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Autore: NyxTNeko    17/07/2022    1 recensioni
Napoleone Bonaparte, un nome che tutti avranno letto almeno una volta sui libri di scuola.
C'è chi l'ha adorato, chi odiato, chi umiliato e chi glorificato.
Ma siamo sicuri di conoscerlo veramente? Come si sa la storia è scritta dai vincitori e lui, il più grande dei vincitori, perse la sua battaglia più importante.
Dietro la figura del generale vittorioso e dell'imperatore glorioso si nasconde un solitario, estremamente complesso, incompreso che ha condotto la sua lotta personale contro un mondo che opprime sogni, speranze e ambizioni.
Un uomo che, nonostante le calunnie, le accuse, vere e presunte, affascina tutt'ora per la sua mente brillante, per le straordinarie doti tattiche, strategiche e di pensiero.
Una figura storica la cui esistenza è stata un breve passaggio per la creazione di un'era completamente nuova in cui nulla sarebbe stato più lo stesso.
"Sono nato quando il paese stava morendo, trentamila francesi vomitati sulle nostre coste, ad affogare i troni della libertà in mari di sangue, tale fu l'odioso spettacolo che colse per primo il mio occhio. Le grida dei morenti, i brontolii degli oppressi, le lacrime di disperazione circondarono la mia culla sin dalla nascita".
Genere: Drammatico, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza | Contesto: Rivoluzione francese/Terrore, Periodo Napoleonico
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Capitolo 137 - Abbattere o essere abbattuti -

Dego, 16 aprile

Quella vittoria ottenuta a Dego aveva sollevato non poco il morale dei soldati, avevano temuto il peggio, specialmente dopo l'arrivo improvviso di quel generale Vukassovic, che li aveva colti di sorpresa. Per loro fortuna avevano dalla loro il generale Bonaparte, pareva imbattibile e inarrestabile - Chi se lo sarebbe mai aspettato che un ragazzo come quello ci avrebbe portati alla vittoria! - emise un veterano, mentre beveva un po' di rum che era riuscito a prendere in giro - Certo non è ancora finita, ma a differenza di altri, ed io ne ho visti, è davvero in gamba!

- Hai ragione compare - si unì il suo compagno e amico - Dobbiamo affidarci a lui e vinceremo ancora! Teniamoci pronti e svegli però, sicuramente il comandante non ci farà stare con le mani in mano - si toccava i baffi mentre parlava.

- E meno male! Con tutti quegli anni persi senza combattere era il minimo! - si riempì un altro bicchierino e lo bevve d'un fiato - Oh! Era da tanto tempo che non sentivo questo pizzicore alla gola - Ridacchiò.

- Non esagerare! Dobbiamo essere anche sobri per comprendere gli ordini!

- Tranquillo, ho un fegato che potrebbe sopportare tutti gli alcolici del mondo! - scoppiò a ridere gioviale. E il compagno accanto non poté non fare lo stesso.

Intanto nella propria tenda, il generale Bonaparte era sovrappensiero, quella vittoria era stata ottenuta con molti sforzi e sacrifici, il nemico si era dimostrato davvero resistente, caparbio: era sicuramente oggetto di stima. Però era anche come se volesse metterlo alla prova e ciò lo aveva fatto impensierire non poco. Infatti non si era goduto il risultato come aveva sperato, a differenza dei suoi ufficiali, in particolare Masséna, il quale più di tutti aveva voluto vendicarsi dell'attacco austriaco che gli aveva fatto perdere il bottino più prezioso: la villica.

In Napoleone, invece, cominciava ad insinuarsi il dubbio che tale attacco fosse il preludio di un'operazione più vasta o addirittura fosse un probabile 'risveglio' di Beaulieu e che quindi avesse intuito la sua tattica, sarebbe stato un guaio se fosse stato così, perché non avrebbe più potuto sfruttare l'effetto sorpresa e la velocità "Non potrei più distruggere i due eserciti separatamente, se si unissero sarebbe la fine per me" diceva tra sé, camminando su e giù per la tenda, senza darsi pace, torturandosi il mento leggermente ispido, per via della barba incolta "Perché dovrei usare forze militari che non possiedo..." chiuse leggermente gli occhi grigi e si massaggiò le tempie "Ah se solo il Direttorio non mi ignorasse in modo così evidente..." Poi li riaprì e rivolse lo sguardo verso la piccola fessura che indicava l'esterno "Non devo demordere, soprattutto adesso che sto raggiungendo il mio obiettivo, ma occorre restare prudenti".

La sua connaturata diffidenza gli suggeriva, al pari di una vocina tentatrice, di non perdere tempo in riflessioni lunghe e inutili e di lasciarsi guidare dall'istinto per una volta: controllare se ci fossero altri concentramenti nemici nei paraggi e impedire loro che facessero altri agguati, come accaduto il giorno precedente. Diede immediatamente l'ordine alle pattuglie di perlustrare le zone limitrofe alla città, in cui gli austriaci erano posizionati da tempo e di cui conoscevano ogni filo di erba.

Queste si spinsero, per tutta la giornata, fino alla vallata della Bormida di Spigno e lungo il torrente Belbo, ma degli austriaci non c'era traccia, vi erano qua e là i segni della loro permanenza, come resti di legna accatasta e bruciata per scaldarsi la notte, il bivacco non pareva più recente della giornata appena trascorsa.

Millesimo, 17 aprile

- Quindi era davvero un attacco isolato - rifletté a voce alta Bonaparte, davanti al quartier generale, che aveva fatto nuovamente trasferire nella cittadina e che pendeva dalle sue labbra - Vista la situazione, finalmente possiamo dedicare le nostre attenzioni al generale piemontese Colli - si aggiustò un ciuffo ribelle e segnò sulla mappa la città di Ceva, il prossimo obiettivo, assieme alla fortezza attorno a cui erano trincerati i 13.000 uomini del piemontese - Contro di essi si lanceranno le truppe di Sérurier e di Augereau - sollevò lo sguardo verso i due che annuirono - Non dovrebbero esserci problemi per voi, insieme avrete ben 24.000 soldati, un numero più che sufficiente per contrastarli e sconfiggerli

- Potete contare su di noi, comandante - risposero all'unisono i due generali, mettendosi in posizione.

- Bene allora mettetevi in viaggio, l'alba sembra lontana, ma arriva prima che possiate accorgervene - ordinò subitamente il corso, si raddrizzò, con le braccia dietro la schiena. I due, senza farselo ripetere, posero i cappelli sulla testa e uscirono; anche se non si sopportavano molto avrebbero dovuto combattere assieme, per la buona riuscita della Campagna. Ne andava la loro reputazione, non volevano sfigurare di fronte ad un giovane che seppur in gamba, era ancora un ragazzo.

Ceva

- Generale Colli - esordì uno dei suoi aiutanti di campo, rientrando in tenda - Le truppe sono pronte per la partenza - allungo la mano sulla fronte e fece combaciare i talloni, aspettando una sua risposta o un suo ordine.

- Perfetto - rispose il generale alzandosi in piedi, rivolgendogli il suo profilo aguzzo, il lungo naso era la caratteristica che più risaltava in quel volto scavato. Nonostante non fosse più giovanissimo, non era ai livelli di Beaulieu, seppur avesse sul groppone quasi sessant'anni. Scontrarsi con qualcuno che poteva essergli figlio o nipote non era di certo il suo sogno. Non era la prima volta che quel generale di origini lombarde agiva con prudenza, però stavolta si notava in lui un sentore di paura e soprattutto di sorpresa. Dopo le notizie che aveva ricevuto sulle sconfitte austriache, stava cercando di evitare il più possibile uno scontro diretto contro l'esercito guidato da quel giovane corso.

In tanti anni di guerra, dopo aver combattuto in gran parte degli eserciti più importanti e potenti d'Europa, era stato anche lui sotto quello Asburgico e anche in quello bavarese, si era dovuto cimentare in battaglie così strane e anomali, basate sulla velocità e sugli agguati, ma mai come in questo caso; inoltre quel ragazzo sembrava sempre sapere dove fossero e quale sarebbe stata la strategia. Era come onnipresente e onnisciente.

"Anche se Beaulieu, quel vecchiaccio, è talmente prevedibile che perderebbe persino contro un infante" tra i due non c'era mai stato un buon rapporto, anche perché avrebbe dovuto essergli subordinato, non gli andava giù che dovesse essere lui a chinare il capo e farsi guidare da quel vecchio prossimo più alla tomba che al congedo. Sin da subito avevano messo in chiaro che avrebbero agito in maniera separata e distinta, erano assieme soltanto perché avevano un nemico comune che si stava rivelando ostico e testardo: la Francia rivoluzionaria.

Nonostante la grande esperienza militare, non avevano compreso, però, ciò che Bonaparte aveva capito al volo: la mancanza di coesione avrebbe portato alla disfatta totale. Erano talmente arroccati sulle loro posizioni, presi a ribadire la propria superiorità sull'altro, da non avere la concentrazione e la lucidità necessaria per poter piegare, con assoluta facilità, un esercito di cenciosi, guidati soltanto dalla volontà di vincere e dalla capacità tattica eccezione del loro capo.

"Questa cittadina è troppo esposta e sicuramente il comandante francese l'ha presa come obiettivo, soprattutto per via della fortezza" aveva riflettuto nelle ore immediatamente successive alla sconfitta di Vukassovic a Dego "Mondovì è l'ideale, anche se ci inseguirà saremo protetti dai corsi d'acqua che ci sono lì, rallenteranno la loro marcia e potremo proteggere la capitale Torino". E in effetti la presenza del fiume Tanaro, con il suo bacino profondo e del torrente Corsaglia, tagliavano il passaggio a tutti coloro che provenivano da Ceva. Sperava così di guadagnare tempo e capire come agire contro i francesi.

Millesimo, 18 aprile

Napoleone stava nella sua tenda, sfogliava un libro contenenti le informazioni dei luoghi che stava conquistando, li conosceva a memoria, ma era sempre un piacere per lui rileggere quei capolavori di geografia, pieni di cifre e dati, erano una gioia per gli occhi "Inoltre serve a controllare che non abbia tralasciato qualche dettaglio, anche l'elemento più insignificante che viene ignorato dal nemico è prezioso per la mia strategia".

Sollevando la testa per controllare l'ora, era il primo mattino, lo sguardo cadde sul piccolo ritratto della moglie e le labbra, quasi sempre tenute dritte o all'ingiù, formarono un fievole sorriso, colmo di malinconia e inquietudine: aspettava ancora le sue lettere, le sue risposte, con impazienza e tale attesa alimentava quel fuoco che aveva in petto "Perché non mi scrivi ancora, amore mio?" chiedeva invano al muto ritratto, le dita sottili accarezzarono il vetro sottile "Sei così tanto impegnata da non pensare a me? Questi tuoi lavori sono più gravosi dei miei? Io rischio la vita qui, non so nemmeno se domani mi sveglierò e ti sento lontana..." emise un profondo respiro e accarezzò il quadretto "Mi auguro che sia dovuto al ritardo del corriere e non al tuo, amore mio" e tornò a concentrarsi sul lavoro.

Poco dopo una sentinella, che era a guardia della tenda, ricevette dallo Stato Maggiore delle nuove inaspettate, provenienti da Ceva - Comandante...scusate l'intrusione - entrò, rivolgendo un breve inchino - Ma ho appena ricevuto degli aggiornamenti circa la situazione sul fronte piemontese...

- Dimmi pure - disse Napoleone continuando a sfogliare il libro, dondolava sulla sedia, tenendo poggiati gli stivali sulla scrivania - Ti ascolto, spero soltanto che non siano cattive notizie...

- Ecco... - iniziò la sentinella, stringendo il cappello, ingoiò la saliva, si sentiva in soggezione dinnanzi al corso, trasudava superiorità e autorità, pur avendo l'aspetto trasandato e l'abbigliamento sobrio - Non so come definire una notizia del genere, comandante

- Che intendi dire? - chiese Bonaparte ricomponendosi immediatamente, fissandolo con un'intensità che avrebbe fatto tremare persino il granito - Sii più chiaro e non perderti in preamboli inutili, per Dio!

La sentinella annuì e facendosi coraggio riferì - I generali Sérurier e Augereau sono giunti a Ceva... all'alba come voi avete ordinato...- parlava senza incrociare il volto del corso - Ma al loro arrivo non hanno trovato neppure l'ombra di un piemontese e...

- Quindi si è mosso prima di me - Napoleone rimirò la cartina e aggiunse - Interessante, è un imprevisto ma non grave - il flusso di informazioni che si era creato nella sua mente lo travolse al pari di uno dei fiumi della zona - Immagino che sia a Mondovì o nei paraggi in questo momento, dubito che si sia spostato molto lontano da Ceva nel poco tempo a disposizione che aveva, conoscendo anche la lentezza con cui conduce le sue truppe - chiamò immediatamente il generale Berthier che corse da lui alla velocità del fulmine, sapeva che lo avrebbe reclamato, appena ricevuta la notizia.

Rimettendosi a leggere, Bonaparte gli dettò la tattica che avrebbero dovuto usare i due, cercando di recuperare il terreno e raggiungere Colli in modo che venisse colto di sorpresa: Sérurier avrebbe dovuto raggiungere San Michele di Mondovì varcando il Corsaglia e formarvi una testa di ponte, mentre Augereau, puntando ad est, seguendo il lato destro del fiume Tanaro, lo avrebbe guadato e piombare alle spalle dei piemontesi. Colli si sarebbe trovato praticamente circondato e si sarebbe arreso.

San Michele, 19 aprile

Il generale Sérurier sperava di riuscire nell'attacco questa volta, non aveva nessuna intenzione di prendersi una strigliata dal comandante; voleva dimostrare di essere all'altezza del suo ruolo, non aveva rinunciato alla pensione per poi venir cacciato via dall'esercito. Ne andava del suo onore. Doveva prendere quella dannata fortezza e così aprire il passaggio per Torino "Colli non si godrà la vittoria" si diceva, il cuore gli batteva all'impazzata. Aveva paura? Da quanto tempo non provava quel brivido? Da anni ormai! - Quel ragazzo...

- È tutto pronto generale! - emise un suo assistente, entusiasta - I soldati aspettano soltanto il vostro ordine!

- Bene - effuse apparentemente calmo l'anziano generale - E del generale Augereau? Qualche notizia?

- Ahimè no, nessuna novità purtroppo, credo sia rimasto ancora oltre il Tanaro - sospirò rivolgendo lo sguardo all'orizzonte - A quanto pare il guado di cui parlava il comandante non si vede, le acque lo hanno coperto per bene...

- Effettivamente la pioggia di questi periodi non aiuta gli eserciti - disse sospirando, per poi aggiungere - O per meglio dire non è di aiuto a chi non è di queste zone, credo che Colli sappia benissimo come muoversi - poi rifletté "E spero anche Bonaparte...". Dopodiché il generale, benché possedesse un atteggiamento pacato e metodico, con energia e vigore diede l'ordine di attaccare e i soldati francesi, animati dalla brama di vittoria e di poter racimolare un bel bottino, si lanciarono contro i piemontesi con una furia che raramente si era vista in quegli uomini.

In poco tempo li sbaragliarono e i piemontesi si arrestarono momentaneamente; i francesi, esaltati dalla vittoria, stavano per commettere un'azione di cui si sarebbero pentiti immediatamente: la razzia incontrollata, anziché inseguire il nemico. Sérurier, a differenza di altri, come Masséna, non aveva dato alcun ordine di sgraffignare alcunché, anche perché non amava farlo, lo trovava un atto riprovevole e ignobile, che rovinava la reputazione dell'esercito francese, in questo caso.

- Che hanno fatto? - diceva disperato il cinquantaquattrenne, mettendosi le mani sulla parrucca incipriata - Potevo capire la fame e il voler vivere di ciò che si trova, ma le razzie no, sono inconcepibili! - quasi gridò; gli assistenti, che non lo avevano mai visto tanto adirato, si spaventarono. Era la rabbia giusta dei buoni, era il furore dei calmi. Non potevano giustificare quei soldati, sicuramente avrebbe preso dei provvedimenti - Riferirò al comandante Bonaparte del loro comportamento e chiederò che prenda delle decisioni dure ma giuste! Io non ho intenzione di far passare l'esercito per un covo di briganti e di ladri! Ho soprasseduto anche troppo!

- E che facciamo dell'oro, dei beni in generale che hanno rubato? - chiese uno di quelli, nel mentre lanciava avide occhiate verso tutto quell'oro, quelle pietre preziose, quelle opere d'arte e reliquie di ogni tipo - È un bel bottino!

- Nessuno di voi prenderà nulla da quei sacchi e bauli! - ribadì Sérurier severo e accigliato - Purtroppo non posso nemmeno far rigettare ciò che hanno mangiato e bevuto, altrimenti lo farei anche! - si alzò in piedi, si lisciò la parrucca che si era scombinata e si mise il cappello - Darò ordine di far restituire tutto e di cercare i responsabili, non penso che sia stata solo colpa dei soldati, ma anche degli ufficiali subordinati che lo hanno permesso!

Non furono pochi gli assistenti che rimasero stupiti dal suo atteggiamento tanto onesto quanto ligio, era davvero una rarità ormai trovarne, chiunque ne avrebbe approfittato e giustificato con qualche scusa assurda, invece quel generale non ne aveva alcuna intenzione. Probabilmente perché era un uomo di altri tempi, che aveva una concezione ancora alta, nobile della guerra, tipica degli uomini nati nei primi 50 anni del secolo. Non era un Masséna o un Augereau, grandi generali, senza ombra di dubbio, ma anche dei briganti e ladri della peggior specie.

- Anche se sarà difficilissimo, si dovranno ricomporre le fila, ripristinare l'ordine e riprendere l'inseguimento, non possiamo perdere troppo tempo - sentenziò. Tuttavia nemmeno il tempo di dare le direttive che il povero Sérurier ricevette la visita inaspettata del generale Colli, che sbaragliò senza troppe difficoltà la sbandata divisione del povero generale.

Millesimo, 20 aprile

- Ne ho abbastanza di questa situazione! - sbraitò Bonaparte, accartocciando rabbioso il rapporto di Sérurier che chiedeva ordini e rinforzi da parte del comandante, a causa della risposta dei piemontesi - Non possiamo continuare a giocare a nascondino e agli inseguimenti! - lanciò il foglio appollottolato furibondo ai suoi piedi - Come posso ottenere dei risultati così? Se poi dovesse svegliarsi Beaulieu sarebbe una catastrofe, il Direttorio trionferebbe e il disonore cadrà su di me e su tutta l'armata - fissò i suoi aiutanti di campo, che lasciavano che sbollisse l'ira e aggiunse - Ed io non lo voglio! Non dopo essere arrivato fin qui con le mie forze! - I lunghi capelli, sciolti, ribelli, un po' gonfi e arruffati per l'umidità, in quel momento, sembravano la folta criniera di un leone e gli conferivano un'aria minacciosa e furiosa.

- Nessuno di noi lo vuole comandante - emise Junot a nome di tutti, batté la mano sul petto - Anche perché stiamo portando buoni risultati no? Sono convinto che usciremo anche da questa situazione! - Muiron annuì al suo fianco, si era calmato da quel giorno, ma il rimasuglio dell'incubo non lo abbandonava, ritornava come uno spettro e lo turbava.

- Perciò state calmo comandante - si intromise Murat, con fare civettuolo ma al tempo stesso combattivo; più di altri era desideroso di gettarsi nella mischia e di combattere. Si tolse un po' di polvere sull'uniforme con cura maniacale, ci teneva moltissimo al suo aspetto e al suo abbigliamento, voleva essere impeccabile.

Napoleone lo squadrò torvo, a braccia conserte, e ringhiò debolmente, scattò all'improvviso e si diresse verso Murat, alzando la testa verso di lui e gli puntò il dito in petto - Sono io a decidere qui, chiaro? Non ammetto intromissioni inopportune, primo - poi glielo puntò al volto, alzando sempre di più il tono della voce - E secondo io sono assolutamente e perfettamente calmo!

- S-sì comandante - rispose repentino, evitando di balbettare eccessivamente, più che altro per mostrare che fosse padrone di sé. In realtà era terrorizzato, sconvolto dalla paura, quel piccoletto era davvero terribile e indomabile. Si ammutolì.

Napoleone si era rabbonito abbastanza velocemente e, riacquistata la sua consueta e incredibile lucidità, si mise all'opera per arrivare alla battaglia decisiva, era stanco di questo continuo rincorrersi, l'ultima cosa che desiderava era perdere tempo e soprattutto far stancare i propri uomini. Perciò era deciso più che mai a farla finita, battere i piemontesi e decidere le condizioni di pace, senza alcuna ingerenza esterna. Doveva possedere e mostare una prova concreta delle sue prime vittorie ed imprese.

Diede le disposizioni a Berthier che le avrebbe decifrate, scritte ed inviate, la sua capacità di comprensione e rielaborazione del flusso incessante di ordini, da parte del comandante, era fuori dal comune. Laharpe avrebbe lasciato Dego per spostarsi lungo il Belbo, che si trovava tra Mombarcaro e San Benedetto, e prendere alle spalle eventuali truppe austriache. Non doveva esserci alcun tipo di interferenza e ricongiungimento tra armate diverse, lo aveva ribadito più volte. Masséna, con la sua divisione ricostruita avrebbe raggiunto Augereau e insieme avrebbero attraversato il fiume, qualsiasi fosse la condizione dell'acqua e del tempo.

Anche Bonaparte e i suoi sarebbero partiti a breve, aveva intenzione di muovere battaglia all'alba del giorno successivo, il 21 di aprile - Ci vuole un bel bagno caldo, adesso - disse poi. La notte saliva dall'orizzonte e con essa aumentava l'umidità. Era il suo rito per scongiurare gli attacchi di tosse, che aveva ogniqualvolta esserci quel tipo di clima, ed anche per liberare il petto dal senso di oppressione che lo accompagnava da sempre e che era diventato insostenibile.



 

 

   
 
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