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Autore: mask89    09/07/2021    11 recensioni
Carlotta è una ragazza di 22 anni, frequenta Beni Culturali ed è prossima alla laurea. Ma un evento successo oltre 400 anni prima le sconvolgerà la vita, trascinandola in qualcosa che mai avrebbe immaginato prima.
Genere: Drammatico, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 6

 

Una volta tanto, ringrazio i costanti ritardi della compagnia ferroviaria che sono costretta a prendere. Sono ferma allo scambio ferroviario di Triggiano da più di dieci minuti, in attesa della fantomatica coincidenza, che chissà quando arriverà. Poggio la testa contro il freddo vetro del finestrino, in cerca di ristoro. Più penso a quello che ho visto questa mattina in bagno e più il mio cervello si lancia verso ragionamenti astrusi e folli. Il problema è che non può esserci una spiegazione logica a quello che mi è accaduto, perché sono sicura che quella visione era reale. Ok, normalmente sarei la prima a dire che i fantasmi non esistono, sono soltanto una proiezione della nostra psiche, di ciò che vogliamo vedere e via discorrendo; ma, chi vorrebbe vedere una nobildonna del Seicento, alla quale il viso si decompone? Nessuno! Ma la cosa peggiore è stata trovare una scusa plausibile da dare alla mia famiglia, per quell’urlo disumano che ho emesso a prima mattina. Sono scivolata uscendo dalla doccia, che cavolata! Infatti, non se la sono bevuta, mi hanno lasciata in pace solo perché sapevano che avevo un impegno a Bari, oltre al fatto che sono molto irritabile prima della solita tazza di caffè mattutina. Il treno ha finalmente ripreso la sua corsa verso la mia meta. Mi specchio al vetro, ho un aspetto alquanto trasandato, onestamente non m’importa più di tanto. Vorrei soltanto capire cosa ultimamente mi stia accadendo, perché mi sembra che abbia perso il controllo degli eventi della mia vita. Probabilmente ho solo bisogno di riposare, ma non me lo posso permettere. Siamo quasi a fine febbraio ed ho scritto pochissimo, ma non è quella la cosa che mi preoccupa di più. Ciò che mi fa andare in ansia è il materiale che ho trovato, veramente poca roba; nulla di interessante o di nuovo, rispetto a quanto è stato già edito in passato.
 
Anna mi sta già aspettando vicino al bar, che è situato nei pressi della sede distaccata di Bari vecchia; anche il suo aspetto non è dei migliori. Ha delle occhiaie vistose ed i capelli non sono in perfetto ordine, come al solito; inoltre, sembra che abbia preso degli indumenti a casaccio dall’armadio e li abbia indossati; diciamo che il suo aspetto ricorda vagamente i quadri di Pollock e, se per caso ve lo state chiedendo, no, non è affatto un complimento, almeno da parte mia. Personalmente non mi sarei mai ridotta in quello stato, per quella sottospecie di essere vivente. Spero che passi il più presto possibile questa fase; non se lo merita per nulla, non per Filippo, che l’ha solo usata per i suoi porci comodi.
«Ciao, Anna. Ti sei svegliata di soprassalto oggi?»

«Divertente, Miss Chipmounk. Ti sei vista allo specchio per caso?»
Roteo gli occhi al cielo, odio quel nomignolo con tutta me stessa, ma ho la mia dose di colpe. Dopotutto ho iniziato io a “sfottere”. Se per caso vi state chiedendo da dove derivi quel soprannome, bhe, è tutta colpa del mio primissimo scavo, effettuato presso il parco archeologico di Egnazia. Quel simpaticone, ma competente, del supervisore ebbe la felice idea di soprannominarmi così dal primo giorno di tirocinio e da allora non me lo sono più levato di dosso.
«Touché, Anna. Hai ragione, ho un aspetto orribile anche io. Guardiamo il lato positivo! Conciate in questo modo nessun ragazzo si vorrà avvicinare!»
«Data la mia ultima esperienza, non voglio sentire parlare di ragazzi almeno per un paio d’anni!»
«Sei la solita esagerata! Semplicemente, come ti ho sempre detto, Filippo non era innamorato di te. Anzi, era interessato solo alla tua abbondante quarta coppa D.»
«Grazie per rigirare sempre il coltello nella piaga, Chipmounk.»
«Lo sai che a consolare sono la migliore. Andiamo a bar?»


La colazione è andata molto meglio di quanto credessi; non pensate a male, ho mangiato solo un cornetto, integrale ovviamente, e un cappuccino. Dopo la sfuriata di ieri al telefono mi aspettavo la mia amica a pezzi, invece l’ho trovata lucida e risoluta nell’analizzare la sua situazione sentimentale. Non sono una persona che nutre molta fiducia nel genere umano, considerato che reitera i soliti errori da quando esiste ma, nel caso di Anna, sento di poter fare un’eccezione! Credo, che abbia veramente imparato la lezione. Mai sminuirsi o farsi sottomettere per nessuna ragione al mondo, ma trovare una persona che ci ami così come siamo, con cui condividere un percorso di crescita. Ora spero solo che Francesco si dia una mossa, o giuro che lo spingo tra le braccia della mia amica a suon di calci nel sedere!
 
Anche la mattinata di studio si è rivelata utile. Se il primo libro dato dalla Contessa Francesca si è rivelato del tutto inutile, il secondo, invece, è stato alquanto ricco di sorprese. Interessante è stata la teoria avanzata da alcuni studiosi, secondo i quali sarebbe Maria la vera artefice della fortuna del terzo marito: Fabrizio. Alcuni esperti di musica rinascimentale hanno analizzato la produzione musicale, del signore di Troia, prima e dopo il suo matrimonio con Maria ed hanno notato un enorme balzo in avanti nella qualità della sua composizione dopo questo evento. Questo dato non sarebbe risultato strano se non fosse che, dopo la morte della moglie, la musica del marchese si è attestata nuovamente su livelli mediocri. Questo sfasamento ha portato i vari studiosi ad avanzare l’ipotesi secondo la quale, in realtà, fosse Maria la vera autrice delle varie partiture e non Fabrizio; non essendo mai riusciti a trovare un singolo documento firmato da lei, per quanto affascinante e dotata di una certa logica, questa teoria, è rimasta sempre e solo tale. Questo sì che è un risvolto abbastanza interessante per i miei studi. La Teodosi aveva proprio ragione: “Non sai mai dove una ricerca ti potrà condurre!” è proprio vero. Ma, se questa notizia è stata molto interessante, quella che ho letto successivamente mi ha fatto rimanere ancora più di stucco. Subito dopo la morte della Duchessa, per ordine regio, sono state sequestrate tutte le sue corrispondenze epistolari e, nel corso del tempo, la casata Del Ginepro ha acquisito tutti i documenti scritti o che nominavano Maria D’Avenia. Una volta acquisiti tutti, nessuno è stato più in grado di visionarli. Anche i discendenti, nonostante fossero passati anni dall’omicidio irrisolto, non hanno permesso che fossero esaminati. L’ultima discendente dei Del Ginepro è morta nel 1829, dopo un parto alquanto difficile; si era sposata qualche anno prima con Domenico De Gemmis, giovane rampollo di una famiglia nobile terlizzese, in ascesa proprio in quegli anni.  Grazie a questo matrimonio, tutte le proprietà dei Del Ginepro passarono ai De Gemmis. Nel 1960, per opera della generosa iniziativa di Gennaro De Gemmis, venne fondata la “Biblioteca Provinciale di Bari”, che oggi porta il nome del benefattore. Alla fondazione contribuì con denaro e donando il suo intero patrimonio librario. Non ho potuto far a meno di sobbalzare dalla sedia. Incredibile! Tutto quello di cui ho bisogno è letteralmente a pochi passi da me. La biblioteca de Gemmis è praticamente alle spalle della sede distaccata dell’università! Non so se esultare per il mio colpo di fortuna o per il fatto che, dopo molti decenni, potrei essere la prima persona a leggere gli incartamenti della Duchessa.
Continuerei molto volentieri nella mia lettura, ma il tamburellare nervoso di alcune dita, sul piano di legno della scrivania, mi deconcentra. Alzo lo sguardo e trovo l’espressione cupa di Anna.
«Allora stakanovista, ti decidi a fare una pausa pranzo di tua spontanea volontà o ti devo trascinare di peso?»
«Ho scelta?»
«L’hai mai quando si tratta di pause o cibo?»
«No.»
«Esattamente! Chiudi tutti i tuoi amati libri e andiamo a mangiare, ho una fame pazzesca.»
Quella ragazza è una cosa assurda, anzi, improbabile come direbbe Sheldon Cooper; mangia come se non ci fosse un domani e non ingrassa. Vorrei sapere dove finiscono tutte le calorie che ingurgita; mi basta guardarla di profilo per intuire quale sia la loro destinazione: le sue tette. Mi alzo di malavoglia prima che l’invidia mi spinga a fare qualcosa di avventato, come scagliarle questo vecchio libro su quella graziosa chioma biondo cenere; e anche oggi inizio la dieta domani.
 
Io ho qualche rotella fuori posto, non può esserci altra spiegazione logica o razionale! E dire che il pranzo stava scivolando via molto allegramente, grazie alla ritrovata verve di Anna. Tutto questo finché non ho cominciato a notare qualcosa di strano. Insomma, non è proprio normale vedere una dama del Seicento, vestita di tutto punto, nel locale dove si sta pranzando. All’inizio avevo pensato ad uno scherzo, poi mi sono accorta che non era affatto così. La donna in questione era identica a quella del mio sogno, anzi incubo, ed era lì che mi fissava, mentre mangiavo, con aria assente. Ho dovuto faticare, e non poco, per mantenere l’autocontrollo, altrimenti avrei cominciato ad urlare come un’ossessa; cosa che ultimamente sta diventando un’abitudine, purtroppo. Ha continuato a guardarmi fin quando non sono uscita dal locale con Anna, poi è sparita all’improvviso. Non so più cosa pensare; più ci rimugino su e più non riesco a trovare una soluzione logica. Forse è meglio che mi rimetta a studiare, magari occupare la mente mi distrarrà da questi oscuri pensieri. Riprendo dal punto in cui mi ero interrotta e noto subito qualcosa di strano. Su ambo le pagine a cui avevo apposto il segnalibro ci sono delle parole cerchiate in rosso; inizio a leggerle e mi si gela il sangue nelle vene.

“Ti ho scelta come mia erede. Scoprirai la vera storia di Maria D’Avenia.”


Mi precipito fuori dalla biblioteca, noncurante degli sguardi straniti delle persone lí presenti. All’improvviso quel posto a me tanto caro, è diventato ostile. Ho bisogno di una boccata di ossigeno. Subito!
   
 
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