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Autore: Zobeyde    09/05/2022    0 recensioni
New Orleans, 1932.
In un mondo sempre più arido di magia, il Fenomenale Spettacolo Errante di Maurice O’Malley si sposta attraverso l’America colpita dalla Grande Depressione con il suo baraccone di prodigi e mostri. Tra loro c’è Jim Doherty, l’unico a possedere capacità straordinarie: è giovane, irrequieto e vorrebbe spingere i propri numeri oltre i limiti imposti dal burbero direttore.
La sua vita cambia quando incontra Solomon Blake, che gli propone di diventare suo apprendista: egli è l’Arcistregone dell’Ovest e proviene da un mondo in cui la magia non ha mai smesso di esistere, ma viene custodita gelosamente tra pochi a scapito di molti.
Ma chi è davvero Mr Blake? Cosa nasconde dietro i modi raffinati, l’immensa cultura e la spropositata ricchezza? E soprattutto, cosa ha visto realmente in Jim?
Nell’epoca del Proibizionismo, dei gangster e del jazz, il giovane allievo dovrà imparare a sopravvivere in una nuova realtà dove tutto sembra possibile ma niente è come appare, per salvare ciò che ama da un nemico che lo osserva da anni dietro agli specchi...
Genere: Azione, Fantasy, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
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UNA SORPRESA

 
 
 
Jim era appena sparito assieme a Himiko, quando Boris Volkov venne a cercarla.
Alycia si era ritirata accanto a una colonna e osservava gli altri invitati danzare rigirandosi tra le mani un bicchiere di champagne. Il maestro la affiancò; era in alta uniforme coi colori della Corte delle Lame, nero e argento, e un mantello di liscia pelliccia bianca gli ricadeva su una spalla, trattenuto da una spilla a forma di testa di lupo.
«Stavolta Macon si è sprecato» commentò, guardando anche lui la folla. «Del resto, riavere la famiglia Blake riunita ad Arcanta dopo tanto tempo è un evento che va festeggiato.»
Sentì il suo sguardo scivolarle addosso.
«Non ho tue notizie da un po’» disse poi. «Credevo mi avresti passato qualche informazione in più sull’apprendista di tuo padre.»
Alycia bevve un altro sorso di champagne; aveva la bocca terribilmente secca.
«Lo so, ma la stesura della tesi mi ha impegnata molto» si giustificò, sforzandosi di apparire tranquilla e convincente. «E poi, in realtà non sono riuscita a scoprire niente di interessante.»
«Ah, no? Nemmeno che da fenomeno da baraccone si è scoperto essere il bastardo dei Cavendish?»
«Lo ignoravo anch’io» mormorò Alycia, tenendo gli occhi bassi. «Non ho svolto bene il mio lavoro, mi dispiace.»
Volkov sospirò. «Non sono qui per rimproverarti. Dimmi quello che sai.»
«Alcina Cavendish ha pregato mio padre di addestrarlo tenendo il resto della loro famiglia all’oscuro. Non voleva che il marito s’intromettesse: come sai, non scorre buon sangue tra loro…»
«D’accordo, che altro?»
«Mio padre lo sta addestrando alla vecchia maniera, facendogli fare molta pratica. È portato per la magia elementale. Ed è intelligente, l’ho visto divorare testi complessi in poco tempo. E poi, quando vuole sa essere arguto, divertente…»
«Lo hai osservato bene.»
Alycia si sentì subito avvampare. Cazzo, forse non avrebbe dovuto bere tutto quello champagne…
«È quello che mi hai chiesto di fare, no? Intendo che è semplicemente un mago capace, non ci vedo niente di strano se mio padre l’abbia voluto con sé: dubito abbia a che fare coi seguaci di Lucindra e con la Profezia.»
«Non stavo insinuando niente» disse Volkov, addolcendo i toni. «Sai che mi fido di te. Sei sempre stata giudiziosa e molto matura per la tua età.»
Alycia annuì, in imbarazzo. «Grazie, maestro.»
«E… ti confesso, che in questi anni mi sono sentito molto vicino a te» continuò lo stregone; aveva la voce improvvisamente impastata. «È raro al giorno d’oggi trovare una giovane maga dotata di bellezza e talento in egual misura. Forse solo tua madre mi aveva colpito così tanto.»
Alycia non disse nulla e rivolse la sua attenzione sulle sirene che ridevano e si schizzavano nella fontana al centro della sala.
«Da quando Isobel ci ha lasciati e quel…Be’, quello sconsiderato di tuo padre ha deciso di andarsene in giro per il mondo… Ecco, mi sono sentito in dovere di starti accanto, di proteggerti.» Fece una pausa, aspettando che lei dicesse qualcosa.
«Sono grata per quello che hai fatto per me» rispose Alycia cautamente, sforzandosi di guardare il suo volto segnato dalle cicatrici; non ci aveva fatto caso prima, ma aveva pettinato i capelli e spuntato la barba brizzolata. Al suo naso giunse persino una fragranza maschile, intensa e legnosa. Ma a metterla più in agitazione erano i suoi occhi grigi, che la scrutavano in un modo che ricordava quello con cui i lupi del suo canile puntavano una preda. «I tuoi insegnamenti sono stati preziosi. Senza di te non sarei mai riuscita a…»
«Alycia» pronunciò il suo nome come se stesse per intonare una preghiera. «Lo sai che i miei sentimenti sono sinceri: ti sto offrendo il mio amore e la mia totale devozione. Non permetterei mai a nessuno di farti del male.»
Alycia dovette chiedere al proprio corpo un grosso impegno per non darsela a gambe. Aveva intuito dove quel discorso li avrebbe portati sin dall’inizio: era da tempo ormai che attendeva il momento in cui si sarebbe dichiarato, dopo più di un anno di tentati approcci, lusinghe e occhiate languide, ma si impose di mantenere la calma, di non fare scenate. Se non altro, aveva avuto la decenza di aspettare che il suo apprendistato si fosse concluso…
«So di non essere giovane, né bello» borbottò lui, con voce roca. «Ma sarei un marito presente, saprei prendermi cura di te e non ti farei mai mancare nulla. Saresti la regina della Corte delle Lame, temuta e rispettata.»
«Boris» disse Alycia, riprendendo fiato. «Maestro...sono lusingata, davvero. Ma non posso accettare.»
Lo stregone la fissò intensamente e lei si impose di reggere lo sguardo.
«Sono certa che ad Arcanta ci siano centinaia di maghe più meritevoli di me di sposarti, ma…»
«Questa maga ha già dato il suo cuore a qualcun altro» completò lui, freddamente. «Non sono stupido, mia cara. E so accettare un rifiuto ormai, non temere. Ma in virtù dell’affetto e della stima che nutro per te, voglio darti un consiglio.»
Le passò davanti, guardando dritto verso la pista da ballo; Alycia non ebbe bisogno di seguire il suo sguardo per capire chi stesse fissando.
«“Queste gioie violente hanno fine violenta”» recitò, in tono solenne. «L’amore può essere una lama a doppio taglio, soprattutto quando è passionale. E i giovani si sa, vivono di amori passionali.» La guardò di sottecchi. «In nome dell’amore vengono commesse le più grandi atrocità: ci rende ciechi, ci rende vulnerabili. Lo sapeva anche tua madre.»
Alycia strinse il bicchiere, ma continuò a reggere il suo sguardo; non gli avrebbe dato la soddisfazione di dimostrargli che l’avesse punta sul vivo.
«Anche lei ha preferito la passione» proseguì Volkov. «Ma ha finito col bruciarsi…».
«Toh, eccovi qua! Sempre a confabulare.»
La voce allegra di Solomon Blake li fece sussultare entrambi; lo stregone era apparso magicamente accanto a Volkov, con un sorriso enorme in faccia. Alycia non era mai stata così felice di vedere suo padre.
«Blake!» sbottò Volkov, senza provare nemmeno a mascherare il suo fastidio. «In nome dei Fondatori, ti metti a origliare adesso?»
«Voglio solo invitare la mia splendida figlia a ballare» rispose Solomon con innocenza. «Spero di non aver interrotto niente di importante.»
Volkov non rispose. Alycia vuotò il bicchiere in un solo sorso e precedette suo padre verso il centro sala, ma prima di seguirla l’Arcistregone dell’Ovest si avvicinò al collega e gli puntò contro il becco di corvo del bastone.
«Allunga di nuovo le tue zampacce su mia figlia» sussurrò, le iridi azzurre che ardevano come fiamme. «E io ti faccio a pezzi.»
Volkov si tese, sul volto un’espressione granitica, ma Solomon si scostò subito con un sorriso affabile. «Goditi la festa, Bo. Le tartine salmone e avocado sono deliziose!»
Dopodiché, raggiunse Alycia. «Macon l’ha sempre detto che sono un terribile guastafeste. Tu stai bene?»
«Sì» mentì lei.
«Ti ci vuole il tocco finale.» Con un gesto elegante, Solomon fece apparire al suo collo un raffinato collier di perle. «Appartenevano a mia madre: una donna tremenda, ma non si può negare che avesse buon gusto.»
Alycia fece scorrere le dita sulle perle, lisce e bianche. «Sono bellissime!»
Lui le offrì il braccio e insieme presero a volteggiare assieme agli altri ballerini.
«Se c’è qualcosa che ti turba puoi dirmelo. Lo sai, vero?» disse Solomon ad un certo punto, facendosi molto serio. «Non permetterò più che affronti Volkov da sola.»
«Non è questo» replicò lei. «Sapevo che si sarebbe fatto avanti prima o poi. So come gestire la cosa.» Lo fissò negli occhi. «Non è per me che sono preoccupata.»
«Jim?»
«Non avresti dovuto portarlo qui» disse Alycia, duramente. «Glielo stai offrendo su un piatto d’argento!»
«Non avevo scelta. Se non avessimo risposto alla convocazione avremmo destato più sospetti. E poi.» Sorrise bonariamente e aggiunse: «Pensavo che in fondo ti avrebbe fatto piacere rivederlo.»
Alycia non si espresse. Poco più avanti, Jim e Himiko stavano ancora ballando; lui doveva aver appena detto qualcosa di stupido e divertente, perché lei era scoppiata a ridere in maniera chiassosa. Gli stava avvinghiata stretta e aveva anche iniziato ad accarezzargli i capelli. Alycia si voltò immediatamente dall’altra parte.
«Gli hai detto la verità?»
«Una parte. Quella che serve.»
«E come l’ha presa?»
«Ha una Volontà forte, ma i suoi poteri crescono in fretta e la cosa lo spaventa. Inoltre, ha dovuto rinunciare alla vecchia vita, ai suoi amici e questo lo fa soffrire molto più di quanto lascia trasparire. Gli starò accanto, superata questa fase le cose andranno meglio.»
Alycia si accostò al suo orecchio.
«Boris lo sa» mormorò, dopo essersi assicurata che nessun altro fosse in ascolto. «Non ha ancora niente di concreto per le mani, ma escogiterà qualcosa per farvi uscire allo scoperto. Forse questa sera.»
«Lo immaginavo.» Solomon sospirò. «Macon sta giocando la carta della lontananza per starmi appiccicato; non posso essere sempre presente per proteggerlo. Tienilo d’occhio per me, va bene? Fai in modo che non si metta in situazioni compromettenti, almeno per stasera.»
Alycia sbuffò. «La fai facile.»
«Domattina saremo a New Orleans» la rassicurò Solomon. «Finché è con me non corre rischi. Nel frattempo, gli ho raccomandato di essere discreto…»
Alycia proruppe in una mezza risata. «Discreto? Ma se adora mettersi in mostra! Troveranno il modo per raggirarlo, lo consegneranno ai Decani e tu sarai condannato a morte per alto tradimento!»
«Visto? L’importante è essere sempre ottimisti» osservò lui con ironia. «Che ne dici di accantonare per un po’ complotti e presagi di morte e goderci un semplice ballo? Questa è la tua serata.»
Alycia lo guardò e, piano piano, le sue labbra accennarono un sorriso.
«Hai corso un rischio a venire qui oggi. Ma sono contenta che tu l’abbia fatto. Grazie.»
«Non potevo mancare.» Solomon esitò. «Detesto di averti così tanto delusa in passato, voglio impegnarmi perché non succeda mai più.»
 «Lo so, papà. Lo vorrei anche io.»
 
*
 
 
Himiko non perdeva un passo; volteggiava sulla pista da ballo con la leggerezza di una piuma e aveva tutta l’aria di essere abituata a condurre le danze. E soprattutto, Jim fu colpito dal fatto che ci fosse qualcuno in grado di chiacchierare più di lui:
«Questa festa è una vera barba! E dire che Macon Ludmoore ha la fama di essere uno dei migliori intrattenitori di Arcanta» commentò con un piccolo sospiro. «Ok, ci sono le sirene e allora? Per il mio compleanno il compagno di mio padre ha realizzato una rappresentazione del Monte Fuji dove nevicava zucchero a velo. E a fine serata ha eruttato caramelle gommose.»
«E non ti è venuto il mal di pancia?»
Himiko ridacchiò. «Tesoro, siamo maghi: possiamo bere, mangiare e scopare senza limiti.»
«Sì, certo. Lo so, ovviamente…»
«E tu che fai per divertirti di solito? Non avevo mai conosciuto un Esterno prima d’ora.»
«Be’» disse Jim, in tono vago. «Sono cresciuto nel Suffolk con i miei fratelli e non c’è molto da fare laggiù. Poi sono andato a stare col signor Blake, ma sai, non è proprio un animale da festa…»
«Mhmm, strano. Una dice sempre che i ricevimenti alla Corte della Mente duravano settimane.»
«Davvero?» Fece Jim. Questa sì che era una sorpresa. «Mi ha sempre dato l’impressione di uno che passa le serate a leggersi l’Iliade davanti al camino.»
«Credo abbiano avuto una storia» aggiunse Himiko, inclinando il capo con fare meditabondo. «Una Duval e il tuo maestro intendo, quando erano ancora allievi. D’altronde lo considerano ancora tutti un uomo tremendamente affascinante: misterioso, un po’ oscuro, sprezzante delle regole. E poi, ha vissuto tutti quegli anni nel Mondo Esterno, deve essere stato spaventoso!»
«Non tutto ciò che viene da Fuori è pericoloso» replicò Jim e sorrise. «Trovi che io faccia paura?»
«No.» Himiko ricambiò il sorriso con malizia. «Però sono curiosa di scoprire che tipo sei. E quali sono le tue abilità.»
«Dicono che ho un talento per far arrabbiare la gente, le donne soprattutto. Tu, invece? Oltre essere un’ottima ballerina.»
Il sorriso di lei si estese. «Credevo che non me l’avresti mai chiesto! Vedi, io scopro cosa le persone desiderano e faccio in modo che lo ottengano.»
«Quindi, leggi la mente?»
Himiko scosse il capo, facendo ondeggiare gli orecchini. «Non la mente, sciocchino!»
Gli posò una mano sul petto, all’altezza del cuore e accostò le labbra al suo orecchio. «È qui che risiedono i desideri.»
La sua mano però scivolò più giù lungo il suo addome, fino a raggiungere il cavallo dei pantaloni. Jim emise un gemito di stupore e si sentì andare a fuoco.
«Ma non solo lì» concluse lei, provocante.
Quando la musica si interruppe e la maga si scostò, Jim ne fu quasi grato.
«Non sei niente male» commentò, facendogli l’occhiolino. «Ti terrò d’occhio.»
E si voltò; mentre la guardava allontanarsi, ondeggiando tra la folla, Jim si rese conto che all’improvviso era nuda. Completamente e scandalosamente nuda.
Strabuzzò gli occhi, le orecchie che ormai mandavano fumo e si guardò nervosamente attorno; sembrava che nessun altro ci avesse fatto caso.
Allargò il colletto della camicia. Quanto vorrei un drink in questo momento.
E mentre lo stava pensando, si ritrovò a stringere in mano un cocktail guarnito con una ciliegia maraschino; il liquido al suo interno era di un bel color rubino e profumava di vermouth dolce e whisky.
«Però» commentò fra sé, impressionato. «Che servizio efficiente.»
Prudentemente, tirò fuori dalla giacca il sacchetto con dentro le foglie di scopolamina e ne fece cadere una nel bicchiere: la Foglia della Verità galleggiò sulla superfice, increspandola, ma non ci fu nessuna reazione. Bene, niente tracce di veleni o roba simile. Stava morendo di sete e non aveva voglia di aspettare il permesso di Solomon per bere qualcosa.
Sgusciò tra gli invitati, rumorosi e già molto ubriachi, cercando di non venire travolto dalla frenesia di quelli più su di giri. Il maestro però sembrava scomparso di nuovo assieme a Macon. Dove caspita era finito? Gli sembrava un buon momento per lasciarsi andare ai ricordi di gioventù col suo amico?
«Eccolo qui, Roland!» esclamò una voce e subito dopo Jim si sentì afferrare la spalla da una mano decisa. «Proprio come ti dicevo: non è una splendida sorpresa?»
Jim si voltò. Era Boris Volkov, che lo scrutava avidamente con i suoi occhi d’acciaio e un sorriso feroce dipinto sul volto martoriato.
«Non abbiamo ancora avuto modo di scambiare due chiacchiere» disse l’Arcistregone del Nord, scoprendo ancora di più i denti. «Sembra che il tuo maestro cerchi di tenerti sempre tutto per sé, Winston
Jim deglutì a vuoto. Se c’era una cosa che finora era chiara, era che quel tipo non era amico di Solomon e che doveva stargli alla larga.
«Domando scusa, ehm… il signor Blake mi ha chiesto di raggiungerlo subito, dovrei…»
«Sei appena arrivato.» Volkov lo afferrò saldamente per le spalle con entrambe le mani e lo spinse a seguirlo. «E poi, questa sembra proprio il genere di serata adatta alle riunioni di famiglia. Roland!»
Lo fece fermare di fronte ad un salottino, dove alcuni ospiti stavano reclinati o completamente stravaccati in un mare di soffici cuscini, sotto una spessa nebbia fumosa; uno di loro, un mago con un’arruffata chioma rosso fuoco e folte basette, sollevò su di loro uno sguardo assonnato e allontanò dalle labbra il bocchino di un narghilè.
«V-Volkov?» disse, sbattendo più volte gli occhi come se non riuscisse a metterlo bene a fuoco. Poi scoppiò in una risatina acuta. «Grazie di avermi invitato, avevi ragione è una gran festa!»
«Figurati» replicò lo stregone. «E poi, se te la fossi persa non avresti visto tuo figlio. Perché fai quella faccia, Winston? Saluta come si deve tuo padre.»
Jim si sentì morire dentro. Ecco, era fatta: aveva abbassato la guardia ed era finito dritto dritto in una trappola.
Roland Cavendish fece scorrere i suoi occhi azzurrini sul ragazzo, da capo a piedi. Poi tornò a guardarlo in faccia per un istante che parve interminabile. Era evidente che non avesse idea di chi si trovava davanti. «Winston, eh?»
Jim trattenne il fiato.
«Sì, Roland. È tuo figlio Winston» spiegò Volkov con voce paziente. «O almeno dovrebbe
Gli occhi di Roland tornarono a cercare quelli di Jim con la fronte aggrottata, poi gli rivolse un sorrisino timido e disse: «Be’…che sorpresa. Come stai, ehm, figliolo?»
Jim non riusciva a capacitarsi che stesse succedendo davvero: sembrava che quell’uomo non fosse nelle condizioni di capire se fosse suo padre o no. Cosa accidenti gli avevano dato da fumare?
«Ne sei sicuro?» incalzò Volkov. «Guardalo bene: è proprio lui?»
«Be’…certo che è lui» disse l'altro, esitante, continuando a fissare Jim come se stesse cercando da lui una qualche conferma. «Almeno, credo.»
«Come sarebbe a dire, credi?» esclamò Volkov, incredulo. «È tuo figlio Winston oppure no?»
«Be’, Boris vecchio mio…sai è molto cresciuto dall’ultima volta che l’ho visto.»
Volkov iniziò a dare segni d’impazienza. «Bene, non c’è qualcun altro che può confermarne l’identità?»
Solomon Blake era un genio, aveva architettato un piano semplice ma perfetto: quel Roland Cavendish era un idiota, dal giorno in cui si era liberato della scomoda moglie si era totalmente disinteressato dei suoi figli. Ma adesso spettava a Jim levarsi dagli impicci con diplomazia. E in certi casi, ragionò, la miglior difesa era l’attacco.
«Ciao, papà» disse con freddezza. «Se proprio vuoi saperlo, è da quando avevo dieci anni che non vieni a trovarmi.»
Roland sbiancò. Volkov, invece, lo guardò stupefatto.
«Non ti sei degnato di presentarti nemmeno al mio diciottesimo compleanno» continuò Jim, puntando sul signor Cavendish uno sguardo di puro sdegno. «Per questo la mamma non si è presa la briga di dirti che sarei venuto ad Arcanta: tanto non ti sei mai interessato di noi, né di me, né di Carlisle, né di Sebastian e Marigold o dei gemelli, figuriamoci poi del piccolo Septimus!»
Roland era a bocca aperta, il genere di espressione che ha una carpa appesa all’amo. Quanto a Volkov, sembrava disorientato anche più di lui. Jim si divincolò dalla sua presa e puntò un dito contro il suo presunto padre. «Sai, la verità è che per te in fondo non è davvero importante se io o uno fra i miei fratelli sia o meno un bastardo: era solo un pretesto per liberarti di noi e goderti la vita. Be’, buon proseguimento della serata, papà, divertiti!»
Poi, con fare da vera regina del dramma, voltò le spalle ad entrambi e si allontanò. Solo quando la folla si fu richiusa, ostacolando loro la vista, Jim scoppiò a ridere: se Solomon lo avesse visto! Sarebbe stato fiero di lui! Aveva mentito spudoratamente e con una tale disinvoltura che stentava ancora a crederci.
Se continuava così, in futuro il Premio Oscar non glielo avrebbe tolto nessuno!
Raggiante, individuò Alycia che sedeva in disparte su un divanetto e sorseggiava da una flûte di champagne con aria pensierosa.
«Sai, non è poi una gran festa» commentò allegro, lasciandosi cadere accanto a lei sui cuscini. «Tutta la magia del mondo e non ho visto neanche una ciotola di patatine...»
«Mi era parso che con Himiko ti stessi divertendo prima.»
Voleva essere un’osservazione buttata lì con indifferenza, ma Jim capì al volo l’antifona e sorrise. «Sembra simpatica.»
«Già, sembra. Ma la conosco ed è una vipera, quindi ti consiglio di starci attento.»
«Che ti prende, cugina?» domandò Jim in tono falsamente preoccupato. «Mi sembra che qualcosa ti abbia contrariata.»
Gli occhi di Alycia lampeggiarono. «Sì, il fatto che ti comporti come se questo fosse un gioco.»
«Ho solo ballato con una ragazza carina. Se la cosa ti dava fastidio potevi anche dirlo…»
«Puoi farci quello che ti pare con Himiko!» scattò a quel punto Alycia, alzandosi in piedi. «Ti sto solo mettendo in guardia: è sempre la migliore allieva di Una Duval e per una buona ragione.»
Adirato, Jim buttò giù il resto del drink con un gesto meccanico e mollò il bicchiere su un vassoio che fluttuava lì vicino; non bastava che lo avesse trattato per tutta la sera come un estraneo, adesso gli faceva pure la predica.  
«Me la sto cavando egregiamente, grazie per l’interessamento» disse, affondando nei cuscini con le mani dietro la nuca. «Alla ramanzina ci ha già pensato tuo padre: è una festa e voglio divertirmi, dovresti rilassarti un attimo anche tu.»
Alycia strinse gli occhi. «Attento a quello che desideri, cugino: sei ad Arcanta adesso.» E senza aggiungere altro, usò il salto e scomparve.
 
  
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