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Autore: My Pride    23/06/2022    1 recensioni
~ Raccolta Curtain Fic di one-shot incentrate sulla coppia Damian/Jon + Bat&Super family ♥
» 44. Shamsi (My sun)
È l’odore pungente del fieno che sta seccando al sole, dei campi distanti appena arati e delle zolle di terra smosse dai contadini, ed è anche quello del carburante bruciato, proveniente forse da un trattore che si è spento da poco, mescolato al puzzo acre e penetrante del letame, coperto solo vagamente dal dolce profumo dei fiori.
[ Tu appartieni a quelle cose che meravigliano la vita – un sorriso in un campo di grano, un passaggio segreto, un fiore che ha il respiro di mille tramonti ~ Fabrizio Caramagna ]
Genere: Fluff, Hurt/Comfort, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash | Personaggi: Bat Family, Damian Wayne, Jonathan Samuel Kent
Note: Missing Moments, Raccolta, What if? | Avvertimenti: Spoiler!
Capitoli:
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Shamsi (My sun) Titolo: Shamsi (My sun)
Autore: My Pride
Fandom: Super Sons
Tipologia: 
One-shot [ 1275 parole fiumidiparole ]
Personaggi: 
Jonathan Samuel Kent, Damian Wayne
Rating: Verde
Genere: Generale, Introspettivo, Slice of Life
Avvertimenti: What if?, Slash
200 summer prompts: Nel mio cuore || Sei tutto ciò a cui potevo pensare || E più di qualsiasi altra cosa
Poems for June: 22. Rimani, Gabriele d'Annunzio



SUPER SONS © 2016Peter J. Tomasi/DC. All Rights Reserved
.

    Damian inspira a fondo e raddrizza la schiena, rinserrando la presa sulla stampella contro cui si sostiene.
    Ha gli occhi chiusi da ben dieci minuti, concentrato sui suoni della campagna che lo circonda e sui profumi trasportati dalla brezza leggera che si è innalzata su Hamilton, col sole appena sotto che gli scalda la schiena attraverso la camicia; il fruscio delle spighe di grano che gli carezzano le dita è costante, un sordo mormorio che sembra alleggerirgli la testa e gli rimbomba le orecchie insieme al frinire delle cicale, e l’odore che gli riempie le narici, pizzicandole solo per un istante, sembra avvolgerlo come una nuvola. È l’odore pungente del fieno che sta seccando al sole, dei campi distanti appena arati e delle zolle di terra smosse dai contadini, ed è anche quello del carburante bruciato, proveniente forse da un trattore che si è spento da poco, mescolato al puzzo acre e penetrante del letame, coperto solo vagamente dal dolce profumo dei fiori.
    Ha sempre sentito dire che la campagna è silenziosa, ma è più viva che mai a quell’ora del mattino. Sente il cinguettio frenetico degli uccelli che volano l'uno dietro l'altro nel cielo, il chiacchiericcio di voci lontane e risate che rimbombano nel falso silenzio, ed è strano pensare di riuscire ad udire ogni cosa come se fosse lì con loro in quello stesso istante; il canto dei galli echeggia in ogni dove, c’è il chiocciare delle galline e lo starnazzare delle oche nel cortile, ed è quasi certo di aver sentito anche il muggito di Batcow fare eco a quello delle mucche che pascolano lontano prima di rientrare nelle loro stalle. È rimasto ad ascoltare a lungo, forse persino incuriosito da quelle mattine che non sono tipicamente sue, e ha potuto seguire tutti i cambiamenti durante quel lasso di tempo che precede l’alba fino al sorgere di quel timido sole.
    Non ricorda di aver mai passato un’estate così… tranquilla. La temperatura durante il giorno è calda, ma non soffocante, niente di comparabile al clima del deserto quando viveva con sua madre né alle estati afose passate a Gotham o Metropolis, e a quell'ora del mattino è piacevolmente rinfrescata dal vento che gli scompiglia i capelli; è tutto così diverso dal caos delle grandi città, dallo strombazzare dei clacson e dalla costante preoccupazione che qualche folle possa approfittare di grandi manifestazioni e folle confuse per creare panico e mietere vittime, e per quanto di tanto in tanto si ritrovi a pensare al passato, a quei giorni da vigilante ormai finiti, Damian non può fare a meno di ammettere a se stesso che quella casa, quel luogo, quella vita, è più di qualsiasi altra cosa avrebbe mai potuto pensare di avere. Jon stesso è tutto ciò a cui avrebbe mai potuto pensare di avere.
    Non se n'è mai andato. Non ha mai rinunciato. Nonostante il periodo buio che Damian ha passato, Jon è sempre rimasto al suo fianco, assorbendo come una spugna il suo dolore e aiutandolo a superarlo, poiché senza di lui o la sua famiglia si sarebbe probabilmente lasciato andare. E pensarlo adesso, mentre abbassa una mano e carezza il moncone con due dita, è davvero terrificante.
    Tra pochi mesi sarà un anno esatto che ha perso la gamba, e gli sembra ancora di sentire la delicatezza con cui Jon si è sempre occupato di ripulirgli la ferita, di massaggiargli le cicatrici e di fasciargli quel che resta della sua gamba giorno dopo giorno, mese dopo mese, senza mai lamentarsi nemmeno una volta. Anche se non l'ha mai detto, Damian sa quanto la situazione abbia stressato anche Jon, quanto fosse pesante il fardello di essere Superman e di preoccuparsi per lui, e sa bene perché Jon ha scelto di rinunciare ai suoi poteri. Una decisione che ha scioccato tutti, lui in primis, ma che ha reso Jon nuovamente felice. E niente vale quanto la sua felicità.
    Sollevando finalmente le palpebre, Damian osserva la distesa di grano che si estende a perdita d'occhio davanti a lui, un mare dorato che viene timidamente illuminato dai raggi del sole di quel primo mattino; giocherella con le dita della mano destra con la punta della spiga, scivolando lungo lo stelo fino a carezzare una delle foglie sottostanti e arrotolarla intorno al dito, avvertendone la ruvida consistenza sulla punta dei polpastrelli. Potrebbe restare lì anche tutto il giorno, ed è assurdo pensare che forse, anni prima, si sarebbe schernito per ciò che sta facendo. Quant'è cambiato.
    Ride, una strana risata gorgogliante che risale dal fondo della sua gola, una risata che sa di pace e di serenità, e non è certo di aver mai riso così fino a quel momento. Rinserra la presa sulla stampella e, lentamente, ritorna sui suoi passi per sedersi sul tronco di un albero tagliato mesi prima, aprendo la borsa che si è portato dietro per tirar fuori un blocco da disegno. Gli sembrano passati secoli da quando ha abbozzato qualcosa a matita, e quel paesaggio lo ispira come lo ispirava anni addietro l'oceano che poteva osservare dall'isola Al Ghul. Allora non disegnava per piacere, ma unicamente per dovere, e ricorda ancora le parole di Ravi, il quale affermava che l'arte è il riposo per l'anima e il corpo. E aveva maledettamente ragione.
    Non sa quanto tempo passa là fuori a disegnare e a riempire il suo album di schizzi e immagini, ma solleva un angolo della bocca in un sorriso quando sente dietro di sé la presenza di Jon che, forse accortosi di averlo fissato troppo, fa un piccolo passo indietro come a volerlo lasciare alla sua privacy.
    «Rimani qui con me, J».
    Una sola richiesta che sembra librarsi con la stessa leggiadria delle ali di un uccello che si lascia andare alle correnti, un mormorio che sembra aleggiare tra loro e Damian si volta con un sorriso, certo che quel semplice gesto valga più di mille parole prima di guardare nuovamente davanti a sé e sentire i passi incerti di Jon avvicinarsi di nuovo. Non alza lo sguardo dal suo album, ma avverte la sua presenza e lo sente accomodarsi al suo fianco, lasciando che gli cinga le spalle e poggi le labbra contro il suo collo, e Damian sa che non è solo per dargli un bacio. Gli ha sfiorato il lato della trachea, ha premuto leggermente la bocca contro di essa e a sospirato, desideroso di percepire in quel modo il suo battito cardiaco. È il motivo per cui Jon dorme sul suo petto, il desiderio inespresso di voler ascoltare il suo cuore come faceva un tempo, e Damian non può e non vuole negarglielo. Così lo lascia fare, godendosi quella vicinanza e il tepore del sole che li avvolge entrambi mentre sorride.
    Nella sua vita non vede altra gioia se non vivere lì, insieme a Jon, e lasciarsi il suo passato sanguinoso alle spalle. Non ha bisogno di abiti sgargianti e tuffi da altezze paurose, di corse folli fra vicoli bui e del costante timore di non sopravvivere alla notte; ha perso una gamba, ma non la possibilità di una vita piena, una vita fatta di gesti e di sorrisi e di momenti passati insieme, può pentirsi di tutto tranne della scelta che hanno fatto insieme, e quella scelta echeggia tutt'intorno a lui.
    Non si vergogna di poter liberamente affermare di amare Jonathan e che Jonathan è ormai diventato il suo tutto. E quell'amore che prova lo mostra, lo ostenta, perché Jon è una costante che non lo abbandonerà mai. Il suo sangue, il suo cuore, il suo sole.






_Note inconcludenti dell'autrice
Altra storia per la #200summerprompt indetta dal gruppo Non solo Sherlock - gruppo eventi multifandom, ed è stata scritta anche per la #PoemsofJune del gruppo facebook Hurt/comfort Italia
In realtà avrei dovuto dormire quel giorno, invece mi sono messa a scrivere roba mezza autobiografica sulla campagna. Comunque, a parte questa piccola premessa...
Come credo si sia capito dal sottotitolo, Shamsi è una parola che gli arabi usano per indicare qualcuno a cui tengono molto, chiamandolo praticamente "mio sole". E qual modo migliore per chiamare Jon, che è il piccolo sole di Damian da quando si sono trasferiti e anche di più? Spero comunque che il richiamo alla poesia che mi è capitata durante la challenge sia stato ben chiaro
Commenti e critiche, ovviamente, son sempre accetti
A presto! ♥



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