Anime & Manga > Ranma
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Autore: Giorgi_b    09/09/2022    7 recensioni
Non avevano mai più parlato di cosa era successo in Cina, fatta eccezione, il giorno del matrimonio andato a monte, per la “velata allusione” a quello che lui aveva detto o meglio: a cosa lei credeva che lui avesse detto ma che in realtà non aveva detto, e che - in tutta sincerità - non avrebbe mai voluto averlo nemmeno pensato, perché dal momento in cui quella gigantesca verità si era fatta strada prepotente e rumorosa tra i suoi pensieri, nulla era più stato lo stesso. E lui detestava i cambiamenti.  
(...) Quanti anni relativamente felici erano già passati in questa maniera? Uno? Due? Dieci?! Secondo il suo modo perverso di vedere le cose, avevano trovato un equilibrio perfetto in questa eterna adolescenza, dunque perché complicare tutto dicendo parole che avrebbero avuto il peso di bombe atomiche radendo al suolo la loro - la sua - tanto cara isola felice?
Genere: Fluff, Romantico, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Akane Tendo, Kasumi Tendo, Ranma Saotome, Ryoga Hibiki, Tofu Ono
Note: Missing Moments, Raccolta, What if? | Avvertimenti: nessuno
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Testamento. Dieci pensieri prima di morire.
 
[Carissime/i, non saprei bene come definire questa os, è un missing moment del cap 394, “Il labirinto sotterraneo” - meglio: un approfondimento - ma anche un what if e un amarcord (proprio nel significato letterale “io mi ricordo”) di pietre miliari tra R&A. In appendice troverete tutti i riferimenti ai capitoli del manga. Buona lettura!]
 
Monte Hooh, Bayan Har Shan, provincia di Qinghai, Cina.
 
Quando Ranma riprese i sensi, la prima cosa che pensò, masticando l’impasto di sangue e pietrisco, fu: è indubbiamente più gustoso dei biscotti di Akane.
Gli ci volle qualche secondo per tenere a bada la nausea che lo colse, poi si passò la lingua sul labbro spaccato e rise per la sua brillante battuta, ma, invece della solita risata gradassa che si aspettava di ascoltare, alle sue orecchie arrivò uno strano verso sgonfio e sfiatato che lo spaventò, facendogli passare in fretta ogni ilarità.
Un violento attacco di tosse gli svuotò i polmoni da ciò che rimaneva dell’ultimo respiro fatto prima che venisse travolto dalla frana e, con un brontolio crudele e vagamente irriverente, le rocce che gli premevano sulla schiena ne approfittarono per conquistare altro spazio a scapito del suo, facendolo affondare ancora di più nel terreno fangoso. 
Qualche imprecazione più tardi, dopo che il monte Hooh smise di ringhiare e sembrò che il peggio fosse passato, Ranma finalmente tornò a respirare, ma l’aria era talmente satura di umidità che temette di affogare: annaspò sputando terriccio e le sue costole gemettero scricchiolando sotto il peso della montagna.
Come un riflesso lontano, gemello di quello stesso lamento, il suo secondo pensiero esplose dentro di sé tanto violento e sorprendente quanto l’abbraccio spezzaossa di Akane al rientro dallo scontro con Herb.
Ora come allora, le sue viscere reagirono con uno spasmo e Ranma fece una smorfia per dissimulare l’emozione che, ancora una volta, lo colse impreparato al ricordo della propria casacca azzurra inzuppata dalle lacrime di Akane, ai singhiozzi che avevano fatto sussultare quel seno - tutt’altro che piatto - stretto contro di lui. 
Arrossì rievocando il profumo dei capelli di Akane, talmente carezzevole e dolce da stordire i sensi e intorpidire il corpo… o forse era solo la sua presa letale da lottatore di sumo, chiosò. Gli tornò la voglia di ridere ma, di nuovo, si spense in un ghigno amareggiato. 
Se non ci fossero stati quei guastafeste di Mousse e Ryoga a guardarci, forse io… forse noi… in un attacco di estrema onestà non finì la frase nemmeno nella sua testa, perfettamente consapevole che, per colpa della sua timidezza patologica, anche se non ci fosse stato nessuno a spiarli, seppure fossero stati soli in casa o addirittura in tutta Nerima… insomma, perfino se fossero rimasti gli ultimi esseri viventi sulla terra, purtroppo, non sarebbe cambiato assolutamente nulla: non avrebbe mai trovato il coraggio di ba-baciar… ehm… di corrispondere quel gesto affettuoso.
Da quel giorno, la sensazione di Akane allacciata stretta intorno a lui aveva preso a fare capolino ogni sera tra i suoi pensieri, insinuandosi, infida e assassina, nello spazio indifeso tra la veglia e il sonno. Sebbene all’inizio avesse lottato con se stesso per non farlo, alla fine Ranma aveva ceduto e si era ritrovato a immaginare centinaia di simulazioni di realtà alternative di quella scena, sviluppandole con la capacità analitica di uno stratega. 
Purtroppo, a dispetto della spavalderia che sfoggiava in ogni ambito della sua esistenza - ma che svaniva misteriosamente quando aveva a che fare con lei - in nessuna di quelle fantasie la situazione si era evoluta diversamente. 
Si era concesso giusto qualche piccola differenza: uno sguardo più indugiato, un sorriso appena accennato, una guancia accarezzata… ma in tutte le più che realistiche rielaborazioni di quel momento, Akane aveva continuato a piangere con la faccia affondata nel suo petto stritolandolo come un boa constrictor e lui, sciagurato, era sempre e comunque rimasto lì, impalato davanti alla porta del bagno, con le braccia abbandonate e il respiro mozzato. Un perfetto, impacciatissimo idiota.
Da qualche parte in alto, sopra di lui, una gragnola di piccoli sassi gli piovve addosso come fossero insulti, inasprendo la sua frustrazione.
Se solo Akane avesse saputo, o meglio, se solo Ranma avesse avuto il coraggio di confessarle quante volte, nelle gelide notti degli addestramenti con suo padre, chiuso nel sacco a pelo, le mani dietro la nuca e gli occhi puntati su milioni di stelle, quell’abbraccio lo avesse scaldato e confortato… chissà lei come avrebbe reagito. Lo avrebbe preso in giro? Lo avrebbe picchiato dandogli del pervertito? O lo avrebbe abbracciato di nuovo, arrossendo imbarazzata?
Dopo quell’episodio, senza rendersene conto, Ranma aveva iniziato a trasferire l’emozione e l’adrenalina di ogni partenza direttamente all’aspettativa del ritorno, con la speranza sempre viva che Akane lo avrebbe accolto con lo stesso entusiasmo imbranato del suo rientro dal monte Horai. 
Un rombo non troppo lontano lo ricondusse repentinamente lì, nel ventre della montagna dove si trovava. Digrignando i denti fece l’appello dei suoi arti per capire se fosse tutto intero, ma non appena accennò a spostarsi provocò un nuovo smottamento delle rocce e un'ulteriore limitazione dei suoi movimenti.  
Maledizione! Ranma inveì urlando contro il monte Hooh. Non si era battuto vittoriosamente sui campi di gara più disparati - dalle palestre di ginnastica artistica alle sale da tè - per andare a morire miseramente sotto quattro sassi cinesi… Doveva solo impegnarsi di più, trovare la giusta concentrazione e in un batter d’occhio avrebbe certamente escogitato un piano per uscire dal guaio in cui si era cacciato. Era l’erede della Scuola di Lotta Indiscriminata, il migliore artista marziale del Giappone, giusto?! 
Invece, a bruciapelo, il suo terzo pensiero lo riportò come un elastico ad Akane: perché non l’ho salutata prima di partire per questo viaggio?
Ranma l’aveva aspettata sulla banchina del porticciolo perdendo tutto il tempo che aveva potuto, intrattenendosi con le ultime raccomandazioni di sua madre, Kasumi e Soun; perfino Nabiki era venuta a salutarlo senza chiedere in cambio nulla o quasi (giusto una saponetta per dimagrire come souvenir).
Una volta salpato per la Cina, Ranma aveva mantenuto lo sguardo fisso sul molo fino a quando non gli erano sembrati tutti puntini all’orizzonte, con la speranza di vedere l’inconfondibile figura della sua fidanzata girare l’angolo degli ultimi frangiflutti correndo, sbracciandosi e urlando parole al vento per lui ormai incomprensibili.
Subdola, la malevola zona del cervello di Ranma dedicata ai litigi con Akane - troppo vicina e talvolta sovrapponibile all’area delle reazioni infantili e delle idee stupide e controproducenti - gli aveva suggerito che, nonostante lui fosse in partenza per quello che sarebbe potuto essere il viaggio più pericoloso della sua vita, lei, pur di mantenere il punto non si sa bene su cosa - forse sull’ennesimo attacco di gelosia nei confronti di Shampoo - non lo aveva ritenuto nemmeno degno di un ultimo saluto!
Dannazione, è proprio una donna fredda!
Una rabbia sorda lo infiammò di nuovo dalla testa ai piedi, doveva assolutamente dire a quel maschiaccio con i fianchi larghi… quel… quel tronco d’acero privo di qualunque sex-appeal, quell’hosomaki con le braccia ciò che pensava di lei. 
Si intenerì davanti al fuoco che lo aveva rinvigorito alla sola idea di insultare Akane ancora una volta e strinse i pugni nel tentativo di strangolare la malinconia che lo colse all’improvviso. Per tutti i kami, voglio tornare al più presto e litigare con lei!
Provò a muovere le gambe semi addormentate, ma le pietre aguzze che lo puntellavano al suolo come chiodi non sembravano avere alcuna intenzione di lasciarlo andare, anzi, gli si piantarono ancora più in profondità nella carne e ogni fibra del suo corpo urlò dal dolore. Un’altra imprecazione gli si spezzò tra i denti. Un pesante senso di morte imminente lo pugnalò alla gola e si sentì terribilmente solo e stupido. 
La quarta cosa che pensò fu brutale, disperata: e se non dovessi rivederla mai più?
 
Plic. Plic. Plic. 
 
Il suono lontano di una goccia d’acqua fu l’unica risposta che ricevette, il silenzio sepolcrale di quei luoghi gravava su di lui più dei suoi macigni.
In quella desolazione, il quinto pensiero di Ranma si presentò, traditore e inopportuno, con le tasche piene zeppe di frammenti di Akane con l’uniforme azzurra del Furinkan sulla strada di casa. 
C’era Akane che fingendo fastidio gli faceva posto sotto il suo ombrello in un pomeriggio di pioggia. Akane incantata che guardava cadere i primi fiocchi di neve di gennaio sul palmo della propria mano, un sorriso infantile che si affacciava tra le spire della sciarpa rossa. 
 
Plic. Plic. Plic. 
 
Akane che gli negava un assaggio del suo ghiacciolo con uno sguardo furbetto. Akane che si sistemava con grazia una ciocca dietro l'orecchio, sovrappensiero. Akane che si incupiva al suono del campanello di una bicicletta. 
 
Plic. Plic. Plic. 
 
Akane furibonda che non lo degnava di uno sguardo. Akane che camminava con passo spedito per non arrivare in ritardo. Akane che cercava di colpirlo con la cartella. Akane che con un dito lo spingeva giù nel canale ridendo.
 
Plic. Plic. Plic. 
 
La caparbietà ritmica dell’acqua che, lenta e inesorabile, scavava la dura roccia con grazia marziale, era senza alcun dubbio la colonna sonora più appropriata a commento di quei ricordi. 
A commento di Akane Tendo, si corresse senza riflettere e qualcosa balenò nell’oscurità della sua mente, il lampo fugace di una consapevolezza lucida, chiara e cristallina che lo travolse come un treno in corsa. Ma… cosa vado a pensare?
Schioccò la lingua bofonchiando quanto fosse assurdo avere certe idee in quella circostanza, mentre era sepolto al centro di una montagna sperduta da qualche parte della Cina, con poche, anzi, quasi nulle speranze di sopravvivenza. 
Si persuase che il rischio di asfissia fosse all’origine di quell’attacco di sentimentalismo da mammoletta, poiché si sentiva molto più a suo agio ad imputare quei pensieri bislacchi alla scarsità di ossigeno piuttosto che riconoscere che lui… che Akane…
Un moto di imbarazzo mascherato da orgoglio raschiò con un grugnito la sua gola secca. 
Devo uscire di qui. Devo tornare da… ehm, devo tornare a casa.
Facendo confluire il ki nel proprio corpo, molto lentamente Ranma riuscì a raccogliere le braccia sotto il torace mentre intorno a lui una sinfonia di scricchiolii sinistri risuonava come monito per rammentargli che ogni piccola libertà di movimento fosse solo una gentile concessione della montagna e che, se quella avesse voluto, si sarebbe ripresa tutto, pezzetto dopo pezzetto.
Febbrilmente passò in rassegna ciò che aveva imparato in una vita di addestramenti, ma il suo cervello non voleva saperne di collaborare. 
Forza, Ranma, ragiona! Ci sarà qualche assurda tecnica che può esserti d’aiuto, no?!
Perse di risolutezza quando giunse il sesto pensiero a distrarlo di nuovo, provocatorio e dardeggiante come gli occhi che una volta nel dojo lo avevano guardato così vicini che, abbacinato, non aveva potuto far altro che chiedere alla loro proprietaria di chiuderli. 
Kamisama, Akane! Perché non mi hai mai costretto ad affrontarti?!
Con un ringhio e un atto di forza, mettendo a tacere i rimbrotti delle rocce ammonticchiati sulla sua schiena, riuscì a sollevare un po’ il busto sugli avambracci, spalancò gli occhi incrostati di terra e, quando mise a fuoco ciò che aveva davanti, rimase pietrificato dalla sorpresa.
Lei era lì, di spalle, il volto di tre quarti, tra le labbra una cannuccia con cui stava bevendo una bibita e lo sguardo distaccato di chi si volta per strada sentendosi chiamare all’improvviso. 
Ranma impiegò qualche secondo a riprendersi dallo stupore e capire che si trattava della foto che Ryoga aveva portato con sé dal Giappone. A fatica ingoiò il cuore per rimetterlo al suo posto, allungò il braccio riuscendo a malapena a sfiorarla e con un’unghia grattò via la patina di polvere che vi si era depositata sopra. 
Mentre la guardava con insolita dolcezza, la settima cosa che pensò fu talmente imbarazzante che si vergognò anche solo nel sentirla riecheggiare nella sua testa: ti mancherò…?
Nel suo cuore, le labbra rosso sangue dell’Akane vestita di bianco di qualche giorno prima non risposero, ma gli sorrisero enigmatiche da sotto il wataboshi
L’ottavo pensiero sbaragliò ogni tenerezza e giunse cavalcando la sua gelosia: chi avrebbe osato prendere il suo posto? Strinse i pugni e inspirò con rabbia riuscendo dolorosamente a riempire i polmoni e a gonfiare il torace. 
Come fossero tessere montate sulle bobine rotanti di una slot machine, vide alternarsi ai lati di Akane - inginocchiata composta nel suo shiromuku - tutti gli spasimanti che si erano susseguiti negli ultimi anni e, per un momento, credette di impazzire.
Rivide, uno per uno, gli allupati senza nome del Furinkan che la aspettavano ogni mattino nel cortile della scuola e, col senno di poi, comprese l’odio di Akane nei confronti degli uomini.
Quando alla destra della sua fidanzata comparve il dottor Tofu, Ranma rise pensando a quell’accoppiata inverosimile ma tornò subito torvo alla vista di Tatewaki Aristocrat Kuno in un turbinio di petali rossi alla sua sinistra. Si morse la guancia minaccioso quando al fianco di Akane si avvicendarono Mikado Sanzenin, Hikaru Gosunkugi, Sentaro Daimonji e, per un attimo, persino il vecchio Happosai.
Poi fu il turno di un commosso Ryoga e di P-chan, della maledetta tutina della forza e, infine, lui: l’odiato guardaboschi di Ryugenzawa, “Scemosuke” lo smemorato con il suo ridicolo scopettone, decrepito nonno e ornitorinco gigante al seguito. 
Il nono pensiero di Ranma ruggì. Dannazione, non poteva morire così, lasciando Akane nelle braccia di un altro. Mai!
Urlò di rabbia e frustrazione, quasi si ruppe una mano per la forza con cui colpì una roccia e in tutta risposta un’altra pioggia di sassi e polvere lo redarguì picchiandolo sulla schiena. 
Ranma si sentì improvvisamente sfinito, chinò il capo sulle braccia e smise di combattere il pianto che lo soffocava mentre la foto, intanto, continuava a fissarlo con occhi distanti. 
Akane… 
Lei non lo aveva mai guardato in quel modo distratto, nemmeno il primo giorno che si erano conosciuti. Gli sguardi che gli aveva sempre dedicato, nel bene e nel male, erano incendiari, appassionati. Non della passione maliziosa di Shampoo, di quella egoista di Ukyo o folle di Kodachi, ma di un sentimento dolce, testardo, profondo e autentico. Proprio come lei. 
Con un dolore dolceamaro che gli trapassava il cuore, Ranma pensò, guardandolo arrivare, che il decimo pensiero prima della sua morte avesse la stessa liquida incredulità degli occhi di Akane quella volta che le aveva gridato il suo amore pensando di fare un dispetto a Nabiki. 
Lì per lì, in un attimo che gli era sembrato eterno, affondando nelle sabbie mobili delle sue iridi vischiose e dolci di miele, aveva valutato freneticamente le infinite possibili declinazioni e conseguenze di quell’errore, il più giusto e benedetto dai kami che avesse mai commesso.
Invece, di fronte agli occhi interrogativi ed emozionati di Akane, il grande - idiota! Vigliacco! Incapace! - Ranma Saotome, per l’ennesima, stupidissima volta, non aveva avuto il fegato di arrendersi ai propri sentimenti e, anziché approfittare di quel provvidenziale equivoco, aveva ritrattato. 
Che razza di uomo era?! Akane aveva ragione, non era nient’altro che un baka! Un baka che lottava con tutto se stesso contro un’evidenza lampante, un baka che non voleva accettare che quel maschio mancato, quell’avvelenatrice senza speranza, quella violenta, grassa, maldestra e piatta sottospecie di fidanzata lo avesse completamente, irrimediabilmente e perdutamente fatto innam… 
No! Non è vero! Io e Akane… siamo stati costretti dai nostri padri, noi… noi non… io non…
…un baka che perfino a un passo dalla morte si rifiutava di dare retta al proprio cuore, ecco cos’era.
Singhiozzò sbattendo la fronte più volte sulla dura roccia.  
Dannazione, cos’ho che non va?!
Alzò la testa per guardarla ancora, forse per l’ultima volta in questa sua esistenza terrena. 
Perdonami, Akane… 
Poi, con gli occhi pieni di lei - bellissima, luminosa come una stella - finalmente, Ranma capì.
La luce. Riusciva a vedere la foto.
 
Akane! Sono salvo! 
 
Facendo leva sui gomiti, con il cuore traboccante di voglia di vivere, iniziò a scavare e strisciare in quella direzione, incurante dei borbottii sempre più astiosi delle rocce che feroci lo trattenevano, lo bloccavano, lo schiacciavano graffiandogli la pelle, spezzandogli le unghie, strappandogli i vestiti.
Con movimenti impazienti, scalciando e spingendo con le gambe, raggiunse la foto, la arraffò e continuò a farsi strada con le sue ultime forze verso la libertà, mentre il monte Hooh, furioso, si richiudeva al suo passaggio.
Sbucò fuori da una roboante nuvola di polvere e pietrisco in un pozzo prosciugato dove miracolosamente ritrovò il resto del gruppo: mai in vita sua Ranma fu così felice di rivedere Ryoga, Mousse e persino suo padre.
Respirò con la gioia selvaggia di chi viene al mondo per la seconda volta e rise, rise a pieni polmoni scagliando vittorioso i pugni contro il cielo, contro il monte Hooh, contro i kami capricciosi e contro tutte le avversità che mettevano costantemente lungo il suo cammino. 
Poi, in apprensione, controllò che la foto non si fosse rovinata. La stirò teneramente con le dita e in uno slancio di emotività decise che non l'avrebbe restituita a Ryoga, ma che l’avrebbe tenuta per sé, come portafortuna. La guardò ancora una volta mormorandole un timido ringraziamento e poi la infilò di nascosto nella casacca cercando di tenere a bada la curiosità di Plum. 
Mentre la morte si allontanava a grandi falcate e Ranma già tornava alla normalità azzuffandosi con Ryoga e Mousse, il primo pensiero della sua seconda vita, accompagnato da un tepore che si irradiava all’altezza del cuore, sgorgò puro, fresco e cristallino come una delle sorgenti di Jusenkyo: sto tornando da te… aspettami, Akane!
 
 
 
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Carissime lettrici e carissimi lettori,
siamo giunti alla fine di questa raccolta di one shot, spero davvero che vi siate divertiti!
Per me è stato un successo riuscire a concludere un progetto che, per quanto piccolo, mi ha impegnato moltissimo negli ultimi mesi… Non so dirvi quanto mi abbia fatto piacere leggere i vostri pensieri e spero davvero che continuiate a condividerli: il regalo più grande per un autore è ricevere una recensione! GRAZIE DI CUORE!
Ovviamente tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’incrollabile aiuto e sostegno della mia adorata Tiger, non solo una grandissima autrice, una instancabile beta, ma anche una cara amica e compagna di grandi viaggi mentali! Grazie Magnifica!
 
Un abbraccio a tutti, alla prossima!
 
 
Glossario:
 
Hosomaki piccolo cilindro di riso ricoperto d’alga.
Wataboshi è il cappuccio rigido bianco nel tradizionale vestito da sposa giapponese (shiromuku), ed equivale al velo nel vestito occidentale.
 
Riferimenti:
 
  • Cap 258: Bentornato Ranma!
  • Cap 392: Ranma parte per la Cina.
  • Cap 25: Labbra in imbarazzo.
  • Cap 389: I messaggeri di Jusenkyo.
  • Cap 178: Il labririnto dell’amore e della vendetta.
 
 
 
   
 
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