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Autore: ArrowVI    19/09/2022    1 recensioni
Gli umani regnano su Gaia, ma le pietre di questo continente trasudano memorie di creature ben più antiche e potenti.
Sono passati circa diciassette anni da quando l'imperatore dei Dodici Generali Demoniaci è stato imprigionato nel mezzo di questo e un altro mondo... Ma, ormai, il sigillo che lo teneva rinchiuso sta cominciando a spezzarsi.
Cosa accadrà quando Bael sarà libero? Verrà fermato o porterà a termine il piano che, diciassette anni fa, gli è stato strappato dalle mani?
Quattro nazioni faranno da sfondo a questa storia:
Mistral, Savia, Asgard ed Avalon.
Io vi racconterò di quest'ultima......
Come? Chi sono io? Non ha importanza, per adesso...
Umani contro Demoni... Chi sarà ad uscirne vincitore?
Se volete scoprirlo allora seguitemi... Vi assicuro che non rimarrete delusi dal mio racconto.
Genere: Avventura, Comico, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
Capitoli:
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Capitolo 15-3: Tesla Heiner [2-2]



Fin da piccola ricordo che fui sottoposta ad allenamenti costanti, allenamenti che, a detta dei miei genitori, mi avrebbero trasformata nella "maga migliore di Asgard".

Gli Hauser, una famiglia nobile tra le più importanti in tutta Asgard, seconda solamente agli Heiner, sia in fattore di denaro che d'influenza. 
Se avessero voluto avrebbero potuto provare a usurpare il trovo, in svariate occasioni, ma nessuno degli Hauser provò mai a farlo: dopotutto gli accordi che la nostra famiglia strinse per decenni con la famiglia reale erano fin troppo succulenti per entrambe le fazioni.


Fui una figlia unica, quindi il nome della famiglia e tutte le cose in suo possesso sarebbero finite inevitabilmente in mano mia, non appena avessi compiuto sedici anni. 
Per questo motivo i miei genitori usarono ogni risorsa in loro possesso per assicurarsi che diventassi il meglio del meglio. Ad appena otto anni, infatti, grazie ai miei allenamenti, mostrai capacità magiche così elevate che perfino gli insegnati della Himmel a stento riuscirono a crederci.

"L'unica cosa che conta, qui ad Asgard, è la forza. Se sei forte, avrai tutto. Se sei debole, non avrai nulla. Eva, tu dovrai essere la più forte, dovrai ergerti sopra tutti gli altri."
Questa era la filosofia della mia famiglia, questa era la filosofia di Asgard.


La forza è tutto. I deboli non valgono nulla.
Grazie alle mie doti, non mi soffermai mai a pensare a quali fossero le implicazioni per chi fosse sotto di me. Per anni continuai a guardare in avanti, senza mai prestare attenzione a chi stessi calpestando nel mentre.
Forse a causa della mia ignoranza... O, forse, ero così piena di me e viziata che semplicemente non m'importava.



Quando raggiunsi l'istituto Himmel, scoprii che nella mia stessa classe ci sarebbe stato il fratello del Salvatore dell'Impero.
Quel soldato era una delle poche persone verso cui mostrai rispetto, a quel tempo.
Grazie all'aiuto di Arthur IX Pendragon, che a quel tempo si trovava ad Asgard per una missione diplomatica, Nikola Heiner fu in grado di respingere l'attacco del demone Amon. Lo scontro fu terrificante, e causò danni assurdi in tutta la capitale. Ciononostante, grazie a quei due soldati, Amon fu obbligato a fuggire senza concludere lo scontro.

Non so se insieme sarebbero riusciti a sconfiggerlo, ma una cosa era certa: quei due soldati, insieme, erano una coppia formidabile.
Inutile dire che le mie aspettative per il fratello di Nikola fossero molto alte.

Sperai che quel ragazzo fosse qualcuno che avrei potuto considerare un mio pari.

Ma non fu così.
Quando vidi i suoi risultati, a stento riuscii a crederci. Pensai che fosse uno scherzo di cattivo gusto, che ci fosse qualche significato o motivo.
La mia confusione si trasformò rapidamente in rabbia... E, ben presto, cominciai a fare tutto quello in mio potere per obbligarlo a lasciare l'istituto.

La sola idea di condividere la classe con qualcuno come lui bastò a disgustarmi. 
Io, che altro non ero se non l'apice dell'élite di Asgard, obbligata a stare insieme a un debole come lui? Per la me di quel tempo, quello fu un oltraggio che non fui in grado di accettare.



Ciononostante, indifferentemente da ciò che feci, Tesla non se ne andò.
La mia frustrazione crebbe ancora di più, raggiungendo limiti che non pensavo neanche di avere. Ciò che gli feci, durante quell'anno... Non voglio neanche ripensarci.
Non esistono parole che possano scusare quel mio comportamento immaturo, sbagliato e violento.

Quando venne annunciato quel festival, pensai che fosse la chance migliore in mio possesso per obbligarlo a fuggire dall'istituto.
Presi la palla al balzo, offrendomi come volontaria per essere il suo avversario durante l'incontro dimostrativo.

Per la prima volta sembrò spaventato, e ricordo che quella sua espressione preoccupata mi fece stare bene. Le cose però sarebbero andate molto diversamente dal piano originale.


Qualche giorno dopo quell'annuncio, ci fu un esame pratico. Il test era molto semplice: c'erano cinque bersagli, a diverse distanze da noi, e il nostro compito era semplicemente quello di colpire il bersaglio più lontano possibile, nel minor numero di tentativi. Ovviamente, per me fu uno scherzo: colpii il bersaglio più lontano al primo tentativo, ottenendo il punteggio massimo... Altri furono in grado di ottenere lo stesso risultato, e quando fu il turno di Tesla ovviamente l'attenzione cadde su di lui.


In molti, me inclusa, cominciarono a sfotterlo. 
"Non riuscirai a colpirlo, come sempre."
"Prova a colpire quello più vicino, forse ci riuscirai dopo dieci tentativi."


Ciò che non riuscii a comprendere, fu per quale motivo continuò a sopportare il comportamento che mostrammo nei suoi confronti, senza mai battere ciglio. Avrebbe potuto andarsene in qualsiasi momento, eppure non lo fece. Avrebbe potuto segnalarci al direttore scolastico, eppure non lo fece.
All'inizio pensai avesse semplicemente paura, ma ben presto scartai quella possibilità. Riesco a riconoscere quando una persona è spaventata: sono solita vederlo, dopotutto.

Tesla non mostrò mai una espressione spaventata. L'espressione che vidi ogni giorno nel suo volto era una rassegnata, oserei dire... Quasi "annoiata".

Quel giorno, durante quell'esame, aveva quella stessa espressione. La stessa espressione che mostrò ogni giorno, indifferentemente da come ci comportassimo con lui, indifferentemente dai voti che prendeva. Sembrava quasi che sapesse già cosa sarebbe successo e che non avesse alcuna intenzione di opporsi.

Allungò due dita in avanti, rivolgendole verso il bersaglio più vicino. Erano circa venti metri, chiunque sarebbe riuscito a colpirlo in pieno al primo tentativo, in quella classe, anche a occhi chiusi.
Caricò una piccola scarica elettrica, un incantesimo base che tutti sapevano usare. Nessuno se ne rese conto, tranne me, neanche l'insegnante, quel giorno... Ma, prima di lanciare l'incantesimo, spostò le dita leggermente di lato... Indirizzando l'attacco in una direzione completamente sbagliata rispetto al bersaglio.


Non riuscii a credere ai miei occhi.
Mentre il resto della classe cominciò a ridere, sfottendolo per aver mancato un bersaglio così semplice da colpire, realizzai di essere stata l'unica ad aver notato quella cosa.
Tesla mancò il bersaglio di proposito.

"Tesla Heiner, primo tentativo sul bersaglio più vicino: mancato."
Disse il nostro insegnante, scrivendo il risultato sulla sua agenda.

Non riuscii a comprendere per quale motivo... Pensai di aver visto male, ma no... Non fu così. 
Confusione e rabbia cominciarono a ribollire dentro di me, quindi urlai il suo nome, attirando l'attenzione di tutta la classe su di me. Un grosso silenzio cadde intorno a noi.


"Hai mancato il bersaglio di proposito."
Non so quali espressioni mostrarono, i miei compagni di classe, quando pronunciai quelle parole,  ma ricordo che Tesla avesse uno sguardo terrorizzato.
Per qualche motivo furono quelle mie parole a rompere quella sua espressione rassegnata... E non riuscii a capire perché.

"Non prendermi per il culo, cosa diavolo era quello?!"
Tesla divenne pallido in volto: continuò ad ascoltarmi in silenzio, sembrava pietrificato.


"Chiudi il becco."
Fu la sua risposta.

La sua espressione rassegnata e annoiata lasciò spazio a una terrorizzata e preoccupata, quasi come se avessi messo sotto i riflettori un segreto che nessuno avrebbe dovuto scoprire.
Il nostro insegnante mi disse di non dire stupidaggini, quindi chiese a Tesla di riprovare di nuovo.


Notai che stesse sudando, ed esitò per qualche istante.
Io, invece, continuai a fissarlo.
Forse fu per quello che, questa volta, centrò il bersaglio.



"Huh."
Sospirò l'insegnante, anche lui sorpreso da quel risultato.

"Secondo tentativo sul bersaglio più vicino: colpito in pieno centro. 68 punti."
Disse subito dopo, posando poi il suo sguardo su Tesla.

"Non è nulla di speciale, ma è decisamente un miglioramento rispetto ai risultati precedenti."
Concluse subito dopo, passando al prossimo studente.



Cominciai a domandarmi cosa stesse succedendo.
Per mancare un bersaglio in quel modo, di proposito, senza riuscire ad allarmare nemmeno un insegnante, serviva un controllo magico ben fuori dal comune. Tra un errore involontario e uno volontario, c'è un abisso.
Per i giorni successivi, lo lasciai finalmente in pace. Non gli parlai, non lo guardai nemmeno. C'era qualcosa che non tornava, in tutta quella situazione, ma non fui in grado di comprendere cosa, esattamente, fosse a mettermi così a disagio.


Quindi domandai a una persona fidata di fare qualche piccola ricerca su quel ragazzo, per conto mio. Uno studente dell'ultimo anno che sapevo avesse una cotta per me. Un nobile con l'unicità di poter diventare invisibile. Decisi di sfruttarlo e gli chiesi d'intrufolarsi all'interno dell'ufficio del direttore della Himmel, per portarmi i file di Tesla Heiner senza essere scoperto. All'inizio esitò, dicendomi che se fosse stato scoperto lo avrebbero decisamente espulso dall'istituto... Ma non ci misi molto a convincerlo.


Quando tornò da me, mi disse di aver trovato due file inerenti Tesla Heiner, negli uffici del direttore. Il primo era una cartella scolastica con tutti i suoi voti, i giorni di assenza, di presenza e note. In parole povere, inutile.
Il secondo, però, era una lettera nascosta dentro un cassetto segreto nella scrivania del direttore, scritta dall'imperatore Milutin Heiner in persona.


Ciò che lessi in quella lettera... Non riuscii a crederci. 
Il direttore della Himmel era a conoscenza dei ricatti che Milutin fece a Tesla, e venne pagato dall'imperatore per assicurarsi che tutto andasse secondo i piani.


Fu leggendo quella lettera che realizzai quanto mi fossi sbagliata su Tesla.
Il mio mondo e le mie convinzioni andarono in frantumi. Colui che pensai fosse uno scarafaggio, improvvisamente si rivelò essere un mio pari. Un forte schiacciato dall'Imperatore... Era una cosa assurda che non riuscii a comprendere. 

Asgard aveva sempre premiato i forti... Per quale motivo avrebbe dovuto fare una cosa del genere?
Fu in quel momento che cominciai a guardare ai miei piedi... A tutte le persone che scavalcai per raggiungere la vetta. 

Tutte quelle persone... Erano anche loro deboli, o ero solamente io a essere troppo forte? 
E tra tutte le persone che considerai deboli, in passato... Quante di loro avevano del potenziale che ignorai del tutto, come feci con Tesla? 

Andai completamente in tilt. Non riuscii più a capire come avessi dovuto comportarmi.
Per tutti Tesla era un debole. Una persona qualunque da schiacciare.
Ma, in realtà, non lo era.

Un forte nascosto da debole... Era un concetto assurdo, per quale motivo avrebbe dovuto accettare una cosa del genere? 
In quella lettera non c'erano scritte le motivazioni per cui Tesla accettò di seguire gli ordini di Milutin. C'era solo scritto che avrebbe preso voti bassi, tra i 60 e i 65 punti, solamente per non essere espulso, e che il compito del Direttore era quello di avvertire l'imperatore se Tesla avesse superato quella soglia. 



Quando arrivò il giorno di quel festival, decisi di trovare la risposta alle mie domande per conto mio.
Salimmo entrambi su quel ring, Tesla pronto a perdere come sempre... Ma lo colsi alla sprovvista.

Il pubblico lo stava sfottendo, e Milutin stava guardando l'incontro con uno sguardo divertito, insieme ad altri nobili.

Dissi a Tesla di essere a conoscenza del fatto che si stesse trattenendo, e le mie parole lo scioccarono ancora una volta.

"Stai zitta!"
Ringhiò, sottovoce, mostrandomi finalmente una espressione infastidita.


Volevo risposte alle mie domande.
"Quanto sei forte, veramente? Perché ti stai nascondendo?"
Gli domandai.

"Non hai idea dei problemi che mi stai causando, facendomi queste domande. Ti prego, sconfiggimi e basta... Sfottimi come sempre e facciamola finita."


Non ne fui in grado. 
Anzi, quelle parole mi mandarono in bestia.

"Non sei debole! Perché devi piegarti al volere di nobili senza spina dorsale?!"
Urlai.
Tra il pubblico cadde un silenzio tombale.
Tesla sbiancò.


Evocai il mio Spirito.
Urlando il nome di Hydra il mio corpo venne avvolto da acque pure e cristalline, poi gli rivelai quali fossero le mie intenzioni.

"Se eviterai il mio attacco, continuerò ad attaccare senza sosta. Se ti arrenderai, o scenderai dal ring, non mi fermerò."
Gli dissi.

"Mostrami la tua vera forza. Mi assicurerò di non ucciderti, ma non ti permetterò di trattenerti ancora una volta."


Per la prima volta... Nel volto di Tesla vidi rabbia e odio.
Ed era rivolto verso di me.

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Fine del capitolo 15-3, grazie di avermi seguito e alla prossima!


 

   
 
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