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Autore: syila    31/05/2021    2 recensioni
Il Palazzo d'Estate non aveva un centro.
Come il delta di un fiume, una volta oltrepassato il grande portone laccato, si disperdeva in mille rivoli tra padiglioni, terrazze, ponti e giardini che s'inerpicavano sulle pendici della Montagna di Giada fino a perdersi oltre il velo leggero delle nebbie.
La luce crepuscolare in cui era sempre avvolto quel lembo del Reame degli Spiriti lo rendeva ancor più irreale; i suoi edifici galleggiavano nel vuoto, circondati dall'aureola delle lanterne, mentre i drappi delle casate che li avevano abitati nei secoli sventolavano al capriccio della brezza, come grandi vele di seta sfilacciata.
A Leng Ye Xue quel luogo aveva sempre ispirato un senso di decadenza e malinconia, era un'eredità del passato di cui non aveva mai avuto troppa cura; a differenza dei suoi predecessori, non aveva mai fatto nulla per ingrandirlo o abbellirlo.
Era anche abbastanza certo che ci fossero alcune stanze in cui non aveva mai messo piede.
Dei vivaci schiamazzi lo distolsero dalla contemplazione della luce lunare che inargentava i tetti d'ardesia; probabilmente il suo ospite aveva scoperto lo stagno delle anatre.
Genere: Fantasy, Mistero, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti
Capitoli:
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Capitolo V
A chi più amiamo, meno dire sappiamo

“Devi dirglielo.”
“Se avessi trovato un modo lo avrei già fatto.”
“Ricamare la verità con parole poetiche non la renderà più facile da indossare.”
“Forse c'è una soluzione che non ho ancora valutato...”
“Le soluzioni possibili sono tre: taci e guardalo sprofondare nel delirio di visioni che non comprende, oppure smettila di trattarlo come un ninnolo fragile e parlagli come un uomo.”
“E la terza? Hai detto che ci sono tre opzioni tra cui scegliere.”
“Dai un taglio netto a questa relazione e ce ne andiamo. Adesso. Senza dire niente a nessuno. Il Regno degli Spiriti è immenso, non ci troveranno mai.”
Ye Xue stirò le labbra in una smorfia di insofferenza.
“Nessuna di queste soluzioni è praticabile; non rinuncerò a Yubi.”
“Allora metti da parte la tua ingiustificabile codardia e affrontalo.”
“Da che pulpito! Tu, che imbrogli un povero apprendista barando sulle ore di studio pur di passare un po' tempo in più con lui!”
“Non stiamo parlando di me.” mormorò seccamente il suo allievo “All'occorrenza farò ciò che è giusto.”
“Bene, rispetto questa tua vocazione al martirio wanbei, però dopo un migliaio d'anni trascorsi tra rimorsi e sofferenza io penso di meritare una tregua!”
“E il maestro Sheng? Ha diritto di parola sulla questione o vuoi solo godere della compagnia di Jīn Yè, dopo aver risvegliato i ricordi sopiti della sua anima?”
“Non osare! Non parlare di lei in questi termini!”
Ye Xue rispose d'istinto e Ye Feng si trovò schiacciato contro la parete della veranda, con la mano del maestro serrata attorno al collo in una presa d'acciaio.
Da umano non ne sarebbe uscito vivo.
Annaspò, gli afferrò il polso e riuscì ad allentare la morsa quel tanto che bastava a permettergli di parlare.
“Farai la... stessa cosa al... al maestro Sheng se... la sua reazione dovesse dispiacerti?”
Ye Xue lasciò la presa e il suo sguardo transitò dall'allievo al pannello socchiuso della finestra, oltre la quale s'intravedeva la camera in cui dormiva il giovane mago.
Inorridito si allontanò, mentre le parole di Yun Bai risuonavano come un monito nella sua mente.
Siete aggressivi, impulsivi e violenti.
Davanti a lui aveva negato l'evidenza, ma sapeva bene quanto fosse facile cedere all'ira per un Artiglio dei Draghi*.
La passione e l'entusiasmo che aveva visto Yun Bai erano nulla rispetto alla crudeltà di cui era capace quando istinti meno nobili prendevano il sopravvento.

“Affrontalo, sii sincero, da questo dipende il vostro futuro insieme.”
La mano di Ye Feng si posò cauta sulla sua spalla e lui sussultò, poi scosse la testa in un mesto cenno di negazione.
“Considera il vantaggio di condividere la stessa cultura e lo stesso credo.” insistette l'altro “Sarà più facile spiegare la trasmigrazione dell'anima di Jīn Yè ad un mago cresciuto in un tempio dello Yunnan, che ad una crocerossina francese durante la Prima Guerra Mondiale.”
Le sue parole dipinsero sulle labbra del maestro un sorriso amaro.
Quella era stata l'ultima reincarnazione dell'amata di cui aveva avuto una prova certa.
Ma raggiungerla nelle retrovie del fronte era un'impresa pressoché impossibile, in quale modo avrebbe giustificato la presenza di un cinese su un campo di battaglia europeo?
“Sei la voce della ragione per questo vecchio inutile e rancoroso. Troverò il momento giusto, altrimenti lo creerò.”
Il pupillo annuì convinto, condivideva da troppo tempo la pena e la ricerca di Ye Xue per non essere coinvolto dai recenti sviluppi.
Però non spettava a lui affrontare il maestro Sheng, il mentore doveva farlo da solo.



Il Signore degli Shen sedette sul bordo del letto e aggiustò il lembo della coperta scivolato dalle spalle di Yun Bai; nonostante i rumori della discussione, il mago non si era svegliato, sembrava esausto.
Di certo era smagrito.
Aveva ombre profonde sotto gli occhi, il suo naso appariva affilato e la curva della spina dorsale si delineava in maniera più evidente sulla schiena.
Mangiava poco e controvoglia, trovava sempre più difficile concentrarsi e meditare, rimandava o annullava gli impegni diplomatici presi con gli altri maghi e presto sarebbe stato convocato dalla Prima Signora per darne conto.
Naturalmente aveva provato ad indagare le cause del suo stato; per un mentalista educato secondo i precetti filosofici orientali era frustrante non avere il completo dominio della propria psiche, perché da essa dipendeva l'armonia e il controllo del corpo.
La conclusione a cui era giunto era che le loro nature s'influenzavano a vicenda e la sua empatia lo rendeva partecipe del passato di Ye Xue e lo portava a viverlo in prima persona.
Peccato che non sognasse mai della sua vita a corte, della moglie o di come era rinato Signore degli Shen, ma sempre e solo l'amata concubina, verso cui cominciava a nutrire una specie di malsana gelosia.

Ye Xue, in cerca di conferme, aveva spiato l'amante per giorni.
I piccoli dettagli, che all'inizio gli erano sembrati solo degli adorabili vezzi, cominciavano a comporre un quadro in cui riconosceva le fattezze del suo primo amore: il modo il cui portava la ciocca di capelli dietro l'orecchio, o come le labbra si curvavano appena a disegnare un piccolo sorriso segreto, dedicato a lui; la passione per le zuppe piccanti e gli abiti dai colori tenui, la sua scarsa tecnica musicale al guzheng e l'aria offesa che assumeva quando lui glielo faceva notare.
Ormai aveva tutte le prove necessarie: l'anima di Jīn Yè era trasmigrata nel corpo del mago e se questo da una parte lo rendeva euforico, dall'altra lo terrorizzava, perché il Maestro Sheng sembrava non ricordare nulla della sua prima vita, anzi guardava la fanciulla con sospetto, quasi come una rivale.
Presto sarebbero arrivati gli inevitabili confronti e le domande che temeva di più: la ami ancora? La ami più di me? Pensi a lei mentre facciamo l'amore?
Le risposte erano allo stesso tempo semplici e terribilmente complesse, perché una volta terminate le somiglianze con la sua Foglia d'Oro cominciavano le differenze, che da subito avevano attratto Ye Xue, ancora ignaro di chi custodisse quel giovane e affascinante corpo maschile.
Perfino lui faticava a comprendere dove finiva l'amore per Jīn Yè e cominciava quello per Yun Bai e non era sicuro di voler stabilire un confine preciso, se poteva avere entrambi.
Come spiegare tutto questo al mago, che si credeva l'unico essere al centro del suo mondo?

Il drammatico epilogo della sua vita non gli aveva insegnato niente, perché continuava a ripetere gli stessi errori...



Nel palazzo del mercante di stoffe Li Hóng Tāo , dietro i paraventi dipinti e lungo i corridoi coi pavimenti di legno lucidati a specchio, si percepiva in maniera quasi palpabile il nervosismo di servi e garzoni, colti di sorpresa dalla visita di quel personaggio altolocato che ora aspettava nell'atrio insieme alla sua guardia personale.
Il padrone di casa, buttato giù dal letto durante il sonnellino pomeridiano, era corso ad accoglierlo di persona insieme alla moglie, profondendosi in scuse e cerimonie finché il Ministro Leng non gli aveva fatto capire che avrebbe desiderato meno chiacchiere e un posto comodo in cui discutere d'affari, possibilmente al riparo dalla polvere e dal caldo afoso di Giugno, che ristagnavano nell'ingresso, nonostante i pesanti tendaggi collocati all'esterno per fare ombra.
“Perdona la modestia di questa casa eccellentissimo Sinong* Leng Ye Xue, di certo inadatta ad accogliere un ospite di riguardo come te...”
L'interpellato annuiva benevolo, ma in realtà il palazzo non aveva niente da invidiare a certe dimore patrizie.
La ricchezza che il mercante non poteva, per ovvie ragioni di status sociale, ostentare all'esterno, l'aveva nascosta tra le pareti di casa; legni pregiati, sculture, piccoli giardini di una perfezione quasi dipinta e un numero impressionante di valletti che, messi in agitazione dal suo arrivo, vedeva sfrecciare da un ambiente all'altro.
“Cosa può fare questo umile mercante per l'eccellentissimo Ministro del Tesoro Nazionale?” chiese rompendo il silenzio calato sul Padiglione Azzurro all'arrivo dell'illustre ospite.
L'ambiente aperto sui lati creava un gioco di correnti d'aria che rendeva piacevole la permanenza anche nelle giornate più calde e lasciava entrare gli effluvi floreali dei due giardini adiacenti, che si specchiavano l'uno nell'altro.
“Non così umile mi sembra...” rispose Ye Xue lasciando vagare lo sguardo sugli intagli del soffitto e i sottili pannelli di seta color del cielo, che ondeggiavano ad ogni refolo di vento.
“Se la mia dimora trova grazia ai tuoi occhi significa che ho investito bene il mio denaro.” rispose l'uomo compiaciuto.
“Spero che non sarà l'unica cosa che troverà grazia ai miei occhi oggi, ho un incarico impegnativo e mi è stato fatto il tuo nome. Il mese prossimo ospiterò la Seconda consorte imperiale col suo seguito e per fare cosa gradita alla mia sposa intendo rinnovare tutti i tendaggi del palazzo.”
“Tutti?” il sorriso del mercante si raffreddò mutando in una smorfia angosciata.
“Tutti” ripeté convinto il Ministro Leng.
Si trattava di un lavoro enorme; in un edificio del genere potevano esserci decine di stanze, senza contare i padiglioni, i giardini e gli ambienti di rappresentanza.
“Se mi riterrò soddisfatto tu avrai l'opportunità di diventare un fornitore della Casa Imperiale.”
Era quanto serviva a cancellare qualsiasi dubbio o timore dall'avida mente del mercante, che si alzò, si inchinò rispettosamente e disse “Vado a scegliere i campioni di stoffa dal magazzino, non ne troverai di più belli a nord e a Sud del Fiume Giallo. Se permetti le mie figlie nel frattempo suoneranno qualcosa per il tuo diletto.”
Non aveva neppure finito di menzionarle che la moglie apparve all'ingresso del padiglione spingendo avanti un terzetto di fanciulle paffute, fasciate in abiti sgargianti, che portavano una Pipa, un Ruhan e un Banhu* e sorridevano imbarazzate.
Dietro di loro fece capolino una quarta figura, che la madre tentò di allontanare, almeno finché il Ministro Leng non intervenne “Lei non è tua figlia?”
“È come se lo fosse Eccellentissimo.” spiegò la scaltra mercantessa, che si era subito appigliata al barlume d'interesse suscitato nell'ospite “Figlia della prima moglie di mio marito, che la sua anima riposi in pace. L'ho allevata ed educata insieme alle mie.”
“Quindi può suonare con le sorelle, no?”
“È ancora piuttosto maldestra col guzheng...”
“Sono certo che sarà brava quanto le altre, d'altronde l'hai cresciuta con loro...”
Davanti alla sua ostinazione la donna fu costretta a cedere, fece portare l'ingombrante strumento a corde e bisbigliò qualcosa alla musicista, probabilmente un avvertimento o una minaccia, a giudicare dallo sguardo obliquo che la ragazza lanciò all'ospite, colpevole di averla messa in difficoltà.
Da quel punto di vista la moglie del mercante non aveva mentito, il suo modo di suonare il guzheng somigliava allo straziante miagolio dei gatti in amore, ma tolto questo piccolo fastidio si capiva perché la matrigna aveva cercato di mandarla via; la bellezza della sorellastra faceva sfigurare le minori, come una delicata peonia in un cesto cavoli.
Leng Ye Xue ascoltò l'esibizione senza battere ciglio e al termine si complimentò col quartetto.

Il padre, che nel frattempo era tornato, seguito da un paio di garzoni oberati di stoffe, assaporò quelle lodi come se li avesse ricevute lui stesso, però al momento di congedare le figlie un'inattesa richiesta del Ministro Leng lo spiazzò.
“Vorrei ascoltare della musica mentre parliamo d'affari, mi mette sempre in una buona disposizione d'animo...”
“Vuoi che le mie figlie restino?”
“Non è necessario che rimangano tutte e il guzheng è lo strumento più pesante da spostare. Lascialo qui, con la sua musicista.”
Di nuovo la fanciulla lo sbirciò di sottecchi e Ye Xue, abituato per lavoro a studiare le persone, ebbe la conferma che era proprio uno sguardo ostile.
Se solo avesse potuto dirle che il suo non era accanimento, ma interesse!
Il mercante, a fronte di una commessa così importante in arrivo dovette accondiscendere.

“Che sfacciataggine, approfittare della sua posizione per chiedere la compagnia di Jīn-Jīn, nemmeno fosse una prostituta!” esclamò stizzito una volta ritiratosi insieme alla moglie nel loro appartamento.
“Tu eri presente, non c'è stato alcuno scandalo, inoltre se il Sinong ha un pessimo gusto musicale chi siamo noi per farglielo notare?”
“Forse non riconosce la buona musica dal raglio di un asino, ma ho visto come guardava Jīn-Jīn e ti dico che non mi piace!”
“Però ti piace l'idea di diventare un fornitore della Casa Imperiale...”
“Non metterò sulla bilancia gli affari e la mia primogenita.”
“Ci hai già pensato, ammettilo...”
L'uomo scacciò l'aria con un gesto seccato della mancina e si appressò alla finestra da cui entrava la brezza umida e fresca del fiume.
“Lei deve sposarsi per prima. I buoni partiti non mancano.” dichiarò dopo una lunga pausa di riflessione.
“E le altre? Gli Dei non ci hanno benedetto con la grazia di un maschio. Per trovare uno sposo che voglia entrare nella nostra famiglia* la dote dovrà essere di quelle che levano ogni dubbio. Finiremo in rovina prima di aver maritato la più piccola!”
“Quindi Jīn-Jīn è sacrificabile! Vale forse meno delle sorelle? Non è mia figlia anche lei? Dovrei venderla al Ministro come una balla di seta?”
“Chi dice che tu debba venderla, da come la guardava oggi potresti anche fargliela trovare in strada scalza e vestita di stracci e lui l'adorerebbe lo stesso. Fidati del mio istinto marito, il Ministro Leng la tratterà come una principessa e di conseguenza terrà noi, la sua famiglia, in palmo di mano.”
“E ai sentimenti di Jīn-Jīn non pensi?”
“Cosa vuoi che sappia di amore e sentimenti, ha passato da poco le sedici primavere, ignora le cose del mondo, le parlerò io e vedrai... si aggiusterà tutto.”




“Ed ecco il giardino privato dei tuoi appartamenti, è piccolo, ma è riparato dal sole nei pomeriggi d'estate, da qui puoi facilmente raggiungere il cortile principale e gli ambienti di rappresentanza... È di tuo gradimento?”
“Questa ragazza non ha parole per esprimere la bellezza del tuo palazzo Eccellentissimo Sinong.”
Davanti all'ennesima risposta formale quanto quella di un esattore delle tasse Ye Xue decise che la faccenda andava affrontata subito; congedò il seguito di cameriere e servitori e rimase solo con la sua Ospite.
“Io vorrei che questa ragazza trovasse le parole; forse i tendaggi non sono adatti ad una giovane donna o forse la cuoca ti ha fatto una brutta impressione... Vorrei che fossi a tuo agio qui e la considerassi casa tua, come in effetti è.”
Stavolta Jīn Yè non poté nascondere il suo disagio, le esili dita si strinsero attorno al ventaglio e sulla sua fronte comparve una sottile ruga di disappunto.
“Se piace all'Eccellentissimo Sinong allora sarà così anche per me.”
Il Ministro sospirò.
“Ti hanno detto che lusingandomi avresti ottenuto i miei favori?”
“Mi hanno detto di non dispiacerti.” ammise la giovane con franchezza.
Ye Xue accennò un sorriso.
Sperava che non le riempissero la testa di velenose sciocchezze su come ammaliare un uomo e compiacerlo, invece la matrigna si era assicurata di istruirla sui principi fondamentali.
O almeno ci aveva provato.
Sotto la patina della buona creanza c'era pur sempre una fanciulla arrabbiata e confusa, uscita dalla casa paterna con un corteo sfarzoso, che tuttavia non era un corteo nuziale.
“Quindi se adesso io volessi appartarmi insieme a te nell'alcova accetteresti?”
Era un'offesa terribile per una ragazza onesta, Ye Xue le aveva forzato la mano con una provocazione diretta e piuttosto rude, ma nemmeno lui poteva prevedere una reazione altrettanto diretta.
“Sei senza ritegno!” Jīn Yè alzò il ventaglio e lo colpì sul braccio con forza tale che il fragile accessorio si spezzò in due “Non ti basta avermi barattato e portato via dalla mia casa? Non ti basta aver rovinato per sempre la mia reputazione? Non potrò più sposarmi grazie alla tua generosità! Che vuoi che m'importi di tende e cuscini, questo posto è comunque una condanna!”
Colto di sorpresa il Ministro Leng indietreggiò, perché la fanciulla minacciava di usare ancora quanto rimaneva del ventaglio.
“Piano! Piano! Questa Foglia d'Oro fa male quando si posa da qualche parte!”
“Vorrei avere un bastone!”
“Aggredire un Ministro Imperiale è reato!”
“E comprare una ragazza in età da marito per il proprio svago non lo è?”
Ye Xue trovò riparò dietro una colonna del portico, la delicata creatura era furibonda e avrebbe usato sicuramente un bastone, se l'avesse avuto sottomano.

“Davvero t'importa tanto del matrimonio?” chiese facendo capolino.
La domanda rallentò i propositi bellicosi di Jīn Yè.
“I-io... immagino di si!”
“È solo un'altra forma di condanna, sottoscritta tramite un regolare contratto tra due persone che praticamente non si conoscono, ma che avranno tutto il tempo di imparare ad detestarsi.”
Le sue parole avevano il sapore di una rivelazione o di una confessione; il Ministro sembrava parlare di qualcosa che lo toccava da vicino.
“Quindi mi avresti salvato da una vita infelice? Dovrei esserti grata?”
“Rifletti: quante coppie sposate che conosci sono felici?”
L'interpellata corrugò la fronte in un evidente sforzo mnemonico.
“Te lo dico io: nessuna. Gli sposi fanno vite separate ed ognuno coltiva i propri interessi e le proprie amicizie.”
“Hanno i figli in comune e un buon marito ama la moglie provvedendo a lei.”
“Pensi che l'amore tra due persone sia questo? Assicurarsi una discendenza e occuparsi delle necessità materiali?”
La fanciulla si strinse nelle spalle, cos'altro poteva essere?
L'amore cantato nei poemi e nei romanzi era solo un'idea astratta nata dalla mente bizzarra dei poeti.
“Amare qualcuno significa condividere tutto con quella persona: dalla tavola ai pensieri più profondi, è credere di conoscere ogni aspetto di lei e poi scoprire all'improvviso qualcosa di nuovo, è avere un punto fermo quando tutto attorno si muove, è l'idea che il tempo trascorso insieme non sia mai abbastanza.”
“Sono davvero molte cose...”
“Ti spaventa?”
Jīn Yè esitò un attimo, poi annuì.
“Non voglio mentirti, in alcuni matrimoni questa forma d'amore può arrivare col tempo, spesso a costo di enormi sacrifici e sofferenze. Senza vincoli tu invece saresti libera d'indagare i tuoi sentimenti col cuore sgombro e la mente leggera.”
“I miei sentimenti... Per te?”
“Potrei dimostrarti che non sono una persona così cinica e crudele.”
Il sorriso del Ministro Leng si scontrò con l'espressione crucciata della giovane e la sua eloquenza poetica evaporò.
“È vero, ho agito d'impulso, senza tenere conto della tua opinione, ma non è stato il capriccio di un uomo viziato; non c'è una corte di concubine nel mio palazzo e non ho un'amante che mi aspetta in un'altra città, tu sarai l'unica per me.”
“Hai una moglie.” sentenziò Jīn Yè.
“Una moglie che la mia famiglia scelse per me quando avevo dodici anni, la rispetto e facciamo in modo di non intralciarci a vicenda, tuttavia ciò che provo per lei impallidisce a confronto della forza che mi spinge verso di te.”
“Riguarda forse l'appartarsi insieme nell'alcova?” borbottò lei di rimando sbirciandolo di sottecchi.
“Se avessi voluto quel genere di compagnia sarei andato al Palazzo delle Campanelle d'argento o alla Locanda del Pavone Bianco.”
“Quindi tieni davvero a me?”
“Mettimi alla prova.”
“Se ti chiedessi di riportarmi da mio padre?”
“È questo il tuo desiderio?” mormorò Ye Xue senza celare la sua delusione.
La fanciulla attese alcuni istanti prima di rispondere; una parte di lei voleva tornare subito a Luoyang, rifugiarsi nella sua stanza e dimenticare il Ministro, il lungo viaggio, il grande palazzo, che sarebbe diventata la sua nuova casa.
Avrebbe voluto risvegliarsi l'indomani nel suo letto e ricominciare la solita vita di ogni giorno, nonostante le fosse sembrata sempre piuttosto noiosa e insignificante.
Non sapeva che farsene della libertà che Leng Ye Xue le aveva promesso e aveva paura di abituarsi in fretta alla nuova condizione trovandola non solo comoda, ma anche molto piacevole.
Infine sarebbe stata costretta a pensare davvero a quell'uomo, disposto a metterla su un piedistallo e a venerarla, col rischio di scoprire che non c'erano abbastanza motivi per odiarlo.




“In realtà... vorrei rimanere da sola.”
“Ah! Intendi... Qui? Adesso?”
Nella mente del Ministro Leng transitò un pensiero funesto: forse la fanciulla meditava un gesto estremo nel tentativo di riscattare il suo onore, perché poteva anche riaccompagnarla dai genitori, tuttavia il danno era fatto e su di lei sarebbe sempre pesata la nomea di concubina.
“Si adesso!” rispose stizzita l'interessata pestando il piedino a terra “Posso stare da sola coi miei pensieri, senza avere la tua brutta faccia attorno per un po'?”
“La mia... brutta faccia?”
Ye Xue accusò il colpo, si era sempre reputato un uomo attraente e le occhiate furtive che riceveva dalle dame a palazzo o per la strada avevano consolidato questa opinione.
La buona notizia era che Jīn Yè sembrava più indignata che disperata e probabilmente non avrebbe dovuto riportare al padre l'urna delle sue ceneri.
“Quest'uomo ha capito e andrà alla Locanda del Loto Fiorito in attesa che tu lo mandi a chiamare.”
Il potente Sinong mise le pive nel sacco, la salutò in modo formale e scese in giardino da cui raggiunse la corte principale, dove stazionava il suo seguito.
La giovane aveva bisogno di tempo per riordinare i suoi pensieri e accettare il drastico cambiamento che era avvenuto nella sua vita. Quanto tempo?
Un paio di giorni?
Un paio di settimane?
Un paio di mesi?
Ye Xue sapeva essere molto paziente, ma alla Cancelleria Imperiale avrebbero notato la sua assenza e questo poteva diventare un problema.
“Aspetta!”
Uno scalpiccio leggero lo rincorse sul selciato del cortile d'onore.
Magari era fortunato e le servivano solo un paio di kè *...
Il Ministro si fermò ad aspettarla nascondendo la sua soddisfazione dietro un'aria seria e provata.
“C'è altro che vuoi dirmi? Hai un secondo ventaglio da rompermi sulla testa?”
“I-io...” iniziò la fanciulla leggermente affannata dalla corsa e dall'imbarazzo “Questa ragazza non ha idea di come si governa un palazzo tanto grande!”
“In effetti è una tenuta enorme.” all'uomo sfuggì un sorriso “Il sovraintendente e la sua famiglia risiedono nel padiglione ai margini della proprietà, puoi rivolgerti a loro.”
“Non li conosco!”
“Allora è un bel guaio, servono delle presentazioni.” ponderò Ye Xue pensieroso e la giovane annuì convinta.
“Invitali a cena.”
“Tutto qui?” esclamò l'interlocutrice allibita “Vorranno parlare col padrone!”
“Sei tu la padrona ora.”
“Io? E cosa dovrei fare?”
“Sarebbe buona educazione convocare il precedente proprietario e sancire ufficialmente il passaggio di consegne.”
“Quindi... dovrei invitarti?”
“Ne sarei lusingato, però a te dispiace questa brutta faccia.”
“Potrei sopportarla... per un po'.” ammise infine Jīn Yè e il Ministro stavolta non riuscì a dissimulare un'espressione trionfante.




A svegliare il maestro Sheng poco prima dell'alba fu una spiacevole sensazione che prolungava il lascito del solito sogno notturno: Ye Xue non era al suo fianco, una metà del letto risultava intatta, come se nessuno vi si fosse coricato la sera prima.
Ampliò le sue percezioni, ma la stanza da bagno e il piano di sopra erano silenziosi.
La sensazione di vuoto si acuì fino a diventare dolorosa e lo costrinse ad alzarsi e ad ignorare la vertigine che negli ultimi giorni lo coglieva sempre quando faceva movimenti troppo bruschi o usava in maniera prolungata i suoi poteri.
Scese di sotto dove l'ampia sala del piano terreno riposava nella penombra, mentre dalla porta principale, lasciata socchiusa, entrava una frizzante ventata d'aria fresca.
“Gege...”
Uscì all'esterno dove il chiarore incerto del giorno tingeva le cose di un grigio uniforme e faceva cantare i pettirossi e i cardellini.
“Gege! Xue Ge!” alzò la voce e l'interessato si girò verso di lui con un lieve sorriso.
Era appoggiato alla balaustra della terrazza esterna e indossava un raffinato hanfu di seta nera dai ricami dorati.
Già questo bastò a metterlo in allarme, perché Ye Xue, al contrario del suo allievo, non aveva alcuna nostalgia dell'abbigliamento tradizionale.
“Dove stai andando? Manca poco al sorgere del sole!” lo rimproverò avvicinandosi a lui.
“Torno nel Mondo degli Spiriti.” rispose il Signore degli Shen, come se si trattasse di un normale viaggio d'affari.
“Quando pensavi di dirmelo? Aspetta qualche minuto, mi preparo e...”
“Devo andare adesso.” lo interruppe l'altro.
“Posso accompagnarti!”
“No.” Ye Xue gli posò le mani sulle spalle e lo guardò con l'aria di chi aveva appena preso una decisione sofferta “Mi sono espresso male Yubi: ho bisogno di stare da solo, senza distrazioni intorno per un po' e anche tu.”
Quando il giovane mago provò a replicare si accorse che le parole erano insufficienti ad esprimere la sua rabbia e lo allontanò con uno spintone deciso.
“È il tuo modo per dire che vuoi una pausa di riflessione? Che sono diventato un peso e non sono nemmeno in grado di controllarmi?”
“Non sei tu, è colpa mia.”
“Oh ti prego, ho trovato scuse più originali nei romanzetti che le nostre allieve leggono di nascosto al tempio!”
“È così, ho creato io questa situazione e spetta a me risolverla, troverò il rimedio ai sogni che ti tormentano.”
O almeno saprai la verità... Pensò il Signore degli Shen.
“E devi andare nel Mondo degli Spiriti per trovarlo?”
“È praticamente dietro l'angolo!”
La battuta arrogante gli costò un altro spintone, però stavolta Ye Xue fu svelto ad afferrarlo e a stringerlo a sé.
“Non sarai da solo” gli sussurrò all'orecchio immergendo il viso nella morbida massa arruffata dei suoi capelli “Ho chiesto a Ye Feng di trasferirsi qui per qualche giorno e porterà anche l'apprendista mago.”
“Cosa?” Yun bai trasalì allarmato appena si rese conto delle implicazioni “Quei due litigano giorno e notte, non mi faranno chiudere occhio!”
“Meglio!” concluse Ye Xue “Così non avrai tempo di sognare!”

Fine quinta parte


⋆ La voce dell'intraprendenza ⋆

Carissimi finalmente c'è una spiegazione ai sogni che tormentano la nostra Candida Nuvola.
Dopo averlo studiato per giorni Ye Xue è arrivato alla conclusione che si tratta della reincarnazione del suo primo, indimenticato, amore (che abbiamo seguito sul nascere nel lungo flashback). Questa rivelazione da un lato lo rendo euforico e dall'altro lo terrorizza, perciò ancora non ha trovato il coraggio di affrontare apertamente il mago per dirglielo.
Dopo l'animato scambio di opinioni col suo allievo decide di prendersi una pausa di riflessione e organizza quella che sembra una fuga in piena regola nel Mondo degli Spiriti.
Yun Bai non l'ha presa benissimo (ed è comprensibile!), ma forse il periodo di allontamentento forzato porterà i suoi frutti, come vedremo prossimamente.
Dal prossimo capitolo torna invece sotto i riflettori la coppia peggio assortita del pianeta (e di altre svariate dimensioni).
Preparatevi a capitoli con un altissimo tasso alcolico, confessioni imbarazzanti e sviluppi inaspettati!
Rimanete a bordo del cestone di vimini e assicuratevi di non soffrire di allergia alla birra fatata! :D
A mediamente presto e grazie ai miei commentatori e ai "seguitori" silenziosi ^^

Termini e curiosità
Artiglio dei Draghi: fazione del Mondo degli Spiriti a cui appartiene Ye Xue
Pipa, Ruhan, Banhu: strumenti tradizionali cinesi a corde
*Trovare uno sposo che voglia entrare nella nostra famiglia: nell'antica Cina era prevista l'opportunità che un genero potesse entrare a far parte della famiglia della futura moglie, ovviamente a fronte di una dote molto generosa. Ke: unità di misura temporale in uso nell'antica Cina corrispondente a circa un quarto d'ora.




   
 
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