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Autore: syila    04/09/2022    4 recensioni
Il passaggio dal vecchio al nuovo secolo preoccupa la Piccola Società degli Immortali parigini.
A placare gli animi arriva un Anziano del Sangue, attirato più dal cartellone teatrale dell'Opera che dai suoi doveri nei confronti della comunità.
La scelta di condividere il palco con uno sconosciuto sarà una gratificante ricompensa, anche se si rivelerà fatale all'altro spettatore.
A distanza di decenni il ricordo di quell'episodio si presenta insieme all'occasione di acquistare un vecchio disco, che il vampiro non si lascia sfuggire, chiudendo nel sangue ciò che col sangue era cominciato.
Genere: Malinconico, Mistero, Sovrannaturale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Victoriana'
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Nel Foyer

ATTO I°

"Scherza coi fanti e lascia stare i santi"

Il Conte aveva indugiato troppo a lungo nello scintillante foyer del teatro.
Era lì dalla fine del Primo Atto.
Quando aveva chiuso la porticina di legno del palco dietro di lui risuonava ancora il cupo monito baritonale del sacrestano.
Vide il grande ambiente affollarsi pian piano e traboccare fino all'orlo di eleganti dame in toilette da sera: il busto stretto nei corsetti, i seni rosa sotto le candide trasparenze della mussola, gli occhi invidiosi delle perle e i cammei altrui.
Quello spettacolo gli saturava l'anima provocandogli un vago senso di nausea, come un bouquet di rose interamente fiorite e già sul punto di decomporsi.
L'arrivo dei suoi ospiti disturbò solo in parte la contemplazione del mondo che gli ruotava vorticosamente attorno.
Loro erano i punti fermi di quel mondo e per ribadirlo ai suoi pari era stato costretto a lasciare il suo austero rifugio di pietra grigia affacciato sul Golfo di Biscaglia.
Non tutti gli Immortali guardavano il tempo scorrere allo stesso modo e non tutti potevano contare sulla sua serena atarassia.
Nonostante duecento anni di pensiero razionale, progresso scientifico e positivismo la paura che il nuovo secolo portasse sconvolgimenti anche nella Piccola Società agitava gli animi più suscettibili e poteva accendere fuochi pericolosi, che non si sarebbero esauriti negli giochi pirotecnici del Capodanno.
Nessuno dei convenuti sospettò che il luogo scelto per la riunione fosse la gratificante contropartita richiesta dall'anziano per assolvere ai suoi doveri; presero congedo impressionati dalla disponibilità dell'Ospite e tornarono alle loro dimore ad accertarsi che la fine dell'anno non coincidesse con la fine del mondo.

ATTO II°

Vissi d'arte
Vissi d'amore,
non feci mai male
ad anima viva...

Claude Auguste raggiunse il palco e valutò gli esiti dell'incontro.
Una nuova stagione di caccia stava per aprirsi e presto un torrente di sangue sarebbe stato versato lungo le strade francesi ed europee.
Esattamente come le piante al risveglio della Primavera anche la natura dei vampiri avvertiva il cambio di stagione: il nuovo secolo portava nell'aria allettanti promesse e opportunità impossibili da ignorare.
Nella Piccola Società si sarebbero regolati i vecchi conti in sospeso, sfoltendo i rami improduttivi e permettendo all'albero di innalzarsi più robusto verso la nuova Era.
La sua fazione la chiamava Evoluzione, i Predatori Selezione naturale, i Concilianti un Male necessario, ma si trattava in realtà di una guerra silenziosa che da un'epoca all'altra modellava e definiva i ranghi degli Immortali.
Immerso in queste riflessioni, si era accorto in ritardo che la porta era stata aperta, poi furtivamente richiusa e l'ombra di una elegante rendigote nera aveva preso posto sulla poltroncina vuota accanto a lui.
In effetti, sul registro delle prenotazioni figurava un certo monsieur Morel.
Aveva appreso con disappunto della forzata convivenza tuttavia, considerati i tempi stretti in cui si era mosso, aveva ottenuto un buon palco.
Nella malasorte era stato fortunato: la compagnia di una donna avrebbe invaso il suo spazio privato con chiacchiere, risolini e sospiri, che a malapena sopportava durante le riunioni mondane.

Vedi le man giunte io stendo a te
Ecco vedi, e mercè di un tuo detto
vinta aspetto.
- Sei troppo bella Tosca
e troppo amante.
Cedo - a misero prezzo!
Tu a me una vita,
io a te chieggo un istante!


Rassegnato, girò il capo verso lo spettatore.
Non intendeva socializzare, però non avrebbe tollerato un rumoroso trombone pieno di catarro.
Invece quello che vide lo folgorò e in un istante la malia dello spettacolo impallidì, precipitando verso l'abisso.
Monsieur Morel gli offriva il gentile profilo di un giovane ventenne, assorto o meglio: completamente ipnotizzato dal palcoscenico.
Desiderò ed ottenne dai Doni del Sangue che guardasse lui allo stesso modo; l'Opera ormai aveva perso le sue attrattive e rimaneva la voluttà insoddisfatta.

L'ora è fuggita
e muoio disperato!
E non ho mai amato tanto la vita!

In scena, nello spazio angusto della cella, Cavaradossi stava affidando le sue memorie alla penna, sopraffatto dall'intensità del ricordo di Tosca.
Nell'ombra soffice del palchetto la mano del giovane lasciò con angosciosa lentezza il velluto imbottito della balaustra e scivolò inerte sul pavimento.
Cadde riverso tra le braccia amorevoli del suo assassino senza produrre suono, catturato dal velo di oscurità teso a proteggere quel piccolo anfratto dagli sguardi curiosi dei palchi vicini.
Il suo petto si sollevò un ultima volta, lasciando che l'anima salisse alle labbra insieme ad un flebile sospiro e il Mostro la vide innalzarsi libera verso vette che a lui erano state ormai precluse.

Non rialzarti innanzi ch'io ti chiami.
-No amore.
E cadi bene, come la Tosca a teatro.
-così.

Dov'era ora il flusso impetuoso… l'unico a meritare il nome di Vita?
Un guscio vuoto, benché attraente, era solo un'altra promessa disattesa per chi si ostinava a cercare un frammento d'immortalità in una specie destinata al disfacimento.
Ciò che si trovava a terra non somigliava più a quello che avrebbe potuto amare.
La scoperta lo rattristò.
Si chinò su di lui e prese a ricomporlo: diede alle sue membra una postura più casuale e scomposta, gli accostò una poltroncina rovesciata.
Qualche maschera l'avrebbe trovato più tardi e superato l'orrore del momento avrebbe cercato un dottore in sala e questi avrebbe constatato il fatale abbandono del suo cuore ad un’emozione troppo grande.
Non si poteva ipotizzare un crimine se mancavano un movente, le prove e l'arma del delitto.
Il Conte chiuse la porticina sugli occhi vitrei e spalancati di monsieur Morel che lo cercavano ancora, ma non avevano più nulla da dirgli, poi uscì e lasciò che bufera decembrina coprisse il suo rimpianto.



"Per questo mon amì è davvero necessario che le spieghi perché ancora oggi io non riesca ad ascoltare la Tosca senza provare un autentico fremito emotivo?"
L'uomo staccò la puntina del grammofono dal vecchio disco; aveva atteso che percorresse fino all'ultimo solco, perdendosi in un morbido fruscio, prima di formulare la domanda che concludeva il suo lungo monologo.
L'antiquario lo aveva ricevuto in casa nel tardo pomeriggio.
Doveva disfarsi di una collezione di vinili dimenticata dentro un pregevole baule da viaggio, da cui prevedeva di ricavare un buon guadagno.
I dischi invece, specie gli ingombranti 78 giri, non li voleva più nessuno a parte qualche arredatore d'interni o i sempre più rari amanti del melodramma.
Così, quando avevano telefonato per contrattare l'acquisto della serie esposta nella vetrina del suo negozio, aveva fissato l'appuntamento senza esitare.
La luce liquida dell'abat-jour delimitava un precario alone ambrato attorno a loro, mentre il resto della stanza era stato inghiottito dall'ombra, come se non fosse mai esistito.
"Riesce ad immaginare quanto alla mia età certi sussulti siano rari e cosa rappresenti questo disco per me?"
L'antiquario annuì nervosamente; il suo istinto presentiva un pericolo nell'uomo dai modi pacati e aristocratici seduto davanti a lui.
Desiderava concludere in fretta la trattativa, perciò gli propose una cifra ridicola; sarebbe stato contento di chiudere in perdita pur di farlo in fretta.
"Non si affanni nel voler fissare una cifra a tutti i costi… per un collezionista queste perle sono senza prezzo, esattamente come la storia che le ho appena raccontato."
L'uomo dai capelli rossi sembrava ignorare il palese disagio del padrone di casa, continuava a parlare con flemma, mentre lui affastellava un precario argine di parole tra sé e l'inquietante ospite.
"Ah… dice che non era necessario e sa essere una persona molto discreta, eppure quella domanda era nei suoi occhi fin da quando ha aperto la porta e mi ha fatto, imprudentemente, accomodare. Tra poco anche i suoi occhi al pari di quelli di monsieur Morel non avranno più niente da raccontarmi, con la differenza che lui ha lasciato questo mondo a causa del mio eccesso amoroso, lei lo abbandonerà affinché la mia cupidigia sia appagata."

Null'altro fu aggiunto, mentre qualcuno o qualcosa tirava le tende all'ammezzato numero tredici del Boulevard des Italiens.
Più tardi, nel silenzio e nel buio, la voce roca del vecchio vinile restituì l'epilogo della Tosca.

Ecco apprestan l'armi!
Com'è bello il mio Mario!
La! Muori!
Ecco un artista!
O Mario non ti muovere
S'avviano... Taci! Vanno... scendono...Ancor non ti muovere...
Mario su presto!
Andiamo su!
Ah!
Morto! Morto!
O Mario morto tu così...
Finire così! Così?... Povera Floria tua!!


Fine


⋆ La voce della quiescenza ⋆

Carissimi e carissime questo "atto unico" con epilogo finale era rimasto nella cartelletta dei racconti a prendere polvere, ma l'idea di pubblicarlo continuava a tornarmi in mente, finché ho colto l'occasione dei ritocchi al nuovo arco della storia cinesina e l'ho ripreso in mano.
Dieci anni di oblio avevano lasciato il segno... È stato come scoperchiare il vaso di Pandora, una volta aperto ho dovuto mettere mano dal primo paragrafo all'ultimo!
Chi mi legge già lo sa: ho un debole per l'opera lirica, pur non potendo definirmi un'esperta o una melomane, mentre il Conte Crebillon ne è un raffinato intenditore.
Ciò non gli impedisce di essere anche un Mostro pericoloso, che miete le sue vittime con indolente eleganza.
Ringrazio fin da ora chi si prenderà la briga di leggere questo relitto del passato, che tra i tanti difetti ha pure un piccolo pregio: è breve ^_^

   
 
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