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Autore: Yellow Canadair    27/02/2020    3 recensioni
Jabura, stanco delle provocazioni di Rob Lucci durante un'infame missione, decide di andare dalla Zingara Cloris, una famosa cartomante che predice il futuro a chi risolve i suoi indovinelli... ma riuscirà il coraggioso Lupo a evitare le insidie della Luna Nera?
Genere: Commedia, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna | Personaggi: Jabura, Rob Lucci
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Dal CP9 al CP0 - storie e racconti da agenti segreti'
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Parole: 2500
Missione 2, Arcano maggiore della Luna.
Il personaggio di Cloris la Zingara viene dal programma di Rai Uno "Luna Park": sigla


 
Scegli una carta, e nella sorte spera... ma sta' attento, c'è la Luna Nera!


 
 
«Quanto costa la bicicletta da bambino?» domandò un uomo misero, con un ragazzino di sei anni.
Jabura quasi non ci credeva, che qualcuno si sarebbe avvicinato per comprare quello schifo di bici. Ma del resto la disperazione umana non aveva limiti, lui lo sapeva bene.
Sospirò. «Cinquanta berry.» disse. Era una sciocchezza, le biciclette nuove costavano oltre i centocinquantamila.
Il padre si mise la mano in volto. «Puoi scendere?»
«Quaranta?»
Il bambino aveva una faccia smagrita e triste, ma Jabura non era proprio il tipo da cedere davanti a due occhioni lucidi. Voleva solo vendere qualcosa e togliersi quei due impiastri di torno. L’uomo, in particolare, lo rendeva furioso.
«Quanto hai in tasca?» ringhiò il Lupo.
«Trenta Berry.» rispose il mendico.
«Prenditela.»
E osservò il figlio rifiorire, alla vista del catorcino rugginoso che finalmente gli apparteneva, e il padre andarsene tutto contento.

«Stronzo spilorcio.» Jabura non aveva dubbi. Osservava l’uomo che ora era seduto al tavolino del bar dall’altra parte della strada e ordinava da bere, adesso che il figlio era sparito con la bici.
«Chiudi la bocca» lo stilettò Rob Lucci calcandosi meglio in testa la tuba «È a capo del traffico di Alcolmetal su quest’arcipelago. Dobbiamo solo catturarlo quando arriva il suo contatto. Fine. La sua vita privata non ci interessa.»
L'isola di Dubla era piovosa e fredda. Lucci e Jabura erano in incognito, travestiti da espositori di merce d'antiquariato; Jabura vendeva biciclette, autentici scassoni scampati alla demolizione, più ruggine che acciaio. Lui aveva dovuto accantonare il thangzuang e gli avevano passato coppola, pantaloni di fustagno e una cassa di attrezzi.
Rob Lucci invece si muoveva leggiadro fra la sua mercanzia, merletti e pizzi bianchi e crema; era l'idolo delle ottantenni, che squittivano deliziate sollevando centrini e sottopiatti. Lui le controllava dall’alto del suo metro e novanta, elegantemente fasciato con una camicia bordeaux, un gilet nero e l'immancabile cilindro in testa.
«Le vecchie hanno soldi da buttare» berciò di malumore Jabura guardando quelle che per lui erano delle ragnatele di cotone.
«Se non ti fossi addormentato, alla riunione, ti saresti aggiudicato questa bancarella qui» rispose Lucci sottovoce, contando le banconote nel suo portafogli. «E poi che t’importa? È per finta, devi controllare il nostro uomo»
«È una palla qui! Vengono solo vecchi che non spendono un Berry!»
«Preferisci le carampane che vogliono pagarmi in uova?» ribatté subito Rob Lucci.
Come se non bastasse, Hattori attirava ancora di più l’attenzione: un sacco di persone andavano vicino alla bancarella dei merletti solo per guardare quel colombo bianco stare appollaiato tranquillo sulla spalla del venditore.
Se poi Lucci, come un pavone che fa la ruota, decideva anche di fare il ventriloquo per strabiliare la platea, apriti cielo! I bambini strillettavano rapiti, tutti accorrevano a vedere “il piccione che parlava come un essere umano”! puah!
Jabura si girava verso i suoi ferrivecchi e non li prendeva a calci solo perché doveva venderli, e non sarebbe stato convincente se avesse demolito la mercanzia! Osservava quelle povere biciclette che nulla attiravano, se non lo sprezzo degli avventori.
Roba arrugginita su cui lui aveva provato a camminare soltanto per dovere.
«Meno male che ho l’antitetanica.» lagnò.
«Il tetano non lo prendi con la ruggine.» lo ammonì Lucci. «È una credenza popolare. Piuttosto, avrei dovuto fare l’antirabbica prima di prendere parte a una missione con te!»
«Mi stai dando del cane, maledetto bastardo??» ringhiò più forte Jabura.
«Il tetano si prende mangiando la terra, ed è proprio lì che ti mando a brucare se non rimani al tuo posto.» rincarò la dose il leader del Cp0.
Jabura stava per trasformarsi in un lupo alto tre metri, quando davanti alle loro bancarelle schizzò una selva di ragazzini urlanti: «La Zingara! La Zingara è tornata!»
E tutti, sentendoli: «La Zingara? Quella zingara?»
I due agenti, abituati a captare chiacchiere, pettegolezzi e informazioni, aguzzarono le orecchie (canine e feline): zingara? Chi era la zingara?
Le persone attorno a loro non erano per niente spaventate: sorridevano e l’emozione dominante era senz’altro una pacata sorpresa, una piacevole incredulità. Alcuni scuotevano la testa e mormoravano qualcosa sulla “Luna Nera”.
«Ehi.» Jabura, che decisamente andava poco per il sottile, bloccò un uomo che era passato a deridere il parafango sbilenco di una delle biciclette. «Chi è questa zingara di cui parlano tutti?»
L’uomo quasi si spaventò, ma bisogna capirlo: Jabura era un pezzaccio d’uomo alto due metri e oltre, con la faccia da brigante e i modi spicci. «La… la zingara è… è Cloris!!» e se ne andò correndo.
«Aspetta, idiot-»
«Fermo lì. Vuoi che ti crepi d’infarto senza riuscire a spiccicar parola?» la mano di Rob Lucci si inchiodò sulla spalla del collega, tenendolo fermo alla sua postazione. «Guarda e impara.» sibilò.
Una nonnina stava diligentemente aprendo tutti i merletti che lui aveva meticolosamente piegato e impilato. Li spiegava, osservava la trama, li buttava alla rinfusa sul bancone e ne prendeva altri, in una ricerca senza fine di quello perfetto. O, più semplicemente, li stava guardando tutti per assicurarsi che nessuno fosse perfetto come i suoi.
Lucci si avvicinò e disse, secco: «Chi sarebbe questa “zingara”?»
La donna si riscosse. Lo mise a fuoco molto lentamente e lo identificò come “giovane”. Poi disse: «Sei troppo piccolo per ricordartela.» stava deliberatamente ignorando che davanti a lei ci fosse un uomo fatto e finito, e alto due metri e dodici: se una nonnina decide che sei un bambino, puoi anche essere alto sei metri e stazzare come un camion con rimorchio, ma non diventerai mai adulto ai suoi occhi. «Cloris viveva qui una ventina d’anni fa, oggi è finalmente ritornata. Scommetto che ha messo il suo Antro al solito posto, all’ingresso del Luna Park. Perché non vai a trovarla? Magari ti dice se troverai o no una bella fidanzata!»
«Non mi serve.» disse Lucci. «Serve a lui.» e indicò Jabura alle sue spalle con il pollice. «L’hanno appena scaricato.»
«EHI!!!»
«Oh, povero caro! Va’, va’ da Cloris!» gli consigliò l’anziana. «Se risolvi i suoi indovinelli, ti predirà il futuro.»

Questa poi! Pensò Jabura incamminandosi verso l’Antro di Cloris. Gli stava tornando in mente Gatherine, e il disastro di Enies Lobby. Non sapeva se gli andava, di farsi leggere il futuro. Da un lato era curioso di sapere se la sorte gli riservava sorprese belle o brutte. Magari avrebbe potuto farsi vendere un amuleto! Però in quel momento non era in vena, avrebbe voluto semplicemente arraffare quel capo del traffico di Alcolmetal e tornare alla Torre di Catarina, a casa.
Calciò una pietruzza in mezzo alla via, e la guardò rotolare.

“Va’ da questa zingara e fatti passare lo scazzo.” gli aveva detto Lucci. “Guardo io la tua ferraglia per un po’, pur di non averti nelle orecchie per mezz’ora.”
E quindi eccolo lì, a vagare per la cittadina per raggiungere una tenda rossa sistemata all’angolo di una piazzetta. Era piuttosto grande, molto più delle bancarelle sua e di Lucci messe insieme, e Jabura pensò che in missione aveva vissuto in case anche più piccole. Era di stoffa rosso cupo, pesante, ornata di frange d’oro. Sopra l’ingresso c’era un cartello sontuoso, con una luna dipinta per metà di bianco e per metà di nero: la parte bianca aveva un faccione di donna sorridente e con la bocca truccata di rosso, la parte nera invece era torva e minacciosa. Sotto c’era scritto, in caratteri d’oro: “L’Antro di Cloris”.

Jabura entrò.

Immediatamente venne investito dall’odore penetrante degli incensi e delle candele, e il rosa intenso dei panneggi alle pareti lo abbracciò come nemmeno i capelli di Kumadori avevano mai fatto. Era ancora all’interno di una tenda? Era circondato da arazzi sui toni del fucsia, dell’arancione e del rosa. Anche sopra la sua testa c’erano ricchi drappeggi di stoffe d’oro e rosse come l’esterno della tenda, e i suoi piedi erano posati su tappeti fastosi. In giro c’erano mobili antichi e sontuosi di legno scuro, con delle statue di bronzo posate su. E giusto al centro, sotto la luce che arrivava da pesanti candelabri sparsi qui e lì, c’era un tavolino con una tovaglia rossa lunga fino a terra, con uno sgabello da un lato e uno dall’altro, e sul tavolo c’erano sette tessere numerate da uno a sette: era lì che la zingara faceva le sue carte!
«C’è nessuno?» vociò Jabura guardandosi attorno.
All’improvviso una tenda in fondo si aprì, e apparve una donna. Sorrideva ammaliante e sicura, avvolta in stoffe lucide e preziose oro e rosa, impreziosita da diademi, pesanti orecchini, collane e anelli, ed era seguita da due ancelle sorridenti. La testa era fasciata in un prezioso turbante bianco ornato di stelle e ricami d’oro.
«Sei… sei la Zingara?» disse il Lupo.
La donna recitò avvicinandosi: «Io so chi sei! E se tu vuoi, ti dico che destino avrai! Buona sorte o guai! Luna Nera, sì o no? Lo vedremo tra un po’!»
E le due ancelle completarono: «…con le carte che la zingara ti fa!» e poi uscirono di scena.
Cloris scrosciò in una lunga risata e si accomodò al suo tavolino. Senza una parola, posizionò sette carte dal dorso azzurro sopra ogni tessera numerata.
«È la prima volta, che vieni in città.» disse la donna, guardando Jabura accomodarsi. «Ma come funziona questo gioco, tu lo sai già?»
«Non… non sapevo fosse un gioco, volevo farmi predire il futuro.» rispose l’uomo.
«In effetti sì, con le zingare funziona così.» confermò Cloris. «Davanti a te hai sette carte, devi sceglierne una alla volta e risolvere un indovinello. Se arriverai a scoprirle tutte e sette, ti dirò qualcosa sul tuo futuro.»
«Indovinelli, eh?» rimuginò Jabura grattandosi la nuca. «Non saranno mica troppo complicati, vero?»
«Non sta negli indovinelli, la difficoltà del gioco.» disse Cloris muovendo le dita affusolate, coronate da splendide e lunghissime unghie laccate di rosso. «Ma scegli bene le tue carte, perché se peschi la Luna Nera non andrai da nessuna parte!»
E così dicendo scoprì la carta numero quattro, che raffigurava una minacciosa Luna Nera.
«Capisco. Se pesco la Luna Nera, perdo.»
«È un piacere, trovare un giovanotto sveglio.» sorrise furba la zingara, riprendendo tutte e sette le carte e mischiandole tra loro. «Non vedo l’ora di porti i miei indovinelli!»
«Ma se perdo cosa succede?» chiese sospettoso il Lupo.
Cloris sospirò. «Immagino che uscirai dalla tenda con la coda tra le gambe, e la Luna Nera sopra la tua testa. Ma nessun maleficio, tranquillo, ti resta.»
«E allora cominciamo.» si accomodò meglio Jabura sullo sgabellino.
Cloris la Zingara dispose le carte e si accomodò, aspettando la prima scelta.
Jabura osservò i numeri e chiamò il suo giorno di nascita: «Cinque!»
Le lunghe dita di Cloris fecero scivolare la carta verso di lei, la sollevò, e poi la mostrò all’agente. «L’Eremita.» disse.
Poi propose l’indovinello. «È l’amore che tu cerchi, ma gli amori vengono e vanno. Ma si dice, senti bene, se son rose…?»
«…fioriranno?» rispose esitante Jabura.
«Molto bene.» disse Cloris. «Scegli la prossima.»
Jabura decise di completare la data del suo compleanno con il mese: «Numero sei.»
Le abili mani di Cloris scoprirono la carta. «Gli Amanti.»
«Niente Luna Nera nemmeno stavolta!» ghignò Jabura. «Gli Amanti portano bene in amore?»
«In verità, non è un Arcano che parla d’amore.» disse Cloris. «Parla di una scelta che s’ha da fare, siamo a un bivio, dove vorrai andare?»
Poi notò il volto truce di Jabura. «Ci sono problemi d’amore, nel tuo orizzonte?»
Jabura scalpitò. «Beh, non sono problemi, ovviamente.» disse, sottolineando che no, lui non aveva problemi, stava benissimo. «Ma la mia ultima ragazza mi ha piantato per un collega.» ammise.
Cloris sembrò sinceramente dispiaciuta. «Che brutta storia. E stanno ancora insieme?»
Jabura ghignò. «Lui non l’ha mai calcolata nemmeno di striscio. Si sarà pentita di essersi lasciata scappare uno come me!»
«Eppur non è tornata.» gli ricordò Cloris.
Gli occhi di Jabura si riempirono di lacrime. «…Gatherine!» mormorò affranto. Si gettò a piangere sul tavolo e quasi fece volare le carte!
«Oh, via! Non fare così!» cercò di consolarlo la zingara. «Arriva alla fine del gioco, e vedrai che le carte ti sveleranno qualcosa!»
«Sei sicura?»
«Un bell’uomo, in salute e vigoroso!» lo tirò su Cloris, battendogli una mano sul braccio. «Non puoi soffrire così per sempre, prima o poi l’amore arriverà nella tua vita, ne son sicura!»
Jabura si raddrizzò con fierezza e si asciugò le lacrime.
«Forza, continua a giocare e risolvi il prossimo indovinello. L’ho scelto apposta per te.»
«Per me?»
«Esatto, caro il mio Lupo.»
Jabura sussultò. «Ehi ma come fai a sapere di…?»
Cloris scoppiò a ridere, misteriosa; aveva colto nel segno, guardando con attenzione alla luce delle candele attraverso la stoffa tesa della camicia dell’uomo, che tratteneva a fatica dei pettorali muscolosi, con su tatuato il kanji di “Lupo”.
Poi recitò: «Vaga il lupo per il bosco, col suo pelo caldo e fosco; questo pelo può sparire, ma cosa il lupo non perde, mi sai dire?»
Jabura ghignò, e recitò a mezza voce, guardando Cloris negli occhi: «“Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.”»
Cloris scosse la testa, critica. «Questi indovinelli sono troppo facili. Mi hai fatto commuovere, e ti sto aiutando troppo. Ma sappi che il prossimo non sarà così semplice!»
«Carta numero uno!» indicò Jabura, che ormai ci aveva preso gusto.
«Il Carro!» scoprì la carta la zingara. «Guarda bene, guarda meglio, se apparenza è verità. Presto dimmi, in questo senso, cosa l’abito non fa?»
Jabura era maestro del settore. «Il monaco.» rispose. «L’abito non fa il monaco.»
Cloris si finse indispettita. «Le sai tutte! Non voglio perdere il gioco! Forza, scegli la prossima carta!»
«Numero due!» indicò Jabura con il dito indice.
La Zingara cominciò a far slittare la carta, quando Jabura cominciò a sbraitare: «No no no!! Non la due!!»
«Mi dispiace.» disse Cloris. «Vale il primo numero, è la regola.»
«Maledizione!»
Il due era il giorno di nascita di quel maledetto stronzo di Lucci, che era “il collega” che gli aveva strappato involontariamente l’amore di Gatherine!
Le mani di Cloris erano lentissime, la carta sembrava non voltarsi mai. Gli sguardi dei due si incrociarono, speranzoso quello di lui, mesto quello di lei.
«La Luna Nera!»
«MERDA!!» scattò in piedi Jabura. «Lo sapevo, lo sapevo!» poi si risiedette affranto.
«Mi dispiace molto.» disse Cloris, scoprendo tutte le altre carte per dimostrare che il gioco non era truccato. «Facciamo così, mi stai simpatico: ti dirò qualcosa che possa guidarti, per il tuo futuro.»
«D’accordo.» bofonchiò Jabura, incazzato con se stesso per l’errore tanto banale.
«Non tediarti dei rottami, non pensare a vecchie glorie: molto meglio gioire sai, di ciò che in tasca tu già hai.»  
Uscendo dalla tenda, Jabura notò in un angolo un cestino di vimini foderato di velluto rosso con la scritta “offerta libera”. Sentì nella tasca, con le dita, qualche moneta e la banconota con la quale gli era stata pagata la vecchia bicicletta da bambino, quella mattina, unico esemplare venduto.
Mise in pratica la predizione di Cloris, subito: andò a spendere le monete al bar.
La banconota della piccola bicicletta, invece, rimase nel cestino di Cloris la Zingara.



Dietro le quinte...
Mi saranno rimasti dei lettori?? mi ci voleva la decima edizione del Cow-T per farmi tornare a scrivere di questi ragazzoni ♥ mai dimenticati e mai abbandonati, solo che sono stati mesi impegnativi, ecco. Che autrice sconsiderata!
Grazie a tutti per aver letto ed essere arrivati fin quaggiù.
Rob Lucci non ha bisogno di presentazioni: il nemico di Rufy a Enies Lobby, agente segreto per il Cipher Pol, prima militante nel CP9 sconfitto dai Mugiwara, e poi ricomparso nel CP0 dopo il timeskip... e qui alle prese con dei merletti.
Jabura venne sconfitto da Sanji a Enies Lobby, e di lui abbiamo perso ogni traccia T_T torna, Jabura!!
Grazie ancora e a presto ♥


Ye
llow Canadair
 
 
  
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