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Autore: ChrisAndreini    02/10/2022    1 recensioni
[Seguito di Rainbow Cookies, si consiglia la lettura del libro precedente prima di leggere questo, onde evitare spoilers]
Sono passati sette mesi da quando Leo è tornato a casa dopo la sua incredibile avventura nei sette regni, eppure l'aspirante cuoco non riesce ancora a riprendersi del tutto, e a ricominciare a vivere una vita normale. Non aiuta che la sua migliore amica continua ad impedirgli di tornare in visita a Jediah.
E quando scopre che una guerra è scoppiata tra i due regni rivali, dovrà usare tutte le sue poche abilità per riuscire a salvare i suoi amici ed evitare che molte persone muoiano, affrontando combattimenti, sospetto, e soprattutto una schiera di divinità che non tollerano affatto che outsiders mettano mano nella loro Storia perfettamente programmata.
Armato solo della sua capacità in cucina, il suo istinto suicida, e conoscenze di un futuro che cercherà di cambiare in tutti i modi, riuscirà Leo a sopravvivere ad una seconda avventura nei sette regni?
Le divinità dicono di no!
Genere: Comico, Guerra, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Rainbow Cookies'
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Leggo un libro davvero disturbante 

 

-La prima volta che ho messo la mano sui fornelli avevo circa quattro anni, penso, forse cinque, e l’ho letteralmente messa sul fornello, mi sono ustionato… non il modo migliore di iniziare, ma puoi capirlo, dai, ero un bambino. Mia madre e mio padre avevano litigato, e sapevo che ogni volta che litigavano mia madre prendeva sempre dei biscotti. Ma quel giorno non c’erano biscotti, e ricordo che avevo visto la sua espressione afflitta quando si è accorta che erano finiti. Forse ero stato proprio io a finirli, quella mattina. Non è importante, ma ricordo che sono andato in cucina, e ho preso qualche ingrediente che nemmeno ricordo, cercando di fare dei biscotti. Mi sono ustionato, e ho creato un disastro, ma nonostante tutto non mi sono arreso. È stato come una sveglia. In quel momento mi sono reso conto che non volevo più vedere espressioni afflitte sul volto di mia madre, né sul volto di nessuno. La cucina non è solo una passione, per me è il modo di avvicinare le persone, rasserenarle, curarle… ed è, praticamente, una magia- Leonardo amava parlare della sua più grande passione, e quando iniziava, non sembrava riuscire più a fermarsi.

Ma si rese conto che forse stava parlando da troppo, perché si interruppe, mettendosi una mano sulla bocca, e si girò a guardare il suo interlocutore, che gli sorrideva intenerito, e sembrava ascoltarlo con estrema attenzione. I suoi occhi grigi erano chiari e limpidi, e i capelli biondi riflettevano la luce del sole estivo.

Era un uomo bellissimo.

E… era il suo ragazzo.

Beh, non avevano un’etichetta, ma praticamente sì.

Quello era il loro primo appuntamento, ed erano intenti a passeggiare nel suo palazzo.

Sì, perché quel bellissimo uomo era anche un principe, futuro re del regno di Jediah, protetto dal dio delle pietre preziose e dei viaggi interdimensionali.

Leo aveva proprio fatto jackpot.

-Scusa, Daryan… sto parlando troppo. Quando inizio a parlare di cucina non mi ferma più nessuno- il giovane cuoco si scusò, e si tirò indietro i riccioli rossi, leggermente imbarazzato.

-Oh ti prego, non fermarti. Adoro sentirti parlare, soprattutto ora che dici la verità- lo incoraggiò il ragazzo, con un occhiolino complice.

Leo non se la prese per la non velata frecciatina. Dopo aver mentito per un mese e mezzo, era già tanto che il principe non l’avesse buttato nelle prigioni accusandolo di alto tradimento.

Ridacchiò.

-Giuro che questi sono fatti veritieri al 100%, lo giuro sui miei biscotti arcobaleno- Leo si mise una mano sul cuore.

-Giuramento molto affidabile, lo devo ammettere- Daryan si lasciò andare in una risata, e poi gli tolse affettuosamente una ciocca di capelli da davanti gli occhi.

Il cuore di Leo perse un battito.

-Non riesco a credere che siamo davvero arrivati a questo punto- ammise, osservando il suo interlocutore con estrema attenzione, cercando di imprimere nella sua mente ogni dettaglio. Come se temesse che sarebbe potuto scomprarire da un momento all’altro.

-Già… davvero difficile da credere… per questo non mi sorprende che sia finita prima ancora di iniziare del tutto- Daryan ritirò la mano, e il suo sguardo si fece improvvisamente freddo.

Leo rimase congelato sul posto.

-Cosa?- chiese, sorpreso.

L’atmosfera idilliaca che fino a pochi attimi prima rendeva lo scenario romantico e brillante sembrò spegnersi di colpo, lasciando il panorama freddo e vuoto.

Daryan piegò la testa, e accennò un sorrisino incredulo.

-Ma come, ti sei già dimenticato di mia moglie, mio figlio e i miei nipoti? Il mio futuro è letteralmente scritto, ed è molto meglio di quello che potrai mai offrirmi tu- gli spiegò, lentamente, come se stesse parlando ad un bambino piccolo.

Leo provò a parlare, ma gli era sparita la voce. 

-Sono in ritardo per l’appuntamento?- una voce alle sue spalle lo fece sobbalzare.

Leo provò a girarsi, ma non riusciva neanche a muoversi, era letteralmente bloccato sul posto.

La figura, però, lo raggiunse in fretta, e si lanciò tra le braccia di Daryan, che la prese al volo.

Era Dotty, sua collega cuoca nelle cucine, e futura moglie di Daryan.

-Non sei mai in ritardo, tesoro. E poi abbiamo tutta la vita davanti- Daryan le sorrise, e le fece una dolce carezza sul volto color caramello.

-D_Da…- Leo fece ogni sforzo possibile per richiamare l’uomo che amava, ma la sua voce era impastata, e gli sembrava di non riuscire neanche a respirare.

Se non fosse stato bloccato sul posto, era certo che le ginocchia gli avrebbero ceduto.

-Oh, maestro! Non mi ero accorta che fossi qui, scusa!- Dotty si girò verso di lui, e gli sorrise -Ti dispiacerebbe coprire i miei turni in cucina? Ci tengo tanto a passare un po’ di tempo con il mio futuro marito- lo supplicò con occhi da cucciolo e il solito entusiasmo.

La scena iniziava ad essere confusa.

E la gola sempre più bloccata.

Così come il suo respiro.

Non riusciva a respirare.

Leo iniziò a tossire, mentre la coppia, completamente indifferente, si allontanava e spariva all’orizzonte in una nuvola di fumo.

Leo crollò a terra, tossendo sempre più forte, e con la vista sempre più annebbiata riuscì a distinguere l’inconfondibile colore rosso del suo sangue, così come l’odore, e il sapore nella sua bocca.

No… no… non di nuovo!

Si accasciò a terra, in una pozza del suo stesso sangue, senza più sentire assolutamente nulla.

 

Leo si svegliò di scatto, sollevandosi a sedere sul letto, e iniziando a prendere grandi respiri per recuperare l’asfissia che l’aveva colto durante il sonno. 

A tentoni riuscì a raggiungere la luce sul comodino, accendendola, e immediatamente controllò gli occhi, il naso e la bocca per assicurarsi che non ci fossero tracce di sangue. Tremava interamente. 

Per fortuna l’unico liquido che ritrovò tra le mani furono le sue lacrime, uscite senza che lui se ne rendesse conto.

Lentamente, molto lentamente, il suo respiro iniziò a farsi meno affannato e più regolare, la luce sempre più accesa, e i dintorni sempre più nitidi.

Era in camera sua.

Stava bene.

Non lo avevano avvelenato.

Era nel mondo reale.

Leo poggiò nuovamente la testa sul cuscino, e lanciò un’occhiata all’orologio sul comodino: erano le cinque e quarantacinque.

Considerando che erano le vacanze invernali, era eccessivamente presto per alzarsi.

Sospirò, e si asciugò le lacrime che erano scese lungo le sue guance.

Non era la prima volta che sognava la sua avventura nei sette regni, ed era certo che non sarebbe stata l’ultima.

Almeno non si era svegliato urlando, questa volta. Sua madre e sua sorella meritavano di farsi un bel riposo, e si erano prese non pochi colpi per via dei suoi incubi, soprattutto i primi mesi.

…wow, ne erano già passati sette. 

Sette mesi lontano dai sette regni.

Era un numero costante nella sua vita, il sette.

E da quando era stato nei sette regni, lo vedeva davvero ovunque.

Forse c’era da prima, ma non se n’era mai accorto.

Come non si era reso conto, durante la sua permanenza lì, che ciò che gli era accaduto lo aveva in parte traumatizzato.

Secondo la sua analista il motivo del suo stress post-traumatico ritardatario era dovuto all’istinto di sopravvivenza che si era attivato nell’ambiente ostile per farlo sopravvivere, e ora subiva le conseguenze perché si ritrovava in un luogo familiare e sicuro… o qualcosa del genere.

Leo non è che ci avesse capito molto, in realtà.

E andava dall’analista due volte al mese solo ed esclusivamente per far stare tranquilla sua madre.

Dopotutto la sua situazione non poteva essere aiutata molto da una semplice psicologa.

Sicuramente competente e capace, su questo Leo non aveva dubbi.

…ma poco esperta di viaggi dimensionali, certamente.

E Leo non poteva certo mettersi a dire in giro di essere stato due mesi in un altro universo magico dove era diventato il cuoco in un castello, era stato attaccato dai ribelli antimonarchici non una, ma ben tre volte, rischiando di morire in ben due di tali occasioni, aveva intrapreso una missione di salvataggio per recuperare la sua migliore amica catturata da tali ribelli, e… oh, già, aveva ricevuto due benedizioni magiche da due divinità, che lo avevano lasciato con due vistosi ed evidenti tatuaggi.

Sua madre era andata su tutte le furie quando li aveva visti, ma non è che Leo avesse avuto molta scelta al riguardo.

Non che gli dispiacessero, anzi, ogni volta che iniziava a dubitare di essere effettivamente stato in un altro mondo, e credeva di essere andato ad Amsterdam e di essere diventato pazzo a causa di eventuali droghe o chissà che, gli bastava osservare il tenue tatuaggio arancione dal disegno di un fiocco di neve che gli aveva conferito Noella, da cui creava una piccola statua di ghiaccio, e ciò lo rassicurava che fosse tutto reale.

Il complicato disegno a forma di diamante con un sei all’interno che il dio Jahlee gli aveva impresso sullo stomaco, intorno al suo ombelico, era meno semplice da usare per ancorarsi alla realtà, ma Leo sapeva che in caso di pericolo mortale, si sarebbe attivato salvandogli la vita.

L’aveva già fatto una volta, dopotutto, quando uno dei ribelli lo aveva accoltellato mentre Leo cercava di proteggere la principessa Opal, sorella di Daryan e la migliore amica che si fosse fatto in quel mondo.

Aveva tanta concorrenza, ma Opal era stata come una sorella per lui, e l’aveva sostenuto quando nessuno aveva creduto in lui.

Tutta la sua avventura era stata memorabile solo grazie a lei.

Leo iniziò a tracciare il disegno sul dorso della sua mano sinistra con il dito, cercando di ancorarsi meglio alla realtà. Lo aiutava sempre a calmarsi.

Ma quel giorno non era abbastanza.

Gli incubi sulla sua morte, dopotutto, aveva iniziato a saperli gestire.

Gli incubi che riguardavano Daryan e Dotty… molto meno.

Quando moriva in sogno, dopotutto, era facile una volta sveglio rassicurarsi di essere ancora vivo, e in salute, e che nessuno l’avrebbe più avvelenato.

Non facile… ma in qualche modo ci riusciva.

Ma con Daryan… si svegliava e la realtà non era diversa dal sogno.

Perché avrebbe sposato Dotty, e sarebbero sicuramente stati felici, con un futuro letteralmente scritto e perfetto, nero su bianco.

Chissà, forse si erano già messi insieme.

Leo odiava pensarci.

Perché nonostante avesse conosciuto Daryan solo per due mesi, e metà del tempo il principe aveva sospettato di lui, e Leo l’aveva sospettato omofobo in un mondo eteronormativo, era stato anche la persona che più di ogni altra aveva creduto in lui, l’aveva sostenuto, protetto, e fatto sentire bene nei momenti più difficili dell’avventura, e Leo non riusciva a dimenticarlo, per quanto ci provasse.

Mai in tutta la sua vita aveva provato un’attrazione romantica così forte, e una parte di lui sapeva perfettamente che non l’avrebbe provata mai più.

Ma doveva lasciarlo andare.

Permettergli di vivere la sua vita perfetta.

Anche se… fare una visita non era poi così male, giusto?

Aveva promesso di tornare, dopotutto, almeno per un mesetto, per visitare le sue amiche cuoche, e la cavaliera in incognito Alex, e il resto della famiglia reale e dello staff del castello.

 E se fosse dipeso da lui, sarebbe tornato già un mese dopo essersene andato.

Purtroppo era legato agli impegni e agli umori della sua migliore amica, colei che l’aveva portato lì in primo luogo per salvarlo dall’essere investito da un camion, figlia semidea di Jahlee, conoscitrice della Storia di quel mondo in tutta la sua interezza, e possessore dell’unico cimelio in grado di unire gli universi tramite un portale che poteva essere aperto una volta ogni trenta giorni.

Lei gli aveva assicurato che sarebbero tornati presto, ma ogni volta che Leo sollevava l’argomento trovava una scusa e rimandava.

Leo iniziava a stancarsi della situazione, ma riusciva anche a capirla.

Dopotutto un allontanamento per almeno un mese bisognava essere programmato con attenzione, per evitare di allarmare la sua famiglia, e non perdere eventi importanti nel mondo reale, e altre cose del genere.

Ma Leo sentiva il bisogno di tornare lì.

Doveva controllare con i suoi occhi che la situazione andasse bene.

Era certo che i suoi incubi si sarebbero acquietati almeno un po’.

Leo sospirò, smise di tracciare il contorno del suo tatuaggio di ghiaccio, e decise di alzarsi.

Era ancora presto, era vero, ma sapeva che non sarebbe riuscito a riaddormentarsi, e non ne aveva neanche troppa voglia.

In questi casi, la migliore cura per il suo stress era la cucina.

Era terapeutica.

E così Leo poteva portarsi avanti con alcune preparazioni e accogliere sua madre e Isabella con una lauta e appetitosa colazione.

 

Leo non si arrabbiava praticamente mai con sua madre.

…Leo non si arrabbiava praticamente mai.

Era una di quelle persone che se qualcuno gli faceva un torto si scusava con tale persona.

Non sempre ovviamente. Quando qualcuno era estremamente potente e Leo rischiava di morire se decideva di provocarlo, allora il suo istinto suicida si inseriva e gli permetteva di arrabbiarsi con tale persona, ma stiamo tergiversando…

Il punto è che Leo non si arrabbiava praticamente mai, soprattutto con sua madre.

Si irritava, ma non si arrabbiava seriamente.

Non si era arrabbiato neanche con la donna che lo aveva chiuso in una gabbia circondata di fiamme dopo aver fatto avvelenare lui e rapito la sua migliore amica, ma anzi, l’aveva compatita quando si era reso conto che era una donna ferita nell’animo da circostanze incontrollabili.

Ma al momento Leo era arrabbiato come una iena, a braccia incrociate e occhi che mandavano scintille.

Non riusciva a credere che sua madre avesse fatto una cosa del genere.

-Vuoi che ti riscaldi qualcosa, Leo?- gli propose sua sorella, Isabella, con voce incerta, come se temesse che Leo avrebbe potuto mangiarla se avesse fatto un movimento brusco, neanche fosse un leone imbizzarrito.

Beh, Leonardo e Leone avevano moltissime lettere in comune.

Ma Leo non sarebbe mai stato scortese con sua sorella, neanche da arrabbiato.

-No grazie, Isa, sono a digiuno per protesta!- esclamò, convinto, stringendo con più forza le braccia al petto con rabbia.

-Beh, possiamo sempre andare a mangiare fuori, o… stasera vai da Giada, puoi cucinare lì- Isabella provò a incoraggiarlo e a tirargli su il morale.

Ci stava quasi riuscendo.

Ma Leo si impose di tenere il muso.

-Non è tanto il cucinare o no, è l’obbligo che mi fa rabbia! Come ha potuto impedirmi di avvicinarmi alla cucina per una settimana?! Dopo che ho passato tutta la mattina a prepararvi la colazione!- Leo esplose, non contro Isabella, ma enfatizzando ed esprimendo la sua irritazione, scandalizzato dalla durezza della punizione che sapeva per certo di non meritare.

-Leo… hai cucinato due torte, mezzo chilo di biscotti e una teglia di brownies… siamo tre persone, non un esercito. Non voglio prendere le parti di mamma, ma esageri con la cucina- Isabella alzò le mani, e spiegò il suo punto di vista.

Leo sbuffò.

Voleva obiettare, ma la sorella non aveva tutti i torti.

-Quello che cucini è sempre ottimo, e lo mangerei tutti i giorni e tutto il giorno, ma è fisicamente impossibile mangiare tutto!- continuò Isabella, ragionevole.

-Vabbè, molte cose possono essere messe in freezer, e il resto comunque è a lunga conservazione- provò a difendersi Leo.

-Il freezer è pieno zeppo delle tue creazioni!- obiettò Isabella, aprendo il freezer e mostrando i contenitori pieni di cibo congelato che rischiava di farlo esplodere per quanto fosse stipato.

-Beh, c’è la mensa dei poveri…- suggerì Leo. Dopotutto era lì che sua madre era andata a portare buona parte della colazione che Leo aveva cucinato quella mattina.

-Decisamente una buona causa, ma non possiamo permetterci di sfamare tutti i poveri della città, non con un solo stipendio che deve bastare per tre persone e lo studio di due di loro- Isabella lo squadrò con un’espressione che aveva decisamente preso da sua madre, e che fece abbassare lo sguardo di Leo, colpito dalla velata insinuazione.

Era vero che Leo non studiava seriamente da mesi, aveva dato un solo esame, male, e non aveva la minima intenzione e voglia di continuare gli studi. E se fosse dipeso da lui, avrebbe abbandonato da parecchio.

Purtroppo sua madre aveva insistito nel farlo continuare, perché non sembrava riuscire a trovare un lavoro, di quei tempi. 

E pensare che Leo di soldi ne aveva guadagnati parecchi, nei sette regni. Come cuoco e assaggiatore reale per un mese e mezzo aveva ottenuto parecchie monete d’oro, che però non era riuscito a convertire in soldi reali, e che quindi erano rimasti nei sette regni, al tempio di Jahlee. 

Un grande peccato, perché ritornare con un bel gruzzolo avrebbe sicuramente zittito ogni argomentazione contro lo spreco di soldi in cibo da parte di Leo.

Invece adesso doveva abbassare lo sguardo e accettare la critica.

-Se solo trovassi un lavoro in cucina… ma non mi vogliono neanche al McDonalds!- si lamentò Leo, abbandonando la testa sul tavolo.

-Troverai un bel lavoro, e comunque ci sono sempre i provini per Masterchef. Sei sicuramente adatto a partecipare. E se trovassi un lavoro adesso in cucina potresti essere squalificato- gli fece notare Isabella.

Masterchef… il sogno di vita di Leo da quando aveva visto la prima edizione… inglese. Non quella del 1990 perché non era ancora nato, ma quella del 2005 l’aveva vista, e da lì era sempre stato il suo sogno.

Eppure, adesso, non sembrava affatto un grande sogno come prima.

E non credeva neanche di essere del tutto idoneo, avendo lavorato in una cucina professionale comparabile a quella di un ristorante stellato, in un palazzo reale. Non che potesse essere provato e usato contro di lui, dato che non era avvenuto in quella dimensione, ma comunque era un’esperienza che aveva fatto… e poi a Leo sembrava sbagliato provare a partecipare prima di essere tornato almeno per una visita nei sette regni. Aveva bisogno di tornare il prima possibile, e partecipare a Masterchef lo avrebbe bloccato nel mondo reale per mesi.

-Magari l’anno prossimo- alzò le spalle, sollevando la testa e fissando fuori dalla finestra, riflettendo sulle tempistiche.

Isabella non prese bene la sua risposta.

-Perché vuoi tornare ad Amsterdam, Leo?- chiese in tono grave e preoccupato.

Leo si girò di scatto a guardarla, sorpreso.

Che ne sapeva che voleva tornare ad “Amsterdam”? Era così evidente che stesse progettando un viaggio? Ma non aveva neanche una data, o un programma. Non aveva detto niente a nessuno tranne a Giada.

-Perché pensi che io voglia tornare ad Amsterdam?- indagò, senza però negare di volerci andare. Dopotutto aveva in programma di partire, sperava presto, quindi era giusto che Isabella si abituasse all’idea.

Soprattutto perché, a sentire la domanda di Leo, il suo sguardo si era fatto incredibilmente sofferente.

-È per via della droga? Stai lottando contro una dipendenza? A me puoi parlare, Leo, non ti giudicherò, ma ti prego fatti aiutare! Non voglio che…- iniziò a supporre, preoccupata, e con le lacrime agli occhi.

Leo si affrettò a fermarla.

-No, no, no, assolutamente no! Non ho una dipendenza da droga, o da alcol, o da… non mi vengono in mente altre dipendenze, ma non mi drogo, te lo giuro! Non farei mai una cosa del genere! Perché lo pensi?!- la rassicurò, sconvolto che potesse pensare questo di lui.

Okay, Leo era eccentrico, ma lo era per natura, e Isa lo sapeva. Non c’era motivo di credere che fosse così a causa di droghe.

L’unica droga della sua vita era il dolce richiamo della cucina… e forse il dolce sorriso di Daryan, e la sua rara ma meravigliosa risata che… no, Leo, concentrato. Tua sorella sta avendo una crisi perché pensa che tu voglia tornare ad Amsterdam per drogarti!

-Me l’ha detto Giada!- ammise Isa, seppellendo il volto tra le mani.

-Che mi drogo?!- Leo era scandalizzato.

-Che vuoi tornare ad Amsterdam! Me l’ha detto per chiedermi di aiutarla a convincerti che è una pessima idea. Eri distrutto quando sei tornato dopo quei due mesi infernali, e ci hai davvero preoccupato, Leo! Sei sparito da un giorno all’altro senza avvertirci, senza parlarcene, senza neanche lasciare un biglietto, solo dei messaggi… per quanto ne sapevamo, qualcuno poteva averti rapito e stare usando il tuo telefono per farci credere che così non fosse… non puoi tornare lì!- Isabella spiegò tutte le sue preoccupazioni, avvicinandosi a Leo e guardandolo dritto negli occhi.

Non era stata colpa sua il primo viaggio, ma si sentiva comunque in colpa. Avrebbe voluto dire tutta la verità alle donne più importante della sua vita terrestre, ma Giada gliel’aveva caldamente sconsigliato, per non turbarle e per cercare di superare la sua esperienza.

Giada…

Giada aveva espressamente chiesto a sua sorella di scoraggiare Leo dal tornare nei sette regni.

Quindi non stava tergiversando perché era impegnata, non voleva aiutare Leo! 

Ma come?! Aveva promesso!

-Giada ti ha detto che voglio tornare ad Amsterdam?- sapeva che di tutto il discorso, quella non era l’informazione più importante, ma la sua mente era sempre stata piuttosto pessima a discernere le priorità, e in quel momento si concentrò su quello.

-Non dirle che te l’ho detto, ma sì. Ti prego, non andare…- gli chiese sua sorella, le lacrime che avevano iniziato a scendere sulle sue guance.

Vedendola così provata, Leo tornò a concentrarsi su faccende più importanti, e si alzò per abbracciarla forte e rassicurarla.

Forse sette mesi non erano abbastanza per superare il trauma che tutti e tre avevano subito quando Leo era sparito. Leo tutto voleva, fuorché preoccupare ancora la sua famiglia, e far piangere Isabella era un crimine imperdonabile.

Alla fine i sette regni non andavano a nessuna parte, nessuno si sarebbe dimenticato di Leo solo perché spariva un po’ più a lungo, e in ogni caso… non era lì che Leo avrebbe vissuto il resto della sua vita, per non turbare il fragile equilibrio della Storia. Quindi… probabilmente era meglio posticipare la sua partenza, e cercare di riabituarsi, una volta per tutte, alla normalità.

-Non piangere, Isa. Non vado da nessuna parte- promise alla sorella, accarezzandole i capelli.

Lei sembrò appena rassicurata, e ricambiò forte l’abbraccio.

Ma un nodo si formò nel suo stomaco, e una voce gli sussurrò che non era una promessa da farle.

Un’altra voce, infatti, gli stava sussurrando da parecchio che Giada era sospetta.

Perché non voleva che Leo tornasse a Jediah?!

Perché se era solo per non dispiacere sua madre e Isabella, non spiegava perché non l’avesse detto chiaro e tondo a Leo, ma avesse deciso di usare sua sorella in quel modo.

Era… strano.

Giada non aveva mai avuto problemi a parlargli chiaro e tondo.

Non è che… gli stava nascondendo qualcosa?

 

Leo non era una persona sospettosa. Era molto lontano dalla sua natura.

Insomma, si era messo a parlare con una palese spia del principe Victor, rivale di Jediah, di segreti di cucina, completamente ignaro che fosse proprio il principe Victor ad averlo approcciato, e in generale si fidava molto facilmente delle persone anche sconosciute, figuriamoci di coloro che conosceva da buona parte della sua vita.

Però in quel momento non riusciva a smettere di pensare a Giada, e al motivo per cui era così decisa a non mandare Leo in vacanza a Jediah per un mese. 

Preoccupata che Leo cambiasse la Storia? Che cercasse di riconquistare Daryan? Leo era un disastro, ma non era così inaffidabile. Aveva rinunciato a quell’amore impossibile sette mesi prima, e faceva male, ma non era egoista abbastanza da rischiare il futuro perfetto di Daryan per un capriccio romantico.

-Tutto okay? Sembri distratto. Non ti piace il film?- chiese Giada, distogliendolo dai suoi pensieri.

Leo sbatté gli occhi un paio di volte e concentrò lo sguardo verso lo schermo della piccola TV che Giada aveva in camera, e che al momento era alla scena finale di un film in tecnica mista tratto da una famosa fanfiction di un libro per niente famoso. La trama era di una giovane ragazza che entrava nel suo libro preferito e cambiava la storia, si innamorava, ma poi si rendeva conto che la vita reale era meglio e doveva tornare con i piedi per terra e smettere di vivere la sua fantasia. 

Era… una scelta interessante da parte di Giada.

E Leo si sentiva un idiota a non aver recepito i segnali fino a quel momento.

In quei mesi, Giada aveva fatto davvero di tutto per convincere Leo ad abbandonare l’idea di tornare nei sette regni.

Ma perché impegnarsi così tanto e non parlargli e basta?! Cosa stava nascondendo?!

-Sì… carino... un buon adattamento suppongo, anche se non sono un super fan degli isekai- borbottò Leo, cercando di non pensarci.

-Mi piace molto che abbiano reso il mondo reale in live action e quello fantastico in cartone animato. Rende davvero molto l’idea!- Giada invece era entusiasta, e guardava lo schermo con occhi brillanti.

-Suppongo…- borbottò Leo, tornando a dissociarsi dalla realtà.

Giada interruppe il film, e si girò a guardarlo, preoccupata.

-Tutto okay? Sei strano oggi- osservò, squadrandolo dall’alto in basso, dai capelli rossi e ricci che gli arrivavano ormai poco oltre le spalle, alle scarpe rovinate che non aveva tolto nonostante fossero seduti sul letto di Giada, passando per la felpa spiegazzata, e gli occhi color mare spenti e distanti.

Leo avrebbe voluto chiederle direttamente perché non lo volesse nei sette regni, ma una parte di lui decise di fermarlo.

Non credeva che sarebbe uscita una discussione fruttuosa, e soprattutto avrebbe rivelato che Isabella gli aveva detto che Giada le aveva detto che Leo voleva andarsene, e Leo non voleva concludere quel telefono senza fili e perdere il vantaggio che aveva al momento.

E poi, probabilmente, si stava facendo paranoie perché non aveva dormito, quella notte.

Optò quindi per una mezza verità.

-Oggi ho litigato con mia madre- sospirò, ripensando alla discussione.

-Oh, mi dispiace! Cosa è successo?- chiese Giada, con partecipazione, dandogli qualche pacca sulla spalla.

-Cucino troppo, evidentemente, e penso che creda che io metto droga nei dolci visto che li ha dati tutti via, ma potrei essermi fatto dei film- spiegò Leo, sbuffando al pensiero di tutto quel cibo dato via. Anche se voleva credere che fosse effettivamente stato dato a persone bisognose, e non buttato nel cestino.

-Forse non ha tutti i torti… non sulla droga, ovviamente, ma sul tuo cucinare troppo. Dovresti trovarti un bel lavoro in cucina, o partecipare a Masterchef! Stanno per riaprire le audizioni, devi assolutamente iscriverti- come se si fosse messa d’accordo con Isa, Giada disse esattamente le stesse cose che aveva detto lei.

Come aveva fatto Leo ad essere così cieco di fronte al suo tentativo di farlo restare lì a tutti i costi?!

-Pensavo di iscrivermi l’anno prossimo, o quantomeno dopo essere andato nei sette regni in visita. Quando pensi di liberarti?- chiese, con nonchalance, come faceva ogni volta che poteva, soprattutto gli ultimi tempi.

Aveva deciso di aspettare per Isa, ma questo Giada ancora non lo sapeva, e Leo poteva controllare la sua reazione e capire qualcosa di più.

-Beh, non puoi precluderti una possibilità così grande per una vacanza. Perché non provi a vincere Masterchef, e poi tornare da campione nei sette regni? Sarebbero tutti sicuramente molto orgogliosi- gli suggerì Giada, incoraggiante.

-Non sanno neanche cos’è Masterchef- Leo ridacchiò, fingendo di prendere il suggerimento come una battuta.

-Proprio per questo sarebbero ancora più orgogliosi- Giada continuò la battuta, e ad insistere.

-Penso di non essere ancora pronto, in ogni caso. Lo farò l’anno prossimo- Leo decise di chiudere l’argomento, e il sorriso di Giada si congelò appena.

-Capisco, comunque non possiamo ancora andare. Dobbiamo entrambi studiare per gli esami di febbraio, e mia madre ha bisogno di aiuto in negozio, ed è quasi la luna piena, ora che ci penso, mancano tre giorni- rifletté la ragazza, pensierosa, controllando il calendario.

-Luna piena?- chiese Leo, senza capire il nesso. Insomma, sapeva che il giorno di luna piena era l’unico dove le divinità potevano agire in prima persona negli affari umani. Il resto del tempo potevano comunque concedere benedizioni divine o parlare attraverso gli alti sacerdoti, i semidei o i loro benedetti, ma per il resto, il loro pieno potere lo avevano solo una volta al mese. Però Leo non capiva cosa avesse a che fare questo con il tornare nei sette regni.

-Se vogliamo andare nei sette regni è meglio farlo quando mancano circa due settimane alla luna piena, così eventualmente possiamo farci trasferire nuovamente a casa prima che scada un mese. Anche se prima di aprile temo che non se ne parlerà- spiegò Giada, e Leo dovette ammettere che era brava a posticipare senza dare a vedere che non avesse la minima intenzione di assecondare Leo, né ad aprile, né mai.

O forse era Leo ad essere diventato paranoico, e Giada aveva intenzione di rispettare la promessa che gli aveva fatto, solo non subito.

Era giusto cercare il momento migliore, e Giada era molto metodica e organizzata, al contrario di Leo che seguiva l’istinto e tendeva ad improvvisare il più delle volte, con risultati anche discutibili.

Giada era la sua migliore amica, e poteva fidarsi di lei. Se aveva chiesto a Isabella di convincere Leo a non partire, sicuramente aveva le sue ragioni, ed erano giuste e ben pensate.

Leo sospirò.

-Sì, hai ragione. Tanto i sette regni non vanno da nessuna parte, si può aspettare un po’ di più- cedette, arrendendosi all’attesa. L’aveva promesso a Isabella, dopotutto, poteva rassicurare anche Giada.

Ovviamente senza dirle apertamente della promessa, dato che Isa si era fatta raccomandare di non dire a Giada che lei gli aveva detto di Amsterdam.

Giada sembrò rasserenata, e si mise più comoda sul divano.

Leo si concesse anche il lusso di togliere le scarpe, e continuò il film leggermente più tranquillo.

Ma solo leggermente.

Perché a fine film, mentre si preparavano al successivo, Giada fece una pausa per andare in bagno e prendere altri stuzzichini, e Leo rimase solo in camera sua.

Si alzò per andare a prendere il telefono messo in carica vicino alla libreria, e lanciò un’occhiata verso i numerosi volumi tenuti in perfetto ordine.

Giada era una fervida lettrice, soprattutto di storie fantasy isekai.

Leo fu colto da un’illuminazione.

Sicuramente la libreria aveva una copia della Storia… o alcuni volumi della Storia, che sicuramente era molto lunga, dato che racchiudeva ogni fatto passato, presente e futuro dei sette regni.

Leo non aveva mai voluto farsi i fatti di quel mondo, perché a lui piaceva vivere il presente e costruirsi il proprio futuro, senza lasciarsi condizionare da eventuali profezie, però doveva ammettere di essere curioso. Chissà che avevano fatto i suoi amici in quei sette mesi senza di lui. Probabilmente avevano vissuto tranquillamente la vita. Forse Daryan e Dotty si erano già messi insieme. Alex era riuscita a fargliela vedere a Lionel senza ricevere conseguenze? La principessa Opal… sicuramente aveva assaggiato nuove cose che avrebbe chiesto a Leo di replicare.

Leo non voleva ottenere risposta a tutte le sue domande, ma voleva avere un quadro di come stessero andando le cose, e la Storia poteva dargli un’indicazione, giusto? Magari poteva rasserenarsi rassicurandosi che tutti stessero bene e fossero in salute.

Iniziò a vedere i vari libri, e non ci mise molto a trovare la vasta collezione denominata “La Storia”. Era composta da fin troppi volumi perché Leo potesse controllarli tutti, ma per fortuna c’erano sottotitoli, poteva regolarsi da quelli, o chiedere a Giada, una volta tornata, quale fosse la parte di Storia che stavano vivendo i sette regni in quel momento.

Un sottotitolo attirò la sua attenzione: “Dalla missione diplomatica a Fring, all’avvelenamento del principe Daryan”.

La missione diplomatica era probabilmente quella del principe Victor, e l’avvelenamento del principe Daryan, da quanto Leo sapeva, sarebbe stato dopo un mese dalla sua partenza. Afferrò il libro e iniziò a sfogliarlo. Anche se probabilmente non era molto accurato, dato che l’avvelenamento era avvenuto prima, ed era stato contro Leo stesso. Un momento davvero inquietante, che Leo sognava letteralmente la notte.

Ma meglio a lui che a Daryan.

Il libro era scritto in modo molto schematico, quasi come un registro, più che come un libro vero e proprio.

C’erano date, ore, luoghi e avvenimenti, con i colori di ogni regno coinvolto. Per Leo fu facile trovare in fretta gli eventi di Jediah, a palazzo reale.

Ma il libro si concluse nel momento stesso in cui il principe Daryan era stato avvelenato, il colpevole non ancora trovato, e il sospetto era molto, molto alto.

Leo afferrò immediatamente il libro successivo, e aprì la prima pagina di Jediah disponibile.

“19.45. Palazzo di Lumai. Daryan Jasper Lindberg II torna a casa e sua moglie Dorothera Eronielle-Lindberg e suo figlio Tristan Reginald Lindberg lo accolgono. Tristan era nel mezzo di un allenamento con la spada quando ha sentito la carrozza, e nella fretta rischia di slogarsi la caviglia”

…cosa?

Moglie e figlio?

Un figlio abbastanza grande da correre e rischiare di slogarsi la caviglia?

Palazzo di Lumai?

Ma era passato un mese, o un decennio?

Leo controllò il sottotitolo del libro “Pace nei regni e ricostruzione di Valkrest”

Ricostruzione di Valkrest?

Da quando Valkrest era crollata?

Mancava qualcosa, sicuramente.

Leo controllò dei numeri romani, scritti piccolissimi, sul bordo della copertina, e riuscì a tradurli nella sua mente, con una certa difficoltà perché erano molto grandi.

E si rese presto contro che… mancavano tre libri.

Tre interi libri.

Dov’erano?!

Leo sentì lo scarico del bagno, e si affrettò a rimettere tutto in ordine e a ributtarsi sul letto, fingendo di non aver visto niente.

Pochi secondi dopo, Giada rientrò in stanza, le mani ancora leggermente umide.

-Allora, ti unisci a me per preparare spuntini? Qui il divieto di cucinare non persiste- gli propose, con un occhiolino.

In circostanze normali Leo avrebbe accettato senza farselo ripetere due volte, ma una profonda inquietudine si era impadronita del suo cuore, e aveva bisogno di continuare ad indagare, possibilmente da solo in stanza.

-Sono in sciopero per protesta, ma mi piacerebbe una cioccolata calda- provò a chiederle, con occhi da cucciolo.

-Uff, almeno vieni a farmi compagnia, ci vorrà una vita- Giada alzò gli occhi al cielo, ma non rifiutò.

-Sono troppo impigrito per alzarmi da qui, e poi se mi avvicinassi alla cucina, rischierei di ricadere nel tunnel della droga, non è il caso- Leo si mise più comodo sul letto, dando a vedere la sua pigrizia, e Giada sospirò, e scosse la testa.

-Mi devi un dolce dei tuoi, però- gli intimò, iniziando ad indietreggiare.

-Appena ritornerò in cucina sicuramente- le promise lui, facendo il segno di okay.

Ridacchiando, Giada chiuse la porta alle sue spalle, e lo lasciò solo in camera, mentre andava a prendere degli stuzzichini e a fare due cioccolate calde.

Leo aspettò di sentire i passi sparire sotto le scale, e si alzò di scatto, iniziando a controllare meglio la libreria.

Ma tutti i volumi della Storia erano perfettamente in ordine, ad eccezione di quei tre.

Quindi era più che possibile che fossero stati nascosti di proposito, magari proprio per non farli leggere a Leo.

Ma perché mai Giada non avrebbe voluto fargli leggere un decennio della Storia?! Cosa mai poteva essere successo?

“Ricostruzione di Valkrest”

Un brivido corse lungo la spina dorsale del ragazzo, ma Leo scosse la testa, e decise di non pensarci. Scendere a conclusioni affrettate non avrebbe aiutato nessuno, e non gli avrebbe fatto trovare i tre libri mancanti.

Doveva pensare… qual era un buon nascondiglio che usava sempre Giada per i suoi segreti? 

Leo si guardò intorno.

La libreria era un buon luogo, ma la Storia spiccava, e Leo aveva già controllato.

L’armadio era un casino, non c’era spazio per dei libri, poco ma sicuro.

La scrivania, troppo alla luce del sole, non c’erano luoghi che… un momento… c’era un cassetto con chiave.

Giada non lo usava mai, perché non aveva grandi segreti da nascondere, e per gli oggetti preziosi usava la piccola cassaforte dietro il soprammobile.

Forse anche quello era un luogo da controllare, ma era troppo piccola per metterci tre libri spessi come la Storia. Il cassetto della scrivania, invece, era perfetto: ampio, profondo, e chiuso a chiave.

Leo si guardò appena intorno per cercare la chiave, ma non aveva idea di dove potesse essere, e non aveva tempo per controllare. Era anche possibile che tale chiave fosse nella cassaforte segreta, e in tal caso Leo non l’avrebbe recuperata mai.

Ma aveva un modo di aprire il cassetto.

Di creare una chiave di breve durata che gli avrebbe aperto l’accesso.

Mise la mano sinistra sull’apertura, tirò un profondo sospiro preparatorio, e poi usò il suo potere di ghiaccio, che in quei mesi aveva avuto modo di esercitare, creando forme anche complesse.

Una chiave di ghiaccio spesso che entrasse perfettamente nell’apertura e la aprisse quando Leo l’avrebbe girata non sembrava troppo complicato. Doveva solo stare attento che riuscisse a girarsi, e non si spezzasse dentro. Poi si sarebbe sciolta, e Giada non avrebbe avuto più prove: il crimine perfetto.

Leo riuscì con attenzione a girare la chiave improvvisata e ad aprire il cassetto, sperando di trovare i tre libri dispersi, e per poco non lanciò un grido di esultanza quando riconobbe la copertina di cuoio che aveva visto già nei precedenti volumi.

Prese il primo, curioso di conoscere finalmente le sorti dei suoi amici, ma il suo sorriso gli si spense in viso, trasformandosi in un’espressione confusa e preoccupata.

“L’annientamento totale dei ribelli antimonarchici”

I ribelli erano coloro che si opponevano alla Storia. Avevano tentato di uccidere Leo un paio di volte, e poi di reclutarlo tra loro. Leo aveva rifiutato, ma non voleva che venissero annientati. Il loro capo era la zia di Giada, in fin dei conti. E Fausto il fusto era un figo! E Brandon… lui poteva anche venire annientato, dato che maltrattava i bambini, ma Leo non credeva che meritassero tutti l’annientamento.

Ma questo era il terzo libro in ordine cronologico. Forse gli altri due gli avrebbero dato un’idea di come si fosse arrivati all’annientamento dei ribelli.

Leo mise il libro sottobraccio, e prese il secondo. Sgranò gli occhi, sconvolto.

“Dalla vendetta del principe Daryan fino alla caduta di Valkrest”

Quindi Valkrest sarebbe crollata, ma perché?! Cosa aveva spezzato il fragile equilibrio tra i due regni? Cosa… di cosa doveva vendicarsi Daryan?

Fu con mani tremanti che Leo prese l’ultimo e primo libro, quello che si stava svolgendo in quel momento, ad una dimensione di distanza, mentre Leo era lì, a vedere film, a mangiare stuzzichini e a bere cioccolata calda.

“La guerra tra Jediah e Valkrest”

…guerra?

Fu come se il mondo crollasse sotto i piedi di Leo, e per un singolo istante, pensò che si sarebbe ritrovato di nuovo a Jediah, come la prima volta, all’improvviso, senza accorgersene nemmeno.

Ma le vertigini durarono solo un istante, e Leo era sempre in camera di Giada, al sicuro, e con la consapevolezza sempre più chiara che tutti i suoi amici, le persone che aveva conosciuto, e l’uomo che amava, erano nel mezzo di una guerra, in quel momento.

Leo doveva capirci di più. Doveva leggere necessariamente quello che stava succedendo, e soprattutto doveva tornare lì, e dare il suo contributo. Come aveva potuto Giada non dirgli che una vera e propria guerra si stava svolgendo nei sette regni?!

O forse… forse era un malinteso. Forse i titoli non erano così esplicativi, e la guerra era una guerra fredda senza vittime e senza battaglie. 

Ma ciò non spiegava i titoli degli altri libri.

Vendette, cadute, annientamento.

Non sembrava una bella storia a lieto fine, quella.

Leo sentì vagamente i passi sulle scale, e si affrettò a chiudere il cassetto, mettere i libri nella borsa, sperando che non si notasse il rigonfiamento, e a prendere il telefono da dove lo aveva lasciato in carica.

Non poteva restare lì a vedere film e bere cioccolata calda.

Aveva bisogno di risposte.

Uscì dalla camera mentre Giada stava per entrare, e rischiarono di sbattere l’uno con l’altra.

-Wo, che hai? Tutto bene?- chiese Giada, notando immediatamente quanto fosse agitato. Non aveva cibo in mano, quindi era probabilmente salita a chiedergli consiglio o aiuto.

Meglio così, almeno non avrebbe buttato una cioccolata.

-Mi dispiace, devo tornare a casa- Leo la superò, e fece per dirigersi verso le scale.

-A quest’ora?- chiese Giada, sospettosa.

-A quanto pare la mia punizione non mi limita solo l’accesso in cucina, ma a qualsiasi altra parte del mondo che non sia camera mia e il bagno. Mia madre vuole che resti chiuso in casa per un bel pezzo- Leo inventò una scusa al volo, sbuffando, e iniziò a scendere le scale.

Giada lo seguì.

-Penso che capirà se torni a casa domani, ormai sei già qui, dopotutto- provò a fermarlo e a convincerlo a restare, ma Leo scosse la testa.

-Meglio non farla arrabbiare- continuò imperterrito a dirigersi alla porta, sperando con tutto il cuore che Giada non notasse quanto fosse strano.

-Capisco… mi dispiace, Leo. Ci sentiamo per messaggio?- per fortuna, la ragazza non si accorse di nulla, e si limitò a dargli qualche pacca incoraggiante sulla spalla.

-Certo- Leo la salutò il più calorosamente possibile, e finalmente uscì, pronto a dirigersi in casa e leggere tre libri in una notte.

Impresa titanica, ma Leo ci sarebbe riuscito.

 

Quando giunse in casa, sua madre fu piuttosto sorpresa di vederlo. 

-Leo, pensavo che saresti rimasto da Giada stanotte. Va tutto bene?- lo accolse, interrompendo il programma televisivo che stava vedendo e affrettandosi a controllare se stesse bene.

-Tutto bene…- borbottò lui, troppo distratto per trovare una scusa decente.

-Sicuro?- insistette la donna, iniziando a seguirlo mentre il ragazzo si dirigeva in camera.

-Sì- Leo non aveva intenzione di essere freddo, ma non riusciva a pensare ad altro che ai libri. Entrò nella sua stanza senza neanche togliersi la giacca e li tirò subito fuori.

-Cosa sono?- indagò sua madre, confusa.

-Giada li aveva nascosti, ma li ho trovati- Leo iniziò a sfogliare il primo volume. Allora… era subito dopo l’avvelenamento… perfetto! La colpa era stata prima data a Dotty, poi a Sara… Sara… Sara era con i ribelli antimonarchici, lo avevano appurato quando Leo era stato attaccato. Ma nel libro la colpa era stata data a Valkrest.

Leo sfogliò velocemente le pagine cercando informazioni su Jediah, scritte in viola.

-Leonardo!- sua madre attirò la sua attenzione, mettendogli le mani sulle spalle e iniziando a scuoterlo..

-Cosa?- chiese Leo, confuso dalla sua veemenza, finalmente girandosi a guardarla.

Rimase sorpreso nel notare che la sua espressione esprimeva un’immensa preoccupazione.

-Inizio davvero a preoccuparmi, Leonardo! Sei completamente alienato dalla realtà, non studi, non esci, stai sempre in cucina… cosa sta succedendo? Come posso… come posso aiutarti?- chiese, e sembrava in procinto di piangere.

Leo odiava vederla così, e sapeva che aveva ragione riguardo quello che diceva.

Il suo più grande desiderio era poterle dire esattamente cosa stesse succedendo, ma sapeva di non poterlo fare. 

Aprì la bocca per provare a rassicurarla, ma fu costretto a richiuderla.

Non aveva niente da poterle dire.

Nessuna rassicurazione da farle.

-Non lo so, mamma- ammise infine, sospirando, e abbassando lo sguardo verso il libro.

-Ti prego, Leonardo, parlami. Se qualcosa ti preoccupa, se hai iniziato a drogarti, o hai avuto dei problemi con un ragazzo ad Amsterdam…  qualsiasi cosa sia successa, qualsiasi cosa ti stia perseguitando, puoi parlarmene, e io ti sarò vicina- provò ad insistere sua madre, accarezzandogli le spalle con dolcezza.

Leo lanciò un’occhiata al tatuaggio sulla sua mano sinistra. Il timer si era esaurito da tempo, e aveva ancora un colpo di ghiaccio da poter usare.

Poteva essere una prova più che sufficiente per convincerla di essere stato benedetto da una divinità di un altro mondo.

-Mamma, io…- iniziò a dire, ma una volta che sollevò gli occhi verso sua madre per confessare tutto, la voce gli sparì.

Non riusciva a dirlo.

Non poteva sopportare lo sguardo che sua madre gli avrebbe lanciato, la consapevolezza che sicuramente non gli avrebbe creduto, almeno non subito, e avrebbe provato ad internarlo da qualche parte, o a fargli prendere delle medicine.

Leo non poteva permetterselo.

Soprattutto non adesso che aveva appena scoperto che i sette regni potevano essere sull’orlo di una guerra… o già in piena guerra.

Doveva informarsi, doveva capire come agire, e non poteva rischiare che sua madre lo fermasse nell’eventualità che dovesse prendere qualche pazza decisione suicida.

Scosse la testa.

-Sappi che non mi drogo, e non mi sono mai drogato, ad Amsterdam… non stavolta, almeno- alla fine decise solo di rassicurarla, anche se fu costretto a dirle una piccola mezza verità: era vero che non si era drogato, ma era stato drogato, o meglio, avvelenato. Dettagli.

-…e per quanto riguarda i ragazzi… sono certo che Daryan ti sarebbe piaciuto tantissimo. È una delle persone più a modo che io abbia mai incontrato, ed è stato super rispettoso. Sono io ad aver fatto i casini- Leo aveva accennato di aver avuto un ragazzo ad “Amsterdam” e di averlo poi lasciato. Gli era stato praticamente estirpato a forza da sua sorella, ma non aveva mai offerto dettagli, o nomi. Quella era la prima volta che nominava Daryan per nome, ad alta voce, da quando era tornato, e gli provocò un tonfo enorme al cuore.

-Oh, Leo…- sua madre provò ad abbracciarlo, ma Leo la tenne un po’ a distanza. Voleva prima finire il discorso.

-Quello che intendo dire è che… lo so di essere un casino, ultimamente, e che ti sto preoccupando, ma quello che è successo ad Amsterdam… non devi preoccupartene. È stato un periodo strano, e… mi dispiace di averti fatto preoccupare, e di farti preoccupare ancora adesso, ma…- c’erano tante cose da dire, e Leo non sapeva da dove cominciare, come parlarne in generale, era così difficile -…starò bene presto, mamma. Ci sto lavorando, e non devi preoccuparti per me. Non sono in pericolo, non sono… prometto che non sparirò mai più da un giorno all’altro senza avvertire- alla fine decise di concludere con ciò che era certo sua madre voleva sentire da lui, e la strinse in un abbraccio, che la donna ricambiò con grande affetto.

-Sai che voglio solo il tuo bene, e sono sempre qui se hai bisogno, vero?- gli assicurò lei.

-Lo so, mamma, sei la migliore. E mi dispiace per stamattina- Leo seppellì il volto nella sua vestaglia invernale, sempre la stessa da più di quindici anni, e si perse appena nei ricordi d’infanzia, quando la vita era più semplice, e ogni problema veniva affrontato tutti insieme.

-Dispiace anche a me. So quanto sia terapeutica per te la cucina… ma non abbiamo abbastanza soldi per tutti quegli ingredienti- sua madre gli accarezzò la schiena, dandogli qualche piccola pacca affettuosa.

-Lo so… cercherò di cucinare meno cibo inutile- le promise lui, interrompendo l’abbraccio.

-Ritiro la punizione, allora- sua madre gli sorrise, felice che avessero risolto, ma il sorriso le si incrinò appena quando notò che quello di Leo non gli raggiungeva gli occhi.

Sapeva che c’era molto che lui ancora non le stava dicendo, ma decise di non insistere.

-Stavo vedendo una puntata di Gorgeous, vuoi venire a vederla con me? Francisca e Pablo si stanno per sposare… per la sedicesima volta, più o meno- indicò la strada verso il salotto, e incoraggiò Leo a seguirla.

-Allettante, ma sai che preferisco Pablo e Kyle come coppia. E anche Angelica e Francisca hanno un’ottima chimica- Leo rifiutò il più delicatamente possibile. Aveva una lunga notte di lettura davanti a sé e voleva cominciare immediatamente.

-Ovviamente- sua madre, ardita Franpablo shipper, alzò gli occhi al cielo, e decise di lasciarlo solo -Se cambi idea, c’è sempre un posto sul divano per te. Isa è a un diciottesimo stasera, e devo tenermi sveglia almeno un’altra ora prima di andarla a prendere- tenne la porta aperta, e si diresse in salotto dopo l’ultima offerta e dopo aver controllato l’orologio.

Leo aspettò che sparisse nel corridoio, poi chiuse la porta di camera sua, si tolse finalmente la giacca e le scarpe, e si mise sul letto, il libro già davanti agli occhi, pronto a leggere quante più informazioni possibili su ciò che stava avvenendo in quel momento nei sette regni.

L’accusa contro Valkrest aveva indignato il principe Victor.

E poche settimane dopo… Valkrest aveva dichiarato guerra.

I sette regni si erano divisi in tre fazioni: Nivern e Fring schierati con Valkrest; Ombron e Lumai neutrali; solo Katrang aveva preso le parti di Jediah, ma poco era il supporto che poteva offrire.

Il regno di Jediah viene preso d’assalto da più fronti, e non è militarmente preparato a difendersi.

Numerosi scontri in territorio civile costano la vita a numerosi soldati da entrambe le parti.

Leo lesse orari e luoghi di ogni attacco, strategie di offesa e difesa, e alla fine di ogni scontro c’era una lista con i nomi di tutti i caduti e una breve descrizione dei suoi ultimi momenti. 

Questa versione della Storia era quella ridotta, didascalica, e le vite di centinaia di uomini, donne e bambini innocenti si è ridotta solo a questo: una lista e una breve descrizione.

La guerra andò avanti per mesi.

E Leo lesse troppi nomi che non avrebbe mai voluto leggere, non in quel tipo di lista, non in quel modo.

Persone che aveva conosciuto, persone che aveva odiato, persone che aveva visto solo di sfuggita, e persone a cui aveva voluto un bene infinito.

Alex, Lionel, Prankit, Anna, Mary, Jane, Mildred, Gideon, Clay, Riley, Yara, Reginald, Gretel, ed infine…

-No…- erano ormai quasi le otto del mattino quando Leo giunse alla fine del libro.

Non si era cambiato, non aveva salutato sua sorella, né aveva dato la buonanotte a sua madre. Aveva finto di essere addormentato, e aveva letto il libro sotto le coperte, con una torcia che ormai era a pochi attimi dallo scaricarsi.

-No, no… NO!- non poteva accettare niente di quanto stava leggendo.

Non poteva accettare nessuno dei nomi sulla lista, ma l’ultimo… l’ultimo era la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.

-Non Opal…- seppellì il volto inondato di lacrime tra le mani, lasciando cadere il libro e la torcia.

Il giorno della fine della guerra, durante l’ultimo scontro, i nemici abbattono il bunker sotterraneo del castello, dove la famiglia reale e i rifugiati incapaci di combattere hanno trovato rifugio, e il crollo uccide tutti coloro che sono all’interno.

Tra cui la principessa Opal.

A poche settimane dal suo diciottesimo compleanno.

Jediah sarebbe stata sconfitta con una strage che avrebbe lasciato Daryan orfano e completamente solo al mondo, dato per morto e salvatosi per un pelo.

E con la guerra, finì anche il primo dei tre libri che Giada aveva voluto tenere nascosti a Leo.

Ed era già abbastanza, per il cuoco.

Abbastanza da sapere che non poteva più permettersi di aspettare.

Perché se la Storia aveva deciso di uccidere le persone che Leo amava, lui avrebbe senz’altro fatto qualcosa per impedirlo.

Avrebbe fatto ogni cosa in suo potere per impedirlo!

E avrebbe agito immediatamente! 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(A.A.)

Wow… non è passato molto tempo, ma Leo mi era mancato!

So che questo capitolo non è il più entusiasmante del mondo, anzi… ma è solo un prologo e riepilogo, e comunque si sono scoperte un sacco di cose.

Intanto sono passati sette mesi, Leo è un po’ traumatizzato, eppure non riesce a smettere di pensare alla sua avventura e vuole tornare nei sette regni. Potete biasimarlo?

Poi Valkrest e Jediah sono in guerra… chissà a che punto della Storia si trovano, e se Leo farà in tempo a salvare tutti i suoi amici e soprattutto Opal.

Spero che il capitolo vi sia piaciuto e sia una buona introduzione al nuovo libro.

I prossimi capitoli prometto che saranno più entusiasmanti, soprattutto dal terzo in poi… ho tanti progetti per questa storia!!

Un bacione e alla prossima :-*

   
 
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