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Autore: JAPAN_LOVER    14/05/2022    0 recensioni
Gregor Startseva è il giovane allenatore di 34 anni della nazionale maschile di pallavolo, con una lunga serie di successi alle spalle.
Proprio mentre è intenzionato a godersi le meritate vacanze estive, all'indomani di un trionfo che è valso ai suoi ragazzi la medaglia d'argento, viene convocato dalla Federazione sportiva per un nuovo incarico: guidare ai mondiali 12 ragazze a una settimana dagli esordi.
Tra numerosi punti oscuri e mille difficoltà, deve imparare a gestire una squadra di ragazze che non conosce. A suo modo, ognuna gli darà del filo da torcere e, in particolare una, Lucia, la capitana, rivelerà nutrire un'inspiegabile avversione nei suoi riguardi.
La medaglia è fuori dalla portata di mano, ma riuscirà Gregor a domare le sue 12 leonesse e a tornare a casa, senza rovinare molto la sua luminosa carriera?
Genere: Commedia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Tematiche delicate | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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IL RIENTRO

 
LUCIA
 
All’indomani del nostro successo al Tokyo Metropolitan Gymnasium è stata dura fare i bagagli e lasciare gli alloggi, dove abbiamo condiviso emozioni indimenticabili. Anche se non siamo diventate campionesse del mondo, siamo riuscite a portare a casa una medaglia e abbiamo costruito un gruppo molto unito e con tante promesse per il futuro.
 Insieme alle mie compagne ho riso, gioito e sofferto a ogni singolo incontro, ma è con Gregor che ho vinto la partita più bella.
Non abbiamo avuto tempo per renderci conto di tutto ciò che è successo nelle ultime ventiquattr’ore: la medaglia di bronzo che portiamo al collo con orgoglio, Giulia premiata come miglior libero e Startseva come miglior allenatore del torneo. Se lo meritano entrambi, soprattutto Gregor che si è messo sulle spalle una squadra che alla vigilia del mondiale stava andando alla deriva ed è riuscita a portarla sul podio. Sento che dovrà affrontare tante difficoltà appena la vicenda di Anna balzerà sotto i riflettori, ma so per certo che avrà il sostegno di tutta la squadra e soprattutto il mio, per quel che può valere.
Il viaggio di ritorno in aereo è molto più tranquillo e silenzioso rispetto a quello dell’andata, dove gli entusiasmi e l’adrenalina erano a mille.
Paolo, seduto accanto a Cris, ha dormito per quasi tutto il tempo, mentre io e Gregor, dall’altra parte del corridoio, abbiamo trascorso il nostro viaggio ad ascoltare buona musica e a sonnecchiare mano nella mano. Anche Gregor ha dormito parecchio ed è incredibile come il continuo chiacchiericcio delle nostre compagne dietro non sia riuscito a svegliarlo. Deve essere stato contento di come sia andato il nostro percorso e del suo rinnovo nella nazionale maschile e credo che aspetti con ansia anche il contratto da parte del club, ma sento che anche quello non tarderà ad arrivare. Dopotutto chi si lascerebbe scappare un allenatore che in meno di tre mesi porta a casa una medagli d’argento e una di bronzo, con tanto di riconoscimento come miglior allenatore del mondiale nella categoria femminile?
Lo osservo dormire sereno al mio fianco e il cuore mi esplode di gioia. È incredibile come cambino le cose in così poco tempo, solo un mese fa mi infastidiva anche solo averlo intorno, mentre adesso non riuscirei più a immaginare la mia vita senza di lui.
Quando spalanca gli occhi al suo risveglio, mi trova ad osservarlo assorta e mi sento avvampare un po'.
“Che ore sono?”
“Sono le 18:30, fra meno di venti minuti saremo a Milano!” gli comunico, controllando l’ora sul display dell’orologio al mio polso.
“Mhmm” mugola, stiracchiandosi e stropicciandosi gli occhi.
“Che sonno! Doveva riprendersi dalle forti emozioni di ieri, coach!” gli sussurro, con un riferimento non tanto velato alla notte appena trascorsa.
Gregor capisce al volo, ma si limita a sorridere senza darmi troppa soddisfazione.
“Antipatico…!” brontolo indispettita, mordicchiandolo sul collo prima di lasciargli un bacio.
“Ahi…! – ridacchia però divertito – adesso mordi anche! Vieni qui!”
Mi afferra con imponenza per le braccia a poi mi circonda le spalle in un abbraccio, prima di lasciarmi un tenero bacio sulle labbra.
“Vieni a dormire da me stasera, ti va?” mi domanda.
Il cuore mi balza in gola per la proposta allettante, che per la verità mi coglie un po' di sorpresa. Abbiamo già condiviso l’intimità, ma sento il bisogno di tornare a casa mia stanotte, dormire nel mio letto e riappropriarmi dei miei spazi.
“Stasera torno a casa mia! – rispondo un filo di esitazione – ma se l’offerta rimane valida, verrò a dormire da te domani sera!”
“Sì, posso capirlo” mi assicura, dopo una piccola pausa di silenzio.
Quando finalmente l’assistente di volo comunica di prepararci all’atterraggio tutto l’equipaggio si appresta ad allacciarsi le cinture di sicurezza.
“Siete troppo pucciosi, voi piccioncini!” commenta Paolo beffardo, seduto accanto al finestrino dall’altra parte del corridoio.
“Quasi quanto voi!” replica Gregor, con tono altrettanto sprezzante.
“Pff! La tua parola non vale un fico secco, Greg! Sei un ipocrita, predichi bene e razzoli male!”
“Tu invece non sai nemmeno farla alle spalle!”
“Basta voi! Non fate che punzecchiarvi da ieri sera!” sbotta Cris esasperata e con ragione, del momento che ci troviamo proprio in mezzo ai due fuochi.
“È lui che fa tanto il bacchettone e poi è il primo che infrange le regole – ribatte il nostro amico – e come se non bastasse vorrebbe pure farti la paternale!”
Paolo è troppo buffo, ogni volta non riesco a trattenere le lacrime dalle risate, la sua eterna rivalità con Gregor non riesce a scalfire minimamente la loro amicizia, piuttosto la rende unica e speciale.
Scendiamo dall’aereo insieme allo staff e alle nostre compagne, tutte con il sorriso sulle labbra, la divisa azzurra addosso e la medaglia di bronzo al collo. Trovo incredibile sfilare insieme alla mia squadra e camminare al fianco di Gregor, con le mie dita intrecciate nelle sue.
Come previsto, in men che non si dica veniamo accerchiati da una schiera interminabile di fotografi e giornalisti, a conferma del successo della nostra impresa in Giappone. Noi ragazze rilasciamo giusto qualche breve intervista, ma Gregor e Paolo vengono letteralmente presi d’assalto dalla stampa. Provo ad attenderlo finché posso, ma i genitori di Cris sono già arrivati e ci attendono al terminal.
“Eccoli!” sussulta Cris, intravedendo i suoi che si sbracciano felici e orgogliosi.
Sconsolata faccio un cenno con la mano a Gregor, dispiaciuta di non poterlo salutare come avrei voluto, e lui risponde al mio saluto strizzandomi un occhio di sfuggita. Anche questo fa parte del suo lavoro, non ci avevo mai pensato!
Stanche ma felici, io Cris ci dirigiamo verso l’uscita dove i signori Deledda ci accolgono come fossimo due eroine e ci abbracciano entrambe. In questi anni mi sono affezionata molto alla famiglia di Cris, battibeccano sempre ma sono molto uniti. Mi hanno accolta quasi come una seconda figlia ed io li adoro, per me sono l’esempio di come vorrei fosse la mia famiglia un domani, accanto alla persona giusta.
“Sicura che non vuoi fermarti da noi, almeno per cena?” mi domanda ancora una volta con una nota di disappunto la signora Deledda, mentre suo marito accosta sotto casa mia.
“Sicurissima, ma vi ringrazio davvero tanto!” le rispondo ancora una volta grata.
Scendo dall’auto e il signor Deledda mi aiuta a tirar fuori la valigia dal bagagliaio.
“Per qualsiasi cosa, conosci il nostro numero e soprattutto il nostro indirizzo!” si raccomanda.
“Grazie infinite – rispondo per poi passare a salutare Cris, sportarsi dal finestrino – ci sentiamo questa sera!”
“Sì! – ammicca, complice – abbiamo una lunghissima chiacchierata in sospeso da fare!”
Saluto i Deledda ed entro nel portoncino con tutti i miei bagagli. Mi fa strano tornare qui dopo quest’ultimo mese pieno di emozioni, sembra sia passata una vita intera.
Sospiro nel rientrare nel mio piccolo appartamento e ritrovare tutto esattamente come ho lasciato, ogni cosa è al suo posto tranne la moka che ho abbandonato dalla fretta nel lavandino la mattina della partenza.
Decido di fare una lunga doccia rigenerante prima di preparare la cena e telefonare mia madre, che come me non vede l’ora di poterci riabbracciare.
“Tesoro, com’è andato il viaggio? Hai cenato?”
“Sto cenando adesso – le dico, portandomi alla bocca una cucchiaiata di minestrone bollente – il viaggio è andato benone, abbiamo dormito un po'…!”
“Sarai comunque stanca! Stanotte vai a letto presto!”
“Sicuramente, appena finisco di cenare crollo!”
“Quando pensi di tornare a casa?”
Questa domanda mi coglie un attimo alla sprovvista, eppure ogni volta appena iniziano le ferie il primo pensiero è quello di correre a prenotare il treno.
“Non lo so… sicuramente in questa settimana! Domani prenoto!”
“Si vede che hai trovato l’amore, di solito appena finisci con il lavoro non vedi l’ora di tornare a casa – ridacchia felice mia madre – ti stai prendendo del tempo per vedere cosa fa lui, vero?”
 Mi sento sprofondare dall’imbarazzo, perché mia madre come a leggermi dentro scopre una verità che per orgoglio non volevo ammettere neanche a me stessa.
Gregor avrà già dei programmi per l’estate? Riuscirò a vederlo a settembre dopo la pausa estiva o verremo subito riassorbiti dalla routine dei nostri impegni?
Sono queste le domande che mi hanno tormentata un po' per tutto il viaggio.
“Forse è così!” Sospiro.
Mia madre scoppia a ridere e mi consola premurosa.
“Guarda che è normale, non devi vergognarti! Ma sappiate che la porta qui è sempre aperta se decidete di passare per qualche settimana!”
“Beh, io verrò sicuramente!” taglio corto, cercando di non pensarci troppo.
Chiusa la telefonata con mia madre, finisco con tutta la calma la mia minestra, mando giù boccone dopo boccone, cercando di non rimuginare troppo sul fatto che con Gregor non abbiamo ancora parlato dei nostri piani né a breve termine e né a lungo termine, dopotutto non abbiamo avuto tempo per parlare di noi.
Appena finisco di sistemare la cucina toro in camera e controllo il telefono, ancora nessun messaggio di Gregor, ma in compenso trovo 578 messaggi non letti sul gruppo della squadra.
Sorrido, Ma quanto chiacchieriamo?!
Il telefono suona ancora, MA questa volta si tratta di una videochiamata da parte di Cristina.
“Ciao!!” saluta la mia amica, comodamente distesa sul suo letto e avvolta in un pigiama rosa.
“Ciao Cris!”
“Che faccia…provata! – esclama divertita – nel gruppo sei sparita! Che combini? Cominciavo a credere che ti avesse rapito un certo Startseva!”
“Ma va, mi sono eclissata dai social perché ho sentito mia madre e sistemato un po’ casa – ridacchio – ma adesso basta con le chiacchiere, raccontami di Paolo”
Il sorriso di Cris si allarga ancora di più, durante gli allenamenti ci avevo visto decisamente lungo. Sono felice che a Tokyo il loro rapporto si sia evoluto e che la loro attrazione si sia trasformata in qualcosa di più.
“Non mi sentivo così da tanto, Luci…! Credo che le notti trascorse con lui siano le più belle della mia vita – ammette, mentre qualsiasi parola sembra morirle in bocca dalla felicità – Paolo mi ha chiesto di andare a vivere insieme e io devo essere impazzita, perché gli ho risposto di sì”
Sussulto e mi lascia scappare anche io un gridolino di eccitazione!
“E perché mai dovresti essere impazzita? Siete innamorati, questo è chiaro come il sole ed era evidente anche a Gregor, anche se non ho potuto confessartelo!” ammetto divertita.
“Sappi che Paolo ci è rimasto di stucco, aspettava con ansia di fare una bella sorpresa a Startseva ma alla fine è stato proprio il lui a fargliela!”
Non so quanto pagherei per vedere la faccia che ha fatto Paolo quando ha assistito al nostro primo bacio in pubblico. Nell’atmosfera magica dei festoni che piovevano dal soffitto, la squadra e lo staff acccorsi in campo a festeggiare non sono riuscita a rendermi conto di tutto quello che stava succedendo intorno.
“Devo ammettere che quel bacio ha stupito anche me!” constato con un filo di voce.
“Credo che in fondo al cuore lo abbia fatto per scusarsi di averti tenuta nascosta fino a quel momento – mi fa notare Cris – Startseva non è certo il tipo da fare uscite eclatante a cuor leggero!”
Annuisco, riflettendo attentamente sul significato profondo di queste considerazioni.
“Ti rendi conto che la medaglia di bronzo è finita completamente in secondo piano?”
“Avremo tempo e modo di realizzare anche questo, magari al mare tra una nuotata e l’altra – sospirò Cristina, ancora con occhi sognanti – ci sentiamo domani, magari riusciamo a organizzare qualcosa insieme!”
Incrocio le dita davanti allo schermo e do la buonanotte alla mia amica, grata di avere sempre dalla mia parte il suo sostegno.
 
 
GREGOR
Bentornato in Italia coach Starseva, come si sente dopo il successo della finalina? Cosa ne pensa  del successo delle ragazze e dei titoli individuali che avete ottenuto?
Sono molto soddisfatto dei risultati che abbiamo raggiunto tutti quanti, come atleti e come gruppo. Le ragazze si sono impegnate tanto e nel campo si sono superate, contro tutti i pronostici sono riuscite non solo ad arrivare tra le prime quattro squadre al mondo ma a strappare anche la medaglia di bronzo. Sono molto fiero di tutte loro, per quanto riguarda i titoli individuali non avevo alcun dubbio, che giunti sul podio, qualcuna di loro sarebbe riuscita a portarne a casa uno. E' giusto che tra la nostra schiera sia stata premiata Giulia, perché come libero è un vero talento. Ha difeso tutto ciò che poteva essere recuperato e in molte situazione è stata decisiva.
Crede che questa squadra molto giovane abbia trovato finalmente la sua identità?
Credo che la squadra avesse già una sua identità e una sua fisionomia, dal punto di vista tecnico andava soltanto consolidato quel feeling necessario tra il regista e i suoi attaccanti. Questo perché Camilla Bigonciari ha dovuto reinventare il suo ruolo sottorete, ed è riuscita perfettamente in questa che era l’impresa più ardua di tutti.
A proposito del regista, cosa ci dice di Anna Valenti? Gira voce che lei ha sporto denuncia contro Pandolfi, il suo predecessore, per abusi sessuali. Conferma?
Non ho nessuna dichiarazione da fare a riguardo, se vi dispiace rimanderei l’intervista…sono parecchio stanco dopo 16 ore di volo…
Provo a svincolarmi dai microfoni e dai giornalisti che mi circondano. Sapevo che la voce si sarebbe sparsa subito, devo temporeggiare almeno finché non riuscirò a consultarmi con l’avvocato con cui mi ha messo in contatto mia madre.
Certo, d’accordo, ma invece cosa ci dice di Lucia Caparelli?
Non amo mischiare la vita privata con quella professionale, ma confermo che tra noi sia nato qualcosa di importante – cerco di nascondere la timidezza dietro a sorriso quanto più naturale – tuttavia vorrei che per il resto del mondo continuassimo ad essere soltanto l’allenatore Gregor Startseva e lei il capitano della nazionale Lucia Capparelli”
 
Raggiungo di corsa il terminal, riuscendo a schivare con successo altri giornalisti, e salgo al volo sul primo taxi disponibile. Con una mano sorreggo stancamente il capo, puntellando il gomito sul bracciolo del sedile passeggero, mentre con l’altra mano invio un messaggio a Lucia, che non sono riuscito nemmeno salutare.

Gregor:
Sono riuscito a liberarmi degli avvoltoi solo adesso, non vedo l’ora di arrivare a casa! Ti chiamo appena mi metto comodo…!
 
Quando arrivo nel mio appartamento sono esausto, accanto la valigia in un angolo della camera da letto e vado direttamente a farmi una lunga doccia. Sono così stanco che a malapena mi accorgo di essermi dimenticato di dire a Lucia dell’invito di mia madre.
Accidenti!
Mangio un boccone al vola e mi getto di peso sul letto, probabilmente è stato un bene che Lucia sia tornata a casa sua per questa notte, sono così stanco che non avrei avuto modo di cucinarle niente di decente e sicuramente non le avrei fatto molta compagnia per la serata.
Prendo il telefono e la chiamo per darle la buonanotte e per dirle anche del pranzo con mia madre.
“Hey…” risponde felice, al secondo squillo.
“Hey!”
“Incredibile, ancora dovevi rientrare?”
“Sì, sono appena arrivato, ho preso un taxi – le rispondo, senza riuscire a trattenere uno sbadiglio – credo che fra poco cadrò tra le braccia di Morfeo”
“Eppure hai dormito parecchie ore sull’aereo!”
“Vero, ma credo sia un po' colpa dello stress accumulato, dormirei ininterrottamente fino a domattina!”
“Posso capire – sospira – allora ti do la stanotte, riposati!”
“Fallo anche tu – mi raccomando, con premura – ma prima di darti la buonanotte volevo avvisarti che domani siamo a pranzo da mia madre!”
“Cosa? – sussulta, forse troppo sonoramente – e me lo dici così? Solo adesso?”
“Sì, hai ragione! Scusami! – sospiro, un po’ colpevole – ci ha invitato qualche giorno fa, ma fra una cosa e l’altra mi è proprio passato dalla mente…”
Devo ammettere che negli ultimi giorni ho avuto la testa solo per la partita, ma Lucia sembra davvero turbata all’idea di conoscere mia madre. Amo scoprire inavvertitamente qualche sua insicurezza e fragilità, dietro alle fattezze di una ragazza forte e determinata, ma stavolta sento una strana e insensata tensione.
“Dille che domani ho già un impegno” si affretta a dire.
“Non dico bugie e sei pregata di non farlo neanche tu, signorina!” la ammonisco, cercando di mostrarmi infastidito.
“E se non dovessi piacerle?”
“Non dire assurdità! Perché mai non dovresti piacerle? –  sbuffo, un po' spazientito – e poi le piaci già!”
“Come sarebbe a dire che le piaccio già?”
“Fidati..! – taglio corto – e adesso fila a dormire!”
“Buonanotte, coach!” risponde divertita e indispettita allo stesso tempo, e io sento di amarla ancora di più di quanto pensassi.
“Buonanotte, peste che non sei altro!”
Riattaccato il telefono e lo abbandono da qualche parte sul comodino, certo che domani trascorreremo una domenica finalmente tranquilla.
   
 
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