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Autore: Enchalott    02/08/2022    4 recensioni
Una bozza della storia è depositata presso lo Studio Legale che mi tutela. Sconsiglio "libere ispirazioni" e citazioni troppo lunghe, soprattutto se prive del mio consenso. Grazie e buona lettura a tutti! :)
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Dopo una guerra ventennale il popolo dei Salki viene sottomesso dai Khai, una misteriosa stirpe che presenta numerose analogie con i demoni delle leggende. Tra gli accordi di pace è presente una clausola matrimoniale, secondo la quale la primogenita del re sconfitto andrà in sposa a uno dei principi vincitori. La prescelta è tanto terrorizzata da pregare gli dei di morire, ma sua sorella minore non è dello stesso avviso. Pertanto propone un patto insolito a Rhenn, erede al trono del regno nemico, lanciandosi in un azzardo del quale non potrà che pentirsi.
"Nessuno stava pensando alle persone. Yozora non sapeva nulla di diplomazia o di trattative militari, le immaginava alla stregua di righe colorate e numeri tracciati su una mappa. Era invece sicura che nessun segno posto sulla carta avrebbe arginato i sentimenti e le speranze di chi ne veniva coinvolto. Ignorarle o frustrarle non avrebbe garantito nessun tipo di equilibrio. Yozora aveva un'unica certezza: voleva bene a sua sorella e non avrebbe consentito ad alcuno di farla soffrire."
Genere: Avventura, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Il calore di un Khai
 
Rhenn si ficcò nel letto con un sospiro e saggiò la temperatura corporea del fratello.
Dannazione! L’inverno incarnato! Esiste davvero un antidoto al gelo?
Lo costrinse a inghiottire l’akacha e gli premette una pietra calda sulla piaga. Mahati emise un rantolo, agitandosi nell’incoscienza.
Se sente dolore, non è ancora finita. Ma quanto si protrarrà quest’agonia?
Yozora tornò dal bagno avvolta nella vestaglia di seta del secondogenito e si infilò tra le pellicce. Si spogliò al sicuro dagli sguardi audaci di Rhenn, ma il tentativo di tenerlo a bada non funzionò: il sentore dolce della sua pelle investì l’olfatto sensibile del demone e un fremito si ripercosse nel suo basso ventre.
Tsk! Meno male che ho qualcosa di freddo a portata di mano!
Aggrottò la fronte alla considerazione: la mente addestrata al ragionamento individuò all’improvviso la soluzione idonea a rianimare un Khai in ipotermia. Indugiò nell’esplosione non programmata dei sensi e fu costretto a ritrarsi dall’abbraccio.
«Siete stanco?» domandò la principessa.
«No. Ma voi riposate, l’effetto del vostro tepore su Mahati non varierà.»
«Secondo voi potrei dormire mentre sta morendo?!»
Rhenn fletté il gomito e appoggiò la guancia al palmo. L’aconitum dei suoi occhi vibrava di una sfumatura malinconica. Lei si allarmò.
«Che… che vi prende?»
«Mahati ha lasciato scritte le sue volontà. I Khai non lo fanno mai. Apprendere che presentisse la fine, mi ha creato una sorta di inquietudine. Leggere le sue parole l’ha accresciuta.»
Yozora tacque. La franchezza dell’Ojikumaar non contribuì a rasserenarla, tanto più che stava ammettendo una preoccupazione a discapito del consueto distacco. Un groppo d’angoscia le serrò la gola.
«Vi affida al generale Eskandar» proseguì lui infastidito «O, in caso di sua prematura scomparsa, a sua sorella Zaflisa affinché vi presenti Akash. È il fratello più giovane, spera incontri il vostro favore e divenga vostro consorte. A prescindere da ciò, il loro clan vi accoglierebbe e vi proteggerebbe.»
La ragazza strinse il suo promesso con tutte le forze, tanto che dalle sue labbra livide esalò un gemito.
«Non sposerò un altro!»
«Su questo siamo stranamente d’accordo» sogghignò Rhenn «Rimarrete a Mardan anche se lo yakuwa tra i Khai e i Salki non corre rischi, grazie alla dispensa che Mahati vi concede. Ma i miei motivi sono certo differenti dai vostri. Cosa vi spinge a declinare in modo così categorico?»
«Non vi riguarda.»
«Davvero!? Con questa sottospecie di testamento mio fratello esibisce la sua sfiducia nei miei confronti! A meno che non sfoderiate una ragione più che valida, rimarrete sotto la mia tutela! Il clan di Eskandar può andare al diavolo, non intendo espormi a un demerito!»
«Sbagliate a intenderla così. Mahati mira a sgravarvi. Siete oberato dalle responsabilità e, come prossimo re, è impensabile che vi occupiate di me. Senza contare che ciò verrebbe impiegato a vostro discapito. Sta preservando il vostro diritto al trono, sa che la sua scomparsa provocherebbe un contraccolpo.»
Rhenn inarcò un sopracciglio, contrariato dall’interpretazione positiva dello scritto.
«Apparite sicura di voi.»
«Sono cresciuta a corte, ne conosco gli angoli bui. Anche se a Seera gli intrecci non sono complicati come qui.»
«Intrighi» corresse lui beffardo «Non credo che Mahati aspiri a farmi un favore, ma di sicuro Ŷalda starà affilando le unghie. Allo stato attuale, diverrebbe il primo in linea di successione.»
«Dovrà rassegnarsi! Mahati vivrà!»
L’Ojikumaar gettò uno sguardo sul corpo inerte steso tra loro, poi sollevò gli occhi attraversati da un’ombra di collera.
«Le vostre non sembrano fatue speranze. Ne siete innamorata. E così?»
Yozora si irrigidì. Il sangue le affluì alle guance non per la richiesta impertinente, ma per il termine ahakineti, che i Khai usavano solo per negare.
È stato lui a proibirmelo e ora lo pronuncia con disinvoltura?
«Perché lo domandate?»
«Rispondete e basta!»
«Io… gli voglio bene. Desidero restare al suo fianco.»
«Non è la stessa cosa!»
La ragazza abbassò il capo e andò sulla difensiva.
«Da quando i demoni si interessano ai sentimenti? Voi non comprendete le sfumature che l’amore assume.»
«Tsk! Pensate che sia stupido!? Cosa vi fa credere che non sia in grado di capire!? Non indulgere non significa non discernere! Se Mahati non è l’uomo della vostra vita, perché vi opponete ad altre proposte combinate? Siete in contraddizione!»
La principessa non osò contestare la palese liceità dell’argomentazione. Si sentì una bambina irragionevole e la vergogna la spinse a ribellarsi alla lezione del giorno, che toccava una corda troppo delicata e intima.
«Parliamo di voi, piuttosto! Restare a Mardan non esclude l’unione con un membro del clan di Eskandar, che è vostro alleato! Perché vi dichiarate contrario?»
Lui esitò, colto alla sprovvista.
«Perché non l’ho deciso io!»
«Allora soddisfate il vostro puntiglio! Scegliete una cerchia di vostro gradimento e lasciate che si prenda cura di me!»
«No!»
«Negate per il gusto di farlo! Siete un immaturo!»
«Che…!?» il principe s’interruppe, ansando d’impeto frenato «Mi credete davvero incapace di pensare a voi!? Sono il vostro tutore fino a prova contraria!»
«Finché resto nubile! Non avete diritti su di me! Non mi avete adottata!»
«Volete che lo faccia?!»
«No grazie!»
«Brava, aspettate i risultati dell’analisi del sangue! Se siete figlia di Kaniša, “papà” elaborerà per voi un futuro radioso!»
«Il re è troppo provato per esaminare le disposizioni di Mahati! Siete voi l’ostacolo!»
«Complimenti, ragionate come un Khai! Un punto a vostro favore! Pregate il vostro adorato Kalemi affinché vi conceda la grazia!»
«Lo invocherò perché vi doni la sensibilità che vi difetta!»
«Sì!? Dite dove ho mancato, anziché oltraggiarmi con la vostra ignobile disistima!»
Yozora lo fissò con rabbia, pensando che l’elenco degli errori le sarebbe salito alle labbra senza difficoltà. Non fu così.
Non ha mai sbagliato. Severo o indisponente non equivale a incapace.
«Non parlate più, eh?» sogghignò Rhenn cogliendo la sua indecisione «Direi che la controversia si chiude qui.»
«Niente affatto» obiettò lei «Vi conosco. Non mi avete risposto e avete attaccato per difendervi, come quando nascondete qualcosa.»
Lui rimase impassibile, ma il suo cuore palpitò come se l’affermazione lo allietasse.
Già. Mi conoscete…
«Etarmah
«La lettera. Voglio leggerla.»
«Non ce l’ho.»
«Mahati stabilisce di rimandarmi a Seera in caso non mi sposassi. È così?»
«No.»
«Sapete che resterò. Ditemi la verità, potrebbero essere gli ultimi pensieri che mi ha dedicato. Vi prego, non privatemene.»
Rhenn fu tentato di trarre lo scritto dalla tasca degli abiti sparsi ai piedi del letto, pur di svincolarsi da ciò che stava provando. Inalò il fiato per calmarsi, constatando che la prostrazione superava di gran lunga l’irritazione.
«La verità?» mormorò amaro «Quale delle tante? Vorrei che mio fratello si rialzasse, ma anche che morisse ora. Vorrei portare nei secoli la corona, ma rinunciarvi. Essere ricordato per sempre, ma allo stesso tempo dimenticato. Riconsegnarvi a Entin e tenervi prigioniera. Essere sano di mente e impazzire per convenienza.»
La sua espressione era profondamente tormentata: Yozora fu invasa dal turbamento e il risentimento svanì. Non stava parlando dello scritto. Non solo. Allungò le dita a sfiorargli una guancia.
«Non siete dissennato. Le insicurezze fanno parte del percorso.»
L’erede al trono scosse la testa, ma pose la mano sulla sua. Era salda e rovente.
Eppure questo non è il tocco di un uomo indeciso…
«La verità» ripeté lui «È che non posso privarmi di voi. Mi conoscete, sì… e non l’ho mai permesso ad alcuno. Siete l’unica cui concedo fiducia, certo che non mi giudichereste dalle apparenze. In vostra presenza non obbedisco alle leggi del mio retaggio, a voi non importa, anzi mi incoraggiate a considerarne i difetti. Ma non illudetevi. Lo faccio per egoismo, perché siete il mio ossigeno, la mia personale catarsi e non devo andare lontano per conseguirla. E poi ci sono il sogno, l’eclissi e il libro. Quando mi arrabbio per le sciocche considerazioni che avanzate come dogmi, inspiegabilmente la mia mente si sblocca, procedendo in una direzione imprevista. Senza di voi l’intuito non raggiungerebbe la scintilla e la pazienza non si allenerebbe a dovere. Il futuro racchiude una minaccia, l’unico alleato cui mi affido siete voi. Combattete priva di spada, piangete senza risultare debole, intaccate le convinzioni di un uomo senza minare il suo orgoglio… chi non vi intende entra in crisi e gli Immortali sanno quanto sia arduo avere ragione di un Khai sul suo stesso piano. Verrà un tempo in cui sarà necessario lottare per sopravvivere, lo percepisco qui. Voi siete la mia arma. Perciò non osate lasciarmi, Yozora.»
La ragazza guardò il dito che Rhenn si puntava allo stomaco, indicando il centro divampante del thyr. L’esternazione sincera stravolse ogni sua convinzione, mettendo a soqquadro le emozioni. La vista si annebbiò di lacrime, il calore di quelle parole incise a fondo il suo animo.
Se non fosse un demone, se non sapessi che non ama, se non mi avesse chiarito che per lui tale debolezza sarebbe peggiore della morte, ciò che ha detto costituirebbe la confessione più romantica e struggente che abbia mai udito…
L’Ojikumaar colse il luccichio commosso dei suoi occhi. Trasalì nel riesaminare il proprio discorso.
«In breve» si affrettò a perfezionare «Mi servite.»
Yozora scacciò le violente sensazioni che la frastornavano.
Certo, che altro? Solo non pensavo fosse così abile nell’eloquenza.
«Capisco, ambite l’esclusiva. Qualunque uomo non permetterebbe alla moglie un’interazione stretta con un estraneo, pur trattandosi del sovrano.»
«Adesso ragionate.»
«Vi ho promesso amicizia e questo comporta il mio supporto, temete che mi rimangi la parola?»
«Io non temo nulla. Vi esorto a rispettare i patti.»
«Non è mia intenzione ritrattare. Vero è che, se perdessi la testa per un valoroso reikan, sareste costretto a moderare le pretese. Nella remota ipotesi che accada, vi rassegnerete.»
Rhenn sbigottì. Le iridi viola si ingrandirono, riducendo la pupilla a una fessura. La reazione alla palese provocazione fu più evidente del desiderato.
«Tsk, è presto fatto. Vi nominerò consigliere e trancerò le obiezioni» borbottò alzando le spalle «Remota… deduco che i maschi della mia gente non vi attraggano affatto.»
«Remota perché Mahati non morirà.»
Il principe sospirò a un’ostinazione che gli rammentava quella del fratello.
«Fareste di tutto per riaverlo?»
«Sì. Avete in mente qualcosa?»
Lui assentì, adagiandosi sul cuscino. Una ruga gli si incuneò tra le sopracciglia.
«Non ne ho l’assoluta certezza, ma sapendo come reagisce il nostro fisico potrebbe essere la discriminante. Il calore che stiamo trasmettendo a Mahati dall’esterno non è sufficiente. Deve provenire da dentro e non parlo del blando effetto dell’akacha
«Cosa vorreste iniettargli?»
«Nulla. In determinate circostanze, i Khai aumentano naturalmente la temperatura.»
«Oh, davvero?»
«Anche voi lo fate senza realizzarlo. Per esempio quando siete in imbarazzo, quando vi incollerite o cadete in preda a una forte emozione.»
«È esanime, come potremmo causargli una risposta?»
«Siamo al punto. Cos’ha ha smosso in voi seconda asheat
Lei divenne paonazza.
«Non occorre che rispondiate» sogghignò Rhenn «L’impulso carnale genera il fuoco nelle nostre vene. La terza prova ve l’avrebbe dimostrato.»
«Dovrei… provocarlo?»
«Eufemismi. Non può né guardarvi né ascoltarvi, userete gli altri sensi.»
«C-come dite?»
«Quante perplessità! La responsabilità è di Mahati, sapevo che attendere gli si sarebbe ritorto contro! Non vi ha posseduta, ma non raccontatemi che non avete mai fantasticato di baciare o toccare il suo corpo!»
Yozora nascose il viso tra le coltri, al culmine dell’imbarazzo.
«Visto che lo ammettete, non vi resta che procedere» seguitò implacabile Rhenn «O aspettate delle indicazioni esplicite?»
«N-no! È privo di coscienza, sarebbe un sopruso.»
«Non fatemi ridere! Vi desidera talmente tanto che potrebbe riaversi in pochi secondi! Faticherà a placarsi, quindi accontentatelo una buona volta!»
«Molto divertente! E poi come lo sapete?»
L’Ojikumaar smise di ridere e le scoccò un’occhiata penetrante.
Perché anch’io vi desidero.
«Me l’ha detto. Inoltre, se non ricordo male, avete pronunciato un “mi darò a lui”.»
La principessa sollevò il naso dalle coperte e lo guardò spaesata.
«Se rifiutate di dargli piacere, ricorrerò a una delle sue guerriere» minacciò il primogenito «Ma non credo gradirà, specie quando ne conoscerà il motivo.»
«Siete un vile ricattatore.»
«Per niente. Vi siete arroccata sul modello di nottata sdolcinata dei libri che avete letto. Invece è la passione che conta, sfiorare la pelle del vostro compagno, sentire il suo ansito, lasciargli addosso l’odore delle vostre mani, le impronte delle vostre labbra. Raggiungere l’estasi, condividerla, avere perenne sete di lui. O di lei.»
Yozora ascoltò a bocca aperta, il cuore che palpitava all’impazzata.
«Questo non… non c’è sulle vostre pagine indecenti. È quello che provate?»
Rhenn avvertì all’istante il mutamento dell’odore di lei. L’eccitazione di cui era intriso gli diede alla testa. Il corpo rispose, il respiro accelerò, l’istinto si svegliò gridando.
Dèi! Devo uscire da qui!
«Mi piacerebbe» gli sfuggì.
Scostò le coperte e si alzò, il lenzuolo avvolto ai fianchi.
«Che fate?»
«Non penserete che resti a guardare! Il sesso mi soddisfa solo in prima persona e si dà il caso che abbia un assedio da gestire.»
«Ma io non…»
Lui si voltò. Tornò sui suoi passi e posò un ginocchio sul materasso.
«Voi cosa?» mormorò, sollevandole il viso «Volete sapere le mie preferenze per usarle come traccia?»
La ragazza avvampò. Il respiro di Rhenn sul suo viso era tiepido, sensuale. Gli occhi socchiusi erano ipnotiche braci d’ametista.
«N-no!»
«Ah, troppo tardi.»
Il principe accostò le labbra al suo orecchio e susurrò la risposta.
 
Sheratan strattonò il prigioniero e lo costrinse a inginocchiarsi.
«Nome e clan, hanran
Questi tossì una boccata di sangue e strinse i denti alla mano che gli attanagliava la ferita come una morsa, puntando a fargli male di proposito.
«Naledi, servo dell’unico re.»
Il manrovescio lo scaraventò a terra. Con i polsi legati dietro la schiena non poté ammortizzare l’impatto.
«Non insultare l’eccelso Kaniša, verme!»
«Non è lui il mio sovrano e non riconosco alcun rango» ansimò il ribelle.
«Però osi indossare la divisa scarlatta! Qual è il tuo grado?»
Sull’omero del giovane non c’erano segni distintivi. Serrò le labbra e non rispose.
«La fai difficile, eh? Spogliatelo!»
I guerrieri stracciarono le vesti del prigioniero imprimendogli graffi profondi. Il veleno penetrò nella circolazione, abbassandogli le difese.
Sheratan esaminò tatuaggi che si dipanavano laterali dall’ascella al fianco e sulla scapola destra. Aggrottò le sopracciglia e la cicatrice si accartocciò feroce.
«Eri un reikan!» sputò a terra con spregio «Non morirai con onore, traditore! Il divino Belker distoglierà lo sguardo dalla tua fine ingloriosa!»
«Uccidimi come ti pare, non ho paura. Sono un Khai.»
Gli occhi verde smeraldo del generale si accesero di furore. Lo afferrò per i capelli, piantandogli un artiglio alla base del collo: fu investito da un fiotto di sangue. L’uomo trasalì, ma non emise alcun suono.
«Non trovi altro modo per farmi parlare?» rantolò con un debole sorriso «Non funzionerà, il mio cuore è libero. Sono pronto a scontare l’errore di essermi lasciato catturare, nient’altro.»
Aveva la fronte imperlata di sudori freddi, lo sguardo annebbiato per la tossina che non era mortale ma che in quella quantità avrebbe dovuto abbattere la sua resistenza. Quando Sheratan affondò l’indice, l’hanran gemette ma non parlò.
«Eppure sta facendo effetto» considerò Solea «Non riesce a trattenere la sofferenza, perché non confessa?»
Il generale digrignò le zanne e scosse la testa, altrettanto sorpreso.
«Ve l’ho detto… sono libero…» esalò il ribelle.
«Davvero? Vediamo quanto fegato possiedi. Tagliatelo!»
I Khai gli bloccarono gli arti e sguainarono le lame. Lui serrò le palpebre e non si oppose. I pugni serrati si schiusero liberando le dita.
«Aspetta, Sheratan.»
L’ordine arrestò la tortura. Il prigioniero aprì gli occhi e girò il volto al nuovo venuto.
I guerrieri s’inchinarono all’erede al trono, che avanzò al lucore delle torce. Il suo sguardo sprezzante esaminò il corpo nudo del ribelle. Si abbassò, fissandolo negli occhi con gelido distacco.
«Trascuriamo per un attimo la bravata di stanotte a favore della vostra intrusione nel tempio di Belker. Qual è la connessione?»
«È un dio che non adoriamo.»
«È per questo che avete ordito l’omicidio della prima sacerdotessa?» recitò come se credesse alla versione ufficiale «Per impedirne il culto?»
L’hanran ebbe un moto di sorpresa.
«Nessuno leverebbe la mano sulla somma Ishwin. Rispettiamo l’arbitrio del singolo, persino nella devozione al dio della Battaglia.»
«Però eravate lì! Perché?»
«I fiori appassiti invocano l’acqua. Chi la possiede, la condivide.»
Rhenn corrugò la fronte all’offesa indiretta, ma si tenne a freno. Attendeva da mesi l’occasione di torchiare un ribelle, sprecarla sarebbe stato sciocco.
Sento che non ne ricaverò molta, ma tenterò con le domande giuste.
«I tuoi sono tutti reikan senza onore?»
«Esseri umani che agognano il riscatto.»
L’Ojikumaar rispose con un sorriso sarcastico a quello dimesso del ribelle.
«Elefter, il tuo comandante, e i tuoi compagni. Inutile che ti interroghi sulla loro identità. Preferisco sapere perché siete qui. Intendete unirvi ad Amshula?»
«Siamo venuti per il principe Mahati.»
«Attento, hanran, stai sfidando la pazienza dell’erede al trono!» ruggì Sheratan.
«Arrivate tardi» commentò Rhenn, arrestando il generale con un gesto dell’indice.
«Gli dèi non vogliano» mormorò il prigioniero, manifestando per la prima volta una sincera angoscia «Il Kharnot deve sopravvivere, stiamo cercando l’antidoto.»
«Come?»
«Siete preda di un equivoco, altezza. Abbiamo attraversato il prasma per aiutare vostro fratello, non per ucciderlo. Eravamo sul punto di penetrare nel palazzo minkari, quando la donna ci ha riconosciuti.»
A differenza degli altri, che proruppero in esclamazioni di vario genere, il primogenito riuscì a contenere la reazione. Lo sguardo restò freddo.
Torna. Anche durante l’agguato sul deserto hanno evitato di infierire su di lui. Mi piacerebbe sapere che significa.
«Mahati vi taglierebbe la gola senza pensarci due volte, considerando che spandete un contagio esiziale tra le sue armate.»
«Forse. Ma il Šarkumaar è diverso da voi. Ogni singolo guerriero, a prescindere dalle sue convinzioni, dalla fedeltà al credo khai o dalla determinazione a mutare le cose, darebbe la vita per lui. Se vi domandate il perché, non lo conoscete affatto.»
Rhenn strinse le zanne. Al di là del fastidioso raffronto, l’affermazione suonava come una minaccia da non sottovalutare.
Chi comanda le armate ha il coltello dalla parte del manico. Se per disgrazia Mahati sfruttasse il fanatismo di questi rifiuti per sottrarmi il trono, non avrei che la guardia reale per oppormi. Sempre che non sia coinvolta. È una follia, devo impedirlo!
«Menzogne» tranciò categorico «Insinuare una crepa tra gli eredi del sangue è una mossa infima. La fedeltà dei Khai va alla corona, non al comandante. E sopra questi al divino Belker. Codardi come voi non lo comprendono e sognano un mondo in cui la loro mancanza d’onore sia interpretata come una virtù.»
«Per ciò che affermate, ci dichiariamo leali al secondo principe. Possa regnare su Mardan nelle ere a venire, possa la sua stirpe ereditarne il valore. Quanto al coraggio e all’orgoglio, chi oserebbe esprimere davanti a voi, che vi ripudiamo?»
«Lasciate che tagli la sua lingua mendace!» ringhiò Solea, mettendo mano all’elsa.
«Non ancora» sogghignò Rhenn «Ascoltarlo è uno spasso. I miei pronipoti si rotoleranno dal ridere quando lo racconterò. Ho un’altra domanda, ribelle. Conosci qualcuno di nome Yūsha?»
«A parte uno dei personaggi dell’epopea Ooeshki, non l’ho mai sentito. Nessuno di noi userebbe quello pseudonimo.»
Il principe spalancò gli occhi alla folgorazione: in quella saga, che aveva letto da ragazzino, Yūsha era una creatura sfuggente e ambigua, che non aveva regole e riusciva a prendersi gioco persino degli dei.
Dannazione! Perché non ci ho pensato!?
Si mise eretto, consapevole della fandonia propinatagli da Ishwin. La situazione gli stava sfuggendo di mano, troppe forze sconosciute operavano contro di lui.
«Chi è la donna che li ha riconosciuti?» domandò ai suoi.
«Mirai, altezza. Ha dato l’allarme e li ha intralciati.»
Ottimo. L’uomo che ha affrontato al tempio doveva dunque essere tra i traditori che hanno avuto l’ardire di presentarsi al campo.
«Voglio parlarle, mandatela a chiamare.»
Quelli si scambiarono sguardi abbattuti. Rhenn inarcò un sopracciglio.
«Mi dispiace, sommo Ojikumaar» mormorò per prima Solea «È stata catturata.»
Il principe serrò i pugni.
L’ennesimo punto morto! Senza Mirai non ho elementi decisivi contro Ishwin!
«Elefter non maltratta gli ostaggi» asserì l’hanran, interpretando a suo modo la tensione dell’interlocutore «A meno che non sia lei a cercare la morte, la terrà con sé finché lo riterrà utile.»
«Pensi che mi interessi la sorte di una qualunque nisenshi
«Penso che la vostra kalhar sia senza guardia del corpo.»
Rhenn avvertì la collera montare, ma all’esterno non trapelò alcuna emozione.
«Un’altra provocazione a vuoto, che merita la risposta precedente.»
«Un avvertimento amico a favore di vostro fratello. La presenza di sua altezza Yozora a Mardan è invisa a qualcuno molto in alto. Finché il Kharnot versa in gravi condizioni, ci occuperemo noi di proteggerla.»
Il principe vide rosso. Lo afferrò per il collo e lo sollevò di peso. Strinse la dita fino a sentire lo scricchiolio delle vertebre. Il sangue del ribelle gli intrise l’orlo della manica, macchiandogli il polso.
«Non osate avvicinarvi a lei!» gli sibilò all’orecchio.
Il pollice trapassò la carotide con un suono raccapricciante.
«Siete fango e cenere, ma ancora non lo realizzate. Vi aiuterò io a prenderne atto.»
Scese un silenzio agghiacciante. L’ombra dell’uomo che pendeva dalla morsa di Rhenn continuò a oscillare all’ardere delle fiamme. Ai suoi piedi si formò una pozza vischiosa, alimentata da un lento gocciolio.
«È morto, mio signore» azzardò Sheratan dopo un tempo che parve infinito.
   
 
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