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Autore: paige95    24/03/2020    18 recensioni
La guerra in Afghanistan è il filo rosso che lega il destino di due uomini e due famiglie, due mondi distanti che non sanno di essere molto vicini tra loro.
Nell'estate del 2018, in pieno conflitto, il tenente comandante dei Navy SEALs Christian Richardson e l'inviato speciale del Los Angeles Times Samuel Clark verranno chiamati al fronte, lasciandosi alle spalle vissuti, affetti e i vasti territori californiani.
[Questa storia partecipa al contest "Chi ben comincia è a metà del prologo" indetto da BessieB sul forum di EFP]
Genere: Angst, Guerra, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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- Questa storia fa parte della serie 'Destino'
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Prologo

 

 

 

Los Angeles, 4 luglio 2009
 

Daniel Clark, direttore generale del prestigioso quotidiano di Los Angeles, era riuscito a ritagliarsi pochi sacrosanti minuti, chiuso in ufficio per svolgere la sua radicata routine. Ad accompagnare la lettura delle notizie eclatanti della giornata, vi era un caffè ristretto troppo dolce, in barba al diabete certificato nelle analisi del sangue ormai da un paio d’anni. Perfezionista com’era, nonostante le innumerevoli revisioni prestampa, non disdegnava un ultimo controllo alle prime edizioni fresche di pubblicazione pronte per la diffusione. Tra un distratto sorso e l’altro della caffeina impregnata di zucchero – o meglio di zucchero imbevuto di caffè – faceva scorrere le pupille sui caratteri variabili impressi nero su bianco. Impassibile davanti alla profondità e alla gravità delle notizie, che fossero di cronaca nera o rosa, alla ricerca della più piccola imperfezione grammaticale e sintattica, il direttore Clark voleva accettarsi anche del fatto che le novità fossero sufficientemente eclatanti per attirare l’attenzione e veritiere, in quanto lui rivestiva il ruolo di responsabile legale di tutto ciò che veniva pubblicato; ciò che egli aveva sempre richiesto ai suoi dipendenti era la capacità di colpire la sfera emotiva della cittadinanza media con parole ed impaginazioni ad effetto, tranne la sua certo, lui non faceva parte del novero della cittadinanza media e non si lasciava scomporre dalla gravità degli eventi che giornalmente si susseguivano nel mondo, per quanto i giornali fossero soliti ornare quei racconti di effetti speciali.
Un titolo in prima pagina aveva fin da subito attirato la sua attenzione; nervoso a causa del caldo e del vociare concitato dei cortei organizzati per le strade della città in occasione del Giorno dell’Indipendenza, distese con uno scatto la copia sulla sua scrivania e iniziò a riflettere su quelle parole, dubitando che in quella circostanza i suoi sottoposti avessero avuto la necessità di enfatizzare l’evento.

 

UN CORAGGIOSO NAVY SEAL SCONGIURA UNA CARNEFICINA NELLA BASE MILITARE AMERICANA DI KABUL

Il Navy SEAL Christian Richardson, classe 1978, soldato del quinto plotone del Coronado nel Nord Pacifico, avverte senza indugio i suoi ufficiali di un attentato terroristico, salvando così la vita ad almeno un centinaio di compagni. Il soldato riceverà a breve un encomio speciale e una promozione per il suo valore.

 

Gli americani festeggiavano mentre una moltitudine di uomini, con diversi vissuti familiari alle spalle, rischiava la vita in Afghanistan; non era questione di sensibilità da parte di Daniel, ma una semplice e squallida constatazione sul fatto che quei terroristi avessero scelto la data più patriottica per gli Stati Uniti. Un innocente matita fece le spese dell’irrequietezza che si era impossessata del direttore, un raro momento di debolezza di cui nessuno avrebbe dovuto essere testimone. Il direttore interruppe quell’ultima revisione, non importava se l’emissione di quel giorno tardasse di qualche ora, dalla finestra centinaia di cittadini davano avvio ai festeggiamenti, ignari che tra coloro che avevano rischiato di perdere la vita potessero esserci padri, figli, fratelli o mariti; bambini e ragazzi sfilavano di prima mattina sventolando la bandiera americana in segno di vittoria, una vittoria effimera a suo parere finché i concittadini continuavano a rischiare in trincea, ma in fondo lui era solo un insensibile uomo di mezza età che non aveva voce in capitolo e doveva limitarsi a riportare i fatti sul Los Angeles Times.
Al sesto piano dell’edificio al numero 202 della prima strada nella Los Angeles Ovest, il direttore Clark si passò una mano tra i capelli brizzolati allontanando i pensieri, accogliendo il figlio quindicenne tuonandogli severo.
«Samuel, non te lo ripeto più, prima di entrare nel mio ufficio, bussa!»
Il ragazzo era ormai abituato ai modi poco gentili del padre, ma non per questo lo ferirono meno. Daniel aveva ripiegato con poca grazia l’edizione odierna e l’aveva riposta con indifferenza in un angolo della scrivania, quel gesto diede modo al figlio di ricordare il motivo di quell’irruzione.
«Mi hanno chiesto se puoi dare l’autorizzazione per la distribuzione delle copie»
Non si premurò di rispondergli all’istante e nemmeno lo invitò ad accomodarsi, ma Samuel non aveva nulla di cui stupirsi, gli riservava solo lo stesso trattamento che dedicava a chiunque, familiari compresi. Aveva acceso uno dei suoi preziosi sigari cubani, regalo di un suo stimato collega di L’Avana, ignorando che loro si trovassero in un luogo pubblico e che presto quella stanza si sarebbe impregnata del forte odore di tabacco, per non far entrare dalle finestre aperte troppo calore. Si accomodò contro lo schienale della sua poltrona, fissandolo in silenzio e aspirando di tanto in tanto una boccata di fumo; Samuel non era il primogenito, Daniel aveva avuto anche una figlia da una relazione consumata in giovane età, ma ormai da anni era sposato con la madre di quel ragazzo che sembrava del tutto intenzionato a seguire le sue orme.
«Papà? Avrei un appuntamento con i miei amici, mi stanno aspettando in strada, riesci a darmi una risposta? Domani dopo lezione torno per il mio apprendistato»
Il giovane era intimorito davanti alla reazione gelida del genitore, il quale si limitò ad allungargli la copia che era in suo possesso e a rispondergli con un tono apatico.
«Comunica di aspettare la fine dei festeggiamenti, non voglio allarmare alcuna famiglia per l’attentato terroristico a Kabul. Non importa se oggi il giornale esce qualche ora più tardi»

 

 


Buongiorno cari lettori e care lettrici!

È la mia prima storia originale che abbia come tema quello della guerra, spero di esserne all’altezza.
Ringrazio tutti coloro che sono passati a leggere questo prologo. Un ringraziamento speciale va a HarryPotter394, Shanley, Longriffiths e Amily Ross per avermi aiutata e a tutti coloro che mi hanno incoraggiata a concretizzare le mie idee <3
Se vi va, vi do appuntamento al primo capitolo (che sarà sicuramente molto più lungo).

Un bacio
-Vale

PS ringrazio di cuore BloodyWolf per avermi aiutata nella creazione della grafica <3

   
 
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