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Autore: crazyfred    22/12/2021    2 recensioni
Ritroviamo Alex e Maya dove li avevamo lasciati, all'inizio della loro avventura come coppia, impegnati a rispettare il loro piano di scoprirsi e lavorare giorno dopo giorno a far funzionare la loro storia. Ma una storia d'amore deve fare spesso i conti con la realtà e con le persone che ci ruotano attorno.
Genere: Commedia, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Sotto il cielo di Roma'
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Piccola premessa...se siete in pari con la mia storia c'è il rischio che abbiate perso l'ultimo capitolo della prima parte, perché ho pubblicato questo capitolo immediatamente, come una sorta di regalo di Natale per i miei aficionados. Perciò, per essere totalmente sicuri, controllate prima di aver letto il Capitolo 22 della prima parte. In caso contrario bando alle ciance e ... BUONA LETTURA!!!


 
Capitolo 1

 
Per farsi perdonare della disavventura a cui l'aveva costretta - farsi 1 ora e mezza di autobus al posto di 40 comodissimi minuti in auto da Roma a Grottaferrata, Maya era stata costretta da Lavinia ad uscire con lei e alcuni amici di venerdì sera per un giro di pizze e Coca Cola in sala giochi e a seguire una partita di bowling. Sì, tipica serata da ... dodicenni, ma era sempre meglio di quella volta che era stata invitata alla serata giochi di società. E poi non doveva destare sospetti: l'arrampicata sugli specchi del sabato precedente le era bastata. Fortuna che Alex aveva i figli con sé quel week end e non avrebbero potuto vedersi, almeno non avrebbe dovuto accampare scuse, anche perché sentiva di essere totalmente fuori allenamento sul fronte bugie e temeva di essere sgamata.
"Maya! La smetti con quel cellulare? Qui staremmo tentando di giocare"
Sì alzò dalla panchina sul fondo della pista, assicurandosi che lo smartphone restasse ben nascosto nei meandri della sua borsa, e andò ad inforcare una palla di resina.
"Vediamo che sai fare barunissa" la sfidò Salvo, il fidanzato di una delle coinquiline di sua sorella, Giusy, con il suo forte accento siciliano che 15 anni nella capitale non avevano ancora mitigato. A quasi quarant'anni i due stavano preparando le nozze ma, a causa della famiglia super tradizionale di lui - tradizionale non era la parola che Maya avrebbe usato - vivevano ancora in case separate per paura di incursioni e improvvisate di questo o quel cugino che si inventavano viaggi di lavoro nella capitale.
Non c'era bisogno di dover usare molta immaginazione per capire perché la chiamasse barunissa … era un po' come quando Andrea "Chuck Bass" la chiamava principessa, ma con una piccola punta di risentimento sociale che non faceva mai male per dare un po' di pepe alla competizione.
"Eddai Salvo non fare lo stronzo!" lo rimproverarono all'unisono la sua ragazza e Lavinia.
"Non ti preoccupare, Giusy … ci pensa la barunissa a rimettere al suo posto Salvuzzo tuo"
Maya prese una leggera rincorsa, effettuò il lancio e … frame. La palla era finita fuori senza nemmeno sfiorare un birillo.
"Chi è che dovevi rimettere a posto tu, eh?"
"Mi stavo solo scaldando … sono quasi vent'anni che non gioco a bowling, dammi tempo"
Maya tornò a prendere una palla per il secondo lancio. Soppesò la migliore e, dopo un lungo respiro e uno sguardo attento e concentrato sul bersaglio, la fece scivolare sulla pista con un movimento deciso ma fluido. 10/10.
Le urla di incoraggiamento di sua sorella e lo sguardo impietrito di Salvo furono la migliore ricompensa. Le sue labbra si inarcarono in un sorriso furbo e compiaciuto e portò la mano con cui aveva effettuato il lancio vicino alla bocca, per soffiare sulle unghie e strofinarle sulla maglia in segno di sfida e superiorità.
"Seeeh vabbeh, ma così non vale!!!"
"Lavi non ci avevi detto mica che tua sorella era così brava"
"Beh non pensavo lo fosse" si giustificò la donna "non più almeno"
Quello che Lavinia aveva omesso con i suoi amici, erano stati gli anni di militanza al Brunswick all'Acqua Acetosa, la sala bowling dove tutti i ragazzini festeggiavano i compleanni ai tempi delle medie o dove puntualmente si finiva il venerdì pomeriggio dopo scuola e, mentre Lavinia era la piccola lady di casa, tutta scuola di danza e tutù rosa, Maya attraversava una fase da maschiaccio e seguiva suo fratello e i suoi amici ovunque.
"Chiamatemi quando è di nuovo il mio turno" dichiarò, fingendo supponenza e tornando a sedere alle sedioline, tornando a dedicarsi al cellulare. Leggere i messaggi di Alex che alle 21.30 di un venerdì sera era già pieno delle paturnie adolescenziali di suo figlio e che neanche la presenza della sua beniamina riusciva risollevargli la serata era tanto divertente quanto dolce, soprattutto perché ogni lamentela si concludeva con un Vorrei essere lì con te. Mmm non proprio lì ma hai capito.
Ma non si poteva, non era giusto escludere tutto il resto e lo sapevano entrambi.
"Con chi messaggi?" domandò Lavinia andando a sedere al suo fianco.
"Con nessuno" si affrettò a rispondere Maya, bloccando il telefono: anche glielo avesse strappato dalle mani, il codice di sblocco non lo conosceva. 
"E se non è nessuno perché metti via il cellulare allora?"
"Perché esiste ancora una cosa chiamata privacy" cercò di troncare sul nascere la questione, ma doveva trovare una scusa plausibile più in fretta possibile perché non aveva intenzione di mettere da parte il telefono e sicuramente sua sorella sarebbe tornata alla carica.
"Privacy? Sei mia sorella, la tua privacy è la mia privacy."
"Bella invenzione del cazzo … e comunque no, è una mia collega, Alice, non la conosci … questioni di cuore"
"Una collega eh? Certo che Testaccio ti ha proprio cambiata, mi dicevi sempre che odiavi tutti a lavoro … tranne il fioraio"
"Chi?"
"Alex … l'uomo con il peggior gusto per i regali nella storia dei regali"
"Ancora con questa storia? E basta sei pesante" Maya cerco di trattenere sia le risate per la battuta improbabile, sia il suo risentimento per quell'offesa: sua sorella era ancora ferma alla sua indecisione riguardo ad Alex ed era importante che ci rimanesse.
"Dai Lavi ora tocca a te" Giusy salvò Maya che letteralmente era finita spalle al muro chiamando sua sorella sulla pista. La ragazza tirò un sospiro di sollievo, tornando sulla chat di Whatsapp
 
Volevo solo informarti che per ragioni di sicurezza
da oggi in poi sei ribattezzato Alice sul mio cellulare XD :-*

 
 
La domenica, Alex fu invitato a pranzo dai suoi genitori. Con tutte le cose che la separazione aveva stravolto in negativo nella sua vita, i fine settimana erano invece migliorati, permettendogli di ritrovare la sua famiglia.
Che tra i Bonelli e Claudia non scorresse buon sangue era pressoché evidente a tutti: si sopportavano solo per i bambini e perché Alex li voleva nella loro vita; ma Claudia cercava sempre di evitare il più possibile di sedersi a tavola con loro nella villetta alla Garbatella: il più delle volte, la domenica, si invitavano a vicenda a prendere un caffè dopo pranzo o meglio ancora Claudia suggeriva ad Alex di portare con sé il padre allo stadio, così da risparmiarsi l'incombenza di doverlo ricevere. Non era raro, del resto, che Cesare dirottasse la conversazione su temi di attualità e politica e, manco a dirlo, le loro schede elettorali non esprimevano mai opinioni condivise.
Ora Alex, invece, non rifiutava mai un invito di sua madre e, per farli contenti, portava i nipoti allo stadio con sé ogni volta che poteva, che tanto Edoardo il calcio non se lo filava neanche di striscio. Maria, se qualcuno le avesse chiesto, avrebbe detto che sì, era triste per la separazione del figlio, ma segretamente era contenta di vedere la famiglia riunita almeno una volta a settimana e poter preparare i loro piatti preferiti; Cesare, manco a dirlo, sembrava avesse fatto tredici al Totocalcio.
"Chi vuole ancora un po' di pasta?" domandò la donna, in piedi al centro della tavolata, pronta a partire con il secondo giro.
I maggiori dei suoi nipoti le passarono i piatti senza troppi complimenti ed era questo genere di collaborazione che più le piaceva.
"Nonna sei mitica!" la elogiò Daniele.
"I tuoi gnocchi dovrebbero ricevere un premio" rincarò la dose l'altro.
"Ditelo a vostro nonno …"
"Ma che vuoi da me? Lo sai che ho avuto un infarto e non posso esagerare con il mangiare"
"Ma è domenica!"
Ad Alex quei battibecchi, sempre uguali da oltre quarant'anni, non stancavano mai. Ovviamente Maria sapeva che il marito doveva stare attento, ma era profondamente convinta che la buona cucina avesse un effetto curativo e nessuno poteva toglierle dalla testa che i suoi manicaretti fosse cento volte meglio di verdure bollite e petto di pollo ai ferri.
"E tu Edoardo?" continuò la donna.
"No grazie nonna non mi va"
"Come cresci se non mangi?"
"Ah no' questo deve fa il modello, non può ingrassare" lo presero in giro i cugini "Sennò come ci entra in quei bei vestiti comprati a via del Corso"
"Basta!" li rimproverò Cesare. Valerio e Daniele erano buoni e cari, ma quando facevano i bulletti con il cugino li avrebbe presi per i capelli. Alex invece li faceva fare, ridendo sotto i baffi: forse sbagliava, ma era dell'opinione che quelle schermaglie tra ragazzini, finché erano così leggere ed innocenti come quelle dei nipoti, non potevano che far bene ad Edoardo, che negli ambienti in che frequentava aveva finito per montarsi un po' la testa, complice anche la madre che lo viziava. E poteva persino giurare di averlo visto cambiare positivamente da quando, dopo la separazione, frequentavano con maggiore assiduità la casetta bianca alla Garbatella.
"Ah, Alex" si intromise Anna, rivolgendosi al fratello, mentre sparecchiava i piatti di chi aveva finito con il primo "c'è una cosa che ti devo raccontare. Credo di aver visto un tuo sosia, qualche giorno fa …"
"Ah sì? Dove?"
"Dalle parti di Ottaviano, stavo attraversando la strada e su un'auto è passato uno identico a te. Ma era buio e io le auto non le distinguo neanche di giorno" ironizzò la donna.
"Beh è possibile che fossi io …" rispose, senza neanche pensarci troppo "sai com'è, ci abito da quelle parti. Quand'è stato?"
"Lunedì sera, ero appena uscita da un corso di aggiornamento … ma no, di sicuro non potevi essere tu. La persona che ho visto era in dolce compagnia"
Alex sorrise, cercando di minimizzare. Ovviamente era lui, non c'era alcun dubbio. Lui e Maya stavano andando a cena e a causa di una deviazione lungo la strada Alex si era trovato a passare vicino alla stazione della metro. E il modo in cui Anna si era fermata su quella frase e la maniera in cui lo stava guardando, gli dicevano che lo aveva capito pure lei. Avrebbe potuto negare, dire che le stava solo dando un passaggio, ma rischiava di passare per bugiardo: avevano riso per tutto il viaggio del clacson suonato dall'auto dietro di loro quando Alex, per rubare un bacio a Maya, non aveva visto il verde scattare, fermo al semaforo. Probabilmente era proprio allora che sua sorella li aveva visti.
"Ragazzi" disse ai nipoti "andate a vedere se è iniziata la partita. Edo vai con loro che tu sai le credenziali della pay tv!"
"Non mi interessa il calcio" decretò il ragazzo, comprendendo che la situazione stava prendendo una piega che forse non gli sarebbe piaciuta ma che voleva sentire con le sue orecchie.
"Edoardo vai con loro" rimbeccò il padre "non mi far alzare la voce. Giulia, piccola, vai pure tu che Dedo ti fa vedere Dora l'Esploratrice sul cellulare!"
"Siiiì"
"Ma che palle …" borbottò il biondino, aiutando la sorella a scendere dalla pila di cuscini che le avevano sistemato sulla sedia e tendendole la mano per andare al piano di sopra.
"Che succede?" domandò Cesare, lo sguardo torvo "perché ho la sensazione che stiamo per rovinarci la domenica?"
"Perché Anna non sa cosa sia farsi i fatti suoi, per dirla educatamente. E tu" continuò rivolgendosi alla sorella "non ti vergogni nemmeno un po' a parlarne di fronte ai miei figli?"
"Ah adesso sono io il problema?! Tu non hai perso tempo ad andare in giro con la tua amante e la colpa è mia?! Ma roba da matti!"
"Amante? Come amante?" domandò Maria, chiudendo la porta della cucina: il volume delle voci dei suoi figli era aumentato e proprio come Alessandro si preoccupava di proteggere i nipoti da quelle chiacchiere.
"Ah perché non ve lo ha detto che vi ha pure portato la mantenuta in casa? Altro che affittuaria …"
"Ma tu ancora credi alle cazzate che ti racconta Claudia?" Alessandro capì immediatamente chi era la fonte di tutte quelle bugie.
"E non è finita q
ua!" continuò Anna, dritta per la sua strada, senza incrociare mai gli occhi dei genitori, ma tenendo i suoi, severi e neri come la pece per la rabbia, sul fratello "non una donnina qualsiasi, no! La sua segretaria … come la chiami tu? Ah sì … assistente! Chissà da quanto tempo le mettevi le corna, povera Claudia. Sai che ti dico, ha fatto bene ad andarsene di casa visto che la lasciavi sempre sola con la scusa del lavoro e invece ti divertivi con quella lì"
"Annare' ma sei matta a dì certe cose di tuo fratello?!" quasi la pregò sua madre, la voce sommessa e implorante di chi vorrebbe che quelle parole appena sentite fossero solo un bruttissimo sogno da cui svegliarsi presto "e poi così je fai venì n'altra volta n'infarto a tu padre!"
"Parla per te per cortesia" rimbeccò Cesare verso la moglie.
"E te pareva … tu non ci riesci proprio a non difenderlo, ve'?" sbottò Anna, astiosa: era sempre stata un po' gelosa, ma Alex non riusciva a credere che la cosa potesse protrarsi, e peggiorare, in età adulta.
"Ma non ti vergogni manco un po'?" le disse suo padre "dopo quello ch'avemo fatto pe' te. T'abbiamo cresciuto i figli, t'abbiamo messo un tetto sopra la testa. Così ce ripaghi? Pe' noi siete uguali, hai capito? UGUALI!"
Cesare era uomo di pochissime parole, ma quando parlava, erano pesanti come macigni. Erano arrivate dritte al cuore di tutti visto come erano state in grado di ammutolire la stanza. Non stava rinfacciando nulla a sua figlia: avrebbe rifatto tutto daccapo, tutti i sacrifici e tutte le decisioni prese dopo notti insonni e gastriti per l'ansia e le preoccupazioni. Ma non tollerava che sua figlia credesse che Alex fosse trattato diversamente.
"E tu?" si rivolse al figlio, imperscrutabile "Che ce devi dì?"
"E che ve devo dì?" esordì Alex "Che non sono il mostro che dice sta cretina. Che questa ragazza ha un nome, si chiama Maya e, sì, lavora per me da cinque anni, ma non c'è stato nulla tra di noi prima di chiudere con Claudia. Nulla, neanche uno sguardo."
Parlare così apertamente gli stava facendo male. Era come un povero affamato che deve ammettere la sua indigenza per giustificare il furto in un supermercato. Provava vergogna e sporcizia all'idea di dover giustificare la cosa più bella che aveva in quel momento: per sé stesso, che non aveva fatto nulla di male, e per Maya, che non aveva colpe se non di essersi affidata ad una persona tanto incasinata. Si sentiva come se la stesse tradendo.
"È una bravissima ragazza e poco ma sicuro non è la mia mantenuta. Lavora e con il suo stipendio paga l'affitto, quell'affitto che a quanto mi risulta spetterebbe a mamma e papà ma riscuoti tu per mettere da parte i soldi per l'università dei tuoi figli …"
"Quei soldi sono nostri e decidiamo noi come usarli" chiarì Cesare perentorio.
Voleva che Daniele e Valerio, pur senza un nucleo familiare solido, senza un padre, e con una madre che da sola avrebbe faticato ad arrivare alla fine del mese, potessero avere le stesse possibilità di Edoardo, almeno sulla carta, perché l'intelligenza e l'intraprendenza di certo non mancavano.
"Ma io non ho nulla in contrario papà e sai benissimo che per i ragazzi ci sono sempre anche io" Era già andato via di casa quando Anna si era scoperta incinta, ma nonostante fosse lontano si era dato da fare, nel limite delle sue possibilità dell'epoca, per Valerio prima e per Daniele poi, e li considerava quasi come figli suoi. Era già andato via di casa quando Anna si era scoperta incinta, ma nonostante fosse lontano si era dato da fare, nel limite delle sue possibilità dell'epoca, per Valerio prima e per Daniele poi e li considerava quasi come figli suoi. "Mi chiedo solo se le faccia davvero così schifo che Maya sia in affitto a Testaccio visto che i soldi non li rifiuta. Perché Maya non ci metterebbe niente a trovare un'altra casa se proprio ad Anna dà così fastidio"
Era una provocazione che era certo sua sorella e nessun altro avrebbe raccolto perché lo avevano stato colpito nel privato in modo molto, troppo meschino. Ma dentro di sé sorrise al pensiero che Maya probabilmente si sarebbe buttata in ginocchio piuttosto che lasciare quella casa. E dire che neanche la voleva visitare.
"Papaaaaà! Nunnoooo!" la voce squillante di Giulia si faceva più alta man mano che, cantilenando, la bambina scendeva le scale. Tutti si ricomposero. Anna dal canto suo, ne approfittò per uscire dalla piccola porta finestra sul cortile posteriore della casa a fumare una sigaretta.
La piccolina aprì la porta e sbucò lentamente con il suo visino timoroso.
"È inissiata la partita nunno!"
Aveva quel modo strano di chiamarlo, quella O così stretta da sembrare quasi una U e che stringeva il cuore di Cesare ogni volta, senza un particolare motivo.
"Allora dobbiamo andare subito a vederla. Come cantiamo? ROMA ROMA ROMA" cantò l'uomo, non particolarmente intonato, prendendo la nipote in braccio e uscendo dalla stanza.
"Core de sta città" continuò la piccola.
Brava cocca de nonno!!! Sei proprio una lupacchiotta!!! Unico grande amore …"
Alex rimase solo con la madre, ancora chiaramente stordita da quanto era successo. Se ne stava di spalle, a sistemare in un vassoio le fette di arrosto e le patate al forno che nessuno probabilmente avrebbe toccato.
"Ah ma' …"
"Alessa’ per favore, eh, non è il momento"
"No ma', è proprio questo il momento. Almeno tu dimmi qualcosa"
Alex si era sempre confrontato con sua madre. Suo padre era più tipo da frasi ad effetto, uno di quelli che sta fermo e zitto a rimuginare tipo un capo indiano e ti dà il suo responso quando meno te lo aspetti. Ma sua madre no, anche a costo di finire le scorte dei fazzoletti in casa, lei c'era sempre per parlare e sfogarsi.
"Che voi da me? C'hai 45 anni...nun te posso mica impara' a campa'! Sei felice?" gli domandò, ma in quel tono tutto particolare di chi non voleva sapere la risposta "e allora non devi rendere conto a nessuno tranne che a te stesso"
Alex non sapeva come interpretare le parole di sua madre, decisamente più ermetica del solito. L'unica volta in cui, in vita sua, era stata tanto criptica era stato all'annuncio delle nozze con Claudia. Forse era solo un pizzico di gelosia materna tutta italiana, pensò teneramente Alex: magari si era immaginata di poter tornare ad avere suo figlio tutto per sé adesso, e invece neanche un paio di mesi dopo ecco che compariva una nuova donna. Che fosse scettica alla fine era anche comprensibile, ma avrebbe preferito lo dicesse senza tanti giri di parole.
Però su una cosa era d'accordo: se una cosa ci rende felici, non deve avere senso per nessun'altro, tranne che per noi stessi. E stare con Maya lo rendeva immensamente felice, libero da schemi e sovrastrutture.
"Me lo fai un favore però Alessa'?" riprese la donna, di nuovo con quel tono di preghiera, guardando fuori dalla finestra: Anna, con la sigaretta fumante tra le dita, parlava nervosamente al telefono. "Chiarisci con tua sorella, non fare che te ne vai da qui arrabbiato con lei e poi non vi parlate più" "Mi dispiace ma', l'ha fatta troppo grossa. Ho bisogno di farmi passare l'arrabbiatura prima" si chinò a baciarle la fronte, sperando capisse.


 

Eccoci qua! Ben trovati! 
Ripartiamo subito e ripartiamo con il botto proprio. Non credo servano troppe spiegazioni dopo questo capitolo, mi sembra evidente che la strada si fa in salita praticamente sin da subito per questi due poveri protagonisti. Per chi invece non mi conoscesse e volesse andare a ritroso QUI potete trovare la storia dall'inizio.
Detto questo, mi prendo una pausa che dovrebbe durare per tutte le vacanze di Natale e forse anche un po' oltre. Nel frattempo potete venire a trovarmi sulla mia pagina Facebook o anche semplicemente nei messaggi se vi va di parlare un po' della storia, a me fa sempre tanto piacere interagire con i lettori. A presto e ci vediamo ad anno nuovo!!!
Fred ^_^
   
 
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