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Autore: paiton    25/07/2022    0 recensioni
Questo racconto, realmente accaduto, si ricollega ad una mia precedente pubblicazione "La Capanna sul Mare". Due anni dopo ritorno in Costa Rica con la fidanzata, memore delle avventure e disavventure che ho vissuto, completamente innamorato di quelle terre selvagge, decidiamo di restare una ventina di giorni in casa con un ragazzo che ci ospita e che sta avviando un progetto di permacoltura, per lavorare e vivere con lui. Il nostro doveva essere un fine settimana tranquillo, un momento di relax e un'opportunità per stare un paio di giorni da soli. Per una serie di decisioni sbagliate ci siamo trovati ad affrontare una situazione di pericolo che però ha insegnato molto ad entrambi. Cara lettrice e caro lettore spero che anche questo capitolo sia di tuo gradimento. (non è necessario aver letto il diario sopracitato per iniziare la lettura). Ringrazio preventivamente chi leggerà l'avventura che ci è capitata e accetto a braccia aperte qualsiasi tipo di critica e di consiglio
Genere: Avventura, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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La stessa mattina avevamo camminato, in cerca di alloggio, proprio nella spiaggetta verso cui ci stiamo dirigendo... davanti a noi, nel mare c'è una piccola isola con qualche albero! Magari qualche essere umano è rimasto bloccato come noi oppure i pescatori utilizzano quell'isoletta come deposito per reti ed altre attrezzature!

“C'è un’isoletta nel mare davanti a noi, ti ricordi? In ogni caso nessuno si sposterà verso la costa fino a domani mattina con queste condizioni climatiche…”

Inizio a maledire quei pescatori che non ci hanno detto di tornare indietro quando eravamo ancora in tempo per farlo. Poi ho iniziato a capire che ci è stata donata un’opportunità: solamente in questo remoto spazio lontano dal mondo urbano è possibile sentire e vedere le forze che muovono il nostro Pianeta, solamente qui è possibile ascoltare lo spirito del mare e degli animali che lo abitano, solamente qui, nel luogo in cui le città sono lontane.

Alcuni conoscono L'istinto di sopravvivenza solo come parola, noi stavamo afferrando il concetto. 

Qui il pensiero diventa più acuto, quando si tratta di sopravvivere, con esso anche il sentimento diventa più profondo. Quella voce che parla a tono basso, onnipresente sia sui pendii più alti delle montagne che negli oceani, sta entrando in me proprio questa notte, senza un tetto sopra la testa mi sento comunque tranquillo, sereno, un tutt'uno con la natura che mi circonda.

Sembra che qualcuno stia inviando dei segnali luminosi dall'isola…

La Fabi si è appena riaddormentata e non la voglio disturbare, potrebbe sempre essere la mia immaginazione…

Un'Onda gigantesca sferzata dal vento da tutti i lati prende forma e si lancia con il suo sguardo intenso e profondo contro di noi: il mare, le rocce, tutto ciò che vive è governato da quello spirito che ci ha fatto arrivare apposta fin qui. 

Prendo la torcia che tenevo gelosamente al sicuro nelle mutande. 

Illumino attorno a noi e vedo che il mare si è calmato, la marea ha smesso di salire e solo qualche goccia scende dal cielo, c'è un gran freddo. Non capisco quanto tempo sia passato, se ho fatto un sogno o se è tutto vero.... sveglio la Fabi e inizio a fare delle flessioni per tenere costante la temperatura corporea.

"Che ore sono?" Chiede lei con gli occhi ancora socchiusi.

"Millenovecentododici - Millenovecentotredici ... è mezzanotte ... Millenovecentoquattordici"

"Fa un gran freddo, forse ci conviene continuare a camminare, così dormiamo almeno un paio d'ore comodi "

"Millenovecentosedici - Millenovecentodiciasette ... forse hai ragione, io sto facendo temperatura corporea... Millenovecentodiciotto - Millenovecentodiciannove" E mi fermo con i piedi puntati al terreno e le braccia tese, tricipiti in tensione, la guardo.

" Venti! Adesso mi sono scaldato, possiamo ripartire!"

"Di sicuro non rischiamo l'ipotermia, siamo al tropico! Però ci verrà la diarrea se non partiamo al più presto" Affermo

- Vuoi avanzare di notte? - risponde coscienziosamente lei

"Vedi altre possibilità? Se iniziamo a sentirci male è ancora peggio..."

A malincuore rimettiamo ombrello, asciugamano e acqua nello zaino e ci incamminiamo sugli scogli scivolosi. Arriviamo subito ad un’insenatura mentre le ultime gocce cadono dal cielo. Fabi controlla quanta strada ci manca per arrivare alla spiaggia sabbiosa, secondo la mappa che ci siamo scaricati da Google Maps (assenza totale di campo) prima di partire sono quattrocento metri in linea d'aria, quindi siamo ottimisti, è vicinissima!

Lei ricorda un particolare: quella mattina avevamo notato, sulla spiaggia, un cranio di canide, l’aveva riconosciuto grazie alle conoscenze acquisite al corso di anatomia degli animali domestici; l'avevamo raccontato anche al taxista e lui ci aveva confidato che spesso i cani curiosi, che si aggirano vicino al fiume vengono mangiati dai coccodrilli. 

Lui dichiarava orgoglioso di andare a pescare dentro al fiume, immergendosi fino alla cintura… ma nessun coccodrillo lo aveva mai mangiato!

Di coccodrilli sulle spiagge non ne avevo mai visti in quel paesetto ma ricordo che una mia amica aveva postato la foto di un alligatore sulla spiaggia che aveva fatto notizia sui giornali. Tuttavia gli alligatori non hanno mai attaccato gli uomini i coccodrilli invece si!

Ho letto tempo addietro un libro di Walter Bonatti: in una delle sue tante avventure aveva nuotato in un grande fiume africano a fianco di coccodrilli e ippopotami. Lui sostiene che se procedi sicuro e fiero anche nei movimenti, gli animali evitano di avvicinarsi. Perché gli animali leggono la mimica del corpo... tanto meno avrebbero tentato di mangiarti... sempre secondo lui...

Anche Fabi si sta ricordando della storia del taxista e attende, gli e lo leggo negli occhi.
Restiamo qualche secondo a fissarci senza pronunciar parola.

Ci sembra che, in quella porzione di scogliera, la spiaggia sia formata da molti piccoli sassetti arrotondati, non è più costituita di scomode rocce taglienti.
"Luogo ideale per i coccodrilli" penso
Ma in fondo ho mai visto documentari in cui i coccodrilli stanno in spiagge rocciose?! Mai, stanno sempre sui fiumi.

Tutti i costaricani sanno che i coccodrilli corrono molto veloci se vanno dritti, infatti la prima cosa che aveva detto la mamma costaricana del mio amico Mattia era 

"Se non vedi persone in una spiaggia non andarci e se per caso un coccodrillo ti rincorre, vai a zig zag! Lui è molto lungo e fa fatica a cambiare direzione.”

Non che queste informazioni potessero rincuorarci in qualche modo. Ho semplicemente deciso di tenermele per me e continuare sulla nostra strada, stando ben attenti a ogni rumore, ben coscienti di trovarci in un luogo selvaggio.

"Avanziamo fieri e sicuri e non ci accadrà nulla" la rassicuro senza mentire.
Mentre camminiamo dobbiamo abbassare la testa per evitare i rami degli alberi di mandorlo selvatico che arrivano quasi sull'acqua salata. Lei punta spesso la torcia nella foresta per intercettare occhi indiscreti nell'oscurità.
Avanziamo sulla linea di confine tra il mare, la terraferma e l'aria. Ci sentiamo osservati.
   
 
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