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Autore: Alarnis    05/11/2022    2 recensioni
"Quel giorno fu lei a restare ferita, solo ora se ne rendeva conto."
Genere: Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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 NdA: Mettetevi comodi!




Nicandro restò dov’era e, a dispetto della separazione che gli imponeva Moros, si racchiuse nel suo abbraccio spingendosi a lui con il busto: la mano sinistra alla sua guancia e la mano destra al collo, a toccargli la spalla, pronto a unirsi al suo stesso destino.
Moros sentì la mano aperta del cugino premergli la guancia: era calda e soffice; la stessa che lo rassicurava del suo affetto di cuginetto quan’erano bambini e che per lui era così importante nel disinteresse di Matilda e dei fratelli.
Forse era giusto così. Se vivere assieme era loro negato, almeno avrebbero condiviso l’aldilà.
Sorrise a Nicandro. Andava bene così: non era arrabiato di quella scelta.
La consapevolezza che Ludovico sarebbe rimasto l’unico vincitore lo rendeva fiero di averlo aiutato a riconquistare un trono; a cui il principe mai s’era rassegnato di aver perduto.
L’unico suo rimpianto?
Lavinia. Era stata così sbagliata quella freccia? Poteva addossare ogni colpa solo a lei?
No. Aveva deciso lui soltanto di fare di Nicandro il centro del suo mondo; lui soltanto di essere uno scudiero mediocre per Guglielmo.
E adesso? L’unica cosa importante era che finalmente sapeva perché era là. Non aveva paura di realizzare l’obiettivo che si era proposto e quell’obbiettivo era ora con lui, tra le sue braccia, senza rancore, con un sorriso dolcissimo.
“Restiamo assieme.” si sentì chiedere. “Per sempre.” rispose lui.
Nicandro gli si aggrappò con la mano al collo per spingergli in basso la fronte e farla incontrare alla sua. Moros sentì salire i capelli sopra la testa come in un massaggio; gli arrivarono sulla fronte assieme al mantello che lo incappucciò nello stesso momento in cui la spada di Gregorio gli premette sulla schiena.
Nicandro fece un sospiro, chiuse gli occhi poi soffiò poche parole. “Protegge da ogni malanno.”.
Esclamazioni stupite, incredule, si unirono alla voce asfittica di Zelio.“Chi di veleno ferisce, di veleno perisce!”.
Il viso del capitano gli comparve spettrale davanti agli occhi come volesse dar loro il benvenuto all’altro mondo, ma si accorse di sbagliare. Quel monito era per Gregorio a cui non facevano più barriera, spariti sotto un mantello che li aveva resi aria. Senza la resistenza della sua schiena, Gregorio capitombolò in avanti trovandosi addosso a Zelio che lo pugnalò.
Tra ossa e muscoli d’aria, Zelio era passato loro attraverso con la stessa facilità fossero stati fantasmi.
Impalpabile, Moros aveva vibrato al passaggio del capitano e provato un brivido.
Gregorio e Zelio si aggrapparono l’uno all’altro: avvinghiati in uno scontro ultimo e rabbioso. Finirono a terra. Le bocche mute di maledizioni, lamenti e reciproche accuse. La spada di Gregorio restò conficcata sul capitano quanto il pugnale di Zelio sul cuore di Gregorio.
Riapparvero.
Nicandro gli aveva scoperto la testa. Il mantello era ritornato sulle sue spalle.
Il cugino respirò come dopo un tuffo e sorrise incredulo. Rise anche, mentre Federico con un urlo lasciò alle spalle le superstizioni di una vita, che vedevano la magia come una minaccia.
“Come lo sapevi?” chiese in una domanda sciocca Moros. Nicandro lo abbracciò forte, “Non lo sapevo… Non ne ero certo…”.
Lavinia era scivolata su se stessa a terra come un torrione collassato. “Eravate spariti…” biascicò. Mavio e Ubaldo la trassero in piedi e sostenendola si avvicinarono a lui e a Nicandro. “Come avete fatto?”, Ubaldo lo tastò per capacitarsi fosse reale, ma aveva capito fosse opera del mantello. Lavinia, priva di parole, guardava Gregorio a terra.
“Ed ora?”, “Cosa facciamo?”. I soldati mantennero le spade abbassate.
“Tranquilizzate il popolo!” ordinò ai presenti Alberico, come avesse l’autorità di comandarli. “Avete sentito? Basta offese!” aggiunse Mavio dopo uno sguardo d’intesa con il rosso cavaliere.
“Fate come dicono…” approvò Ludovico: la voce stanca mentre passava la mano sulla fronte. Rocca Lisia era libera e stentava a crederci.
Tra un “Ubbidisco!” e l’altro, i soldati sfollarono ammaestrati da Alberico e Mavio che agirono assieme dimostrando con i fatti che la contesa apparteneva al passato.
“Parlate al popolo.” intervenne Nicandro chino assieme a Lavinia su Gregorio. Le loro mani avevano ricomposto giunte quelle fredde di lui e sembravano scaldarle.
Ludovico annuì. Si abbassò sul ginocchio per dare un ultimo addio ai rivali. Mise Zelio supino e gli chiuse gli occhi.
Ora, c’era bisogno di silenzio, e così lo mantennero severi, finché Ludovico tornò in piedi. “Parlerò al popolo.” approvò e aiutò Nicandro a rialzarsi quando lasciò alla sola Lavinia la veglia funebre. “Restatemi vicini…” ammise, come se lo spocchioso principe conosciuto un tempo da Moros fosse solo un ricordo. Gli occhi chini su chi rimaneva a terra.
“L’ho deluso.” parlò Lavinia a bassa voce.
“L’avete ferito, non più di altri.” disapprovò Ludovico e tutti sapevano fosse la verità, Moros compreso. Nicandro stesso non aveva preso le sue difese: caparbia nel parlare di rimorso, quanto un tempo priva di compassione.
“Parlate al popolo. Nicandro ha ragione!” esortò Federico. La via verso il balcone era libera e da lì tutti avrebbero udito e gioito.
Ludovico annuì.
“Accompagnatemi.” chiese il principe.
“E’ il tuo momento!” obiettò Moros a nome dei presenti.
“Il mio è il nostro da ora in poi!” commentò Ludovico: il tono di un ordine. In questo non era cambiato, ma aveva sorriso nel dirlo, soprattutto a Moros a cui precisò. “Mi hai mentito!”: Nicandro doveva essere un servo, non un Montetardo.
Altrettanto, Moros sorrise. Con la mano al capo si spostò imbarazzato i capelli. “Ed io ero solo un braccio in più per la tua causa?”. Erano pari.
“Bene! Direi che me ne posso anche andare…” commentò Malia ironica, subito contradetta da lui. Lei semplicemente ammiccò.“Non vi preoccupate mi farò viva!” e arricciato il naso soffiò un bacio con la mano verso Ludovico. “So’ la strada!” gli fece l’occhiolino e lui ricambiò con un sorriso che Moros intuì di complicità.
“Non andare!” la frenò Nicandro. Moros lo vide accorciare la distanza. Malia corrugò le sopraciglia. “Non accetto consigli sul futuro!” mise in chiaro spostando la mano sinistra verso l’esterno come creasse un limite invalicabile.
Nicandro rimase immobile.
Lei stirò le labbra in un sorriso soddisfatto, poi con superficialità lanciò un bacetto con indice e medio tra le labbra. “Addio!” li salutò.
“Conosco il tuo passato. So’ chi sei e da dove vieni.” sviolinò Nicandro e nel farlo si morsicò le labbra. “Allora ti consiglio di starmi alla larga.” rispose veloce Malia, già di spalle. “Non c’è nulla da chiarire.” precisò Ludovico: sapeva fosse stata succube dell’uomo che amava e che per lui avesse fatto cose di cui pentirsi. “Sei libera di andare se è questo che vuoi.” approvò Ludovico.
Vuoi proteggerla, vero? pensò Moros.
“Sono anch’io di Macerino.” si giustificò Nicandro, quasi dovesse rivendicare qualcosa che il principe avrebbe dovuto ascoltare.
“Una ragione in più per non scottarti!” consigliò semplicemente Malia.
Moros si fece vicino al cugino e gli mise una mano sulla spalla “Non insistere.”. Malia percorreva da sola la propria strada e non avrebbe fatto eccezioni. Lui lo sapeva.
“Non tornare nel bosco...” disse piano Nicandro, afferrandola al braccio.
“Perché potrei incontrare il lupo?” scherzò lei: gli occhi puntati a quella mano che la stringeva.
“L’hai già incontrato.” disse con un soffio suo cugino che lasciò la presa.
Lei mutò la bocca larga in un sorriso forzato. “Perfetto! Non vivrò felice e contenta.” rise e le spalle le si alzarono. Allargò le braccia. Sorrise a tutti accattivante. “Comunque, non ho bisogno né di un principe né di un boscaiolo.” dondolò il capo, poi lanciò i capelli dietro alle spalle. Era il suo commiato.
“Io sì! Io sì!” alzò le mani Belinda sbucata dal nulla. Con tutta probabilità sgattaiolata dopo l’uscita di scena dei soldati.
“Morossss” lo salutò e gli si lanciò addosso di corsa: le braccia al collo. Rimase penzolante e lui fu costretto a prenderla in braccio per non rischiare uno stiramento. “Dice che non può liberarsi da un incantesimo!” commentò subito saccente Belinda, mentre Alberico s’irritava per la sua presenza di bambina e Malia la sfotteva “Come noi di te!”.
“E’ la verità!” s’imbronciò la piccola che lanciò una boccaccia verso Malia.
Belinda insistette. “Il suo problema è che non ha mai trovato l’eroe che cerca!” commentò con leggerezza. Alla sua età credeva alle favole, come altrettanto credeva all’amore vero.
“Il mio problema???”. Nonostante Malia avesse un volto sbigottito e si alzasse le maniche fino al gomito come per lanciare un incantesimo, Belinda disse incurante “Ma non sei tu, vero?”. Il suo viso corrucciato sperava che non fosse Moros quell’eroe, perché altrimenti non sarebbe più potuto essere il suo sposo.
“Calmiamoci tutti!” disse Federico frapponendosi tra Malia e Belinda che s’era incantata a guardare anche Ludovico: più che nel suo viso, nei begli occhi verde-arancio e tra le bionde ciocche dei suoi capelli.
“Dovrei strozzarla!” urlò Malia, rivendicando di acchiapparla nonostante Federico: le mani che torcevano l’aria come fosse uno strofinaccio da strizzare.
“Forse non ha cercato bene!” commentò Nicandro sopra tutti.
Moros vide Belinda stirare il collo. “Se è per questo pure io!” sbottò spontanea. La vide illuminarsi tutta. I principi erano una cosa seria per lei e uno in più faceva un’enorme differenza per Belinda, sorrise Moros.
Un grido di gioia riempì il corridoio e quasi dovettero tapparsi tutti le orecchie, mentre la piccola si sbracciava verso Nicandro. “Sono Belinda e saremo felici!” la sentirono dire. “Lasciami Moros! Sono di fretta!” disse smorfiosa divincolandosi da lui: era già finito all’ultimo posto della classifica sposi.
Di contro Nicandro si ritrasse, ma già era tardi. Lei gli era già aggrappata al braccio e iniziava un lungo monologo sul loro futuro. “E così la gnoma ha trovato il suo principe!” sbuffò Malia. La piccola aveva sollevato l’animo di tutti, lei compresa.
“Un eroe ha molte facce!” proseguì Nicandro e Belinda fece silenzio al mistero evocato da quella frase, ma non lo lasciò.
“Sembianze che non ti immagini!” finì la frase Moros. Già qualcuno gli aveva svelato quel mistero.
Un eroe… Non un principe, non un boscaiolo…
“Era un mago molto potente…” timbrò la second’ultima parola: Malia si portò il pollice alle labbra per morsicare la cuticola di un’unghia, quasi fosse una bambina incerta.
“Le tue ferite scottano ancora.” approvò Nicandro, tra le righe ben inteso come le mie. Non era un eroe ma per lei lo sarebbe stato.
Nicandro cinse Belinda alle spalle e lei rimase tranquilla in ascolto.
Malia sospirò. “Da Macerino il fuoco.” pronunciò la propria maledizione. “Da Macerino le lacrime!” si morse le labbra.
“Basta non farle più scorrere e far battere di nuovo il tuo cuore.” svelò Nicandro: il perdono avrebbe vinto sul rimorso. Spostò Belinda da sé. Si avvicinò a Malia e questa volta lei non si oppose anzi… Moros la vide abbassare gli occhi… fragile.
Nicandro le prese le mani tra le sue. “Ora puoi tornare nel bosco o rimanere quì…”. Che comprendesse Ludovico quel consiglio?
“Non dimenticare che la scelta è tua, non di Baltasar che hai sconfitto!” rivendicò Nicandro. Alzò la fossetta della guancia sinistra. “Per quella del cuore non ho rimedio, mi spiace.” sembrò scherzare con lei.
A Moros sembrò che un brivido la percorresse.
Lei ritornò a guardare suo cugino. Lo fissò intensamente, incredula, prima di stupirli tutti. Lo abbracciò scivolandogli addosso dalla vita alle gambe finchè non finì seduta a terra. Nicandro si abbassò con lei e le accarezzò la guancia. Lei non si oppose ma già le labbra alzavano le guance “Che ragazza pusillanime!” disse e si sfiorò l’occhio. “Devo prendere delle precauzioni per quel mantello tarmato…”.
“Mi è bastato toccarlo!” approvò complice Nicandro che le sorrise.
 
***

Le esultazioni per Ludovico riempivano l’aria di Rocca Lisia.
I forconi dei contadini si erano alzati vittoriosi ma al suo prendere la parola ogni lingua o gesto erano cessati in rispetto di chi s’era dimostrato forte e fiero quanto re Iorio.
Il principe li aveva lasciati gioire, poi li aveva ammoniti per il futuro, fino a decretare la fine della tirannia di Zelio.
Nella sala delle udienze Lavinia aveva atteso mortificata il proprio destino: la benda alla testa, i capelli fluenti sulle spalle, gli occhi bassi.
Quando Ludovico entrò, Nicandro e Malia lo affiancavano. Tutti attesero che Malia prendesse posto alla destra del trono di Ludovico; Nicandro accanto a lei. Il solo principe restò in piedi.
“Moros, Alberico, Federico.” chiamò. Due sole parole per loro. “Vi ringrazio!” più che il re era un compagno a parlare loro. “Senza la vostra amicizia e lealtà il mio regno non esisterebbe più, come la mia vita. Vi devo tutto. Permettetemi di potervi chiamare fratelli.” disse.
“Mai onore più grande ricevetti in vita.” sentenziò Federico.
“E’ così anche per me.” si limitò a dire Alberico mentre gli occhi si facevano liquidi. Chinò il viso e i capelli rossi gli finirono sul volto in una cascata che celò la commozione.
“Avevo sentito parlare di un principe fuggiasco di un trono vacillante, ho trovato un re.” sottolineò Moros. “Quanto ora trovo un fratello che non merito.” si chinò sul ginocchio destro sull’esempio dei cavalieri, ora suoi compagni.
Ludovico che si era avvicinato, li esortò ad alzarsi. Sollevò le mani e l’acclamazione degli astanti fece levare i piccioni e le colombe appollaiate sulle travi.
“Viva il principe Ludovico!” urlò Belinda e tutti la seguirono.
Ludovico prese posto sul trono; alla sua destra Malia.
Rivolse la propria attenzione su Lavinia.
“Avete vinto.” riconobbe lei in un susssurro. “Accetterò ogni punizione.” acconsentì con parole capaci di impietosire per l’umiltà che le aveva contraddistinte.
Nicandro avrebbe mai potuto perdonarla? Quella domanda negli occhi marroni di lei.
“E semplice sarebbe abbonare ogni colpa.” intervenne Malia ammutolendo i presenti che sapevano fosse legittimo quel pensiero.
Moros istintivo avanzò di un passo per proteggere Lavinia ma Nicandro lo frenò avanzando la mano. Doveva lasciare parlare Malia che si alzò. “Merita una pena esemplare.” s’inchinò a chiedere approvazione a Ludovico. La sua voce si levò sul brusio che ne scaturì. “Braccò il nostro principe.” fece largo attorno a sé con le mani. “Perseguitò i suoi fedelissimi per seguire Zelio e Gregorio.” annunciò spietata.
“E’ la verità! Lo feci.” ammise Lavinia. Moros avrebbe voluto tacesse invece che riconoscerla ma non sarebbe stata Lavinia se fosse scesa a compromessi.
“Calpestasti sentimenti e ignorasti il cuore.” la colpevolizzò Malia, puntandole il dito indice contro. Riprese posto.
Belinda mugugnò “Eri cattiva…”, ma Moros la rimproverò con lo sguardo. “Antipatica!” aggiunse lei con una linguaccia che volentieri le avrebbe tagliato.
Lavinia ripeté cruda “Dici il vero.” e nel farlo si morsicò le labbra. Il passato non si poteva cambiare, ne erano tutti consapevoli.
“Che soluzione proponi, dunque?” chiese Ludovico a Malia. Nicandro bisbigliò qualcosa all’orecchio di lei che le riportò a sua volta al principe.
“Credo tu abbia ragione!” confermò gustoso e quasi divertito Ludovico. Malia ammiccò. “E’ punizione sufficiente?” interrogò Nicandro che confermò serio.
Moros pregò avessero scelto per la grazia.
“Farete dono della vostra vita…” quelle parole lo freddarono. Intervenne negando mentre Lavinia interrompeva a sua volta Ludovico per cautelare la sua impulsività. “Se è vostro desiderio posso solo accettare.” confermò decisa mentre Mavio e Ubaldo incaprettavano Moros alle braccia. “E’ il vostro capitano?” rivendicò lui.
“E che così sia!” sentenziò Ludovico spazientito, ignorando il Noooo di Moros.
“Donerete la vostra vita e il vostro cuore per rimettere pace tra i Chiarofosco e i Montetardo…” sospirò, “Sempre che mio fratello avrà la cortesia di approvare il proprio fidanzamento!”.
In quel momento Moros si trovò libero e quasi non si rese conto di stringerla tra le braccia. Il volto di lei mai così luminoso e dolce.
 
***

La lasciò dormire… Bella come l’aveva sempre sognata. Una dea della caccia serena in grembo al proprio bosco.
Aperta la finestra, affacciato alla finestra, si era stiracchiato e visti gli amici già nel piazzale li aveva raggiunti quasi con i vestiti in mano per non essere da meno in quanto a puntualità.
Ludovico stava dando istruzioni alle guardie. Alberico e Federico parlavano con Ubaldo e Mavio e le risate e i visi allegri rendevano solo un brutto ricordo il passato da nemici.
Ludovico lo salutò mentre si avvicinava e con una pacca sulla spalla lo salutò. “Avrò bisogno di un capitano.” disse.
Sbigottito rispose modesto, “Non credo di essere il tuo uomo…”.
Sono lusingato ma…
Il volto di Ludovico esprimeva la convinzione fosse perfetto per quell’incarico. Sapeva non avesse mai ricoperto un ruolo così importante ma non era un buon motivo per rifiutare. Infatti lo guardò truce. “Se non tu, chi altro, per ora?” fu diplomatico nel suo ordine e un mezzo sorriso suggerì che non era più il tempo delle indecisioni.
Era l’amico a suggerire e il re a parlare.
Moros ricambiò il sorriso ma chiarì, “Non ho abbastanza esperienza, ma so’ chi mi potrà guidare al meglio!”.
“E’ quello che volevo sentirti dire!” commentò Ubaldo alle sue spalle; la mano alla spalla destra.
Non c’era più alcun dubbio. Le indecisioni le avrebbe lasciate una volta di più alle spalle, per se stesso e per gli amici che gli erano accanto; che credevano in lui e nelle sue capacità che più facilmente aveva preferito ignorare in passato.
 
***
 
“Andiamo?” disse Moros al cugino.
Nicandro approvò “Sono pronto.”.
Con buoni cavalli arrivarono velocemente alla piccola casa. Poco fuori le mura di Rocca Lisia. La zona tutt’intorno disboscata.
C’erano lavori in corso; quelli che sembravano un ampliamento di una casupola più piccola dal tetto di paglia sfilacciato in più punti che aveva un chè di trascurato.
Travi di legno erano poggiate oblique su un alto muro di pietre sovrapposte ,che costituiva la canna fumaria di un grosso e solido camino dall’aria appena costruito.
L’uomo di spalle rialzò la schiena curva. Era alto e robusto.
“Bella giornata!” lo salutò Moros come al loro primo incontro.
“Ero sicuro che sareste arrivati!” disse Braccioforte e nel vederli scendere tutti e tre constatò “Ho fatto bene a cominciare i lavori. Ci sarà bisogno di una casa più grande!” disse fregandosi le mani impolverate.
Lavinia gli rivolse un viso riconoscente. Nicandro scese veloce da cavallo, brioso di vedere il compagno delle sue avventure.
“Un soldato deve abitare al castello.” non si tirò indietro dal dire scanzonato “E lì c’è posto per tutti!” rise birbante, mentre Braccioforte inarcava le sopracciglia.
Mitigò quella proposta. “E va bene… Ci faremo dare qualche licenza di tanto in tanto, vero capitano?”.
“Capitano? E per chi?” parve perplesso il soldato.
“Ma di Ludovico Chiarofosco e di chi senno?” rispose lui come si fidasse ciecamente del proprio re.
Era incredibile com’erano cambiate le cose. Moros per primo non ci avrebbe creduto all’inzio del suo viaggio. Si grattò la testa mentre Braccioforte familiarizzava con Nicandro accennando di aver sempre sentito parlare di lui e finalmente di avere l’occasione di conoscerlo.
Lavinia sorrise.
“Però per questa sera, vi voglio miei ospiti per cena.” gli offrì ospitalità il soldato.
“Allora, ci servirà selvaggina!” suggerì Lavinia. Lo prese lesta al braccio e lo esortò a fare la propria parte. Ci aggiunse un bacio sulla guancia e questo non guastò. “Lascia fare a noi due!” confermò Moros che le rubò monello dalla faretra una freccia.
Questa volta avrebbero cacciato assieme.
 
fine
 
 
NdA: Così si conclude "L'ombra della signoria". Spero che vi sia piaciuta la storia e spero di non aver fatto un buco nell'acqua con il finale. Non mi piacciono i finali aperti così ho deciso che dovevo dare al lettore almeno un’indicazione di massima ^_^
Non ho voluto abbandonare nessun personaggio e portarli con Voi fino alla fine.
Sono onorata che abbiate letto. Vi sono grata del tempo che mi avete dedicato!
Dal profondo del mio cuore, grazie!!
Bisous
Alarnis
 
Fra qualche mese mi concentrerò sulla revisione. E' stata una bella sfida scrivere di personaggi femminili oltre che maschili che trovo più facili da trattare. Difficile creare una storia dall'inizio alla fine, dando un finale che per me fosse soddisfacente. Spero di migliorare sempre di più, per me stessa e per chi leggerà le mie storie.
Sempre grata a chi ha recensito:Vento di luce e Francyzago
   
 
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