignorando una possibile reazione da parte dei due, l’uomo aprì la porta dell’alloggio di Markides facendo fluire all’esterno dozzine di fragranze che pizzicarono il naso di Hays, oltre a rumori di ingranaggi e contrappesi e vociferare di altri guaritori presenti. Archimede ed Hays, successivamente varcata la soglia, si separarono ognuno intento a compiere i propri doveri. Il governatore, una volta chiesto ad uno dei curatori dove fosse la governatrice Markides, si fece scortare e la trovò immersa in una vasca di vetro opaco colma di acqua ambrata lucente e, di fianco ad essa, un mago concentrato sul tenere viva l’energia arcana per accelerare il processo di guarigione.

‘’Diagnosi?’’

‘’La governatrice ha subito uno shock dovuto all’eccessiva presenza di magia proveniente dal nostro…ospite indesiderato. Per quanto riguarda la forma materiale: frattura del malleolo peroneale, trauma toracico causato da detriti e lesioni di moderata entità alla mano destra. La governatrice Markides è una donna forte, tra un paio di settimane si riprenderà completamente, ma già da stasera potrà tornare a lavoro. Evitate solo che il mago dell’altro mondo possa infastidirla.’’- rispose il medico controllando il prisma che custodiva tutti i dati inerenti alla donna. Eppure Hays non era convinto dalle parole dell’uomo e domandò se ci fosse altro della quale preoccuparsi, qualcosa di più grave.

‘’Temiamo che lo shock arcano subito, seppur lieve, abbia danneggiato la sua psiche. Ha avuto episodi riconducibili a paranoia e allucinazioni e abbiamo usato un potente incantesimo di sonno per placarla. In caso manifesti altri sintomi, per favore datele queste.’’- bisbigliò il medico per poi porgere una scatola contenente strane erbe cristallizzate, ognuna tenuta saldamente da un piccolo ditale d’argento. Il guaritore di fianco la vasca terminò il suo incantamento, ormai sfinito e incapace di usare la sua magia in quanto esaurita:

‘’Per oggi ho concluso Janus…La mia magia ha bisogno di ricaricarsi. E le mie mani di riposarsi.’’- asserì lui, mostrando i palmi completamente arrossati quasi fossero ustionati.

‘’Nessun problema Varas, cerca di riposarti. Ti sei sforzato fin troppo oggi.’’- e con una pacca sulla spalla congedò il mago, ormai stanco in ogni fibra del proprio corpo e quei segni erano addirittura visibili. Il governatore domandò successivamente come dovesse usare quelle erbe e il mago, rapidamente, spiegò che quei cristalli potevano essere rotti con un semplice martello oppure svitare il ditale d’argento, inserire il cristallo nell’acqua calda e lasciare che le erbe agissero per conto loro.
‘’Se vi sono ulteriori problemi, governatore, sa dove trovarmi. Adesso mi scusi ma ho altri pazienti da visitare. E operare anche.’’- disse Janus, chinando il capo e avviandosi in altre aule della struttura. Hays, dunque, ormai da solo si mise a sedere vicino la vasca ove era immersa la governatrice semi cosciente fin quando non riprese conoscenza completamente e chiese:

‘’Cosa è accaduto? Dove sono?’’- il suo sguardo spaesato si tramutò in terrore e cercò di scattare dalla vasca, ma il governatore la fermò subito tenendola nell’acqua vitale.

‘’Piano Markid, sei ancora debole. Cosa è accaduto? Eh, è una lunga storia.’’
 
Secondo Borgo, Yinuross. Stella a Cinque punte. Secondo giorno d’autunno. Anno: 719.

‘’Dodici uomini dell’Anello delle Catene, nel mio borgo, per arrestarmi con l’accusa di atteggiamento ostile nei confronti dei due nobili venuti ieri? Davvero?’’- domandò con una punta d’ironia Parnasso, portando le mani sul grembo e accavallando le gambe. I dodici membri dell’Anello delle Catene che circondavano l’intera stanza, nonché la scrivania del governatore, brandivano già la catena che avrebbe imprigionato il governatore; solo uno di loro, forse il più giovane, tentennava nel recuperarla e infonderla di magia.

‘’Per il bene della Stella, Parnasso, non fare alcuna resistenza all’arresto. Già in passato eri stato avvertito di non rivolgerti in maniera bellicosa verso altri nobili, ma…’’

‘’Il mio atteggiamento nei confronti di Luccio e Ramni deriva dalla loro incoscienza e disinteresse nei confronti dei cittadini della Stella e di quello che sta accadendo da meno di due giorni. Non mi meraviglio delle conseguenza, ma di come la notizia sia giunta rapida alle vostre orecch…Oh, giusto. Blackstone.’’- asserì Parnasso, interrompendo l’uomo all’estrema destra della sua scrivania e colpì con forza il legno di essa scuotendola. Quell’improvviso gesto fece arretrare alcuni dei membri dell’Anello delle Catene, mentre altri cominciarono ad incantare i serpenti di metallo e a dirigerli verso il governatore. L’uomo sorrise a quell’affronto:

‘’Bene. Chi di voi vuole ballare?’’- domandò Parnasso, confondendo i presenti. E fu proprio quella confusione a far reagire il governatore che afferrò subito una delle catene, la strattonò con violenza trascinandosi oltre la finestra uno dei soldati, in una esplosione di vetro e polvere. Il governatore atterrò rotolando lateralmente, invece il soldato restò dolorante nella sabbia con una mano sulla schiena. Accorsero i restanti undici membri che ingaggiarono il primo scontro della giornata con qualcuno che eguagliava la loro forza. Un turbinare di catene si abbatté sul governatore, rapido nello scansarsi e usare le arti magiche apprese anni addietro per contrattaccare. Con un singolo respiro riempì i suoi polmoni d’aria che tramutò in una incandescente fiamma verde che li disorientò, consentendogli di sferrare un violento gancio sulla maschera del suo primo avversario spaccandogliela. Oltre al vetro, anche i pezzi della maschera si unirono ai frammenti e il soldato si trovò costretto a svanire per non farsi vedere il volto lasciando il resto del gruppo in balia di un governatore problematico. E pericoloso. Un paio di anelli cinsero le caviglie dell’uomo nel vano tentativo di fargli perdere l’equilibrio, e ben presto l’evocatore di tali anelli venne strattonato nella terra:

‘’Ci vuole ben altro per fermarmi!’’- esclamò con rabbia Parnasso, stringendo la catena nella mano per creare un fascio elettrico che costrinse al soldato di disfarsi della sua arma e recuperare un pugnale. Il governatore si sentì inebriato dallo scontro, dopo molto tempo poteva ‘divertirsi’. La metà del gruppo dell’Anello delle Catene si fiondò proprio su Parnasso per impedirgli di reagire ulteriormente, riuscendoci parzialmente bloccandolo sulle ginocchia; uno degli anelli che gli stringeva la gamba vibrò d’energia magica, e Parnasso iniziò a sentirsi debole ma non volle arrendersi così e in un’onda di pura forza bruta si divincolò dalla presa, scaraventandone alcuni al suolo e altri scagliandoli lontani, stordendoli. Batté le mani due volte e il suo fucile comparve nella sua tremenda bellezza, pronto a ruggire. Una singola catena uncinata, di colore nero ossidiana, si avvinghiò alla canna del fucile e cominciò a tirarla. Parnasso serrò la presa sull’impugnatura, sfidando in una gara di resistenza colui che stava osando disarmarlo. Il governatore sorrise ancora, per nulla intimorito né meravigliato da quella forza sprigionata da un singolo individuo. La divisa color notte, il simbolo in argento che fungeva da spilla per chiudere un mantello a girandola posto sulle spalle, la maschera che gli copriva solo la bocca lasciando scoperto solo degli occhi privi di pupilla e la catena uncinata appartenevano solo al membro più anziano. Uno dei Fondatori.

‘’Immaginavo fosse la tua catena, cara Gríma.’’- proferì parola il governatore, tenendo ben ferrea la presa sulla sua arma, mentre la catena uncinata continuava a fremere per la tensione.

‘’Non complicare le cose, Parnasso. Dovrai rispondere alle accuse dei due nobili, e noi abbiamo la nostra legge da far rispettare. Te lo chiedo per favore.’’- rispose la donna, ordinando alla catena di trascinare il governatore, ma quest’ultimo applicò ulteriore resistenza. Tutti conoscevano la testardaggine del governatore, ma se le questioni riguardavano il benessere del suo borgo quella testardaggine si tramutava in tenacia inamovibile. La fronte di entrambi si corrugò in una espressione di fatica fin quando non accorse in aiuto una seconda catena, completamente rossa, che strinse con forza il collo di Parnasso paralizzandolo definitivamente, suscitando però la sua ira che gli deformò il viso. Dalla sabbia dorata comparve un altro dei Fondatori dell’Anello delle Catene, l’unico a non indossare una maschera completa ma che gli copriva solo metà volto lasciando scoperto l’altro con una grossa cicatrice da ustione. La sua divisa, seppur identica a quella di Grima, mostrava il resto della catena bianca cinta in diverse spire sul petto tenuta ferma da un grande anello anch’esso acuminato. Sui fianchi del soldato, invece, pendeva un lungo pugnale dalla lama nera con intarsi in corallo. Elegante e raffinato ma appariscente per un Fondatore. E quello stile poteva appartenere ad una sola persona:

‘’Demiurgo. Vedo che non sei cambiato. Come sta la tua cicatrice?’’- chiese Parnasso, tentando di resistere a quella paralisi magica. Demiurgo, per tutta risposta, si limitò a farlo inginocchiare facendo pressione sull’interno del ginocchio.

‘Devi sempre complicare le cose, non è così Parnasso? Sei fortunato che non abbia infuso di veleno la catena o saresti già morto e sepolto. E adesso, desisti.’’- gli alzò leggermente le braccia e con la medesima catena gli immobilizzò mani e polsi. Altri membri dell’Anello delle Catene giunsero per rinforzare quella prigione e alzare il governatore, pronti a trasportarlo nella loro regione per rispondere alle accuse. Varcato il portale, però, il manipolo di uomini con il prigioniero si ritrovarono nello stesso luogo di prima. Inizialmente nessuno sembrò farci caso in quanto concentrati nel tenere a bada Parnasso fin quando non fu lo stesso Demiurgo a notare il medesimo ambiente e di Gríma intenta a scrivere il rapporto sull’arresto:

‘’D’accordo Parnasso, che razza di scherzo è mai questo? Perché siamo di nuovo qui?’’- chiese il Fondatore, stringendo le catene sul corpo ma non sul collo per consentirgli di respirare e parlare. Il governatore mosse appena la testa per indicare la presenza di qualcuno, dall’aura cosmica così densa da destare preoccupazione in Demiurgo. Uno dei membri percependo la minaccia attaccò per primo scagliando una surujin, che venne bloccata a mezz’aria dall’incantatore e rispedita indietro con forza tale da uccidere il soldato. Il mago sembrò visibilmente scosso dall’eccessiva forza:

‘’La vostra giurisdizione, in mia presenza, non è valida. Vi consiglio di andarvene, membri dell’Anello. O…’’- ed indicò il cadavere dell’uomo quasi decapitato dalla surujin. Demiurgo ordinò ai suoi uomini di restare indietro e di trasportare il cadavere altrove.

‘’Tu sei quel mago della quale Blackstone ci ha riferito? Perfetto, fatti da parte. Siamo qui per il governatore, non per te, marmocchio.’’- esclamò il Fondatore, dando vita alle sue catene bianche. L’incantatore si limitò a far roteare, con uno scatto, le catene poste sui polsi dei vari adepti imprigionandoli con la suddetta, impedendo loro di reagire per poi farli sprofondare nella sabbia fino all’addome. Successivamente, con un semplice balzo, si ritrovò faccia a faccia con Demiurgo ancora inamovibile ma visibilmente scosso dalla situazione nella quale si trovava:

‘’Ricominciamo: la vostra giurisdizione, in mia presenza, non è valida.’’- e con la mano afferrò le varie catene che stringevano il corpo di Parnasso e le tolse con estrema facilità, riuscendo anche a distruggerne una: quella di Demiurgo. Rimase con il malloppo di catene stretto nella mano senza subire alcuna conseguenza del loro potere e fu proprio quest’ultimo a riversarsi sul Fondatore con irruenza, respingendolo da Parnasso. Demiurgo, essendo adirato per l’affronto subito ma non desideroso di ulteriori scontri, evocò la sua catena bianca che sfruttò per far riemergere dalla sabbia i suoi uomini e condurli con sé altrove. Thymós si grattò la fronte, stranito dalla testardaggine del gruppo. Sbuffò e alzò le mani arresosi all’idea di non potersi ‘divertire’ un po’ con qualcuno che potesse resistere ai suoi poteri:

‘’E questi dovevano arrestarti? Bah.’’- disse Thymós, avvicinandosi a Parnasso e ripulendolo dalla polvere. Il governatore guardo il mago con circospezione, ma poi gli chiese come se avesse fatto a giungere nel suo borgo così in fretta di come sapesse l’esistenza del plotone.

‘’Zea. Mi ha informato del tuo arresto per la stupidità commessa dai due nobili. Ironico, non trovi? Due commettono degli errori e sono gli altri a doverne pagare le conseguenze. Ma pensa un po’…’’

‘’Ti ringrazio, anche se continuo a non fidarmi di te mago. Mi diresti perché Zea ti ha incaricato di ‘salvarmi’?’’- domandò il governatore massaggiandosi la pelle abrasa dalle catene. Thymós non prestò subito attenzione alla domanda, curioso di come delle semplici catene potessero avere proprietà magiche così forti da impedire anche alla magia di Parnasso di reagire. L’incantatore venne strattonato leggermente da un calcio del governatore che domandò nuovamente perché Zea avesse dato l’incarico di salvarlo. Il giovane si grattò nuovamente la fronte prima di rispondere di aver ottenuto la fiducia dalla governatrice del terzo borgo, riconoscendo anche l’immensa forza arcana da lui posseduta. Il governatore, però, sentì una strana sensazione avvolgergli il petto, simile a gratitudine. La sua gratitudine presto divenne preoccupazione in quanto l’affronto all’Anello delle Catene era condanna a morte.

‘’Pensi che io tema le conseguenze di un gruppo di insignificanti prestigiatori? Per chi diavolo mi hai preso? Per quel fifone del Governatore Hays? Suvvia Parnasso!’’- replicò Thymós spingendolo via con fare amichevole. Parnasso, tuttavia, gli parlò delle capacità di ogni individuo facente parte dell’Anello specialmente i Dieci Fondatori di tale ordine. Spiegò come Demiurgo, il Primo Fondatore, creò l’Anello delle Catene a causa dei continui crimini ed efferatezze nelle varie nazioni e bisognava di ristabilire l’ordine, e l’origine del nome derivava proprio da ogni singolo anello che formava una catena resistente. Solo alcuni di questo gruppo avevano l’onore di ricevere una catena spinata per infliggere maggior supplizio ai prigionieri.

‘’E perché Demiurgo ne possedeva una bianca? Qual è il senso se tutti i membri indossano divise scure?’’

‘’Perché la sua catena è una reliquia sacra donatagli da un vecchio vescovo flagellante. Ogni spina serve a purificare l’anima e il bianco serve a donare pace a chi compie questa penitenza.’’

‘’Sicuro che fosse un vescovo e non un semplice masochista?’’- domandò scherzosamente il mago, immaginando questo vescovo che donava una catena usata per chissà quali altri raccapriccianti pratiche. Anche Parnasso sorrise a quell’immagine, ma invitò al mago di guardarsi le spalle da potenziali membri dell’Ordine in agguato nell’ombra specialmente dopo averne ucciso uno. Il mago andò ad osservare il corpo dell’uomo, notando solo gli abiti ormai sporchi di sangue rappreso. Muovendo la mano sulle chiazze rapprese, percepì l’essena arcana usata per respingerlo e annuì. Tornò dal governatore spiegandogli di non preoccuparsi:

‘’Non è propriamente morto. Il suo corpo lo è, ma la sua anima a breve avrà forma e sarà senziente. L’unico problema è che soffrirà non poco durante la sua metamorfosi. Non sarà piacevole…’’- emise un sospiro, conoscendo bene come un’anima potesse soffrire distaccandosi dal piano astrale per avere vita in quello materiale. Poco dopo dagli abiti logori del soldato si materializzò qualcosa di traslucido, con flebili luccichii al suo interno che variavano dall’azzurro al bianco al porpora. Gli occhi, del tutto bianchi e privi di pupilla, sancivano la sua esistenza etera. Inizialmente non sembrò rendersi contro della sua forma, ma poi cadde in ginocchio preda di singhiozzi e gemiti di paura:

‘’Strano, di solito ci vogliono ore, addirittura giorni, prima che l’anima trovi la strada per il piano materiale. Qualcosa mi dice la Torre Nera sta accrescendo il suo potere ogni minuto che passa…’’- disse il mago, notando dei fulmini crearsi sulla cima della suddetta ma non dando segni d’ostilità. L’essere etero cercò di avventarsi con un grido agghiacciante sul mago, venendo imprigionato dalla sua stessa catena.

‘’Tu hai osato farmi questo? Hai osato tramutarmi in un fantasma? Maledetto, l’Ordine ti troverà e ti farà fuori non appena arresteranno il governatore.’’- asserì rabbioso l’entità spettrale. Parnasso volle mettere fine al suo tormento usando la sua arma e colpirlo alla testa se non fosse stato per l’incantatore che subito lo rispedì nel suo luogo d’origine tra i vari membri.

‘’Hai già avuto a che fare con entità vendicative?’’- domandò il governatore, ancora incredulo a quel che stava accadendo da meno di un giorno. Il mago con uno sbuffo che si tramutò in una pernacchia replicò:

‘’Più o meno. Molti accettano il loro destino, altri cercano di uccidere colui o coloro che lo hanno reso tale e altri si abbandonano alla disperazione isolandosi sulle montagne. Oh beh, meglio tornare ai nostri doveri non trovi?’’- chiese il mago, con un sorriso bonario. E il governatore accettò.
 
Primo Borgo, Obeah. Stella a Cinque Punte. Secondo giorno d’autunno. Anno: 719
 
Il Governatore Buccinide era, da alcune ore, in una riunione con il Congresso degli Shaildirn, una razza di creature discendenti di divinità astrali appartenenti al passato e ormai risedenti solo nelle leggende o nei tomi di storia. Ognuno dei membri degli Shaildirn indossava un velo che copriva il loro volto e, specialmente, i loro occhi per impedire che i loro potere cosmico risultasse nocivo ai mortali; in passato un soldato, sbadatamente, fece cadere il velo dalle mani di uno dei membri e con l’intento di restituirlo rimase ipnotizzato dalla bellezza degli occhi e venne sopraffatto dal grande potere, incenerendosi poco dopo. Il Governatore continuò a spiegare ai membri del Congresso, giunti attraverso un portale, il perché del patto sancito con un mago proveniente da un’altra epoca indicando paragrafo per paragrafo quanto scritto da lui. Solo uno dei presenti, dalla pelle olivastra con lunghe linee che partivano dal dorso delle mani per giungere al suo collo creando figure geometriche, non indossava il velo protettivo:

‘’E perché vi fidate di questo mago così ciecamente, governatore? Di solito siete un uomo saggio e preciso sulle scelte che fate. Mi sembra strano che in meno di due giorni, quest’ospite a noi sconosciuto sia giunto a seguito di un nefasto evento e vi abbia proposto subito un patto d’alleanza per proteggervi. Rettifico: più che strano, direi sospetto.’’- asserì l’essere celestiale, suscitando il medesimo sospetto anche negli altri membri che vollero immediatamente dei chiarimenti al riguardo. Buccinide rispose con pacatezza che, prima ancora di sancire l’accordo nel Palazzo Vega, furono attaccati dall’attuale minaccia che risiede nella Torre Nera ovvero Abraxás uno stregone ancora più potente dei maghi e altri maestri dell’arcano presenti nel Borgo Magius. L’essere celeste senza velo stava per aggiungere altro quando una mano gli si posò sulla spalla. Il velo finemente decorato consentiva di osservare i nobili lineamenti femminili della persona di fianco all’essere celeste, ma non erano i lineamenti aggraziati che impedirono all’uomo celeste di proseguire, bensì la voce melodiosa e la carnagione borgogna della donna, anch’ella con alcuni tatuaggi raffiguranti lune e stelle ornate da minuscole gemme.

‘’Aspetta, Elnath. Il governatore dice la verità.’’- disse la donna, stringendo la spalla del compagno con fare amorevole, quanto bastasse per inondare i suoi pensieri con quello che aveva visto il governatore. Elnath, dunque, consentì al governatore di proseguire nelle sue spiegazioni.

‘’La ringrazio, dama Vidnya. Ritornando al punto precedente, il mago in questione si è offerto di aiutarci a proteggere la Stella a Cinque punte da ulteriori assedi di qualsiasi natura. In cambio di tale aiuto, noi gli offriremo il nostro supporto strategico, arcano e materiale affinché possa liberarci dalla presenza di Abraxás e del suo nascondiglio. Il problema però è il seguente: la presenza dei due maghi ha generato vari malumori con i nostri alleati, specialmente Luccio e Ramni che hanno deciso di scindere il patto e restare solo per favori commerciali.’’

‘’E dunque lei ci sta chiedendo da fare da intermediari con altri della sua razza per convincerli a non allontanarsi da patti sanciti anni fa?’’- chiese una creatura dalle lunghe corna che difficilmente potevano essere contenute dal velo indossato. La pelle simile a roccia lavica tradivano il suo aspetto da celestiale, donandogli l’aspetto di creatura degli inferi che delle stelle e gli occhi violacei erano visibili dietro il fazzoletto di seta seppur di poco.

‘’Non da intermediari, consigliere Lerik. E per favore, non facciamo distinzioni razziali. Discendiamo tutti da un qualcosa, dunque non dobbiamo considerarci diversi. Vero, voi nefinren avete una diversa concezione di etnia ma nella Stella a Cinque Punte viviamo tutti in armonia. O almeno ci proviamo.’’- rispose Buccinide, con un risolino nervoso scacciando ulteriori pensieri negativi. Uno dei celestiali, dalla pelle alabastro con una raffinata maschera che copriva parzialmente il suo viso e il naso, prese con eleganza il trattato d’alleanza proposto dal mago e lo lesse in silenzio, nonostante gli altri membri continuassero a discutere assieme al governatore Buccinide. Una volta terminata la lettura, poggiò l’indice destro sul tavolo generando un suono simile ad una goccia d’acqua che cade in un ruscello; il suono fu assordante ed echeggiante così tanto da far tremare anche le finestre della stanza.

‘’Il vostro impegno per proteggere questa Stella è da ammirare, governatore Buccinide. Lei e i suoi colleghi state sacrificando molto e dubitare delle vostre parole è sinonimo di disonore tra noi Shaildirn. Ho letto il patto di questo mago e nelle sue parole c’è solo verità e desiderio di proteggervi. Io propongo di inviare un messaggio a tutti i vari alleati che sono venuti a conoscenza del mago e della Torre Oscura di rafforzare l’intesa, il loro sostengo e contribuire alla salvaguardia di tale gemma. Non tutti saranno d’accordo con le mie parole e con questa decisione, ma è sempre meglio che vivere all’ombra delle menzogne.’’- asserì la creatura celestiale, sorridendo al governatore che arrossì sia per l’imbarazzo che per quel sorriso raggiante.

‘’Contessa Lexandra, è sicura? Molti imperi…’’- tentò di controbattere uno di loro, dalla pelle d’onice e oro con indosso una benda di velluto rosso.

‘’Non sono stata abbastanza chiara, barone Weront? Gli Imperi, regni o sultanati non devono essere intimoriti dalla presenza di un povero incantatore che cerca di salvare la Stella a Cinque Punte in quanto nella sua epoca non esiste più nulla che egli possa definire casa. Intesi?’’- domandò la contessa, con la stessa calma di prima, una calma innaturale da far desistere gli altri membri dal controbattere ulteriormente. Il governatore si sentì sollevato dalla decisione unanime dei membri del congresso di dialogare con i restanti alleati; la tensione nervosa provocò brividi nel corpo di Buccinide che partirono dalla nuca e giunsero fino alle dita dei piedi. L’ultimo degli Shaildirn, conosciuto come Il Terzo Occhio della Luna, fu l’unico dei presenti a non aver discusso di quel patto o del dover dialogare con altri esseri mortali.

‘’Abbiamo compagnia, membri del Congresso.’’- esordì con voce profonda la creatura celestiale. I suoi occhi erano chiusi, mentre sulla sua fronte si manifestò proprio un terzo occhio, dalla pupilla argentea con cerchi concentrici dorati che si mosse frenetico prima di concentrarsi su un solo punto indecifrabile della stanza. Più si concentrava, più il terzo occhio si illuminava finché la silhouette di qualcuno avvolto da abiti leggermente logori. Con un balzo felino raggiunse l’ospite indesiderato bloccandolo alla parete, estraendo successivamente una daga ornamentale dal fianco puntandola alla gola.

‘’I miei complimenti, hai la capacità di vedere ciò che un semplice occhio umano non può vedere. Solo che quello è un fantoccio.’’- asserì il vero mago manifestandosi a metà corpo dalla parete evidentemente divertito e compiaciuto, facendo tornare allo stato originario quell’ombra: un fantoccio di paglia. Tutti gli Shaildirn rimasero meravigliati da quell’inganno così complesso che mise in discussione persino il loro potere da essere delle stelle.

‘’Lieto di conoscervi. Io sono Thymós e voi dovreste essere otto dei vari membri del congresso degli Shaildirn.’’- e si apprestò a chiamare i presenti con i loro nomi e luoghi d’origine per poi fermarsi sull’ultimo ancora fermo alla parete, ancora armato e con il terzo occhio illuminato fin quando non si chiuse e il celestiale aprì i suoi, rivelandosi essere di un verde intenso a tratti sfumato sul blu.

‘’E tu sei Daekon Vatarish, detto anche Terzo Occhio della Luna perché i tuoi poteri ti sono stati concessi dalla Terza Luna Piena di Nyrrnaz, che secondo il calendario umano si rifà a Settembre. Dato che la Luna illumina l’oscurità e in quel mese la sua aura arcana è maggiore, sei stato scelto come suo Erede per scoprire ciò che l’ombra nasconde. Però, bei tempi quelli di Nyrrnaz, tra giochi e ballate…Bei tempi.’’- aggiunse Thymós facendo svanire il fantoccio di paglia dalle mani del celestiale. Con nonchalance Thymós andò verso il documento posto sul tavolo centrale e rilesse ciò che aveva detto nel Palazzo Vega ore fa, sorridendo vago per poi posare il documento.

‘’Quindi siete tutti d’accordo a tenermi come ospite? Nulla da ridire?’’- domandò Thymós ai presenti, tralasciando il governatore in quanto fu lui stesso ad accettare in primis. Due celestiali, rispettivamente vestiti di azzurro e grigio, entrambi con un mantello di piume di grifone le stesse che coprivano anche i loro volti, alzarono la mano:

‘’D’accordo, prima tu Nekhbet.’’- disse il mago, indicando il giovane celestiale che si sentì imbarazzato nell’essere chiamato per nome. Il giovane, seppur titubante, chiese perché quest’altro mago così malvagio volesse sfruttare una singola torre per distruggere la Stella a Cinque punte e perché lui fosse l’unico in grado di fronteggiarlo. Thymós rise alla prima domanda:

‘’Oh, quella singola Torre contiene tanta se non addirittura infinita quantità d’energia arcana in grado di mandare in catastrofe epoche e realtà diverse dalla nostra. La Torre Nera, come hanno potuto testimoniare i vari membri di questo luogo, ha devastato molte abitazioni e reso quasi inutili i poteri degli altri maghi. E io ho perso molti amici ed una compagna…’’- si interruppe per un attimo, stringendo le dita con forza da attirare a sé dell’energia magica che sembrò distorcere i colori e la stanza. Buccinide volle intervenire per evitare ulteriori malumori, però fu la Contessa Lexandra a porsi tra lui e il mago. Posando la mano ornata da piccoli anelli sulla spalla dell’arcano, quest’ultimo si placò ma successivamente si scostò, tenendole la mano:

‘’Mi perdoni Contessa, ma non voglio che la mia magia la ferisca. Va ben oltre anche voi celestiali.’’- e con un gesto involontario le carezzò le dita. Nessuno si rese conto del tenue rossore, evidente sul suo viso bianco alabastro, e ritirò la mano asserendo di non preoccuparsi e chiedendo quanto potente fosse la sua magia.

‘’E qui ci colleghiamo alla domanda di Nekhbet: il mio potere eguaglia quello di Abraxás e della sua torre, come avete potuto assistere pochi secondi fa.’’- rispose l’arcano, facendo volteggiare delle saette tra le sue dita. Poco dopo indicò l’altro celestiale, alla quale fece presente di non nascondere la sua reale carnagione in quanto lui fosse in grado di vederla. E così fece mostrandosi nel suo reale colore ovvero l’arabescato rosso, il che gli fece emettere un sospiro di sollievo.

‘’Lorea Xyrem, celestiale dei Fiori di Biancalbero, nonché principessa e condottiera dello stesso luogo. Onorato di conoscerla.’’

‘’Mi lusinga, mago. Ho nascosto la mia carnagione per quasi tre secoli e nessuno lo ha mai notato. Sono affascinata, ma veniamo subito al dunque. Lei ha appena accennato di essere in grado di eguagliare la magia della torre e del suo proprietario. Quanto è potente questa magia?’’- chiese Lorea, incuriosita nonostante l’apprensione dei suoi altri pari razza. Thymós generò una folata di vento che alzò i veli di ogni celestiale, mettendo in mostra i loro occhi sempre nascosti. I membri del congresso tentarono invano di rimettere il velo al suo posto e il mago incrociò i loro occhi luminosi, ove era anche possibile assistere a costellazioni e stelle comete, a mondi nascosti agli umani.

‘’Se ciò non vi basta, possiamo dirigerci in un luogo ove nessuno potrà farsi male. Lei Governatore è d’accordo?’’- domandò l’arcano ad un Buccinide incredulo e prossimo a svenire per quel che stava accadendo. Tutti i Celestiali, non soddisfatti, acconsentirono e con un battito di mani, l’arcano li trasportò in una dimensione del tutto nuova priva di luci, colori ed odori. Vi era un unico suono simile ad acqua scrosciante, quello di una cascata. I membri del Congresso e il governatore Buccinide erano del tutto immersi in un profondo buio fin quando non ricomparve Thymós con altri suoi spettri identici. Ad ogni battito d’occhi, codesti esseri eterei aumentavano il loro numero all’infinito fino ad essere un tutt’uno con l’ambiente. Gli spettri iniziarono ad offuscarsi, a vorticare vertiginosamente tra i presenti e vennero investiti dal potere emanato da Thymós tanto da colpire anche il loro spirito. I celestiali e il governatore ammirarono epoche passate, costruzioni mai viste prima dalle più primitive alle più complesse e viventi, così per i loro popoli: uno di questi, un misto tra carne e macchina notò la loro presenza e li salutò contento. I celestiali e Buccinide vennero poi trasportati in altri piani dimensionali sconosciuti ai Grandi Maestri Arcani o religiosi; il tempo e lo spazio erano solo un concetto effimero in quelle dimensioni, tutto era mobile ed immobile. La materia si creava e si scomponeva a suo piacimento in forme intangibili. In quell’epifania di scoperta, l’ultima cosa che videro fu un grande impero costruito in mezzo ad una grande cascata d’acqua azzurra i cui pontili si estendevano verso il basso creando dei raggi luminosi. E al di sotto di quei raggi, imperversava una terrificante battaglia tra Thymós e Abraxás. La loro magia sufficiente a distorcere lo spettro dei colori e ciò che circondava loro due, l’acqua evaporava, la pietra si spaccava e la realtà veniva assorbita e deformata. Si ritrovarono nuovamente nella sala, frastornati ed euforici per quel che avevano assistito. La Contessa Lexandra, più di tutti, percepì uno stato di pura estasi che la costrinse a dover usare il suo potere per calmarsi. Il mago, però, non si sentì né euforico né contento di ciò che aveva appena fatto e andò a sedersi. I suoi occhi persi nel vuoto, colmi di tristezza, presagivano la sua malinconia e il suo risentimento.

‘’Avete compreso fin dove il mio potere si spinge? E io dovevo fermarlo quel giorno, ma la perdita della mia compagna ha indebolito i miei poteri…’’- e strinse rabbiosamente i pugni lasciando che l’odio si tramutasse in ulteriore magia cosmica prima che il governatore Buccinide non prese parola:

‘’Calmo Thymós, abbiamo compreso ma non vogliamo che il tuo risentimento renda vano i sacrifici per salvare la Stella a Cinque Punte. Hai concretizzato il tuo punto di vista, ma il Congresso degli Shaildirn dovrà informare gli altri membri. Non si possono prendere decisioni con solo otto membri, bisogna ascoltare anche i prelati, gli arciduca e altri signori e signore…E ci vorrà molto tempo conoscendoli.’’- e con una mano andò a scuoterlo allegramente per farlo riprendere dalla sua tristezza. I membri del Congresso, riacquistato controllo del loro spirito e del loro corpo, informarono il governatore e il mago che avrebbero informato i restanti membri della decisione presa nonostante Daekon Vatarish fosse ancora contrariato da ciò. Uno per uno lasciarono lo studio del governatore, mentre il Terzo Occhio della Luna intimò al mago di non lasciare in alcun modo il piano materiale o sarebbe stato decapitato dal suo pugnale. Fu l’ultimo ad abbandonare lo studio, lasciando dietro di sé un solco di fumo che infastidì il governatore:

‘’Avevo appena ripulito il pavimento, bontà divina. Perché tutti coloro che hanno un potere devo lasciare segni ovunque?!’’- si espresse infastidito recuperando un panno e del sapone per rimuovere le macchie.

‘’Governatore…lo scontro finale che ha assistito non è accaduto lì.’’

‘’Che intendi? Hai mentito ai Celestiali?’’- domandò intimorito l’uomo, mentre la mano si muoveva lenta nel pulire lo strano di fuliggine sul legno della stanza.

‘’Non proprio. Ho solo manipolato quello che hanno visto per evitare che la loro mente cedesse. Il vero scontro è stato sanguinoso, estenuante e distruttivo. Quella cascata è stata vaporizzata dopo pochi colpi, l’impero che vi sorgeva sopra è crollato assieme ai pontili e la terra ha inghiottito qualsiasi cosa. Volevo risparmiare loro un tragico finale…’’- replicò Thymós, incrociando le mani sul grembo, aspettandosi una ramanzina. Buccinide scattò in piedi, strabuzzò gli occhi e rimase a bocca aperta:

‘’Sei in grado di alterare i ricordi ed influenzare creature celesti? Il tuo potere è inquietante.’’

‘’Il mio potere è frutto di tanti sforzi e sacrifici fatti con Abrax. E ora mi spieghi perché stai pulendo un pavimento splendente?’’- chiese di rimando il mago, ridacchiando. Buccinide si voltò e notò che la macchia era svanita. Buccinide assunse una strana espressione facciale, un misto tra stupore, stanchezza e frustrazione. Gettò via il panno umido e, sedendosi al tavolo dove anche il mago sedeva, gli chiese in cosa consistesse il suo aiuto e, soprattutto, con quali risorse avesse intenzione di usare per rinforzare i confini della Stella. Il mago spiegò, ancora una volta, di come la Stella presentasse zone vulnerabili in più punti, già a partire dalle mura di difesa alle torri dove risiedevano i guardiani. Ogni lato era indebolito o dalle intemperie o da scarsa mano d’opera e negligenza perpetrata nel corso degli anni. Con un piccolo incantesimo, ricreò la Stella a Cinque Punte ed iniziò ad indicare i vari punti indeboliti:

‘’Ieri, quando si sono presentati quei due nobili strampalati, sono caduti diversi ciottoli dalle mura ed un mattone è crollato sul carro di un maniscalco posto all’ingresso. Da dove veniva quel mattone? Dal camminamento di ronda. Io voglio che questo luogo risplenda e che l’energia corrotto della Torre possa essere nulla nei suoi confronti. Per le risorse posso fare da solo, ogni cosa intorno a noi è materia plasmabile.’’

‘’Uhm, d’accordo ma l’ultima domanda che mi sorge spontanea da farti: tu hai realmente perso una compagna a causa di Abrax o era una menzogna anche quella?’’- domandò il governatore, cercando di scovare una punta d’inganno tra quegli incantesimi del giovane. Quando venne nominata la sua compagna e paragonata ad una potenziale menzogna, gli occhi di Thymós divennero neri come l’inchiostro, le mani si ricoprirono di strane luci e fasci di polvere cosmica che investirono il governatore spingendolo via, ancora saldo alla sedia.

‘’Io ho manipolato solo quel momento che ha visto, ma la mia compagna è deceduta per colpa di quel bastardo! E lei vuole insinuare che l’unico ricordo felice della mia vita sia una menzogna? Lei ha mai perso una compagna? O qualcuno alla quale ha affidato il suo cuore, chiedendogli di proteggerlo, signor Buccinide? Risponda!’’- esclamò Thym, ormai furioso per ciò che aveva detto Buccinide.

‘’Sì.’’- rispose stoico, seppur le guance tese tradissero i suoi reali sentimenti. Thym sembrò desistere per un breve attimo, indebolendo i suoi poteri.

‘’Vent’anni fa. Ho perso mia moglie a seguito di un male incurabile. Avevamo provato di tutto. Pozioni, unguenti, incantesimi…Nulla ha funzionato. Mi dispiace se la mia domanda lecita ti abbia infastidito, ma dovevo sapere.’’- la voce del governatore sembrò farsi più seria ad ogni parola scandita, e più quelle parole assumevano un peso più Thym lasciò che i poteri scomparissero del tutto. I due restarono in silenzio seduti sulle rispettive sedie, a poca distanza l’uno dall’altro. Poco dopo fu proprio Buccinide a chiedere che donna avesse rapito il suo cuore tanto da giurare vendetta una volta persa. L’incantatore respirò profondamente, ponderando bene le parole da usare e disse:

‘’La mia compagna non era una donna qualunque, Buccinide. Lei era l’Ordine nel mio Caos. Non le importava di essere diversa da me, di non avere poteri di alcuni tipo. Voleva solo che stessi bene. Mi aveva del tutto stregato con quel suo sorriso, i suoi occhi splendenti, quel comportamento da volpe. Lei era un fiore nato dalla tempesta e poco le importava della mia. Ecco che donna era, signor Buccinide.’’- e non appena concluse il governatore gli tese la mano con fare amichevole. Il mago, tentennante, strinse quella mano.

‘’In questo momento tutti noi abbiamo perso qualcosa e ciò dovrebbe tenerci vicini, non lontani. Mi aspetto tu mantenga la tua promessa, Thym.’’- asserì il governatore sorridendo e invitando il mago a seguirlo nel proprio borgo per mostrargli le bellezze contenute in esso a partire dalle opere dei maniscalchi esposte nelle varie teche delle loro abitazioni, ed una di queste rappresentava un gigantesco ferro di cavallo ricoperto d’argento che apparteneva ad un’altra creatura simile agli equini. Gli mostrò quante unità militari Obeah possedesse e dei vari spettacoli che avvenivano tra loro per intrattenere stanchi popolani; Thym notò le spade prive di punta e lama usate da due cavalieri con lo scopo di dimostrare la loro forza in battaglia e ciò che l’addestramento aveva loro consentito. Uno di quei cavalieri salutò il governatore e sorrise alla presenza del mago:

‘’Ehi tu, mingherlino, tu sei quello che fa al caso mio! In te vedo il senso di sfida. Prendi una spada e affrontami o ti reputerò un vigliacco.’’- e cercò di coinvolgere i suoi compagni una risata forzata. Thym non fu sorpresa ed entrò nella minuscola arena costruita per le esibizioni. Il cavaliere, ancora una volta, gli ordinò di prendere una spada o qualsiasi arma tagliente ma il mago rifiutò sapendo di potercela fare senza armi. Quando un secondo condottiero colpì con uno scalpello una minuscola campana, il soldato si mise in posizione difensiva mentre Thym decise di sedersi, portandosi il ginocchio al petto e restando lì immobile. L’omaccione sporco di sudore e terra, dunque, caricò portando la lama ad altezza della testa di Thym per decapitarlo ma il mago prontamente innalzò un cumulo di terriccio distraendo il cavaliere. Fu sufficiente da consentirgli di sfiorare la lama e di infrangerla in centinaia di minuscoli pezzi. L’uomo si sentì ferito per aver perso la sua fedele arma ed ingaggiò un corpo a corpo con il mago, ancora una volta più agile di lui. Senza troppe difficoltà, Thymós si avvinghiò al collo del cavaliere e con un balzo lo scaraventò nel fango; l’impatto ne fece saltare alcune manciate che imbrattarono gli spettatori ed una di queste andò finire nella bocca di un maniscalco dormiglione. L’omaccione si rialzò, alquanto intontito per l’urto ma non demorse:

‘’Come diavolo hai fatto? Quella spada è stata forgiata nel ventre di un demone del fuoco e tu, con un misero tocco l’hai distrutta! Mi è costata un rubino di mezzo chilo per averla!’’- sbraitò il cavaliere, stringendosi le fasciature ai polsi e i bracciali di cuoio, apprestandosi ad attaccare nuovamente. Thym, all’udire di quelle parole, rise e lanciò un piccolo incantesimo a pochi passi dal cavaliere: il fango sotto i piedi dell’uomo cominciò a ribollire, divenendo una brodaglia calda e sanguinosa che eruttò poco dopo facendo ascendere una magnifica spada con l’elsa a cesto in rame lucido, simile ad una Schiavona veneta, ma la lama era completamente nera con al centro una singola scanalatura dove si scorgeva un nucleo di fiamme liquide muoversi in essa.

‘’Quella è una vera spada forgiata nel ventre di un demone del fuoco. E di al fabbro che ti ha venduto quella spada di restituirti il rubino.’’- aggiunse il mago, sgranchendosi le gambe e la schiena, con l’intenzione di volersene andare ma il cavaliere gli intimò di continuare la sfida con la nuova spada e venendo ancora una volta additato come vigliacco. Thym mosse rapidamente le mani creando un cerchio magico concentrico che andò a colpire il cavaliere facendolo sprofondare in un sonno profondo, tra lo stupore e lo sgomento di tutti. Il mago, dunque, chiese al governatore di continuare la loro passeggiata turistica attraverso i vicoli di Obeah continuando fino a giungere alla torre della Guardiana Vedytte. Tale torre era stata costruita con materiali semplici eppure agli occhi di Thym era magnifica, rispetto a quella lasciata dal suo collega di arti arcane. L’incantatore decise di entrare nella torre della Guardiana, nonostante il governatore sconsigliasse di interrompere i Guardiani dai loro doveri. Il mago fece finta di non sentire e bussò sui mattoni, facendo vibrare l’essenza magica posta in essa. Piccole onde azzurre si propagarono sui mattoni fino a giungere alla sommità, allertando la maga intenta nel suo studio per intensificare la barriera posta sulla Torre Nera. Attese qualche secondo prima di volgere lo sguardo ad uno strano specchio ovale che fluttuava al centro della stanza, anch’esso scosso da quegli strani battiti regolari. Quando i battiti regolari si ripresentarono, Vydette ordinò al suo specchio di mostrare chi fosse:

‘’Oh no! Cosa vuole adesso? E perché il governatore è con lui?’’- si chiese, stringendosi al libro degli incantesimi e recitandone uno che ricordava, un incantesimo di difesa per prevenire possibili attacchi. Talmente profonda fu la sua concentrazione, da non rendersi conto della presenza dell’incantatore e del governatore nella sua stanza. Solo quando lo specchio emise un raggio di luce turbinante contro i presenti, Vydette notò la loro presenza. Thym deviò la traiettoria di quell’incantesimo creando una copia del suddetto specchio per poi farlo scomparire.

‘’Uno Specchio Sorvegliante, ammirevole! Non se ne vedono molti nei paraggi.’’- asserì il mago, avvicinandosi all’oggetto per ispezionarlo da vicino, ammirandone la cornice in legno lunare e argilla lucente, oltre alle varie decorazioni di metallo viventi su di esso. Vydette si mise tra lo specchio e Thym, ordinandogli di allontanarsi e chiedendo spiegazioni a Buccinide. Il governatore, stanco sia fisicamente che mentalmente spiegò brevemente che il mago sarebbe diventato un membro della Stella a tutti gli effetti, avendo ricevuto anche l’approvazione del Congresso degli Shaildirn, non tutti però. Vydette rimase allibita da quelle parole e lanciò una minuscola saetta sulla fronte di Buccinide, scavando nella sua mente alla ricerca di una possibile menzogna. Attese che tale saetta tornasse, ma non avvenne. Ne lanciò una seconda e poi una terza, ed entrambe imitarono la prima.

‘’Saette della verità?’’- domandò Buccinide, riconoscendo l’incantesimo della donna, e il prurito fastidioso che provocava.

‘’Sì. E dite il vero, governatore. Non c’è alcuna menzogna nelle vostre parole…’’- rispose con aria sconfitta la guardiana della torre del primo borgo.

’Saette della verità? Che incantesimo sarebbe? Chiedo perché noi non abbiamo mai avuto incantesimi così.’’- si espresse Thymós incuriosito dal nome e volle saperne di più. La Guardiana, restia nei confronti del mago, incantò una pergamena dove era segnato. Thym lesse con interesse, considerandolo un incantesimo basilare e impiegò solo una manciata di secondi nel riprodurlo e lanciarlo contro Vydette. La saetta non tornò indietro:

‘’Lei non si fida di me giusto?’’- chiese affranto il mago, mordendosi una guancia e chiudendo la pergamena che riconsegnò nelle mani della donna.

‘’Non mi fido di qualcuno comparso poco dopo la Torre Nera nel Centro Stella. E non so come tu abbia fatto a convincere il Congresso ma sappi che ti terrò d’occhio, mascalzone. E adesso ditemi cosa volte e perché siete qui?’’- domandò a sua volta la donna infastidita dall’invadenza del mago. Buccinide rispose ancora una volta che la loro presenza era solo un caso, dato che aveva offerto a Thym un giro del borgo per mostrargli i suoi viali e abitazioni, raccontando anche della breve dimostrazione tra il mago ed uno dei cavalieri. Buccinide, però, poco dopo ritornò sul discorso del Congresso e sul motivo per la quale la presenza del mago fosse di vitale importanza:

‘’Credo tu sia stata in grado di avvertire quell’immensa energia magica proveniente dal Palazzo Vega, ieri pomeriggio, non è così? Bene, Thym ha dato una dimostrazione dei suoi poteri anche ai membri del Congresso e la sua energia cosmica è identica a quella di Abravas. Ed è stato capace di ingannare anche Vatarish.’’- e rise, scettico a quell’incredibile evento accaduto meno di un’ora fa. Uno sciocco paragonabile al suono di una frusta investì i loro timpani e, in men che non si dica, Buccinide e Thym si ritrovarono all’esterno della torre, scombussolati e disorientati dall’improvviso cambio di scena. Nessuno sembrò dar peso, eccetto una donna dal volto sconvolto dalla tristezza e gli occhi arrossati da un pianto ormai secco. Nella mano stringeva una bottiglia di vetro vuota e, considerando le guance rosso pomodoro, presagiva ubriachezza:

‘’Oh no. Non promette nulla di buono…’’- asserì il governatore cercando di far cambiare direzione al mago ma la donna li noto immediatamente ed urlò contro di loro parole sconnesse e biascicate dall’alcol.

‘’Tu sei l’assassino di mio marito! Bastardo, ti cavo gli occhi e ti sventro…’’- gracidò la donna, tra un singhiozzo d’ubriachezza e uno di tristezza, avvicinandosi con passo atassico brandendo la bottiglia coma una mazza. Giunse a pochi passi da Thym e lo colpì al volto con poca forza, lasciandogli solo un piccolo livido. La donna non contenta ruppe la bottiglia su un sasso e la sete di sangue prese il sopravvento, alimentato dall’alcol:

‘’Io ti uccido!’’- esclamò ancora rabbiosa la donna, menando fendenti che mancarono il mago per pochi centimetri. Il governatore, stanco di qualsiasi cosa proruppe in un sonoro richiamo, colpendole la mano con un calcio:

‘’Basta così Eyris! Non tollero comportamenti violenti nel mio borgo! La dipartita di suo marito è un grave evento ma il mago qui presente non ha alcuna colpa e suo marito si è sacrificato per proteggerla! E se oserà fare un’altra scenata del genere, la farò arrestare per tentato omicidio e tradimento, intesi?’’- e il governatore si mostrò in una maschera di serietà e rabbia nei confronti di una vedova divorata dalla tristezza. Thym, sentendosi in colpa per la vedova e decise di affidarsi alla sua magia. Cauto poggiò le mani sulla fronte della donna, alzandole lo sguardo così da potersi guardare l’un l’altro. I loro occhi si illuminarono di verde, venendo circondati da strani rami dello stesso colore per poi svanire. Eyris cadde sulle propria ginocchia, sporcandosi di terra:

‘’Che è accaduto?’’- chiese la donna, notando la bottiglia di vino rotta tra le mani, la sozzura sul suo corpo e il giovane incantatore con un livido sulla guancia. La donna si strinse la testa tra le mani per la forte emicrania, venendo aiutata dal mago.

‘’Ha passato una notte tra balli, fiumi di vino e canti. A causa di questi postumi, lei mi ha confuso con qualche aggressore e mi ha colpito involontariamente. Adesso la riaccompagno a casa.’’

‘’Oh, okay ma…ho questo nome che mi risuona. Gabràn…’’- replicò la donna, stringendo i denti e gli occhi per concentrarsi contro il dolore che provava. Buccinide provò a dire qualcosa, provò a dire la verità ma Thym glielo impedì costruendo una menzogna che potesse convincere la donna. L’effetto sperato avvenne e il mago chiese alla donna di aspettarlo per qualche secondo:

‘’Lei hai cancellato i ricordi?’’- domandò lui, irritato dal gesto del mago. Thym si avvicinò al governatore, bisbigliando per non farsi sentire dalla donna:

‘’No, solo alterati. Guardala Buccinide, è distrutta dal lutto e ha cercato di annegare la sua disperazione nel vino. Cancellarle i ricordi sarebbe stato riprovevole, ho fatto solo in modo che altro dolore non si annidasse in lei. Le ho detto che lei e Gabràn si sono detti addio anni fa, per inseguire le proprie ambizioni, ed è stato un addio senza rimpianti.’’- e con una pacca sulla spalla si congedò dal governatore, conducendo la povera donna alla sua dimora.

‘’Ho bisogno di bere anche io adesso.’’

‘’E se le venisse impedito, nobile Buccinide?’’- domandò una voce cupa manifestandosi attraverso un turbinio di catene rosse che si conficcarono nella terra a pochi metri dal governatore. La divisa nera, il cappuccio abbassato e la maschera, dalle fattezze demoniache, del medesimo colore delle catene non presagivano nulla di buono per il governatore.

‘’Certo che le notizie giungono fulminee un po’ ovunque. Suppongo tu sia qui per la vicenda del mago, vero Kaliban?’’

Le catene cremisi si staccarono dalla sabbia, venendo assorbite dalle mani dell’uomo conosciuto come Kaliban, mentre altre si avvinghiarono alle braccia creando una specie di cotta di maglia. Sul petto della sua divisa era visibile lo stemma dei Fondatori dell’Anello delle Catene, ma oltre ad esso vi era cucita una gemma rossa che testimoniava il ruolo da leader fondatore. Buccinide annuì e si complimentò con l’uomo per il successo, pur sapendo che il motivo della sua presenza fosse altra. Il governatore fece un passo verso il proprio obiettivo ma una della catene cremisi di Kaliban lo ostacolò, conficcandosi sul terreno tra le sue gambe minacciando i genitali.

‘’Possiamo parlarne davanti del buon sidro di mele o del vino?’’- chiese Buccinide cercando di evitare l’ostile catena che serpeggiava a mezz’aria. La catena si mosse nuovamente serpeggiando poi sul collo e puntando sulla gola con un grande uncino.

‘’Prima spiegami cosa sta accadendo qui Buccinide. I miei uomini sono disorientati, uno di loro è diventato una specie di spettro per giunta, l’energia magica che permea in questo luogo è fuori controllo, una torre nera capeggia nel centro Stella, il Congresso sembra impazzito e tu sei qui a desiderare di bere? Parla!’’- esclamò Kaliban, portando la catena più vicina al pomo d’Adamo e facendo pressione. Buccinide prese dal suo taschino il patto d’alleanza scritto dal mago e lo lanciò in sua direzione. L’uomo cominciò a leggere il foglio sgualcito, imprimendosi nella mente ogni singola parola letta.

‘’Ah, dimenticavo: otto membri del Congresso degli Shaildirn hanno dato il loro consenso al mago di restare.’’- aggiunse Buccinide, scostandosi appena dalla catena ancora puntata al suo collo. Kaliban strappò la pergamena con un singolo movimento.

‘’Loro cosa? Siete tutti impazziti per caso?’’- domandò incredulo l’uomo, ritraendo la catena che usò per stracciare ulteriormente la pergamena e poi bruciarla. Buccinide decise di invitare Kaliban a bere qualcosa per aiutarlo a metabolizzare il malloppo di informazioni. Il leader Fondatore dell’Ordine fece scomparire le catene ancora una volta e rispose che avrebbe bevuto, ma non in una taverna bensì nello studio del governatore e ciò fece sbuffare Buccinide, contrariato. I due tornarono nell’ufficio e intrapresero un dialogo piuttosto concitato sul fidarsi o meno di Thym, del perché un altro mago volesse assoggettare tutti al suo potere e perché Buccinide tenesse così tanto a quell’incantatore. Tra una spiegazione, un bicchiere di sidro e altre domande, i due restarono fino al tardo pomeriggio in uno studio semi illuminato dal sole e Kaliban si tolse brevemente la maschera per massaggiarsi il viso stanco; Buccinide cercò di sbirciare per vederne finalmente il volto di uno di loro, ma le catene uncinate crearono uno scudo impedendogli di guardare. In quel momento bussarono alla porta dello studio e il governatore, leggermente brillo andò ad aprire ritrovandosi davanti Blackstone:

‘’La governatrice Markides si è ripresa e desidera una riunione con tutti gli altri governatori, specialmente lei Signor Buccinide.’’- esordì l’uomo con le braccia conserte dietro la schiena, notando il leader Fondatore dell’Ordine scambiando anche con lui un saluto.

‘’E dove? Il Palazzo Vega è inagibile ora e non credo che lo studio di Markides sia opportuno dopo quel che è successo.’’

‘’Nel centro Stella vi è un vecchio edificio usato per le ambasciate imperiali, come quello degli Uxans o dei Gymmarxan. Vi aspetta tra un paio di ore proprio lì. Ed evitate che il mago Thymós venga ad infastidirla, non ha ancora superato il trauma del suo potere.’’- rispose l’uomo osservando poi il leader dell’Anello delle Catene e chiese a lui il motivo della sua presenza, dato che di rado si mostrava nei vari luoghi ove l’ordine aveva poteri. Kaliban si limitò a generare un simbolo conosciuto solo da Blackstone e quest’ultimo annuì:

‘’Comprendo. Vogliate scusarmi, ho da terminare alcune autopsie.’’- così chiuse la porta lasciando nella penombra il governatore Buccinide e il leader dell’Ordine dell’Anello, ripresosi rapidamente dall’euforia dell’alcol. I due si salutarono, non prima che il leader lo avvertisse di non fidarsi troppo di quel mago. Buccinide replicò di aver ricevuto quell’avvertimento almeno tre volte e si avviò verso la propria meta.
 
Ambasciata Hugmor Tohrant, Stella a Cinque Punte. Secondo giorno d’autunno. Anno: 719
 
L’Ambasciata Hugmor Tohrant, un tempo un grande edificio dodecaedrico che poteva ospitare migliaia di consiglieri, conti, ministri e altre cariche autoriali. Ogni lato del dodecaedro mostrava i sigilli degli alleati del passato, dal falco con le ali di ferro del Sultanato di Jabeer al Leone di Bronzo della Repubblica dei Nadalsti fino al Tridente di Garrone del Marchesato Garrone III. Un tempo le pareti colme di mosaici risplendevano sotto il sole, le statue di condottieri valorosi che torreggiavano anche su altri edifici, ed è stato proprio quel tempo a consumarne la bellezza e la grandezza rendendolo solo uno scheletro di marmo, ferro, mattoni e legno. Quel che ne restava delle statue erano reminiscenze deforme e scarne private delle armi che tanto rappresentavano la loro audacia, inghiottite dalla sabbia o dai detriti di alcune facciate dell’Ambasciata. Così come avvenne proprio per Hugmor, il suo creatore sepolto vivo dalla caduta di uno dei sigilli nobiliari e da allora l’edificio è stato abbandonato al suo nefasto decadimento.

‘’Chissà se il suo spirito infesti ancora questo luogo, mi fa agitare l’anima.’’- disse Hays tremante in voce. Parnasso lo spinse oltre l’ingresso grugnendo e intimandogli di non essere un pisciasotto, volgarmente parlando. Buccinide si occupò di portare sottobraccio la governatrice Markides, mentre a chiudere la fila vi erano Zea e Wall, intente a dialogare semplicemente sui loro ruoli e sul perché continuassero dopo anni di fatica e sangue versato. Wall si limitò a rispondere che era il loro dovere fino al giorno della pensione o della morte, una delle due. Una volta entrati in quel che ne restava dell’edificio, il tanfo di muffa che lo appestava fu in grado di provocare un disgustoso rigurgito nel governatore Hays, andando ad imbrattare un quadro ormai sbiadito e rovinato.

‘’Hays, dannazione un po’ di contegno, siamo pur sempre in luogo importante.’’- disse Parnasso, disgustato dal gesto del collega che si scusò pulendosi dei propri liquidi gastrici.

‘’Sono quarant’anni che questo edificio non viene aperto al pubblico e mi chiedi di darmi un contegno per il lordume presente? Al diavolo Parnasso…’’- rispose Hays, trattenendo a malapena un secondo conato di vomito che si fece spazio tra le sue labbra attraverso rivoli schiumosi. Nel mentre il governatore lottava contro il suo stomaco, i restanti membri della Stella scavalcarono grossi cumuli di detriti caduti dal tetto, danzando tra travi di legno e calcinacci arrugginiti arrivando nei pressi di un tavolo divorato dalla polvere e dai tarli, con alcune ragnatele penzolanti proprio dai pezzi mangiucchiati. Oltre al caotico disordine delle rovine, dal soffitto cadevano alcune gocce d’acqua che battevano ritmicamente sui resti di un qualcosa di indescrivibile, una specie di ammasso di ferro fuso e mattoni. Markides vide, nella penombra delle rovine, una leva quadrata semi abbassata e con uno scatto, causandosi dolori lancinanti, andò ad abbassarla completamente, facendo scuotere l’intera sala. Il tavolo rovinato dalla polvere e dai tarli venne inghiottito da un vuoto imperscrutabile e ne comparve una grande pedana al cui centro erano posti, in modo disordinato, dei cerchi d’ottone formati a loro volta da cubi con al centro delle gemme cibernetiche.

‘’E quest’oggetto cosa sarebbe?’’- chiese Buccinide osservando da vicino i vari pezzi costruiti egregiamente. E quello studio convinse che tale oggetto non appartenesse alla Stella, bensì ad altri luoghi.

‘’Il Sestante del Giudizio. Vi porrò delle domande e voi dovrete poggiare la vostra mano sulle sfere che vedete. Una volta fatto i tre cerchi si muoveranno in una direzione specifica che solo io posso comprendere. Ognuno di voi deve posizionarsi ai lati del Sestante e attendere che esso si attivi.’’- rispose la Governatrice Markides.

‘’E quanto tempo ci vorrà? Io non ne ho molto…’’- iniziò a lamentarsi Hays lievemente boccheggiante per via dei conati, eppur lo sguardo diabolico di Markides lo fermò dal proseguire con la sua lagna. Gli altri, eccetto Wall, furono sorpresi di vedere un singolare oggetto come quello sbucare dal nulla, nel ventre di un palazzo vecchio di quattro decadi, nuovo in contrasto con il vecchio. La governatrice Markides invitò nuovamente i suoi colleghi a posizionarsi sulla pedana e domandò, ad uno ad uno:

‘’Siete propensi ad accettare il mago come alleato della Stella a Cinque Punte?’’

Tutti e cinque poggiarono la mano sulle loro rispettive sfere, che si illuminarono di diverse sfumature e il Sestante prese a vorticare lentamente fermandosi con due dei suoi cerchi verso il basso e il più piccolo, quello centrale, restò fermo. Markides storse il naso, notando l’indecisione di uno di loro, due a favore di tenerlo e uno che concordava con la scelta di mandarlo via. La governatrice continuò con altre domande e il Sestante si mosse ancora una volta, prima in una direzione e poi nell’altra. Il movimento frenetico continuò fino a che tutti e tre i cerchi furono concentrici e si arrestarono con un singolo schiocco metallico. Tutti tolsero le mani dalle sfere una volta spente e Markides emise un sonoro sbuffo contrariato da una votazione così mediocre.

‘’Due a favore, due contrari ed uno indeciso. Per niente buono oserei dire.’’- asserì la governatrice massaggiandosi il collo. In quel momento, però, Buccinide ricordò di aver avuto il consenso da parte di otto membri del Congresso degli Shaildirn nel volere Thym come guardiano. Buccinide si colpì la fronte con il palmo della mano maledicendo sé stesso per non averci pensato prima. Tutti chiesero a cosa si riferisse e lui rispose con tono quasi trionfante:

‘’Due a favore ma ben dieci contrari a questa tua scelta, Markides! Questa mattina Otto Membri degli Shaildirn hanno acconsentito ad accettare Thym nella Stella a Cinque Punte.’’

‘’Cazzarola…’’- aggiunse il governatore Parnasso, condendo la sua espressione di stupore con un fischio flebile. Hays invece si sentì invidioso del proprio collega, mentre Zea ne fu perplessa e Markides divenne furiosa a quel trionfo del governatore, additandolo come menzognero. Buccinide continuò a dire che anche la beneamata Lexandra diede il suo consenso per accogliere Thym tra le mura del loro luogo dopo aver visto che il potere dell’incantatore eguaglia quello del loro nemico presente nella Torre Nera.

‘’E se la cosa non ti basta, anche Kaliban è al corrente di questa situazione e sembra favorevole a tenerlo con noi! Quindi, qualunque sia il tuo cruccio, mettilo da parte.’’- e ricevette un sono schiaffo sul viso da parte della donna che cercò di aggredirlo ulteriormente, venendo fermata da Zea che la bloccò in una presa al collo. Si udì un batter di mani lento e quasi ironico provenire dal fondo della stanza accompagnate da alcuni passi che si fermarono sopra qualcosa di pesante e metallico. Hays, tentando di essere un prode governatore, recuperò la sua daga e tremante ordinò allo sconosciuto di mostrarsi assumendo una finta posa da guerriero.
‘’Tutto questo baccano per scegliere il mio destino? Ma per cortesia, continuate pure a percuotervi l’un l’altro mentre la Torre Nera consuma l’essenza di questo posto.’’- asserì il mago Thym, evocando una sfera di luce sulla propria testa mentre continuava ad applaudire ironicamente ai governatori.

‘’Ti era stato chiesto di non intrometterti o sbaglio?’’- domandò Buccinide avvicinandosi preoccupato, ostacolando potenziali reazioni da parte degli altri.

‘’E tu speri vivamente che non mi intrometta innanzi ad un oggetto magico di queste dimensioni? Suvvia Buccinide, non essere sciocco.’’- replicò Thym, muovendo la mano come se volesse scacciare le sue fandonie. Come il vento, il mago si ritrovò innanzi al Sestante ad osservarlo con grande interesse notando il meccanismo d’azionamento, le gemme che ne alimentavano i cerchi concentrici e le sfere atte a dare un giudizio. Con un dito sfiorò i bordi frastagliati, la superficie di ogni gemma e poi toccò le sfere che si illuminarono fiocamente ad ogni tocco. Entusiasta, Thym si complimentò della creazione di un singolo oggetto tenuto nascosto ad occhi indiscreti, nonostante emanasse energia cosmica da ogni foro. Markides, preda di una strana rabbia repressa, tentò di aggredire anche il mago. Con le stesse movenze di prima, si avvicinò in un lampo davanti la governatrice:

‘’Calma.’’- disse lui e dandole un colpetto sulla fronte con due dita, la governatrice si arrestò di colpo. I suoi occhi divennero vacui per un breve istante per poi tornare chiari come prima. La governatrice si sentì frastornata dall’improvviso cambio, trovandosi anche tra le braccia del mago che la reggeva per evitare una rovinosa caduta sulla pedana ove si ergeva il Sestante ancora azionato. Markides si scostò bruscamente e domandò perché si trovasse con loro, ma Thym non sopportava più il dover dare spiegazioni e si limitò a dire che vi erano così tante entrate nell’edificio che non si fece problemi ad entrare. Il mago poi tornò ad osservare l’oggetto con interesse e poggiò la mano su una delle sfere; il Sestante tornò in un primo momento nella sua forma originale per poi esplodere in un vortice di vento e polvere, generando un grosso solco sotto la pedana. Il Sestante continuò la sua frenetica danza, i cerchi concentrici privi di controllo finché il mago bloccò con la mano l’intero meccanismo, provocando suoni fastidiosi e non poco promettenti.

‘’Stasi. Ritorna.’’- disse il mago con voce imperiosa. L’oggetto magico, dapprima rimase fermo per poi riavvolgersi con lentezza, aumentando di secondo in secondo il suo movimento e tornare finalmente a funzionare correttamente. La tempesta arcana cessò poco dopo e nello sguardo di Thym era leggibile il disappunto e la delusione; con i suoi poteri era riuscito di essere stato messo ai voti per rimanere nella Stella a Cinque punte e nonostante il favore del congresso, Zea e Markides non riuscivano a fidarsi di lui. Buccinide e Parnasso, d’altro canto, erano favorevoli alla sua presenza mentre Hays lo considerava l’eterno indeciso. Picchiettandosi il mento, si voltò e disse di sentirsi deluso da i tre nobili che avevano votato contro di lui. Prima che potesse dire qualcos’altro un filo luminescente si generò tra loro e cominciò ad emettere strane onde e suoni:

‘’Perdonate l’intrusione, beneamati governatori, ma abbiamo un problema. Un grave problema e gradirei parlarvene faccia a faccia.’’- disse una voce femminile, agitata e preoccupata e in sottofondo una seconda voce ancor più agitata che dava ordini a qualcosa o qualcuno.
‘’Problema? Ti riferisci alla Repubblica di Biensard e l’Istmo di Emssack che hanno intenzione di attaccare la Stella tra due giorni?’’- domandò Thym, con fare trionfante nell’essere un passo avanti costantemente.
‘’Sì, ma come…Ah! Sei quel mago che ha messo a soqquadro la calma delle nostra stella…Ebbene sì, è questo il grave problema. Archimede sta cercando di ricevere un segnale dal suo servitore robotico e comprendere l’esatta posizione dei due eserciti ma è nel panico..’’
‘’Non è assolutamente vero Orchidea! E mi spieghi come diavolo ha fatto quel mago a sapere di questi due eserciti in arrivo? Tutto questo è assurdo.’’- urlò il mago inventore, quasi da rompere quel filo di comunicazione tra loro e i presenti nell’ambasciata.

‘’No Archimede, son solo abbastanza potente da avere interazione con ogni fonte magica presente ovunque. In quei due eserciti ci sono due stregoni, un chierico e due negromanti, trai le tue conclusioni.’’

‘’Per cortesia, torniamo a noi. Dobbiamo avvisare i cittadini e i Guardiani della Stella affinché possano darci una mano o un consiglio su come comportarci con loro. Oltre a questo problema, ve ne è un secondo: le gemme delle torri si sono indebolite e due si sono incrinate.’’- interruppe la loro conversazione ammutolendo il mago mettendogli la mano sulla bocca che, in sottofondo, continuava a mugugnare qualcosa. Quella notizia suscitò il malumore dei presenti e preoccupazione in Thym:

‘’Allora Abrax è passato subito alla seconda fase…Maledizione. Orchidea, è possibile avere i nomi delle gemme e dei loro Custodi?’’- domandò il Mago, cercando tramite quel filo incantato di trovare altre stringhe di magia, ma non avvenne. Da sopra quella linea di comunicazione comparvero le cinque gemme, principalmente le due incrinate, con i rispettivi guardiani. Successivamente le immagini si spostarono sull’esatta posizione dei custodi e il mago notò che la torre più vicina era proprio quella del Primo Borgo. Thym, allora, chiese ad Orchidea se fosse possibile parlare con il custode di quella torre e la donna rispose che al momento non era possibile in quanto impegnata nel contenere l’energia arcana della gemma. Domandò ulteriormente se fosse possibile parlare con gli altri ed Orchidea replicò che l’unico ad essere volenteroso di parlare era Baspar, seppur fosse anche l’unico a non amare la sua presenza. Thym annuì e mosse la mano su quel filo magico di comunicazione facendolo scomparire, e al suo posto comparve una mela carnosa che il mago morse:

‘’Ti sembra il momento di mangiare?’’- domandò Parnasso, tentando di togliergli la mela ma quest’ultima fluttuò via, gli roteò sulla testa e poi lo colpì sulla fronte.

‘’Non intraprendo dialoghi o altro senza aver mangiato qualcosa, caro Parnasso. E poi se vuoi una mela, compratela.’’- replicò il mago, dando un secondo morso alla mela e dirigendosi proprio da Baspar attraverso un portale. Tutti volsero la loro attenzione verso Buccinide che rimase in silenzio e fece spallucce a ciò che era appena accaduto in quei brevi istanti.

   
 
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