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Autore: jakefan    15/06/2022    1 recensioni
Cos’hanno in comune Heath e Buck, il suo cane? Molte cose: entrambi sono giovani, pieni di energia e vivono sul confine tra due mondi. Buck è per metà lupo, Heath appartiene alla riserva Lakota e anche al mondo «di fuori», bianco e tecnologico. Ma c’è di più, anche se i due non lo sanno: un’eredità sconvolgente sepolta dentro a ricordi lontani.
Quando il richiamo della vita adulta diventa perentorio, per entrambi si prospettano scelte difficili, rivelazioni e incontri che cambieranno loro la vita.
E la scoperta di un terzo mondo nascosto, governato dalla magia che permea tutte le cose.
Ho ucciso sua madre. E' mio.
Genere: Avventura, Drammatico, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon | Avvertimenti: nessuno
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Faceva così caldo che, in moto, era come puntarsi un phon in faccia.

 Il calore saliva dall’asfalto della strada che scendeva verso il centro di Highwood; il riverbero rendeva tutto un po’ irreale, tanto da fargli credere di vedere qualcuno che, a piedi, camminava lungo il bordo della strada. Heath strizzò gli occhi.

Qualcuno c’era veramente: le ginocchia ossute e gli short pieni di niente erano inconfondibili.

Heath si affiancò ad Anna con la moto e la ragazzina continuò a camminare guardandosi i piedi.

– Cosa ci fai qui? È pericoloso camminare a bordo strada.

– Vado in paese.

Ancora quella voce leggera che si dileguava nell’aria come fumo. Heath si vergognò ricordando come le aveva risposto quella stessa mattina, molto presto.

– Sono quattro chilometri, come minimo. Se avevi bisogno di qualcosa bastava dirlo, qualcuno ti avrebbe accompagnata.

– Non volevo disturbare nessuno ma devo imbucare la lettera per Cheryl.

– Chi è Cheryl?

– Una mia compagna di scuola.

– Non ha un telefono, Cheryl?

– Le piacciono un sacco le lettere.

Cristo, io ci provo a essere gentile.

– Se vuoi puoi dare la lettera a me, te la imbuco io. Così puoi tornare a casa.

– Mi piace camminare. Davvero. Scusami.

E accelerò il passo.

– Come preferisci.

Heath diede gas e si lasciò alle spalle tutto quell’imbarazzo.

 

L’edificio della Forestale si trovava nella zona nuova di Highwood, ma si sforzava di imitare, nei materiali e nello stile, un vecchio cottage di montagna. Sul retro c’erano i recinti degli animali; Isaias ce lo portava da bambino, una volta aveva visto perfino un orsacchiotto. In mezzo alle guardie forestali, Heath si sentiva a casa sua.

La segretaria del signor Delaney, il responsabile amministrativo della sezione locale, non lo fece aspettare troppo.

– Non dirmi che sei dei nostri, giovanotto?

– Non lo so, Rita. Mi piacerebbe tanto. Mi sto informando.

– Tuo padre ha detto che saresti andato al college.

– Ehm. Non lo so. Ora vediamo.

 

Anche lo studio di Delaney tentava di imitare un cottage e forse ci riusciva un po’ meglio. Era rivestito di legno fino a metà altezza delle pareti e due teste impagliate, un cervo e un orso, da anni fissavano con i loro occhi di vetro i visitatori che si fermavano sulla soglia.

Heath si sentì osservato. La porta era aperta, ma il ragazzo bussò lo stesso.

– Signor Delaney? Posso?

– Oh, Heath. Dimmi tutto, ti serve qualcosa?

– Voglio diventare una guardia forestale.

– Tuo padre lo sa che sei qui?

– Cosa c’entra mio padre?

Delaney si alzò e chiuse la porta. Il cervo e l’orso non perdevano d’occhio Heath così, quando Delaney tornò alla scrivania e inforcò gli occhiali, al ragazzo sembrò che fossero in tre a studiarlo con molta attenzione.

 

– Come sarebbe a dire serve un titolo di studio? Io ce l’ho, un titolo di studio.

– Il diploma non basta. Non vedo il problema, comunque. I tuoi vogliono che tu vada al college, tu vai al college e poi torni da me. Ne riparliamo.

– Mio padre non è andato al college.

– Tuo padre è entrato nella forestale trentacinque anni fa. Non funziona più così: prendiamo stagionali per i lavori pesanti, ma le guardie in forza al dipartimento hanno tutte un titolo di studio superiore. Tutte le facoltà scientifiche vanno bene, praticamente, anche se biologia va per la maggiore.

– Allora farò lo stagionale.

– Un sacco di padri di famiglia ne hanno più diritto di te.

– Gliel’ha detto mio padre di raccontarmi queste cose?

Delaney si alzò e piantò le mani sulla scrivania.

– Sentimi bene, Heath. So delle tue beghe con i tuoi e sono d’accordo con loro: se tu fossi mio figlio vorrei esattamente la stessa cosa. Ma faccio seriamente il mio lavoro e le cose stanno così: se vuoi fare il ranger ti serve un titolo di studio. Questo è un lavoro: niente favole, niente romanticherie, niente spiriti dei boschi eccetera. È un lavoro come un altro e ti serve un titolo di studio. Punto.

Si alzò anche Heath, ma rimase a testa bassa.

– Non volevo essere… maleducato. Le chiedo scusa. Ok, un titolo di studio.

– Scusa, non per farmi gli affari tuoi. Non vuoi lasciare quel lupo, vero? È questo il motivo?

– È un cane. Perché pensate tutti solo a quello?

– Non puoi farti condizionare da lui. Tutti vanno via da qui, prima o poi. Che futuro avresti, qui?

– Buck non c’entra niente. Grazie, signor Delaney.

 

Fuori dall’ufficio Heath salutò Rita e si allontanò, le mani in tasca. Lo sguardo compassionevole della vecchia segretaria gli bucava la schiena.

Ma una cazzo di buona notizia ogni tanto, no?

Il sellino della moto scottava e un po’ anche le manopole, ma fu un sollievo lanciare l’Harley sulla strada in salita.

E al secondo tornante la rivide, ancora di spalle; anche lei tornava a casa.

Accostò, i giri del motore bassi come fusa di gatto, ma Anna continuò a camminare. Posava meticolosamente i piedi sulla striscia bianca della corsia di destra.

– Hai spedito la tua lettera?

Nessuna risposta. La ragazzina teneva gli occhi bassi, il mento sul petto. I piccoli passi veloci e dritti si fecero più frequenti.

– Ehi! Ce l’hai con me? Non volevo essere scortese, stamattina. Ti chiedo scusa.

Sacco d’Ossa non si fermò.

– Ehi, stavo vomitando!

La ragazzina si fermò e gli piantò gli occhi in faccia. Aveva occhi azzurri sproporzionati al resto del viso; Heath non ci aveva mai fatto caso prima.

– Non voglio darti fastidio. Mi va di camminare.

Il ragazzo sospirò. Ok, era stato davvero insopportabile. Non era colpa di Sacco d’Ossa se il mondo ultimamente girava al contrario.

– Non mi dai fastidio. Senti, se tu adesso ti fai dare un passaggio, un giorno di questi ti faccio conoscere Buck.

– Lo conosco già.

– Voglio dire, ti porto a fare una passeggiata. Visto che la gita con mio cugino è saltata, andiamo noi a fare un giro, una cosa facile facile, e Buck viene con noi.

Gli occhi azzurri si illuminarono nel visetto magro e sì, era un solletico alla base dello stomaco che Heath sentiva. Una specie di tenerezza, simile a quella che provava quando Buck era piccolo e faceva una cosa stupida e buffa. Tipo, cadere faccia in avanti nella ciotola del suo latte.

– Allora va bene. Cosa…

– Devi salire sulla moto.

Anna rimase impalata, ferma dov’era. Bene, non era mai salita su una moto.

– Metti un piede lì e poi lì e attaccati alla maniglia dietro. Giuro che vado piano.

La ragazzina si decise. Un piede e poi l’altro, e poi le mani sulla maglietta, tiepide.

– Devi stringerti, se no voli per terra.

Le prese le mani e se le appoggiò sul ventre, belle strette, e ci batté sopra come a dirle ferma così.

La moto si mosse leggera, come non avesse portato niente in più, solo delle piume o qualcosa d’inconsistente.

Beh, almeno Neena sarebbe stata contenta. Era stato gentile, no? E senza secondi fini: Sacco d’Ossa non era il suo tipo. Non era il tipo di nessuno che lui conoscesse, garantito.

Partirono e il vento caldo li investì, ombre tremolanti come miraggi nella vampata dell’asfalto liquefatto.

 

Neena sedeva al suo PC, gli occhiali sul naso, il browser aperto sulle notizie locali.

– Sei andato all’ufficio dei ranger, oggi.

Non era una domanda. Sua madre sapeva sempre quello che succedeva in giro e, soprattutto, quello che faceva lui. In effetti, cambiare aria poteva essere una buona idea.

– Ci sono andato.

– E?

– E niente, non mi va di parlarne.

In accappatoio, i capelli grondanti e i piedi bagnati, Heath aprì il frigo. D’accordo che adesso dormiva in rimessa, ma quella era ancora casa sua, no?

Non c’era niente di interessante, in quel frigo.

– Ho visto che hai riportato a casa Anna. Fai bene a essere carino con lei, non ha molti amici.

– Non è vero. Scrive tutti i giorni delle lettere a questa Cheryl e oggi è andata a imbucarne una. È una sua compagna di scuola.

Neena si tolse gli occhiali e li posò vicino alla tastiera del PC. Con un gesto, invitò Heath a sedersi e il ragazzo obbedì, con il barattolo dei biscotti in mano.

– Sei abbastanza grande e intelligente da tenere per te le cose che sto per dirti?

– No. Buck le verrà a sapere.

Neena gli lanciò una penna, ma non era arrabbiata. Non in quel momento. Le piaceva, in fondo, quando faceva lo scemo così.

Poi si fece seria.

– Anna non va a scuola da anni.

 

Heath arrossì, manco fosse stato lui quello che raccontava delle bugie. Oddio, se c’era qualche storia strana e tragica dietro a Sacco d’Ossa lui non voleva saperne niente, non era tagliato per quelle cose. Se lo sentiva che era troppo strana e che c’era dietro una storia patetica, accidenti a lui che le aveva dato confidenza.

– Come sarebbe, non è mai andata a scuola?

– Sua madre non ce la voleva mandare. Le ha insegnato lei, in casa. Non la faceva mai uscire. L’accompagnava ovunque, mai in autobus da sola, mai una festa dai vicini se non poteva accompagnarla lei stessa. È per questo che Donald l’ha lasciata: quando Anna sta con lui, ha una vita quasi normale. Quasi.

No, grazie, vado da sola. Devo imbucare la lettera per Cheryl.

– Non mi piacciono le storie patetiche.

– Il mondo è pieno di storie… patetiche, come dici tu.

Era quasi sera; il sole era abbastanza alto per ricordare a Heath che era ancora estate. E che quella avrebbe potuto – avrebbe dovuto – essere una splendida estate.

Gli vennero in mente Rivkah e Delaney e la cazzo di lettera di Pasadena; era ancora in tempo per rispondere. Avrebbe voluto che fosse già troppo tardi.

– Vado a sistemarmi per la cena.

E magari avrebbe anche trovato qualcosa da fare coi ragazzi, e quella sera a cena non ci sarebbe nemmeno andato.

Buonasera a tutti. Grazie a chi legge, ancora di più a chi recensisce ^^. Alla prossima! J.

   
 
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