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Autore: andromedashepard    14/05/2022    2 recensioni
“Speravo dormissi, almeno tu”, disse Thane quando lei ebbe aperto il portellone. Le sembrò esausto. Coprì con due brevi falcate la distanza che li separava, uno sguardo che lei non seppe interpretare. “Dammi un buon motivo per andarmene”, aggiunse, appoggiando la fronte contro la sua. Lei trattenne il respiro, mentre le sue dita si intrecciavano ai suoi capelli. Se c’era davvero un buon motivo, lei non lo conosceva.
#Mass Effect 2 #Shrios
Genere: Avventura, Malinconico, Romantico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Comandante Shepard Donna, Thane Krios
Note: Missing Moments, What if? | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Andromeda Shepard '
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It's a race
But I'm gonna win
Yes, I'm gonna win
And I will light the fuse
And I'll never lose
And I choose to survive
Whatever it takes
You won't pull ahead
Cause I'll keep up the pace
And I'll reveal my strength
To the whole human race
Yes, I'm gonna win”

  - Survival, Muse
[X]


 





 

Aveva i capelli ancora bagnati quando li fissò saldamente alla base della nuca, dopo averli legati in una treccia. Nell’aria le note artificialmente fruttate di shampoo che presto sarebbero state assorbite dal materiale ruvido, ma efficace, della tuta protettiva. Indossò gli stivali magnetici, poi i gambali e infine i cosciali, accorgendosi che le sue mani non smettevano di tremare. Si fermò per un istante, serrando gli occhi. Inalò poi un lungo respiro, ricordando a se stessa l’importanza di quella missione, e si ammonì silenziosamente per la reazione che stava avendo. Quando riaprì gli occhi, Thane era davanti a lei, la corazza N7 tirata a lucido fra le sue mani. Lei annuì appena e gli diede le spalle, consentendogli di aiutarla. Assicurò ogni cinghia con scrupolo, poi lasciò che lui le agganciasse gli spallacci e le porgesse il resto della sua armatura. Finì di indossare con eccessiva cura ogni pezzo, finché anche le sue mani non furono interamente coperte dalla trama spessa dei guanti. E smisero di tremare.

Si trattava di pura e semplice routine, ma per qualche motivo nulla le era mai apparso più diverso. Per quanto fino all’ultimo avesse tentato di convincersi che tutto sarebbe andato per il meglio, il portale di Omega 4 restava pur sempre un’incognita di dimensioni inimmaginabili. La paura che la Normandy non ce l’avrebbe fatta le impedì di pronunciare una sola sillaba durante il tragitto che li portò entrambi in armeria, dove almeno metà dell’equipaggio stava attualmente chiacchierando concitatamente di fronte agli scaffali ben riforniti di armi. Shepard si diresse come un automa verso il suo scomparto personale, estraendo il Crusader e la Paladin nuova di zecca, ma ampiamente testata. Le aveva ricontrollate almeno una ventina di volte negli ultimi tre giorni, ma lo fece di nuovo con la solita perizia. Ignorò ogni richiesta da parte di chiunque, zittendoli a turno con un cenno della mano, dopodiché si diresse a passo spedito da Joker, apprendendo dal suo pilota che mancava poco meno di mezz’ora all’arrivo. Convocò dunque tutto l’equipaggio in sala briefing con un breve messaggio vocale e poi si accasciò sulla poltrona accanto a lui, suscitando lo sguardo incerto del pilota.
“Shepard, così non mi sei di incoraggiamento” le disse lui, tentando di apparire disinvolto. 
“Non hai bisogno di incoraggiamento, Joker. Fai quello che ti riesce meglio e nessuno di noi avrà nulla da temere.”
“Così va meglio” mormorò lui, curvando le labbra in un debole sorriso.

Shepard avrebbe voluto dirgli tante cose, forse troppe… Cose che erano sempre rimaste nell’aria, incapaci di concretizzarsi davvero. Entrambi si trovavano di nuovo di fronte ad un punto di non ritorno, di fronte a una situazione che presto o tardi avrebbe richiesto ancora un sacrificio. Fino alla fine, lei sperò che fosse lui a dire qualcosa, ma sapeva bene che non era nel suo stile. L’ultima cosa che Joker avrebbe fatto sarebbe stata lasciarsi andare ai sentimentalismi poco prima di una missione suicida. Però le fu impossibile reprimere l’istinto di appoggiare una mano sul suo braccio, con la delicatezza che le ossa fragili del pilota richiedevano. Lui si voltò verso di lei, visibilmente sorpreso, ma allo stesso tempo grato che almeno uno dei due avesse avuto il coraggio di fare qualcosa, anche un gesto così piccolo, ma carico di significato.
“Vai Comandante, non fare aspettare quel branco di scalmanati. Io sono a posto” le disse dopo qualche istante di assoluto silenzio. Lei si sentì finalmente sollevata, libera di potersi concentrare su ciò che adesso era fondamentale.

I volti dei suoi compagni di squadra erano seri, tesi come corde di violino. Ciò che era successo una manciata di ore prima era ancora vivido nella memoria di tutti e suonava come un terribile ammonimento. Si schiarì la voce, ripromettendosi di mantenere il contegno necessario. Nessuno poteva vederla vulnerabile.
“Ci siamo” iniziò, “non è andata esattamente come speravamo, ma sapevamo tutti cosa c'era in ballo. E ognuno di voi ha dimostrato di essere all'altezza di questa missione, di essere un tassello fondamentale di questa squadra. Adesso è arrivato il momento di dimostrarlo al resto del mondo. Coloro che hanno compiuto questo scempio” gesticolò, indicando le pareti imbrattate della stanza, “devono pagare. Forse non siamo preparati come avremmo dovuto, forse ci aspettavamo un maggiore preavviso... ma la realtà è che il momento è arrivato. Non lasciate che ciò vi intimorisca. Usate questa rabbia per alimentare la forza che vi servirà una volta superato il portale di Omega 4.”

I suoi compagni di squadra annuirono, chi con convinzione, chi con maggiore riservatezza.
“So che l'abbiamo sempre definita una missione suicida, ma non è così che voglio chiamare ciò che siamo in procinto di compiere oggi. Questa sarà una missione di soccorso. Andiamo a riprenderci il nostro equipaggio, andiamo a riprenderci la nostra gente e ricacciamo quei dannatissimi Collettori nel buco dal quale sono arrivati...” continuò Shepard, scrutando i membri del suo team con determinazione. “Voglio vedervi agguerriti e senza paura. Perché ne usciremo vincitori, costi quel che costi.”
Grunt emise un suono simile a un ruggito e picchiò i pugni sul tavolo, suscitando il sorriso del resto dell'equipaggio. Shepard gli rivolse uno sguardo compiaciuto e si allontanò dal tavolo al quale si era appoggiata durante il suo discorso.
“Vi voglio ognuno alle vostre postazioni. EDI ci terrà aggiornati.”
Un coro di 'ricevuto', e la stanza si svuotò nel giro di pochi secondi. Shepard fece ritorno alla cabina di pilotaggio, avvicinandosi alla plancia dei comandi.
“Ai tuoi ordini, Comandante” disse Joker, mantenendo gli occhi fissi sulla strumentazione di volo.
“Siamo pronti” rispose Shepard, aggrappandosi al sedile del pilota. “EDI?”
“Segnale di riconoscimento del Razziatore attivato e confermato.”
“Nucleo motore?”
“Acceso alla massima potenza. Livelli critici.”
“Joker?”
“Sto reindirizzando...”
“Prepararsi alla decelerazione.”


“Merda!”
L'attraversamento era stato brusco, come ogni salto iperluce, ma la Normandy era ancora intatta. Al di là del portale, però, si presentava uno scenario apocalittico. Joker fu costretto a manovrare la nave con estrema attenzione per evitare la miriade di rifiuti cosmici che fluttuavano pericolosamente intorno alla Normandy.
“Merda, merda, merda!” esclamò ancora il pilota, gli occhi fissi sullo scenario di fronte a sé, le mani intente a gestire i comandi.
“Shepard, rilevo la presenza di navi sentinella dei Collettori” intervenne EDI prontamente. “Segnalo la loro posizione sulla mappa.”
“Merda!” urlò nuovamente Joker, il radar diventato improvvisamente una costellazione di puntini luminosi. “Disintegrali, EDI!”
“Dannazione...” imprecò Shepard, incapace di distogliere lo sguardo dalla nana arancione che brillava di fronte a loro, appena dietro a quella che doveva, con molta probabilità, essere la base dei Collettori. “Portaci più vicino” ordinò al pilota, mordendosi nervosamente le labbra.

“Inizio delle manovre evasive...”
“Breccia nello scafo sul ponte macchine” avvisò EDI, facendo risuonare l'allarme in tutta la nave.

Shepard estrasse la Paladin e iniziò a correre verso l'ascensore, tentando di mantenere l'equilibrio mentre Joker virava bruscamente verso destra per evitare un ammasso di rottami.
“Grunt, Legion, ponte macchine. Subito!” comunicò attraverso il factotum.
“Ricevuto, Comandante” risposero i due in coro.
Quando Shepard giunse nello scafo, Grunt aveva già eliminato due Oculus con il suo fucile a pompa. Un potente raggio laser aveva squarciato la Normandy, esponendola a danni considerevoli.
“EDI, quanto ancora possiamo resistere?”
“Sarebbe raccomandabile evitare il fuoco diretto.”
Shepard roteò gli occhi, spazientita, prima di sporgersi dalla sua copertura e inviare un globo biotico in direzione di una Sentinella, col risultato di farne esplodere i circuiti.
“Shepard, posso tentare di seminarli all'interno del campo di detriti, ma si ballerà un pò” intervenne Joker.
“Stiamo già ballando” rispose lei a denti stretti, mentre rischiava di andare a finire su Grunt.
“Tenetevi forte” avvisò allora il pilota.

Il Comandante poté sentire chiaramente il rombo dei sistemi di propulsione che acceleravano alla massima potenza, mentre diventava sempre più difficile mantenere l'equilibrio. Un altro raggio laser minacciò di colpirla, lacerando la parete appena dietro di lei. Si sporse il necessario per fare fuoco con la sua Paladin e comunicare a Legion di fare una scansione della stiva.
“Quello era l'ultimo, Comandante Shepard” comunicò il Geth.
“Bene” sospirò lei, reggendosi ad un tubo di metallo mentre la Normandy si esibiva in un'altra delle sue virate. “Joker?”
“Tutto sotto controllo” rispose il pilota. “Raggiungici appena puoi.”
“Arrivo” disse lei, scattando in piedi verso l'ascensore. “Grunt, Legion, mantenete la vostra posizione.”


Stavolta, lo scenario che le si parò davanti, una volta in cabina di pilotaggio, fu ancora più sconcertante, se possibile. I resti delle navi che si erano disintegrate una volta superato il portale li circondavano in una densa rete di rottami.
“Li abbiamo seminati?” domandò Shepard, trafelata.
“Ci sto provando” rispose il pilota a denti stretti. “Io indosserei le cinture di sicurezza se fossi in te, Comandante” aggiunse, dando un cenno alla poltrona alla sua destra.
Shepard gli diede ascolto, prendendo posto e assicurando le fibbie della cintura intorno alla sua armatura. “Team, status?” chiese poi attraverso il comm.
“Nessun problema qui, Shepard” rispose Miranda.
“Motori sotto controllo” aggiunse Jacob.
“Cannoni pronti” comunicò Garrus.
“Danni alla nave, oltre a quelli in stiva?”
“Nessun altro danno rilevato” replicò EDI. “Barriere cinetiche stabili al 30%.”
“Vediamo di non portarle al di sotto...”
“Ci provo” intervenne il pilota, prima di un'altra brusca virata.


Quando, di fronte ai loro occhi, apparve chiara la sagoma della base dei Collettori, il peggio sembrava essere passato. I detriti si erano diradati e avevano intrappolato al loro interno buona parte delle sentinelle che avevano precedentemente dato la caccia alla Normandy, lasciando così il pilota libero di concentrarsi sull'attracco.
“Cerchiamo di non dare nell'occhio” suggerì Shepard.
“Troppo tardi” esclamò Joker a denti stretti, osservando il radar, “sembra ci stiano inviando una vecchia conoscenza.”
Shepard capì immediatamente di cosa si trattava. Il mezzo responsabile della sua morte, dell'attacco alla Normandy SR1. Strinse le labbra con disprezzo, cercando di mantenere la calma.
“Garrus, hai visto?” domandò attraverso il factotum.
“Al tuo segnale” rispose il Turian.
“Dacci dentro.”
La coppia di Thanix agganciò il nemico e fece fuoco, danneggiando abbastanza gravemente l'Incrociatore alieno da innescare una serie di esplosioni a catena, talmente potenti da lanciare rottami a velocità inaudita in direzione della Normandy. Uno di questi doveva averla colpita su un fianco, poichè nonostante l'abilità del pilota, la nave sembrò trovarsi presto fuori controllo.
“I generatori del campo di forza sembrano offline” decretò il pilota.
“EDI?”
“I generatori non rispondono. Prepararsi all'impatto.”
“No… Joker, deve pur esserci qualc-” esclamò Shepard, un attimo prima di ritrovarsi con la schiena sul soffitto, libera dalle cinture che avevano ceduto all'urto troppo violento.

La Normandy si schiantò contro la base dei Collettori, arrestandosi solo dopo un lasso di tempo che a Shepard sembrò infinito. Persino Joker adesso riversava sul pavimento, incapace di restare ancorato alla sua poltrona di pilotaggio.
Il Comandante si rialzò a fatica, controllando immediatamente che il pilota stesse bene e che non ci fossero casualità. Il resto dell'equipaggio le confermò il loro status, rassicurandola un minimo.

“EDI?”
“Diverse funzioni primarie risultano sovraccariche dopo lo schianto. La riparazione richiederà del tempo.”
“Siamo al sicuro qui?”
“E' possibile che i Collettori non ci abbiano rilevato. Non rilevo alcun sistema di sicurezza esterno attivo” rispose l'IA, tranquillizzandola relativamente.
Shepard considerò brevemente la possibilità che avessero perso ogni occasione di fare ritorno, ma scacciò questo pensiero con decisione. Anche se la Normandy si fosse rivelata troppo danneggiata, la loro missione restava comunque quella di distruggere la base dei Collettori per impedire ulteriori rapimenti a danno delle colonie. Tutto il resto doveva passare in secondo piano. La Normandy era stata la prima nave ad attraversare, intatta, il portale di Omega 4 e a lei non restava che il compito di credere fermamente che sarebbe stata anche la prima a farne ritorno.

Dopo un secondo briefing all'equipaggio, dove EDI fu in grado di mostrare le scansioni preliminari della base nella quale dovevano infiltrarsi, Shepard prese la decisione di formare due squadre distinte e separate che avrebbero avuto come scopo quello di raggiungere il nucleo della stazione. Lì, come EDI aveva ipotizzato dalle sue analisi, avrebbero potuto trovare dei coloni ancora in vita o, più ottimisticamente, il resto del suo equipaggio, oltre al potente nucleo centrale che gli avrebbe consentito di distruggere la stazione stessa, una volta sovraccaricato.
Miranda aveva fatto notare la necessità di nominare un tecnico in grado di bypassare i sistemi di sicurezza per garantire l'accesso alla struttura, man mano che le squadre sarebbero avanzate. La decisione di Shepard ricadde su Legion, per ovvi motivi, e successivamente diede a Miranda il compito di guidare la seconda squadra, mentre lei sarebbe stata a capo della prima.

Una volta all'interno, come previsto, si trovarono ad avere a che fare con droni di ricognizione programmati per eliminare qualunque cosa percepissero come estranea e, in un secondo momento, con mutanti, progenie e soldati Collettori. Le due squadre continuavano ad avanzare nella struttura, man mano che Legion bypassava i sistemi di controllo responsabili per l'apertura delle porte. La base sembrava vomitare difese da ogni angolo, inviando mutanti a cadenza regolare e progenie a farne da backup. Shepard iniziò a fare un uso sempre più intenso dei suoi poteri biotici e il suo factotum glielo ricordava costantemente con dei sonori bip ogni qual volta i suoi amplificatori rischiavano di sovraccaricarsi. Il casco era diventato improvvisamente troppo fastidioso, i capelli le si erano incollati addosso e persino la trama della sua tuta protettiva era diventata insopportabile sulla pelle surriscaldata. Tutti sintomi di sovrastimolazione sensoriale, dovuta all'abuso dei suoi poteri. Eppure non riusciva a farne a meno, essendo il modo più semplice e più sicuro di sbarazzarsi delle continue orde di Mutanti alle quali erano soggetti.
Durante un attimo di tregua si iniettò una dose di stimolanti e tirò un respiro profondo, ritrovando la calma. Thane, che fin ora era sempre stato dietro a guardarle le spalle, la raggiunse correndo per accertarsi che fosse tutto nella norma. Lei rispose con un cenno del capo, prima di scattare ancora in avanti, indicando nel frattempo al resto della sua squadra di prendere posizione e avanzare.
“Miranda, a rapporto” esclamò nel suo auricolare.
“Siamo sotto attacco, ma resistiamo” rispose la sua seconda in comando, sotto il rumore degli spari.
“Dovremmo esserci quasi” la rassicurò lei, girando l'angolo dove avrebbero trovato un punto d'accesso per unirsi all'altro team.

Shepard aveva immaginato tante cose, ma mai si sarebbe aspettata di trovare ciò che la attendeva una volta varcata la soglia della camera centrale. Ebbe bisogno di un solo istante per registrare con assoluto orrore ciò che la circondava, prima di avventarsi su una delle tante capsule che intrappolavano il resto del suo equipaggio, ad un passo dall'essere trasformato in qualcosa di abominevole. Colpì il vetro così forte da rischiare di rompersi le nocche anche attraverso i guanti, ma riuscì a creparlo abbastanza da arrestare il fatale processo di mutazione in corso. La capsula le restituì una dottoressa Chakwas quasi irriconoscibile. La affidò immediatamente alle cure di Mordin, mentre lei si apprestava con tutti gli altri a distruggere quante più capsule possibili, nel minor tempo possibile.
A discapito di ogni pronostico, riuscirono a tirare tutti fuori, tenendo sotto controllo sporadici attacchi da parte di sentinelle che percorrevano il loro usuale giro di ricognizione.
Shepard aspettò che tutti i superstiti ebbero ricevuto un'adeguata quantità di medigel per riprendersi, poi li indirizzò immediatamente verso la Normandy, dove il Salarian si sarebbe preso cura di loro in attesa di ripartire.

Quei pochi abbracci e parole che i suoi amici e colleghi erano riusciti a scambiarsi prima di tornare alla nave le diedero ulteriore forza per proseguire in avanti, accendendo in lei un'ulteriore speranza di vittoria.

La navata della camera centrale era ricoperta di tubi che collegavano le capsule a qualcosa di cui ancora non erano a conoscenza. Joker, grazie alle scansioni di EDI, riuscì a comunicare loro la direzione che avrebbero dovuto seguire per bypassare gli ulteriori sistemi di sicurezza, ma restava un problema, come prontamente illustrato dall'IA di bordo: la camera parallela a quella in cui si trovavano e che avrebbero dovuto percorrere brulicava di sciami dei Collettori. Samara, a quel punto si fece avanti, rivolgendosi a Shepard.
“Comandante, potremmo creare un campo biotico per resistere agli sciami. Mi offro io. Non riuscirò a proteggere più di quattro persone contemporaneamente, ma dovremmo essere in grado di raggiungere il nucleo centrale in tempo.”
Shepard annuì, convinta che quella fosse la strategia migliore, se non l'unica in loro possesso.
“Io, Samara, Jack e Thane percorreremo questo percorso” disse, illustrando a tutti su un'interfaccia olografica la scansione della base. “Voialtri dovrete fare da diversivo e percorrerete questa zona, dal corridoio principale in avanti. Quando arriveremo saremo in grado di bypassare i sistemi di sicurezza e incontrarvi lì. Ricevuto?”
“Sissignora” risposero in coro.
“Garrus, occupati di guidare la seconda squadra. Tienici aggiornato.”
“Senz'altro, Shepard.”
“Bene, non c'è tempo da perdere. Andiamo.”

Samara creò un campo biotico tale da riuscire a circondare quattro persone con relativa facilità. Non ebbero particolari difficoltà nel difendersi dai Collettori che man mano prendevano posizione per attaccarli. Da una parte lo scudo biotico deviava il grosso dei proiettili e gli sciami, lasciandoli più liberi di muoversi, dall'altro diventava una corsa contro il tempo perchè l'energia della Justicar non sarebbe durata ancora così a lungo. Quando giunsero finalmente all'ingresso del nucleo principale Samara era sfinita. Con un ultimo sforzo riuscì a confluire tutta l'energia oscura che stava controllando contro gli sciami e i Collettori che ancora non erano riusciti ad abbattere e creò un'onda d'urto tale da consentire loro di attraversare il portale e richiuderselo alle spalle.

“Shepard, mi ricevi?” la voce di Garrus risuonò forte e chiara nel suo auricolare mentre Shepard e gli altri prendevano fiato dopo la corsa.
“Ti ricevo, Garrus. Coordinate?”
“Ci troviamo appena dietro il portellone, siamo sotto fuoco nemico. Non riusciremo a resistere ancora a lungo.”
Shepard si precipitò dall'altra parte della stanza, attivando immediatamente il suo factotum per sbloccare l'altra uscita. “Trenta secondi, Garrus. Ci sono quasi, tenete duro.”

Quando il portellone si aprì, il resto della squadra capitanato dal Turian si riversò all'interno, continuando a far fuoco dal lato opposto, senza sosta. Garrus si accasciò sulla parete di fronte, sfinito, premendosi una mano sull'addome. Shepard si lanciò verso di lui, preoccupata.
“E' solo un graffio” ansimò il Turian, rilasciando una discreta quantità di medigel attraverso l'armatura. Shepard riuscì a tirare un sospiro di sollievo, prima di rimettersi in contatto con il suo pilota.
“Joker, mi ricevi? Sei al punto di incontro?”
“Affermativo, Comandante. L'intero equipaggio e Mordin hanno fatto ritorno.”
“EDI, cosa puoi dirci?”
“Dalle scansioni preliminari, non molto distanti da voi dovrebbero esserci delle piattaforme in grado di trasportarvi ai comandi principali. Da lì sarete in grado di sovraccaricare i sistemi e distruggere la base.”
La voce di Joker si accavallò a quella di EDI per un istante, “Comandante, rilevo la presenza di Collettori al di là del portellone che avete sigillato. Non ci vorrà molto prima che riescano a riaprirlo.”
“Merda” imprecò Shepard, guardandosi intorno per elaborare in fretta una strategia.
“Garrus, Grunt” indicò, “noi ci dirigeremo verso i comandi principali, da quella parte, mentre il resto della squadrà rimarrà qui a difendere la porta, intesi?”
“Shepard” Thane le si avvicinò, l’espressione nascosta dal visore, ma il tono di voce inequivocabilmente contrariato.
Shepard si portò una mano all’orecchio, passando su un canale di comunicazione privato.
“Non pensarci neanche” disse sottovoce. Il Drell fece un ulteriore passo verso di lei, fino a toccarle un braccio. “Guarda le scansioni” le suggerì. “Hai bisogno di un cecchino.”
Shepard dovette arrendersi alla realtà dei fatti. Grunt le sarebbe servito a poco sulle lunghe distanze, avrebbe solo fatto da diversivo. Sapeva bene che la scelta di lasciare Thane indietro era stata dettata da una debolezza, ma non poteva ignorare i fatti e lui aveva ragione.
“Grunt, resta qui con gli altri” gesticolò in direzione del Krogan, “Krios, con me. Miranda, conto su di te.”
La biotica annuì, prima di indicare ai restanti di prendere posizione.

Il trio capitanato da Shepard iniziò a correre verso la direzione opposta e appena arrivati alle piattaforme di cui aveva parlato EDI analizzarono velocemente la struttura che le sorreggeva. Sotto di loro c'era un abisso fatto di costruzioni a metà fra l'organico e l'inorganico e sopra di loro i grossi tubi collegati alle capsule percorrevano il soffitto per tutta la sua lunghezza. Date le curve che avrebbero dovuto percorrere per arrivare, non era ancora loro chiaro cos'avrebbero trovato nel nucleo centrale, ma si fidavano dell'IA di bordo e sapevano che questa era l'unica strada possibile da percorrere.
La piattaforma sulla quale presero posizione si staccò dalla base e prese a fluttuare in avanti, mentre altre piattaforme si avvicinavano e si agganciavano a questa, portando con loro una discreta quantità di soldati Collettori a difesa. Shepard sfruttò la possibilità di scaraventare i nemici al di sotto, lanciando potenti onde biotiche in grado di sbalzare in aria quelli peggio equipaggiati. Per Progenie e Araldi si affidò al sapiente uso dei fucili di precisione da parte di Garrus e Thane, che, quando poteva, le dava una mano a creare esplosioni biotiche. Concentrati com'erano ad eliminare i nemici, non si resero conto dell'abominio che li sovrastava finché non si trovarono esattamente di fronte ad esso.
“Spiriti” esalò Garrus, aggiustandosi il visore sopra l'occhio sinistro.
Shepard non trovò parole nell'immediatezza. Thane le si avvicinò, facendole capire con quel gesto che le stava vicino, senza però dire una parola.
“EDI, cosa puoi dirmi?” domandò poi lei attraverso l'auricolare.
“Sembra che i Collettori abbiano processato in questi tubi decine di migliaia di coloni, per creare un -”
“- un razziatore Umano” concluse Shepard, mentre osservava quell'orribile scheletro fatto di metallo e materia organica.
“Sembra che si trovi ancora in una fase iniziale di costruzione” continuò EDI, “servirà ancora altrettanta materia organica per completarlo.”
Shepard strinse la mascella, la presa salda sulla sua Paladin.
“Questa tecnologia non sembra appartenere direttamente ai Collettori, Shepard. In questo caso, sono semplici pedine che provvedono con la manodopera.”
“Come i Geth” mormorò Shepard, lanciando un'occhiata a Garrus, che annuì.

Non aveva dubbi. Questa base doveva essere distrutta e al più presto. Ebbero giusto il tempo di comunicare a Miranda ciò che avevano appena visto e di assicurarsi che il resto della squadra stesse bene, prima che altre, nuove piattaforme, iniziarono ad agganciarsi alla loro, e con queste, ulteriori ondate di nemici.
Erano stanchi, esausti, gli impianti L5 di Shepard non smettevano di segnalare al suo factotum che era arrivato il momento di fermarsi, ma erano troppo vicini alla fine per mollare proprio adesso. Shepard si iniettò un'altra dose di stimolanti prima di lanciare un'onda d'urto a carico di un paio di Collettori alla sua sinistra, mentre Garrus da dietro il suo riparo cadenzava i colpi del suo Mantis a danno del Razziatore Umano, lì dove EDI aveva indicato sembrasse più vulnerabile. Thane si occupava principalmente di fare da supporto, qualora l'uno o l'altra avessero avuto bisogno di una mano in più. Aveva imparato ad essere versatile e attento e finché lui avesse tenuto gli occhi fissi sul campo di battaglia, loro due non avrebbero rischiato.

“Garrus, finiscilo!” urlò Shepard, accovacciata dietro un riparo mentre ricaricava la Paladin, respirando ormai affannosamente. Sentiva ancora il fuoco nemico aprirsi cospicuo su di loro, in parte assorbito dai loro scudi, in parte dall'ambiente circostante che rispondeva con scosse e riverberi, data l’inusuale piattaforma fluttuante che li ospitava.
“Ci sto provando” rispose il Turian, imprecando poi nel suo dialetto, mentre con un ultimo colpo centrava uno degli occhi di quell'abominio.
Una forte scossa infine li sbalzò a qualche metro dalle loro attuali posizioni, e così anche gli ultimi Collettori rimasti. Shepard ne approfittò per farne fuori un paio, scagliandoli con violenza al di là delle piattaforme, mentre Thane ne intrappolò un paio alla sua destra, lasciando che Garrus li finisse con il suo fucile.
“Dobbiamo andare via da qui” affermò Shepard, temendo che la struttura sulla quale poggiavano non avrebbe retto ancora per molto. Il razziatore umano, ormai distrutto, si sganciò da una delle funi di metallo che lo tenevano ancorato alla nave, producendo così un'altra spaventosa scossa ai loro danni. Poi si staccò per metà, precipitando in fondo. I tre si sporsero dal bordo, facendo per quanto possibile attenzione e si assicurarono che fosse fuori gioco.

“Miranda, rapporto” esclamò Shepard, allontanandosi per tornare ad una posizione più sicura, mentre Thane e Garrus si guardavano intorno alla ricerca di nemici.
“Shepard, ce la stiamo cavando, ma continuano ad arrivare.” Miranda le sembrò provata. Non potevano perdere ancora tempo, il nucleo andava distrutto e subito.
“Joker, prepara i motori, stiamo per fare esplodere questo posto. Sei pronto?”
“Affermativo. Al tuo segnale” rispose Jeff.
“L'Uomo Misterioso vorrebbe parlarti, Shepard” si intromise EDI.
Il Comandante non potè fare a meno di sbuffare. Trovava inaccettabile in un momento come quello dover rispondere a quell'uomo, come se non avesse un'intera squadra sotto attacco. Accettò con rabbia la chiamata in entrata mentre Garrus stabiliva un link tra il suo factotum e l'interfaccia dei comandi, pronto ad un cenno di Shepard.
“Shepard” esalò l'Uomo Misterioso, in una nuvola di fumo. “Hai compiuto l'incredibile.”
Lei strinse i pugni, infilando la Paladin nella fondina del suo cosciale. “Non è il momento. Abbiamo la necessità di evacuare immediatamente” rispose poi, affiancando Garrus sull'interfaccia dei comandi.
“Prima che tu faccia qualcosa di cui ti pentirai, fermati. Non devi distruggere la base dei Collettori. Possiamo usarla a nostro favore. Possiamo studiarli.”
Shepard per poco non gli rise in faccia. “Incredibile...” sospirò poi, scuotendo la testa, “Cerberus non conosce limiti. Neppure davanti ad un razziatore umano creato con la materia organica dei nostri coloni. Qualunque cosa lei abbia in mente, può stare certo che non la farò. Questo posto deve scomparire.”
“Shepard, ascoltam-”
Andromeda chiuse la comunicazione con un gesto del polso, maledicendo internamente tutto ciò che lui rappresentava. Garrus sorrise compiaciuto, Thane chinò il capo in cenno di assenso, facendole capire che si trovava d'accordo con lei su questa decisione, poi il Turian parlò.
“Abbiamo dieci minuti prima che il reattore ci faccia saltare in aria.”
“Hai sentito, Joker?” fece Shepard, iniziando a correre verso la parte opposta.
“Ricevuto. Aspettiamo solo voi.”

E quando sembrava quasi fosse arrivata la fine di quell'incubo, l’ennesima, violenta scossa li fece capitolare e il razziatore umano riemerse dalle profondità, puntando verso di loro una potente arma che, ad una velocità inaudita, era capace di sparare un flusso di metallo liquido in grado di squarciare un incrociatore da guerra con una singola raffica. Era stato sapientemente dotato di sistemi di backup molto potenti e trovarsi sotto la linea di fuoco adesso sarebbe stata una sentenza di morte sicura. Shepard e Thane si ritrovarono a condividere lo stesso riparo, ammesso che fosse riuscito a proteggerli da un attacco di tale portata. Garrus si trovava dalla parte opposta, caricando un colpo nel Mantis, pronto a sparare al momento opportuno.
Shepard non fece in tempo ad avvisare il pilota di ciò che stava succedendo, che il razziatore fece fuoco, lasciando uno squarcio profondo sul metallo della piattaforma, a metà fra loro e il Turian. Fortunatamente la sua potenza non era al massimo, essendo ormai quasi completamente distrutto, e Garrus approfittò della situazione per mirare esattamente lì dove il razziatore era più debole. Thane fece lo stesso, sporgendosi dal riparo appena il necessario e Shepard si rese conto che era già passato un minuto. Il visore gliene segnalava solo altri nove a disposizione per mettersi in salvo.
Il costrutto dei Collettori si comportava come un mech con problemi elettrici. Non rispondeva come avrebbe dovuto, ma non mollava la presa. Shepard poteva sentirne il nucleo, in costante riavviamento, mentre cercava di agganciarli per poi caricare l'energia necessaria a fare fuoco.
Decise di rischiare ed estrasse il lanciagranate, puntandoglielo contro, avvisando i suoi compagni di squadra che avrebbe fatto fuoco. Uno, due, tre colpi. Tutti e tre andarono a segno: il razziatore esplose, scardinandosi definitivamente dai supporti che lo tenevano attaccato alle pareti della nave.
Poi, sotto di loro, tutto iniziò a crollare. La piattaforma sulla quale si trovavano era stata interessata dal contraccolpo e si disancorò.
Shepard vide Thane iniziare a rotolare rovinosamente verso il basso e istintivamente si lanciò dietro di lui, una mano tesa a tentare l'impossibile, il cuore in gola.
“Thane!” urlò, richiamando i poteri biotici che ormai non le rispondevano più.
La voce di Joker, allarmata, risuonò nel suo auricolare “Comandante, che succede?” Shepard non riuscì a rispondere.
Il Drell tentò il tutto e per tutto per restare ancorato alla piattaforma, incapace di arrestare la caduta, ma quando sembrava ormai troppo tardi per entrambi, le loro mani finalmente si sfiorarono e Shepard si fiondò con ancora più slancio verso di lui, finché non riuscì ad afferrargli il polso saldamente. Ormai lei era tutto ciò che lo separava dal baratro.

 

Un'altra esplosione, un'altra terribile scossa. La piattaforma si ristabilì in orizzontale quel tanto che bastava per far ritrovare loro l'equilibrio, quando furono sbalzati in aria violentemente dall'ennesimo scossone, andando poi a finire rovinosamente contro le pareti della nave. Non appena Shepard riprese conoscenza in seguito allo schianto si guardò immediatamente attorno. Il visore lampeggiava ad intervalli regolari, ricordandole che mancavano solo tre minuti alla detonazione. Thane non era più accanto a lei, un brivido di terrore le attraversò la spina dorsale. Lo chiamò, la schiena piegata in due dal dolore, poi chiamò anche Garrus, che aveva totalmente perso di vista dal momento della distruzione del razziatore. Scansionò l'area, accorgendosi che entrambi erano finiti sotto un cumulo di detriti poco distanti e cercò di liberarli con le ultime forze rimaste, poi iniettò loro un'abbondante dose di medigel e stimolanti, per far si che riuscissero a riprendere conoscenza e seguirla verso l'uscita. Si scambiarono solo uno sguardo veloce prima di iniziare a correre.
“Shepard, mi ricevi?” la voce del pilota la fece sussultare, mentre correva a perdifiato, “mancano 2 minuti.”
Non riuscì ancora a trovare la forza di rispondere. Lo fece Garrus per lei, comunicando al pilota che erano ormai vicini.
La corsa verso la Normandy fu frenetica e pericolosa, gli ultimi Collettori sopravvissuti stavano ancora dando loro la caccia e gli scudi di Shepard erano quasi a terra quando la Normandy apparì davanti a loro e Joker aprì il portellone laterale della nave per farli salire. Garrus saltò su per primo, posizionandosi immediatamente al lato destro del portellone per fare fuoco sui Collettori, poi fu la volta di Thane che prese posto a sinistra, gli occhi fissi su Shepard. Un solo minuto e non ce l'avrebbero fatta. Un'altra esplosione mandò in frantumi la piattaforma sulla quale lei stava per mettere piede per darsi lo slancio, così, nel panico più totale, si lasciò andare nel vuoto.

La afferrò la mano di Thane, trascinandola a sè con tutta la forza di cui era capace, lasciando poi che Garrus richiudesse il portellone e urlasse a Joker di partire. Shepard si sfilò il casco, gettandolo per terra, incredula di fronte a ciò che era appena successo. Poi si preparò ad osservare con Thane lo spettacolo che di lì a poco li avrebbe travolti. Il Drive Core pulsava alla massima potenza, la Normandy diretta alla massima velocità verso il portale dal quale nessuno avrebbe mai pensato che avessero potuto fare davvero ritorno.
Una deflagrazione di dimensioni apocalittiche li investì con una luce satura di arancio, riflettendosi sulle loro iridi come fuochi artificiali. Shepard appoggiò la fronte su quella del Drell, respirando ancora a fatica, mentre lui le prendeva le mani, tenendole strette fra le sue. Poi entrambi rivolsero lo sguardo verso Mnemosyne.
“Ce l'hai fatta” sussurrò lui.
“Ce l'abbiamo fatta” disse lei, specchiandosi nei suoi occhi. “Contro ogni aspettativa, ce l'abbiamo fatta.”
Si scambiarono un bacio, poi chiusero gli occhi, aspettando insieme il salto iperluce.













 


E ce l'ho fatta pure io, a quanto pare, contro ogni probabilità. Mi sembra abbastanza assurdo che io ci abbia messo qualcosa come 8, 10 anni a finire questa storia, ma sentivo di averne bisogno. Mi ricordo come fosse ieri quanto impegno ci ho messo a scrivere questa ff, le notti insonni che passavo a scrivere, gli appunti che prendevo quando mi capitava, i blocchi dello scrittore, le paranoie e i dubbi, ma anche le gioie e le lacrime di felicità. So che questo capitolo non spicca per motivi particolari in quanto è una narrazione che non si discosta troppo dall'originale, però a me è servito per dare un senso di chiusura e poter finalmente dire "ce l'ho fatta". E quindi eccomi qui. Tra l'altro un anno fa usciva ME:LE e io boh posso dire che amo questa Trilogia quanto e più di prima.
Nonostante sia consapevole che probabilmente quasi nessuno di quelli che popolavano questa sezione 10 anni fa si ricorderà di questa storia, ci tengo comunque a ringraziarvi tantissimo per il tempo che mi avete dedicato. Tutt'ora ricordo con estrema nostalgia ed affetto i nostri scambi di recensioni e letture su EFP.
Un grazie in particolare va a Johnee che tutt'ora mi supporta e mi sostiene <3 

   
 
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