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Autore: FanGirlWithK    21/09/2022    0 recensioni
«Ci vediamo tra sessanta giorni.» si promettono.
E ci credono davvero, che la distanza non cambierà nulla, che la relazione si vive in due e che le persone attorno a loro non possono modificare il corso degli eventi. Ci credono tutti.
Ma potranno dire ancora di amarsi quando spunteranno il sessantesimo giorno nel calendario?
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Ogni riferimento a cose o persone reali è puramente casuale.
Genere: Generale, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lemon | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago, Universitario
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07:15 p.m., New York City, United States of America.

Fifteenth day.

 

«Ho un'idea! Se facessimo un'intervista a confronto? Vi spiego cosa dovremmo fare: io e Cass prepariamo delle domande, ovviamente ci aiutate perché un vostro parere è sempre utile, poi Cass farà le domande a me e Mark o a me e a Jackson e viceversa. Come vi sembra?» Chloé aveva iniziato a parlare a motore appena arrivata e i due ragazzi avevano capito meno della metà delle cose dette.

«Ascolta, potremmo aspettare che arrivi Cassandra e poi ci spieghi l'idea parlando più tranquillamente, okay?» Jackson fece un sorriso leggermente divertito, che la ragazza ricambiò prima di andare ad ordinare un americano.

«Perché me lo stai facendo fare?» sussurrò Mark al compagno, mentre sorseggiava il proprio bubble tea.

«Perché i crediti sono crediti, inoltre devi trovarti qualcosa da fare oltre allo studio e alla musica o morirai solo soletto col tuo computer e la tua attrezzatura.» In quella giornata era davvero impossibile togliere quel sorriso divertito dal volto di Jackson.

«Ma posso fare quello che voglio nella mia vita?» chiese Mark, leggermente disperato.
«Direi di no.» Mentre Jackson sussurrava, arrivò Cassandra.

Quando tutti si sedettero al tavolo e quest'ultima iniziò a parlare, Mark iniziò a pensare che forse l'incontro si sarebbe potuto rivelare piacevole del previsto.

Passata circa un'ora, i quattro decisero di separarsi. Quando le videro uscire dalla porta, Jackson scoppiò a ridere, liberando la risata che aveva trattenuto per tutto il tempo.

«Che cazzo hai?» fu la domanda, più che lecita, del rosso.

«Credo che tu non abbia nemmeno battuto le palpebre quanto avresti dovuto per non perderti nemmeno un movimento dei suoi occhi, è stato favoloso, questa la devo raccontare agli altri.»

Mark non poté far altro che sorridere, divertito da sé stesso, sapeva di aver dato quell'impressione, non poteva dirgli realmente cosa stava pensando. «Comunque, Kris e White dovrebbero essere qua a minuti. Nel frattempo... Sigaretta?»

Jackson annuì e i due andarono fuori dal locale.

«Secondo te ci starei bene come barista qua?» chiese il biondo, quasi sussurrando, gli occhi fissi a guardare una scritta.
«Beh... sì: sei socievole, fai ridere, sei giovane e bello, perché lo chiedi?» Mark si voltò per un secondo verso la strada, osservando le figure dei due coinquilini abbastanza vicine e facendogli un cenno col braccio.
«Perché cercano un barista.» Jackson indicò l'avviso appeso a lato della porta del locale.

Quando gli squillò il telefono, si allontanò leggermente.

«Jinyoung-ah, come è andata? Ti hanno chiamato?» sapeva che il fidanzato aveva già fatto due colloqui: il primo era andato male, per il secondo dovevano chiamarlo quel giorno.
«Niente da fare, non riuscirò a trovare nulla, voglio tornare a Seoul con il mio bellissimo lavoro, i miei amici, la mia famiglia, e te, uff!» a quella frase, Jackson sentì il solito vuoto intorno, quello che sentiva ogni volta che si rendeva effettivamente conto che Jinyoung non era con lui.

«Dai, lo sai che tra un po' ci vediamo. Resisti per me.»
«Lo so, scusami, è solo che mi manchi. Io ti manco un po'?» Jackson lo sapeva che, molto probabilmente, il suo ragazzo, dall'altra parte del Paese, aveva appena avuto una crisi di nervi o aveva pianto.

E il fatto di non poter essere con lui lo stava distruggendo.

«Mi manchi a tal punto che a volte sento di non aver nulla sotto i piedi.»

Entrambi chiusero gli occhi, probabilmente stavano rivivendo uno degli infiniti momenti passati insieme.

«Comunque, tu come stai?» il primo a parlare, dopo parecchi attimi di silenzio, fu Jinyoung.
«Tutto bene, non so se ti ricordi delle due ragazze del progetto di cui ti avevo parlato, oggi le abbiamo riviste.»

Continuarono a parlare per qualche altro minuto, fino a quando Jackson non si sentì toccare la spalla.

«Siamo dentro.» Sussurrò Kris, che era già arrivato, dopo aver fatto un cenno di saluto con la mano, poi andò via.

«Amore scusami, devo andare. Ci sentiamo domani, okay?»

«Mmh... Okay. Quindi ti manco?»

Jackson ridacchiò a quella domanda, fatta già altre tre volte in una sola chiamata.

«Sì... Senti, tu stasera che fai?»
Jinyoung rispose, perplesso «Devo studiare, a giorni ho il primo esame, probabilmente nemmeno dormirò, perché?»

Jackson sorrise, l'dea che gli era appena venuta in mente lo elettrizzava parecchio.
«Chiamami appena sei nella tua stanza, da solo possibilmente.»

Il fidanzato, appena sentì la frase, spalancò gli occhi: poteva immaginarsi qualsiasi cosa, ma sapeva che Jackson aveva un'immaginazione decisamente più fervida della sua.
«Che intenzioni hai?»

«Te l'ho detto, chiamami. Ora devo staccare, ti amo.» E staccò davvero, lasciando Jinyoung a cercare di far girare il criceto nella propria testa per capire quali fossero le intenzioni dell'altro.

Quando entrò, la prima cosa che fece fu andare al tavolo a raccontare ai coinquilini la scena divertente di Mark incantato a guardare Cassandra.
«Oddio! Mark si è innamorato! A quando il matrimonio?»

Quando capì di aver dato iniziò a una discussione che sarebbe durata ore, andò al bancone a prendere qualcosa da bere.

«Gloria! Posso parlarti un attimo?» fece un cenno alla proprietaria del locale, che si avvicinò subito.

In realtà era circa cinque anni più grande di Jackson, ed era una co-proprietaria del posto, insieme al marito e al cognato. La prima volta che Jackson si era seduto al bancone di quel locale, la ragazza si era avvicinata per capire se stesse bene, lui stava fissando Mark che cantava.

Da lì, Jackson iniziò a frequentare il posto quasi ogni giorno.

«Jackson! Dimmi tutto! Intanto come stai?» si sorrisero e si sedettero uno di fronte all'altro.
«Tutto bene, tu? Non ho ancora visto Derek.» Gloria indicò la porta, e Jackson girandosi vide il marito di lei che salutava un altro cliente abituale.

«Comunque bene, di cosa hai bisogno?»
«Ho visto l'avviso sulla porta, quello che dice che state cercando un barista.»

Il sorriso di Gloria divenne tre volte più largo, i suoi capelli biondo rame sembravano risplendere, insieme agli occhi dello stesso colore.
«Sei interessato?» quando Jackson annuì, la ragazza corse dal marito e qualche secondo dopo tornò con lui a braccetto.

«Jackson! È un piacere vederti, non perdiamoci in chiacchiere, hai esperienza?»
L'uomo era davvero alto, quindi quando si sedette Jackson sospirò di sollievo, tutta quell'altezza e lo sguardo minaccioso da uomo mediterraneo gli mettevano un po' di terrore.

«Buonasera a te, sì, ho esperienza, ma in Corea del Sud.»

«Non importa, il caffè e i cocktail sono universali. Sono quattrocentocinquanta dollari la settimana, ci serve coprire il turno di sera, contratto a tre mesi, ti va bene?»

Jackson annuì subito, il calcolo su base mensile era semplice.
«Ovviamente in caso di qualche bisogno da parte nostra ti arriva la tua parte, stai tranquillo. Facciamo una settimana di prova, che ne dici di iniziare adesso?»

Jackson spalancò gli occhi per un bel po' di motivi: si era licenziato ormai più di un mese prima, ricordava metà del lavoro in quel momento, c'era un sacco di gente e Mark aveva iniziato a cantare proprio in quell'istante. «Proprio adesso?» 

 

   
 
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