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Autore: MollyTheMole    17/12/2022    0 recensioni
Londra, 1934: il crimine di Londra ha un nuovo James Moriarty. Quest'uomo, però, ha una nemesi: il nuovo ispettore capo di Scotland Yard, per il quale ha in serbo una triste ed amara sorpresa.
Londra, 1936: il rinnovato castello sul lago Loch Awe, in Scozia, apre i battenti ai turisti. Il passato, però, è come la ruggine: incrosta ed imprigiona. Gli ospiti del castello si troveranno, loro malgrado, a fare i conti con esso, con l'oscuro futuro ormai alle porte e con lo spettro di un criminale che infesta i loro ricordi.
Genere: Mistero, Noir, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Sei proprio uguale a mia madre, devo dire.

 

Con la bocca piena, Danielle si chiese se i signori Smith fossero in qualche modo intimiditi o spaventati dal proprietario dell’albergo, Steven O’Brennon. Niente, se non paura o un’incredibile ospitalità, giustificava la loro solerzia nel servire gli ospiti, e se non fosse stato per la spontaneità dei due, probabilmente avrebbe optato per la prima. 

A tavola i commensali si erano riuniti, come la sera precedente, e tutti, proprio come durante la cena del giorno prima, sembravano apprezzare la cucina della signora Smith. Seduta tra il capitano e il signor Webber e con una punta di curiosità, Danielle notò l’assenza apparentemente ingiustificata dei coniugi Northwood. Jodie Webber in particolare ne sembrava turbata, e continuava a richiamare l’attenzione del marito, chiacchierando a voce talmente bassa che Danielle, pur essendogli seduta accanto, non riusciva a cogliere una singola parola. Perplessa, scambiò un’occhiata furtiva con il capitano, che ricambiò e tornò a concentrarsi sul suo controfiletto.

Danielle non poteva dirlo con certezza, ma poteva immaginare che il nome Northwood facesse girare gli ingranaggi della mente del capitano tanto quanto li stesse facendo girare a lei.

Dove accidenti aveva già sentito quel nome?

La curiosità continuò a tormentarla per tutto il pasto, e solo quando il pranzo fu ultimato, Danielle ebbe l’occasione di incrociare Jodie Webber nel salone per un digestivo, e le chiese che fine avesse fatto sua sorella.

- Mi dispiace di non averla vista a pranzo. Spero che vada tutto bene.-

La donna sospirò. Danielle pensò che agli occhi di un uomo dovesse sembrare molto bella. Era sottile e modaiola, sempre inappuntabile ed ordinata, l’acconciatura sempre ornata di simpatici accessori brillanti e luminosi. La sua espressione, però, tradiva un certo tormento, a dispetto della sua apparenza perfetta.

- Mia sorella non sta bene. Ha dei seri problemi da quando sua figlia è morta.-

All’improvviso, Danielle ricordò tutto.

Quello che era strano, era che lo sapesse proprio lei.

Tu guarda, la coincidenza! 

Decise comunque di tenersi sul vago.

- Immagino. Un genitore non è mai felice di sopravvivere ai figli. Dev’essere stato un duro colpo.-

- Lo è stato per tutti. Non immagina quanto.-

Fu raggiunta dal marito, che reggeva un bicchiere di liquore per mano, e ne porse uno alla moglie, che lo prese e lo svuotò in un colpo solo. 

Danielle ammirò la sua tolleranza all’alcol.

- Amore, stavo dicendo alla signorina Peters di Johanna.-

Fu solo la sua impressione, o sul volto del signor Webber si era stesa un’ombra di sospetto?

- Capisco.- fece l’uomo, questa volta con quella che sembrava una punta di rimprovero negli occhi. 

- Credete che Eveline apprezzerebbe compagnia?-

Jodie scosse le mani e la testa contemporaneamente, i bei ricci color mogano che dondolavano da tutte le parti.

- Assolutamente no! Carl glielo impedirebbe, e lei, purtroppo, ha già avuto modo di scoprire di che pasta sia fatto mio cognato. Se fossi in lei, signorina Peters, lascerei perdere.-

Non aveva tutti i torti, e Danielle non si prese la briga di chiedere ancora.

Tuttavia, ed in modo del tutto inaspettato, il signor Webber diventò loquace e cominciò a descrivere nei dettagli la circostanza della scomparsa della piccola Johanna. Danielle avrebbe tanto preferito tirarsi indietro, tuttavia il suo istinto ancora una volta la spinse a restare. 

- Povera bambina, era così bella, entusiasta e curiosa. La conoscevo bene, era mia nipote del resto, e veniva spesso a trovarci. Proprio una cara bambina. Ha avuto un malore, e non sono riusciti a salvarla.-

Danielle ribadì il proprio dispiacere con grande delicatezza e si congedò, con la scusa di ritirarsi nelle sue stanze. In verità, il suo primo pensiero era stato cercare il capitano Collins per spiegargli finalmente il motivo per cui ricordava quel nome. 

La conversazione aveva acceso un faro nei meandri della sua memoria.

Johanna Northwood. 

Quella vacanza non voleva proprio saperne di andare come avrebbe dovuto. Continuava a far risorgere un sacco di ricordi e lei, ormai, aveva capito che non poteva fare altro che assecondare la sorte.

E, perché no, condividerla con William, dato che la sorte stessa l’aveva messo di nuovo sulla sua strada.

Lo trovò mentre saliva le scale, diretto alla sua stanza nella torre. Lo afferrò al volo per il fondo della giacca, facendolo sobbalzare per la sorpresa.

- Problemi?- chiese quello. 

Danielle, con il fiato corto per l’arrampicata sulle scale, gli fece cenno di attendere un momento.

Accidenti, se sono fuori forma!

- Ancora il signor Northwood? Ah, giuro che questa volta gli faccio vedere i sorci verdi a quel…-

- Johanna! Johanna Northwood!-

Gli occhi di William si illuminarono.

- Mi dia un minuto. Recupero le mie cose e ci vediamo in giardino.-

Detto questo, sparì alla vista.

Danielle ne approfittò per rinfrescarsi, cambiarsi quelle mefistofeliche scarpe e godersi la sensazione inebriante di essere riuscita a far luce sulla verità.

Anche se, come tutte le verità, apriva una lunga serie di misteri e domande senza risposta. 

Oh, non si era mai sentita così viva da due anni a quella parte!

Scese le scale rapidamente ed in un attimo fu fuori, al sole, a cercare con lo sguardo il capitano. La attendeva seduto su una sedia da giardino sotto il piccolo portico antistante quelle che, Danielle comprese, dovevano essere le scuderie del maniero. A metà strada tra il lago e il bosco retrostante, verso est, le scuderie erano esposte al sole, nel verde della brughiera. Quella era un’ala del castello che Danielle non aveva ancora esplorato ed era estremamente curiosa di sapere come il capitano facesse ad avere così tanta dimestichezza con l’ambiente. 

- Non avevo ancora visto questo lato del castello.- gli disse, accomodandosi sulla sedia accanto a lui.

- Eppure mi ha trovato comunque.-

Già, grande verità. L’istinto l’aveva portata lì, come se avesse sempre saputo dove trovarlo. 

Cercò di non pensare al legame mentale che stava crescendo tra di loro e preferì andare dritto al punto.

- Finalmente mi sono ricordata dove ho già sentito quel cognome! Il caso della piccola Johanna Northwood!-

William distese le gambe sotto il portico, godendosi il fresco. 

- Non lo rammento.-

- Era sulla mia scrivania, il giorno in cui ho dato le dimissioni. Uno di quegli orribili giornali scandalistici parlava della morte per malore della figlia di un noto imprenditore edile che aveva costruito nella zona di Mayfair.- 

Il capitano aggrottò le sopracciglia, come faceva sempre quando era pensieroso, e prese ad accarezzarsi il mento, dove cresceva un sottile velo di barba non fatta.

- Non capisco. Che cosa ci faceva un caso del genere sulla sua scrivania? Non si è trattato di morte naturale?-

- Questo non lo so nemmeno io.- disse, lo sguardo perso nella brughiera di fronte a loro.- Sulle prime non vi diedi peso. Avevo altro a cui pensare, per cui ho rimosso il caso fino ad oggi, quando la signora Webber e suo marito me lo hanno ricordato.-

Lanciò un’occhiata in tralice a William e dovette ammettere che, se la cronaca rosa gli stava alle calcagna, c’era un motivo più che giustificato. Aveva un profilo perfetto, da tracciare col pennello; un naso dritto e perfetto; un mento lineare e perfetto, con una piccola fossetta sotto la bocca; labbra piene e perfette; ciglia lunghe e perfette, quasi femminili; occhi grandi, vividi e perfetti, che ricordavano incredibilmente quelli di un cervo. Persino le orecchie non avevano un difetto, e i ricci biondi, che per alcuni potevano sembrare poco ordinati, erano invece quanto contribuiva a renderlo più affascinante che mai. 

Si poteva dire che il capitano Collins fosse la perfetta rappresentazione del canone di bellezza classico.

Tutta la sua figura, immersa nel sole del primo pomeriggio, con le sue lunghe gambe distese sotto il portico, aveva proprio un qualcosa di ellenistico e profumava di sandalo. 

Lei adorava il sandalo. 

Se non fosse stata del tutto razionale - ma proprio molto razionale - lo scorrere dei suoi pensieri in quel momento avrebbe potuto essere paragonato a quello di una ragazzina che si innamora per la prima volta.

Solo paragonato, ovviamente. 

Il capitano dovette accorgersi che lo stava guardando, e le sorrise. Danielle si sentì una perfetta idiota e pensò che adesso sapeva come mai William si era comportato come un cretino per tutta la sera precedente senza riuscire a concentrarsi.

Johanna Northwood. 

- Direi che è più che comprensibile. In questo modo, si spiega anche lo stato di salute della povera Eveline. Perdere la figlia deve essere inaccettabile per lei, soprattutto se le circostanze non sono così chiare come sembrano.-

- C’è di più.- disse Danielle, accomodandosi meglio sulla sedia. Sapeva che non aveva le prove per dimostrarlo, ma fin dall’inizio quella conversazione le era sembrata sospetta.- Il signor Webber si è lanciato in una dettagliata spiegazione non richiesta della morte della nipote. Non saprei, mi è sembrato quasi apologetico, come se…-

- Come se si stesse giustificando?-

- Esatto!-

William si stava facendo sempre più serio, mentre fissava l’erica con gli occhi contratti. 

- E’ una storia complessa, su cui non abbiamo gli elementi per trarre le nostre conclusioni. Tuttavia, non fa altro che rinforzare la mia prima impressione, ovvero che Carl Northwood non sia una persona perbene, nonostante quella povera donna di sua moglie. Sarebbe meglio che lei gli stesse alla larga, Danielle.-

La donna fece un mezzo sorriso.

- Siamo tornati al lei, adesso?-

- Non ho mai smesso, credo, al contrario di qualcuno di mia conoscenza.- rimarcò William, anche se questa volta stava apertamente ridendo.- Se vuoi, possiamo passare a modi meno convenzionali, e, per quanto tali, fraintesi dalla maggior parte della società civile. Sono convinto, però, di stare parlando con un esemplare a sé stante o sbaglio?-

Danielle dondolò la testa e si perse per un secondo a contare le ciglia del suo occhio sinistro.

- Non sbagli.-

Detto questo, William balzò in piedi e le tese una mano. 

- Considerato però che l’ispettore e il capitano sono in vacanza, direi che potremmo lasciar perdere il passato per, diciamo, un paio d’ore? E goderci un bel giro attorno al lago. Un’altra volta, ma tant’è, non è che abbiamo molta scelta.-

Danielle gli prese la mano con delicatezza e lasciò che la aiutasse a mettersi in piedi. Poi, i due si diressero di nuovo verso il lago, lontano dalle scuderie e dal portico sotto il quale avevano preso il sole del primo pomeriggio.

- Come si vive nella torre?- fece Danielle, provando a riprendere la loro conversazione e dirigendola verso argomenti più frivoli.- Immagino che sia molto luminosa.-

- Oh, lo è. Mi sento un po’ una principessa, a dire il vero. E’ anche la stanza più rumorosa, ne sono convinto. Il vento fischia come se fosse sempre bufera, e credo che una famiglia di merli acquaioli abbiano fatto il nido proprio sopra la mia finestra.-

Fuori, all’ombra di una grossa quercia, scorsero Mercedes e il dottor Dietrich seduti su una terribile tovaglia a quadri, intenti in una fitta conversazione. I due si guardavano spesso attorno, accertandosi di non essere né visti, né sentiti, e quando gli occhi del dottore incrociarono lo sguardo di Danielle l’aria divenne improvvisamente tesa e sospesa, almeno finché Mercedes non proruppe in un sonoro strillo, agitando la mano ed invitandoli a raggiungerli sotto l’albero. I due si avvicinarono, e Danielle non poté fare a meno di notare il leggero scambio di parole sussurrate tra i due, sotto voce, così rapidamente da renderle impossibile leggere le labbra. 

C’era davvero qualcosa di misterioso nel comportamento di Mercedes, ed adesso era evidente anche per lei.

- Joseph mi sta insegnando il testo della Regina della Notte.- disse la ragazza, invitandoli a sedersi vicino a loro. 

- Il flauto magico di Mozart.-

- Lo conoscete, capitano?-

- Sì, dottore.- confermò, annuendo.- Sono un discreto pianista, mi intendo un poco di musica.-

- Mercedes parla qualche parola di tedesco, la sto aiutando a perfezionarlo.-

- Niente di meglio di un insegnante madrelingua!- disse Danielle.- Mia nonna era svizzera, il mio tedesco è contaminato. Quello del dottore è certamente migliore del mio.-

La conversazione, però, tendeva a languire, e dopo alcuni ulteriori scambi di battute di pochissima rilevanza, salutano il dottore e la giovane ragazza per riprendere il loro giro attorno al lago.

Era più che evidente che non avevano intenzione di continuare ad interagire, né con lei, né con il capitano, e che volevano riprendere l’argomento che il loro arrivo aveva lasciato in sospeso.

Danielle, il volto coperto dall’ombra del suo cappello a tesa larga, aveva l’aria cupa.

- Avevi ragione su di loro.- disse, alla fine.- Nascondono qualcosa. Non so se stia a me indagare o giudicare. Spero solo che non sia niente di male.- 

Continuarono a passeggiare in silenzio sulla riva del lago. Danielle stava cercando un argomento di conversazione che fosse leggero ed adeguato, ma, persa com’era nel filo dei suoi pensieri, non ne trovò nemmeno uno.

Non poteva sapere che, mentre lei si scervellava per non risultargli noiosa, William in verità stava apprezzando quella passeggiata come poche altre che avesse fatto nella sua vita. Danielle era una persona con cui si stava bene anche in silenzio, o almeno questo era quello che credeva il capitano. La sua presenza era fonte di compagnia e lui amava il silenzio. C’era qualcosa di incredibilmente sincero, nel silenzio. Quando non c’è niente da dire, significa che va tutto bene, almeno in linea di massima. Si era sempre chiesto se fosse assolutamente necessario fare conversazione. A volte, si poteva percepire nell’interlocutore il fatto che stesse parlando per forza. Era stata una delle cose che aveva odiato di più della vita sociale della sua famiglia. Costretti a parlare di cose assolutamente inutili con altre persone, il cui sport preferito è collezionare avvenimenti ed aneddoti completamente inutili quanto le loro chiacchiere. 

Un po’ di sano silenzio è il toccasana per ogni male.

Il braccio che, lentamente, si era infilato di nuovo sotto al suo non appena erano stati lontani da sguardi indiscreti era ancora meglio di qualsiasi balsamo. 

Il silenzio può essere imbarazzante, però. O spaventoso. O triste. Ecco, vedere Danielle così immersa nei suoi pensieri, che sicuramente non erano belli, lo rendeva triste. Certo, gli permetteva di capire molto sulla sua personalità. Una donna testarda, caparbia e allo stesso tempo incredibilmente leale e giusta. 

Vatti ad aspettare qualcosa di diverso dalla prima donna ispettore capo di Scotland Yard.

- Posso chiederti come ti è venuto in mente di diventare ispettore?- le chiese a bruciapelo, sperando di distrarla. 

Danielle si svegliò dal suo sogno ad occhi aperti. Non lo avrebbe mai confessato a William, né l’avrebbe mai ammesso a se stessa, ma il vagare dei suoi pensieri si era spostato dai Northwood a Mercedes, e da questa alle lunghe gambe del capitano stese al sole.

Quella verità l’avrebbe tenuta per sé.

- Non ne sono certa. Da piccola volevo fare l’arpista. Con il tempo, però, ho capito chi ero. Prendevo le parti dei più deboli, rispondevo alle ingiustizie. Sono stata cresciuta in un modo molto libero. Mio padre mi ha sempre portata a fare cose che lui trovava divertenti, cose che per una bambina perbene sono assolutamente sconvenienti, come andare a pesca. Mia madre, da una parte, mi insegnava l’educazione tradizionale. Mio padre, dall’altra, voleva che fossi libera di esprimermi senza essere condizionata dal giudizio degli altri. Ho scoperto che quella libertà mi piaceva, così me la sono presa.-

Non faceva una grinza, e William ne approfittò per immaginarsela in tenuta da pesca.

Sogghignò, divertito.

- Pesca con la mosca?-

- Pesca al luccio.-

William fece tanto d’occhi e scoppiò a ridere. Danielle si associò ed arrossì.

- Ci vuole coraggio.-

- Per la pesca al luccio o per entrare a Scotland Yard?-

William continuò a ridere. 

- Tutte e due.-

Danielle fece spallucce. 

- La gente giudica troppo e si fa troppo poco i fatti propri. Con il tempo ho imparato a trascurare l’opinione degli altri e ad accettare solo ed esclusivamente la mia, almeno negli ambiti della mia vita in cui non è giusto che gli altri interferiscano, da come devo vestirmi al marito che devo scegliermi. Il lavoro è uno di quelli. L’università mi era praticamente preclusa, sia per l’onere economico che per il fatto di essere una donna. Alla fine mi hanno ammessa con una borsa di studio, tanto sarei stata una di quelle donne che non avrebbe mai fatto niente della propria istruzione. Dopo la laurea, ho capito che la vita in tribunale non mi bastava, così ho scelto Scotland Yard.-

- Interessante.-

Non esattamente, ma apprezzò che William almeno ci provasse.

Che per lui fosse davvero così, non le passò nemmeno per l’anticamera del cervello.

- E tu? Come sei diventato l’uomo più perseguitato dalla cronaca rosa di tutti i tempi?-

Il capitano sospirò. Anche il suo sorriso malinconico era bello, e Danielle pensò di avergli fatto la domanda sbagliata.

- La mia famiglia ama molto la notorietà, ma suppongo che questo tu lo sappia già.- disse, alludendo alla loro prima chiacchierata in carrozza.- Io e mio fratello siamo molto diversi. Siamo cresciuti entrambi sotto i riflettori, con la differenza che mentre io ne avrei volentieri fatto a meno, lui sguazza di buon grado nelle attenzioni che tutto il resto del mondo gli dedica. Siamo più simili di quanto sembri, a dire il vero, solo che lui sa fare buon viso a cattivo gioco e vi trova dei lati positivi. Per me, invece, è soffocante. Edward ha seguito la strada tracciata dalla mia famiglia, io ho preferito allontanarmi dal palcoscenico. Sono entrato in Marina, ma non è servito a granché. Dicono che sia il fascino della divisa. Certo, la cosa ha anche i suoi lati positivi.-

Danielle fece una risatina divertita.

- Immagino, tra cui uno stuolo di donne ai propri piedi.-

Il capitano rise.

- Male non fa, di sicuro. Il problema è trovare qualcuno di interessante in mezzo al mucchio, e a volte la cosa è veramente difficile. La giusta combinazione, la giusta dose di intelligenza, capacità, sensibilità - anche bellezza, non lo nego -  e via di questo passo. Non voglio cadere nella banalità e restare invischiato nuovamente in una rete di apparenze, come quella intessuta dalla mia famiglia. Sarebbe il mio peggiore incubo. Non voglio nemmeno privarmi del contatto con una mente e una personalità di qualità.-

Si trattava di una conversazione bizzarra. Nessuno dei due voleva dire apertamente che cosa pensava dell’altro, eppure William, ad ogni modo, aveva il bisogno di farle capire tutto senza cercare inutilmente il coraggio che gli mancava. La trovava intelligente ed anche molto bella, ed aveva trovato un modo originale per dirglielo. 

Sperò solo che non la prendesse male. 

- Per farla breve - disse lei, ridendo.- Non te ne va bene una.-

- Mettiamola così.- fece William, una risata gorgogliante che gli saliva dalla gola.- Non ho ancora trovato una persona che mi faccia cambiare idea.-

Poi la guardò, più serio, ed aggiunse:

- Forse.-

Danielle sentì le guance imporporarsi e voltò lo sguardo verso il lago, fingendo di apprezzare il panorama per non farsi vedere. Per quanto fosse piena di sottintesi, la conversazione era stata ben chiara. Si sentiva lusingata ed in quel momento si rese conto che ogni suo proposito di partire nel pomeriggio si era dissolto come nebbia al sole. Non sapeva se quella che il capitano aveva messo in atto fosse una vera e propria campagna di sabotaggio oppure se lo avesse fatto inconsapevolmente, rendendole il tempo piacevole. Optava per la seconda ipotesi, visto che non aveva confidato le sue intenzioni a William, tuttavia non poteva di certo escludere del tutto la prima, dato che il capitano aveva dimostrato di essere capace di leggere nell’animo delle persone. 

Allo stesso tempo, non sapeva se stesse facendo la cosa giusta. Non sapeva, infatti, se dopo tutto quello che aveva passato fosse davvero pronta per innamorarsi di nuovo. La compagnia di William era bella e piacevole, e doveva ammettere che il legame con lui cresceva di minuto in minuto. 

La cosa la spaventava e la elettrizzava al tempo stesso.

Già, il tempo. L’aveva messa a dura prova, e forse adesso tutti i sacrifici stavano cominciando a dare i loro frutti. 

O forse era solo la sensazione che l’adrenalina le stava suscitando? 

Buttati, Danielle.

Le grosse nubi grigie che avevano notato in mattinata si stavano addensando e sembravano dirigersi proprio sopra il castello. 

Forse avrebbero fatto meglio a rientrare.

- Non sono poi così speciale.- aggiunse, cercando di schernirsi.

- Hai ragione.- aggiunse William, l’espressione sarcastica.- Non ti interessa l’opinione degli altri, abbracci pienamente il libero arbitrio, hai scorrazzato in giro per l’Inghilterra a caccia di criminali e ci sei riuscita molto bene. Ti si fatta una schiera di nemici che Riccardo Terzo a confronto è un dilettante e anche quando sei caduta hai avuto la forza di prendere in mano la tua vita e trascinarla altrove. Non ti sei mai presa la gloria della risoluzione di un caso, e quando è stato il momento ti sei sapientemente dileguata. Ami pure i pantaloni. Sei proprio uguale a mia madre, devo dire.-

Danielle si lasciò sfuggire una risata e pensò che, forse, sarebbe dovuta andare più spesso a fare acquisti con Ruth. Prima l’abito verde bottiglia e adesso il tailleur pantalone color crema con la camicia di seta grigio perla sembravano aver avuto un’ottimo effetto sulla sua compagnia. 

Un tuono in lontananza li distrasse.

- Forse è il caso di tornare al castello.- disse Danielle, osservando il capitano, che annuì.- Prima di prenderci tutto il temporale.-

 

Quando rientrarono, il pomeriggio era ormai tardo e tutti gli ospiti del castello, cercando di sfuggire all’acquazzone imminente, si erano rifugiati nel salone, chiacchierando e bevendo le tisane della signora Smith. Mariah Rogers continuava a lavorare alla sua terribile sciarpa color topo, mentre Mercedes sembrava aver abbandonato il dottor Dietrich per la più avvenente compagnia del signor Kendall.

Di Carl ed Eveline Northwood, ancora nessuna traccia.

Danielle si avvicinò circospetta a Jodie Webber.

- Ha per caso avuto notizie di sua sorella?-

- No. Non l’ho vista né sentita per quasi tutto il giorno. Abbiamo passato la mattina insieme, ma mi ha detto di non sentirsi molto bene e di voler tornare in camera. Sono andata a bussare subito dopo pranzo, ma non mi ha risposto nessuno. Probabilmente stava dormendo. Sa, quelle pillole che prende per la sua malattia sono molto forti. Dorme spesso.-

Danielle annuì. Non era comunque normale che saltasse sia il pranzo che la cena.

- Lungi da me intromettermi, ma sarebbe il caso di chiedere ai signori Smith se desiderano portarle la cena in camera. Se non si sente bene, è giusto che resti a riposarsi, ma dovrà pur mangiare qualcosa nell’arco della giornata. Sono certa che ad Everard, o ad Emily, non dispiacerà affatto.-

- Mia sorella salta spesso i pasti. Fa parte della sua malattia. A volte fa un pasto al giorno e non mangia per i due giorni successivi. Sono sinceramente preoccupata per lei, ma so di non poterla costringere a fare ciò che non vuole.-

Ciò che però insospettì di più Danielle fu l’occhiata inquisitoria del dottor Dietrich. Se ne accorse per caso, cercando con lo sguardo William nella sala. L’uomo la guardò con i profondi occhi verdi, freddi come il ghiaccio, per poi rivolgerli di nuovo fuori dalla finestra. La luce di un lampo lì illuminò intensamente per un secondo, e il rumore secco di un tuono scosse il castello fin nelle fondamenta. 

La signora Rogers, intenta a sferruzzare, sobbalzò e lanciò un grido strozzato, dondolando ossessivamente sulla sedia.

- La fine del mondo, il demonio, la fine del mondo, prega, prega, dov’è l’anello, dov’è? la fine del mondo, la fine, Satana, il demonio, la guerra, oh, cielo, oh, Signore…-

Danielle sgranò gli occhi e guardò il capitano che, invece, fissava serio la signora Rogers, come se fosse una cavia da laboratorio da studiare il più possibile.

- Signora.- le disse, pacato, sfiorandole la spalla con le dita.- E’ soltanto un temporale estivo.-

La donna parve cogliere, se pur in ritardo, le sue affermazioni.

  • Il demonio, la fine, pregare, pregare sempre, il demonio… Un temporale.- disse, fissando le prime gocce che si infrangevano sulle vetrate del castello.- Solo un temporale. Grazie, giovanotto.- 

Quella era forse la prima volta che la signora Rogers era gentile con lui, o con qualcuno in generale, tant’è che tutti gli ospiti si stupirono del suo comportamento. Rimasero ad osservarla, mentre si allontanava in silenzio, la sua borsa sotto il braccio e i ferri da calza che ne uscivano come da un puntaspilli.

- Sono stanca. Tanto stanca. Devo andare. Dobbiamo andare tutti, prima o poi, sì. Io vado a letto, ora. Sono stanca. Grazie. Grazie.- e si diresse verso le sue stanze.

Gli ospiti, colpiti, faticarono un poco prima di riuscire a recuperare la favella. Poi, il chiacchiericcio riprese come di consueto.

Danielle aveva notato la raffinatezza di William, che sembrava avere intuito qualcosa.

- Questa poi?-

- E’ una reazione molto comune in chi ha visto la guerra.- disse il capitano, sospirando.- Ogni deflagrazione assomiglia allo scoppio di una bomba. Anche un lampo può ricordare un’esplosione, o un tuono può destabilizzare a causa delle vibrazioni. E’ un trauma diffuso in chi ha combattuto. Mi sembra strano vederlo in una donna della sua età. Probabilmente ha servito in qualche ospedale da campo e ha subìto lo stesso trauma. Povera donna.-

Danielle annuì. Anche suo padre era stato chiamato a servire l’Inghilterra in guerra e non era più stato lo stesso. C’era voluto molto tempo affinché tornasse l’uomo di sempre ed ancora, a tratti, il soldato riemergeva in lui. 

Ancora una volta provò un’infinita pietà, sia per la signora Rogers che per suo padre, per se stessa e per la signora Northwood. 

- E tu?- chiese istintivamente al capitano, seduto su uno sgabello, il gomito appoggiato al bancone.- Hai qualche brutto fantasma che ti perseguita?-

- Meglio non dire che cosa ho visto io.- fece lui, improvvisamente cupo.- E’ sufficiente dire che non può e non deve succedere di nuovo.-

Un altro lampo, un altro tuono e un suono diverso, spaventoso, terrificante, proveniente dal piano di sopra, frantumò il lieto chiacchiericcio del salone. Un urlo profondo, cupo, disperato e strozzato, accompagnato da un rumore pesante di qualcosa gettato sul pavimento. 

Poi, il silenzio.

Jodie fu la prima ad urlare.

- Eveline! Richie, era la voce di Evy!-

William e Danielle non ebbero nemmeno bisogno di guardarsi. Scattarono in avanti, spalancarono la porta del salone e filarono su, di corsa, facendo le scale dell’ingresso due a due per raggiungere il primo piano. William, con le gambe più lunghe e decisamente più atletico di Danielle, arrivò per primo e prese a gettarsi senza sosta sulla porta della stanza dei Northwood, cercando di aprirla. Danielle gli si affiancò, e attaccando con grinta riuscirono a squarciare la serratura e ad irrompere nella camera. 

A terra c’era Eveline Northwood, pallida come un fantasma, ancora vestita con gli abiti da giorno, i capelli sparsi sul pavimento e impigliati in un mare di cocci, qualche goccia di sangue che colava sul viso dalla fronte tagliata. Non riusciva ad alzarsi da terra e continuava a guardarsi intorno, gli occhi sbarrati, evidentemente sconvolta, mormorando il nome del marito.

- Signora!-

Eveline, però, pareva non rispondere, immersa nella sua litania. Solo quando la sorella si fece largo tra i due e si gettò su di lei, parve riacquistare lucidità e riconoscerla. Incrociò lo sguardo di Danielle, gli occhi terrorizzati, ma sembrò non vederla. Si aggrappò alla sorella con tutte e due le mani.

- Ha preso Carl… Ha preso Carl…-

- Chi ha preso Carl, Evy?-

- Non l’ho… Non l’ho visto.-

- E’ stato lui a colpirti?-

- Io… Sì, credo di sì.-

- Dov’è andato?- chiese Danielle.

La donna la guardò, gli occhi di ghiaccio vuoti più che mai mentre indicava la finestra aperta, da cui il vento fischiava ininterrottamente ed entrava la pioggia battente.

Si erano radunati tutti in corridoio, molti facendo domande, cercando di capire che cosa fosse successo. Danielle non ci pensò due volte. Non pensò che non era più un ufficiale in carica, non pensò che il compito sarebbe dovuto spettare al capitano. 

Non pensò a niente. 

Quella era una caccia, e lei sapeva cacciare.

- Signor Webber, si occupi della signora con sua moglie. Non toccate nulla di indispensabile, o cancellerete le poche prove che abbiamo a disposizione.-

Prima che potesse proferire parola, la signora Rogers uscì dal mucchio, si chinò sulla donna stesa a terra e con gesti delicatissimi la aiutò a sedersi. 

La cosa la stupì molto, ma non c’era tempo per le distrazioni.

- Dottor Dietrich, signor Kendall, signor Smith, esplorate il limitare del lago. Fate attenzione ad eventuali nascondigli o impronte. State molto attenti, con questi fulmini è estremamente pericoloso.

    - Mercedes, tu invece resta con la signora Smith. Ci sarà bisogno di qualcuno che rimanga qua a coordinarci e ad aiutare le persone che rientrano dalle ricerche. Sarete il nostro tramite e ci aiuterete a comunicare. Io e il capitano esploriamo il retro della tenuta. Buona fortuna a tutti.-

Il capitano parve non avere niente da obiettare. La folla si disperse e William e Danielle uscirono fuori nella pioggia battente.

Si addentrarono nella nebbia e tra le gocce d’acqua, incuranti del freddo e dell’umidità. Svoltarono l’angolo giusto in tempo per vedere le torce del dottor Dietrich, del signor Kendall e del maggiordomo allontanarsi nel buio. Attraversarono di corsa il portico, cercando di non scivolare, e si riversarono nel prato retrostante. Lì, poterono vedere le luci nella stanza della signora Northwood, e Jodie Webber, affacciata alla finestra, intenta a richiuderla.

Non va bene. Rischia di cancellare le prove.

Pregò che avessero davvero l’accortezza di non toccare nulla e seguì il capitano nel folto del bosco. L’erica e le sterpaglie erano scivolose come alghe e i due faticarono a tenersi in piedi. Non c’era assolutamente niente di rilevante attorno a loro, non un’orma o un segno tangibile della presenza umana. La pioggia stava lavando via tutto quanto, e questo complicava le cose. Condurre un inseguimento in quelle condizioni era desolante e improduttivo, ma c’era un uomo in pericolo di vita, e non potevano demordere in quel momento. 

Non c’era nessuna traccia del signor Northwood, da nessuna parte. 

La pioggia si infittì, mentre il cielo rovesciava acqua a catinelle sopra le loro teste. I tuoni si fecero più forti ed un fulmine cadde a poca distanza dal lago, illuminando tutto attorno.

Sperò che i tre uomini avessero avuto più fortuna di loro e fossero già di ritorno. 

Si erano addentrati nel bosco da un po’, e Danielle era stanca. Si guardò intorno, bagnata fradicia, alla ricerca della luce di una torcia che le desse una direzione, un indizio. 

- William!-

Un lampo illuminò di nuovo il sentiero, e questa volta, nel fango, un’orma apparve chiara ed intelligibile. 

I due si scambiarono uno sguardo d’intesa e proseguirono.

Le orme si inerpicavano su per un sentiero secondario e ad un tratto si persero nel nulla. Danielle e William si arrampicarono sulle rocce, dove probabilmente Northwood e il suo rapitore erano saliti nel tentativo di disperdere le proprie tracce.

Danielle, però, aveva una strana sensazione.

Non ci si arrampica in alto, su uno sperone di roccia, con un tempo del genere, con il rischio di attirare i fulmini, o più semplicemente di cadere e sfracellarsi al suolo.

William sembrò del suo stesso avviso, quando finalmente poterono guardarsi in volto dopo la loro arrampicata. 

Proseguirono dirigendosi allo sperone di roccia, cercando di individuare la presenza di rapito e rapitore, o di avere una migliore visuale dall’alto. I loro abiti da giorno e la pioggia battente non facilitarono il percorso. Scivolarono più volte nelle foglie umide e nel fango, rischiando di contaminare le tracce e di perdersi tra gli alberi, fino a che lo sperone di roccia non apparve sopra le loro teste. I due si arrampicarono senza sosta, nella speranza di arrivare in tempo e trovare il signor Northwood, possibilmente assieme al suo aguzzino.

Sulla cima della scarpata, però, non vi era anima viva. 

Danielle poteva vedere giù a valle le luci delle torce del dottor Dietrich, del signor Kendall e del signor Smith mentre esploravano i territori davanti al castello, e sperò ancora una volta che avessero avuto più fortuna di loro, anche se cominciava a dubitarne. 

Non c’era niente nel bosco, sul picco.

Un fulmine colpì il centro del lago, con un’esplosione fragorosa. Danielle si coprì gli occhi con le mani e rischiò di rovinare al suolo. William l’afferrò al volo e la sorresse per il gomito.

- Qui non c’è niente, Danielle, e sta diventando troppo pericoloso! Dobbiamo tornare indietro!- urlò nel fragore della pioggia.

Ma gli occhi della donna erano altrove, fissi sul fondo della scarpata.

Era stato quel lampo a farglielo notare, mentre si riparava gli occhi dalla luce accecante. Aveva guardato in basso, giù nella scarpata, ed aveva perso l’equilibrio. 

Scosse il capo, guardando il capitano, che pareva non capire.

Poi, indicò giù, nel vuoto. 

Un altro lampo, impietoso, illuminò il corpo scomposto e senza vita del signor Northwood, gli occhi fissi e bianchi rivolti in alto, contro quel cielo spietato.


LA TANA DELLA TALPA

Anche Molly va in ferie, amici miei. Questo sabato, vigilia di Natale, mi prenderò una pausa per stare, come è giusto, in famiglia. Anche perché, dove andrò non c'è il wi-fi, quindi pubblicare sarebbe doppiamente difficile. Mi farò perdonare il sabato successivo, promesso.
Ringraziando tutti voi per il sostegno che date a questa storia e facendovi i migliori auguri di buone feste,

A presto,

Molly. 
  
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