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Autore: mask89    11/01/2022    8 recensioni
Carlotta è una ragazza di 22 anni, frequenta Beni Culturali ed è prossima alla laurea. Ma un evento successo oltre 400 anni prima le sconvolgerà la vita, trascinandola in qualcosa che mai avrebbe immaginato prima.
Genere: Drammatico, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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 Capitolo 8


Sono riuscita a prendere il treno per il rotto della cuffia. Ho ancora il cuore che batte a mille, nonostante sia seduta da oltre dieci minuti sul sedile del mezzo. I fantasmi non esistono, i fantasmi non esistono! Eppure io ne vedo uno e fa tiri mancini non indifferenti! Ok, Carlotta, ripeti: i fantasmi non esistono, finché non ti convinci di questo assioma. 

Poggio la testa contro il vetro del finestrino, i tiepidi raggi solari di marzo lo rendono piacevolmente caldo al tatto. Chiudo gli occhi e continuo a ripetere mentalmente quel mantra, fino allo sfinimento. Cosa mi sta succedendo? Quello che vedo, quello che mi accade, non può essere descritto come un fenomeno naturale. Non credo di avere qualche malattia che mi provochi allucinazioni. Mi sento fisicamente bene; certo, mentalmente un po’ meno, ma non credo che lo stress da studio alteri la percezione della realtà! Eppure quelle scritte, quelle immagini, quelle visioni, non posso essermele inventate di sana pianta, che motivo avrei? Forse dovrei parlarne con qualcuno, ma ho paura. Nel migliore dei casi sarei fraintesa, nel peggiore riterrebbero un TSO indispensabile e non credo di essere così fuori di testa da meritare di finire rinchiusa in qualche istituto psichiatrico. Però, se chiedessi aiuto ad uno specialista, magari potrebbe trovare una spiegazione logica a quello che mi sta accadendo. Forse sono più stressata di quello che penso, o magari ci sono delle situazioni che ritengo marginali, che in realtà stanno incidendo sulla mia psiche, facendomi vedere e pensare cose assurde. Probabilmente sarà così, non può esserci altra spiegazione razionale a questi fenomeni. Domani mattina mi metterò alla ricerca e poi mi toccherà affrontare mia madre. Dovrò usare tutta la diplomazia di questo mondo, per farle capire che non c’è nulla di male nel chiedere un aiuto psicologico; ma si sa, a volte è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.

Un lieve tocco sulla spalla destra mi fa leggermente sobbalzare, distraendomi dai miei pensieri. Noto con sorpresa che è il mio amico Daniele.

«Dani, ma cosa ci fai su questo treno? Hai cambiato paese e non me lo hai detto?»

«Buongiorno anche a te Carlotta, noto che la tua memoria continua ad essere il tuo punto forte!»

Lo guardo un attimo spaesata. Il suo ghigno divertito si allarga sempre più sul suo volto, mettendo in mostra i suoi candidi denti bianchi. Poi un’illuminazione!

«Azetium!»

«Ci sei finalmente arrivata, Miss Chipmounk!»

Roteo gli occhi, oggi decisamente è la mia giornata no. Prima Anna con questo nomignolo, poi il fantasma simpaticone che decide di farmi visita attraverso una stampante e poi Dani, nuovamente, con questo soprannome. Ho per caso pestato i piedi a qualche divinità, senza che me ne sia accorta? È l’unica spiegazione logica a questo periodo alquanto contorto!

«Ho un appuntamento con la direttrice del Museo archeologico di Rutigliano alle 16.00. Te lo avevo detto qualche giorno fa, quando ti ho chiesto dove si trovasse e come arrivarci dalla stazione. Ricordi?»

Noto che assume un’espressione mista tra il disperato e il divertito. Probabilmente, mi si legge in faccia che non abbia la più pallida idea di cosa mi stia dicendo.

«Buon dio, sei veramente un caso disperato di memoria a brevissimo termine inesistente. Un giorno di questi riuscirai anche a dimenticarti la testa.»

«Sei il solito stronzo!» E inizio a ridere. «Scusami se non riesco a tenere a mente tutti i tuoi impegni. Però, ti ricordo, che la segretaria va pagata per essere efficiente.»

«Ma io ti pagherò, appena avrò un lavoro, ovvero tra venti o trent’anni, considerata la bassa percentuale di occupati per il nostro ramo di studi e il precariato dilagante.»

«L’ottimismo è il profumo della vita…»

«Sono realista, lo sai benissimo.»

«Se per realista intendi il superlativo assoluto di disilluso.»

«Oh, a quanto vedo, qualcuno apprezza i miei aforismi.»

«I tuoi aforismi, certo come no!? Che hai biecamente copiato dal forum di Spinoza.»

«Sottigliezze, ciò che conta è che lo abbia eletto a mio personalissimo motto di vita.»

«Te lo ha mai detto nessuno che non stai bene di testa?»

«In molti, tu in primis. Ma ormai ho accettato questo mio modo di essere, tant’è vero che  quando mi presento alle persone dico: “Piacere, sono Daniele e sono mentalmente deviato!”»

Non posso che scoppiare a ridere. Dani è un pazzo, ma di quelli buoni. Nonostante finga di essere una persona cinica e sprezzante, ha un cuore d’oro; oltre ad avere una mente brillante, considerato che ha una media del trenta e all’attivo già diversi scavi. Se dovessi puntare su qualcuno come futuro professore universitario, bhe, punterei tutto su di lui!

«Dici che questo macinino ce la farà ad arrivare a Rutigliano?»

«Abbi fede, arriverai alla tua meta. Ci impiegherai il doppio del tempo normale, ma arriverai a destinazione.»

«Come va con la tesi? Hai fatto progressi rispetto all’ultima volta?»

«Non ci crederai, ma ho fatto una scoperta interessantissima. Era Maria D’Avenia la compositrice di casa!»

«Davvero?! Fedifraga e di talento, interessante.»

«Ehi, non ti permetto di parlare male della persona oggetto dei miei studi. Se il marito fosse stato più presente, probabilmente non avrebbe ricercato attenzioni altrove.»

«Giusto! Hai ragione. Quindi Maria componeva musica per il marito…la Teodosi sarà entusiasta di questa scoperta.»

«Già…»

«Dai su, dimmi cosa ti preoccupa. Le persone normali esulterebbero per il risultato che hai ottenuto, ma tu no. Perché?»

«Non ho fatto passi avanti riguardo il suo misterioso omicidio.»

«Dici? A me non sembra.»

«In che senso?»

«Hai un possibile movente tra le mani: il marito geloso del suo talento…»

«Lo aiutava volentieri, lo dice anche nelle sue lettere!»

«In quelle che hai letto fino ad ora, le hai lette tutte?»

«No, ci vorranno giorni.»

«Allora segui un mio consiglio, una volta tanto: domani contatta la tua relatrice per fissare un incontro, nel frattempo leggi più missive che puoi. Secondo me qualcosa d’interessante, più di quello che hai trovato, salterà fuori.»

«Dici?»

«Dico! A proposito di fedifraghi, come sta Anna? Mi ha accennato di aver finalmente mollato quel buono a nulla di Filippo, ma non ho avuto modo di approfondire l’argomento, ho avuto giorni pieni…»

«Se devo essere sincera mi ha sorpresa. Sta reagendo molto bene alla rottura, mi ha detto che ha chiuso tutti i ponti con l’Innominabile. Questa volta fa sul serio!»

«Sicura?»

«Sicurissima. A proposito…» 

«Guai in vista! Quel ghigno malefico sul tuo volto non mi piace affatto!»

«Tu che sei molto vicino a Francesco…puoi far arrivare “casualmente” alle sue orecchie la notizia che una nostra amica in comune si sia lasciata; che finalmente è diventata libera, come l’aria.»

«Fammi capire, a Francesco interessa Anna?!»

«E viceversa.»

«Stai scherzando, vero?»

«Non mi dire che non ti sei mai accorto degli sguardi che si lanciano o delle battutine a doppio senso!?»

«No. Decisamente no…»

«Ma quando Dio distribuiva l’empatia, per caso, eri in fila al bagno?»

«Sono empaticamente incapace, dovresti saperlo!»

«Non so come Veronica faccia a sopportarti, da quasi un lustro…»

«Non a caso l’ho soprannominata “la martire”, no?»

«Devi farti vedere da uno bravo! Comunque, puoi o no?»

«Certo che posso! Domani lo vedo, farò ricorso a tutta la mia nonchalance quando gli comunicherò la notizia.»

«Immagino lo sforzo…»

«Comunque, salutami i tuoi.»

«Come?»

«Siamo a Noicattaro, il tuo paese, sei arrivata a destinazione, no?»

«Oddio, non me ne ero accorta. Grazie di tutto, Dani.»

«Non c’è di che, poi fammi sapere se ho ragione sulla tesi.»

«Ci puoi giurare!»

Parlare con Daniele mi ha fatto bene. È come se mi avesse tranquillizzata in qualche modo. Dovrei distrarmi più spesso; ultimamente non faccio che pensare alle tesi e a Maria D’Avenia, senza tenere conto degli strani fenomeni che mi accadono. Forse, anziché ricercare il numero di qualche psicologo, dovrei prendermi qualche giorno di vacanza dallo studio, con buona pace dei giorni che passano. 

Finalmente sono a casa, dopo quasi dieci ore che sono fuori. Appena entrata guardo intorno e mi accorgo che qualcosa non va. Dal soffitto pendono degli elaborati candelabri in ottone, ricolmi di candele accese; proseguendo lungo il corridoio, noto che l’arredo non è il solito, mi sembra di essere stata catapultata in una casa del seicento. Dal riflesso dello specchio vedo che anche i miei abiti sono in linea con il periodo del mobilio. C’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo, ma prima che possa reagire, sento chiamarmi da una melodiosa voce maschile.

«Maria, sei finalmente arrivata, ti stavo aspettando con trepidazione!»    

Provo a replicare, ma sento il respiro farsi più corto. All’improvviso inizio a vedere tutto bianco, le energie mi vengono meno. 

Poi, il nulla.

 
   
 
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