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Autore: Marilu2003lulu    18/08/2022    0 recensioni
Inghilterra, inverno 1940. Due giovani e ardimentosi piloti dell'aviazione militare britannica, Edward Jones ed Albert Smith, trascorrono le loro giornate abbattendo aerei da caccia tedeschi, facendo a gara a chi ne colleziona di più. I due sono legati da un indissolubile sentimento di amicizia e stima reciproca, e condividono la dura vita del campo sostenendosi e spalleggiandosi a vicenda. Ma quando un Messerschmitt tedesco viene abbattuto a poche centinaia di miglia dal campo, i due dovranno fare i conti con una serie di complicanze suscitate dagli occupanti di quell'aereo, che metteranno a dura prova le loro vite..
Genere: Drammatico, Introspettivo, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Guerre mondiali
Capitoli:
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Edward non aveva mai avuto particolari problemi nell'addormentarsi. Da che aveva memoria era sempre riuscito molto facilmente a conciliare il proprio sonno, d'altronde era, a dispetto di qualunque altra cosa, molto giovane e, fortunatamente, non era ancora giunto il momento, per lui, della somministrazione di pillole o sostanze che contribuissero a favorire un adeguato riposo. Motivo per cui, non era assolutamente in grado di comprendere la ragione per la quale, da oltre due settimane, necessitasse di forti dosi di narcotici e sedativi per assopirsi e potersi catapultare in quel meraviglioso stato di incoscienza, dove gli era concesso abbassare la guardia, in quanto non era costretto a mantenere costantemente alta la concentrazione, ed aveva, dunque, la forza di poter fare i conti con il proprio mondo interiore. Inoltre, a differenza di gran parte dei suoi compagni che, godendo di una sonnolenza eccessivamente leggera e turbolenta, erano capaci di svegliarsi anche per mezzo di semplici rumori, provocati magari inavvertitamente, lui, fin da quando era in grado di ricordare, non credeva affatto esistesse qualcosa che fosse responsabile del suo ridestarsi prima del tempo. L'ultima volta in cui, presumibilmente, era stato particolarmente complesso assopirsi nel corso della nottata risaliva con ogni probabilità alla sua diretta infanzia. La rievocazione di quell'episodio non potè che farlo sorridere; richiamò alla memoria, infatti, la sera di Natale dell'inverno 1924, quando aveva solo otto anni, ed era rimasto avvinghiato al suo cuscino, nel salotto della loro abitazione, sino alla spuntare dell'alba, in attesa che si presentasse il famoso ''signore'' che, stando almeno alle dichiarazioni fornite da sua madre, gli avrebbe portato innumerevoli quantità di regali e dolciumi. Ma alla fine, non essendosi palesato nessuno, con gli occhi che quasi gli bruciavano per la fatica dovuta alla strenua volontà di mantenerli aperti, e nonostante le gambe fossero sul punto di cedergli a causa della stanchezza, considerando che aveva trascorso la quasi totalità di ore notturne complessive in bianco, il piccolo Edward era stato comunque in condizione di tornarsene autonomamente nella sua cameretta, sdraiandosi sul letto e giurando fedelmente a sé stesso che non avrebbe mai più interrotto l'intervallo di tempo concessogli per ristorarsi, a meno che non ci fosse stata una motivazione sufficiente a catturare la sua attenzione. E, nel mentre che cambiava ripetutamente posizione sulla sua povera e scomoda branda, non poteva che percepire, dentro di sé, una sensazione di inquietudine mai sperimentata precedentemente, in nessun ambito della vita. Si chiese più volte se ci fosse una spiegazione razionale dietro quello che gli stava capitando, ma più cercava di sforzare le proprie meningi nel tentativo di comprendere cosa si stesse effettivamente verificando, e meno arrivava alla formulazione di una conclusione logica ed esaustiva. Da dieci giorni, per l'appunto, non faceva altro che sognare la stessa identica cosa. Non aveva nemmeno avuto il coraggio di confidarsi con Albert; era perfettamente conscio del fatto che il suo amico fosse concentrato in tutt'altre questioni e non avesse tempo sufficiente per dedicarsi alle sue fisime mentali, inoltre provava un gran senso di vergogna nel dovergli rivelare il contenuto di ciò che lui era sul punto di definire un vero e proprio incubo, dunque, quando lo scorgeva la sera, dopo che entrambi ritornavano agli alloggi una volta trascorsa l'ennesima ed estenuante giornata di combattimenti, si imponeva di non lasciarsi sfuggire alcun dettaglio relativo a quel tormento onirico che lo stava assillando da, quantomeno, quindici giorni, e riprendeva a comportarsi normalmente, ridendo e scherzando come se nulla di tutto ciò stesse realmente accadendo, e le sue notti trascorressero in maniera placida e tranquilla.

Il giovane avvertì un improvviso spostamento d'aria e si rese conto, scrutando il materasso situato accanto al suo, che Albert si era mosso ed aveva cambiato posizione. Edward si domandò chi o cosa animasse le visioni oniriche del suo compagno, se in quello specifico momento stesse bramando, nella sua mente, l'illusione di poter vedere sé stesso ricongiunto alla propria famiglia. In fin dei conti, quelli erano gli stessi desideri, le medesime aspirazioni, cose che animavano e scombussolavano, incessantemente, anche il suo cuore, dunque per quale assurda giustificazione non figurarseli neppure in dei banali miraggi notturni? Perché, contrariamente alla sua volontà e alle sue aspettative, seguitava, assiduamente, a comparirgli l'immagine di un Messerschmitt tedesco che, puntando nella sua direzione, non gli lasciava scampo ed infine, lo abbatteva senza alcuna pietà? Era, forse, un sogno premonitore? Un avvertimento? Un presagio che gli intimava di rimanere vigile? Era arrivata la sua ora? Doveva morire? Chissà, se così fosse stato, poteva presumere che la sua coscienza ne fosse in qualche modo consapevole, e tentasse pertanto di informarlo? Avrebbe fatto meglio a non presentarsi nei giorni seguenti, fingendo un'indisposizione personale? A dire il vero, non riteneva affatto che Collins gli avrebbe concesso di astenersi dalle sue mansioni per più giorni consecutivi, e non poteva nemmeno fargliene una colpa. Negli ultimi tempi si erano verificati incalcolabili quantità di ammutinamenti volontari, oltre che un crescente e considerevole numero di piloti deceduti nell'arco di appena due mesi. E questi eventi non avevano fatto altro che indurre il loro povero comandante, già stressato eccessivamente dagli incarichi e dalle responsabilità che gli gravitavano addosso, a ripiegare ulteriormente le proprie speranze di riscossione nei due giovani soldati provenienti dall'Hampshire. Per carità, la loro bravura era incommensurabilmente maggiore rispetto alla quasi totalità di nocchieri che circolavano nell'identico plotone, ma l'atteggiamento di Collins, che faceva affidamento solo ed esclusivamente sulle loro persone, non poteva che provocare ai diretti interessati un'indicibile carico di tensione. Spesso aveva, addirittura, trovato il suo migliore amico intento a fissare il vuoto con espressione sconsolata, mentre per quanto riguardava lui, nell'ultimo periodo sentiva di stare cominciando a manifestare sintomatologie compatibili con l'insorgenza dell'insonnia. Dormiva poco e male, tendeva a risvegliarsi in continuazione e, una volta che gli capitava, riprendere sonno era un'autentica impresa.

Ed ora c'era anche quel maledetto sogno a rovinargli nuovamente il riposo. Se qualcuno gli avesse chiesto cosa concretamente accadesse, e perché il solo prospetto di addormentarsi gli facesse quasi accapponare la pelle, non avrebbe saputo dirlo nemmeno lui. All'inizio rientrava tutto nella norma, fin troppo, a dire il vero, si trovava nel suo aereo e sorvolava, come ogni mattina, il distretto della Manica, quello che separa la Francia dall'Inghilterra; la giornata era sempre limpida e splendente nonostante facesse ancora freddo, ed il mare assolutamente tranquillo. Ma poi succedeva che un terrore fatale cominciasse a scaturirgli nel corpo, i peli improvvisamente gli si drizzavano, il respiro accelerava brutalmente e si trovava, a dispetto della sua volontà, non più in grado di controllare il velivolo. Allora prendeva ad agitarsi con orrore, muovendo il capo infinite volte, a destra e a sinistra, per liberarsi e smorzare la sensazione di paralisi, finché non lo intravedeva all'estremità della rotta che stava seguendo. Un Messerschmitt tedesco che puntando visibilmente nella sua stessa direzione, gli si scagliava addosso con ferocia, bombardandolo con talmente tanti colpi da procurare, per reazione, l'immediata distruzione dell'aeroplano, che successivamente vedeva schiantarsi al suolo provocando un tonfo assordante, trascinandolo inesorabilmente con sé. E poi tutto terminava. Riapriva gli occhi solo per ritrovarsi completamente sudato e con il cuore che batteva a mille. Solitamente rimaneva fermo per parecchi minuti, alla sregua di una sorta di immobilizzato, per poi alzarsi velocemente ed uscire dalla propria stanza, nello sforzo di ritrovare la calma perduta per mezzo dell'aria fresca. E si comportò nella stessa identica maniera quella notte. Aprendo la porta con cautela per assicurarsi di non disturbare il suo amico, sgattaiolò fuori indossando esclusivamente un semplice giubbotto per coprirsi dalle folate gelide che infuriavano a causa del vento. Il silenzio regnava sovrano e, fin dove lo sguardo era capace di estendersi, non si distingueva altro se non una spessa coltre di buio che circondava l'intero edificio nel quale alloggiavano, procurando al giovane un intenso senso di inquietudine che, andandosi a sommare con i suoi già turbolenti pensieri, contribuiva solo ed esclusivamente ad aumentare la tensione, percepibile per mezzo delle frequenti palpitazioni. Edward si girò più volte per sincerarsi che nessuno si fosse reso conto del fatto che se ne stesse andando in giro nel bel mezzo della nottata, e, constatato di trovarsi completamente solo, si incamminò silenziosamente verso il piano di sotto, con l'intenzione di recarsi al limitare del bosco per prendere una boccata d'aria fresca. L'aria era incredibilmente fredda e penetrava, letteralmente, nelle ossa, generando nel corpo dell'avventore una sequela interminabile di brividi e tremori, ma nonostante riuscisse a percepire la forza prorompente del vento infuriare contro i vetri delle finestre, facendoli vibrare a più non posso, oltre agli innumerevoli spifferi che scaturendo da alcune crepe presenti all'interno delle pareti, contribuissero a rendere la temperatura del luogo rigida e inclemente, Edward non giungeva a trovare una spiegazione sul perché fosse stranamente oppresso dal caldo. Si era subito accorto di sudare, e, mentre proseguiva in direzione dell'uscita, iniziò a stendersi addosso un fazzoletto che si era ricordato di avere in tasca, nella speranza di tamponare quanto più possibile il flusso ininterrotto che gli stava inzuppando la camicia da notte. Quasi non si prese a schiaffi da solo quando prese coscienza di non aver rivolto nemmeno la più semplice e distratta occhiata verso l'orologio che i due avavano appeso nella loro stanza, non sapeva, di conseguenza, che ora fosse, potevano mancare pochi minuti allo squillo della sveglia, ed il ragazzo non osò immaginare la reazione di Collins nel momento in cui lo avrebbe trovato sveglio e arzillo in mezzo ai campi, a contemplare il paesaggio all'orizzonte. Ma di fatto il sole non era ancora spuntato, il cielo era plumbeo e si notava la permanenza di leggeri sprazzi lunari che rischiaravano la superficie dei terreni. Seguì distrattamente il sentiero che scorreva parallelo al plotone, aspettando con ansia il momento in cui sarebbe sopraggiunta l'alba e, contemporaneamente, rifletteva su una miriade di questioni. La guerra procedeva oramai da mesi, nessuno dei due schiaramenti avversari sembrava essere in grado di prevalere sull'altro o, quantomeno, di assumere posizioni vantaggiose che fossero particolarmente significative; il complesso in cui tutti loro erano ospitati si era, letteralmente, dimezzato da quando lui ed Albert avevano fatto il loro ingresso per la prima volta, e un flusso ininterrotto di nuove reclute sopraggiungeva quasi quotidianamente, con l'obiettivo di rinsaldare le perdite accumulate nelle settimane precedenti. Poteva asserire con piena certezza che, insieme al suo amico, fosse l'unico presente all'interno del circondario del campo fin dall'inizio del conflitto, quando, dopo l'addestramento condotto in un'altra zona del paese, erano giunti sin lì allo scopo di mettere in pratica tutto ciò che avevano imparato a spese di intensi sacrifici e sofferenze. Ogni singolo giorno era equiparabile ad una sorta di lenta ed inesorabile discesa nei meandri oscuri degli inferi, ultimamente anche i suoi compagni, compreso lo stesso Albert, si svegliavano sempre nervosi e agitati, le giornate scorrevano come al solito, all'insegna di combattimenti in cui l'incertezza e il terrore regnavano sovrani. Non c'erano novità, aspettative, comunicazioni che facessero presagire l'imminente conclusione di quelle battaglie assurde e senza alcun senso.

Formalmente, e di questo tutti erano ampiamente a conoscenza, il loro obiettivo primario era quello di proteggere lo spazio aereo, cittadino e portuale, dell'intero territorio inglese. I tedeschi conoscevano la superiorità britannica sui mari, motivo per cui uno scontro che avesse come sfondo principale l'oceano non era assolutamente auspicabile, ecco la ragione per la quale il dittatore che aveva assunto il potere nella loro nazione, quell'omuncolo razzista ed ignorante pateticamente denominato con l'appellativo di ''Führer'', aveva ritenuto opportuno tentare di conquistare la superiorità a livello aeronautico, praticando un'intensa serie di bombardamenti concentrate essenzialmente sulle regioni che presentavano un'ampia densità territoriale. La contea nella quale Edward ed Albert vivevano prima di essere catapultati in quel luogo era stata, fortunatamente e sino a quel periodo, una tra le meno colpite e danneggiate dalle incursioni degli artiglieri germanici. Come aveva affermato Margaret in numerose sue lettere, l'eco degli spari risuonava in città costantemente, lo avvertivano giornalmente da tempo immemore, ma, nonostante il timore e lo sgomento che provocava l'eventualità di ritrovarsi alle prese con degli ordigni catapultati sulle proprie abitazioni, la situazione non si era mai sbilanciata più di tanto.

Edward si fermò accanto ad un'area boscosa che si estendeva, a macchia d'olio, fin dove lo sguardo non era capace di giungere. Incominciava a provare freddo, e si diede, più volte, dello stupido da solo per non essersi portato qualcosa che potesse proteggerlo meglio dalle folate di brezza ghiacciata. Il bagliore del sole illuminava integralmente la pianura, colorando ogni singolo filo d'erba presente, rendendolo brillante ed incandescente. Il panorama comunicava una sensazione di pace perenne, sembrava, quasi, che non potesse accadere nulla di brutto in quei frangenti, che l'esistenza stessa non contemplasse avvenimenti spiacevoli, che tutto avrebbe potuto risolversi per il meglio, senza ricorrere a scelte drastiche e radicali.

Edward percepì uno spiffero d'aria accarezzargli il collo con trepidazione. Si voltò di scatto, come se avesse avvertito la presenza di qualcuno, ma non vide anima viva all'orizzonte. Ritornò, quindi, a fissare il punto che stava osservando qualche istante prima di essere interrotto. La campagna era vasta e densa di arbusti di ogni genere. Se avesse voluto, eventualmente, scappare e nascondersi per un tempo indefinito, avrebbe potuto farlo. Non sarebbero riusciti a trovarlo. C'erano migliaia di luoghi in cui poteva trovare rifugio, inoltre le incursioni aeree dei nemici non avrebbero consentito ai suoi superiori di rivolgere una particolare attenzione nei confronti della sua evasione; non era difficile, bastava essenzialmente mettersi a correre, percorrere un determinato tratto, tale da permettergli di allontanarsi il più possibile, a ciò che sarebbe accaduto avrebbe pensato successivamente.

Edward fece un sorrisetto malinconico quando si rese conto dell'assurdità di quel pensiero, non avrebbe potuto escogitare piano più insensato e sciocco di quello. Non sarebbe mai stato in grado di perdonarsi l'aver abbandonato Albert al suo destino, d'altronde, a dispetto delle congetture prodotte prima di rendersi conto dell'effettiva inattuabilità di quel piano, cosa avrebbe fatto in seguito, se, realmente, fosse filato tutto liscio? Non riusciva a prendere in considerazione l'idea di rientrare nel proprio villaggio, di ritornare dalla sua famiglia. Gli avrebbero fatto molteplici domande alle quali non avrebbe avuto la forza di rispondere. Il rimorso avrebbe caratterizzato la sua intera esistenza, condizionandolo fino alla fine dei suoi giorni. E, se contrariamente ai suoi desideri più profondi, gli fosse sopraggiunta la notizia della morte del suo migliore amico, sapeva che non se lo sarebbe perdonato sino al termine della propria vita.

Edward venne colto, improvvisamente, da un fremito brusco e repentino. La sveglia del campo, infatti, aveva cominciato a risuonare. Il suo trillo squillante era capace di estendersi fino ai meandri più lontani e distanti di quell'area boscosa e solitaria, ed ebbe lo sgradevole effetto di riportare il giovane alla triste realtà. Dimenticando ogni ipotesi di fuga, prese ad incamminarsi velocemente in direzione dell'edificio grigiastro e malconcio. Presumibilmente Albert, come ogni mattina, d'altronde, non aveva udito il suono della sveglia, motivo per cui c'erano buone possibilità che stesse ancora ronfando sotto le coperte, completamente ignaro del fatto che avrebbe dovuto alzarsi alla svelta; con ogni probabilità sarebbe riuscito a rientrare nel loro alloggio senza che l'amico si rendesse conto che il suo compagno si era allontanato nel cuore della notte, andandosene in giro per ragioni inspiegabili e sconosciute.

Edward sollevò per pochi secondi lo sguardo in direzione della volta celeste, rendendosi subito conto della comparsa di nubi all'orizzonte. Prometteva pioggia assicurata ed un'imminente tempesta, e, osservando con più insistenza quell'ammasso di grigiume, quasi si meravigliò del fatto che non avesse ancora incominciato a tuonare fragorosamente. Quell'improvviso mutamento delle condizioni climatiche non poté che provocare una piacevole sensazione nel suo animo, se si fosse presentata una bufera non sarebbero stati costretti a volare, avrebbero potuto prendersi un giorno di pausa da quell'orrido fardello, e riposarsi adeguatamente in attesa dell'indomani. Sapeva, dentro di sé, di essere soddisfatto per quell'evento anche a causa del sogno insistente che da settimane tormentava la sua mente. Ci pensava di continuo e la sua sola rievocazione era sufficiente per provocargli sbalzi di umore repentini e violenti. Di colpo si diede dello sciocco da solo; quel dannatissimo aereo molto probabilmente non esisteva nemmeno, e lui, da insulso quale era, persisteva nel conferirgli tutta quella importanza.

Era quasi giunto alla porta che aveva attraversato qualche ora prima per uscire all'esterno; non doveva fare altro che riattraversarla quanto più silenziosamente possibile, in modo che nessuno si accorgesse della sua presenza. I suoi commilitoni avrebbero anche potuto notarlo, non gli interessava minimamente, la cosa prioritaria era che non lo scorgesse Albert, o, ipotesi ancor più terribile, il comandante. Si voltò e richiuse delicatamente l'uscio dietro di sé, per poi girarsi e sobbalzare dallo spavento quando si ritrovò la sagoma del suo migliore amico di fronte, che lo fissava accigliato e con un misto di incertezza negli occhi.

<< Edward? Dio mi perdoni, sei fottutamente impazzito? Ti ho cercato per tutto questo stramaledettissimo fabbricato, razza di idiota! Dove diamine eri finito? Lo sai che Collins ha dato l'ordine di perlustrare ogni angolo? Teme che tu sia scappato, santo cielo! >>

Edward, al suono di quelle parole, impallidì di getto. Non poteva essere stato fuori tanto a lungo da aver destato un allarme collettivo. Era uscito quando ancora non si intravedeva l'alba, come aveva fatto a passare tutto quel tempo senza che lui se ne rendesse minimamente conto?

<< Collins..Collins mi sta cercando? >> il panico incrinò la sua voce. Già si prefigurava i castighi plausibili per quella condotta, sicuramente a detta dei suoi superiori, senza ritegno; non avrebbe potuto fare altro se non tentare di convincere Collins e chi di dovere del fatto che non intendesse assolutamente fuggire e far perdere le proprie tracce.

<< Ti stava cercando ancor prima di rendersi conto del fatto che eri sparito, a dire il vero. E' entrato nella nostra camera correndo come un toro in una corrida, dovevi vederlo. Mi sono svegliato di soprassalto, per poco non mi veniva un infarto. Si è guardato intorno dieci volte e, rendendosi conto che il tuo letto era vuoto, mi ha chiesto quasi urlando dove diavolo fossi. Non avevo nemmeno fatto caso che non ci fossi..è stato davvero..strano, ecco. Mi sono baluginati alla mente centinaia di pensieri nel raggio di pochi secondi..ho creduto perfino che te ne fossi andato via. Ultimamente ti comporti in maniera insolita, lo sai, amico? Non è da te. Di solito sono io ad avere attacchi di isteria, molte volte mi atteggio da schizofrenico, lo ammetto, ma tu..sei sempre stato la colonna portante, mi capisci, giusto? E' successo qualcosa, Edward? Sai che puoi dirmi tutto quello che ti passa per il cervello. >>

Edward si intenerì enormemente alla spiegazione del suo compagno. Si colpevolizzò più volte per averlo fatto preoccupare in quella maniera, dandosi dell'imbecille per essersi azzardato ad andarsene in giro spassionatamente nel cuore della notte senza avvertire minimamente nessuno.

<< Sto bene..io..ecco, no, forse non sto propriamente bene, ma di questo parleremo un'altra volta, d'accordo? Magari anche stasera. Adesso vedere Collins, immediatamente. Quel bestione starà dando di matto, me lo sento. Spero solo che non abbia chiamato Pole e tutti gli altri. >>

<< Non credo sia arrivato a tanto. Mi ha ordinato di trovarti il più in fretta possibile, è vero, ma da qui ad interpellare quelli dell'intelligence ce ne vuole. >>

<< Non importa. Devo comunque andare da lui. Anche perché se mi stava cercando alle cinque del mattino, vuol dire che deve necessariamente riferirmi qualcosa di grave. >>

Albert fece un cenno di assenso col capo.

<< Presumo tu abbia ragione. Ti accompagno. Andiamo. >>

L'ufficio del capitano era quanto di più caotico e disordinato si potesse umanamente concepire. L'odore dell'immancabile sigaro era disgustoso e perenne, infiniti plichi di fogli regnavano in ogni dove, e la sensazione che i due amici sperimentarono quando furono intimati, con freddezza, ad entrare, fu quella di essersi ritrovati catapultati in un altro mondo. Collins li fissava entrambi con aria contrariata e indispettita, ed Edward percepì il tremore intrinseco della propria mano, che strinse prontamente, senza pensarci nemmeno, a quella di Albert. L'amico lo scrutò qualche istante con stupore, ma successivamente, con grande sollievo del suo compagno, sorrise, rinsaldando ulteriormente la presa. Collins a stento non si fece uscire il fumo dalle narici.

<< Jones, sono estremamente contento di vederla, sa? Temevo non avrei più scorto il suo bel faccino da queste parti. >>

Edward sentì le guance imporporarsi completamente nell'attimo in cui i suoi occhi incrociarono quelli del suo capitano. Sperò vivamente e con tutto sé stesso di essere in grado di ribattere alle sue provocazioni in maniera educata e composta, senza lasciarsi prendere dall'agitazione o dalla voglia di rispondere in modo maleducato.

<< Voglio sperare che lei sia consapevole della straordinaria fiducia che ho sempre riposto nei suoi confronti, caro ragazzo..>>

<< Lo sono. Le assicuro che io..>>

I due ragazzi si trovarono a sussultare contemporaneamente dal terrore quando videro Collins sbattere violentemente sul tavolo di mogano la penna con la quale era intento a scrivere solo pochi minuti prima. Alzandosi precipitosamente dalla sedia, avvicinò di scatto il proprio viso a quello del suo giovane sottoposto.

<< Lei non è nella posizione di ribattere alcunché, mi ha capito, sottospecie di smidollato? Ero già ampiamente a conoscenza del fatto che in questo dannatissimo plotone si disattendessero anche le più basilari regole di comportamento, ma che un moccioso qualunque si azzardasse a scorrazzare per i campi nel bel mezzo della nottata, questo..questo mi mancava, sa? >>

Edward abbassò rapidamente gli occhi, preso com'era dalla voglia di replicare a tono a quelle assurde insinuazioni; avrebbe voluto riferirgli del sogno che lo opprimeva da settimane eludendo il suo riposo, con la capacità che aveva di catapultarlo in meandri angosciosi ed orripilanti, della spossatezza e dell'avvilimento che caratterizzavano la sua esistenza attuale, come contrassegnavano anche quella della totalità dei suoi compagni, del desiderio di fermarsi, di smetterla con quegli avvenimenti assurdi e senza alcuno scampo, del dolore che provava ogni qual volta si ritrovava a dover prendere coscienza della scomparsa di commilitoni e compagni ai quali aveva voluto un gran bene. Ma il volto del suo comandante esprimeva completa indifferenza ed un solido cinismo, volontà strenua di castigarlo per il suo errore senza il più semplice barlume di condiscendenza.

<< Mi dica una cosa Jones..lei dov'è che transita con il suo velivolo, di solito? >>

Edward apparve visibilmente confuso a quella insolita domanda. Presupponeva che Collins possedesse una mappa con tutte le diverse zone di controllo segnate, ma non immaginava minimamente che il capitano non fosse a conoscenza dell'area di transito che da sempre gli era stata affidata.

<< Io..sorvolo quotidianamente la zona est della Manica. Essendo la sua superficie particolarmente estesa, richiede un costante monitoraggio..>>

Gli occhi di Collins si illuminarono al suono di quelle parole.

<< Ha centrato il punto della questione, caro Jones. Glielo concedo, gentile ragazzo, mi meraviglio enormemente del suo essere straordinariamente arguto. Se solo si applicasse un po' di più..sarebbe sicuramente un asso nel nostro repertorio, un coscritto eccellente. Lei, a quanto pare, ha sempre sorvolato il distretto est della Manica, non essendo mai stato affidato ad altre zone d'influenza..dico bene? >>

Edward fece un cenno di assenso con il capo.

<< Peccato che ciò non le servirà più a niente. Dimentichi prontamente tutto ciò che era inerente alle sue mansioni in quello specifico settore. D'ora in avanti voglio che si sposti a sud. Sostituirà il giovane Jacob, deceduto una settimana fa a causa dell'esplosione subentrata al motore per mezzo del bombardamento di un qualche bastardo nazista. Non le occorrerà trastullarsi più del dovuto relativamente a faccende tecniche, non cambia assolutamente nulla in maniera radicale. Comincerà oggi stesso. Mi aspetto un chiaro adempimento a ciò che le ho ordinato, Jones, serio e rigoroso. E' capace di intendere queste mie parole? >>

Il giovane riuscì a mantenere un apparente contegno asserendo di avere inteso ogni singola cosa, quando, dentro di sé, percepiva i battiti del proprio cuore accelerare, senza un'apparente ragione, ad una velocità smodata.

Collins mosse la mano meccanicamente invitandoli, con finta gentilezza, a togliere le tende. Edward ed Albert lasciarono l'ufficio adoperando il consueto saluto militare, sforzandosi nel non palesare apertamente i propri pensieri, per poi scaraventarsi violentemente all'esterno nell'attimo esatto in cui la porta si richiuse con un fragore assordante dietro di loro.

Friedrich non smetteva di osservare la pioggia scrosciante crollare furiosamente al suolo, ed il frastuono provocato consisteva in un rumore talmente fastidioso da urtare terribilmente i nervi già eccessivamente tesi del ragazzo. Non aveva chiuso occhio neanche per un secondo; le fitte alla testa erano a tal punto dolenti da fargli temere di accasciarsi a terra da un momento all'altro. Un pensiero tormentoso ossessionava la sua mente da giorni, non concedendogli un attimo di tregua. Erano, infatti, passate circa tre settimane da quando Schulz gli aveva affidato l'incarico di abbattere l'aereo del soldato inglese, in tutto quel tempo sarebbe dovuto almeno essere in grado di comprendere le sue strategie di combattimento, le zone che controllava più di frequente, notizie ed informazioni che gli avrebbero permesso, in seguito, di apportare un piano vincente per riuscire a prevalergli. Invece non era stato capace nemmeno di rintracciarlo, in tutto quel tempo non aveva scorto il suo velivolo neppure in lontananza; ed il risultato ottenuto era stato quanto di più spiacevole e seccante Friderich si sarebbe mai prefigurato. Schulz si era indispettito enormemente all'arrivo del rapporto quotidiano in cui il giovane gli aveva tacitamente confidato di non essere ancora riuscito ad identificare l'aeromobile del britannico, lo aveva rimproverato più volte con stizza e indignazione, ed era arrivato addirittura ad impartirgli di rimanere in volo quanto più tempo possibile e di non atterrare fino a che non fosse, perlomeno, arrivato a scorgerlo da qualche parte.

Ma quella mattina qualcosa era diverso. Sentiva che non sarebbe andato tutto a finire come nei giorni precedenti, che vi erano una serie di eventi decisivi in atto, e che quello specifico giorno avrebbero avuto modo di concretizzarsi. E questa volta, per sempre.

<< Oggi il destino scopre le sue carte, bastardo. E la sua benevolenza può essere riservata solo ad uno di noi due. >>

Friedrich ebbe un attimo di esitazione nel momento in cui si accorse della comparsa, nella sua mente, di un paio di grandi occhi scuri che lo fissavano con un misto di profonda dolcezza ed ingenuità; ricordò le sensazioni provate nell'osservare quel volto angelico, talmente era delicato ed armonioso, iniziò ad arrossire violentemente e per poco non gli capitò di inveire ai quattro venti. Per tutto quel tempo si era imposto di non ripensarci più, concentrandosi esclusivamente sulla missione che gli era stata affidata. Era, infatti, perfettamente consapevole dell'effetto che rivestiva su di lui, ed il solo rimuginare sull'ipotetico significato non faceva altro se non scatenare un'infinità di paranoie nel suo animo. Si voltò in direzione della branda di Stefan; suo fratello dormiva completamente avvinghiato nelle coperte, dando l'impressione di stare morendo dal freddo. Si era alzato poche ore prima precipitandosi nel bagno a vomitare, per poi ritornare barcollando al proprio letto. Ci si era sdraiato sopra ed aveva iniziato a tremare violentemente. Friedrich si era terribilmente preoccupato viste le sue condizioni; la paranoia era una caratteristica che lo contraddistingueva da tutta una vita. Aveva scandagliato un edificio intero alla ricerca di un termometro e, quando era riuscito a trovarlo, era ritornato correndo nella loro stanza. Stefan aveva effettivamente la febbre alta, dolori interni ed una grande stanchezza. Gli aveva detto di rimanersene a riposo l'intera giornata e di aspettarlo per la cena. Ed ora, mentre fissava quel volto pallido ed emaciato, nonostante la sofferenza ancora paurosamente bello, con le ciocche dorate che gli ornavano la fronte donandogli un candore ed un'innocenza da bambino, non poté che provare un brivido lungo la schiena al pensiero che non era affatto scontato riuscisse a rientrare quella sera. L'ansia gli stava letteralmente divorando il petto; decise, quindi, di partire il più in fretta possibile. Non aveva senso rimuginare ulteriormente, tutte quelle riflessioni alimentavano costantemente e senza alcun freno l'apprensione covata dentro il proprio cuore. Rivolse un'ultima occhiata al fratello, poi si incamminò velocemente verso la porta, aprendola di scatto e richiudendola con altrettanto furore.

Edward sorvolava il distretto sud della Manica come minimo da un quarto d'ora quando il cielo prese a rannuvolarsi ancor più di quando aveva decollato. Aveva salutato Albert con un cenno del capo che esprimeva completamente tutta la sua frustrazione ed angoscia per quella opprimente situazione. Il fatto che Collins li avesse separati proprio non gli andava giù; dall'inizio del conflitto avevano sempre decollato all'unisono, perlustrando le medesime zone d'interesse e recandosi aiuto vicendevolmente quando gli eventi lo richiedevano. Ora si trovava a dover, invece, controllare un territorio di cui non conosceva nessun punto chiave, estremamente più lontano da quello del suo migliore amico, deserto ed assolutamente sconfinato. Pioveva a dirotto ed il mare aveva preso ad agitarsi incredibilmente, onde altissime solcavano l'intero promontorio e i luoghi circostanti; allora una sensazione di profonda inquietudine lo avvolse interamente, facendolo quasi paralizzare dall'orrore. Aveva abbattuto tre velivoli tedeschi da quando si era innalzato in volo; eppure, adesso, percepiva il proprio battito cardiaco aumentare incessantemente, i peli gli si rizzarono su tutte le braccia ed un fremito spaventoso lo fece quasi sobbalzare dalla paura. Il respiro accelerava, l'ansia prese a divorargli ogni singolo centimetro del corpo, e solo allora si rese conto del fatto che qualcosa di terribile stesse per accadere.
E poi, lo vide.
Un Messerschmitt tedesco, totalmente identico, in tutto e per tutto, a quello che da settimane tormentava i suoi sogni non concedendogli un attimo di riposo; virava con velocità inaudita nella sua direzione, tanto che gli parve di assistere ad un chiaro miraggio di morte imminente. Si presentarono le stesse identiche sensazioni sperimentate così tante volte nella raccapricciante visione delle sue notti. Ruotava il capo verso destra, sinistra, non trovando una via d'uscita. Non c'erano alternative, era in trappola. Il cuore era sul punto di esplodergli, gli veniva da vomitare e per poco non si mise ad urlare a causa del panico. Scese velocemente in picchiata con l'intento di sfuggirgli; una raffica di colpi lancinanti presero a colpire la fusoliera. Contrattaccò a sua volta e riuscì ad intaccare una parte del motore, ma non abbastanza da provocare un abbattimento. L'aereo del tedesco si ritrasse ed aumentò improvvisamente di quota; Edward comprese che quella era la sua occasione, salì rapidamente e cominciò ad inseguirlo per l'intera volta celeste, bersagliandolo di colpi ogni qual volta ce l'aveva sotto tiro. Ma il tedesco era furbo e non si lasciava colpire con facilità; scampava quasi ininterrottamente ad un attacco decisivo, riuscendo a gestire il proprio aeromobile con straordinaria abilità. Edward pensò che doveva trattarsi di un pilota assolutamente eccezionale, presumibilmente era un asso dell'aviazione avversaria, un autentico cadetto. Si sorprese di non aver mai avuto precedentemente l'occasione di misurarsi con lui. Forse non sorvolavano le stesse zone, o magari quella che stava avvenendo era una pura casualità.
Ad un certo punto si ritrovò a strillare di getto. Il tedesco aveva danneggiato irreparabilmente il suo motore. Stava andando in fiamme, riusciva a vedere la coltre di fumo fuoriuscire con stupefacente rapidità. Subito si allontanò dal mare e dal promontorio, decise istantaneamente di ritornare indietro, verso terra, verso il suo campo. Se l'aereo si fosse schiantato nell'oceano non avrebbe avuto nessuna speranza di sopravvivere, doveva, quantomeno, tentare di planare dolcemente sul terreno se voleva avere almeno una probabilità di uscirne vivo. Il crauto era in una posizione di vantaggio, maledizione, doveva necessariamente arrischiarsi a sperimentare una manovra azzardata se voleva capovolgere la sorte! Non sarebbe morto per lasciare in vita un dannatissimo crucco, non dopo aver compreso tutto il male che la loro folle ideologia stava arrecando a delle povere persone innocenti! Animato da una furia prorompente ed imperiosa, cominciò a danneggiare brutalmente entrambe le ali dell'apparecchio, per poi assestare uno sparo letale che fece, letteralmente, disintegrare l'elica del mezzo. La macchina iniziò ad oscillare impetuosamente, e nel momento in cui si contrasse, avviandosi a precipitare con sempre maggiore celerità, seppe con certezza che il bastardo aveva perduto il controllo. Si scoprì attonito nel seguire, con un cupo presentimento nello spirito, la discesa infernale di quella costruzione che, pochi minuti prima, aveva cercato di spedirlo nell'aldilà.

Friedrich lottava assiduamente per mantenersi in volo e non precipitare. Ma i comandi non rispondevano più; sembrava che tutto si fosse completamente arrestato, che nulla potesse intervenire in suo soccorso, e che il suo destino fosse quello di lasciare il mondo da un momento all'altro. Chiuse gli occhi ed una lacrima solitaria solcò il suo viso pallido e corruciato dalla disperazione; inutile dire che il suo ultimo pensiero, prima di schiantarsi al suolo, fu per Stefan.




 

   
 
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