Storie originali > Drammatico
Segui la storia  |       
Autore: elenatmnt    04/08/2022    0 recensioni
Giorni uguali, un diario da scrivere e... un uomo dal cuore di pietra. Una mattina, delle macchie di sangue cambieranno la sua realtà.
Genere: Angst, Hurt/Comfort, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Note dell'autrice: 
Ciao a tutti! Con questo capitolo si conclude la mia prima esperienza con le storie originali, spero vi sia piaciuta. Io mi sono divertita tanto a scriverla e sono sicura ci rivedremo presto, per ora vi auguro buona lettura<3
elenatmnt

.............................................................................



 
Correndo verso casa, ho visto Gabriel tornare; un colpo di fortuna ogni tanto capita anche a me!

 
“Gabriel!! Corri, muoviti, vieni qui!”.

 
Lui ha guardato me, poi il ragazzo tra le mie braccia e non ha avuto nemmeno il tempo di razionalizzare.

 
“Ma… come… cosa?”
“Gab, non c’è tempo! Libera il tavolo della cucina, lo cureremo li. Sbrigati!”.

 
 
 
Ha capito che non c’era tempo per le domande e subito mi ha obbedito.
 
Entrato in casa, il ragazzo ha mosso gli occhi avanti e indietro, ha osservato, studiato ciò che lo circondava, ma il suo corpo era sconnesso dalla propria volontà. L’ho posato sul tavolo e ho pregato che Gabriel rimanesse concentrato sul da farsi. È lui il dottore non io.

 
“Ehi ragazzo, ora ti rimettiamo in sesto, ok? Sentirai un po’ di dolore, ma prometto che saremo veloci”.

 
Non ho avuto una chiara idea di cosa dire, volevo rassicurarlo, cosa praticamente impossibile visto ciò che ha passato e ancora doveva subire.  Lui ha annuito, nonostante la mia affermazione sapesse tanto di cazzata.
Veloce. In cosa poi? Veloce nel non farlo penare? Come se ci fosse un limite di tempo alla sofferenza.

 
“Gab che devo fare?”.

 
Mio fratello era già nel panico, so che l’ho messo ancora una volta alle strette, ma c’era in ballo la vita di un ragazzo questa volta.
 

“Oliver… ti prego…”.
“Ehi Gab, guardami. Guardami!”.

 
D’istinto gli ho preso la testa tra le mani, avevo un bisogno disperato che lui rimanesse razionale; più delle mie parole, dovevano parlare i miei occhi. Lui ha sempre saputo vedere dentro le persone.

 
“So che è difficile, ma ce la puoi fare. Questo ragazzo ha bisogno del nostro aiuto e ne ha bisogno adesso. Non ti lascio fare tutto da solo, ma è necessario che gli curi le ferite”.
“Oliver, non possiamo chiamare un’ambulanza? Perché dobbiamo medicarlo in casa?”
“Perché è… è… un fuggitivo”.
“Un fuggitivo? Ma sai cosa rischiamo?”.
“Lo so fratello. Lo so bene. Ma consegnarlo significa che morirà. È questo che vuoi?”.
“Certo che no! Però…”.
“Gabriel. Non ho potuto salvare la mia famiglia. Ora ho l’opportunità di salvare almeno questo ragazzo. E lo farò. Con o senza di te”.

 
Si è staccato da me, sembrava confuso. Non so cosa ha pensato in quei pochi secondi che mi sono sembrate ore, so solo che ha reagito.
 

“Prendi una forbice e taglia i vestiti all’altezza delle ferite e togli via quelle blande fasciature. Io prendo il mio kit medico”.
 

Questo è mio fratello, dopo anni lo riconosco.
 
Ho tagliato come ho potuto il tessuto e più in fretta possibile, il ragazzino è rimasto a torso nudo e con pantaloni tagliati di lungo dalle caviglie all’inguine. Si è fatto fare qualsiasi cosa senza battere ciglio. O si stava fidando o proprio non ce la faceva più.
Diario, credimi sulla parola, non è stato un gran bello spettacolo.
 

“O Dio onnipotente! Che porca puttana gli hanno fatto?”.
 

Gabriel deve essere rimasto veramente sconvolto per aver dato in escandescenza in quel modo, quello sboccato sono io di solito.
 
Il ragazzino è stato colpito da diverse pallottole. Una gli ha lacerato il braccio sinistro, una seconda gli ha preso di striscio il fianco destro, ma almeno sembrava più lieve rispetto alle altre; e una terza gli ha colpito la gamba, questa purtroppo giaceva ancora nella sua coscia.
Per il resto, era livido, pieno di graffi e piccole ferite; alcune fresche altre in via di guarigione.
Forse c’è un motivo ben preciso per la sua resistenza fisica.
È abituato al dolore.
 

“Cosa devo fare Gab?”
 

Con meticolosità si è preparato quello che sembrava il tavolo di un chirurgo. Lo dicevo che sa il fatto suo.
Mi ha preso in disparte in modo che il ragazzo non potesse sentirci, non credo che ci avrebbe sentito ugualmente, ormai era più incosciente che lucido.
 

“Tienilo sveglio più possibile e inumidiscigli la fronte con dell’acqua fredda. Ha la febbre, dobbiamo abbassargli la temperatura”.
“Ok!”.
“Oliver…”.
“Si?”
“Dobbiamo prendere in considerazione l’idea che non sopravviva, è conciato davvero male, è un miracolo che abbia resistito fino a questo momento”.
“Ce la farà fratello! È forte. Io lo so, lo sento”.
 

Ho letto nei suoi occhi il dispiacere, ero consapevole che il ragazzo vagava tra la vita e la morte. Forse mi sono illuso, forse no. Però, per una volta, mi sono voluto aggrappare alla speranza.
Sai Diario, se solo ieri mi avessero detto che mi sarei affezionato in così poco tempo ad un altro essere umano, gli avrei risposto che sarebbe stato più facile che cascasse la luna.
 
Ho immerso il panno nell’acqua fredda e l’ho posato delicatamente sulla fronte del ragazzo.

 
“Ehi, figliolo, vedrai che andrà tutto bene, mio fratello Gabriel è il miglior veterinario… ehm dottore… di tutta la zona”.
 

Mi sono sentito quasi ridicolo, tuttavia ho dovuto trovare un pretesto per tenerlo sveglio. Mi sono appellato ad una conversazione banale.
 

“Come ti chiami ragazzo?”.
 

Mi ha guardato e ho letto nei suoi occhi grigi tutto il suo tormento e il suo dolore. Ha provato a rispondere in un sussurro. Non è riuscito a completare la parola.
 

“Is…s…m…”
“Ok, ok. Non sforzarti. Me lo dirai più tardi”.
 

L’ho osservato studiandone tutti i particolari. Non avrà più di quattordici anni. Occhi di ghiaccio, pelle chiara, lentiggini, capelli castani tendenti al rossiccio, abbastanza alto. E una quantità inestimabile di cicatrici.
Un urlo agghiacciante è uscito dalle sue labbra quando Gabriel ha iniziato a medicarlo, è stato colto impreparato a quel dolore.
 

“Soffrirà parecchio, Oliver. Mi dispiace”.
“Non hai anestetici o qualcosa che non lo faccia patire in questo modo?”.
“No fratello. Molti medicinali e attrezzature le avevo vendute tempo fa. Ho ancora qualcosa, ma gli anestetici non sono tra questi”.
“Sono certo che resisterà. Fai ciò che è necessario per salvargli la vita”.
“Inizierò a disinfettare e suturare le ferite aperte. La pallottola fa da tampone e per ora, la ferita nella coscia non sanguina come queste altre, la lascio per ultimo”.
 

Rivolgendo nuovamente lo sguardo al ragazzino, ho visto che non mi ha tolto gli occhi di dosso e con un quasi impercettibile segno della testa, ha acconsentito. È stato il suo modo di dire che questa volta era pronto.
Non ho potuto fare nulla se non stringergli la mano per infondergli un po’ di conforto; di coraggio ne ha avuto tanto, anche più di me.
Gabriel ha pulito la ferita con alcol puro, chiunque altro avrebbe strillato, io per primo lo avrei fatto e invece ho sentito la mia mano essere stritolata da quella del ragazzo che ha chiuso ermeticamente gli occhi e la bocca e respirava in modo irregolare. A parte qualche lieve gemito, non ha emesso fiato.
 

“Ragazzo così andrai in shock, qui intorno non c’è nessuno. Se vuoi urlare fallo, nessuno ti biasimerà per questo”.
“N…no… io… s..sop..por..to…”.
“Allora respira con me. Respiri regolari. Prova”.


Ha aperto gli occhi, ma non mi ha lasciato la mano. Si è impegnato, nonostante tutto, ad ubbidirmi. Una tenacia così non l’ho mai vista.
 

“Bravo, così. Stai andando alla grande…”
“Is…Is…mael…”.
“Ismael?”
“S…i…”
“Ti chiami Ismael?”
“S…si”.
“Bel nome. Sei molto bravo Ismael, hai una grande forza”.
 

A quel punto mi ha sorriso. Non ne ho idea del perché. Probabilmente perché l’ho chiamato per nome o forse era felice delle mie parole, come se fossero una gratificazione per lui.
Ci sono voluti ancora parecchi minuti e tanta forza d’animo prima che Gabriel finisse di medicare le prime due lesioni.
 

“Oliver. Le ferite al fianco e alla spalla sono a posto, per ora. La ferita alla spalla mi ha dato più problemi, lascerà un bel segno però non ha intaccato nessun punto vitale e non ha fatto infezione per fortuna”.
“Bene”.
 

Ho tirato un sospiro di sollievo che non era destinato a durare a lungo.
 

“Ora devo estrarre la pallottola dalla coscia, ho bisogno del tuo aiuto”.
“Cosa devo fare?”.
“Devi tenerlo il più fermo possibile, altrimenti rischio di causargli altri danni. Questa volta sarà più complicato”.
“Capisco”.
 

Lo ammetto, avevo una paura tremenda di fare qualcosa di sbagliato; c’era la vita di un ragazzo in ballo.
 

“Ora Ismael, devo lasciarti la mano. Devo aiutare Gabriel, tieni duro ancora un po’, è quasi finita, te la stai cavando alla grande”.
“Gr…a…zi…e…”.
 

Tu credi nei miracoli Diario? Certo che no, sei un pezzo di carta. Se può farti stare meglio, nemmeno io. Eppure, per la miseria, quel bambino stava compiendo un miracolo e l’ha compiuto con una sola parola balbettata e impercettibile.
Quel ragazzo sconosciuto trovato per caso nel mio fienile ha fatto tornare a battere il mio cuore di pietra. L’ho guardato e mi è tornato in mente mio figlio Lucas.
Ismael non è mio figlio e lo conosco da nemmeno un giorno… allora perché gli voglio già bene?
Questo lo sai solo tu. Che rimanga tra me e te.
 

“Non devi ringraziarmi figliolo. Ora ho solo bisogno che tu resista, ancora per poco”.
 

Mi sono sfilato la cintura dai pantaloni e gliel’ho messa tra i denti.
 

“Mordi questa, butta qui il dolore”
 

Ho premuto con tutta la mia forza sulla gamba per saldarla bene al tavolo, era l’ultimo guizzo di dolore per un povero ragazzo innocente.

 
“Io ci sono Gabriel. Quando vuoi!”.
 

Mio fratello ha affondato il bisturi nella ferita di Ismael e, diversamente da prima, le cose sono andate in modo diverso. Ismael ha morso con forza finché non ha iniziato ad urlare; non ne poteva proprio più, oppure ha capito che nessuno lo avrebbe giudicato per questo.
Mi ha straziato il cuore sentire la disperazione nelle sue grida; Gabriel nonostante questo, è rimasto impassibile, ha mostrato la prontezza di spirito in una situazione disperata.
 

“Ce l’ho fatta! Ho allargato la ferita, vedo bene la pallottola, posso estrarla”.
 

Insieme abbiamo guardato Ismael che era sveglio, maledettamente vigile anche se i suoi occhi avrebbero voluto chiudersi.
Le lacrime gli hanno solcato il viso, il respiro sembrava mancargli e tremava visibilmente.
 

“Gab… credi che…”
“Ce la farà Oliver. È forte! Tienilo fermo finché non tiro fuori la pallottola e poi occupati di lui come prima. Ha bisogno non solo di aiuto fisico, ha bisogno di supporto morale”.
 

Strano che tra i due è toccato a me il ruolo del sentimentale; anche questo non lo avrei mai detto.
Gabriel ha afferrato un paio di pinze e con determinazione le ha inserite nella ferita, voleva tagliare corto a quell’agonia infinita.
Ismael ha strepitato affondando nuovamente i suo i denti nella cintura di cuoio; il dolore era maggiore e non riusciva più a reggerlo; così ha iniziato a muoversi ed agitarsi a rischio di peggiorare la situazione.
 

“Accidenti Oliver, si sta muovendo troppo, così non riesco ad estrarre la pallottola e rischia di farsi saltare i punti alle altre ferite!”.

 
Ismael era esausto.
Il sudore gli solcava la fronte, le lacrime gli rigavano il viso e un rivolo di saliva cadeva dalla sua bocca.
Un ragazzo, solo un povero ragazzo.
Ho mollato la presa sulla gamba e mi sono accostato come poco prima, solo che Ismael ha preceduto qualsiasi cosa avevo intenzione di fare; ha allungato una mano verso di me, come per chiedermi aiuto, come fossi suo amico da tutta una vita, cercava protezione.
Ho stretto la sua mano nella mia e con l’altra gli ho accarezzato la testa.
 

“Ehi sono qui ragazzo”
“B..ba…sta… dolo…re”.
“Nessuno qui vuole che tu soffra e stai dando prova di un’immensa forza nonostante la tua età. Ti chiediamo ancora un piccolo sforzo. Hai una pallottola nella coscia e dobbiamo estrarla. Non ti mentirò, farà malissimo, però ti prometto che sarà l’ultima volta che soffrirai. Ok?”.
“Per…ché? P…per..ché? Perché? Perché? Perché?”.

 
Ha iniziato a gridare e a piangere, strillando quell’unica domanda.
Non lo chiedeva a me, non lo chiedeva a Gabriel; lo chiedeva al mondo, al destino, all’umanità.

Ha ceduto.
In fondo è poco più che un bambino, fino a che punto gli si poteva chiedere di resistere? E resistere a cosa? Alla miseria, alla disperazione, all’ingiustizia, alla disuguaglianza…  A cosa?
 
L’ho avvolto delicatamente in un abbraccio e l’ho lasciato sfogare qualche secondo. Mi ha stretto con poca forza, era tutta quella che aveva.
 

“Mi dispiace ragazzo, mi dispiace per tutto”.

 
Nelle mie braccia si è calmato, ha smesso di gridare, ma non ha trattenuto le lacrime. È stato giusto così. Sentivo il tremore del suo corpo, il suo sgradevole odore di chi non aveva nemmeno l’acqua per lavarsi, la pelle lercia di sangue e fango, la scanalatura delle ossa decisamente percettibile su un corpo denutrito, la paura di chi ha dovuto fuggire per tutta la vita.
E ancora mi ripetevo… è solo un ragazzo.
 
 
“Oliver, non possiamo aspettare oltre…”.
 

Mio fratello non desiderava essere insensibile, era solo preoccupato per il tempo che giocava a nostro sfavore.
Senza staccarmi dall’abbraccio ho sussurrato una promessa, un giuramento solenne.
 

“Ehi Ismael ascoltami. Qualsiasi cosa accadrà d’ora in poi, non sarai più solo. Io sarò qui con te”.

 
Un lungo silenzio.
Con fatica si è staccato dall’abbraccio e mi ha fissato negli occhi; quello era il sigillo di un giuramento.

 
“Gab, penso sia meglio che io gli resti accanto. Sono sicuro che non sarà necessario bloccargli la gamba”.
“Ne sei sicuro?”
“Assolutamente”
“Ho capito Oliver. Procediamo”.

 
Mi sono riseduto accanto a Ismael, gli ho rinfrescato nuovamente la fronte con il panno e gli ho stretto la mano.

 
“Sei pronto Ismael?”
“S…si…”.

 
A quella parola Gabriel ha reinserito le pinze nella ferita e come mi aspettavo, il ragazzo ha fatto di tutto per non muoversi. Ha trattenuto qualsiasi lamento, mi ha quasi frantumato la mano tanto me l’ha stretta, ma alla fine ce l’aveva fatta. La pallottola era fuori.

 
“Hai visto piccolo, sei stato molto bravo”.
“Br…a…vo”.

 
Ed in quel momento… solo in quel momento, all’ultimo guizzo di dolore, ha chiuso gli occhi.
 
 
Sono impallidito all’istante.

 
“Ismael? Ismael! Ismael!”.

 
 Gab si è avvicinato mettendogli le dita sulla giugulare, allarmato dal mio atteggiamento.

 
“Oddio Oliver, che spavento! Stai tranquillo è solo svenuto. È del tutto normale, anzi strano che non l’abbia fatto sino ad ora. Ad ogni modo non ti do la certezza che sia fuori pericolo, ha troppe ferite e anche la febbre. Ora possiamo solo aspettare e vedere come reagisce, nel frattempo gli somministrerò degli antibiotici”.

 
Non ho tolto gli occhi da Ismael nemmeno per un secondo.
 

“Senti Oliver… comunque vada, abbiamo fatto tutto il possibile. Ora possiamo solo pregare”.

 
Pregare? L’ho fatto Diario. Ero convinto di non credere più in Dio, eppure ho pregato di salvarlo. Ho supplicato e ancora prego.
Gab mi ha detto che se supera la notte, forse può farcela. Ora sono qui che aspetto l’alba e non lascio la mano di Ismael. Lui si sveglierà, lo farà e voglio esserci quando accadrà.
 
Sei un amico silenzioso Diario e ti ringrazio per questo. 
Ci vediamo vecchio pezzo di carta. 
 
*****
 
Moonville, 10 Novembre 2045

Come va Diario?

Sono stato un po’ assente, ma sai, con un figlio che dal nulla ti piomba in casa è difficile avere il tempo per tutto.
Volevo solo dirti che Ismael si è ripreso alla grande, non è stato semplice però è caparbio e ce l’ha fatta.
Nessuno è venuto a cercarlo, secondo me credono sia morto e questo è un bel vantaggio; ad ogni modo non voglio rischiare, così ho iniziato le pratiche per l’adozione. Sai, avere uno sceriffo per amico ha i suoi vantaggi; oltre ad aiutarmi con le scartoffie ha messo in giro la voce che Ismael è il figlio di un nostro cugino morto in un incidente insieme alla moglie, così Ismael è rimasto orfano ed è venuto a vivere con i suoi procugini molto più grandi.
I pettegolezzi sono sempre efficaci e nessuno indaga mai sulla veridicità.

Gabriel è un ottimo zio, fanno tante cose insieme, soprattutto occuparsi del bestiame. Pare che mio fratello stia recuperando più fiducia in sé stesso da quando Ismael è entrato nella nostra vita; ha capito che è più di quello che gli altri gli hanno portato a credere.

Ismael non mi ha raccontato nulla su ciò che gli è accaduto, da dove viene, se ha una famiglia e milioni di altre domande. Non voglio pressarlo, se vorrà mai parlarmene, io sono qui per lui.

Tante volte ho detto che la vita è una merda, che ti tradisce e ti toglie il meglio. Ora posso dire che mi sbagliavo. La vita è bella perché ha i suoi pregi e i suoi difetti. Non avrei mai pensato di tornare ad amare, non avrei mai pensato di tornare ad essere padre. Eppure eccomi qui.
Non so cosa la vita avrà in serbo per me.
Io semplicemente vivo e vivo oggi.
Oggi ho una famiglia, una strana famiglia. Un fratello che è tornato a volersi bene, un figlio meraviglioso e un cuore che ha ricominciato a battere.
Io amo.
 
Grazie Diario, per avermi ascoltato. Ma soprattutto grazie per aver dato voce a chi non sapeva più parlare.
Stammi bene Diario.
 
Con grande speranza,

Oliver Seymour.
   
 
Leggi le 0 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Drammatico / Vai alla pagina dell'autore: elenatmnt