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Autore: PrimPrime    24/08/2022    1 recensioni
Garlis non riesce proprio a sopportare Ariha, e come biasimarlo?
È un suo nemico, generale dell'esercito contro cui combatte una guerra interminabile, ma c'è dell'altro.
Garlis si porta dentro un dolore che non lo abbandonerà mai, per tutta la durata della sua vita immortale.
L'incontro con Ariha, che gli ricorda inevitabilmente qualcuno del suo passato, cambia la situazione... ma non è detto che sarà un cambiamento in positivo.
"Sono le esperienze che viviamo a renderci ciò che siamo. Di conseguenza, sono i nostri ricordi legati a quelle esperienze a renderci ciò che siamo.
Se non ricordassimo anche solo una parte di ciò che abbiamo vissuto, saremmo senza dubbio persone diverse."
Genere: Angst, Fantasy, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shonen-ai, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Mentre scrivevo questa storia mi sono ritrovata a pensare al simbolo dello Yin e Yang.
Esso rappresenta due energie opposte ma in armonia, che si completano a vicenda.
Lo yang (bianco) è un’energia positiva, luminosa, mentre lo yin (nero) è un’energia negativa, però non ci sono mai solo il bianco o solo il nero. C’è una piccola parte di nero nel bianco e, viceversa, una piccola parte di bianco nel nero.

Sono le esperienze che viviamo a renderci ciò che siamo. Di conseguenza, sono i nostri ricordi legati a quelle esperienze a renderci ciò che siamo. Se non ricordassimo anche solo una parte di ciò che abbiamo vissuto, saremmo senza dubbio persone diverse.

Buona lettura.


 
Copertina della storia, disponibile anche su Wattpad.
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Una Luce nel Buio

 

Quando procedeva a passo sicuro tra la gente della città, tutti si giravano a guardarlo.
Che fosse sul campo di battaglia, in strada o al quartier generale della gilda, i presenti lo riconoscevano e si spostavano per farlo passare, mostrando l'infinito rispetto che provavano nei suoi confronti.

Garlis Glitz, il più giovane Portatore di Luce dei suoi tempi, era senza dubbio il guerriero più ammirato. Era il migliore, quello che combatteva sfoggiando abilità ed eleganza, senza mostrare un minimo di esitazione o di fatica.

Aveva raggiunto un livello che molti maestri del combattimento potevano solo sognare, ma ciò non scatenava la loro invidia.
Si trattava del più degno fra tutti a ricoprire il ruolo che gli era stato assegnato, fardello gravoso ma necessario alla sopravvivenza collettiva.

Nessuno sapeva che aveva nel cuore un grande dolore, sepolto ma mai dimenticato; dolore che si era riacceso ultimamente, arrecandogli un profondo turbamento che niente e nessuno avrebbe potuto sanare.

Nemmeno i membri della sua squadra, che gli erano vicini e lo conoscevano meglio di chiunque altro, ne erano al corrente.
Attraverso la sua facciata di serenità, positività e modestia, non trapelava altro che la sua immagine di persona amabile ma inarrivabile, e di soldato affidabile, al fianco del quale sfidavano la morte ogni giorno.

Soltanto il Saggio del Santuario, suo confidente in passato, era stato in grado di immaginare la sua sofferenza. Soltanto lui, al quale Garlis aveva chiesto spiegazione degli eventi recenti, ma che non aveva saputo dargli buone notizie; lui che era già anziano quando il giovane Garlis aveva iniziato a frequentare l'accademia militare, molti decenni prima.

Quel giorno, il Portatore di Luce era stato convocato alla gilda degli avventurieri per una missione speciale. Ad attenderlo, insieme al capo della gilda, c'erano il comandante dell'esercito del regno e lo stesso Saggio, che di rado si era visto al di fuori del Santuario.

Entrando nell'edificio, Garlis attirò subito gli sguardi dei presenti.
La sua armatura bianca lucente lasciava pochi dubbi riguardo a chi fosse.
La sua stessa pelle, chiara come l'ambra fatata, brillava leggermente di una luce confortante.

Aveva un'altezza nella media degli uomini del regno e la sua figura, un tempo esile, era stata caricata dalla forza degli antichi. I suoi capelli castani erano lunghi, raccolti in una coda morbida e bassa che lasciava libere due trecce, le quali partivano dalle tempie per terminare a metà del suo busto.

Il suo passo era leggero ma sicuro, negli stivali bianchi composti dal metallo più resistente che esistesse in tutto Ellis, lo stesso che componeva la sua intera armatura.

Il suo aspetto androgino incantava sia gli uomini che le donne e, malgrado all'apparenza fosse delicato e quasi femminile, Garlis era uomo nel corpo e nell'anima.

Si era fatto accompagnare, come sempre, dai suoi compagni di squadra, amici fedeli con i quali divideva il campo di battaglia da anni. Solitamente, dove andava lui c'erano anche loro.

Si trattava di Oris, lo spadaccino venuto dal sud, che, con le sue tecniche di combattimento peculiari, non era secondo a nessuno; Anite, la maga del tuono, che scagliava saette sugli avversari; infine Vellga, l'esploratore, capace di mimetizzarsi nella natura e di fiutare i nemici a distanze incredibili.

Garlis era sempre stato solo, a comandare gli eserciti del regno. Persino i suoi amici dell'accademia, quando lui era stato scelto come Portatore di Luce, gli si erano allontanati, quasi intimoriti dal suo ruolo.

Quando poi, negli ultimi anni, era stato necessario che prendesse parte a piccole missioni da svolgere in segreto, il capo della gilda e il comandante dell'esercito gli avevano suggerito di capeggiare una squadra, proponendogli i migliori avventurieri tra cui scegliere.

Garlis non era l'unico del suo gruppo a essere stato all'accademia militare. Anche Vellga aveva avuto la stessa formazione, sebbene molto tempo dopo di lui. Si era però allontanato dagli insegnamenti ricevuti per iscriversi alla gilda invece che arruolarsi, non sopportando più le regole ferree che l'esercito imponeva.

L'esploratore aveva inoltre il suo incredibile fiuto, dono che si vedeva nel regno per la primissima volta. Aveva deciso di mettersi al servizio della gilda, così da poter sfruttare quella dote naturale e allo stesso tempo poter vivere a modo suo.
La scelta si era presto rivelata felice, dato che era stato in grado di scalare la classifica dei migliori, insieme alla sua squadra di allora.

Quando poi Garlis aveva dovuto formare la propria, aveva scartato gli altri membri del gruppo per avere al suo fianco solo Vellga, alleato unico nel suo genere.

Il ragazzo non sopportava le restrizioni eccessive ma, finché non gli si chiedeva troppo, obbediva di buon grado agli ordini: quando erano insieme, i membri della squadra del Sol Notturno si consideravano alla pari, ma in missione era Garlis ad avere l'autorità di prendere decisioni per tutti loro.

L'esploratore aveva i capelli neri, tagliati corti in modo disordinato. Sulla fronte portava una bandana verde con il simbolo del gruppo, che arrivava quasi a coprirgli gli occhi ma non gli impediva affatto di vedere.
Il suo sguardo, sempre serio, era considerato minaccioso da molti.

Oris invece aveva sempre il sorriso sulle labbra, anche nelle situazioni critiche, ma aveva anche la mano sinistra fissa sull'elsa e non esitava mai a sguainare la sua spada dalla lama lunga, sottile e affilata.

Giungendo da lontano, non era stato ben visto dagli abitanti della città all'inizio, perciò si era abituato a risolvere i conflitti sfidando gli altri a duello, e vincendo ogni volta.

La sua chioma scarlatta lo rendeva subito riconoscibile, ma l'aveva tagliata corta di recente, per essere più libero nei movimenti. Malgrado la sua giovane età aveva una leggera barba, tipica di chi viveva al sud, che lo faceva apparire più grande.

Anite, poco più grande di lui, dava invece l'impressione opposta. I suoi capelli erano lunghi, di color castano scuro, e la sua pelle chiara profumava di frutta acerba; fragranza che, secondo lei, contribuiva alla sua immagine da ragazzina.

Sempre vestita di colori scuri, la maga era stata una criminale prima di essere chiamata alla gilda.
Aveva macchiato la sua reputazione con innumerevoli furti, ma non era mai stata catturata. Viveva per strada e usava i pochi soldi che aveva per andare a divertirsi.

La situazione era proseguita in questo modo finché non aveva fulminato un uomo che voleva farle del male, rivelando così i suoi poteri e facendosi quindi notare dalle guardie cittadine.

Erano in pochi, nel regno, ad avere un potenziale magico, perciò la ragazza era stata riabilitata, con la promessa che avrebbe potuto lavorare per la gilda. L'idea non le era sembrata il massimo, ma l'aveva accettata pur di non essere mandata al patibolo.
Aveva scoperto così la gioia di lavorare in squadra, svolgere missioni e guadagnarsi da vivere onestamente.

Andava ancora a divertirsi con gli sconosciuti la sera, ma non lo faceva più come una criminale senza una casa in cui tornare.

Quando era stata scelta per la squadra del Sol Notturno, non aveva potuto far altro che accettare, cogliendo l'opportunità migliore che le potesse capitare in vita sua.

Valeva per tutti e tre, ma all'inizio erano comunque intimoriti all'idea di lavorare a stretto contatto con il Portatore di Luce. Quando lo avevano conosciuto meglio, e lui si era rivelata una persona piacevole e ragionevole, avevano tirato un sospiro di sollievo.

Lui stesso aveva mantenuto le distanze con loro i primi tempi, essendo ormai abituato a stare da solo, ma presto avevano finito per diventare amici, inevitabilmente.

Garlis era ancora riservato su certi argomenti, ma apprezzava la loro compagnia e sapeva di poter affidare la sua stessa vita ai compagni... Anche se, in realtà, quando era asceso era diventato immortale, perciò erano loro tre a far affidamento su di lui.

Era l'unico Portatore di Luce a Trina, città di confine.

Erano in pochi a essere come lui, infatti era possibile nominare un Portatore una volta ogni mille anni. Garlis era un semplice soldato del regno quando il Saggio del Santuario gli aveva comunicato che sarebbe potuto diventare uno di essi e gli aveva chiesto se avrebbe accettato l'incarico.

Lui non credeva di avere un potenziale di luce tale da poterlo diventare davvero, ma capì che si sbagliava. Il Saggio faceva la sua scelta solo tra chi aveva più potenziale, prendendo in considerazione gli abitanti dell'intero regno.
Alla fine annunciò che Garlis ne aveva più di chiunque altro del suo tempo, perciò fu una scelta ovvia.

Temeva di non essere in grado di ricoprire un ruolo tanto importante, ma aveva al suo fianco qualcuno che lo convinse del contrario; qualcuno che lo avrebbe sostenuto nel suo nuovo compito, almeno finché avesse avuto vita, per questo si decise ad accettare.

Sapeva che la sua immortalità gli avrebbe procurato molto dolore, ma si convinse che era quello il suo destino e si decise a far ancora più tesoro dell'amore e del sostegno che riceveva da chi aveva accanto.

Si promise che non l'avrebbe mai trascurato, malgrado i suoi nuovi impegni, perché sapeva che il loro tempo insieme era limitato... Ma non credeva che sarebbe stato così limitato.

Si ritrovò presto solo, e l'amore che aveva ricevuto divenne un vuoto dolceamaro nel suo cuore, doloroso e incolmabile.

Da quasi cento anni vegliava su Trina e le zone circostanti contro le incursioni dei soldati di Viss, regno vicino, con i quali si era scontrato spesso in battaglia.
In quanto Portatore di Luce, aveva il dovere di combattere per il bene degli abitanti del regno di Reyn.
Ultimamente, però, una calamità sconosciuta si era abbattuta su tutti loro.

Il loro mondo, Ellis, era caratterizzato dalla continua lotta tra il bene, rappresentato da Reyn, e il male, rappresentato da Viss. Si dividevano i territori emersi, senza che uno prevalesse mai definitivamente sull'altro.

Qualcosa però stava minacciando l'energia di Ellis, che manteneva in vita tutte le creature. Si stavano verificando terremoti, violente tempeste, mentre in altre zone la vegetazione moriva senza apparente motivo.
Diverse squadre di avventurieri erano state mandate a indagare, ma nessuna aveva scoperto la causa di tale malessere.

Probabilmente il Sol Notturno era stato chiamato alla gilda per una missione relativa a questo.
La ragazza al banco informazioni li notò e lasciò la sua postazione per accompagnarli alla porta che conduceva sul retro, dove si discutevano le questioni importanti.

Garlis varcò la soglia per primo, ritrovandosi davanti i tre uomini che lo avevano convocato: Gareth Lanne, capitano dell'esercito del regno, Silen Val, capo della gilda degli avventurieri, e infine il Saggio del Santuario, il cui nome era andato perduto nel tempo.

Quest'ultimo, con le sue rughe profonde, dimostrava tutti i millenni che aveva vissuto. Malgrado l'apparenza, però, era in grado di muoversi agilmente se l'occasione lo avesse richiesto.

Era un uomo basso, avvolto in un mantello blu, e teneva in mano uno scettro in legno nodoso che terminava incorniciando una pietra del color della notte.

Negli ultimi tempi Garlis lo aveva visto una sola volta, qualche anno prima, e non era stata un'occasione piacevole.

Il loro sguardo si incrociò per un istante e per il giovane fu impossibile intuirne lo stato d'animo attraverso i suoi occhi, fessure sottili indurite dal tempo.
Quanto a lui invece, per poco la sua facciata serena non cadde.

Prima che fosse troppo tardi si decise a concentrarsi sugli altri e il suo sorriso accennato si fece più convincente.
"Buongiorno," disse solamente, entrando per permettere ai compagni di fare lo stesso.

Non servì presentarsi poiché tutti loro si conoscevano già.
Anche il resto della squadra salutò e gli uomini che li attendevano ricambiarono sfoggiando dei sorrisi forzati. Solo il saggio rimase in silenzio, impassibile, a osservarli tutti attraverso le sue fessure.

Leggere le espressioni degli altri due fu facile per Garlis. Stavano già parlando prima del loro arrivo e pareva che fossero preoccupati.

Si sedettero con loro al tavolo dalla forma ovale, mentre una ragazza a servizio della gilda versava loro del tè profumato di fiori.
Anite si leccò le labbra e lo assaggiò per prima, impaziente di scoprirne il sapore raffinato. Alla gilda servivano sempre cose buone durante le occasioni di quel tipo, quasi volessero comprare il favore degli ospiti con quelle delizie, ormai lei lo aveva capito.

Vedendola così di buon umore dopo il primo sorso, anche Oris si persuase ad assaggiarlo, occupando in quel modo lo strano silenzio che si era subito creato.
Invece Garlis non degnò di uno sguardo la sua tazza, più interessato al motivo per cui era stato convocato, e come lui anche Vellga.

"Come avrete immaginato, siete stati chiamati qui perché abbiamo una missione importante da affidarvi." Iniziò Silen, facendosi serio. "Riguarda l'energia di Ellis, le calamità che si stanno abbattendo su questo mondo."
Tutti i presenti rimasero in silenzio e chi stava bevendo smise di farlo, comprendendo che l'argomento era serio.

"Avevamo convocato solo Garlis Glitz in realtà, ma sapevamo che vi sareste presentati insieme." Si intromise Gareth.
"Chiamatemi solo Garlis, per favore." Intervenne il diretto interessato.
Aveva dimenticato il numero di volte in cui aveva dovuto ripeterlo, ma certe persone non lo ascoltavano, considerandola forse una mancanza di rispetto nei suoi confronti.

"Garlis, come desideri." Rispose il capitano dell'esercito, liquidando la questione con poca convinzione.
"Tornando a noi." Li interruppe Silen. "Il Saggio del Santuario ha delle nuove informazioni a riguardo, e una missione da affidarvi."

Scoprendo che gli sarebbe stata affidata direttamente dal Saggio, il Portatore di Luce si preoccupò ulteriormente, ma non lo diede a vedere. Rimase serio, concentrato, in attesa di saperne di più.

Il vecchio si schiarì la voce e schiuse le labbra secche per continuare lui stesso.
"Pensavamo che le calamità si stessero verificando solo qui a Reyn, invece sta succedendo lo stesso anche a Viss."

Batté un colpo a terra con lo scettro e la pietra blu prese a luccicare. Cambiò colore fino a mostrare le terre verdi, paludose e montuose del regno nemico: pianure diventate deserti, paludi prosciugate, montagne che franavano.
"Pensavamo che fossero causate dalle forze maligne di Viss, invece anche il loro regno ne è vittima."
Fece una pausa durante la quale osservò i suoi interlocutori, rimasti sorpresi.

"Se non si tratta di noi né di Viss, cosa sta causando tutto questo?" Domandò Garlis, dando voce ai pensieri di tutti.
"Ancora non lo sappiamo." Rispose il vecchio, impassibile. "Qualsiasi cosa sia, la fonte dell'energia di Ellis ce lo mostrerà."

La pietra mutò di nuovo mostrando delle nuove immagini. Un bosco dal terreno rossiccio, con alberi viola dalle foglie luminose.
"È qui che essa si trova, nel territorio neutrale tra i regni. Questo luogo è strettamente collegato all'energia interna del nostro mondo."

"È là che dobbiamo andare?" Domandò ancora Garlis, determinato a partire subito per scoprire cosa stesse succedendo.
"Sì, ma non è tutto. Queste informazioni mi sono state mostrate in sogno dal Saggio di Viss."

L'incredibile rivelazione spiazzò tutti i presenti meno Gareth e Silen, che l'avevano già udita prima del loro arrivo.
Il vecchio sollevò una mano e fece segno di rimanere in silenzio perché potesse finire, quindi schiuse di nuovo le labbra.

"Come saprete, anche a Viss c'è un Saggio con il potere di percepire il potenziale dell'oscurità, così da poter nominare i Portatori. Ha capito che sarà necessaria una collaborazione per mettere fine alle calamità, poiché l'energia di Ellis deve tornare in equilibrio. Manderà un gruppo di combattenti guidati da un Portatore di Oscurità nelle terre neutrali, e quando vi sarete riuniti con loro potrete decidere come procedere per portare a termine la missione con successo."

"È una trappola." Intervenne Vellga, che non riusciva a credere a ciò che stava proponendo loro il vecchio.
"Vorrei che lo fosse, così potremmo ignorarla, ma non è così. Ho visto coi miei occhi cosa sta succedendo all'energia di Ellis, non abbiamo molto tempo."

Calò di nuovo il silenzio, più pesante di prima.
I membri del Sol Notturno si guardarono tra loro, preoccupati, meno Garlis che aveva mantenuto lo sguardo fisso sul Saggio, intuendo che le brutte notizie non erano finite.
"Non sarete soli, vi affiancheranno dei soldati dell'esercito." Intervenne Gareth, quasi per rassicurarli.
"E dei maghi elementali della gilda." Aggiunse Silen, ma l'espressione seria del Portatore non mutò.

"Chi è il Portatore di Oscurità con cui dovremo collaborare?" Chiese, rivolto al Saggio.
"Il nuovo generale di Viss, Ariha."
Garlis sgranò gli occhi perdendo del tutto la sua facciata di tranquillità. Il suo timore si era rivelato fondato.

Non aveva mai combattuto direttamente con Ariha, ma lo aveva visto molte volte sul campo di battaglia.

La strategia dell'esercito di Reyn prevedeva che i Portatori di Luce combattessero in prima linea, attirando contro di loro le forze nemiche e proteggendo gli altri soldati il più possibile, aiutandoli a sfondare le difese avversarie.

A Viss operavano in modo diverso, tenendo i Portatori nelle retrovie, dove avrebbero potuto dirigere le operazioni dei sottoposti.
Chi a Reyn era uno strumento, a Viss era un generale di nome e di fatto.

Per questo motivo Garlis non ci aveva mai avuto a che fare da vicino, né era stato in grado di avanzare tra i nemici fino a raggiungerlo; non gli era permesso allontanarsi troppo dai compagni che avrebbe dovuto proteggere e guidare, inoltre non avrebbe avuto senso raggiungere il generale nemico, immortale proprio come lui.

Malgrado ciò, gli era bastato un primo sguardo da lontano per riconoscere il suo viso e rimanere sconcertato.

Quella volta, dopo la battaglia, si era recato dal Saggio del Santuario per chiedergli cosa fosse successo e come fosse possibile.

Il vecchio aveva verificato la cosa usando i suoi poteri, per poi rispondergli: "A volte, le persone vicine ai Portatori di Luce sviluppano un potenziale oscuro. Lo avranno percepito in lui e portato dal loro Saggio."

Il mondo di Garlis era crollato di nuovo a quell'affermazione, e ora cercava di tenere insieme i pezzi a fatica, combattendo continuamente con il dolore.

Era successo poco più di sei anni prima.

"State suggerendo di unire le forze con dei soldati Viss, guidati da un Portatore di Oscurità per di più, ed esplorare quelle zone in cerca di... cosa? Una fonte magica che forse non esiste nemmeno? Ci uccideranno molto prima di arrivarci!" Esclamò Anite, riempiendo l'ennesimo silenzio.

"Garlis, va tutto bene?" Gli chiese Oris, seduto accanto a lui, notando la sua espressione.
"Sì..." Rispose, quindi gli rivolse lo sguardo più tranquillo che riuscì a fare. "Penso solo che questa cosa non potrà funzionare."

Invece di rispondere, il vecchio estrasse un documento e lo mise sul tavolo davanti a tutti.
Era firmato e timbrato, anche se non riconobbero il nome del firmatario.

"È arrivato con un messaggero. Il Saggio di Viss giura sul suo onore che la squadra da lui inviata non tenterà di uccidervi. Se non rispetteranno questo suo ordine si consegnerà a noi come prigioniero, il che significherebbe che non ci saranno altri Portatori di Oscurità." Spiegò Gareth, posando l'indice sul foglio.

I tre avventurieri rimasero senza parole, ma la cosa non bastò a convincere Garlis.
Se da una parte avrebbe voluto incontrare Ariha, dall'altra era consapevole che si trattava di una pessima idea, che avrebbe messo in pericolo i suoi compagni e non sarebbe servito a niente, se non a provare altro dolore.

"Se è arrivato a tanto, significa che è necessaria la vostra presenza." Aggiunse Silen, nella speranza di convincerli.
"Non abbiamo scelta, non è così?" Chiese il Portatore di Luce, passando lo sguardo su Gareth e poi su Silen.
"Questa è la città più vicina alle terre neutrali, per questo la richiesta è stata mandata a noi. Se rifiuti, sarà inoltrata a un altro Portatore, ma ci vorrà più tempo." Specificò il capo della gilda, in difficoltà.

"Come pensavo," rispose Garlis, alzandosi in piedi.
Andò alla finestra della stanza, quindi diede le spalle ai presenti per guardare all'esterno.
La città di Trina appariva serena, come se non stesse accadendo niente di male, ma presto le calamità si sarebbero abbattute anche lì, non potevano dirsi al sicuro.

"Garlis, capisco perché tu non voglia collaborare con Ariha, ma è necessario. È quello che sei chiamato a fare adesso, per proteggerci tutti", sottolineò il Saggio, con fare paterno.
Il Portatore si voltò a guardare i compagni che annuirono convinti.
"Accettiamo", rispose, ma non riuscì a farsi vedere sicuro di sé.
 




Garlis, realizzato con Midjourney
   
 
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