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Autore: nachiko_nene    28/07/2022    0 recensioni
A Nina non interessavano le questioni politiche.
Erano troppo noiose. Troppo complicate.
Quello che invece le faceva battere il cuore erano le missioni avvincenti, le avventure romantiche e le storie divertenti.
Per quale motivo avrebbe dovuto battersi per i diritti umani?
Ormai erano acqua passata.
La Terra, era acqua passata.
Cent'anni prima, nel 2050, i suoi nonni avevano vissuto l'Esodo umano, conosciuto anche come la più grande ingiustizia inferta ad una civiltà.
Nina, tuttavia, la pensava diversamente.
Se la Terra era davvero così preziosa e straordinaria come veniva descritta nei libri, per quale ragione i suoi predecessori l'avevano danneggiata al punto di farsela portare via?
In fondo, ben gli stava.
L'incontro con un misterioso fuorilegge lascerà però un'impronta indelebile nella sua vita e sarà costretta a compiere delle scelte difficili.
---> Per chi fosse interessato la storia è presente anche sul profilo di Wattpad @marjikka
Genere: Avventura, Romantico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo cinque: Il male minore




Era possibile tramutare la sconfitta in un clamoroso trionfo?

La risposta era sì e lo strumento per cambiare le carte in tavola si trovava proprio davanti al naso di Nina.

Più tempo passava ad osservare Rey, indaffarato nei preparativi pre-partenza, più si convinceva di avere per le mani l'occasione di redimersi dalla propria inettitudine.

L'intima sofferenza che la tormentava da giorni parve appianarsi un poco e venne sostituita da un nuovo sentimento di eccitazione.

Rivelare i subdoli piani di Haeist e offrire alla propria squadra la possibilità di catturarlo le avrebbe assicurato la gloria a cui aspirava. Inoltre, doveva ammetterlo, serbava un certo rancore per l'umiliazione subita su Thurania e l'idea di vendicarsi di quel farabutto la fece palpitare di impazienza.

Sì, la vittoria è mia, si disse sfregandosi le mani.

Pensò alle parole del Dottore a proposito dell'arte oscura e fu scossa da un profondo brivido.
Inevitabilmente le tornarono alla mente i miti e le leggende raccontategli da suo nonno quando era bambina.

Già, le storie del nonno.

La soglia di attenzione di Nina era sempre stata piuttosto bassa, ma quando era lui a narrare, magicamente tutto ciò che la circondava svaniva di colpo e si trovava ipnotizzata ad ascoltare ogni sua parola.

Fece un sospiro trasognante.

Suo nonno era un oratore eccezionale. Sarebbe stato in grado di intrattenere una folla di babbei parlando della forma delle nuvole, del sapore dell'aria o dell'inconsistenza del tempo.

Da piccola, quando giungeva l'ora della buonanotte, insisteva parecchio affinché lui le raccontasse una delle sue storie paurose e, infine, dopo estenuanti battaglie, il nonno cedeva, dando edito alle più grottesche descrizioni: mostruose creature dalla mole colossale che, errabonde, attraversavano intere galassie, prive di coscienza e senza un apparente scopo che le spingesse ad avanzare. Distruttori di pianeti che al termine della propria esistenza implodevano, disperdendo nell'etere cosmico gli scintillanti frammenti delle proprie ossa.

Non aveva mai creduto a tali leggende, eppure, avvertì nel profondo della sua anima una sgradevole sensazione.

Secondo le parole di Kayes quel piccolo oggetto bramato da molti era ubicato su Xirria, un pianeta disabitato e caratterizzato da imponenti catene montuose: laggiù, da qualche parte sui fianchi scoscesi dei monti, si trovava una grotta. Proseguendo in moderata profondità, nelle viscere della roccia, avrebbero trovato un santuario sotterraneo, nominato Tempio di Raimè.

Iniziò ad avvicinarsi a Rey, che ignaro della sua presenza, sfacchinava avanti e indietro tra il magazzino fatiscente e la piccola navetta parcheggiata a pochi metri di distanza.

Lontano dalla città, solo la fosforescenza della vegetazione brillava nella notte, riverberando sulla superficie deteriorata del capannone.
Era un edificio piuttosto rustico, costruito in mezzo agli arbusti e usato come deposito.
Ad un primo sguardo non le sembrò una struttura particolarmente robusta, probabilmente nemmeno a norma di legge, e si chiese con che coraggio quell'uomo vi ci entrasse ogni volta.

Quando fu a pochi metri da lui si bloccò, rimanendo ad osservarlo affascinata. Tutto in lui traboccava bellezza tribale, dalla punta delle piume agli stivali lucidi che strascicavano sulla sabbia.

I loro occhi si incrociarono per un attimo e Rey notò l'espressione meravigliata di Nina. Aspettò che lei parlasse, ma rimase imbambolata a studiare Il piumaggio colorato del suo copricapo, con infantile stupore.

«Se hai qualcosa da dirmi, fallo subito» sbottò infine, visibilmente seccato.

«Di tutti i costumi che ho visto quest'anno» iniziò a parlare, esaminandolo da capo a piedi, «Il tuo, è senza dubbio il più originale» ammise colpita.

«Ma questo non è un costume.»

«Oh»

Proseguì un silenzio imbarazzato, poi Rey tornò al lavoro, come se nulla fosse.

Stava accatastando ai piedi della nave decine di casse piene fino all'orlo di ciarpame: vasi, vassoi, coppe d'ogni forma e materiale, ornamenti vari, ma soprattutto candele. Moltissime candele. Nina pensò di non averne mai viste così tante assieme e si chiese che uso potesse farne quell'uomo.
Probabilmente era uno di quei sacerdoti invasati che giravano per la galassia creando nuovi spazi di culto per la propria setta.

«Non male» disse lui, dandole le spalle, «hai altri spunti interessanti su come proseguire questa conversazione?»

Nina arrossì imbarazzata e affondò la mano nella tasca dei pantaloni, afferrando un piccolo tesserino identificativo. Accanto al suo nome c'era una piccola foto in primo piano di lei, sorridente, ma con entrambi gli occhi chiusi. Glielo mostrò.

«Mi chiamo Nina Björklund e sono una cacciatrice di taglie. Ho bisogno di dirti una cosa che temo ti farà arrabbiare parecchio.»

L'uomo si asciugò il sudore con il dorso della mano, poi si sporse dentro una cassa, allungandosi per raggiungere qualcosa sul fondo.

«Senti, non è serata per le confessioni, credimi.»

«So che Haeist si recherà nel Tempio di Raimè per appropriarsi dell'ultimo frammento di Titano ancora attivo.»

Rey alzò la testa come una molla.

Sembrava che la mascella gli si stesse per staccare da un momento all'altro.
Diverse emozioni attraversarono il volto dell'uomo: Incredulità, disperazione, e infine, rabbia.

«Hai origliato la nostra conversazione?»
abbaiò furioso e in un impeto d'ira si guardò spasmodicamente attorno, cercando qualche oggetto da lanciarle contro, ma poi desistì, stringendo i pugni.

Nina, che si era prontamente riparata dietro una scatola di incensi, fece timidamente capolino, soppesando le sue reazioni.

«Ascolta, mi dispiace, ma sappi che non ho cattive intenzioni.»

Rey la guardò con diffidenza, assottigliando gli occhi a due fessure:
«Sicuro» ringhiò, «Che tu sia maledetta, che cosa vorresti fare ora? Anzi, sai che ti dico, preferisco non saperlo, taci. Nulla di tutto questo ha importanza, tra poco raggiungerò il Tempio e porterò la reliquia lontana da tutti voi. Vattene, tornatene da dove sei venuta.»

Sì affrettò a raccogliere una cassa di attrezzi ai suoi piedi e si avviò a passi pesanti verso la nave.

Nina esitò qualche attimo, poi, tenendosi a debita distanza, continuò a parlare:
«La mia squadra è sulle orme di Haeist da parecchio tempo e tu puoi... noi, possiamo aiutarci a vicenda.»

La ignorò, impegnato a caricare quel guazzabuglio di santonerie a bordo.
«Aspetta» lo pregò, seguendolo, «Non capisci? Se uniremo le forze avremo più probabilità di proteggere il Tempio di Raimè. Non puoi farcela da solo.»

«Prima di tutto» ribatté una volta riacquistata la calma, «Non sono uno sprovveduto. Perché, nel caso ti fossi persa questa informazione, è il mio lavoro.»

La scansò, proseguendo verso il magazzino per recuperare il resto del materiale.

«Secondo: il fatto che, non solo Haeist, ma anche una squinternata come te sia a conoscenza della reliquia è una tragedia. Davvero, non c'è bisogno che altri sappiano.»

«Ma se decidessi di collaborare con noi potresti assicurarti una cospicua somma, stiamo parlando di un obiettivo letale dopotutto. Hai idea di quanto ammonti la taglia di quel criminale?»

Rey fece una smorfia disgustata.
«Tenetevi le vostre ricompense, cacciataglie. Questi sono affari del Culto dei Grandi Spiriti, e io, sono incorruttibile.»

Nina si mordicchiò il labbro nervosa pensando a una tattica per convincerlo.

Poi fu colta da un'illuminazione.

In condizioni normali non si sarebbe mai sognata di sfruttare la propria posizione sociale per ottenere qualcosa, ma in quella particolare situazione decise fosse ragionevole fare uno strappo alla regola.
Fece un passo in avanti e con aria solenne parlò, battendosi una mano sul petto:

«Sono la nipote di Padre Torbjörn.»

Rey inciampò nel mantello e una cassa gli scivolò dalle mani fracassandosi sonoramente a terra, sparpagliando ceri ovunque.

«Dannato sia Mahvati...» ruggì esasperato portandosi le mani ai fianchi.
Osservò per qualche attimo quello che aveva combinato scuotendo la testa.

Sembrava più turbato per la cassa sfracellata che per la rivelazione della ragazza, che rimase a fissarlo allibita mentre si apprestava a raccogliere uno ad uno tutti i ceri, con amorevole delicatezza.

Infine, una volta recuperato l'ultimo pezzo, parlò di nuovo, senza prendersi la briga di voltarsi verso di lei:
«Non mi interessa di chi sei nipote, gira sui tacchi e vattene via.»

Gira sui tacchi e vattene via?

Nina gli puntò l'indice contro, irritata: «Ascolta bene, se non mi porti con te rivelerò a tutti del Tempio di Raimè, a cominciare dalla Guardia
Galattica. Puoi star certo che ti costringeranno loro a collaborare.»

Finalmente, le sue parole sortirono l'effetto desiderato e il biondo fece saettare gli occhi su di lei, oltraggiato.

Un sorriso balenò sul volto della giovane quando lo vide avvicinarsi ad ampie falcate e piantarsi a pochi centimetri da lei. Dovette alzare la testa per guardarlo, perché gli arrivava a malapena sotto il mento.

«Bada», la ammonì serio, «non mi sono mai piaciute le minacce, ma se sono questi i giochi, sappi che non ci metterei molto a legarti e a nasconderti nello scantinato con un calzino in bocca.»

Ora che si trovavano così vicini ebbe modo di osservarlo con maggiore attenzione e solo allora notò un piccolo piercing alla radice del setto nasale, proprio in mezzo agli occhi scuri.
La fissava a braccia conserte, in una posa severa: le sopracciglia bionde aggrottate, la mascella rigidamente contratta, le labbra carnose incurvate in una smorfia.

Nina sostenne lo sguardo con strafottente soddisfazione.

«Non mi interessano i tuoi gingilli sacri. Non ne so molto a riguardo e preferisco rimanere nell'ignoranza, sono mossa unicamente dal desiderio di catturare Haeist. Portami con te e ognuno si concentrerà sul proprio obiettivo. Nessun'altro sarà informato.»

Fece una piccola pausa.

«... e se mi ammazzerà avrai una seccatrice in meno.»

Il biondo studiò l'espressione determinata di Nina perdendo qualche attimo per riflettere.
Poi scosse la testa tra sé e sé, lanciandole un'occhiata dubbiosa:

«La tua storia non avrà un lieto fine, Nina Björklund.»

Andò a sedersi su un piccolo sgabello arrugginito, stanco, come se quella conversazione lo avesse prosciugato di ogni forza, e con un sonoro sospiro le fece segno di salire sulla nave.

Gli occhi di Nina si accesero di gioia e con un urletto di vittoria si fiondò a bordo, in pochi balzi, prima che l'uomo potesse cambiare idea.
Una manciata di secondi più tardi sentì il rumore di qualcosa che si infrangeva all'Interno della nave e Rey scattò in piedi: «FA PIANO!» tuonò, passandosi una mano tra i capelli, più arruffati che mai.

«Questa è la peggiore situazione in cui potessi trovarmi...»

 

  
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