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Autore: Nana_13    13/10/2021    0 recensioni
- Terzo capitolo della saga Bloody Castle -
Dopo aver assistito impotenti allo scambio di Cedric e Claire, i nostri protagonisti si ritrovano a dover fare i conti con un epilogo inaspettato.
Ciò che avevano cercato a tutti i costi di evitare si è verificato e ora perdonare sembra impossibile, ogni tentativo di confronto inutile. Ma il tempo per le riflessioni è limitato. Un nuovo viaggio li attende e il suo esito è più incerto che mai. Pronti a scoprire a quale destino andranno incontro?
Genere: Avventura, Romantico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 19

 

Riuniti (parte 2)

 

Rachel sorseggiava la sua tisana davanti al focolare, avvolta in una coperta di lana grezza per proteggersi dal clima notturno del deserto. Stavolta Juliet doveva averci messo qualcosa di diverso, perché a differenza della volta scorsa al suo stomaco non dava alcun fastidio. In verità, sperava che la aiutasse a stemperare un po’ la tensione, magari facilitandole il sonno. Entrambe infatti avevano provato a chiudere occhio, ma erano troppo in ansia per il ritorno degli altri. L’unico a ronfare della grossa già da qualche ora era Mark e sul momento il fatto che se ne fosse andato a dormire nonostante quello che stava succedendo l’aveva indispettita; poi però si era ricordata quanto fossero duri gli allenamenti degli Jurhaysh e non poteva biasimarlo se era crollato. Anzi, per certi versi lo invidiava. Sarebbe piaciuto anche a lei trascorrere le giornate senza pensare ad altro se non agli sfiancanti esercizi di Najat, proprio come una volta.

Si accorse in ritardo che lo stava guardando ormai da un po’ e scosse la testa, concentrandosi di nuovo sul calore delle fiamme. Il pensiero, tuttavia, rimase su di lui e su quelle due misere parole che si erano sì e no scambiati dal giorno in cui il padre dei gemelli li aveva interrotti. Per fortuna, quella sera la presenza di Juliet era riuscita a evitare che ritornassero sull’argomento. Non avrebbe avuto la forza di affrontare l’ennesima discussione, sapendo che forse di lì a poco avrebbero rivisto Claire. Perché in fondo ci sperava che fosse lei la ragazza trovata nel deserto. Rischiando di illudersi probabilmente, ma ci sperava. Sarebbe stato un perfetto regalo di fine anno.

“Perché non tornano?” esordì Juliet nervosa, distraendola dai suoi voli pindarici. “Ormai sono passate ore. Pensi che gli sia successo qualcosa?”

Rachel fece spallucce. “Ne so quanto te.” Si accorse subito di aver risposto freddamente e se ne pentì. Negli ultimi tempi non faceva che trattarla male e il fatto che ogni volta lei sorvolasse non l’autorizzava a continuare. Si ripromise che prima o poi le avrebbe chiesto scusa.

Mandato giù l’ultimo sorso, cominciò a sentire le palpebre farsi pesanti e la stanchezza prendere il sopravvento, con la complicità dello scoppiettio delle fiamme nel braciere che le conciliava il sonno. Era sul punto di addormentarsi, quando dei tramestii fuori dalla tenda la riscossero.

Non appena vide la testa bionda di Cedric fare capolino all’interno, Juliet schizzò in piedi piena di aspettative, che infatti non furono disattese. Quando vide Claire comparire dietro di lui avvertì un tuffo al cuore e gli occhi le si riempirono di lacrime, mentre il suo volto si illuminava di gioia mista a incredulità. “Sei davvero tu…” mormorò con la voce strozzata dal pianto. Al contrario di Rachel, che se ne stava ancora impalata a fissare la sua migliore amica senza riuscire a spiccicare parola, non perse tempo e corse ad abbracciarla. Assalita dai singhiozzi, la strinse a sé quasi temesse di perderla di nuovo, di vederla sparire così come era apparsa. Se quello era un sogno, non voleva svegliarsi per nulla al mondo.

Dopo un po’ riaprì gli occhi e di fronte a lei c’era Dean, con un’espressione inspiegabilmente cupa. Sebbene non ne capisse il motivo, decise che quello non era il momento di porsi il problema. Ora aveva solo voglia di godersi quell’attimo di totale felicità. 

“Quindi era proprio lei…” constatò Mark, che li fissava intontito dal suo giaciglio.

Con un sorriso a trentadue denti, Cedric annuì. “Sì, lo so. Ancora mi devo riprendere.”

Alla fine anche Rachel riuscì a scuotersi dal torpore e si unì all’abbraccio delle amiche. Mentre le teneva strette serrò gli occhi, cercando di controllare il tumulto di emozioni che stava provando. “Mi hai fatto morire quella notte, lo sai? È stato orribile.” si ritrovò a sussurrarle senza quasi accorgersene.

“Mi dispiace tanto.” si scusò Claire con voce malferma, come se stesse per piangere e volesse trattenersi.

Quando anche Mark ebbe espresso la gioia nel rivederla con un abbraccio, dandole un sincero “bentornata”, Najat stabilì che fosse arrivato il momento delle spiegazioni. “Scusate, mi spiace interrompere questo momento, ma avrei bisogno di capire qualcosa in più.” disse con il suo solito modo di fare spiccio, seppur rispettoso. Al che guardò Claire. “Hai detto che è stato proprio Nickolaij a mandarti qui. Come faceva a sapere dove ci troviamo? È stato Tareq a dirglielo?”

Dall’angolo dove era rimasto in disparte, Dean intuì dalla tensione nel suo tono di voce che a preoccuparla fosse soprattutto l’eventualità che Tareq potesse indovinare il punto preciso in cui era situato l’accampamento, nonostante gli sforzi per occultarlo. Ma in tal caso a che scopo mandare Claire? 

Lei infatti scosse la testa. “Tareq non c’entra niente, è stata una mia idea. Ho pensato che dopo la Scozia fosse l’unico posto in cui potevate tornare.” spiegò, rivolta agli amici. “Era un tentativo e avevo ragione. Per fortuna i tuoi uomini mi hanno trovato subito, altrimenti a quest’ora starei ancora vagando nel deserto.”

“Non è stata fortuna. Jamaal aveva dato ordine di sorvegliare l’uscita del portale fin da quando ci siete capitati voi tra capo e collo, e io non ho fatto altro che confermare quell’ordine.” replicò Najat. “La prudenza non è mai troppa. Soprattutto se tra le fila del nemico c’è un traditore.”

“Sai della Scozia?” chiese Dean, sorvolando un momento sul problema Tareq per concentrarsi su ogni singola frase pronunciata da Claire che gli sembrava necessario approfondire. Trovava scontato che Mary e Byron fossero tornati a riferire e che Nickolaij sapesse tutto, ma non poteva dire la stessa cosa di lei.

Con un cenno di assenso Claire confermò. “Mi ha detto che eravate lì l’ultima volta, ma poi siete fuggiti.” 

“Perciò hai deciso di tentare la sorte e Nickolaij ti ha dato corda come se niente fosse.” ne evinse Dean cinico, tirando le somme. “Non lo so, questa storia non mi convince per niente. Lo conosco troppo bene per credere che sia così stupido da commettere due volte lo stesso errore, visto quello che è successo con me.”

“Sì, ma lui è cambiato. Non è più quello che conoscevi.” lo contraddisse Claire. “Dopo lo scherzetto che gli abbiamo fatto l’ultima volta non è più la stessa persona.”

Lo sguardo indagatore di Dean la spinse a continuare.

“Sta dando di matto negli ultimi tempi, lo pensano tutti. Anche in guerra è diventato meno attento e molto più brutale. Ora ha anche dato il permesso di trasformare i guerrieri Jurhaysh in vampiri, solo per avere altri uomini dalla sua parte. Al castello dicono che stia perdendo il controllo.” 

In effetti, la sua versione corrispondeva a quanto appreso durante le riunioni di Najat, ma Dean continuava a non vederci chiaro. “Va bene, ma tu cosa c’entri in tutto questo? Potrà anche aver perso colpi, cosa comunque da verificare, ma non posso credere che sia arrivato al punto di fidarsi di te ignorandone completamente i rischi. È assurdo, non sarebbe da lui.”

“Questo non possiamo saperlo con certezza.” intervenne Laurenne. “Sono diversi mesi ormai che sei lontano dalla sua influenza, giusto? Magari Claire ha ragione, magari la delusione lo ha colpito a tal punto da renderlo meno prudente.”

Claire annuì concorde. “Era furioso dopo aver scoperto della mia trasformazione. Penso di essere ancora viva solo grazie alla sua ossessione per Elizabeth, anche se mi ha fatto capire che non è questo il motivo.”

“E quale sarebbe allora?” la incalzò Dean, incurante delle occhiatacce provenienti sia da Juliet che da Cedric.

“Lui...” La sua espressione si fece più incerta, così come la sua voce. È innamorato di me. riuscì infine a dire tra mille imbarazzi. “Me l’ha confessato chiaramente, ma io l’avevo capito già da prima, da come si comportava…”

Le sue parole misero Cedric in allarme. “Che ti ha fatto? Non ti avrà mica…”

“No, no. Niente del genere.” si affrettò a chiarire. “Mi ha solo corteggiata. Voleva che passassimo del tempo insieme e forse in questo modo credeva di potermi ancora usare per sostituire Elizabeth. Speravo che lasciandolo fare mi sarei guadagnata la sua fiducia.”

“E così è stato.” concluse Dean, non per questo meno scettico. “Quello che non capisco è perché ti abbia lasciato ricongiungerti con noi se tiene così tanto a te. In sintesi Claire, per quale motivo sei qui?” 

Non c’era nessuno in quella tenda, a parte Najat forse, che non lo guardasse come se avesse davanti il diavolo incarnato. Nonostante la sua attenzione fosse focalizzata sulla ragazza, poteva sentire i loro sguardi torvi e carichi di disapprovazione su di sé. Eppure non accennò a fare passi indietro. Doveva sapere.

La sua domanda convinse Claire ad arrivare al sodo, ma che la verità fosse parecchio scomoda lo intuirono quando la sua espressione esitante si spostò su Rachel. “Per trovare te.” confessò allora, vergognandosene. “È questo che vuole che faccia. Che ti porti da lui.”

Come prevedibile fu uno shock per tutti, incluso Dean, che però non ci mise molto a superarlo ora che finalmente stava ottenendo qualche risposta. “Perché?” domandò diretto.

“Non ne ho la più pallida idea, me lo sono chiesto anch’io.”

“Stronzate!” 

Sconcertata dal suo comportamento, Juliet sgranò gli occhi, fissandolo come se fosse impazzito. “Dean!” Ma che gli era preso? Non l’aveva mai visto così. Era inconcepibile che si mettesse a fare dell’ostruzionismo proprio adesso che Claire era tornata, rovinando quel piccolo sprazzo di felicità che le era stato concesso dopo settimane.

A quel punto lui sembrò rendersi conto di aver esagerato e si impose di ritrovare il solito contegno. “Mi dispiace, è solo che non lo ritengo plausibile. La sua storia fa acqua da tutte le parti.” 

“Perché dovrei mentire? Ti sto dicendo tutto quello che so!” ribatté Claire esasperata. 

“Forse perché Nickolaij ti ha chiesto di farlo.”

“Dean…” tentò Juliet di nuovo, senza risultati.

Visibilmente risentita, Claire aggrottò la fronte. “Non essere ridicolo! Come puoi pensare che arriverei a tanto per dar retta a quello psicopatico?”

“Magari ti sta ricattando.” insistette Dean imperterrito.

Arrivato al limite, Cedric decise che era il momento di smetterla e intervenne per prendere le difese di Claire. “Ehi, tenente Colombo! Adesso vedi di darci un taglio con questo interrogatorio. Se ti ha detto che non sa altro, non sa altro.” sentenziò. “Non ci posso credere, dopo quello che le hai fatto hai anche il coraggio di darle il tormento?”

“Eravamo in due su quel ponte, Ced. Non è stata una sua iniziativa.” chiarì lei, nel tentativo di calmarlo e Cedric non trovò nulla con cui replicare.

“Sono d’accordo col vampiro.” esordì quindi Najat, dopo essere rimasta in silenzio ad ascoltare e valutare i loro scambi. “Ci sono troppi punti da chiarire.”

“Vi sto dicendo la verità.” ribadì Claire, quasi implorante. “Nickolaij mi ha solo chiesto di portargli Rachel, non mi ha spiegato i dettagli. Tu più di tutti dovresti saperlo, meno cose si sanno sui suoi piani meglio è.” Stavolta si rivolse direttamente a Dean, che però non diede segni di assenso, preso com’era dalle sue riflessioni.

Reagì soltanto quando Najat gli rivolse uno sguardo preoccupato, a cui rispose in modo quasi automatico. 

“Deve aver saputo della pozione e sta cercando di impedire a Rachel di realizzarla.” disse la guerriera. 

“Pozione?” Claire squadrò entrambi con aria confusa. “Ma di cosa parlate? Non ha mai detto niente su…”

Vedendola in difficoltà, Cedric non riuscì a evitare di intromettersi. “Aspettate un attimo.” li fermò, parlandole sopra. “Come l’avrebbe scoperto, Sherlock?” domandò direttamente a Dean. “Nessuno a parte noi lo sapeva. E Margaret, ma lei è morta, quindi...”

“Dimentichi Ayris.” obiettò lui, decidendo infine di dar fiato ai timori che si portava dietro da quando avevano lasciato la Scozia. “C’era già la forte probabilità che Mary e Byron l’avessero torturata per avere informazioni, ma adesso che Claire è qui la reputo una certezza.”

“Questo non significa che io stia mentendo.” ribatté la ragazza, ormai esausta. “Ti ripeto che nessuno al castello ha mai menzionato una pozione. Se così fosse, non pensi che ve l’avrei detto come ho fatto con tutto il resto?” 

L’osservazione in sé era sensata, tuttavia non bastò a convincerlo. Continuava ad avvertire la spiacevole sensazione di stare tralasciando qualcosa, un dettaglio fondamentale che lo aiutasse a decriptare la strategia di Nickolaij. 

“Va bene, cerchiamo di ragionare.” si inserì Mark, tentando di riportare un po’ d’ordine. “Se è vero che Nickolaij non sa della pozione, cosa vuole da Rachel? Non capisco.” 

Fu Rachel stessa ad arrivarci. “La maledizione.” concluse senza molta difficoltà. Anzi, pensò che in fondo non c’era nemmeno da rimanere sorpresi. “Avranno scoperto da Airys che è stata Margaret a infliggergliela e che io sono la sua unica erede vivente. Ha bisogno del mio sangue per spezzarla.”

Si trattenne a stento dal lasciarsi sfuggire un’imprecazione. Se finora avevano nuotato in un’enorme pozzanghera fangosa, adesso si ritrovavano impantanati fino al collo, con il rischio di annegarci dentro. Fin tanto che Nickolaij aveva creduto fosse Elizabeth la chiave del problema, lei era stata più o meno al sicuro. Ora, invece, sentiva incombere su di sé non solo la responsabilità di dover creare la pozione ma anche la minaccia di venire catturata e spremuta come un limone da quel mostro. Tutto a un tratto, ebbe l’impressione di sentirsi poco bene. Temendo un attacco di panico chiuse gli occhi, cercando di respirare a fondo per incanalare la magia e impedirle di sopraffarla. 

Quando li riaprì fu perché avvertì il calore di due mani sulle sue braccia; allora lo sguardo di Mark incrociò il suo, apparendole fermo e determinato.

“Non glielo permetterò. Dovrà passare sul mio cadavere.”

-Puoi star certo che lo farà- pensò Dean tra sé. 

“Okay, non ci sto capendo niente. Qualcuno potrebbe spiegarmi, per favore?” chiese Claire a quel punto, squadrandoli uno a uno confusa. 

In effetti, lei non aveva idea della piega che avevano preso gli eventi dal momento in cui erano fuggiti da Bran, così Rachel le spiegò in breve quello che Margaret aveva rivelato sulla maledizione e su cosa fosse realmente accaduto quella notte di cinquecento anni prima. “È stata Margaret a maledire Nickolaij. Anche se fu Elizabeth a pugnalarlo, serviva lei per spezzare l’incantesimo. E dato che io sono la sua unica erede vivente, ora quel pazzoide vuole me.” disse d’un fiato. Era tutto così tremendamente semplice e allo stesso tempo agghiacciante. 

A giudicare dalla sua espressione, anche Claire sembrava pensarla allo stesso modo. “Adesso si spiegano tante cose…”

“Tranne la tua presenza qui.” la incalzò Dean, tornando al nocciolo del discorso. “Sto ancora aspettando che sia tu a darmi una spiegazione che abbia un senso.” Era deciso a non darle tregua, nonostante le continue occhiate di ferma disapprovazione che Juliet non smetteva di lanciargli. Si rendeva conto che presto o tardi avrebbe dovuto pagare lo scotto di questo suo atteggiamento, ma non era quello il momento di farsi venire scrupoli di coscienza. Scoprire la verità era di gran lunga più importante.

Sentendosi attaccata, Claire si fece meno accondiscendente. “Quante volte devo ripeterlo? Lui vuole Rachel e ha mandato me perché pensava che vi sareste fidati senza fare troppe domande. Forse è stato ingenuo da parte sua, ma non so che altro dirti!”

Lui si lasciò sfuggire un mezzo ghigno scettico. “Ingenuo, come no…”

“D’accordo, basta così. Siamo tutti svegli da ore e abbiamo bisogno di riposo. Dormiamoci sopra e più tardi cercheremo di capirci qualcosa in più.” consigliò Najat, ponendo fine alla discussione prima che degenerasse. “Naturalmente questa storia non deve uscire da qui. Deciderò io se e quando informare i capi tribù.” aggiunse, posando su ognuno di loro il suo sguardo risoluto per assicurarsi che avessero recepito il messaggio; dopodiché augurò la buonanotte e insieme a Laurenne fece per lasciare la tenda.

Tuttavia, prima Juliet la vide rivolgere a Dean un breve cenno con la testa, a indicargli di seguirla fuori, e quando lui obbedì avvertì una certa dose di fastidio. La curiosità prese il sopravvento su ogni altra cosa e con finta noncuranza si accostò all’uscita.

“Credi davvero che nasconda qualcosa?” gli stava chiedendo Najat.

Dean esitò un istante, prima che lo sentisse rispondere. “Non lo so… Troppi punti della sua storia non tornano. E poi c’è di mezzo Nickolaij, sarebbe da stupidi credere che dietro non ci siano secondi fini.”

Quell’affermazione la ferì ancor più di sentirli parlottare a bassa voce, come se stessero complottando. Dunque li considerava tutti degli stupidi perché al contrario di lui si fidavano di Claire? 

“Non posso contraddirti stavolta, ne sai molto più di me. Comunque quello che mi preme di più è capire se questo sia ancora un luogo sicuro per noi, perciò voglio interrogarla di nuovo. Nel frattempo, controlla che non se ne vada in giro per l’accampamento. Meno ficca il naso in giro, meglio è.”

“Non preoccuparti, la terrò d’occhio.” le assicurò lui.

Con il sangue che le ribolliva, Juliet attese che Najat e Laurenne si fossero allontanate e quando Dean si voltò per rientrare la trovò lì sulla soglia che lo squadrava dall’alto in basso, il volto di granito. “A quanto pare, ve la intendete bene voi due.” osservò in tono piatto.

“Juliet…”

Lei però non gli permise di continuare. “Perché fai così?” Scosse la testa mentre lo diceva, cercando di impedire alla rabbia di farle tremare la voce. “Perché devi per forza vedere il marcio dove non esiste? Claire ha dimostrato di essere dalla nostra parte raccontandoci tutto e voi la considerate perfino un pericolo!”

Mentre parlava, Dean si passò una mano sugli occhi, abbandonandosi a un sospiro. “Non era necessario che sentissi.”

“Sì beh, invece si dà il caso che abbia sentito.”

“Possiamo parlarne con un po’ più di calma, per favore?”

Per vederlo arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di giustificare il suo ostruzionismo? No, grazie. Juliet ne aveva fin sopra i capelli. Stava per dirglielo chiaro e tondo, quando Cedric la precedette, sbucando fuori dalla tenda insieme agli altri, probabilmente attirati dai toni della discussione. 

“Lascialo perdere. Si comporta da poliziotto cattivo dal primo momento che l’ha vista. Non le ha dato neanche il tempo di respirare.” Avanzando minaccioso, puntò il dito contro di lui. “Te lo ripeto, vedi di piantarla.” gli intimò a denti stretti.

La reazione di Dean fu inaspettatamente pacata, a dispetto di ciò che disse subito dopo. “Altrimenti?” chiese retorico, senza scomporsi.

“Basta, finitela!” si intromise Claire, allontanandoli l’uno dall’altro con una spinta. “Sono tornata da cinque minuti e già state per prendervi a pugni. Non voglio che litighiate a causa mia!” 

I suoi occhi trasmettevano un’angoscia esagerata perfino per il contesto in cui si trovavano, cosa che Dean notò subito, a differenza degli altri, e questo lo convinse a mettere da parte la smania di provocazione. In fondo, non era prudente continuare a metterla in una situazione di stress, ignorando quasi del tutto lo stato in cui si trovava. “D’accordo. Hai ragione, mi dispiace.” la assecondò, mostrandosi calmo e controllato ma senza farle capire che lo stava facendo di proposito.

La tattica funzionò, perché Claire fece un respiro e tornò a rilassarsi. “Sentite, i dubbi di Dean sono più che legittimi. Anche noi ci abbiamo messo un po’ a fidarci di lui quando abbiamo scoperto che lavorava per Nickolaij.” 

“Era una situazione un po’ diversa, non trovi?” le fece notare Juliet, ancora indispettita.

“Okay, magari per certi versi lo era. Comunque non me la sento di biasimarlo. Se lui e Najat pensano che sia il caso di continuare a interrogarmi, che facciano pure. Non ho niente da nascondere.” Voltandosi verso Dean ne cercò l’approvazione. “Risponderò a tutte le vostre domande.” assicurò decisa, ricevendo in cambio un breve cenno di assenso.

“Visto che la rissa è stata scongiurata, che ne dite di rientrare prima che qualcuno ci senta?” suggerì Mark, dimostrando il consueto buon senso. “Vi ricordo che Najat ha detto di tenere questa storia per noi.”

Il richiamo all’ordine li persuase a rimandare la discussione e tornarono tutti dentro, a parte Dean che in quel momento aveva solo una gran voglia di starsene per conto suo come non gli capitava da un bel po’. Sebbene fosse arrabbiato con tutti, perfino con Juliet, decise però di restare nei paraggi per ogni evenienza. 

Infatti, qualche ora dopo Claire uscì dalla tenda, lo trovò seduto su una protuberanza rocciosa a fissare il vuoto, in compagnia dei suoi pensieri. Intanto, l’accampamento si stava risvegliando e gli abitanti iniziavano a uscire dai loro rifugi per compiere le prime attività della giornata. Superò rapida un paio di guerrieri dalle fattezze africane e lo raggiunse.

Nonostante l’avesse notata, Dean non diede molta importanza alla cosa, rivolgendole appena un’occhiata fugace. Il fatto che con gli altri avesse preso le sue difese lo aveva alquanto colpito. Non se lo sarebbe aspettato, non dopo averla trattata da criminale, e non sapeva se interpretarlo come un atto di sincerità o soltanto come un pretesto per farsi ben volere da lui.

“Ti secca se mi siedo? Mi sento a disagio a stare in tenda mentre tutti dormono.” 

Per certi versi la capiva, perciò acconsentì, pur continuando a rimanere in silenzio finché Claire non pensò di rompere il ghiaccio. 

“Che strano, mi aspettavo di ritrovarmi nello stesso villaggio. Questo posto lo ricorda, ma si vede che siamo da tutt’altra parte.” rifletté a voce alta. 

“Najat ha ritenuto che non fosse più un luogo sicuro con Tareq in giro.” spiegò Dean telegrafico.

Lei annuì, mostrandosi d’accordo; poi per un po’ scese di nuovo il silenzio. Entrambi non sapevano bene come gestire la situazione. Tra loro c’era qualcosa di non detto e se ne rendevano conto, eppure nessuno dei due si decideva ad arrivare al punto. 

“Alla fine sono crollati?” le chiese, giusto per spezzare l’imbarazzo. Dalla luce accesa della lampada aveva dedotto che fossero rimasti tutti svegli per un po’, ascoltando il racconto di Claire, e quando l’aveva vista spegnersi aveva immaginato che avessero ceduto alla stanchezza. 

Lei sorrise, annuendo subito dopo. “Hanno tentato di resistere fino all’ultimo, ma si vedeva che erano distrutti.” 

“Tu, invece? Non hai dormito per niente?”

“Non ho sonno.” replicò Claire. “Devo ancora abituarmi al fatto di non dover più dormire per intere notti.”

Nessuno meglio di lui avrebbe potuto capirla. “Io ormai ho smesso di far caso al tempo che passa, soprattutto la notte.” 

Detto ciò, la conversazione si spense di nuovo. Non che non ne avessero di cose da dirsi, ma era la prima volta che intrattenevano un vero e proprio dialogo ed entrambi non erano mai stati campioni di eloquenza.

“Dean…” esordì Claire a un certo punto, un po’ reticente. “Volevo chiederti scusa. So di averti messo in una situazione scomoda e immagino l’inferno che avrai dovuto affrontare quando gli altri hanno scoperto cos’è successo.” La frase le uscì tutta d’un fiato ed era evidente che si tenesse quel peso dentro da un bel pezzo, cercando il momento più opportuno per liberarsene.

Tra Cedric che gli aveva rotto il naso a suon di pugni, l’ostilità di Juliet per settimane e il tentativo di Rachel di soffocarlo con la magia, Dean pensò che il termine scomoda fosse un eufemismo, ma se lo tenne per sé. Non voleva farla sentire ulteriormente in colpa. “Così come tu avrai dovuto affrontarlo a Bran. Direi che siamo pari.” si limitò a rispondere con un sospiro.

“Già…” mormorò lei a occhi bassi, abbozzando un mezzo sorriso.

“Posso farti una domanda personale?” 

Quando Claire tornò a guardarlo aveva l’aria spaesata e ci mise un po’ ad annuire per dargli il permesso.

“Cos’è successo dopo? Come hai completato la transizione?” Fin dall’inizio, infatti, sapeva quale sarebbe stato il passaggio successivo ed era sempre stato molto scettico sulla sua sopravvivenza, dubitando che avrebbe avuto la forza di uccidere qualcuno. Ora, però, vedersela comparire davanti l’aveva smentito ed era curioso di sapere come si fossero svolti i fatti.

Che l’argomento le provocasse tuttora un certo disagio si vedeva lontano un chilometro, ma Claire si fece coraggio. “Nickolaij mi ha costretto a bere.” confessò a quel punto con aria mesta. “Fino all’ultimo ho resistito alle sue tentazioni, tanto da pensare di lasciarmi morire piuttosto che accettare di diventare ciò che voleva.” Si prese una breve pausa, in cui Dean la vide lottare contro il peso dei ricordi. “Ho provato a ribellarmi, ma ero troppo debole e i suoi scagnozzi hanno avuto la meglio. Mi tenevano ferma mentre Dustin mi obbligava a mandare giù un’intera boccetta di sangue.”

-Si sarà divertito un mondo- rifletté ironico. Conosceva troppo bene Dustin per non sapere quanto il compito dovesse averlo infastidito. Ad ogni modo, la volontà di Nickolaij era legge e bisognava obbedire, anche se doveva ammettere di non comprendere la sua ostinazione nel volerle salvare la vita nonostante Claire fosse ormai del tutto inutile ai suoi scopi. “Adesso come stai?” le chiese, mettendo da parte quei ragionamenti.

“Alti e bassi. Rispetto ai primi tempi va meglio. Certo, molte cose sono ancora una novità, non so bene come gestire tutto questo.” Dicendolo indicò il proprio corpo. “A volte mi sento spaesata e… sola.”

Altre sensazioni di cui Dean era un esperto. “Riguardo alla tua nuova natura, posso farti io da guida.” si offrì. “Per la solitudine… beh, temo che purtroppo dovrai conviverci. Mi dispiace dover essere schietto, ma non voglio che tu ti illuda. Per quanto siano felici di averti ritrovata e si sforzino di ignorare l’accaduto, sanno che sei diversa e, credimi, è una sensazione che percepirai sempre.”

L’espressione di Claire mutò, facendosi più scura. “Sono le mie migliori amiche e mi accetteranno per quello che sono. Non è cambiato niente.” ribatté piccata.

Senza scomporsi, Dean volse lo sguardo davanti a sé. Si aspettava che con la sua consueta franchezza avrebbe provocato reazioni negative. “È cambiato tutto.”

“Stiamo ancora parlando di me?” fece lei in tono velatamente accusatorio. “Eppure mi sembra che Juliet abbia sempre accettato la tua natura.”

Stavolta la replica lo colse impreparato e non riuscì subito a parare il colpo. Non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce, ma c’erano dei momenti in cui dubitava che fosse così. “Non è questione di accettare, ma di saperci convivere.” glissò allora. “Per quanto possiamo sembrare uguali a loro nell’aspetto, è ciò che siamo realmente a costituire un problema. Noi ci nutriamo di sangue, Claire. Sarebbe un errore pensare che un essere umano possa mai abituarsi a questo.” 

Sebbene cercasse con tutte le forze di respingerla, quella visione delle cose l’aveva colpita e non fu in grado di nasconderlo. Mentre rifletteva su cosa rispondergli, la sua espressione assorta tradiva il continuo lavorio della testa. “È la tua opinione e la rispetto.” sentenziò infine, non trovando niente di meglio. “Ma voglio credere che per me sarà diverso.”

Dean compativa la sua ingenuità e il timore che rimanesse delusa era forte. Tuttavia, nel profondo si ritrovò a sperare di sbagliarsi, che esistesse davvero un’alternativa alla vita che la aspettava. 

 
   
 
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